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Lokanda Devetak

Il paesaggio ruvido e frastagliato del Carso triestino, che in autunno il Sommacco tinge di rosso, fa da sfondo alla Lokanda Devetak, abbarbicata sul Monte San Michele dal 1870. Un luogo denso di storia, silenzioso testimone della Grande Guerra. Da allora ad oggi, cinque generazioni si sono susseguite nella gestione della trattoria. E Avguštin, è l’attuale patron.  Le tre sale, due grandi e una un po’ più intima, sono arredate con mobili d’arte popolare. Mentre le ampie finestre si aprono su un idilliaco giardino.

Ai fornelli la moglie Gabriella e la figlia Tatjana, la quartogenita, fanno buon uso delle materie prime locali, trattate con sapienza e rispetto. Il menu segue il fluire delle stagioni, la disponibilità dell’orto e del mercato, rivelando una cucina di ricerca che guarda alla vicina Slovenia. Piatti dal fascino mitteleuropeo, collimanti in una proposta che non è solo culinaria ma anche culturale. La lingua di vitello salmistrata su crema di patate e sedano agrodolce è uno degli antipasti più rappresentativi. Spiccano, per il loro gusto deciso, i fusi con luganighe e Jamar, formaggio tipico del Carso stagionato in grotta. E ancora da un’antica ricetta, la gelatina con nervetti e carne lessa.

Una particolare attenzione è riservata ai celiaci, con molti piatti senza glutine. La cantina, scavata nella roccia, racchiude un’importante collezione di distillati e oltre ottocento etichette di vini provenienti da tutto il mondo. Il personale di sala è cortese e gentile, capace di farti sentire a casa. Si spendono sui 35 euro.

20 Marzo 2020
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Senso Alfio Ghezzi Mart

Era un sogno e dopo un anno è bella realtà. Alfio Ghezzi dopo due lustri di gloria alla locanda Margon ha deciso di ricominciare tutto da capo, con un salto nel vuoto, per esprimere liberamente la sua buona cucina, all’insegna di una sostenibilità concreta e non solo dichiarata. “Senso” si trova a Rovereto, nel cuore del Mart. Elegante, essenziale, moderno, con qualche omaggio ai grandi designer italiani alle pareti per suscitare anche le emozioni dello spirito, oltre a quelle della gola. Bistrot di giorno, ristorante gourmet alla sera. La sostenibilità, oltre che dall’energia prodotta da fonti rinnovabili, è garantita dalla qualità delle materie prime prodotte quasi esclusivamente in loco e da filiere controllate: ortaggi, carni o pesci d’acqua dolce che siano. Poi entrano in campo la sua creatività, la sua tecnica, la sua sensibilità e la sua etica. L’offerta è semplificata al massimo. E ben vero che dalla mattina alla sera vengono serviti i panini d’autore; le pizze alla pala e le torte di credenza ma, alla sera, il menu per gourmet conta “solo” sette piatti. Tutti curiosi e fascinosi quali il cardoncello con nocciole e prezzemolo; o con “Compartire”, il pane con burro di nocciola e olio extravergine Garda Trentino Dop che provocatoriamente diventa piatto di portata prima del sontuoso petto d’anatra grigliato con sciroppo di rose e pepe rosa. Carta dei vini con 150 referenze che privilegiano i piccoli produttori di montagna. 70 euro per quattro portate; 90 per il menu completo. Al Bistrot, aperto solo a pranzo, i classici trentini a 13/20 euro.

14 Marzo 2020
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Trattoria ai Cacciatori

Sull’insegna di un tempo si leggeva La Colomba. Poi sono arrivati “I Cacciatori” e la colomba è volata via. Le sue radici affondano fino al 1860, anche se Angela e Daniele Corte l’hanno occupata una trentina di anni fa. Due luminose sale e una veranda che offre una splendida veduta sul fiume Meduna. Arredamento rustico che testimoniano l’antica cultura contadina: dai paioli in rame ai piatti in ceramica raffiguranti scene bucoliche. Il menu, spiegato rigorosamente solo a voce, è una felice e fedele interpretazione della tradizione friulana, che riconosce una precedenza assoluta ai prodotti locali, a Km zero ma soprattutto a Km vero. Ecco allora che in autunno potrete trovare un gustoso prosciutto di cinghiale, la Rosa di Gorizia e i ciccioli. Tra i primi spiccano per bontà gli gnocchi con fonduta di Montasio e cipolla rossa di Cavasso. Comunque a farla da padrona, sempre, è la “Pitinoca”, ovvero la Pitina a base di carne d’oca, preparata da Bier,il dirimpettaio macellaio di fiducia e servita con polenta e ricotta di pecora. Da ottobre a metà febbraio, la selvaggina è protagonista della tavola. Si possono infatti trovare, di volta in volta, il fagiano, la pernice, il daino e tutto quanto possono offrire, appunto, i cacciatori. I dolci sono tutti deliziosi, in particolare i semifreddi. La cantina accoglie oltre 200 etichette, in prevalenza nazionali con qualche presenza francese. In sala c’è Daniele, un classico oste dalla battuta arguta, con il fisico del ruolo capace di farvi sentire come a casa vostra. Circa 35 euro.

7 Marzo 2020
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La Canonica

Ricercano personalmente le erbe, i fiori eduli e le piante che andranno ad arricchire i piatti che compongono il menu. L’amore per la natura, l’attenzione alla scelta di prodotti a km 0 (o Km vero) li portano abitualmente nel territorio della Valpolicella dove raccolgono, da fornitori di fiducia, quello che le stagioni offrono di volta in volta. Loro sono Raz Trebe (sala e cantina) e Saimir Xhaxhaj (ai fornelli). La Canonica è stata concepita per soddisfare una clientela esigente ed eterogenea, in un ambiente raccolto e moderno nelle ed essenziale negli arredi. I colori delicati e rilassanti e una raffinata mise en place creano una rilassante atmosfera.

La cucina è tradizionale e contemporanea allo stesso tempo. Non è solo un virtuoso accostamento di ottimi ingredienti; è soprattutto un viaggio sensoriale fatto di abbinamenti inediti che sorprendono vista e palato a partire dalle capesante con cipolla caramellata, nocciola e lime. I sapori del mare prevalgono anche nei ravioli con ricciola, acqua di mare e zafferano mentre il Grana Padano DOP Riserva impreziosisce lo spaghettone con tartare di gamberi rossi. E ancora Mediterraneo con il polpo, patate, nduja e rafano. La carne viene glorificata dal cervo con le castagne. Intanto Raz Trebe vi seguirà con simpatia e competenza consigliandovi al meglio l’abbinamento con i vini scelti da una carta che cura con passione. Nella bella stagione, l’elegante plateatico vi farà godere di uno degli scorci più belli del centro storico di Verona. Due i menu degustazione: Progresso a 65 euro; Sfida a 75 euro. Alla carta circa 80.

15 Febbraio 2020
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La Cru

Ci voleva un’operazione in grande stile per convincere Giacomo Sacchetto a mettersi in proprio dopo una carriera culminata ricoprendo ruoli di rilevo al St.Hubertus in Val Badia e a Casa Perbellini a Verona. L’occasione è arrivata quando l’imprenditore Diego Zecchini ha rilevato Villa Balis Crema, dimora storica a Romagnano di Grezzana, nel cuore della Valpantena, intraprendendo un impegnativo lavoro di valorizzazione della struttura volto a farne un resort di lusso. La parte dedicata all’hotellerie e agli eventi vedrà la luce nel corso del 2020, così come la sede definitiva del ristorante, che verrà costruito ex novo in vetro e acciaio nella corte della villa. Ma già da novembre 2019 è possibile toccare con mano il progetto gastronomico di Sacchetto, grazie al temporary restaurant attivato all’interno di quella che fu la casa del custode. Una dozzina di coperti e una cucina provvisoria, da cui escono piatti di eleganza cristallina, tanto nelle presentazioni, accuratissime, quanto negli accostamenti dei sapori, sempre perfettamente centrati. Uno per tutti, il capretto “Verona Meat 2019”, proposto in due servizi. Ma non sono da meno il risotto amarone, zucca, capperi e corniolo e il dolce “ricordo di neve” che rievoca il periodo trascorso dallo chef sulle Dolomiti. Scelte centrate e non scontate nella carta dei vini, professionalità nel servizio e prezzi gentili rispetto alla qualità offerta: si sta sui 60 euro, sia per il menu degustazione che scegliendo à la carte.

18 Gennaio 2020
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Peter Brunel Ristorante Gourmet

Abbandonata una posizione privilegiata come quella di executive chef di Borgo San Jacopo, gioiello sulla riva dell’Arno della Maison Ferragamo, Peter Brunel torna tra le sue valli. A riportarlo in Trentino un progetto di ampio respiro che comprende, oltre alla tavola gourmet, un piccolo resort di lusso attualmente in fase di ristrutturazione. Lo stesso chef ha partecipato alla realizzazione degli arredi della sala da pranzo disegnandone i tavoli e parte del mobilio. Sono “a vista” la cantina, la pasticceria e la cucina, da cui escono piatti di grana finissima, a testimoniare la tecnica e la precisione del cuoco, mixate a creatività e spirito ludico. La ceviche di storione con acqua di sedano, lime, finocchio, mela e caviale, i cinque strati della cipolla con Vino Santo e Grana Trentino e gli spaghetti di patate al pesto, tanto immediati nei sapori quanto complessi nella preparazione, si affiancano al piatto-firma del cuoco: il “ricordo di Lofoten” (alici marinate, acqua di mare, peperone piquillo, foglia d’ostrica e grissino al finocchio). Di grande impatto i dessert, per i quali lo chef si avvale della collaborazione di una star della specialità: Loretta Fanella. Completano un team di fuoriclasse Christian Rainer, a cui è affidata la conduzione della sala, e Alessio Delfino, consulente per l’offerta enologica capace di portare la cantina a livelli di eccellenza in un lasso di tempo brevissimo. Due i menu degustazione: “le famiglie degli ortaggi e l’oliva del Garda” a 110 euro e “experience” a 120. Alla carta si spende sui 100.

4 Dicembre 2019
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La Tavernetta

Il Lido di Venezia ha un fascino molto diverso da quello della città. Si tratta di un luogo tranquillo che si anima e diventa incredibilmente glamorous quand’è il momento della Mostra del Cinema, in un turbinio di personaggi del jet set e mondanità per poi tornare alla sua pace romantica. Qui non è così facile trovare da mangiar bene, ma praticamente di fronte a quell’istituzione che è l’Hotel Excelsior si trova il locale che Ottavio Venditto conduce insieme alla mamma Adriana, cuoca.

Subentrato alla gestione dopo la scomparsa del padre, prima in cucina, questo giovane abile padrone di casa è anche un titolato sommelier che ha compilato una carta dei vini in linea con le sue approfondite conoscenze, per cui vale la pena lasciarsi consigliare un ottimo calice. La cucina, invece, si muove dalla Toscana all’Adriatico con proposte semplici ma molto ben realizzate, a partire dai tre assaggi della cucina veneziana, per passare alla dadolata di cappesante crude con mousse di piselli, menta e basilico, di convincente freschezza.

Molto buono anche il carpaccio di gamberi rosa della Dalmazia con agrumi, burrata e pistacchi. Tenero e saporito il polpo con mousse di patate al rosmarino con lime e olive taggiasche. Tra i primi sono ricchi e ghiotti i panciotti fatti a mano con il loro ripieno di gamberi e cappesante. A chiudere un dolce classico come la terrina di cioccolato gran cru con coulis di frutti rossi e uvetta disidratata. 60 euro per il menu degustazione, sui 50 alla carta.

27 Agosto 2019
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Baita Piè Tofana

È passato un po’ di tempo ma è valsa la pena aspettare: Baita Piè Tofana a Cortina ha riaperto dopo una ristrutturazione davvero riuscita. Senza snaturare la semplicità di un rifugio di montagna, Michel Oberhammer, imprenditore appassionato, ha saputo realizzare un progetto di grande eleganza, nel quale prevalgono legno e sobrietà.

Tempo permettendo si può mangiare nel comodo dehors esterno, ma è l’intimità delle due sale a rendere il luogo così caldo e accogliente. A governare i fuochi è stato scelto, almeno per il periodo estivo, il piemontese Roberto Ottone, il quale, sebbene abbia elaborato un menu in cui non mancano la terra e i richiami ai monti, ama cucinare soprattutto il pesce. Così si può iniziare con le divertenti “cappesante e amatriciana”, evidente richiamo al piatto di pasta e proseguire con il morbido polpo di Santo Spirito con patate, colatura di burrata affumicata, cavolo viola, alghe e sbrisolona salata.

Tra i primi sono ottimi gli spaghettoni con Mozzarella di Bufala dop, limone di costiera, mandorle e ricci di mare, ma vale la pena assaggiare il risotto con acqua di pomodoro, astice, verdure in osmosi e olio extravergine di oliva, dalla perfetta mantecatura e di grande bontà. Ben eseguito anche il trancio di branzino al vapore con tortino di pomodoro al basilico e melanzane e zuppa di scamorza. Finale in dolcezza con il “ricordo di una vacanza a Sorrento” e le sue variazioni sul tema del limone. Bella carta dei vini, di cui Obehammer è grande esperto e servizio cordiale. Si spendono sui 65 euro alla carta.

27 Agosto 2019
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Le Vescovane

Sarete nel cuore dei suggestivi Colli Berici, dove si respirano atmosfere e memorie palladiane. Un tempo l’antica magione fu abitata da nobili veneziani e vescovi, inglobando anche la torre merlata adibita alla caccia ma, anche, alla difesa in caso di necessità. Dopo un accurato restauro conservativo la nobile dimora ora offre ai visitatori camere confortevoli, un bel ristorante, la possibilità di comprare prodotti tipici e suggestive passeggiate attraverso percorsi naturali.

L’atmosfera è agreste e l’accoglienza amabile e cortese. Giovanni Sandri, che governa la cantina con competenza e passione, vi guiderà anche nella scelta dei piatti da un menu che nel primo capitolo, “Dna”, esplora le tradizioni, e nel secondo, “Riflessioni”, approfondisce la ricerca e la creatività. Davide Pauletto è cuoco appassionato e passionale, come i suoi piatti dichiarano. A partire dal polpo bruciato, topinambur, lenticchie e kiwi, una bella tavolozza di colori e sapori. Lo spaghetto “Km 5”, piccione, susina fermentata nocciole e trombette dei morti seduce la gola, intensificando l’amalgama tra sugo e pasta diventerà un piatto sontuoso. Il baccalà alla vicentina con polenta, oltre a essere buono, rispetta tutti i crismi della tradizione, come i tagliolini all’uovo tirati a mano. Il germano d’autunno onora la stagione a cui è dedicato.

Anche i dolci scandiscono le stagioni (sfoglia di mele e zucca) con qualche divagazione curiosa come la catalana di mango. La carta dei vini conta 180 referenze selezionate con cura e ricaricate con saggezza. Intorno ai 45 euro.

27 Agosto 2019
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Ilija Ristorante

La millenaria foresta di Tarvisio, al confine con l’Austria e la Slovenia, fa da splendida cornice al ristorante che si affaccia su un superbo campo da golf. Durante la bella stagione la terrazza esterna offre un magnifico panorama sulla piana del Priesnig. Quando, invece, le temperature si irrigidiscono e il manto bianco della neve ricopre tutto, le calde e accoglienti sale interne offrono un riparo confortevole e consentono uno sguardo inedito e privilegiato sul Generale Inverno.

Sin dalle prime pagine del menu spiccano prepotentemente le variegate e golose proposte di pesce. Ilija, cuoco con i natali in Croazia, con creatività e coraggio ha deciso di proporre i sapori e i profumi del mare – prezioso patrimonio della sua memoria – in un inusuale contesto montano. Il pesce fresco arriva quotidianamente dal Golfo di Trieste e viene esaltato con naturale semplicità, con qualche leggiadro tocco di spezie orientali e bontà locali, come i lamponi e il burro di malga.

La deliziosa tartare di ricciola e maionese Lustock (porro selvatico, tipico del tarvisiano) può essere una leggiadra partenza per poi proseguire con il conchiglione al ragù di verdure e salsa ai quattro pomodori. Tra i secondi, molto buono il filetto di gallinella camouflage. I dolci sono tutti golosi, in particolare la caprese al cioccolato. La cantina è ben fornita e offre una ricca scelta di vini bianchi non solo locali. Il servizio è sorridente e premuroso. Menu degustazione a 5 e a 7 portate, rispettivamente a 60 e a 75 euro; se si sceglie alla carta ne bastano 55.

27 Agosto 2019
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Cardus

È un’impresa di rara difficoltà fare alta ristorazione in provincia di Treviso, non fa eccezione Vittorio Veneto. Paolo Balbinot, un felice passato scozzese (da qui il nome del ristorante), ci sta provando in quel meraviglioso borgo che è Serravalle. Proprio poco dopo l’antico Castrum si trova questo piccolo locale di informale eleganza con arredi di design ben integrati nel contesto di un edificio d’epoca.

Qui si può venire a sorseggiare un ottimo miscelato oppure a gustare una cucina decisamente sfidante, ma con il pregio di idee interessanti ed esecuzioni riuscite. Tecnica, ricerca e una passione smodata per le erbe spontanee che il cuoco va a cercarsi personalmente si traducono in piatti come la buonissima aringa affumicata e marinata con la sua riduzione, aceto di sambuco, artemisia, bottarga di aringa, centocchio, valerianella e fiori di lamio.

Convincono anche i ravioli alle ortiche ripieni di ricotta vaccina e pomodorini, mela verde, formaggio di malga e salsa alla mela. Tra i secondi va assaggiata la ballotine di coniglio lardellata, il suo succo alla camomilla, polenta violetta, carotine arroste, carota selvatica, foglie e fiori. Si termina in dolce freschezza con il gelato alla barbabietola glassato al cioccolato fondente con crumble di barbabietola, pan di spagna alle erbe bagnato nel gin, mela, riso soffiato e granella di nocciole. Non manca una carta dei vini ben strutturata e il servizio è di cordiale professionalità. Menu degustazione a 3 o 5 portate a 39 o 55 euro.

27 Agosto 2019
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Le Tre colombe

C’è qualcosa di nuovo, anzi d’antico, nel Trentino più nascosto. È un locale fiorito come un bucaneve tra i porfidi di una valle ruvida e chiusa come uno scrigno, la valle dove sorge il borgo di Fornace, sopra Pergine. Valle che racchiude anche i suoi valori ancestrali, di cui è gelosa custode. Arte certosina, stile, passione vera.

Le Tre Colombe, locale che rispecchia i valori fondanti della cultura locale, ovvero quella delle montagne che lo circondano, fornisce una prova in più a chi ancora intravede nella cucina una rappresentazione del bello, oltreché del buono. La cucina vista come un sipario che si apre a ciò che piace e che fa bene. Al palato e allo spirito. Luogo per pochi intimi questo ristorante, non per smania di esclusività ma per poter far meglio risaltare i contenuti.

A cominciare dalla qualità dei piatti, dove l’esperienza e la tecnica si declinano felicemente in un’armoniosa sintesi estetica. Tanta qualità (e bontà) viene presentata a costi decisamente accessibili, come rivela il menu degustazione proposto da Le Tre Colombe: cinque portate a 70 euro. Si distinguono il crudo di gambero rosso e zucchine, gli spaghetti di grano Turanico biologico con datterini affumicati, squacquerone e aneto, il riso Carnaroli di una tenuta locale pilato a pietra con vongole veraci, asparagi e caffè, il Pluma di Pata Negra in salsa barbecue fatta in casa e la mousse al cioccolato con zabaione al rum. Carta dei vini generosa con tanto territorio. Alla carta circa 60 euro.

27 Agosto 2019
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Gostilna Mahorčič

Si trova in un angolo di fresca collina a due passi dal confine e a poco più di un quarto d’ora da Trieste questo bel locale sloveno. Un posto dove si sta (e si mangia) bene e a prezzi davvero interessanti, basti pensare al più piccolo dei tre menu degustazione che viene proposto a 36 euro per quattro portate, mentre il grande con 8 piatti arriva a 72.

Non solo, l’offerta contempla tanto idee ispirate a una moderata creatività ben gestita quanto semplici piatti legati alla tradizione che Ksenija Mahorčič interpreta con grande garbo. Una scelta vasta che può iniziare con la ricotta fresca del Carso con tartufo nero estivo e olio d’oliva oppure con l’ottimo “prosciutto” d’orso leggermente affumicato con ribes nero croccante, noci nere marinate, gelato ai funghi porcini e nocciole. Tra i primi della tradizione gli gnocchi fatti in casa con ragù di faraona e caprino con santoreggia montana o ancora i più innovativi ravioli con ricotta, nocciole, basilico, pomodori canditi, crema di melanzane e brodo di Parmigiano. Di grande gusto lo stinco di maialino da latte con patate “in tecia” e di raffinata golosità il capriolo con crema di pistacchi e patate e riduzione di amarene.

Capitolo rilevante anche per i dolci, molto ben pensati come il cremoso di gianduia e limone con sorbetto di rapa rossa e brownie. La cantina, fornita di belle bottiglie ma anche di interessanti succhi di frutta home-made, e la sala, di cordiale e sorridente professionalità, sono il regno del padrone di casa, Martin Mahorčič.

27 Agosto 2019
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1883 Restaurant & Rooms

Nel 1600 era un convento, nel 1883 diventò una rivendita vini e l’insega lo ricorda. Dal 2016 tre giovani coraggiosi formano il team che ora gestisce la moderna locanda. Chiara Nemaz (per tutti Kiara la triestina), triestina d’origine, Stefano Arban (ai fornelli) e Marco Chiarotto (maître e sommelier) operano insieme da oltre una decina d’anni, pur avendo superato da poco la “trentina”.

Il tocco estroso che ha ispirato il restauro dei locali viene percepito immediatamente: invece della “solita” tovaglia troverete un runner di carta dove è stata ritagliato il 1883 per evidenziare il legno dei tavoli. Ma ogni dettaglio è stato studiato con cura. La cucina non ha confini: i tortelli di stracotto saporito di pollo, velluto di salsa di osso, peperoncino e curry, si ispirano a una zuppa orientale; insolita anche la tartare di cervo all’aglio nero fermentato, servita con stracciatella di bufala affumicata, pomodorini secchi e spinacini.

La fantasia esplode ancora con i dessert dove spicca il cremoso allo yogurt di capra, gelato al whisky torbato e fave di cacao. La cantina, dotata di spesse mura e umidità costante, è governata, con molta competenza, da Marco che vi consiglierà i giusti abbinamenti. La carta è molto ben curata con un’attenzione particolare a piccole realtà del territorio, che consentono belle esperienze a prezzi molto contenuti. Due i menu: “Impariamo a conoscerci… ma senza impegno” a 50 euro, Menu Gourmet (a base di pesce) a 64 euro. Alla carta circa 50.

27 Agosto 2019
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Stüa dla Lâ

Andrea Irsara è un personaggio poliedrico: albergatore, cuoco, factotum nel suo accogliente Gran Ander, piccolo delizioso hotel con una storia di ormai cinquant’anni in un luogo di sogno qual è la Val Badia. Qui dentro ha ricavato un minuscolo angolo gourmet il cui nome, tradotto dal ladino, significa “la stube della nonna”, uno spazio elegante in cui dieci fortunati al massimo possono degustare piatti in cui la felice nota creativa lascia sempre spazio al rispetto di territorio e stagioni, con materie prime che quasi tutte arrivano da fornitori locali che vengono selezionati personalmente dallo chef.

Si può partire con la delicata galantina di fagiano con erbe selvatiche, formaggio d’alpeggio e aceto balsamico invecchiato e proseguire con una piccola, golosa, “piadina” ripiena di alici marinate ed emulsione di capperi. Notevole interpretazione della cappasanta con il carpaccio su crema di cavolfiore fermentato, lime ed essenza di pompelmo. Di grande gusto i raffinati ravioli di patate con ripieno di faraona su spinaci selvatici e animelle. Perfetta mantecatura e sapore che si ricorda per il risotto all’aglio nero con spuma di formaggio “Chi Prà” con aceto di mele invecchiato. Anche se ci si trova in quota non manca ancora una volta il mare con l’ottimo filetto di ricciola alla brace su taccole saltate con finferli e salsa ponzu. Molto ben eseguiti anche i dolci, tra i quali il fresco “limone, sedano, prezzemolo e crema catalana”. Bella la carta dei vini curata dalla moglie Evelyn Complojer. Due menu degustazione, a 68 e 78 euro.

27 Agosto 2019
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Antica Trattoria Al Sole

Quella dell’Antica Trattoria Al Sole è innanzitutto la storia di una famiglia: Gaetano e Anna Berno, che nel lontano 1940 decisero di aprire questo locale tra i rilievi dolci e verdeggianti della Riviera Berica. Oggi in cucina c’è il figlio Roberto, che mantiene viva la tradizione avviata dai genitori arricchendo i grandi classici della gastronomia veneta con la propria passione per la materia prima.

Qui non c’è posto per ossequi all’ego del cuoco: troverete una cucina schietta e golosa, fatta di ingredienti genuini lavorati con semplicità, competenza e un occhio di riguardo al territorio. Largo, quindi, a tartufi e funghi locali, piselli, “bacalà” e le immancabili ciliegie, vero fiore all’occhiello di Castegnero. Particolarmente golosi ed equilibrati i ravioli in farcia di quaglia con il tartufo nero dei Colli Berici, come pure gli gnocchi di patate di Rotzo con finferli e ricotta affumicata.

Tra i secondi dominano le carni alla griglia e arrosto, come le ottime bracioline d’agnello panate alle nocciole con verdure miste, ma il pesce non è da meno, con un’esecuzione convincente delle classiche seppie in umido con i piselli e del bacalà alla vicentina.
Nella carta dei dolci si ritrovano gli stessi sapori familiari e rassicuranti, con lo sguardo sempre fisso alle eccellenze della zona, come nel semifreddo al mandorlato di Cologna Veneta. La carta vini è corretta e include diverse proposte al calice abbinate alle pietanze. Conto ragionevole, tra i 25 e i 45 euro alla carta.

27 Agosto 2019
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Dispensa Ferrari

I locali che sorgono ‘on the road’, accanto alle pompe di benzina, lungo strade di grande comunicazione, hanno sempre quel fascino vintage, un po’ americano e un po’ da film. Dispensa Ferrari, che sorge in una grande area di servizio uscendo da Rovigo, laddove la rotta verso Ferrara è segnata, è, nella sostanza, anche qualcos’altro. Anzi, è decisamente qualcosa di più in termini di pensiero globale. Perché è molto ‘local’; perché è un’osteria bistrot informale, carina e accogliente, dallo stile contemporaneo e dall’anima enogastronomica prevalentemente di tradizione emiliano-veneta.

Dispensa Ferrari, all’ora di pranzo, è sempre simpaticamente animata perché propone molti buoni piatti a un costo veramente accattivante. Linguaggio moderno, sia negli arredi che a tavola. Cucina schietta, ben fatta, espressa attraverso prodotti sani e ingredienti buoni e semplici. Alcuni piatti sono quelli del territorio, talvolta abilmente arricchiti da una creatività sempre controllata. In ogni caso piatti di sostanza, dove la materia prima emerge sempre. Buoni, per esempio, i cappellacci con burro e salvia e i tortellini fatti in casa. Se la pasta è il fiore all’occhiello, il tagliere dei salumi e il guanciale brasato sono proprio golosi.

Prodotto di casa pure lo strudel, ma il dolce che va forte è il tiramisù. Carta dei vini stimolante, con diverse etichette locali, anche poco note, ma frutto di una oculata ricerca. Accoglienza simpatica e calorosa da parte di tutta la famiglia. Circa 40 euro.

27 Agosto 2019
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Il Glam

Un piccolo, elegantissimo hotel in un palazzo del ‘500 a Venezia. La premessa, di per sé, invoglia; quando in un luogo del genere c’è un ristorante che si ritrova ai fornelli quello che probabilmente è il cuoco più in forma della città, allora il cerchio si chiude. Donato Ascani è stato qui il prescelto da Enrico Bartolini, chef e imprenditore che ha una particolare predisposizione per lo scouting.

Così al giovane laziale che governa la cucina del Glam è stata data un’autonomia decisionale pressoché totale: da qui piatti che ne rispecchiano talento e carattere, oltre che una tecnica sopraffina che si rivela a partire dall’altissima qualità dei numerosi amuse bouche. Si può iniziare con la sapidità iodata dell’alga al wasabi e limone, rapa fermentata e dattero, per proseguire con un capolavoro, anche dal punto di vista della presentazione, come le acquadelle accompagnate da diverse salse che fanno gustare ogni volta un boccone differente.

Notevoli le mezzemaniche “fegato e fegati”, così come è difficile resistere alla seducente aromaticità del risotto al ginepro e cicoria arricchito dalla guancia di agnello. Tra i secondi spicca la perfetta cottura del piccione con salsa di alloro e carciofo. Si chiude con la dolce freschezza di latte, fichi, maggiorana e noce moscata. La carta dei vini, molto ben fornita, presenta circa seicento etichette. Con un servizio all’altezza, cortese e professionale, si spendono 120 o 150 euro per il menu degustazione, sui 150 alla carta.

27 Agosto 2019
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Schlosswirt Forst Luisl Stube

Si sale appena dopo Merano per arrivare a questo bellissimo edificio che risale al XIV secolo. La proprietà è la stessa della famosa birreria Forst della famiglia Von Mannstein. Qui, al margine di diversi ettari di frutteti, si trovano poche stanze eleganti e due locali sotto lo stesso tetto. Uno, il più grande, è dedicato alla cucina tradizionale, l’altro, un piccolo scrigno impreziosito dal legno, è la Luisl Stube dove Luis Haller propone i suoi piatti a quella decina di ospiti che lo spazio consente.

Uno stile moderno, improntato alla ricerca della miglior materia prima e all’eleganza: così si può iniziare con la squisita pralina di fegato d’oca del Périgord con nocciole del Piemonte, pera estiva, yogurt naturale e riso venere. Tra i primi sono ottimi i taglierini di zafferano italiano su fondo di fagiolini verdi con cappasanta e caviale Beluga, ma non è da meno la bontà mediterranea del risotto Vialone Nano cotto nell’acqua di pomodoro ramato con burrata e polvere di basilico. Da non perdere il manzo dal pascolo “dalla testa alle zampe” in cotture diverse e verdure da agricoltura sostenibile.

Per concludere in dolcezza, ecco il goloso tartufo al cioccolato fondente con ciliegia Forst, sorbetto di kalamansi e meringhe di lavanda. Nicola Spimpolo si prende cura di un servizio attento e professionale e della carta dei vini, molto ben strutturata. Si spendono volentieri 118 euro per il menu degustazione di cinque portate.

27 Agosto 2019
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Osterie Moderne

C’era un tempo in cui il lunedì si faceva fatica a trovare un locale aperto. Dopo il weekend, tutti chiudevano per il turno settimanale. Così Luca Olivan pensò di posticipare il giorno di chiusura al martedì e di fissare ogni lunedì un appuntamento: bollicine italiane, vini francesi, i grandi rossi, i Supertuscan… I banchi d’assaggio, con una ventina di referenze, permettevano all’ospite di costruire degustazioni orizzontali o mini verticali. Mentre, dalla cucina, uscivano formaggi e salumi.

Ora moltissimi locali hanno cambiato giorno di chiusura, ma il lunedì è rimasto “il” giorno delle grandi degustazioni di Osterie Moderne, il locale a una quindicina di chilometri da Padova che il venerdì organizza serate con le birre artigianali e che d’estate apre il giardino disegnato, come gli interni, da Demo Ciavatti, l’architetto che aveva firmato il Cocoricò di Riccione, simbolo del divertimento degli anni d’oro sulla Riviera romagnola.

Dalla cucina, nelle mani di Platt Tomasz Jerzy, continuano a uscire ancora taglieri con salumi ricercati e formaggi tutti da scoprire. E poi piatti saporiti come i ravioli con ripieno di cacio e pepe, la picanha di sorana italiana su pietra ollare o la fiorentina di Black Angus scozzese. O ancora dolci come la “1000 foglie con crema chantilly”. Ma c’è una ricca proposta di pizze classiche e di pizze alte create da Chirita Nicolae Adrian. Al di là delle serate, il locale, oggi guidato da Luca Olivan e Novella Gioga, ha una cantina ricchissima perché Osterie Moderne è ristorante, enoteca e winebar.

27 Agosto 2019
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Osteria a “Le Due Spade”

A pochi metri dalla cattedrale di San Vigilio, girato l’angolo, la tradizione della cucina trentina ha un testimone secolare. Correva l’anno 1545. Trento era centro della cristianità: il grande Concilio era iniziato da pochissimo a frenare la riforma luterana. Accanto al Duomo una hostaria accoglieva conciliari, pellegrini, notabili e semplici viandanti: il suo nome era in sintonia coi tempi, Osteria a “Le Due Spade”.

La caratteristica volta a botte, il bel pavimento originale del XVI secolo, pareti e soffitto di fine Settecento in legno di cirmolo biondo, l’antica stufa in maiolica verde per uno dei più belli e meglio conservati locali storici d’Italia ancora in attività. Patron è Massimiliano Peterlana, oste elegante, servito con mano sicura dallo chef Federico Parolai. I menù proposti sono tre: uno della tradizione, uno di pesce, e uno di mezzodì, il business luch. Dai piatti del territorio spiccano lo sformatino alle noci del Bleggio su pera con manzo marinato ai porcini e le pappardelle alla farina di segale con ragù di coniglio al profumo di rosmarino.

Poi si passa al goloso filetto di cervo cotto in ramoscelli d’abete su purè di topinambur. Da ricordare l’inappuntabile variazione di foie gras o il perfetto capretto della tradizione con il suo guazzetto. Esempi mirabili di una cucina di pura ispirazione classica che sta rischiando l’oblio. Cantina interessante e ricca di 400 referenze; con i vini trentini che giustamente occupano la scena. Alla carta circa 70 euro.

27 Agosto 2019
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Osteria Ristorante Ponte Pietra

Ponte Pietra è l’unico ponte sull’Adige dell’epoca romana arrivato fino a noi. Non completamente integro, ma con molti “cerotti”, alcuni applicati anche dopo la Seconda Guerra Mondiale quando fu minato e parzialmente fatto saltare dai tedeschi in ritirata. Addossato al ponte, nella parte a ridosso del centro storico, c’è un ristorante che merita una sosta solo per la posizione (soprattutto se prenotate i tavoli nei terrazzini sull’Adige).

Quando poi si entra e si dà un’occhiata al menù è facile capire che non si è sbagliato indirizzo. Gianni Pascucci, storico patron della Bottega del Vino prima dell’acquisizione da parte delle Famiglie Storiche (dell’Amarone), lo gestisce assieme a Diana Tropinina, mentre in cucina c’è il giovane cuoco di origine francese Michael Silhavi. Tre anni di esperienza al ristorante Perbellini di Isola Rizza e tanti, tanti viaggi fra le cucine del mondo, da Londra a New York, da Budapest a Bangkok.

Viaggi ed esperienza gli permettono di rivisitare i piatti della tradizione veneta e di servire piatti più “giovani”, come l’uovo a bassa temperatura, asparagi bianchi e limone, gli gnocchi cacio, pepe e bruscandoli o l’agnello, carciofi, menta, aglio nero e yuzu. C’è anche un menù degustazione, chiamato “fuori carta”, dove si esprime tutta la ricerca di Silhavi come nel piatto capesante, zucca marinata, mandorle e bottarga o nel risotto mantecato al pino mugo, porcini e dragoncello. Ottima la carta dei vini. Menù degustazione a 60, prezzo alla carta sui 50 euro.

27 Agosto 2019
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Impronta

Cinque anni fa la chiusura della libreria “Giunti al Punto” in via Angarano fu un duro colpo per la vita culturale della città. Ma, cinque anni dopo, possiamo dire che ne ha guadagnato la proposta di alta ristorazione. Se, arrivando dal centro di Bassano del Grappa, percorriamo il ponte degli Alpini, simbolo della cittadina berica, subito sulla sinistra troveremo al posto della libreria questo ristorante che si sta facendo largo in silenzio.

Laura Avogadri in sala e Cristopher Carraro in cucina propongono una ristorazione su tre piani con un piccolo plateatico esterno. Due rampe di scale sotto il livello del ponte di Bassano, lavora con una piccola brigata il giovane chef, che si è fatto le ossa con Berton, Bartolini, Cracco e Cannavacciuolo. Che guarda alla cucina fusion orientale e alle avanguardie della cucina nordica del Noma 2.0, dove ha lavorato prima di aprire a Bassano un locale che ha tre proposte di degustazione: una che si appoggia sul territorio (veneto), una solo vegetariana e una (“Iter”) che è un percorso del gusto fatto di saliscendi, dove spicca la nota acida e dove i piatti si completano con più di un ingrediente come l’interessante piccione, ostrica e dragoncello o la golosa ventresca di tonno con nocciole tostate e crema di nocciola.

Menzione per l’Assoluto di cipolla, piatto che lo chef finisce spruzzando un elisir di china. Tre menù degustazione da 50 a 90 euro, carta dei vini “in costruzione”. Per apprezzare al meglio la filosofia di Carraro, prenotate il menù “Iter” allo chef table con vista sulla cucina.

27 Agosto 2019
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Trattoria Al Paradiso

Una cucina rigorosamente territoriale, legata alle materie prime e alle stagioni, arricchita da diverse “contaminazioni” legate alle tradizioni gastronomiche mitteleuropee, slovene e mediterranee. Nel territorio non mancano erbe spontanee, svariate radici, funghi, tartufi (Muzzana), zafferano (Flambruzzo), farine (mulino Zoratto), trote e anguille dello Stella: un ambiente ideale per Matteo Contiero, 39 anni, padovano di nascita con solide esperienze alle spalle maturate in Alto Adige, che basa la sua filosofia di cucina sul rispetto e l’esaltazione delle materie prime.

Questo suggestivo “fogolar della tradizione”, già conosciuto con il nome di “Ostarie al Paradiis”, (ri)nasce nel 1972 per la passione di Anna Maria e Aurelio Cengarle e continua la sua missione per merito della figlia Anna, animata dallo stesso spirito, fin da bambina. Un caseggiato che risale al 1500, un bel giardino e sale accoglienti: in quella del camino, con il tradizionale “fogolar” friulano (simbolo di cultura e tradizioni), intima e raccolta, potrete gustare piatti scanditi dal ritmo delle stagioni.

Dopo aver resistito, invano, alla soppressa di Aurelio, ecco un variegato antipasto a base di asparagi delle risorgive cotti e crudi, uova su uova, zuppetta di caprino, polvere di olive e tapioca soffiata piuttosto che a base di funghi autunnali. Non mancano mai i saporiti cjarsonos alle erbe di campo e limone salato, seguiti dal profumato agnello di Cherso o dal succulento carrè di cinghiale alle erbe aromatiche. Cantina che rappresenta generosamente il Friuli, e non solo. Circa 55 euro.

27 Agosto 2019
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UVA

La bella vetrina si affaccia in un angolo suggestivo della bella piazza-salotto di Padova. Ogni capoluogo veneto possiede la propria. Qui vale la pena di varcarne la soglia per un buon bicchiere di vino naturale (e magari anche per un buon tramezzino) e vi sembrerà di essere veramente cittadini d’Europa. L’ambiente elegante e informale nello stesso tempo, l’accoglienza franca ma garbata, la musica di sottofondo e lo stile ricordano i locali francesi e olandesi.

Poi le foto in bianco e nero alle pareti vi ricorderanno che siete nel cuore antico di Padova. L’atmosfera va a merito del “paron” Michele Birsig, gran cultore dei vini naturali nonché scopritore dei piccoli vignerons di qua e di là delle Alpi. La gola e la curiosità sulla fattura dei piatti saranno soddisfatte da Gianluca Battistin, cuoco di larga spalla, di formazione francofona e di molta attenzione alla qualità dei prodotti e alla cura e alla creatività con cui sono interpretati. Come dimostra l’insalata di daicon, rape rosse, nocciole e soia: un equilibrio virtuoso di aromi contrapposti. I maccheroncini ‘chilometro 5’ all’amatriciana gratificano il palato con eleganza, mentre i ravioli con rognone, creste di gallo, bruscandoli, asparagi, cardoncelli, limone e zenzero lo seducono con ostentata lussuria.

La chiusura opulenta è affidata alla grande tenerezza del filetto di bue grasso. Per i più virtuosi la certezza dei buoni piatti vegetariani. In cantina oltre trecento etichette, quasi tutte rare. Circa 50 euro. Piatti unici a 15/20 euro.

27 Agosto 2019
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Club del Doge

Sta in fronte alla Madonna della Salute. Ci sono passati musicisti (Stravinskij), scrittori (Maugham), dive (Garbo, Kelly, Bacall, Taylor) e divi (Chaplin, Bogart, Newman, Mastroianni). È uno degli hotel più famosi di Venezia: The Gritti Palace. Sopra il bar – dove abbondantemente consumava – Hemingway teneva una suite fissa con quadrifora su campo Santa Maria del Giglio e vista gondole.

Alla cucina del ristorante – oggi ribattezzato Club del Doge – lo scrittore americano aveva accesso libero quando chiedeva di cuocersi un risottino agli scampi come recupero “leggero” dopo gli eccessi. La ricetta hemingwayana – sempre in menù – sta ben incorniciata nella sala dove lo chef Daniele Turco fa scuola di alta gastronomia lagunare, insegnando a ospiti di mezzo mondo i segreti dei suoi manicaretti, serviti col bel tempo sulla terrazza sul Canal Grande o, quando il sole non aiuta, nei saloni vigilati dai ritratti di Andrea Gritti, doge cinquecentesco.

La cucina di Turco è nitida e con ingredienti sempre ben individuati (il mare delle pescherie di Rialto, erbe e verdure dell’orto privato sull’isola di Mazzorbetto, i formaggi in arrivo da Valsassina, Colli Berici e Vezzena). In menù “cichéti” veneziani, carpaccio, pasta-e-fagioli e tiramisù, ma anche classici per la clientela internazionale: caviale con i blinis russi, Caesar salad, pesca Melba. Il Menù del Doge, di recente introduzione, propone seppia con fave e cipolla rossa, risotto di erbette primaverili con fonduta di robiola Roccaverano, saòr di colombini, pollo alla Gritti profumato di orientale cannella e trionfo di frutta e crema fritta con spuma di zabaglione. Prosecco Docg, Amarone e una speciale sezione Champagne caratterizzano la carta vini da 400 etichette. Circa 130 euro. A pranzo si spende meno nella bellissima Gritti Terrace.

27 Agosto 2019
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Bosco dei Pini Neri

Il Bosco dei Pini Neri: come nelle fiabe… “Cucinare quello che il territorio può offrire: sia in estate quando è semplice reperire i prodotti, sia d’inverno quando diventa tutto più difficile. Essendo in montagna il pesce di mare e i prodotti esotici non sono di casa. Qui si onora la tradizione riscoprendo e lavorando con produttori di eccellenza del settore agroalimentare che punteggiano la Val di Gresta e la Vallagarina”.

Questo è il credo che impera nel ristorante di Rita Cristoforetti e Mauro Nardelli. Per loro è un valore essenziale anche l’accoglienza; intesa in senso lato, come conoscenza del territorio. Sono nate così le “giornate per un viaggio sensoriale” saldando la filiera che unisce la terra, l’enogastronomia e un turismo ecosostenibile. Sui tavoli di questo “atipico” ristorante sfilano i prodotti tipici del bio-distretto della Val di Gresta, delle Valli del Leno e della Vallagarina . Dalle erbe ai caprini di Remo Scottini, dagli ortaggi freschi alla SamBira, dal miele all’Amaro dei Fazzilisti.

E i piatti? Della tradizione e della memoria, secondo stagione naturalmente. Potrete trovare la buona carne affumicata in casa e il raffinato caprino su letto di valeriana e basilico, piuttosto che la polenta e “renga”; zuppa de “verse” con polpettine di salsiccia di maiale; il “fanzelto” una sorta di crêpe di farina di grano saraceno e acqua; tordi senza testa, una sorta di involtini di maiale e aromi. Ma non può mancare il dolce goloso: la “fortaia” di farina formenton con mele cotogne. Tutto buono, sano e genuino. Vini del territorio e costi modesti: 30/35 euro.

27 Agosto 2019
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Osteria Plip

Dall’aperitivo prima di pranzo alla cena: qui si ha solo l’imbarazzo della scelta. Osteria Plip è un’osteria contemporanea ricavata dall’ex centrale del latte igienicamente preparato (altrimenti detta Plip).

In cucina c’è David Marchiori, cuoco poliedrico che, attraverso la sua cucina, è riuscito a creare l’anello di congiunzione tra osteria tradizionale e ristorante gourmet. Il menu è variegato, adatto ai vegani e agli amanti della carne. Tra i must: la battuta di manzo con zabaione di parmigiano e chips di prosciutto crudo; gli spaghetti di farro con pistacchio di Bronte e pepe di Penja; il roast beef di agnello con panzanella senza pane; le linguine con sugo di scampi con buzara di ‘nduja. Nutrita anche la carta dei burger (il Norma Burger e il Plip Burger tra i più richiesti), generosi nelle dimensioni. Il pane è preparato dalla casa, come tanti altri ingredienti. Anche solo per l’aperitivo avrete una scelta al calice tra cinquanta aziende vinicole da accompagnare con mozzarelle in carrozza, baccalà mantecato, polpette di baccalà con salsa Aioli.

In sala Stefano Titone vi accompagnerà nella scelta del vino tra una cantina di 150 etichette e 70 birre artigianali. Alla carta circa 45 euro. E se si ha voglia di pizza artigiana c’è la Pizzeria Plip. Le pizze sono preparate con due tipologie d’impasto: il classico, con una maturazione che varia da un minimo di 60 a un massimo di 72 ore; la pala tonda, con doppia lavorazione e doppia cottura. Da 6 a 11 euro.

27 Agosto 2019
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Johannes Stube

Per raggiungere la calda, antica stube in legno di pino cembro si attraversano le parti comuni di un bell’albergo a pochi chilometri da quello spettacolo naturale che è il lago di Carezza. Un luogo raccolto, intimo, con un’accoglienza di grande professionalità alla quale non manca il sorriso, queste sono le premesse per una cena che Theodor Falser saprà rendere unica. La filosofia del cuoco si esplica in due parole: “taste nature” è infatti il claim alla base di un menu praticamente tutto centrato sugli ingredienti dell’Alto Adige.

Si inizia con la delicata tartara di trota, la sua pelle resa croccante, crema di lievito e patate dolci, olio di lino ed erbe selvatiche. Buonissimo il carpaccio di Wagyu dell’altopiano del Renon con siero di latte, lattuga asparago e crema di sedano rapa, così come tra i primi lo squisito raviolo con agnello della val di Funes, “espresso” di speck ed erbe selvatiche, pepe di montagna e olio verde. Da non perdere “ossa & cuore & pelle”, servito nell’osso di Wagyu con il suo midollo con cuore d’agnello, pelle di maiale croccante e burro di capra.

Conclusione dolce di alto livello con la cheesecake di patate dolci, caramello all’olio di zucca, gelato al latticello e croccante ai semi di zucca. Non manca una ricca carta dei vini con, a disposizione, calici da bottiglie di alto lignaggio (e prezzi conseguenti). Si può mangiare alla carta, ma il consiglio è di scegliere uno dei 3 menu degustazione proposti rispettivamente a 100, 129 e 155 euro.

27 Agosto 2019
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Osteria FraSe

Sembra un romanzo rosa d’altri tempi. A cominciare dal nome: FraSe (acronimo dei nomi dei titolari Francesco e Serena) e Osteria, come luogo d’incontro e di ritrovo, un luogo dedicato al vino e al buon cibo. Le passioni da sempre dei due attori. L’amore per il vino è stato trasmesso a Francesco dal padre che gli ha “travasato” tutto il suo sapere all’interno dell’enoteca di famiglia. E galeotta fu l’enoteca anche per l’amore, fu sempre lì che incontrò e conobbe bene Serena lavorando assieme per due lustri.

E quando lei lascio l’enoteca per seguire un altro amore – quello per la cucina (un master con Gualtiero Marchesi e un altro sulla cucina vegetale con Simone Salvini) – fu gettato il seme da cui nacque l’Osteria FraSe. Un luogo dove poter mangiare bene ma anche bere un ottimo calice di vino e acquistare tutti i vini in carta a un prezzo ragionevole. Un ambiente luminoso e trasparente, in tutti i sensi. La vivace filosofia della cucina si divide tra terra e mare, con una simpatia più marcata per il pesce.

A partire dalle ostriche, la tartara di tonno o piuttosto le acciughe del cantabrico. Da ricordare i ‘bigoi’ in salsa cantabrica e il fragrante ‘bisateo’ fritto. Succulente costate ma, per i più morigerati, anche vegan-burger. ‘Zaeti’ e crema saranno la dolce chiusura. Il vino scelto a tavola è ricaricato di soli 5 euro rispetto al fornitissimo scaffale. Alla carta mediamente 50 euro (4 piatti).

27 Agosto 2019
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Prezioso del Castel Fragsburg

Un luogo incantevole che si raggiunge in dieci minuti dal centro di Merano passando per anguste stradine popolate di verde e vigneti. Castel Fragsburg è il più piccolo hotel a cinque stelle dell’Alto Adige, una vera bomboniera di lusso per la quale il proprietario Alexander Ortner ha voluto il massimo in ogni dettaglio. Così è anche per la ristorazione, tanto che al Prezioso, ristorante gastronomico della struttura, ha voluto in cucina un cuoco del calibro di Egon Heiss e in sala un grande talento come Christian Rainer, maître e sommelier di rango con esperienze di blasone. Insieme governano una squadra di giovani motivati e sorridenti che accolgono al meglio l’ospite.

Una filosofia culinaria netta e precisa, legata a pochi elementi nel piatto e al nitore del risultato. Così Heiss, della Val Sarentino, è molto legato alla sua terra e propone idee raffinate come il delicato salmerino marinato con cavolo rapa, mela e fiori di sambuco. Tra i primi sono davvero molto buoni i ravioli all’ortica con erbe e fondo all’olio d’oliva. Delicatezza e tecnica si ritrovano unite nella trota servita con finferli, prezzemolo e pane “pucia”. Notevole anche l’agnello servito in più parti: il filetto battuto, la sella arrostita con semi di senape, cavolo e patate e la spalla brasata.

Elegante il dessert “latte del contadino di montagna” con yogurt, latticello, ricotta, lamponi e avena. Si beve molto bene anche al calice. Il menu degustazione di 5 portate è proposto a 130 euro.

27 Agosto 2019
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La Tana Gourmet

Vento di cambiamento, sul Kaberlaba. Un’importante ristrutturazione vede l’Osteria La Tana aumentare il numero di coperti per rispondere alla crescente richiesta da parte dei turisti più informati e curiosi, diventando così un ristorante a tutti gli effetti, dopo un lustro vissuto nel ruolo di dependance della Tana Gourmet. Nelle cucine di quest’ultima, lo chef Alessandro Dal Degan alza ancor più il tiro.

Il menu “15” è un turbine di idee, tecniche, ingredienti, abbinamenti. I ricci di mare abbinati a topinambur, capperi, aneto e olivello spinoso; l’aringa affumicata con ceci, cime di rapa e brodo di liquirizia e il fagotto di pernice con licheni, nocciole e siero di latte, sono solo degli esempi di una cucina dalla spiccata originalità, al contempo istintiva e riflessiva, concettuale e concreta. Il menu “10” racchiude i piatti di maggiore successo delle stagioni precedenti, come l’ormai celebre “orzo terra e acqua” o il capriolo alla resina di ginepro, funghi trombette e sedano rapa. Il menu “5”, dedicato ai più prudenti, propone piatti di minore complessità, come “bianco e nero”, un risotto cotto in bianco con ragù di seppie al nero.

La sala gira in modo perfetto, grazie alla competenza e alla professionalità di Enrico Maglio. La cantina, ad ampio raggio, soddisfa anche i palati più esigenti. Il menu “15” è proposto a 200 euro, il “10” a 130, il “5” a 90. Chi volesse, può scegliere “à la carte” dai tre menu un piatto a 35 euro, due a 60 o tre a 80. All’Osteria prezzi più che dimezzati e qualità intatta.

27 Agosto 2019
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AlpiNN

Varcata la soglia di quella che fu la stazione della vecchia funivia sarà come varcare i confini dello spazio infinito. A destra Lumen, lo straordinario museo della fotografia, vi farà vibrare tutti i sensi. A sinistra AlpiNN, il luminoso ristorante ispirato alla filosofia Cook the Mountains di Norbert Niederkofler, vi stimolerà gola e palato a 2.275 metri di altezza.

Gli interni dell’eco-designer Martino Gamper sono dei brividi in alta quota. Un “rifugio” moderno, stile bistrot, dove si applicano i precetti della “nuova cucina di montagna” e dove la vista spazia da Lienz a tutta la Valle Aurina, patria di Niederkofler. Ai fornelli, a officiare i nuovi riti secondo i precetti enunciati fin dal menu (“continueremo a lavorare con i nostri contadini, i piccoli artigiani del gusto, gli allevatori consapevoli dei masi altoatesini e non solo”), c’è un sardo giovane e tosto, Fabio Curreli.

I piatti secondo la filosofia Care’s – The ethical Chef Days, sono tutti a base di “ingredienti di stagione, materie prime sostenibili, riutilizzo degli scarti, partendo dall’acqua, esclusivamente di fonte”. “C’era una volta una trota”, un grande classico del pluridecorato profeta in patria, spicca negli antipasti. Poi ecco l’orzo del contadino con zucca o i canederli di graukäse. Lo stufato di agnello della Valle Isarco conferma la genuinità e la fragranza delle carni. L’accoglienza è nelle mani gentili di Christine, mentre tutta la regia, compresa la cantina che spazia in tutto l’arco alpino, è nelle sapienti mani di Patrick. Circa 50 euro.

27 Agosto 2019
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Al Portico

Giovanni Vegro, una vita da… terzino. Lo chiamavano Maldini quando giocava al calcio, perché è uno bravo, umile e altruista. Lo chiamano Maldini anche ora che allena i Giovanissimi della Virtus Agna. Se oggi è un giovane cuoco da podio (vedi il premio Adamo Digiuno – patrocinato da Venezie a Tavola e creato dal ristorante Perché di Roncade – vinto lo scorso 31 gennaio) lo deve soprattutto a mamma Maruzzella al papà Tiziano e, certamente, anche al suo talento e alla sua passione. Papà Tiziano non ha mai smesso di ricercare materie prime di eccellenza e, nella saletta originaria, si respira ancora un’atmosfera d’altri tempi.

Ma è lui il futuro – anzi il presente – del ristorante “Al Portico” di Conetta di Cona, uno dei locali tradizionali più longevi del Basso Veneto. Famoso fin da quando distribuiva un prosciutto da favola a chi tornava dalle spiagge di Sottomarina e Rosolina. Prosciutto che ancora oggi è uno dei must del ristorante: un ‘Parma’ stagionato 36 mesi. Giovanni nel frattempo ha avuto per maestro anche Sergio Mei del Four Season di Milano, dal quale ha imparato che la creatività è un’arte da esprimere più con misura ed eleganza che con audacia.

Il ristorante Al Portico, oggi come ieri, propone la migliore tradizione del territorio: la pasta e fagioli fatta come dio comanda; il baccalà mantecato; le seppie in umido e la carne in tutte le declinazioni. Il locale si è arricchito di recente di una pizzeria gourmet – intitolata alla nonna Elide – che ha portato al recupero della parte anni ’60 del ristorante. La storia continua…

27 Agosto 2019
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Al Pozzo

Il ristorante si trova a Colceresa, nell’alto vicentino, luogo dove non ci si aspetta una cucina così legata al mare (sebbene non manchino dal menu proposte alternative di terra), meno ancora con una raffinata creatività che ne esalta le materie prime. Eppure, in un contesto accogliente e caldo, la gestione di Stefano Dalla Valle ha saputo dare un indirizzo preciso alla mano del giovane Filippo Battistello.

Piatti, quindi, mai banali, ma allo stesso tempo neppure fuori dalle righe e mirati al centro del gusto. È il caso dell’ottimo sashimi di tonno impreziosito da primizie in salamoia, spezie e olio all’aglio orsino oppure del King Crab scottato al burro con asparagi e maionese all’aneto. Si rivelano un riuscito azzardo gli gnocchi alle erbe spontanee con ostrica poché su fonduta di Roquefort e convincono, tra i primi, anche i tagliolini con crema di tarassaco, calamaro, olio al rosmarino e polvere d’alga.

Se non manca il baccalà alla vicentina, vale la pena assaggiare il filetto di rana pescatrice servito con il suo fegato grasso e arricchito da una mostarda di fragole e dalla bieta grigliata. Si conclude con la dolce ricercatezza della spuma di nocciole con sorbetto al cacao e croccante di mandorle. Il servizio è attento e cordiale e la carta dei vini è ben concepita e comprende tanto etichette italiane quanto internazionali, con la possibilità di bere al calice. Due gli interessanti menu degustazione a 55 (tradizione) e 75 (creativo) euro, sui 65 alla carta.

27 Agosto 2019
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Taverna Kus

Salvo alcune notevoli eccezioni, la scena ristorativa della sponda veronese del Lago di Garda non regala grandi emozioni, soprattutto quando si tratta di imprimere una svolta creativa o uscire dai canoni (cliché?) che hanno maggior presa sui flussi del grande turismo. Questa moderna taverna, situata in una bella posizione a picco sul lago e piacevolmente discosta dai percorsi più battuti, rappresenta un lodevole passo avanti verso un ripensamento dell’offerta enogastronomica della zona.

Un percorso gastronomico promettente, grazie al buon lavoro del patron Giancarlo Zanolli e del cuoco Stefano Lorenzi. Un locale rassicurante, arredato in modo piacevolmente estroso e animato da una squadra di sala competente e simpatica.
Sulla tavola si avvicendano piatti ben disegnati ma, soprattutto, buoni; improntati a una rielaborazione intelligente di gusti familiari e tendenze contemporanee. Ottima l’anguilla caramellata profumata al ginepro, opportunamente rinfrescata dall’estratto di cetrioli e ravanelli all’agro; tecnica sopraffina dietro i ravioli ripieni di olio d’oliva (ovviamente del Garda!) con le fave; più improntati alla tradizione, ma altrettanto ben eseguiti, i secondi, come la tagliata di manzetta alla griglia con salsa bernese e patate arrosto.

Buoni e freschi anche i dessert, come il biscuit al cacao con mousse al cioccolato e ganache alla menta bianca. Tre i percorsi tematici: carne, pesce e vegetariano, rispettivamente a 50, 51 e 48 euro. Tra i 35 e i 60 euro alla carta.

27 Agosto 2019
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Malga Gostner

L’Alpe di Siusi, con i suoi immensi prati, i boschi, i sentieri di montagna, le vette, è un luogo speciale e magico in ogni stagione. E, d’inverno, il bianco della neve sembra fondersi con l’azzurro del cielo. Al centro di questo paradiso troverete la Malga Gostner. Franz Musler prima cattura i colori, i profumi e i sapori dei prati e dei boschi dell’Alpe di Siusi, poi li combina con creatività e tecnica sopraffina alla selvaggina, ai manzi allevati nei masi, deliziando gola e palati.

Tutta la sua filosofia è racchiusa in questa semplice frase: “Abbiamo tutto quello che ci serve! Dobbiamo solo aprire gli occhi e imparare a riconoscere quali sono i regali che la natura ci dona. C’è così tanto da vedere, toccare e assaggiare che da noi si riesce a sfiorare l’anima dell’Alto Adige”. Infatti, alla fine della salutare passeggiata che dalla stazione della funivia vi conduce alla Malga Gostner, ogni viandante trova conforto per il corpo e per lo spirito. Come aperitivo ecco la tisana agli aromi del sottobosco che apre la strada ai buoni canederli con ricotta d’alpeggio con rapa rossa. Le zuppe sono sempre corroboranti, ma le carni sono proprio golose: dal gulasch di manzo (razza Simmenthal) con polenta di Storo, cavolo bianco stufato, pino mugo e salsa al Lagrein Dunkel all’agnello valligiano arrosto con verdure radici e salsa alle spezie.

Si chiude in grande dolcezza con i canederli di prugne o con la tarte di pane e latte, composta di more, gin e rose. Formaggi della casa e buoni vini dell’Alto Adige. Circa 45 euro a pranzo. Alla sera si spende di più.

27 Agosto 2019
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Locanda le 4 ciacole

La bassa veronese è una regione affascinante e complessa. Una pianura apparentemente infinita, costellata di casali e fossati, risaie e campi coltivati, dove tutto è dominato da un’atmosfera sospesa. Si intuisce, attraversando questi luoghi, il legame profondo che unisce le persone che vivono qui, e quello, altrettanto potente, che le tiene radicate a questa terra. Ancor prima che un luogo del gusto, questo locale rappresenta forse l’espressione di questo legame.

All’ingresso delle 4 Ciacole si ha la sensazione di mistero che si prova entrando in un luogo di tesori ben custoditi. Il concetto, spesso abusato, di “eccellenza” gastronomica diventa qui certezza e, a testimoniarlo, basta l’aroma dei salumi e dei formaggi che accolgono il cliente appena varcata la soglia. Irrinunciabile un loro assaggio, guidati dal patron Tiziano Scandogliero, che li seleziona con impressionante passione.

A tavola, la ricerca certosina della materia prima è supportata dalla perizia del cuoco Rudy Casalini, che dà nuovo slancio ai sapori familiari grazie a una tecnica fresca e precisa; intensa ed equilibrata l’anguilla di Comacchio alla brace accompagnata da saor di cipolla, come pure i tagliolini al coniglio grigio di Carmagnola su crema di carciofi. Capitolo dolci altrettanto notevole: soprattutto la “Sinfonia” alla nocciola delle Langhe. La carta vini, curata dal figlio di Tiziano, Marco, è varia e originale, con saldi riferimenti al territorio e ottime puntate oltralpe. Tra i 40 e gli 80 euro alla carta.

27 Agosto 2019
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Massimo Gusto

Massimo Scopel ed Elia Zorzetto, due cuochi con il DNA della terra ferma ma con il cuore e la testa stregati dal mare. O, meglio, dal pesce di mare. Pesce super selezionato che arriva sempre fresco e profumato nella moderna cucina di questo civettuolo locale che occhieggia verso Palazzo Chiericati, progettato da Andrea Palladio nel 1550. Quella che fu l’antica stazione degli autobus è stata recuperata con gusto minimalista e senso pratico in un piccolo e luminoso ristorante votato alla cucina di mare. La saletta è linda e raccolta e la veranda è praticamente sospesa sul Bacchiglione, il fiume che attraversa Vicenza nascendo dalle risorgive a nord della città berica.

Passione (sfrenata) per le ostriche a parte, tutto il pesce di mare la fa da padrone, secondo stagione e secondo il mercato del giorno. Il pesce crudo, dall’orata al tonno o dagli scampi fino ai canestrelli, tiene la prima fila, ma sono interessanti anche i calamaretti spillo con crema di fagioli Gialet.

Dopo i golosi spaghetti al nero con crudità di seppie e bottarga risplende il rombo al forno impreziosito da un brodo di trombette dei morti; fragranza assicurata nel fritto misto. La carta dei vini, pur offrendo delle buone bottiglie, è sicuramente da assestare. Per un pranzo completo si spendono circa 90 euro.

27 Agosto 2019
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Ristorante alla Pergola

L’ombroso glicine cresciuto maestoso davanti alla casa detta il nome del ristorante. Tutto ha inizio alla fine degli anni ‘50 quando l’antica trattoria affiancata dalla casa colonica e dalla azienda agricola con vigneto offriva ai viandanti, ogni giorno, prodotti freschi e sani. Un chilometro zero ante litteram. Negli anni ‘90 un cambiamento epocale: il vecchio locale cambia volto incorporando, con un opulento ma rispettoso restauro, l’antica costruzione rurale, mantenendone i muri portanti in mattoni a faccia vista e ciottoli di fiume.

E diventò subito l’approdo naturale per tutti gli eventi importanti della vita, senza mai rinunciare alla qualità della cucina. E un altro evento epocale è già in atto tra i fornelli. Lì operano già con bravura due giovani dotati di tecnica e di cuore: Alex De Anna e Santo Panariello, entrambi con esperienze al Maso Franch, al Dolomieu di Madonna di Campiglio e all’Orobianco, stella Michelin in Alicante (Spagna). E per la prossima stagione, sotto la regia di Pietro Caron, patron, maître di sala e sommelier, sarà a disposizione di gourmet e appassionati una saletta con entrata indipendente.

Per ora, nel salone elegante che fu barchessa, godetevi un voluttuoso foie gras con fichi e passito, le deliziose lumache e il brillante quanto profumato risotto al Parmigiano, limone e broccolo fiolaro. La saporita coda alla vaccinara con crème brulée e il piccione con le erbe celebrano il trionfo della carne. I branzini e i dentici sono pescati all’amo. Generosa la carta dei vini con 350 etichette tra Italia e Oltralpe. Menu degustazione a 45 e 60 euro (4 o 6 portate); alla carta circa 70.

27 Agosto 2019
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In Marinetta

Il delta del Po sullo sfondo, l’orizzonte del Mare Adriatico, una palafitta in legno con il profilo di un grande bilancione da pesca. In Marinetta è un luogo carico di suggestione dove l’ittiturismo si coniuga felicemente con una ristorazione a “chilometri zero”. Gran parte del pescato e dei mitili che finisce nel piatto proviene dal mare e dalle valli vicine.

Il ristorante dell’ittiturismo In Marinetta è una realtà nuova. Si trova vicina all’ingresso dell’isola turistica di Albarella e questo le assicura anche una vetrina internazionale. La bellezza del luogo la si apprezza in particolare al tramonto. Dalla panoramica Terrazza o dal Bistrot del Mare si ha modo di ammirare i tanti pescatori che solcano le acque lagunari tornando a riva con il loro carico di pesci che si possono gustare lungo tutto l’arco dell’anno, secondo stagione. Il locale è arredato in uno stile contemporaneo, di gusto minimal con qualche tocco di rusticità marinara.

La cucina fa risaltare, talvolta con calibrate (e azzeccate) note creative, i prodotti dell’Alto Adriatico e del delta del Po. Il “Nudo e crudo” (ovvero i vari crudi) testimonia la qualità del prodotto. Come pure la “parmigiana” di sarde o le tagliatelle con l’amatriciana di scampi. Il riso del delta lo troviamo nel risotto declinato con i crostacei. Il fritto valorizza anche il pesce che finisce nel bilancione. Originale la rana pescatrice su specchio di peperone rosso. Carta dei vini di discreto spessore e abbastanza ampia, con tante bollicine. Conto sui 45-50 euro.

27 Agosto 2019
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Acchiappagusto emozioni dei sapori

Eleonora Andriolo, in fondo e a modo suo, è diventata un simbolo. Perché sono poche le ragazze disposte a mettersi in gioco in un mestiere così impegnativo e irto di sacrifici. Lei, ragazza copertina e con un diploma in tasca invece, ha intrapreso con umiltà e passione il mestiere di papà Flavio. E i risultati finora hanno confortato la sua scelta.

L’Acchiappagusto di Arcugnano, in pochi anni, si è affermato come una delle soste gourmet di nuova generazione sui Colli Berici. Il locale si affaccia su Vicenza, proprio sopra Monte Berico, e d’estate è un valore aggiunto pranzare o cenare nell’ampia terrazza, da cui la vista spazia fino alle Prealpi venete.

La trattoria ha uno spirito curioso, intraprendente, desideroso di andare oltre il “già visto”. Eleonora Andriolo ha scelto il pesce – in un certo senso – anche per andare controcorrente rispetto alla tradizione berica. I suoi piatti, curati negli ingredienti e nella composizione, sono spesso delle tavolozze di sapori. La tecnica della giovane cuoca è in costante evoluzione. A parte gli imperdibili crudi, dove la materia prima parla di sé, buone le linguine acqua e farina con scampi, carciofi e zenzero o gli involtini di pesce, broccolo fiolaro fritto e spuma di cipolla di Tropea. La cucina è un piacevole compromesso fra tradizione e stile fusion, giocosa e un po’ impertinente. Carta dei vini orientata al territorio, con escursioni interessanti fuori regione. Conto sui 55-60 euro.

27 Agosto 2019
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Ai Beati

La posizione incantevole, una sorta di balcone naturale situato sulle colline a pochi chilometri dal centro della cittadina, basterebbe da sola a giustificare la visita. Ci si può accomodare in una delle raccolte salette interne, parti di quello che un tempo fu un frantoio, oppure, stagione permettendo, scegliere di pranzare o cenare in terrazza, circondati dagli ulivi, ammirando da una posizione privilegiata il placido Lago di Garda in tutta la sua bellezza.

Se la gradevolezza del contesto è degna di nota, non è da meno lo spessore gastronomico di Matteo Zanardi, chef veronese di comprovata esperienza che, dopo alcuni anni trascorsi alla guida della cucina, ha recentemente rilevato anche la gestione del ristorante. La sua è una proposta moderna, capace di mescolare nei piatti il vicino e il lontano, arricchendo con tocchi esotici ingredienti e tradizioni locali. E così il carpaccio di ricciola trova un abbinamento azzeccato nel gazpacho; la capasanta con ricci di mare si sposa alla perfezione con l’ananas e il curry verde. Il salmone con verdure agrodolci, infuso al lemongrass e salsa olandese è tanto bello all’occhio quanto equilibrato al palato. I bigoli all’aglio nero affumicato con acciughe e calamari sono appaganti e ricchi di sfumature.

Occorre lasciare uno spazio anche per i raffinati dessert e per un assaggio dei cioccolati prodotti in casa. Il servizio è corretto nei tempi e premuroso nelle attenzioni e la carta dei vini è costruita con impegno e competenza. Il conto si aggira sugli 80/90 euro.

27 Agosto 2019
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Da Toni

Storia, arte e cultura gastronomica a Varmo, e nella piccola accogliente Gradiscutta, sono di casa e si respirano di gusto al ristorante Da Toni dove Aldo Morassutti riceve il pubblico presentando la migliore essenza della tradizione friulana. L’ambiente è ideale, rilassante, con lo storico fogolar che riscalda l’atmosfera delle giornate più fredde. Immerso nella campagna, il locale è circondato da un bel giardino che si gode particolarmente d’estate, pasteggiando sotto al portico.

Dal 1928 a oggi, il ristorante, nato come osteria e trattoria, è celebrato per l’attuale attenta rilettura della tradizione locale: piatti saporiti che nascono dall’unione di ingredienti freschi e genuini con i saperi di cucina. Le verdure di stagione arrivano dall’orto di casa, la carne e i salumi sono quanto di più schietto possa offrire il territorio. Erbette, primizie, asparagi e funghi appaiono nella carta quando è il momento giusto.
Minestra di basilico e orzo, cjalsons e pasta fatti in casa, risotti di stagione, la lista di delizie è notevole e culmina con l’anatra allo spiedo, uno dei punti di forza del menù.

Mostarde e confetture di produzione propria accompagnano un’accurata selezione di formaggi da applauso. E, arrivati al dolce, tra sorbetti, tortini e sfoglie, trionfa un tiramisù da non perdere. La carta racchiude vini di ottimo livello, sia che si tratti di etichette friulane, che quando spazia nelle migliori aree vocate d’Italia e viaggia oltre confine. Il conto è sempre corretto: intorno ai 50 euro.

27 Agosto 2019
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Osteria Acquarol

È cambiata la casa, ma non lo spirito. Dopo qualche anno a Panchià, l’Osteria Acquarol si è trasferita nel centro di Appiano, il paese dei vigneti. Protagonisti sempre Perla Cardenas e Alessandro Bellingeri, con la passione per la cucina ereditata da nonna Ada nella trattoria di famiglia a Cremona.

Una lunga gavetta per affinare l’innato talento da maestri come Enrico Crippa, Massimo Bottura e Massimo Spigaroli, prima di approdare a Cavalese, alla corte di Alessandro Gilmozzi. Poi l’avventura dell’Osteria Acquarol, con il nome che ricorda un vinello di seconda spremitura (acquarol) che contadini e operai si portavano al lavoro nella piana cremonese. Alessandro ha scelto un vecchio bar/trattoria dietro la piazza principale resettando completamente gli spazi interni con uno stile minimalista ed elegante.

Leggerezza anche a tavola con business lunch a pranzo che prevede, oltre a una golosa e morbida pizza gourmet, i tagliolini alla crema di sarda, un galletto in fonduta e una insalata con ortaggi del giorno semplicemente speciale. In cucina, dove vengono sperimentate fermentazioni e antiche pratiche della cultura popolare messicana, si preparano anche piccoli tacos ripieni realizzati con farina di mais nixtamalizzato. A cena degustazioni raffinate ispirate al territorio, al mare e ancora al Messico ancestrale liberamente rilette dalla sensibilità sfrontata, ma soprattutto senza frontiere, di un giovane cuoco di talento. Menu degustazione 60 euro, alla carta circa 70. A mezzodì conto più leggiadro.

27 Agosto 2019
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Casa Perbellini

Giancarlo Perbellini ha dato alla sua “Casa” uno stile moderno e informale. Sala e cucina sono divise solo da un efficientissimo sistema di areazione che impedisce agli effluvi provenienti dai fornelli di arrivare al cliente, ma gli permette di ammirare lo spettacolo dei cuochi all’opera. L’abbigliamento delle brigate di sala e cucina, giovanile, anticonformista e, allo stesso tempo, elegante, contribuisce a creare un’atmosfera conviviale.

Due i pilastri della cucina: classe innata (che non conosce appannamenti) e stagionalità dei prodotti. I piatti, divertenti e golosi, declinano con leggiadria i sapori dell’affumicato piuttosto che quelli del dolce e dell’amaro in equilibrio perfetto. Ad aprire la brillante sfilata tocca all’irrinunciabile wafer al sesamo con tartare di branzino, caprino all’erba cipollina e sensazione di liquirizia oppure il sontuoso astice confit, humus affumicato, chutney di pomodoro e zucchine fondenti. I mezzi rigatoni con pepe di Timur e acqua di pomodoro sono di una perfetta, godibile semplicità. Il petto di piccione laccato alla saba, cassis e ajo blanco rappresenta la conferma della personalità e della grande tecnica di Giancarlo Perbellini.

In alternativa il commensale può “creare” il suo menu: ‘Chi sceglie prova’ (132 euro), in cui si lascia mano libera alla cucina indicando un ingrediente che si vuole sia il protagonista: tra il baccalà, il sedano e la mandorla. Menu: “Verdurando” a 124 euro; “Assaggi” a 156 euro. L’importante cantina offre alcune delle migliori etichette del mondo.

27 Agosto 2019
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Da Omar

Esistono pochi luoghi del gusto che si conoscono da tanto tempo e non deludono mai. Uno di questi è Da Omar a Jesolo Lido, cittadina che d’estate si riempie del caotico andirivieni dei turisti e durante la calma invernale ha il fascino del mare fuori stagione.

“Tris” di spaghetti di seppia cruda (alla carbonara, all’amatriciana e con il pesto al basilico, ma quand’è il momento ci si può trovare sopra anche una grattata di tartufo bianco). Non da meno il classico antipasto veneziano con cappasanta al forno, moscardini, sarde in saor, latticini di seppia e baccalà mantecato. Di estrema golosità, tra i primi, gli spaghettoni con aglio, olio, peperoncino e la nota inconfondibile del fegato di seppia. Ancora, è molto buono il risotto con molluschi e radicchio. I gourmand appassionati di fritto qui non mancheranno di apprezzarne l’alta qualità in termini di leggerezza e croccantezza. Allo stesso modo è ben fatto il branzino al forno con patate, verdure e olive taggiasche.

Si può terminare con un buon sorbetto agli agrumi o con l’apprezzabile gelato allo yogurt con salsa di cachi e zenzero. Il servizio è di cordiale professionalità e la carta dei vini offre ottime opportunità di scelta con bei calici a disposizione. Menu degustazione a 80 euro, sui 75 alla carta.

27 Agosto 2019
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La Filanda Relax & Gourmet

Non comanda una compagnia o una nave ma “solo” uno storico edificio già adibito a filanda. Succede a Denno, un piccolo paese situato sulla destra del Noce, a metà strada tra Mezzolombardo e Cles da sempre il più importante centro della Bassa Anaunia. Castel Enno, da cui il nome del paese, non esiste più. Poco più che ventenne, Jessica Bon ha da subito investito sui giovani contribuendo a scuotere l’avara offerta gastronomica valligiana e trentina. Il restauro conservativo è stato progettato con rara sensibilità.

I sassi e le pietre delle pareti testimoniano una civiltà antica mentre le travi che reggono il soffitto sono ricavate da tronchi squadrati a mano. La luminosa terrazza- veranda che guarda il giardino è disponibile per degustazioni aperitivi e feste. Poi, grande attenzione ai prodotti del territorio, rigorosamente secondo stagione e selezionando i produttori.

Il tutto interpretato con la tecnica e la passione di un altro giovane che assomma impronta mediterranea e lampi della cucina d’oltralpe. I fornelli, infatti, sono saggiamente governati dal laziale Cristopher Lucca che sa marinare, con mano leggiadra e profumati agrumi, la trota delle acque trentine; le tagliatelle con radicchio, casolet e speck sono un opulento omaggio al territorio come il sapido salmerino al vino bianco o il goloso filetto di cervo che profuma di mirtillo nero. I dolci richiamano spesso i sapori del bosco. Carta dei vini tutta trentina con qualche divagazione francese. Circa 45 euro. E quattro deliziose e spaziose suite, 40 mq di tutto confort, sono disponibili per chi volesse scoprire la bella Val di Non.

27 Agosto 2019
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Valbruna

Davide Tangari è un altro giovane cuoco che entra in quella agguerrita pattuglia di giovani coraggiosi che cresce e si consolida in questo territorio delle Venezie dove la ristorazione ha raggiunto una fama internazionale. La tecnica, la passione e il cuore ci sono. Ma anche la scuola, visto che il giovane Davide si è formato presso i ristoranti con caratura stellare di Antonino Cannavacciuolo, Chicco Cerea e Giuseppe D’Aquino.

Valbruna è un moderno locale bifronte: il bistrot in prima fila, mentre il ristorante è più appartato, sia pur in un contesto luminoso e di eleganza minimalista. Questo è un luogo eclettico dove vengono sinteticamente riassunti i sapori del mondo che incrociano quelli locali, con i piatti più complicati nel nome che nei fatti. Vedi il cingalese emesha ashani (filetto di coda di rospo al curry, riso al cocco, piadina indiana e platano fritto) o altri incroci esotici pensati per il bistrot (circa 13 euro).

Da una carta tutta ancora in evoluzione il nostro percorso si è dipanato tra un ottimo prosciutto crudo di Mangalica dei Carpazi e un sapido Pata Negra, per passare poi alla “anatra al mare” adagiata su crema di noci e spume di ananas e di cocco. I tortelli ripieni di gallina padovana accompagnati da crema di mais, mezcal, crema di mandole, emulsione di pinoli e pannocchie arrostite erano opulenti, colorati e buoni, come anche la girella di pesce spatola e peperoni fritti. Buono il pane, buonissimi i dolci che sono stati il primo amore del cuoco. Carta dei vini già valida, ma in continua crescita. Circa 55 euro.

27 Agosto 2019
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Hidalgo

“Grigliare è un’arte, perché la carne non è tutta uguale”. È il precetto filosofico di Otto Mattivi che, da quasi 4 decenni, ispira la cucina dell’Hidalgo che già nel nome evoca la carne. Prima solo (o quasi) quella argentina affiancata, via via, da quella proveniente dai migliori allevamenti del mondo. Ora il ristorante è diventato un tempio del bue giapponese Kobe e non c’è carne di manzo che possa reggere il paragone: per il mito e il mistero che la circonda, per la sua raffinatezza e, non ultimo, per il suo costo. Alla vista si presenta con una luminosa marmorizzazione perché il grasso, ricco di omega 3, avvolge morbidamente ogni muscolo. E in bocca solo armonia. Al rito del Wagyu, solo su prenotazione, è stato riservato un corner appartato e tutto orientale con due menu a 90 e 110 euro. Sia l’Hidalgo Beef Tasting, sia il Grill Restaurant sono governati da Andrea Santagiuliana, un giovane ed eclettico cuoco vicentino che, oltre a interpretare con creatività e gusto tradizioni e prodotti dell’Alto Adige, non ha dimenticato le sue origini proponendo ogni venerdì il suo ottimo baccalà alla vicentina. E, oltre al grill, ecco il carpaccio di cervo con salicornia e julienne di barbabietola al cartoccio; la rassicurante crema di castagne con scaglie di tartufo nero; il leggiadro salmerino regionale cotto a bassa temperatura e patate al rosmarino o il più succulento carré d‘agnello con purea di patate all’aglio orsino. Cantina sempre grande, ma che non eguaglia i trionfi di un tempo. Menu degustazione a 52 euro; alla carta circa 60.

27 Agosto 2019
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Aqua Crua

In cinque anni Giuliano Baldessari ha dato una marcia in più a un territorio, quello a sud di Vicenza e dei Colli Berici, che era ricco di trattorie. Ma dove mancava un punto di riferimento per l’alta cucina. “Aqua Crua” ora è una piccola perla cresciuta a Barbarano Vicentino e che, oltre al pranzo e alle cene gourmet, propone anche un business lunch il giovedì e il venerdì, la “colapranzo” il weekend (sarebbe riduttivo definirlo semplicemente un brunch), il tavolo dei sommelier direttamente in cantina e cinque camere per respirare a fondo e a tutto tondo l’esperienza dello chef trentino.

Dal primo menù dedicato al suo grande maestro Massimiliano Alajmo, di cui è stato secondo alle Calandre per dieci anni, Giuliano Baldessari ha lavorato su una “cucina di sottrazione” che arriva al cuore del gusto. Tutto è essenziale nella cucina dello chef trentino, dalla sala spartana e minimalista alla cucina a vista dove la brigata cucina concentrata e in silenzio. Essenziali sono i nomi dei piatti di un menù liquido che cambia quasi giorno per giorno a seconda di quello che offre la stagione e il mercato: l’uovo, la mortadella, l’agnello, il Giappone, il piccione, il crudo.

Piacevoli esplosioni in bocca, ingredienti ricercati in una ricerca attenta alle sensazioni di acido e di amaro e a un allontanamento progressivo dal gusto dolce. Menù degustazione a 95 euro (“Frattali”) e 135 euro (“Iniziazione”) con gli abbinamenti curati dal sommelier Paolo Rancati.

27 Agosto 2019
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Oro

Il lussuoso Belmond Hotel Cipriani occupa l’intera propaggine settentrionale dell’Isola della Giudecca. Gli approdi gourmet dell’albergo sono quattro: il tradizionale Cip’s Club sulla riva affacciata verso piazza San Marco, il Giudecca 10, il Porticciolo a bordo piscina, aperto solo a pranzo nella bella stagione, e il raffinato “fine dining” Oro, circondato dal tratto di laguna che guarda all’Isola di San Giorgio e al Lido di Venezia. Al timone della cucina di quest’ultimo il trevigiano Davide Bisetto, capace di mescolare con eleganza diverse culture gastronomiche, da quella francese che ne ha caratterizzato parte della carriera, a quella orientale, fino alle tradizioni locali.

Il percorso gastronomico può essere aperto con lo “asparago dipinto” o con cannocchia, garusoli, peperone verde e combavas, per poi continuare con i ravioli di bietola alla cenere e ristretto affumicato di faraona o con il risotto con birra scura e conchiglie, e chiudere con il branzino cotto nell’argilla e ponzu di melanzane o con il piccione marinato al bergamotto e cotto alla brace con pepe nero.

La numerosa brigata di sala si muove con professionalità e precisione. La cantina è importante e presenta ricarichi adeguati al luogo. I menu degustazione sono tre, chiamati con semplicità “Oro 1” (180 euro) “Oro 2” (150 euro) e “Oro 3” (210 euro); tra i piatti che li compongono se ne possono scegliere tre a 145 euro o quattro a 165. Disponibile, per chi lo preferisse, anche un menu interamente vegetariano.

27 Agosto 2019
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Zanze XVI

Un’osteria allo stesso tempo antica e moderna. L’edificio che la ospita, a pochi passi alle due principali porte d’ingresso della città, la stazione e Piazzale Roma, è infatti carico di storia. Al contrario, è attuale e di taglio internazionale il modello di ristorazione scelto dai due proprietari, Nicola Possagnolo, padovano, imprenditore nel settore dell’information technology, e Nicola Dinato, noto alle cronache gastronomiche come chef e patròn del ristorante Feva a Castelfranco Veneto.

Non c’è una carta da cui scegliere, ma tre diversi menu degustazione che cambiano di continuo in base a ciò che il mercato propone. Dalla cucina, guidata da Marco Galtarossa, escono piatti accattivanti e tecnicamente impeccabili ispirati alla tradizione veneziana, intesa come una miscellanea di consuetudini e culture gastronomiche: dal benvenuto, uno squisito cannolo di mais e liquirizia e baccalà mantecato, si passa alle tagliatelle di aglio nero, tartufo nero e nocciola e alla lingua di vitello “alla mediterranea“, per concludere con un dolce complesso tanto nei sapori quanto negli aromi: cioccolato amaro, tea lapsang souchong e pepe lungo indiano.

Il servizio è svelto e lieve e la carta dei vini strizza l’occhio, come molte altre nella città sull’acqua, al mondo dei cosiddetti “naturali”. Conto tutt’altro che impegnativo: il menu “Terra” costa 50 euro, “Mare” 70 e “Creazione” 80. Non manca, poi, la conveniente scorciatoia del pranzo di lavoro a 25 euro.

27 Agosto 2019
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Riviera Ristorante per Onnivori

GP (non solo un acronimo ma un soprannome quasi necessario, visto che i nomi di battesimo sono ben quattro: Giovanni, Pietro, Francesco, Maria) Cremonini è un personaggio dalle mille sfaccettature. Dopo un lungo periodo trascorso a Parigi tra musica e gastronomia, decide di tornare a Venezia, dove era cresciuto, e di prendere in gestione il Riviera, ristorante affacciato sul Canale della Giudecca e dotato di uno splendido plateatico di fronte all’imponente Mulino Stucky. Oggi, dopo qualche anno, il locale gira come un orologio assecondandone perfettamente la filosofia.

Già leggendo il menu ci si rende conto che qui il territorio è protagonista: risi e bisi e ostrica, “fior di granseola”, “fiammella di Santa Capa” (capasanta, Montasio e frutta). Ma non mancano piatti di estrazione geografica diversa: interessante “non è ‘na carbonara”, interpretazione del piatto romano con un tocco di venezianità (al posto del guanciale ci sono le alici affumicate e lo scalogno); coreografica e perfettamente riuscita “quasi una zuppa di pesci”, il cui brodo viene trattato al sifone e servito al tavolo sotto forma di spuma leggerissima. Impeccabile nelle cotture il “piccione a tre tempi”.

Carta dei vini ricercata ma a corto raggio: le scelte sono limitate alle Tre Venezie, dal Lago di Garda all’Istria. La sala è guidata con professionalità e charme dallo stesso padrone di casa. Tre menu degustazione allo stesso prezzo (105 euro): “sott’acqua”, “terra emersa”, “di qua e di là”. Scegliendo dalla carta si pagano 65 euro per due portate e 85 euro per tre portate.

27 Agosto 2019
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Osteria alla Chiesa

Definisce la sua “una cucina d’istinto”. Termine che non vuol dire improvvisazione, perché i suoi piatti sono tutt’altro che casuali. Al contrario, significa approfondimento, empatia, condivisione, con un valore aggiunto che va oltre lo studio. Claudio Gazzola è sintonizzato sulla linea di Tiziano Terzani, il quale sosteneva che “la vera comprensione è quella che va al di là della ragione e che si fonda sull’istinto, sul cuore”. E qual è il miglior dialogo, anche in cucina, se non quello della memoria che condivide ricordi comuni?

Basta prendere un piatto semplice, come la pasta risottata, fagioli e “formaggino”, per rendersene conto e far risvegliare sensazioni (solo) apparentemente sopite. Non deve meravigliare, poi, che nell’insegna del locale sia raffigurato un asino: è stato proprio quello, dieci anni fa, il punto di partenza del cuoco, e ancora adesso uno dei menu degustazione è intitolato “Il ciuco”: spazia dalla tartare d’asino al Roastmusso fino al semifreddo di latte d’asina, ingrediente leggendario che dal bagno di Poppea ha trovato altre e più convincenti applicazioni.

Qui la tradizione guarda avanti. Gazzola è parecchio cresciuto in questi anni: le sue capacità oggi le dimostra in un antipasto come ostrica e bamboo, in primi piatti come il risotto alla cicoria, nocciole e capperi oppure nei tagliolini con animelle di vitello, sedano rapa e radici di kren, vale a dire rafano. La sala è governata da Giada Bergamin. La cantina è corretta: alla carta sui 50 euro. Ma a pranzo tre piatti e un bicchiere di vino costano 22 euro.

27 Agosto 2019
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SanBrite

Sono riusciti a realizzare proprio una bella opera, Ludovica Rubbini e Riccardo Gaspari: coppia nella vita e sul lavoro, hanno saputo creare un luogo affascinante quassù, a debita distanza dalla frenesia cittadina della regina delle Dolomiti. Cortina e le Tofane sullo sfondo delle vetrate che lasciano ammirare un panorama che non stanca mai, per gustare un menu sempre in evoluzione, con piatti che il cuoco lega indissolubilmente al territorio elaborandoli con la sapienza di chi ha acquisito un’ottima tecnica.

Non bisogna dimenticare che Riccardo se ne intende di arte casearia, così qui, insieme all’ottimo pane, si assaggia un burro strepitoso. Si può iniziare con un classico di gola come la patata “primordiale”, cotta alla brace servita con purée di patate, beurre blanc e la sua buccia, oppure con il raffinato sedano rapa cotto al vapore con brodo di speck. Tra i primi difficile rinunciare a un cavallo di battaglia come gli spaghetti con olio al pino mugo e pane croccante, di balsamica suadenza. Ancora, sono buonissimi i ravioli con anatra selvatica, fegato grasso e crema di pan brioche.

Soddisfa anche la gallina, accompagnata da estratto di radici e sorbetto di senape. Interessante il nuovo corso con i dolci, tutti privi di zuccheri aggiunti, tra i quali spicca “Top inambur” riuscita proposta a base vegetale. Ben assortita la carta dei vini e servizio di cordiale professionalità al quale non manca il sorriso. 80, 100 o 110 euro per i menu degustazione, sui 75 alla carta.

27 Agosto 2019
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Trattoria alla Luna

Le tradizioni della Mitteleuropa sono filtrate dalla “Luna”. Non quella che rasserena le nostre notti, ma quella che presta il nome all’omonima trattoria. Nel cuore di Gorizia, a due passi da piazza della Vittoria (l’antica “piazza grande”, luogo di mercati e cerimonie pubbliche), nel 1876 aprì i battenti la Trattoria alla Luna. Non a caso può fregiarsi del titolo di Locale storico del Friuli Venezia Giulia.

In principio fu posto di ristoro e locanda con cambio cavalli per le carrozze, un luogo di ritrovo di commercianti che si mettevano in viaggio con la luna e ripartivano con essa, a fine mercato. Entrare nel locale (dal 1956 gestito dalla famiglia Pintar) è come compiere un viaggio a ritroso nel tempo attraverso le tradizioni della Mitteleuropa. Elena e la madre Celestina accolgono gli ospiti con gentilezza e calore, in costume tipico goriziano. Prima si può indugiare al banco per un Rebekin, un buon calice di vino accompagnato da una polpetta o da una sardella fritta.

Al tavolo vi aspettano piatti della tradizione slovena, friulana e goriziana, con pietanze balcaniche e austriache: tra i quali la “cuincir”, la ricotta casareccia delle Valli dell’Isonzo conciata, con il sale e salvia fresca e un filo di miele nostrano ai fiori d’acacia; il gustoso orzotto cotto con il battuto di erbe spontanee e cascata di noci. Ma anche i cevapcici (salsiccette di carne mista speziata) e la lubianska (carne impanata farcita di prosciutto e formaggio). La dolce gibanica c’è sempre. Cantina ampia e generosa. Circa 40 euro.

27 Agosto 2019
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Vitello d’Oro

Citato per la prima volta in un documento del 1847, è uno dei locali più antichi della città. Si trova nel cuore di Udine, a due passi dall’incantevole Piazza San Giacomo, un tempo luogo per il mercato cittadino. L’arredamento in legno rende calde e accoglienti le quattro sale interne. I tavoli sono raccolti attorno a un tipico “Fogolar Furlan” che in inverno è sempre acceso. Durante la bella stagione, invece, si può mangiare all’aperto, nel bel giardino di proprietà.

I fratelli Sabinot hanno seguito le orme del padre Antonio che per primo propose una cucina di pesce nel entroterra, sfruttando la generosità del Mar Adriatico. Oggi il menu continua a prediligere il pesce, ma non trascura le verdure di stagione e le carni. Si può iniziare con la delicata tartara di tonno e avocado per poi passare alle deliziose linguine con asparagi e acciughe. Tra i secondi, è molto buono il pesce spada con bufala e pomodoro fresco; inno alla semplicità e alla tradizione mediterranea.

I dolci sono ricchi e goduriosi, da provare la crema al cioccolato e nocciole caramellate. Il servizio è premuroso e sorridente. Antonio Sabinot vi guiderà nell’abbinamento dei vini, attingendo da una cantina ben fornita: un’ampia scelta di vini bianchi friulani in sintonia con la cucina, intervallati da ottime etichette di rossi. Si spendono 70 euro per il menu degustazione grande e 58 euro per quello piccolo; sui 65 euro alla carta.

27 Agosto 2019
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Restaurant 1908

Con le sue belle residenze estive, gli alberghi e i ristoranti storici, il Renon, la località di villeggiatura sopra a Bolzano, ha una lunga tradizione turistica testimoniata da edifici d’epoca come l’albergo Holzner. Si trova accanto alla funivia che lo collega al centro di Bolzano e, fondato nel 1908 dall’omonima famiglia, l’albergo mantiene lo stile belle époque. Ma non in cucina, dove ogni nostalgia è stata bandita con l’arrivo di un giovane talento di nuova leva cui è stato affidato l’angolo gourmet “1908”.

Stephan Zippl è cresciuto a Longostagno, proprio sul Renon, in una famiglia di cuochi, ma prima di approdare ai fornelli ha fatto tutt’altro. Compreso il falegname. Poi il richiamo di una passione latente e una intensa gavetta, da Villa Feltrinelli al Simon Taxacher a Kirchberg in Austria. Infine, l’esperienza decisiva accanto a Norbert Niederkofler. I suoi piatti spaziano dalla tradizione locale – a cui ha dedicato un articolato percorso che comprende anche un abbinamento insolito con i celebri succhi di mela (prodotti in zona) – a una visione universale, inglobando i prodotti della cucina internazionale.

Avvio brillante con un interessante e complesso sgombro, olive e limone che anticipa i buonissimi tortelli di lepre con scorzonera e una schiuma amara di lychees. E, poi, l’insolito halibut con il gobo (una radice commestibile prodotta dalla pianta bardana maggiore) e il rafano. Tra i dolci, l’ottima barbabietola rossa, vino porto e arancia. Menù degustazione da 59 a 95 euro.

27 Agosto 2019
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Harry’s Piccolo Restaurant / Harry’s Bistrò

Nella bella Trieste, brilla in solitario splendore la stella dell’Harry’s Piccolo, l’angolo per buongustai che affianca il più economico Harry’s Bistro all’interno dell’elegantissimo Grand Hotel Duchi d’Aosta, affacciato sull’affascinante Piazza Unità.

L’atmosfera è accogliente e raffinata, un vero salotto, nel cuore della città, dove incontrarsi e farsi ammaliare da suggestioni d’alta cucina. Dietro al successo prematuro del ristorante, c’è un mirabile lavoro di squadra. A rivestire il ruolo di capitano, affiancato dagli amici Davide De Pra e Alessandro Buffa (a capo della brigata), è il giovane cuoco Matteo Metullio che, dopo essersi affermato in Alta Badia con La Siriola, spinto da sentimento paterno, è tornato nella terra natia per proporre la filosofia del “km vero”: ingredienti di ottima qualità, provenienti dalle aree più vocate.

Ogni piatto esalta, con sensibilità e accortezza, i sapori più autentici della cucina mediterranea, portando in tavola la gioia della convivialità. Si può iniziare con una fresca insalata di mare a base di ostriche, branzino e mela verde. Tra i primi, è molto buono il tortello di parmigiana di melanzane, ricotta di bufala e pomodoro candito. Interessante l’agnello con camomilla, latte di capra e spugnole. La sala è gestita in modo magistrale da Elena Sommelier, mentre Elena Brussa si occupa della cantina, curata e ben assortita. Menu a 140 euro (7 portate); 115 (5 portate). Alla carta circa 95 euro.

27 Agosto 2019
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Ristorante Regio Patio

Garda è una località capace di ritemprare lo spirito con i suoi meravigliosi scorci, le passeggiate lungo il lago e tra le strade del borgo, sempre affollate di turisti in cerca di una dimensione più “lenta” rispetto agli affari quotidiani. Garda è capace anche di ritemprarti il palato e, ad aiutarti, è Andrea Costantini, uno cuoco che arriva dal Friuli e che, dopo aver lavorato un decennio con Bruno Barbieri, che lo considera uno dei suoi allievi migliori, negli ultimi anni è diventato uno dei più intelligenti interpreti dei sapori del Garda.

Provare per credere la sua ostrica di lago, un concentrato che esprime nel guscio tutta la potenza di questo territorio. Non si tratta di un prodotto frutto dei bizzarri cambiamenti climatici, ma di un originale piatto creativo con salmerino marinato, uova di salmerino, filetto di coregone fresco e altri elementi da mangiare in un boccone gourmet. Costantini, grande appassionato di Bruce Springsteen, è un friulano che guarda il Garda attraverso altri occhi e altre papille, e molto attento al territorio dove lavora da oltre dieci anni.Gustate la tartare di pecora brogna, lavanda e rosa o lo spiedo di diaframma di manzo alla brace e mosto cotto o assaggiate il menù Garda 100%.

Prima o dopo aver mangiato chiedete al direttore di sala Stefano Barbieri di visitare la ricca cantina. Ottimi anche gli abbinamenti dei piatti con le birre. Quattro menù degustazione a 60, 75 e 85 euro e una spesa alla carta sui 70 euro.

27 Agosto 2019
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Masi Tenuta Canova

A poca distanza da Lazise e dal Lago di Garda, la tenuta Canova è il luogo dove la famiglia Boscaini ha deciso di raccontare la lunga storia di Masi e dei vini che hanno reso grande la Valpolicella. Il percorso inizia nel Wine Discovery Museum, uno spazio espositivo che, attraverso strumenti multimediali, illustra la sinergia di terroir e tecnica che ha dato vita ai vini di questa cantina, facendo rivivere in pochi passi il complesso procedimento che dai filari d’uva conduce al calice. Il suggestivo percorso culmina all’interno di un tino di 50.000 litri nel quale potrete letteralmente rivivere, attraverso immagini, profumi e suoni, la fermentazione del mosto.

Dopo la visita al museo, concedetevi una passeggiata attraverso i vigneti e una tappa al belvedere rialzato, dal quale è possibile godersi un bel panorama sulla Valpolicella. Nel Wine Bar troverete, infine, una cucina semplice e genuina, pensata per dare risalto ai vini Masi, sia in abbinamento al calice che come ingrediente. Anche a tavola l’attenzione alle tipicità del territorio è d’obbligo, non soltanto la Valpolicella, ma anche la Lessinia e il Lago, che occhieggia poco lontano.

Nel bel dehors immerso nel verde o nell’accogliente taverna in pietra, si avvicendano piatti rustici ma curati: luccio in salsa con polenta e olio d’oliva della tenuta, lasagnette al ragù di cortile e tartufo del Monte Baldo, costata di bufala con vin cotto e spinaci, oltre all’immancabile risotto all’Amarone. Il servizio è spigliato e cortese. Conto sui 40 euro.

27 Agosto 2019
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Locanda Benetti

Il gusto della tradizione pura e questa storia partono da lontano. Il DNA di Romeo, il Patriarca, è quello dell’Altipiano dei 7 Comuni (un suo bisnonno, Marco Ambrosini detto Bufera, campeggia in entrata nella foto del 1900 quando governava l’Albergo al Ghertele, lungo la Val d’Assa, importante via di comunicazione con l’Austria per viaggiatori e lavoratori).

Poi i genitori di Romeo, nel 1928, discesero le valli e si stabilirono in pianura a Costabissara. Dapprima fu solo una bottega per asporto vini, poi una osteria-trattoria con una cucina che incrociava le tradizioni montanare con quelle della nuova “patria”. Piano piano, dopo una oculata ristrutturazione, è diventata una piacevole locanda che dà ristoro non solo ai clienti affezionati (magari nell’enclave della vecchia cucina di casa), ma anche alloggio a viaggiatori e turisti.

I piatti della tradizione che hanno marcato tutto il percorso di questa storica trattoria indicano anche la sorgente che ispira la cucina. Non a caso il baccalà alla vicentina e il fegato alla veneziana sono conformi ai sacri testi. I prodotti sono genuini e sani; i piatti buoni e rassicuranti, a partire dall’ottimo salame ai ferri che non manca mai nella dispensa. E non può mancare la polenta di Marano con funghi e Asiago e nemmeno i “corgnoi” (lumache) alla veneta. Splendidi i tagliolini in brodo della casa con “durelli e fegatini” o i bigoli con “l’arna” (anitra); inamovibile il pollastrello in tecia. La cantina è costruita con saggezza anche nei costi. Per non stravolgere il conto che si aggira sui 35 euro.

27 Agosto 2019
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Belle Parti

Ospitato in un bel palazzo storico del centro di Padova (Palazzo Prosdocimi), il ristorante Belle Parti è ormai diventato un preciso riferimento della ristorazione di classe di Padova. Infatti, nello storico cuore patavino, si raccolgono clienti affezionatissimi, nuovi appassionati della buona tavola e turisti interessati a provare il lato più elegante e nascosto di questa parte di Veneto.

La sala, preziosa e ricca di atmosfera, è improntata alla sobria raffinatezza delle grandi maison di un tempo; a guidarla c’è Stefania Martinato, che coordina con il savoir-faire che la contraddistingue una squadra giovane e disinvolta. Il grande protagonista del locale è il pesce dell’Adriatico (con qualche ‘ospitata’ di eccellenze estere, come il carbonaro dell’Alaska), che detta ritmi e offerta della carta. A trattarlo con competenza e mano sicura è il cuoco Daniele Doria, abile nel trovare l’equilibrio tra i ricordi della cucina classica e le opportune divagazioni contemporanee.

Non mancano, per ogni portata, un paio di proposte di terra, altrettanto centrate. Ormai classica, e richiestissima, la selezione di crudi di mare, che varia in base al mercato (eccellenti scampi e gamberi); ricchi e golosi gli spaghetti cacio, pepe e scampi; ottima la cottura del calamaro alla griglia con papaya e barbabietola. Ispirata alla tradizione la carta dei dessert, come la padovanissima torta pazientina. Carta dei vini che spazia tra le più blasonate etichette. Conto tra e i 55 e i 90 euro.

27 Agosto 2019
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La capr’allegra

Il bosco che copre la Val di Nos, toponimo misterioso nell’Altopiano dei 7 Comuni, è accogliente e pieno di magia. L’atmosfera e tutto l’ambiente che circonda il B&B La Capr’allegra sono bucolico-pastorali. Maneggio a cura dell’Altopiano dei cavalli e le caprette che forse arriveranno. Burocrazia permettendo.

L’area del mitico Appaloosa, zona Galstagh, è tornata a vivere per merito di Stefano Fraccaro, figlio d’arte, e della sua brigata. L’insegna dichiara: buona cucina, ospitalità, sogni beati, fantasia e caprette. Tutto confermato. L’ospitalità è nel DNA vista l’accoglienza schietta, simpatica e cordiale. I sogni beati sono garantiti da alcune linde camere, la fantasia dall’ambiente che vi circonda e la buona cucina da piatti concreti, golosi e sani perché realizzati con prodotti semplici ma selezionati secondo lo scandire delle stagioni. A cominciare dalla panna cotta al caprino su letto di cavolo cappuccio, polentina con coppa affumicata. Gli intramontabili gnocchi di patate al burro di malga e Asiago stravecchio avvolgono morbidamente palato e gola, mentre il ragù di cervo condisce le tagliatelle rustiche della casa. L’Asiago fuso in cocotte con polenta, salsiccia e funghi è un doveroso omaggio al territorio. Goloso lo stufato di manzo alla birra rossa.

Lo strudel ci affascina sempre, ma tutti i dolci sono frutto del forno di casa. Il formaggio di capra arriverà solo se qualcuno in “alto” vorrà. Cantina contenuta, ma saggia nelle scelte e nei ricarichi. Circa 40 euro, per quattro piatti dall’antipasto al dolce.

27 Agosto 2019
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Le Andrianelle

Fascino antico e moderne virtù: la piazzetta di Via Liston ha ripreso nuova vita, merito sicuramente dell’elegante recupero, ma anche della linfa vitale trasfusa da una squadra giovane e piena di vita (e di esperienza) che fa funzionare le belle camere, la cantina e, soprattutto, il ristorante. E questo è stato lo spirito che ha guidato la ristrutturazione della casa de “le Andrianéle”. La missione era, appunto, il recupero di una raffinata magione dell’800 per restituire alla comunità locale una struttura ricettiva che rispecchiasse fedelmente la tradizione del territorio.

Come un tempo che fu, quando trattorie, osterie e locande rappresentavano punti di ritrovo per gli abitanti e, allo stesso tempo, “finestre sul mondo”, sapendo ospitare viandanti e curiosi. A guidare la brigata di cucina, e non solo, Amedeo Baio, solido giovane cuoco della pedemontana vicentina con alle spalle esperienze importanti alla Locanda di Piero e a Brusaporco da Vittorio. Le sue mani sono solide come le sue spalle, ma la presentazione dei piatti e la combinazione dei profumi e dei sapori hanno un perfetto equilibrio e le consistenze rassicuranti di una tecnica sopraffina.

Basta assaggiare le linguine con acciughe del mar cantabrico, cocco, aneto e pane aromatizzato al caffè e ostrica o il risotto “Acquerello” al prezzemolo, lumache, caviale e spuma d’aglio rosso. E poi il trionfo delle buone carni (costolette di agnello “Merino”) e dei pesci saporiti (mazzancolle “Porto Santo Spirito”) nel forno a brace di Paolo Parisi. Menu degustazione a 45 euro; alla carta circa 50 euro.

27 Agosto 2019
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FuoriModena

Quando si hanno le radici della famiglia nel cuore, si cerca nella memoria più segreta, quella del gusto, per far riemergere e vivere la propria storia alla luce del sole. Così Claudio Roncaccioli ha aperto un ristorante che propone una cucina… a chilometri duecento. È questa la distanza tra Modena e Vicenza, dove a due passi da piazza dei Signori si possono trovare piatti e prodotti della cucina modenese eseguiti ad alti livelli.

Non siamo di fronte, quindi, a una semplice ispirazione: ne sarebbero capaci tutti. Ricette e ingredienti vivono davvero nel sangue di Claudio e del figlio Lorenzo che, adesso, ha in mano la cucina. Cominciamo con la sfoglia: è tirata ogni giorno come una corda di violino, spiegano i titolari, che mettono in pratica la sapienza delle “rezdore”, dalle quali padre e figlio sono andati pazientemente a lezione. Il risultato? Quella sfoglia è l’anima di tortellacci, tortellini, maccheroncini al pettine, pappardelle, tagliolini che ammiccano tentatori dal menu.

“FuoriModena” è un’operazione geo-enogastronomica raffinata: l’obiettivo è portare le materie prime, la tradizione, le ricette e la cultura di un territorio a Vicenza. Pertanto, nel locale, trionfano anche lo gnocco fritto, il pollo alla cacciatora, il culatello di Zibello, nonché una sinfonia di cotechini, zamponi, prosciutti e mortadelle. Qui potete rendervi conto del perché tra Modena e Reggio nell’Emilia vivono più maiali che uomini. Senza dimenticare i formaggi, con il Parmigiano Reggiano in cima alla lista, e l’aceto balsamico tradizionale che sfrutta le sue gocce centellinate per moltiplicare i sapori. I vini sono quelli emiliani, ma non solo. Conto sui 50 euro.

27 Agosto 2019
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Radici Terra e Gusto

L’asticella della qualità si è alzata ancora; l’offerta della cucina condotta con maestria da Andrea Valentinetti, con l’innesto di Andrea Rossetti – valente maestro d’erbe – sta battendo nuove strade di bontà gastronomica. Padova si sta risvegliando per merito, ancora una volta, di giovani appassionati come questi. Radici unisce eleganza, informalità e, soprattutto, ricerca, senza dimenticare la storia.

Come dimostra il menu ‘La Terra’ (75 euro) dove spiccano piatti come la gallina d’inverno o i ravioli di faraona, latte, miele e anice stellato. Merito di una cucina moderna che sa anche uscire dai canoni tradizionali, concettualmente semplice da capire anche se qualche piatto potrebbe sembrare spregiudicato come l’ottimo rombo, con porro, curry e molluschi dal menu ‘Il Mare e La Laguna’ (75 euro). Il premio “Ricerca e Innovazione” assegnato nel 2019 da questa guida è stato ampiamente meritato. Tutto frutto, appunto, di ricerca, lavoro e grande rigore. Nel pieno rispetto della stagionalità delle materie prime, di una dose di creatività ben calibrata e di una componente botanica sempre più presente.

E tutti i piatti lo confermano a partire dal riso, seppie e seppie, e cavolo di cappuccio viola o nel baccalà, patata, ceci, limone e camomilla dove la tecnica disegna il vestito ma il sapere dei giovani li riempie di contenuti. I dolci rivelano facilmente la mano felice di Valentinetti nella pasticceria. Cantina di valore e sala ben curata da Eleonora Piovesan. Circa 65 euro, sensibilmente meno (solo a pranzo) nell’attiguo bistro R2.

27 Agosto 2019
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La Posa degli Agri

Il quadro è incantevole: natura, campagna, tanto verde. Facile innamorarsene, come è successo ad Antonino e Nicola, gli imprenditori che hanno ambientato qui il loro sogno. La Posa degli Agri è vocata all’accoglienza, già a partire dalla cornice rilassante con orto, corte e frutteto. La perfetta sintonia tra stile tradizionale e design attuale si rispecchia nei piatti che riportano il palato alle migliori memorie, attraverso ricette creative e piatti d’impatto visivo sorprendente.

Alla base gli ingredienti freschi del momento, espressi in ogni loro sfumatura e con rispetto dallo chef Andrea Alan Bozzato: le carni, il pescato adriatico giornaliero, gli ortaggi locali, spesso dell’Orto degli Agri. Il menù è ricco di referenze green che raccontano estrosamente il territorio, come la tartare vegetale condita al tavolo con pane croccante di semi e, tra i primi, il risotto con melanzana affumicata, mandorle e pesto di fagiolini. Il pollo allevato a “Latte e Miele” con funghi e maionese alle erbe, petto cotto in foglia di fico, coscia marinata nel latticello e fritta è un’esperienza da provare. In alternativa la griglia con la selezione di Black Angus Veneto, frollatura dry aged, con verdure alla brace.

Oltre alla spettacolare degustazione di formaggi, il bigné esploso, crema al mascarpone, cereali soffiati, cacao e frutti rossi è la perfetta conclusione. Lo staff, in cucina e fuori, è giovane, dinamico e gentile. Menù degustazione a 45 e 60 euro, anche se si sceglie la carta il conto è giusto: circa 50 euro.

27 Agosto 2019
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Local

Nato dalla visione imprenditoriale di Luca e Benedetta Fullin, già fondatori dell’azienda di distribuzione di vini naturali Meteri, il Local mostra un lato di Venezia autentico e, al contempo, non convenzionale, geograficamente defilato e concettualmente lontano dai grandi flussi del turismo. L’ambiente, elegante ma essenziale, e l’eccellente servizio di sala creano una felice sinergia con la cucina di Matteo Tagliapietra, che interpreta efficacemente l’essenza profonda del microcosmo lagunare, fatto di tradizione ma anche di secolari contaminazioni.

Le portate riflettono un approccio intelligente alla materia prima, mai snaturata e anzi resa protagonista in modi non scontati. Rassicuranti e ben eseguiti gli gnocchi con germano reale e cavolo nero; più spinti, ma altrettanto armonici, gli spaghetti con burro affumicato, ostriche e bergamotto. Tra i secondi, particolarmente eleganti la quaglia con lamponi, porro e cacao, e il merluzzo con broccoli di Custoza e bagnacauda.

Una menzione meritano anche i dessert, golosi e talvolta provocatori, come nel “Sedano in 3D”: variazione dolce di sedano rapa, sedano verde e levistico. Com’è lecito attendersi, la carta dei vini è ampia e molto ben costruita. Due i menu degustazione: “Identità”, 7 portate a 110 euro, e “Local”, 5 portate a 85 euro. Tra i 65 e i 130 euro alla carta. A pranzo, infrasettimanale, anche una formula a 48 euro.

27 Agosto 2019
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Osteria Altran

In questa accogliete cascina spersa nella campagna della Bassa Friulana non ci si arriva per caso. Ma lo sforzo sarà ripagato perché, una volta abbandonata la trafficatissima A4, scoprirete una dimensione fatta di piccoli borghi, silenzio, rottura netta con la società tecnologica. Magari il cellulare vi abbandonerà ma, in questa nuova dimensione, è quasi un vantaggio.

Questa è una nobile e bucolica dimora contadina dove ci si sente a proprio agio e, nei mesi più freddi, ci sono sempre i caminetti accessi a rendere l’atmosfera calda e avvolgente. E, a fine cena, ci si può abbandonare sulle poltrone davanti al fuoco a concludere la bella esperienza con gli aromi di un ottimo distillato. La cucina è sempre nelle solide mani di Alessio Devidè, un cuoco di poche parole che contrasta con la personalità estroversa di Guido Lancellotti, il “patron” che ora osserva (e governa) da dietro le quinte.

Ma questa “strana coppia” ha saputo dare vita a un locale che soddisfa lo spirito oltre che la gola: qui prevalgono i fatti (buoni). La cucina ha una chiarissima impronta territoriale, ma è interpretata con una inappuntabile tecnica moderna. Carni e pesce si alternano, ma forse, a sedurre di più, sono i prodotti della terra. La campagna può essere generosa: su tutti l’agnello con crema di capperi e aglio nero. La partenza fresca e seducente arriva dal mare con la ceviche ai percebes; il risotto al baccalà, pomodoro, capperi e olive risponde a tutti i sacri crismi. La selezione dei dolci conquista i palati più golosi. Cantina bella e generosa. Circa 75 euro.

27 Agosto 2019
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12 Apostoli

In un locale dove tutto parlava di storia e di tradizione, c’è voluto coraggio a metterci le mani per rivoluzionare cucina e sala. C’è riuscito Filippo Gioco, quarta generazione della famiglia veronese. Studi da antropologo, idee chiare sul futuro: il 12 Apostoli non deve restare solo il bellissimo museo che è, ma deve lanciarsi verso un percorso di ricerca.

Così, rispetto al passato, è rimasto immutato lo spirito di accoglienza così ben rappresentato dal sorriso di Antonio Gioco e della moglie Simonetta. Ma in una sala profondamente cambiata, con una luce che oggi valorizza così bene gli affreschi, è possibile assaggiare i piatti proposti dallo chef Mauro Buffo attraverso quattro menù degustazione a cui si affianca, d’estate, anche il menù “Opera”, pensato per i melomani che hanno il biglietto prenotato all’Arena.

Nei percorsi, Buffo può guardare a Verona e alla sua provincia, rivisitare i classici della cucina italiana o esaltare le sue esperienze di chef con piatti come anguilla e burro montato (“Abbiamo visite da Comacchio”), Scampo e midollo, Cracker di coniglio. All’inizio o alla fine della vostra degustazione fatevi accompagnare nella “cantina apostolica” che poggia su una strada romana del I secolo, dove trovate vecchie annate e le penne lasciate dai grandi scrittori insigniti del premio “12 Apostoli”. Menù degustazione a 90 euro, il menù lungo (“Giravolte”, 12 assaggi) a 110.

27 Agosto 2019
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19.94

Stefano Agostini con 19.94 – il locale del patron e amico Alessandro Rotolo, conservatore delle glorie vinicole di Mario Schiopetto (Collio Goriziano) e dei Volpe Pasini (Colli Orientali) – riallaccia il contatto con… la sua storia. E la scintilla che questo contatto genera riaccende un ricordo ancora vivo nei gourmet, non solo padovani: quello di Casa Vecia di Abano Terme quando, l’allora giovane cuoco, rivelò il suo talento cristallino.

Passando anche per l’esperienza di Godenda – locale di Padova che Agostini con i fratelli ha creato in seguito – Stefano continua il suo percorso evolutivo, con un punto fermo: una cifra stilistica personalissima. Nitida, ben definita. Una cucina di classe la sua, capace di semplificare anche le preparazioni più complesse e ad alto indice di difficoltà. Lo fa partendo da una materia prima scelta senza compromessi.

La qualità si rivela fin dai prodotti da forno, nella pasta, nelle verdure… In tutto ciò che lui sa rendere buon cibo con pochi sapienti tocchi. Tanta ricerca, fantasia, raffinatezza. Li ritroviamo nella tartare di cappesante, nella calamarata integrale con salsiccia, Castelmagno e cavolfiore (piatto che brilla per originalità), come pure nel branzino con ‘friarielli’, salsa al pimento e caviale. I menu degustazione a 60 e 85 euro, oltre a quelli in versione ridotta, sono un invitante approccio a questo locale, gradevole da vivere anche per il suo design contemporaneo. Cantina che raccoglie 500 etichette e che permette escursioni su vari territori anche internazionali, Francia in primis. Sui 70 euro.

27 Agosto 2019
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Chat qui rit

Centralissimo, ma fuori dai consueti e brulicanti percorsi dei turisti vocianti. Anche per vocazione: quella di rimanere estraneo alla (comoda) cucina national popolare che impera a Venezia. Giovanni Mozzato, ex rugbista ed ex uomo di finanza, ha dato una nuova anima a questo Locale Storico d’Italia. Spalle larghe e forti, come si addice a un atleta, unite alla gioia e alla passione per il convivio, è riuscito a saldare la buona cucina lagunare con un’atmosfera confortevole e verace.

Questo bel locale, raffinato, accogliente e ristrutturato con grande perizia, è andato a rinforzare quella brillante pattuglia di ristoratori che non vuole arrendersi all’omologazione della cucina veneziana contribuendo alla rinascita gastronomica della città di San Marco. La cucina è governata a quattro mani, un tandem formato da Davide Scarpa, cuoco di lungo corso, e dal giovane bravo e creativo Leonardo Bozzato. Entrambi lagunari doc.

I prodotti, sia di terra che di mare, sono selezionati con grande cura, privilegiando quelli del territorio, dando vita a un menu goloso e di coraggiosa struttura. A partire dalla piovra alla diavola con l’nduia calabra, un piatto che splende come il sole. I paccheri con scampi e cotechino provocano fin dal nome, ma rassicurano il palato con un connubio virtuoso. Vibranti e succulenti sia la tartare di gamberi rossi su trippa di vitello, sia il petto d’anatra cotto a bassa temperatura su salsa teriyaki con bieta e prugne fermentate all’aceto. Carta dei vini che conta 500 referenze selezionate con competenza e passione. Circa 100 euro.

27 Agosto 2019
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Culinaria

Due fratelli, un grande affiatamento e un panorama difficile da dimenticare. È la casa dei Kofler, con una splendida terrazza che dà su Merano e che si gode nei mesi estivi, e un’atmosfera di calore all’interno di questo locale rinnovato soltanto pochi anni fa; non da meno l’interessante cucina di Manfred che sa accarezzare i palati più esigenti.

C’è tanto Alto Adige nei piatti di questo giovane, ma non mancano mai nel ricco menu degustazione (92 o 107 euro con due portate in più) – che non a caso si chiama “Alps to Sea” – riuscite contaminazioni dal mare. A partire dalla freschezza del “carabinero” con piselli, menta e sambuco oppure dalle capesante marinate al lime con mela verde, arancia e fondo di cetriolo.

L’ottima tecnica e l’esperienza del cuoco si ritrovano anche nei tortelli ripieni con vitello nostrano e tartufo, emulsione alla carbonara, aglio e porro. C’è tutto il sapore delle vicine montagne nella sella di cervo con rapa al prezzemolo, zigolo dolce e ribes. Tra i dolci vale la pena assaggiare la raffinata armonia della pera “Kaiser Alexander” con panna acida, cioccolato e anice di montagna oppure la golosa intensità del cioccolato Valrhona Ivoire con arachidi caramellate, sorbetto di ciliegie e citronella. Bella carta dei vini, curata con amore da Stefan, con molte interessanti scelte anche al calice. Alla carta si spendono sugli 80 euro, la metà a pranzo con il menu più semplice proposto in versione bistrot.

27 Agosto 2019
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Tilia

Il nome ricorda l’albero secolare della casa natia e il primo “Tilia” fu aperto a Vandoies più di due lustri or sono. Chris Oberhammer, che fin da ragazzino aveva preso confidenza con i fornelli, era appena ritornato in patria dopo un tour formativo che aveva toccato i Paesi Bassi e la Francia inanellando una serie di esperienze di alto livello, la più prestigiosa delle quali al Louis XV a Montecarlo guidato da Alain Ducasse.

Dopo la ribalta mediatica raggiunta nel piccolo castello di Vandoies, deve attendere il ritorno nella nativa Dobbiaco per (ri)trovare la dimensione ideale per esprimere il suo talento. L’occasione si presenta quando si rende disponibile il punto di ristoro di quello che fu il Grand Hotel di Dobbiaco (ora auditorium e centro culturale), occasione che il talentuoso cuoco non si fa sfuggire. Un piccolo edificio in vetro e metallo che permette, in trasparenza, di godere dello splendido panorama sulle morbide montagne circostanti. I tavoli sono solo cinque; niente tovaglie ma una mise en place curata in ogni dettaglio.

Dalla cucina escono piatti che catturano l’attenzione firmati (ed eseguiti) da Chris, che sa come fondere con grazia le tradizioni pusteresi con i dettami della scuola francese, come il pâté dello chef. Per passare poi a una elegante rivisitazione della pasta e fagioli e finire con l’inamovibile e goloso bue brasato. In sala si muove con grazia Anita Mancini, cui è affidata anche l’eccellente carta dei vini. Tre menu a 65, 75 o 85 euro; alla carta circa 90 euro.

27 Agosto 2019
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In Viaggio: il ristorante di Claudio Melis

Claudio Melis, dopo una vita trascorsa in giro per il mondo, ha incontrato in Val Badia i due soci con cui partire alla conquista di Bolzano: la moglie Monica e il cognato Robert Wieser. Partiti nel 2015 rilevando il Kaiserkron, insegna storica in pieno centro, hanno poi aperto nei locali adiacenti In Viaggio, un locale-bomboniera con pochissimi coperti in cui raccontare, attraverso i piatti, le esperienze internazionali dello chef. Nel 2019 la svolta: In Viaggio si trasferisce all’interno del Park Hotel Luna, del quale i tre imprenditori rilevano l’intero settore gastronomico dando vita all’informale Tree Brasserie e mettendo in cantiere un “tapas bar”.

Nonostante il cambio della location e l’ampliamento del progetto, lo spirito di In Viaggio resta immutato mantenendo indipendente anche l’entrata. Direttamente dal giardino. Infatti, la cucina non può essere definita propriamente “fusion”, ma trova ispirazioni e applica tecniche proprie di culture lontane utilizzando materie prime prevalentemente altoatesine. Ecco allora comparire al tavolo le carote bruciate con piccante di pak choi (cavolo cinese) e yogurt, l’agnello della Val d’Isarco con fave e salsa ramen, il baccalà con cipolle di Comiso e achillea, la “faraona a Pechino?” in tre servizi.

Si chiude con il “mango cake” con formaggio acido e dragoncello. Il servizio è solerte e competente. La carta dei vini, di buono spessore, vede in primo piano il settore biologico-naturale. Il menu in nove portate è proposto a 120 euro; in sette a 105 e in 5 a 85 euro.

27 Agosto 2019
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Antica Trattoria Due Mori

Cristina e Margherita Riva, figlie dell’indimenticata Rosalia, gestiscono con sapienza questa roccaforte della tradizione che non delude mai. L’ambiente è familiare e sa davvero di antico, come suggerisce il nome del locale: il fascino è uguale nella sala grande e nella saletta più rustica. Le due titolari e le cameriere contribuiscono all’atmosfera presentandosi con il “dirndl” il vestito tradizionale della montagna austriaca e tirolese. E, del resto, le cime sono proprio a due passi, con il Pasubio, il Summano e le Piccole Dolomiti a portata di… gamba.

Dal punto di vista gastronomico, due sono i meriti del locale: prima di tutto lo spiedo che gira silenzioso e luccicante di braci nel camino che accoglie i clienti all’ingresso del locale. Ma la cucina di Stefano Mantese va giustamente orgogliosa anche per altri piatti, come il baccalà alla vicentina, dalla ricetta tradizionale tutelata dalla Confraternita, diventato un riferimento per tutto il vicentino e non solo per la zona. Del resto, in questo locale, i piatti sanno di famiglia, la memoria è un filo rosso del menu, un comandamento cui è gustoso obbedire.

Basta assaggiare qualcuna delle zuppe, oppure la pasta fatta in casa come il risotto servito nel “cuore” del parmigiano, ma anche i bigoli al ragù di anatra e i tagliolini con capesante e porcini. E per chi cerca un altro piatto tradizionale veneto, il fegato alla veneziana è servito. Sempre tra i secondi, da provare il germano al forno con salsa di tartufo e il coniglio alla valleogrina. Cantina di alto livello. Conto sui 35 euro.

27 Agosto 2019
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Suinsom

Suinsom in ladino vuol dire “Su in cima”. È il ristorante gourmet voluto da Bibiana Dirler e Maurizio Micheli all’interno dello storico Hotel Tyrol. Suinsom, come vuole il nome, punta in alto con la naturale evoluzione di una cucina, quella del toscano Alessando Martellini, dotata di solide basi. La stube (22 coperti) è costruita con legni vecchi recuperati ed è dominata dalla grande stufa, nume tutelare dello stare insieme in tutto l’Alto Adige.

Qui il cuoco esprime in pieno la sua personalità, il suo talento e la capacità di sintesi tra la spiccata volontà di ricerca e la sua passione per le tradizioni della terra che lo ha accolto. Una cucina virtuosamente in bilico fra creatività e valori della valle gardenese dove anche le creazioni apparentemente più semplici lasciano il segno. Semplici e di gusto limpido come la tartara di manzo grigio rigata da una delicata salsa verde tonnata o come la cipolla rossa in saor cotta dolcemente al sale su fonduta di pecorino.

Per gli amanti dei sapori forti ecco gli gnocchi ripieni di Graukäse e salsa alla barbabietola o lo spaghetto alla chitarra “Verrigni” con baccalà delle isole Lofoten, bottarga di Orbetello e cipollotto. Poi scelta insidiosa tra la trota salmonata o l’anatra alla griglia. La cantina, governata con abilita da Marika Rossi, è ricca e interessante; le oltre 600 referenze sono distribuite tra Alto Adige e Toscana, in primis, ma spaziano in tutto lo stivale e anche Oltralpe. L’ospitalità è un tratto distintivo della casa. Menu degustazione a 75 e 95 euro; alla carta circa 65.

27 Agosto 2019
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San Martino

La passione per il proprio lavoro è evidente quando si osservano all’opera Raffaele Ros e Michela Berto, marito e moglie, alla guida rispettivamente della cucina e della sala di questa antica osteria di paese divenuta un ristorante elegante e ambizioso. Anno dopo anno, l’offerta gastronomica non smette di crescere, consolidando la fama acquisita senza mai snaturare una cucina solida, basata su tecnica sicura, garbata creatività, attenta selezione dei prodotti e rispetto delle stagioni.

Si aprono le danze con il cocktail di gamberetti con gelato alle erbe e soffice di patata calda, oppure con la terrina di bollito di carne con frutta piccante e purea di cavolfiore, per poi farsi accarezzare il palato dai delicati gnocchi di patata con quinto quarto d’oca e, infine, scegliere il trancio di spigola del mercato di Caorle “che guarda a oriente” oppure uno dei piatti-percorso in cui lo stesso ingrediente viene preparato in diversi modi, come, ad esempio, la variazione di piccione, petto e foie gras, coscia confit, pralina di aletta e ragù alla finanziera.

La bella (e visitabile) cantina, gestita con competenza da Michela, è ben fornita di etichette italiane, francesi e non solo, la gran parte delle quali proposte a prezzi decisamente invitanti. Si può bere molto bene anche al calice. I menu degustazione sono tre: “espressione del territorio veneziano in terraferma” a 65 euro, “Caorle e Marano Lagunare” a 85 euro, “tra crudo e cotto in zona FAO 37.2.1” a 100 euro. Alla carta sugli 80 euro.

27 Agosto 2019
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Trattoria Zamboni

La filosofia della trattoria è sintetizzata nella storia di tre generazioni: mamma Margherita ha acceso il fuoco, figli e nipoti lo alimentano. È un sapore in evoluzione – in altre parole – che non abbandona i principi dal quale è nato. Nelle terre beriche “Zamboni” è sinonimo di territorio in tutti i sensi: prima di tutto per la cucina, espressione della buona tradizione a tutto tondo, e poi per il luogo, dato che il locale è situato a Lapio, nel cuore verde della dorsale dei Colli Berici.

La cucina, pur con dei suggestivi tratti di creatività, mai eccessiva, si basa principalmente su ingredienti tradizionali, che scandiscono un menu ritmato sui prodotti delle stagioni. Può essere il broccolo fiolaro, oppure il tartufo scorzone dei Berici, o ancora la sopressa con lo scalogno di casa. La strada è stata tracciata da Severino Trentin, cuoco protagonista della rinascita della cucina vicentina degli ultimi trent’anni. Ma, oggi, questo percorso di ricerca è approfondito dai fratelli Lucia, Oreste, Giuseppe e Giorgio (cugini di Severino) che ripropongono il segreto di “Zamboni” con sapienza e un servizio ricco di sorrisi e di cortesia.

Molti piatti sono diventati un simbolo del locale: il fegato di coniglio barato con erba Luisa; i maltagliati con il tartufo dei Berici; l’inamovibile luccio in crosta di erbe e il baccalà alla vicentina. Molto curati i dolci. I vini del territorio sono in prima fila, ma la carta è generosa (e onesta nei ricarichi). Molte etichette proposte anche al calice. Alla carta circa 40 euro.

27 Agosto 2019
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Trenkerstube

È un’isola felice tra montagne, vigneti e buona cucina questo angolo di Alto Adige dalla lunga tradizione turistica. Il clima, dolce e temperato, cattura, da sempre, i turisti provenienti dal nord, in particolare da Germania e Svizzera, influenzando anche lo stile della proposta gastronomica orientata a una moderata cucina alpino mediterranea. Non fa eccezione Tirolo, lo storico paese affacciato sulla conca meranese, con i suoi esclusivi alberghi a 5 stelle.

Gerhard Wieser, il cuoco che governa i fornelli della Trenkerstube dell’Hotel Castel da quasi 25 anni, interpreta alla grande questa storica vocazione verso una clientela internazionale che non disdegna il colore locale e i sapori del territorio, senza inutili colpi di teatro. L’angolo gourmet è dedicato al padre del cinema di montagna, lo storico scalatore e attore gardenese Luis Trenker, per decenni ambasciatore dello stile altoatesino. Superati i saloni fasciati di velluti e arredi ridondati, ritroviamo la semplicità lineare delle “stuben” sudtirolesi.

Anche in tavola ritroviamo lo stile pulito e quasi classico della cucina di Wieser. “Patata e acciuga” ne è un bell’esempio, così come il rotolino di formaggio di malga e tartufo. L’anguilla affumicata, cetriolo, panna acida e il fegato d’anatra, nocciola, cassis dichiara un virtuoso equilibrio di sapori. E poi il tuffo nel mediterraneo con la crema di lenticchie rosa agli scampi di Sicilia. Eleganza e concretezza nella sella di vitello e ossobuco cremolato con carota e funghi gallinacci. La carta dei vini è sontuosa. Il conto si aggira sui 160 euro.

27 Agosto 2019
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Vecchia Malcesine

Molti sono i locali ameni che punteggiano la suggestiva sponda veneta del Lago di Garda, ma l’offerta gastronomica non è riuscita a compiere quello scatto che il blasone di questi luoghi imporrebbe. Le capacità ci sono tutte, ma la volontà? Spicca così qualche illuminato solista come Leandro Luppi, il cuoco divertito e divertente, oltre che bravo. E la sua Vecchia Malcesine è una perla che continua a brillare lungo questa costa, incastonata in un angolo strategico con una stupenda vista sul Benaco.

Il giardino degli ulivi fa da naturale anticamera a un ambiente moderno, colorato e curato nei dettagli. Le stesse caratteristiche che si ritrovano in piatti gioiosi in cui la creatività non sovrasta mai una elegante concretezza. Leandro Luppi (anima, cuoco e patron), assieme a tutta la brigata di cucina e sala, sarà garbatamente prodigo di informazioni e consigli per capire l’anima segreta di piatti che incuriosiscono e appassionano. Come il wakame di lago, dal nuovo menu r-evolution (95 o 135 euro).

Tra i piatti della memoria (classics and more – 90 euro per sette portate), dove i pesci possono intrecciarsi con i sapori del Monte Baldo, ecco la curiosa carbonara di lago o un boccone succulento come il tomahawk di vitello & BBQ. Tra i piatti “spiritosi” spiccano gli spaghettoni gin tonic & gambero rosso o la curiosa spigola amatriciana. Dolci freschi, soffici e divertenti. Cantina contenuta (150 etichette), ma ben impostata. In sala molta cortesia e professionalità, simpaticamente informale. Alla carta da 65 euro in su.

27 Agosto 2019
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Venissa

La Venezia più pura e incontaminata si incontra nell’isola di Mazzorbo, collegata alla Burano dei merletti attraverso un ponte. La famiglia Bisol ha recuperato la vigna murata con l’autoctona Dorona e ristrutturato una tenuta agricola realizzando il wine resort Venissa con le camere, l’osteria e il ristorante stellato aperto dal 2010. L’isola preziosa racchiude colori, aromi e sapori della laguna, sapientemente dosati a tavola.

La cucina è giovane e all’avanguardia. Dal 2017, alla guida della dinamica brigata ci sono i talentuosi Francesco Brutto e Chiara Pavan che coniugano in armonia esperienze, intuizioni e gusto per la tradizione. Le ricette scelgono il pesce della laguna, i prodotti dell’orto della tenuta e le erbe spontanee raccolte tra i filari del vigneto. La carta è l’espressione tangibile di una qualità eccellente, citiamo la “seppa rosta”, seppia cotta e cruda, agretti e alghe affumicate; gli spaghetti alla chitarra di clorella, vongola, angelica e crescione; la sogliola “punk”.

Conto medio: 110 euro. Altissimo livello anche nei “tasting menu” percorso 5 e 8 (rispettivamente 110 e 150 euro), ma il top dell’esperienza è il percorso 10 (175 euro) in cui si assapora la cucina d’avanguardia, affidandosi totalmente alla creatività degli chef, senza spoiler sui piatti. L’esperienza è avvolgente anche grazie al servizio attento, ma mai invadente. La cultura gastronomica è ben supportata dalle scelte di una cantina sapiente che include la selezione dei vini Venissa e Bisol, tra piccole produzioni di charme ed etichette celebri.

27 Agosto 2019
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Villa Meneghetti

Una “Stancija” bellissima, immersa in una bucolica campagna punteggiata da vigneti e uliveti. Il parco di Villa Meneghetti, costruita all’inizio del XX secolo, si estende per oltre 120.000 mq. Tutto circondato dalla macchia mediterranea. Relax e pace dello spirito son sempre assicurati, ma c’è posto anche per piaceri della gola assicurati da una brigata di cucina, guidata dall’italico Fabio Vitale, che sa interpretare i piatti della tradizione locale, opportunamente rivisitati con tecnica moderna e con una doverosa attenzione al mondo che cambia, compresa la vicina Italia (fonduta di parmigiano 36 mesi, asparagi e tartufo nero di Montona).

Troverete i prosciutti istriani stagionati, i formaggi di capra, ma anche i tartufi e le erbe spontanee raccolte nella campagna circostante. Un punto di forza è il pesce crudo (ostriche, gamberi rossi, julienne di calamari e ‘canoce’) che arriva dal mare profondo della vicina costa e servito con l’olio profumatissimo della casa. Nella pasta ancora tocchi italici con le linguine di Gragnano, scampi crudi e cotti, pomodorini e zenzero; ma anche gli gnocchi con guancia di maiale affumicata e formaggio di pecora.

Tra le carni trionfa il manzo nero di Angus con patate e cavoli o la Janjetina, carne di pecora al burro fuso. Dolci tentatori per opera della brava pasticcera Dragana Kovačević. La cantina è ben fornita dalle ottime bottiglie prodotte dalla casa, ma con uno sguardo attento a tutta l’offerta istriana. Il servizio è attento e premuroso, come si conviene a un locale di tale livello. Per il conto circa 70/80 euro.

27 Agosto 2019
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La Bottega di Trimalcione

Punto di riferimento: piazza Venezia. Da lì bastano due passi per incontrare il locale che rispecchia il pensiero di Walter Zacchini, ristoratore e chef dal carattere vivace, amante dell’arte in tutte le sue forme, abile in cucina e affabulatore in sala. L’atmosfera della Bottega di Trimalcione è raccolta, intima e complice, il servizio attento e puntuale. Protagonista quasi assoluto della carta è il mare, che le ricette descrivono nel modo più semplice, sottolineando i sapori autentici del pescato quotidiano senza inutili ritocchi, ma con grande personalità.

I piatti sono portavoce di freschezza e qualità; lo si nota prima di tutto dagli antipasti, come l’incantatore plateau di crudité o i mega gratinati. Da non perdere lo scotadeo di cozze e i versatili sardoni “barcolani” che crudi, al savor oppure marinati all’istriana, regalano soddisfazioni al palato. Il tocco originale dello chef è il fil rouge della carta, riconoscibile nel risotto ai profumi del golfo e nel tonno “nostrano” alla mediterranea, oltre che nella ricciola con timo e patate. Anche chi mangia carne troverà appagamento, in particolare durante le piacevoli serate evento dedicate alla cucina e ai prodotti toscani.

Le bottiglie, che si sposano a meraviglia con le varie portate, arrivano dalle zone vocate della regione ma anche dal resto d’Italia e non mancano ottime produzioni da oltre confine, come nel caso della Malvasia Istriana. Il conto finale è più che onesto e si aggira, in media, intorno ai 45 euro.

27 Agosto 2019
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Zigante

I miti sono tali perché durano per sempre. L’anno zero è il 1999, quando Giancarlo Zigante trovò un tartufo di 1,313 kg che trovò subito spazio nel Guinness dei primati mondiali. E divenne un mito. Nel cuore delle terre vocate al Tuber Magnatum Pico, il tartufo bianco dell’Istria, viene naturale pensare ai succulenti piatti dove il protagonista principale e assoluto è il prezioso tubero.

Così, 20 anni or sono, divampò subito il fuoco della passione: prima l’apertura dell’omonimo ristorante, poi le tre suite favolose per chi volesse passare un bel weekend romantico e ora, oltre al commercio dei tartufi, anche la produzione di un ottimo vino e dell’olio d’oliva extravergine istriano già segnalato tra i migliori extravergine del mondo. L’accoglienza è cortese e professionale e i cuochi, seguaci della filosofia del “tout truffe” ma dotati di tecnica sopraffina, sanno come viziare l’ospite elaborando diversi menu degustazione abbinati al tartufo di stagione.

Da settembre a primavera è tutta una sfilata golosa per il palato, a partire dal Tuber Magnatum Pico (bianco pregiato) fino al Tuber Aestivium. Ogni piatto che esce dalla cucina è perfettamente in linea con profumi e sapori delle stagioni. Da provare con gioia: le tagliatelle secondo stagione (asparagi selvatici; funghi e tartufo); la delicata crema di scampi con perle di fagioli e tartufo bianco; il goloso carpaccio di Boskarin con tartufo nero. Anche i dessert si inchinano al mitico tubero. Ottima cantina. Menu degustazione da 85 a 110 euro; alla carta circa 80 euro.

27 Agosto 2019
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Zum Löwen

Il Leone ruggisce, nella terra dei castelli, fin dal 1400, e, nel 2013, il ruggito diventa più forte essendosi aggiudicato il premio per “Il Sommelier delle Venezie”. L’antico maso è stato completamente rinnovato già da due lustri (Pasqua 2008), ma sembra portare con sé ancora i profumi di quella primavera.

La lunga marcia di Anna e Alois Matscher, incominciata da un quarto di secolo dopo aver rilevato l’antica locanda di famiglia, continua con passo sicuro verso i sentieri della genuinità e della bontà. Ora affiancati anche dalla figlia Elisabeth che assicura, con grazia e competenza, la continuità nel governo della sala e della solida cantina, che dispone di alcune migliaia di affidabili referenze. L’abile recupero ha coinvolto anche il vecchio cortile, tra l’antica locanda e l’ex stalla, dove le pareti di sasso a vista illuminate da ampie vetrate sono un chiaro esempio di semplicità ed eleganza abbinate. Come la cucina, buona e gentile. E sarete immersi dentro un giardino incantato popolato da fiori, erbe, funghi, castagne e vigneti. Poi arriva la neve.

Qui convivono la passione per la tradizione, la curiosità per i mondi diversi e la capacità di condividerli e intrecciarli. Prodotti del territorio, pesci di mare ed essenze mediterranee convivono in una comunione ideale senza confusione o prevaricazioni. Tre percorsi di 5 portate a 99 euro e una mano tesa agli under 25 con il menu “Giovani Leoni”: per loro il costo è il doppio dell’età dichiarata (4 portate).

27 Agosto 2019
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Sissi

Gianrico Carofiglio, scrittore raffinato e celebre autore di gialli, nel suo ultimo libro dà voce alla filosofia e ai ricordi di Pietro Fenoglio, maresciallo dei carabinieri vicino alla pensione. Il quale spiega che “investigare è l’arte di osservare lentamente”. Quattro parole che possono adattarsi anche a un altro Fenoglio, il cuoco Andrea, che da 28 anni ha aperto questo locale in centro a Merano.

Dall’osservazione del mondo lui trae molti spunti per il suo lavoro; indaga l’uso degli ingredienti adattando la tecnologia ai suoi obiettivi (due appetizer come la pizza liquida e la sferificazione del peperone ne sono convincenti esempi). Così finisce che la sua cucina è l’opposto della fretta superficiale e modaiola: molti suoi piatti diventano piuttosto arte.

Piemontese, trasferitosi a Merano da quanto aveva otto mesi, Andrea Fenoglio è un cuoco di collaudate capacità che nel suo menu lascia spazio anche alla tradizione del Piemonte. La sua è una cucina di incroci, con punte di avanguardia e un ancoraggio alla tradizione. Ne esce un menu ricco di sapori, anche di mare: baccalà, vitello tonnato, lingua in salsa verde; e poi gnocchi con spinaci e fonduta, gli spaghetti Omega3 (un classico che trasmette profonde sensazioni di mare), il cappello del prete al tartufo. Tra i dolci, da citare lo zabaione e la sbrisolona. Cantina di ampio respiro, molte le etichette altoatesine. Conto sui 90 euro. Ci si può costruire un menu personale: tre piatti medium a 80 euro, cinque small a 85, il menu Settepiatti a 90. Nel bistrò “357”, che pure gestisce Fenoglio, stessa mano e conto più agile.

27 Agosto 2019
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Marina

Il locale si trova al primo piano di un edificio che guarda l’affollata darsena nella marina di Novigrad/Cittanova: cittadina croata con una presenza molto importante di residenti di madrelingua italiana, fu legata a Venezia fino al 1797. L’insegna del ristorante non celebra il mare, ma vuole ricordare il nome della giovane e talentuosa cuoca (e proprietaria), Marina Gaśi, che assieme al marito Davor Buršić ha ridato vita al vecchio ristorante di famiglia.

Non cercate il menu scritto perché, nella filosofia di Marina, sarà il mare a stabilire i piatti del giorno. La mano magica di Marina si percepisce in maniera netta già dal saluto della cucina: una “semplice” pralina di branzino tiepido avvolta nel sesamo nero, assieme a un crostolo salato con un paté di fegato di pesce. Infatti, semplicità e genuinità sono le caratteristiche che contraddistinguono tutti i piatti che la coppia, brava e affiatata, creano per la gioia del palato.

Lei governa i fornelli con passione e cuore, lui elargisce immediata simpatia e consigli preziosi sulla scelta dei vini. Molta bontà nelle insolite trippe di capesante con wasabi e cappuccio marinato, anche se la vetta viene raggiunta con i tagliolini (fatti in casa) “alla carbonara” con polpo affumicato: una grande intensità del gusto pur nella sua apparente semplicità. E se troverete il branzino selvaggio al vapore con patate all’aglio, non lasciatevelo scappare. Olio e vino sono rigorosamente istriani, con etichette molto interessanti. Il servizio è impeccabile. 65 o 85 euro secondo il numero delle portate.

27 Agosto 2019
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St. Hubertus: il ristorante dedicato al patrono dei cacciatori

E le porte dell’Olimpo delle stelle furono aperte per l’elegante ristorante dedicato a St. Hubertus, patrono dei cacciatori. E quello che fu un sogno, “Cook the Mountain”, ovvero cucinare la montagna, si è trasformato in una splendida realtà. Recuperare la cucina di montagna con prodotti del mercato locale è stata un’impresa titanica: decenni di cucina internazionale plasmata su prodotti provenienti anche da migliaia di chilometri di distanza, compresi pesci di mare, crostacei e sapori orientali, erano (e sono) difficili da smontare.

St. Hubertus: un lungo cammino verso il successo

È stato un cammino lungo e difficile e, come spesso accade ai profeti, la gloria (tanta) è arrivata lentamente. C’è riuscito un capitano di lungo corso come Norbert Niederkofler che, aggirata con leggerezza la boa dei 50 anni, ha cambiato l’alta cucina di montagna del St. Hubertus eliminando le sovrastrutture di un mondo che chiedeva ovunque foie gras e sostituendolo con l’orto di lumache o con l’insalata di erbe di montagna.

Il menù in evoluzione continua

Anche se il menu del St. Hubertus cambia continuamente in funzione dei giacimenti gastronomici delle Alpi, il coregone arriva in forma di tartare arricchito da erbe spontanee e la trippa al latte è un inno ufficiale al territorio.

Sapori veri e (quasi) dimenticati nei ravioli con ‘buon enrico’ (farinelle); anche l’agnello della Val Isarco non assomiglia a nulla di quanto già assaggiato prima. Cantina tra le migliori d’Italia, per qualità e curiosità, con Chris Rainer che ha lasciato posto al giovane Lukas Gerges, giovane d’oltralpe. Conto a partire da 200 euro.

27 Agosto 2019
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Menarosti

L’auspicabile leggerezza del pesce: sì, perché non è da tutti presentare l’Adriatico in maniera tanto curata e rispettosa dei sapori della materia prima. Nella cucina del ristorante Menarosti questa è, da tempo, una certezza e il punto di partenza per tanti piatti che lasciano parlare il pesce e i frutti di mare.

Dal 1903 il locale accoglie, nel cuore della città, chi ama la genuinità e la tradizione in tavola, avvolgendo i clienti in un ambiente familiare, caldo, che profuma di casa. Fabio Benussi si dedica con passione alla selezione del pescato fresco di giornata e decide, per esempio, se la sogliola vada fatta ai ferri oppure se, quando è piccina, sia da inserire tra gli ingredienti di una frittura memorabile che cambia a seconda di quanto i pescatori portano a riva.

Polpi, seppie e moscardini sono interpretati in maniera magistrale. La filosofia di cucina trascende mode e tendenze passeggere, optando per una confortevole classicità che si gusta volentieri, come nel caso del risotto ai frutti di mare o dei fusi istriani che ben si sposano agli scampi. Al momento del dolce, un goloso tuffo nelle memorie di confine con la ghibanizza o il tiramisù. La cantina sottolinea, al meglio, i gusti del mare ed esprime bene il territorio, allargando gli interessi anche al di là del confine, a spasso tra le vigne del Collio Sloveno e non solo. Ben studiata anche la selezione in mescita. Per godere al massimo l’esperienza è consigliabile la prenotazione. Il conto risulta appropriato, intorno ai 40 euro.

27 Agosto 2019
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Unicorno del Romantik Hotel Stafler

A metà strada tra Bressanone e Vipiteno, lungo la direttrice che conduce verso il confine austriaco, un albergo con una lunga tradizione di ospitalità ha saputo distinguersi negli ultimi anni per un’offerta gastronomica d’eccezione. Merito di Peter Girtler, cuoco talentuoso ed esperto, cui sono affidate le cucine della Gasthof Stube, che ha il compito di soddisfare con semplicità passanti e ospiti dell’albergo (sui 40 euro, aperta anche a pranzo), e del raffinato ristorante gourmet Einhorn (unicorno in tedesco).

La minuscola, elegante, saletta che ospita quest’ultimo è teatro di una cucina ricercata che affronta temi consolidati del territorio, e non solo, rifacendosi alle tecniche dei grandi maestri d’oltralpe. I menu degustazione sono tre: il menu “Vitale”, di mare, e il menu “Unicorno”, di terra, possono comprendere 4, 5 o 6 portate, rispettivamente a 99, 113, 125 euro; il più impegnativo menu “dello Chef” ne comprende 10 a 149 euro.

Tra gli antipasti spicca la variazione di fegato d’oca con frutto della passione, sedano e pop corn, vero cavallo di battaglia del cuoco. Tra i primi sono imperdibili gli “shlutzer” (ravioli tipici) con spinaci, parmigiano, erba cipollina e burro della latteria di Vipiteno. Tra i secondi, sontuosa l’interpretazione del manzo in due servizi: la battuta a crudo con caviale e il filetto cotto in crosta di canapa. Chiusura in bellezza con “quasi tutto cioccolato” in cui il cacao viene abbinato a carota, sale marino, nocciola, liquirizia. Carta dei vini ampia e articolata e servizio di grande gentilezza.

27 Agosto 2019
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Milleluci

Arrivati sopra al crinale che domina la pianura con le sue mille luci, la pace alpestre appagherà il vostro spirito. Salendo da Bassano del Grappa verso l’Altipiano dei Sette comuni il vostro sguardo potrà incrociare il profilo del paesino di Rubbio (Rübel in cimbro), sospeso sulla pianura. Ad appagare la gola provvederanno Elvis e Giacomo Pilati pescando a quattro mani dalla loro filosofia racchiusa in quattro parole: conoscenza (del territorio), tecnica (anni a governare i fornelli), intuizione (creatività quanto basta) e stagionalità.

E, a proposito di stagionalità, da non perdere, in primavera, la tappa della rassegna dedicata al tarassaco con i buoni tagliolini all’uovo con pesto di tarassaco e uova di trota. Poi ci saranno le erbe spontanee, i funghi e i prodotti della montagna e della pedemontana e, naturalmente, la “degustazione sedano”, farina di canapa ed erbe spontanee. Tra le carni, in autunno, i petti di quaglia con zucca e castagne o il suino iberico cotto a bassa temperatura.

I dolci sono sempre tentatori a partire dalla croccante fregolotta bagnata con caffè e quenelle di crema al mascarpone o il classico “non è un tiramisù”. Dalla cantina buone ed economiche bottiglie, anche con servizio al bicchiere. Circa 40/45 euro.

27 Agosto 2019
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Storie d’amore

Storie d’amore è un luogo di gusto, di buon gusto e di armonia, dove la sicurezza nell’espressione è figlia di un’esperienza e una passione che spesso sconfinano nell’arte. Gastronomica e non solo. “Storie”, quelle di cui è protagonista lo chef Davide Filippetto (la cui certosinità creativa è così “piemontese” – come le sue origini – da rasentare la perfezione), che maturano lontano dalla ribalta, in una gioiosa e continua evoluzione.

Accanto a lui la passione di Massimo Foffani per i vini d’autore e, soprattutto, per l’accoglienza. Filippetto, seppur ancora giovane, è un cuoco saggio, che sa fare sintesi equilibrate e originali, al riparo dagli stereotipi di certa cucina show. Le sue doti nel saper esaltare le materie prime – anche quelle più semplici – si coniugano con capacità tecniche ed estro, sensibilità e (soltanto quando serve) audacia. Senza dimenticare il tocco artistico nella composizione dei piatti, alcuni dei quali sono effettivamente da immortalare in qualche foto.

La sua maturità la si coglie compiutamente nel sorprendente risotto al brodo di ‘go’ (un pesce della laguna, che un tempo c’era sempre nelle cassette dei pescivendoli), vongole e bergamotto, come pure nei più complessi e ‘arditi’ bottoni di coniglio al civet, estratto di cavolo nero, salsa e foie gras. Crudi e catalana restano dei must nel menu. La cantina, molto francese, messa insieme negli anni da Massimo Foffani, è enciclopedica per varietà e annate. Vari menu degustazione; alla carta il conto si aggira sui 65 euro.

27 Agosto 2019
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Monte

Arroccata sul limpido mare della Croazia è una cittadina fatta di saliscendi e ricca di storia, affascinante da vivere ed esplorare. Il suo nome è Rovigno. Qui, a due passi dalla Basilica di Santa Sofia, troverete Monte, un ristorante di grande blasone, gestito dalla famiglia Đekić: Tijtske in sala e il marito Danijel in cucina. Il locale, ambito da una clientela sempre più internazionale, presenta una filosofia gastronomica in cui la creatività regna sovrana, senza tentennamenti anche di fronte agli abbinamenti più difficili.

Così è per la bella tavolozza di crostacei “dipinta” da scampi, mazzancolle, aragosta, granciporro nella loro salsa e accompagnata da un cuore di insalata e clorofilla. Più semplice, ma assolutamente appagante, “l’omega 3”, una degustazione di pesce azzurro. Lo spirito della mitica konoba istriana, in un ristorante di un’eleganza così raffinata, aleggia nel piatto con l’agnello dell’isola di Cherso circondato da delicati piselli e gustose melanzane. Gustosa e rassicurante la coda di rospo con riso Basmati, zucchine e brodo di molluschi.

I dessert prevedono un ricco carrello di formaggi (bignè di olive e formaggio) e altre proposte come la meringa con gelato di yogurt e miele, confit di mele e briciole di cannella. Il servizio multilingue e l’eleganza della sala completano il piacere di una bella cena. Ricca e ben assortita la carta dei vini che spazia anche oltre confine; validissime le proposte al calice. Tre i percorsi di degustazione offerti: Blue, Red e Green (quest’ultimo interamente vegetariano), tutti a 115 euro, dai quali si possono scegliere liberamente tre portate a 85 euro o quattro a 100 euro.

27 Agosto 2019
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Tarabusino

Passano le stagioni, transitano gli attori, ma la magica atmosfera della laguna di Grado è sempre intatta e straordinaria. Ora a governare i fornelli del Tarabusino e a dettare la sua filosofia gastronomica è arrivata Chiara Canzoneri. Una cucina che guarda principalmente al mare, ai pesci nobili come la gallinella che si accompagna alla burrata affumicata e alle melanzane al forno, ma anche ai pesci definiti “poveri” ma capaci di esprimere grandi e dimenticati sapori.

Come lo sgombro, i pomodori gialli, le puntarelle e la granita di ricotta o la seppia arrostita con crema di pisellini novelli. Ma i prodotti di una terra nobile e antica non vengono dimenticati. Non a caso questa è un’oasi di cose buone tra fenicotteri rosa e oche siberiane che si possono ammirare volgendo lo sguardo verso l’incontaminata distesa del verde della laguna, nell’oasi faunistica della Val Cavanata e nella foce dell’Isonzo.

Ecco allora l’omaggio al territorio con i sapidi tortelli con Formadi Frant di ‘Gortani’ e il ragù di cortile o la frittata con le erbe. Molto goloso il piatto dei formaggi che conta la mozzarella, la polvere di olive e il crispy di guanciale, la ricotta di Pezzata Rossa di ‘Zoff’, il limone candito e la bottarga di muggine, il lecca-lecca di frico di Montasio stravecchio e il miele di millefiori del Carso e infine le punte di asparagi e il Formaggio di Fossa di ‘La Fattoria’. La cantina è ben assortita. Circa 60 euro. E per chi vuole godersi la laguna con i suoi rossi tramonti può riposarsi nelle belle camere del Boutique Hotel Oche Selvatiche.

27 Agosto 2019
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Officina dei Sapori

Fabio Tammaro è il cuoco che ha deciso di portare un pezzo del suo mare da Napoli in quest’angolo di Verona, a due passi dal Teatro Romano e dal Ponte Pietra. È bene dirlo chiaramente: in questo locale pesce, crostacei e molluschi sono cosa seria, e regnano senza compromessi. Il racconto di questo mare inizia, naturalmente, dalla materia prima, selezionata con un occhio di riguardo non soltanto alla qualità, ma anche alla tutela dell’ecosistema marino.

La carta si apre su una selezione di crudi appena sfiorati dalla mano del cuoco o impreziositi da comprimari discreti, per poi proseguire lungo preparazioni più elaborate, che mostrano una bella padronanza delle cotture e una gestione intelligente degli abbinamenti. Non mancano vivaci puntate verso mete esotiche, come nelle capesante con guacamole e ricci di mare, dove dolcezza, acidità e spinta iodata trovano un felice equilibrio. Doverosi i tributi alla memoria gastronomica del cuoco, come lo spaghettone allo scoglio “fujuto” con bergamotto e lime, o la calamarata ripiena di melanzane, burrata e un concentratissimo estratto di teste di gambero. Ottima la cottura dell’ombrina, rinfrescata da un gazpacho allo zenzero.

Il capitolo dolci gioca sulla tradizione, con interpretazioni dei grandi classici della pasticceria napoletana (pastiera e babà) e un ottimo gelato al pistacchio. La carta vini è interessante e ben allineata a realtà contemporanee del vino naturale. Menu degustazione a 55, 65, 90 e 120 euro. Tra 45 e gli 85 euro alla carta.

27 Agosto 2019
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Olio & Burro: la cucina degli eroi

Sono scesi dall’Altopiano di Asiago, oramai da un lustro, per riunire gli affetti familiari, e hanno trovato sui Colli Berici la loro nuova casa. Con soddisfazione e successo. Pippo, la moglie Francesca e la cognata Cioci (Maddalena) potrebbero aver già spento da tempo i fornelli, se si pensa che correva l’anno 1966 quando cominciarono il loro lavoro di ristoratori. Allora erano ancora dei ragazzi. Sull’Altopiano hanno scritto pagine gloriose, iniziando la loro affascinante storia gastronomica dalla familiare “Mirella” e poi passando all’indimenticata “Lepre bianca”. Sino all’ultimo locale: il mitico Appaloosa. Hanno sicuramente fatto fatica, ma è stato un sacrificio ripagato dai molti elogi ricevuti.

Il ristorante sui Colli Berici

Fu proprio riferendosi a loro che Edoardo Raspelli coniò il termine “la cucina degli eroi”. Raspelli li ha presi come esempio per indicare i bastioni avanzati della gastronomia di livello, in attesa dei clienti come il tenente Drogo attendeva i Tartari nel suo forte nel deserto. Ma anche sulle dolci colline beriche i tre continuano a lavorare con la grinta e la resistenza di sempre. Il nome, “Olio & Burro” non è una scelta casuale. Anzi! La scritta sull’insegna racchiude i prodotti che più contraddistinguono la loro storia: l’olio delle colline e il burro dell’Altopiano.

La creatività nel piatto

Cinquant’anni e passa di esperienza garantiscono qualità e fantasia dei piatti. A cominciare dalla “nostra Simmenthal”, con cui si intende carne con gelatina e cren. La loro cucina si muove nel solco della tradizione con sicurezza e vivacità. Il menù è uno scrigno di meraviglie: dal tonno di coniglio speziato al baccalà alla vicentina; dagli spaghetti della casa, con (poco) peperoncino e ricotta fino alla conclusione con i dolci di Cioci, che governa anche la sala. Francesca riesce sempre a stupire per la cura dei piatti. Alla cantina provvede Pippo, da sempre. Circa 40 euro.

27 Agosto 2019
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Opera Terza

Questa è “l’opera terza”, il terzo atto di una bella storia che ebbe inizio nel 1992 nella selvaggia Valle dei Mulini. Il primo ed eroico atto durò più di tre lustri. Poi venne il tempo della prestigiosa Villa Bassi di Grumulo Pedemonte. Ma condurre un ristorante di impronta familiare in una villa storica fu un impegno troppo gravoso, anche se gratificante. Così si chiuse il sipario del secondo atto e si aprì quello (definitivo) dell’Opera Terza. Con il trasferimento nella pedemontana vicentina nel 2013. Sette anni di tanta serenità che traspare immediatamente dalla cucina. E, alzato il sipario, si rivela in tutta la sua semplice eleganza, una bella dimora frutto di una attenta ristrutturazione di una casa colonica che marca l’architettura contadina dei primi ‘900.

La cucina di Francesco è semplice come l’ambiente circostante, senza scivolare mai nella banalità. Il menu onora soprattutto il territorio, anche se non disdegna qualche gustosa incursione sui pesci di mare o verso le terre iberiche (Pata Negra, capretto dei Pirenei). Le stagioni scandiscono anche i piatti creati per sedurre occhi e gola. Seducenti gli inconsueti gnocchi di ricotta di bufala con crumble alle rape rosse piselli nostrani e ragù di maialino; e poi la consistenza calibrata della tagliata di agnello all’erbette aromatiche e sale affumicato.

Dolci che allietano come il parfait al cioccolato bianco con fragole e sablè al limone. La sala è gestita da Agnese con un servizio cordiale ma discreto. La cantina spazia con perizia in tutta Italia anche se lo Champagne non manca. Circa 50 euro.

27 Agosto 2019
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Orso Grigio

In cima alla Val di Non, tra boschi e prati fioriti, il ristorante Orso Grigio custodisce, da quasi 40 anni, la tradizione più nobile della cucina Trentina. Un Relais&Chtâeau bomboniera, in cui farsi cullare al ritmo dei golosi prodotti della Valle. Siamo a Ronzone, pochi chilometri dal Passo della Mendola che unisce il Trentino e l’Alto Adige.

Qui, da sempre, la cucina vive di contaminazioni tra la cultura tedesca e quella trentina. Christian Bertol e il fratello Renzo ne sono gli orgogliosi alfieri, affondando a piene mani nel ricco patrimonio di prodotti agroalimentari che offre la valle. A partire dalle celebri mele coltivate a pochi chilometri. Christian, poi, non disdegna affatto le influenze mediterranee che si esprimono in un goloso carnet di piatti a base di specialità ittiche come le code di gamberi e capasanta americana scottate su crema di zucca albina proposte come antipasto.

I ravioli di funghi autunnali e ricotta al burro nocciola e Trentingrana sono un inno al bosco che verdeggia con la sua frescura e i suoi profumi fino quasi dentro l’albergo. Da provare il carrè di agnello in crosta di erbette con crema di broccolo romanesco e il radicchio rosso di Lauregno marinato all’olio di oliva del Garda con mostarda di mela Melinda. Avviandosi a conclusione, non si può non assaggiare il paté di capriolo con crema al mirtillo e corniole con pan brioche alle noci e, dulcis in fundo, il cannolo farcito alla mousse di cioccolato nero con trilogia di salsa e frutta fresca. La grande e fornitissima cantina accompagna con un’ampia selezione di vini trentini e italiani, con interessanti puntate internazionali, l’articolato menù che nella formula degustazione costa 75 euro.

27 Agosto 2019
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Oseleta

Giuseppe d’Acquino, un “capitano” di lungo corso che ha completato la sua formazione con importanti esperienze in Francia, negli USA, negli Emirati e, naturalmente, in Italia, dove ha diretto la cucina di Villa Mangiacane a Firenze, governa con mano sicura, da due lustri, tutta la ristorazione di questo elegantissimo Wine Relais nel territorio del Lago di Benàco.

La strada, che qui vi condurrà, attraversa i vigneti di questa lussureggiante zona che si allunga a est del Lago di Garda fino ad arrivare a una maestosa magione settecentesca, Villa Cordevigo. Il parco secolare che la circonda marca con fascino tutto il paesaggio. Il ristorante per gourmet raffinati, l’Oseleta, richiama il nome di un antico vitigno autoctono che popola queste terre. Perfetta ospitalità, grande cura nei particolari e cibi golosi a iniziare dal pane di ottima fattura. La cucina è ricca anche di sapori mediterranei visto che Giuseppe d’Acquino è figlio di una terra generosa come la Campania.

I piatti seducono per gli abbinamenti centrati e l’elegante equilibrio tra i sapori del
Sud e del Nord. È così nella tartare di salmerino alpino, caviale Beluga, salsa al bergamotto, granita alle erbe e anche nel dentice alla mugnaia. Una delizia gli spaghetti di pomodoro, gambero rosso, crema di latte affumicata e scorza di limone, prima della succulenta guancia di Fassona all’Oseleta. Chiude tutto il cioccolato…Tulakalum. La sontuosa cantina (500 referenze) e la sala sono governate dal bravo Joan Acris. Menu degustazione a 110 e 145 euro; alla carta circa 120. Pranzo veloce a 50 euro.

27 Agosto 2019
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Podere dell’Angelo

Ha saputo realizzare il suo sogno Carlo Nappo, giovane cuoco instancabile che si divide tra questo e un altro locale in centro a Pordenone (Alla Catina), dove si serve anche un’ottima pizza. Così il Podere dell’Angelo si è pian piano trasformato in piacevole resort di campagna con qualche accogliente camera, bistrot e angolo gastronomico.

Qui si può assaggiare una cucina con una moderata dose di creatività, con buone materie prime e di impostazione moderna, giocata sulla leggerezza. A partire dal gradevole “omaggio” al frico in versione innovativa. Freschezza e fragranza negli scampi e gamberi rossi con chutney di frutta, verdure e zenzero. Territorio e non solo si combinano felicemente nelle linguine allo zafferano di San Quirino in crema di ostriche al limone e fiocchi di tonno. Vale la pena assaggiare anche il risotto con burrata, agrumi e profumi di mare finito al tavolo dallo chef. Se, tra i secondi, è giustamente croccante il fritto di paranza, non manca una carne nobile come quella del piccione con brunoise di mela, foie gras e riduzione di “figo moro” di Caneva, grande prodotto del luogo.

Golose invenzioni anche tra i dolci, come la mousse al caramello con composta di lamponi, crema di cioccolato alla fragola e pralinato croccante. Ben articolata la carta dei vini, con valide proposte al calice e ricarichi contenuti. Il servizio è sorridente e di cordiale professionalità. Si spendono 48, 50 o 75 euro per i menu degustazione, sui 55 alla carta.

27 Agosto 2019
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Pri Lojzetu

Tomaž Kavčič si conferma uno dei più creativi cuochi delle ultime generazioni, pur continuando la tradizione familiare. Gli ortaggi accompagnano tutti i piatti con ricche composizioni, compreso anche un dessert. Il mare non si vede, ma è nel cuore di Tomaž, ed ecco che arriva in tavola con il branzino cotto sulla piastra di sale (il piatto storico che lo ha reso famoso).

“Non dimentichiamo da dove veniamo e chi siamo”, il suo motto. Così i piatti hanno come protagonisti proprio i frutti dei prati, dei campi e, appunto, dei boschi. Nel “prato di Zemono” si ammirano i colori della natura, si sente il profumo dei fiori e si gustano i sapori puri dei formaggi e del ragù della vacca brada. Tutto frutto di un’antica sapienza gastronomica che Tomaž ha ereditato dalla mamma, ma anche il risultato di una brillante creatività e di una padronanza assoluta di tecniche modernissime; piatti difficili da descrivere ma altrettanto semplici da gustare. Tomaž (Presidente onorario dei Jeunes Restaurateurs d’Europe per la Slovenia) è stato sicuramente il primo ambasciatore della gastronomia slovena, aprendo la strada a molti altri bravi ristoratori.

Non a caso la Slovenia sarà Regione europea della gastronomia nel 2021. Per i più curiosi, anche se nella carta non sempre compare, l’orso è presente. Dolci golosi e cantina che custodisce grandi vini serviti anche al bicchiere e con ricarichi onesti, serviti con maestria dal giovane sommelier. Il servizio è preciso e allegro, sotto la regia impeccabile di Flavia. Menu a partire da 55 euro; alla carta 75.

27 Agosto 2019
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Ristorante Primon

Più di 140 anni di storia dell’ospitalità scritti dalla stessa famiglia, i Primon. La storica data, 1875, è stampata sull’antica insegna. L’altra curiosità storica è lo spiedo “leonardesco”, sempre controllato dal Gran Maestro Mario, che autoregola la velocità in funzione del calore dei ceppi accesi permettendo agli ingranaggi di girare senza scatti e impennate mentre la selvaggina sembra nuovamente impegnata in un delicato volo. La cucina, invece, è modernissima.

Ma, sapori di “una volta”, si ritrovano nei prodotti dell’orto, nei funghi, nelle erbe e nei salumi abilmente selezionati. I crostini con lardone vicentino e verdure in agrodolce o la tartare di manzo speziata al cumino con riso di venere aprono la bella selezione degli antipasti. Tra i primi campeggiano sempre i mitici capelli d’angelo in brodo con fegatini o i classici gnocchi di patate conditi con il tartufo nero dei Berici. Oltre alle succulente carni allo spiedo (faraone, stinco di vitello e di maiale, alzavole e quanto offre la stagione), la griglia offre tenerissimi filetti di sorana o profumate tagliate di manzo al rosmarino. Il baccalà alla vicentina con polenta è sacro.

Per gli amanti dei sapori dimenticati c’è la polenta abbrustolita e Asiago vecchio, mentre i dolci sono una vera passione. L’accoglienza di Sandra, volano instancabile, è semplice ma ricca di spontanea simpatia ed efficienza. Buone bottiglie ricaricate con buon senso. Il conto sui 45 euro; pranzo di lavoro sotto i 20 euro.

27 Agosto 2019
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DeGusto

Via Camporosolo a San Bonifacio non è una via qualunque. È diventata una vera e propria “street food”, non nel senso di “cibo di strada”. Qui, a due passi dal centro di uno dei più grandi comuni a est di Verona, una strada del gusto con proposte di alta cucina. Qui, dopo l’esperienza in piazza nella vicina Arcole, Matteo Grandi ha trasferito il suo DeGusto.

Si tratta di un ristorante frutto delle tante esperienze accumulate dal giovane chef all’estero e raccolte in un ambiente elegante ma non formale e per niente chic, ben arredato con composizioni verdi, una libreria e altri elementi di design. La cucina è a vista sia dall’interno che dall’esterno, sulla strada. È in questo ambiente che nascono piatti originali e innovativi, con un lavoro di ricerca che non si arresta mai e che viene proposto a tavola.

Da quello che ormai è diventato un grande classico, il fantastico uovo, a una delle ultime creazioni, i delicati ripiegati con capesante e branzino, cavolfiore e tartufo bianco, un matrimonio di sapori che si declina anche nella versione di carne con più intensi sapori di formaggio affumicato, ketchup, aglio orsino ed essenza di capretto. Cucina e sala vanno a braccetto in un servizio al tavolo che è impeccabile ed è curato dalla moglie Elena Lanza, attenta ad abbinamenti non scontati con i vini e le birre. Menù degustazione a 98 euro, menù à la carte da 55 euro (due portate) a 80 euro (quattro portate).

27 Agosto 2019
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La Casa degli Spiriti

Ci sono due motivi che giustificano un pranzo o una cena in questo locale. Il primo è il suggestivo panorama del lago che si gode dalla collina dov’è collocata questa costruzione del Settecento: lo sguardo abbraccia il Garda a 180 gradi. Il secondo motivo è rappresentato dai piatti di Michele Iaconeta, cuoco d’origine pugliese di 39 anni che ha lavorato anche con Norbert Niederkofler. Da tre anni è a capo della brigata del locale di grande eleganza di Federico Chignola e Sara Squarzoni.

Al ristorante gourmet l’impeccabile maître Michele Scola presenta tre menu: “Un territorio da scoprire”, “Sogno Mediterraneo” e “Festival del mare”. Ognuno ne sceglie i piatti, incrociando gusti e portate perché non esiste una vera e proprio “carta”. Attenzione, incrocio in questo locale è una parola-chiave. Il secondo e il terzo menu sono dedicati alla cucina di pesce, dal crudo a piatti di più elaborati: per esempio il carpaccio di capesante e verbena, asparagi di Verona e brodo dashi di baccalà ha una freschezza indimenticabile. Molto interessante il risotto con pistilli di zafferano, gamberi di Porto Santo Spirito e riduzione al Recioto: ovvero, quando il gusto veronese incontra la Puglia, terra del cuoco.

Questa è la sua filosofia in cucina: riproporre la tradizione (non solo) locale con una misurata e intelligente creatività. Tra i dolci è imperdibile la millefoglie, che diventa una composizione multisensoriale. I prezzi vanno da 60 euro per due pietanze sino a 130 per un menu degustazione intero.

27 Agosto 2019
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Scabar

Come Trieste, crocevia di popoli, la cucina di Scabar unisce impulsi mitteleuropei, mediterranei, slavi e i migliori ingredienti del Carso. Una rilettura della tradizione in purezza, che fa della freschezza degli ingredienti un solido punto di forza, sia che provengano dal mare, dall’orto di casa o da piccole realtà della zona.

I fratelli Ami e Giorgio Scabar proseguono il lavoro dei genitori e il loro accogliente locale è un inno alla cucina locale. Qualità e genuinità contraddistinguono il menù di Ami in cui trionfano il pescato freschissimo e i prodotti di stagione, rispettandone le caratteristiche originali ed esaltandone i sapori, come accade con le proposte di crudo: il carpaccio di ricciola e di calamaro, gli scampi non trattati e le tartare del giorno accompagnate da chutney di melanzane (d’estate) o di zucca (d’inverno).

Nel locale che si affaccia sulla Val Rosandra i piatti seducono il palato. Il brodetto “a modo nostro” è un’esperienza memorabile: la bisque di scampi e canoce, con riduzione di pomodoro fresco leggermente speziato, si accompagna al pesce del momento e, se fuori fa freddo, si serve con la polenta friulana di mais antico bio. Pesce e frutti di mare sono protagonisti di mille ricette, accompagnati dalle erbe aromatiche e da un sapiente utilizzo delle spezie. I dolci, squisiti, spesso riaccendono i ricordi. La cantina di Giorgio è ricca (più di 150 etichette) e parla molto del territorio, ma non scorda produzioni interessanti da altri luoghi, italiani e non. Il conto, in media, si attesta sui 50 euro.

27 Agosto 2019
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Harry’s Bar

Più che un ristorante, il locale è un pezzo di storia e, soprattutto, dell’anima di Venezia. Per due motivi. Primo, perché ai suoi tavolini in 88 anni si sono seduti scrittori, attori e vip celebri in tutto il mondo. Qualche nome: Orson Welles, Ernest Hemingway (che durante il suo soggiorno veneziano nei primi anni Cinquanta scrisse “Di là dal fiume, tra gli alberi”), Sinclair Lewis, il principe Ranieri di Monaco, Woody Allen (che una volta rimproverò una sua vicina di tavolo: “Signora, la smetta di fissarmi”), Maria Callas.

Secondo: perché da questo locale è partito il lancio del “made in Italy” gastronomico che ha fatto fortuna nel mondo con il marchio “Cipriani”. Piatti e prodotti ormai conosciuti ovunque li trovate nel menu del ristorante, a iniziare dal cocktail “Bellini” fino al “Carpaccio”, due pittori diventati sinonimo di gusto; e poi gli scampi alla Thermidor, i tagliolini gratinati, il fegato alla veneziana… sono solo alcune delle pietanze di una lista lunghissima, ricca di suggestioni.

Lui, Arrigo Cipriani (over 80), mantiene saldo nelle mani il timone del ristorante: o meglio della “stanza”, come la chiama. In verità il locale si articola su due livelli, con un’atmosfera più intima a piano terra e più emozionate al primo, grazie a uno splendido panorama di Venezia, in particolare sulla chiesa della Salute. Il conto per toccare con mano il mito può facilmente arrivare a 150 euro: ma i menu degustazione (dai 65 ai 95 euro) soccorrono a trasformare il desiderio in realtà.

27 Agosto 2019
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Marcandole

Nel 1931 nasce una locanda lungo l’argine del fiume Piave che, già negli anni ’50, diventa punto di riferimento per i buongustai. La cucina del ristorante oggi è la somma di esperienze, scelte di alta qualità e arte nella realizzazione dei piatti. La filosofia di gestione aggiunge il gusto per l’ospitalità e la professionalità che si riflettono anche nell’ottimo servizio nella sala totalmente rinnovata. Un accurato restyling le ha regalato spazi dalle linee pulite con particolare attenzione all’illuminazione, complice di tanti incontri a tavola.

I fratelli Roberta e Alessandro Rorato sono impeccabili nell’accoglienza e in cucina. Scelgono ed esaltano i sapori autentici dei prodotti freschi con ricette che raccontano il mare, in perfetta armonia tra ricerca e classicità. Oltre alla sontuosa degustazione di crudo in 11 assaggi (38 euro, 30 per la declinazione in cotto), la carta descrive piatti che giocano con sapori e consistenze come la scaloppa di foie gras, carpaccio di capesante, burro nocciola e profumo di caffè.

Tra i primi emerge lo spaghetto tiepido con verdure croccanti, granseola e yuzu, mentre, passando alla lista dei secondi, il branzino con misticanza asiatica e guazzetto di pevarasse è un’autentica delizia. Chiusura in dolcezza con la sfera di meringa che accoglie frutti di stagione e, nella collezione autunno inverno, cachi e castagne.
Carta dei vini spaziosa che merita un’ovazione: più di 400 etichette da cui si ricava una generosa offerta al calice. Il conto? Intorno ai 75 euro.

27 Agosto 2019
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Hiša Franko

Poco distante dal confine italiano in Slovenia, a Caporetto, in una tipica gostilna (locanda), Ana Roš, migliore donna chef del mondo (2017), regala l’espressione artistica più ricca d’ardore di uno stile di cucina fortemente radicato nel territorio. A Hiša Franko, tra locali top del pianeta, l’esperienza sensoriale è totale e coinvolgente. La location è un incanto, circondata da monti, pascoli e vicino al generoso fiume Soča.

Gli ingredienti chiave del menù provengono dall’orto dietro al ristorante o da produttori locali; erbe, piante e funghi sono il frutto del lavoro per boschi e prati di Miha, esperto raccoglitore. La trota marmorata arriva da un’associazione di pescatori locale; selvaggina, pecore e capre sono cresciute poco lontano dal locale: il legame con la comunità locale è forte e fa la differenza in cucina. Il formaggio è stagionato e affinato con maestria da Valter Kramar, marito di Ana, a iniziare dal Tolminc e dalla ricotta dolce fermentata. È lui l’artefice della cantina che, oltre alle etichette selezionate, racconta con entusiasmo i migliori vigneti locali.

Il percorso di degustazione è unico e stagionale, declinato in 11 step: è sufficiente lasciarsi trasportare dal racconto di Ana per assaporare ogni sfaccettatura di questa terra ricca di suggestioni. Qualche spunto (proposto mentre scriviamo): tartellete di segale, formaggio di fossa, prezzemolo, finferli; trota / fritta nel mais, latticello di mais, insalata di fiori selvatici e mais baby, capriolo / “formaggio” di rafano, tripla crema di rafano, frutto di pino, nasturzio; capolavoro / croissant di mela e dulce di leche di capra ripieno di bacche di sambuco, gelato di mandorla e salsa di cera di api. La degustazione: 150 euro.

27 Agosto 2019
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Ristorante Dolomieu

Il DV Chalet è un bell’albergo di charme, il primo boutique hotel di design del Trentino; poco fuori dal centro di Madonna di Campiglio, ospita il piccolo ristorante con la sua calda, elegante saletta rivestita di legno. Qualche vicissitudine legata all’avvicendamento tra cuochi ora vede stabile al comando della brigata del Dolomieu il rodigino Davide Rangoni. Uno stile moderno il suo, con una giusta dose di creatività e una tecnica di ottimo livello che rende possibile la realizzazione di piatti ben concepiti, calibrati tra terra, mare e montagna.

Si può iniziare con la delicata trota salmonata all’agro di mele con carota, crescione di ruscello e nocciole, per crescere d’intensità con la battuta di capriolo, lattuga, pera martinsecca e maionese all’anice. Molto buono, tra i primi, il riso al fumo di speck con scampi marinati, succo di corallo e olio extravergine da cultivar leccino. Non sono da meno le tagliatelle tirate a mano con germano reale, rape rosse, yogurt e fava tonka. Convince la rana pescatrice “al sugo” con scapece di zucchine, lamponi e menta, ed è succulenta la raffinatezza del cervo glassato con cagliata alla camomilla, radici e corniole.

Dessert interessanti, come la cheese cake di malga con rabarbaro, fragole e sambuco. La carta dei vini è ben articolata con valide proposte, soprattutto regionali, il servizio di cordiale professionalità. Si spendono 67, 75 o 95 euro per i tre menu degustazione disponibili, sui 75 alla carta.

27 Agosto 2019
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Hotel Ristorante Ciori

A due passi dalle piste sciistiche di Valbella, sulla strada tra i boschi del Turcio e l’abitato di Gallio, fu un’antica stazione di posta e un “casolin” (il supermercato ante litteram). Anno dopo anno, si è trasformato in un approdo sicuro per chi ama la cucina buona e sana, dotato anche di camere accoglienti per chi ama la tranquillità e le arie salubri.

La cordialità spontanea della gestione familiare esalta la franca ospitalità delle genti di montagna. La cucina è solida e rassicurante come il Monte Valbella che protegge queste contrade dai venti di nord-est. Ai fornelli e in sala ci sono gli eredi del mitico “Ciori” (diminutivo di Melchiorre, indimenticato patriarca della casa), tutti autodidatti, curiosi, capaci e grandi conoscitori dei prodotti della montagna, frutti del bosco, formaggi d’alpeggio o selvaggina che siano.

Nessun piatto viene concepito per catturare gli occhi, ma tutti sono ben presentati e colmi di sostanza. A partire da quelli storici: l’inimitabile trippa di antica memoria e le delicate lumache alle erbe. Poi la golosa lasagna padellata al ragù di coniglio e Grana del Pennar, per finire con lo spezzatino di cervo. Il baccalà è sempre un piatto sicuro in alternativa alla carne, come l’uovo all’occhio di bue al tartufo nero di Norcia. Una profumata “verticale” di formaggio Asiago di malga sarà come una bella passeggiata tra i pascoli. I dolci rincuorano e la cantina offre vini ben selezionati, buoni ed economici. Circa 45 euro.

27 Agosto 2019
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Il Desco

Il Desco è una meta gastronomica di grande prestigio da ormai tanti anni: non per questo la sua qualità ha subito cedimenti, anzi. Nel passaggio generazionale tra Elia e Matteo Rizzo si è, infatti, realizzata la necessaria evoluzione che ora vede il figlio ai fornelli e il padre perfetto padrone di casa, sempre presente nelle sale di questo bel palazzo storico del centro di Verona.

La linea di cucina è come il luogo, molto elegante; allo stesso tempo, però, non manca di piatti ben concepiti e con sfumature gustative azzeccate in cui si sentono gli adeguati contrasti. Si può partire con il carpaccio d’anatra “tra Veneto e Oriente” con insalatina di finocchi olio e limone, commistione di stili perfettamente riuscita, oppure con la freschezza di avocado, acqua di pomodoro, sorbetto di lime e zenzero profumato alla lavanda.

Tra i primi è molto bella la sensazione che regala la salsa concentratissima delle linguine con peperone rosso e zafferano caramellate al succo di peperone e pistilli di zafferano, ma conquistano anche i tortelli di baccalà con black lime e aglio nero. Il palato gode con l’animella alla senape, hummus di fagioli bianchi e pesto di maggiorana, secondo piatto di estrema finezza. Si può terminare con grande soddisfazione grazie a “orzo, limone e cardamomo”. Il servizio, ad alto tasso di professionalità, è giovane e spigliato. La carta dei vini offre eccellenti opportunità di scelta, anche al calice. Si spendono 150 euro per il menu degustazione, sui 110 alla carta.

27 Agosto 2019
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Il Ridotto

Ormai, da qualche anno, anche a Venezia la situazione, per quel che riguarda il mangiar bene, è migliorata. Merito anche di ristoratori come Gianni Bonaccorsi che, ormai dal 2006, è al timone di questo elegante locale con pochi tavoli a due passi da Piazza San Marco, il cui nome si ispira all’antico piccolo teatro veneziano. Una cucina di alta qualità che privilegia ingredienti freschi dal mercato e impreziosita da un tocco di creatività che non si spinge mai oltre il necessario contraddistingue piatti di bell’impatto gustativo e altrettanto convincenti alla vista.

Si può, quindi, iniziare con la suadente consistenza del carpaccio di manzo con rapa rossa, prugne e maionese di quercia, oppure con la bilanciata acidità di sarde, kiwi, canapa e lattuga e poi scegliere, tra i primi, gli spaghetti neri con ricci di mare, peperone candito e cavolo nero dalla perfetta cottura al dente. Da assaggiare anche gli interessanti ravioli di faraona con panna acida, agrumi e mole. Eccellente, tra i secondi, l’intensa seppia servita con funghi, il suo fegato e lenticchie nere.

Molto buona, tra i dolci, la crema fredda alla ricotta con pistacchio, arancia e cioccolato. La carta dei vini è di ottima profondità e offre la possibilità di bere bene anche al calice. Il servizio, a cui il sorriso non manca, è di estrema cortesia. I menu degustazione sono 3, rispettivamente a 95, 110 e 140 euro, alla carta la spesa è sui 110, ma a pranzo 3 tapas e un piatto del giorno sono proposti a 35 euro.

27 Agosto 2019
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Kuppelrain

Un itinerario di rara bellezza, quello che porta a Castelbello, sia che ci si arrivi in macchina (mezz’ora da Merano), sia che si scelga il treno che da Bolzano porta verso lo Stelvio e i confini con l’Austria e la Svizzera, e che ferma nella stazioncina proprio davanti al giardino del Kuppelrain. Per gestire un’offerta gastronomica così articolata, i genitori Jorg e Sonya sono stati affiancati dai figli Nathalie, che si occupa dei dolci e aiuta la mamma in sala, e Kevin, ai fornelli.

I menu degustazione proposti a cena sono due, con la possibilità di scegliere liberamente passaggi da entrambi: il primo, “Alpi e Tradizione”, mette in fila i piatti che hanno segnato la storia del locale con l’indicazione dell’anno in cui furono creati; da non perdere la pancetta di maiale con crema di lenticchie, scampo e cipollotto del 1999 e il gioco delle minestre, nato addirittura nel 1990. Il secondo, che prende il nome dalla stagione in corso, propone piatti di conio più recente, come il luccio perca con carote, radice di prezzemolo e latticello.

La carta dei vini è in equilibrio tra grandi nomi nazionali e d’oltralpe e piccoli produttori locali. Il servizio è condotto con misura e competenza. A pranzo si spende intorno ai 40 euro. A cena da 95 a 120 per i menu degustazione; intorno ai 90.

27 Agosto 2019
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L’Altro Penacio

Perché “Altro”? Perché il locale – al piano terra dell’Hotel “Tre Torri” – si inserisce in una tradizione gastronomica di oltre cent’anni, di cui la famiglia “Penacio” è un riferimento. Enzo Gianello è un cuoco che riesce sempre a sorprendere per il suo talento e la sua vivacità. È stato tra i precursori di una stagione brillante della cucina veneta, assieme all’indimenticato Severino Trentin, di cui è ancora oggi un protagonista.

La sua mano felice spazia dalla carne al pesce. Anzi, è stato proprio lui ad allargare gli orizzonti della cucina locale percorrendo nuove strade. Quella del mare, appunto. E allora si parla di baccalà di cui è uno specialista: nella classica versione “alla vicentina”, ma anche in quella più morbida, mantecato come una nuvola. Ma questo è solo un assaggio del menu di pesce al quale lo chef dedica le sue migliori energie e felici guizzi di inventiva. La materia prima arriva tutti i giorni da Venezia e dai porti dell’Adriatico in grande varietà: crostacei, molluschi e le specie più pregiate anche per gli appassionati del crudo.

Vanno ricordati l’antipasto con carpaccio di branzino e tartare di tonno, la deliziosa zuppetta di calamari e la scaloppa di tonno alla mediterranea. Senza dimenticare “il grande piatto del mare”, una proposta di degustazione con tutto il meglio offerto dal mercato. Siccome il cuoco non dimentica la lezione imparata in giovinezza, lo spiedo della cucina promette interessanti piatti di carne. Cantina molto ben fornita, servizio attento. Sui 45 euro.

27 Agosto 2019
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L’Artigliere

Le acque abbondanti fanno del territorio di Isola della Scala una delle zone di più antica tradizione risicola d’Italia, oggi legata a doppio filo al Vialone Nano IGP. È difficile immaginare un luogo più adatto a celebrare questa grande storia di una pila dei primi del ‘600, ristrutturata in modo da preservarne le strutture originarie e immersa nel cuore delle risaie.

Qui Davide Botta, bresciano d’origine e formazione, offre le sue interpretazioni del prodotto principe di queste terre, affiancato in sala dalla moglie Marina. La carta dei risotti conta ben dieci proposte, accomunate da bella tecnica e qualità della materia prima. Accostamenti rassicuranti e golosi (Grana Padano, fondente di cipolla e quaglia arrosto) si alternano a momenti di maggior creatività, come nel caso del risotto appena affumicato con crudo di gambero rosso, limone candito e caviale d’aringa.

Di grande godimento anche i secondi, come il “tiramisù” di coda di rospo, con pane tostato, pomodoro confit affumicato, olive e polvere di melanzana, o ancora il filetto di coniglio accompagnato da gamberi fritti in pasta kataifi, salsa alla carbonara e favette. Non manca, tra i dolci, qualche provocazione, come l’albicocca sciroppata accompagnata da un cremoso di zafferano e funghi e olio al prezzemolo. Carta dei vini di buona ampiezza, con diverse proposte al calice. Il servizio è cortese e discreto. Interessante il percorso degustazione “I Fantastici 4”: tre risotti a sorpresa e un dessert a 43 euro. Tra i 45 e i 75 euro alla carta.

27 Agosto 2019
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La Locanda di Piero

Un cottage nel verde, una veranda che si apre sull’orizzonte della campagna. La cifra stilistica del locale è nella serenità che trasmette già dalla location. Nei piatti, poi, c’è la mano sicura di un cuoco d’esperienza e la fantasia di chi è curioso del mondo senza stancarsi di cercare. Tant’è che Renato Rizzardi si definisce ancora “apprendista”, perché come Socrate è convinto che ci sia sempre da imparare.

E poi aggiunge parecchio di suo: per esempio il “Cento per cento stoccafisso” ossia tortelli allo stoccafisso, brodetto e trippa di baccalà, alga wakame e cappuccio viola gli è valso il trofeo del “Festival triveneto del baccalà”. La pasta ripiena è una sua passione, ma altre pietanze sorprendono per l’incrocio di sapori: gnocchi di patate di Rotzo, anguilla marinata, arancia e zenzero; tagliata di cervo, salsa al cacao e marmellata all’uva fragola e zucca.

Renato vive di una spinta alla perfezione che lo anima da sempre. È per questa sua capacità di approfondire ingredienti e significati che ha ricevuto dalla nostra guida un premio alla carriera, a sottolineare la ricerca culturale che innerva il suo lavoro. Del resto, l’equilibrio tra il sapersi rinnovare e la capacità di mantenere saldi i fondamentali è essenziale. Coco Chanel ammoniva saggia: “La moda passa, lo stile resta”. E Renato è uomo di stile, non di mode. Sergio Olivetti dirige la sala e cura la cantina del locale con maestria. Alla carta 75 euro. Solo da lunedì a venerdì menu dello chef (per avvicinarsi alla locanda) a 28 e 37 euro.

27 Agosto 2019
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La Montecchia

Ai piedi dei Colli Euganei, con una terrazza panoramica che si affaccia sui campi da golf, il ristorante La Montecchia dal 2015 ha imboccato la strada della “Green revolution”: l’85 per cento delle proposte in menù è di origine vegetariana. Anche se nessuno si sognerebbe di togliere due piatti simbolo del ristorante, che ha festeggiato quest’anno i 25 anni dall’apertura: il primo è la tartare di Erminio, preparata davanti al cliente dal patron Erminio Alajmo, e il secondo è la coscia d’oca croccante con semi e germogli, crema di patate e finocchi allo zenzero, piatto creato da Massimiliano Alajmo e affidato alle mani esperte dello chef Simone Camellini, che guida la cucina de La Montecchia da un decennio.

L’eleganza del locale immerso nel verde, le cene a tema, le serate dedicate ai vini curate dal maître e sommelier Mauro Meneghetti ne fanno un locale ricercato per un’esperienza enogastronomica come poche. Lasciatevi tentare dal menù “Orto” con il carpaccio di zucchine, la millefoglie croccante di battuta di barbabietola e salsa gorgonzola o il risotto al pesto di basilico e dragoncello con macedonia di frutta.

Scoprirete che i piatti vegetali sono tutt’altro che inferiori a quelli di carne e pesce e che hanno sapori decisi e allo stesso tempo delicati. Per i vini avete a disposizione una cantina attenta alle aziende dei Colli Euganei e che spazia fra le chicche enologiche italiane e straniere. Menù degustazione da 55 a 95 euro.

27 Agosto 2019
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La Stüa de Michil

“Su roccia dolomitica abbiamo scritto il Vostro nome”: un motto, una missione. La magnifica stube del 1800, della quale Michil è stato mente e cuore, è sempre un “rifugio” caldo e confortevole. Tutta in legno di cirmolo, 12 raffinati tavoli (ri)distribuiti in tre piccole sale, è ancor più bella dopo il maquillage della scorsa primavera. Un’enclave esclusiva (regia di Paolo Baraldi) che vede ai fornelli Nicola Laera, un giovane della Val Badia per metà badïòto e per metà pugliese.

Hotel La Perla significa eleganza e raffinatezza: dal ricevimento alle romantiche camere, fino a Les Stües racchiuse in legni antichi e impreziosite da cristalli, porcellane e fiori. In poco più di un lustro Nicola ha tracciato la sua filosofia percorrendo due strade che spesso si incrociano: quella della tradizione, con i sapori marcati delle animelle di vitello al burro, tuberi, spuma di mandorla e tartufo nero, e quella più internazionale, con qualche tocco di sapori mediterranei come il ‘bottone’ ripieno di pollo ruspante, fiocchi di tonno Bonito e prugna fermentata. Non può mancare la selvaggina valligiana con il capriolo in due portate: sella in rosa in crosta di pane e ossobuco con gremolada e albicocche al vino.

La buona sacher è della casa. La cantina, sempre più imponente (30.000 bottiglie – 2.000 etichette), è ora affidata a Michele Albertelli, mentre le sale sono tutte in mani femminili, giovani e promettenti. Un menu degustazione (6 o 8 portate) a 129 e 139 euro; alla carta circa 120. Molto meno al bar-bistrot, aperto anche a mezzogiorno.

27 Agosto 2019
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Lazzaro 1915

A Pontelongo, placido paese in provincia di Padova, Piergiorgio Siviero guida con mano sicura uno dei luoghi di punta della cucina creativa veneta. Un’insegna contemporanea, ma forte di una secolare tradizione familiare inaugurata dal nonno Lazzaro, che rilevò assieme alla moglie il locale e l’annesso Albergo Trieste, e oggi esibita con orgoglio fin nel nome del ristorante.

La sala, guidata da Daniela, sorella del cuoco, coniuga cortesia e cordialità, offrendo all’ospite il contesto ideale per apprezzare una cucina all’insegna di garbate provocazioni e di un attaccamento non didascalico alle tipicità del territorio. A dominare è il pesce, declinato con sapienza in piatti che alternano momenti di grande golosità a tocchi più spinti e sperimentali. Come nel “cavalluccio marino”, carpaccio di cavallo marinato in acqua di mare e accompagnato da beurre blanc, uva e tartufi di mare, di straordinaria intensità, o nella rana pescatrice panata ai semi di oliva, con pera senapata e topinambur marinato, che stimola mente e palato grazie a note schiettamente amare. Non mancano preparazioni di carne, prima fra tutte l’oca, tipica della zona.

I dessert, affidati a Diletta Zenna, colpiscono per armonia e concentrazione, soprattutto in “Martinica”, biscotto al gianduia, ananas e cardamomo. La carta dei vini unisce ampiezza dell’offerta e ricarichi moderati. Due i percorsi degustazione, con possibilità di trarne singoli piatti: “Istantanee”, a 90 euro, e “Classici”, a 50; in media 80 euro. Molto interessante il pranzo di lavoro: 25 euro in 25 minuti (giorni feriali).

27 Agosto 2019
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L Chimpl

Sarete nel segno di Re Laurino: un fascinoso borgo nel cuore di una località dolomitica ricca di turismo, invernale ed estivo, ma storicamente avara di un’offerta gastronomica che esca dai canoni di una quotidiana normalità. La valida offerta alberghiera a tutto tondo ha forse “scoraggiato” l’apertura di ristoranti gourmet. Con un’eccezione. Infatti, da circa sette anni, il ciuffolotto (‘l chimpl) fa sentire il suo canto. “Accanto” all’Hotel Gran Mugon, nel borgo di Tamion, Katia Weiss e Stefano Ghetta, armati di molto coraggio, capacità e pazienza, curano il loro piccolo angolo goloso.

Una enclave che, di anno in anno, si rifà bella per coccolare al meglio una clientela che cresce di anno in anno. La sala è accogliente, luminosa, elegante e moderna quanto basta per non dimenticare i valori della tradizione valligiana. Tradizione di cui la cucina è specchio fedele, ma che persegue senza incertezze anche la fantasia e il coraggio senza mai tradire il territorio che sempre ispira i sapori dei piatti. L’uovo soffice di Tamion con spinaci, formaggio fassano, patata e tartufo è oramai una pietra miliare inamovibile, mentre i frutti della montagna, dalle erbe ai funghi fino alle essenze più sconosciute, impreziosiscono la selvaggina.

Compare delicatamente anche il Mediterraneo nei tagliolini con scampi, pesce spada e molluschi prima di tornare nelle Dolomiti con la sella di capriolo e composta di cavolo rosso. Dolci e pani peccaminosi. In cantina ampio spazio a vini trentini. Alla carta circa 65 euro.

27 Agosto 2019
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Le Calandre

Il rumore del traffico della trafficatissima strada regionale resta fuori, a Le Calandre pare quasi che l’orologio si possa fermare per un paio d’ore. Per vivere un’esperienza di altissimo livello come quella proposta qui da oltre vent’anni, bisogna concedere al tristellato Massimiliano Alajmo la possibilità di lasciarti guidare fra sentieri quasi inesplorati. Siamo in uno dei punti di riferimento dell’alta ristorazione italiana nel mondo, a Le Calandre si entra in profondità nei sapori per coglierne l’essenza.

Il grande lavoro di ricerca, che è stato riassunto in due bellissimi libri, è declinato attraverso tre proposte di degustazione. Una spazia dai grandi classici di Massimiliano, i “signature dishes” che lo hanno fatto conoscere, come il risotto allo zafferano e polvere di liquirizia, che troverete anche completato con aglio nero e bottarga. O l’ormai mitico cappuccino di seppie al nero e la sua più recente variante, il coloratissimo cappuccino murrina, con riccio di mare, alghe e barbabietola, uno scrigno prezioso e delicato di sapori. Poi ci sono altri due menù, ispirati ai gusti personali dei due fratelli, Max e Raf. Quello di Max si conclude con “Illusione” un’esperienza indimenticabile dedicata ai sapori dolci, un omaggio al cioccolato nato quasi per gioco nel 2002 e proseguito ogni anno con creazioni sempre diverse.

In sala Andrea Coppetta Calzavara guida una squadra giovane e affiatata, sempre col sorriso fra le labbra. Mille le referenze in cantina per un’esperienza di abbinamento e di degustazione da non dimenticare. Menù da 135 a 225 euro.

27 Agosto 2019
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Gostiona Toklarija

Il frantoio del piccolo paese era in questa piccola casa; l’antica pressa del 1400 è perfettamente conservata ed è in bella mostra per testimoniare la cultura dell’olio e la civiltà contadina. Qui, dove il tempo sembra essersi fermato, sono arrivati e arrivano viandanti da ogni parte del mondo, Texas e Hong Kong compresi. Per vedere il vecchio frantoio e per respirare l’aria di una storia antica.

I Celti, i Romani, la Serenissima, l’Austria hanno lasciato tracce indelebili in quel che fu il castello di Sovinjak (toponimo celtico). Ora troverete un paesaggio agreste (solo una quarantina km da Trieste), dove il tempo sembra essersi fermato con il tratto finale di strada angusto, bello e selvaggio. Nevio Sirotić e la moglie preparano un menu fisso che cambia ogni giorno, con i sapori che spaziano dalle erbe spontanee a tutte le varietà dei tartufi, dai formaggi introvabili ai prosciutti artigianali.

La minestra istriana (crema di fagioli, patate, bavette fatte in casa, lardo e cotenna di maiale) arriva d’inverno e gli gnocchi neri con le trombette dei morti e i tartufi in autunno. Tra varie golosità spiccano le uova al tartufo, la galline di corte, il capretto arrosto. Il pane fragrante è prodotto in casa, come i golosi dolci. La cantina seleziona molte buone etichette istriane. La prenotazione è praticamente obbligatoria perchè i coperti sono solo 17, distribuiti nelle due salette o, d’estate, nel piccolo angolo verde di fronte all’orto di casa. Conto di 50/55 euro (in contanti) per 6 portate; tartufo bianco a parte.

27 Agosto 2019
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Malga Panna

Da tempo storica insegna del Trentino, Malga Panna, dalla sua lontana origine di rustico del ‘900 dedicato all’alpeggio, si è trasformata in un ristorante moderno senza perdere il calore del suo ambiente. Accogliente, elegante, il locale di Paolo Donei non delude. Grazie anche a una cucina che, all’ottimo livello tecnico, abbina la passione per il territorio e i suoi prodotti senza disdegnare abbinamenti di moderata creatività per proposte che si rivelano sempre golose, come nel caso del salmerino “di fontana” con sablé al Parmigiano Reggiano, pompelmo rosa e pesto di sedano selvatico.

Divertente anche il “Malga Ramen” con saraceno, gabilo e porcini. Riusciti e gustosi, tra i primi, anche i tortelli allo scalogno e “pain perdu” con crema di robiola, foglie di mizuna e ravanelli. Non può certamente mancare una carne come il cervo, con il succulento filetto servito al rosa, quinoa soffiata, indivia all’olio extravergine d’oliva e ciliegie al pepe rosa a regalare un bel contrasto dolce-acido.

Buoni i dolci, come per esempio l’insalata di lamponi con ananas arrosto, basilico e gelato ai fiori di sambuco o ancora la crema bruciata alla vaniglia con ragù di frutti di bosco e gelato alla panna. Si termina con una gradevole tisana di erbe spontanee. Molto ben fornita la cantina, con etichette che possono soddisfare l’appassionato più esigente e valide proposte al calice. Il servizio è cordiale e si possono spendere 70 o 80 euro per i menu degustazione, sui 70 alla carta.

27 Agosto 2019
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Ca’ 7

Alle porte di Bassano questa grande villa settecentesca affascina per l’architettura, il paesaggio e la cucina. La storia racconta che l’edificio fu il quartier generale degli ufficiali di Napoleone durante le battaglie della campagna d’Italia a cavallo dell’Ottocento. Avevano scelto il luogo adatto, perché ancora oggi dal parco – magari durante una cena all’aperto nella bella stagione – si ammira lo skyline di Bassano (che a loro interessava per motivi militari, a noi per il panorama incantevole).

Riguardo alla cucina, basta dire che Alex Lorenzon è una garanzia per la varietà e la qualità delle proposte. Il menu punta decisamente sul pesce, anche se per gli irriducibili sono contemplate alcune portate di carne: filetto di sorana, tartare di manzo, carrè d’agnello. Ma è, appunto, la cucina di mare che affascina. Il risotto mantecato agli scapi, il “gran fritto alla venexiana”, l’astice, il tonno scottato sono esempi di una mente che dimostra grande sicurezza. I sapori sono pieni, affondano nella memoria. Ma, grazie a un tocco di creatività sempre presente, Alex offre una sfumatura di vivacità che rende le pietanze più contemporanee e interessanti: come il granchio, avocado e capasanta, oppure il “rombo al verde”.

Se capitate nella stagione degli asparagi non perdetevi quelli “alla bassanese” (cioè con l’uovo), oppure il risotto, che spicca nella degustazione predisposta ad hoc. Classico è anche il menu degustazione di pesce. La cantina è ben organizzata, il servizio inappuntabile: 250 le etichette, da quelle locali allo champagne. Conto sui 70 euro.

27 Agosto 2019
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Quadri

Sono tre gli approdi che i fratelli Alajmo possono vantare in piazza San Marco: il leggendario Grancaffè Quadri che vive tutte le fasi della giornata nella piccola sala interna e nell’ampio dehors, dal primo caffè del mattino all’ultimo drink del dopocena; il Quadrino, bistrot informale in cui pranzare o cenare a un prezzo che sembra non tenere affatto conto della posizione unica al mondo di cui gode; e infine il ristorante Quadri, situato al primo piano, dove attingere a piene mani dalla fantasia e dalla creatività di Massimiliano Alajmo, qui coadiuvato dall’executive chef Silvio Giavedoni.

A quest’ultimo spetta il compito di mettere in tavola capolavori come il “cappuccino di laguna”; i paccheri piccanti con cannolicchi, cozze e vongole all’aglio nero e basilico con crema fredda di ricotta; i ravioli di burrata, vongole, seppie, gamberetti, filetti di pomodoro e origano; la triglia croccante allo zenzero con sugo di folpetti in tecia e salsa ai carciofi; la coscia di agnello con purè alla curcuma e spezie.

Piatti che concorrono a rendere indimenticabili i menu degustazione “Classico” e “Quadri” (entrambi a 225 euro, ma si possono scegliere due piatti a 120 euro o tre a 160 euro). Il percorso più entusiasmante è però il menu “Quattro Atti” (250 euro), ovvero quattro sequenze di quattro piccoli assaggi ciascuna. Ampia e intelligente la carta dei vini, proposta esclusivamente in versione elettronica; professionale ed elegante, ma mai avaro di sorrisi, il servizio.

27 Agosto 2019
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Cok

Se il tempo lo consente e si ha la fortuna di pranzare o cenare all’aperto nel piccolo portico che ospita un pugno di tavoli, si percepisce il profumo del mare, tanto è vicino anche se non si vede. La rustica konoba si trova appena fuori della parte più antica dell’affascinante borgo di Cittanova. Ma basta attraversare la strada per trovarsi nel porto, ad ammirare le barche dei pescatori che rientrano dalla battuta giornaliera.

Sergio Jugovac e la sua famiglia interpretano alla perfezione ambiente e tradizione: dalla cucina escono piatti di pesce la cui freschezza si misura in ore, eseguiti con cotture precise e rispettose dell’eccezionalità della materia prima di cui dispongono. Una fidata rete di pescatori locali (costruita negli anni da Sergio) garantisce ogni giorno i migliori scampi del Quarnaro (da queste parti proposti rigorosamente crudi), le capesante, i canestrelli, le canocchie, i sontuosi astici locali.

Tra i primi, convincono sia i risotti, sia i ravioli farciti, sia i tagliolini (fatti in casa) abbinati di volta in volta a un pesce diverso. Tra i secondi, invece, domina incontrastato il branzino selvaggio istriano. Non mancano buoni vini locali: prevalentemente Malvasia, macerata e non, con qualche divagazione tra le bollicine. Il servizio è decisamente alla mano e l’informalità si trasforma presto in simpatia. Il menu del giorno viene recitato, ma potete fidarvi completamente dei consigli della signora Vilma. La Malvasia è buona e il conto rispecchia il peso dei pesci scelti: se non si esagera si possono prevedere 50 euro o poco più.

27 Agosto 2019
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CoVino

Nel Sestiere Castello, al di fuori dell’affollatissimo circuito Rialto-San Marco, un minuscolo locale (5 tavoli) sta cambiando il concetto di “bacaro”. O forse, più propriamente, ne sta interpretando la formula secondo parametri qualitativi inconsueti. Non ci sono solo laguna ed entroterra veneziano nelle idee dell’oste Andrea Lorenzon, è l’Italia intera il mercato da cui approvvigionarsi, purché si rispettino le tradizioni di ogni territorio, si scelgano solo produzioni piccole e i fornitori siano veri artigiani.

Così la carta dei vini, pur non sterminata, è un esempio di lungimiranza e di sensibilità ambientale e il menu un campionario di ottime materie prime trattate con rispetto e accostate con semplicità: il “saor” di verdure di stagione e polenta di Mais Biancoperla è preparato con la Cipolla Ramata di Montoro; la battuta di manzo di Bianca Piemontese è accompagnata da stracciatella e Nocciola d’Alba; nei paccheri al ragù di Mamma Liviana è protagonista la “gratinata” di manzo e maiale con besciamella all’olio E.V.O. e Parmigiano Reggiano Vacche Rosse; il “cagnoeto” (palombo), infine, è servito con minestrone primaverile e Fagioli Ballarossa della Valbelluna.

Il servizio è vivace e il conto benevolo: si paga intorno ai 40 euro, con un “finale” sempre incluso. Da non perdere, tra questi, la cassata: crema di ricotta di bufala con Mandorle di Noto, Pistacchi di Bronte, frutta candita, cioccolato, caffè e marmellata di stagione fatta in casa.

27 Agosto 2019
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Da Aurelio

Il panorama sul comprensorio dolomitico che si gode dai 2236 metri di quota del Passo Giau è magnifico. Lo sguardo spazia dal Pelmo al Civetta, fino alla Marmolada. Al rifugio Piezza, a pochi tornanti dal passo, si può godere appieno di tanta bellezza sia dalla terrazza, quando la stagione lo consente, che dalla nuova, luminosa veranda tutta in legno e vetro.

Un ambiente elegante e confortevole, in cui gustare i piatti che Luigi Dariz, chef e proprietario del locale, propone selezionando con grande cura le materie prime e interpretando con personalità ricette del territorio. Il percorso gastronomico può essere aperto scegliendo l’ovetto morbido con crema di patate, finferli e formaggio da Col oppure lo speck cotto con mela e cren. Tra i primi si può optare per gli gnocchi di ricotta con tartufo nero, crumble e fonduta di formaggio oppure rifugiarsi nei classici tagliolini al burro di cirmolo e salmì di camoscio. Tra i secondi, il salmerino alpino con pane alle erbe e crema di patate al sedano selvatico è un’ottima alternativa al vitello con senape, miele, fondente di cipolla e coste.

Degna di nota anche la proposta di dolci fatti in casa, tra i quali spicca lo strudel di mele e crema. Il servizio, di grande gentilezza, mantiene il sorriso anche nei giorni di maggiore afflusso turistico e la carta dei vini è consistente e onesta nei ricarichi. Menù degustazione a 58 euro, alla carta poco più di 50. Per chi volesse prolungare la sosta sono disponibili anche due camere.

27 Agosto 2019
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Dalla Rosa Alda

Dominato da una splendida pieve romanica altomedievale, il piccolo borgo di San Giorgio è certo uno degli angoli più affascinanti della Valpolicella: una manciata di case in pietra raccolte in cima a una collina, una tranquilla piazzetta dalla quale si gode un panorama spettacolare sui vigneti circostanti e, in lontananza, sul Lago di Garda.

Un luogo battezzato dalla saggezza popolare come “Ingannapoltron” perché, secondo un detto antico, ci si arriva dopo un cammino lungo e faticoso. I poltroni sono avvertiti. In realtà l’origine del nome va ricercata nel termine retico “in gand”, cioè “sulla roccia”. Che si ammira appunto “live” nel locale. Immersi nell’atmosfera antica e rilassata che domina il borgo, viene difficile immaginare un luogo più adatto a ospitare la trattoria Dalla Rosa Alda.

I Dalla Rosa si dedicano alla ristorazione, in questo angolo di Valpolicella, dal 1853: ingredienti locali lavorati con semplicità – erbe di campo, verdure coltivate in proprio, funghi e formaggi della Lessinia. La selezione di salumi e formaggi è gustosa, ma i primi piatti sono assolutamente da non perdere: i tortelloni al Buon Enrico (un’erba selvatica dal sapore simile allo spinacio) conditi con burro e salvia, come pure le golosissime pappardelle ai 40 tuorli con fonduta di formaggio Monte Veronese e tartufo; semplici e familiari i secondi, soprattutto di carne. Una menzione speciale per la carta dei vini, ricca e profonda, che rende piena giustizia alla tradizione vitivinicola di questo territorio. Tra i 30 e i 50 euro.

27 Agosto 2019
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Dam boutique hotel & restaurant

Quando si giunge dinnanzi al ristorante, si può rimanere perplessi. Infatti l’edificio appare anonimo, complice la collocazione nella zona industriale di Nova Gorica, fredda e silenziosa. Ma basta varcare la soglia per cambiare idea. Gli interni sono stati da poco ristrutturati: il design minimalista e le luci soffuse, uniti a una piacevole musica classica di sottofondo, creano un’atmosfera elegante e sofisticata.

Il cuoco Uroš Fakuč accoglie e accompagna personalmente i clienti al tavolo, mettendoli a proprio agio. La sua cucina è ispirata fondamentalmente alla tradizione: piatti dai sapori semplici e armonici, con qualche provocazione. Il menù “Tradizione DAM” si apre con una scenografica entrée a base di tramezzini croccanti al profumo di rosmarino e “finti tartufi” di morbido formaggio di capra, per passare poi a un convincente e raffinato antipasto di pesce crudo, accompagnato da una granatina al frutto della passione.

Quindi è il turno della colorata insalata di capesante e ortaggi, ma non mancano i collegamenti alla terra: l’uovo cotto in crosta integrale su crema al tartufo ne è un esempio. Segue un saporito risotto di gamberi e polvere di prezzemolo. Quindi, un filetto di tonno al nero di seppia. Il sorbetto al mojito rinfresca il palato, preparandolo all’ultima sinfonia: il dolce al cioccolato con fior di sale, arancio e olio evo. La carta dei vini è valida e ben curata: molte etichette del Collio Sloveno e alcune bollicine d’oltralpe. Il servizio è puntuale e garbato. Menu degustazione a 65 euro, circa 60 alla carta.

27 Agosto 2019
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Damini

Da diversi anni i fratelli Giorgio e Gian Pietro Damini hanno acceso i riflettori dell’enogastronomia su Arzignano, trasformando la macelleria di famiglia in uno dei templi della carne italiana: bottega, enoteca e ristorante. E non parliamo soltanto di carne di straordinaria qualità: l’obiettivo dei Damini è mostrare tutto quello che viene prima, i metodi di allevamento, la filiera, la maestria nella macellazione e nella frollatura. Ma, soprattutto, i rapporti personali che legano allevatori e produttori, vero grande motore di questo locale.

A far splendere la carne selezionata con maestria da Gian Pietro ci pensa Giorgio, che ai fornelli dimostra tecnica solida e la giusta dose di creatività. Irrinunciabile iniziare dalla carne cruda: la selezione classica di tre frollature (5, 20 e 40 giorni) o la battuta guidata dall’estro del cuoco. Di splendido equilibrio l’interpretazione della pasta e fagioli: ravioli ripieni di maiale affumicato, con crema di fagioli bianchi e limone candito. Tra i secondi, ovviamente, l’imbarazzo della scelta, tra costate di diverse razze e frollature e interpretazioni più elaborate, come il piccione servito come una “sopa coada”.

Menzione speciale per i dessert, golosi ma non ruffiani (gelato al cetriolo e cocco, arachidi, sesamo e menta). Carta dei vini ampia e molto stimolante. Servizio competente e familiare. Diversi menu a mano libera (4, 7 e 11 portate, rispettivamente a 65, 95 e 115 euro), tra i 50 e i 110 euro alla carta.

27 Agosto 2019
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Damir & Ornella

A Damir va riconosciuta una vera e propria leadership nell’ambito della ristorazione istriana di costa. Lui e Ornella, per primi, hanno superato il concetto di taverna tipica dove mangiare un buon pesce senza spendere troppo, portando il loro ristorante verso una dimensione più esclusiva e raffinata.

Incantevole la posizione, seminascosta tra le viuzze del centro storico di Cittanova; accoglienti le due piccole sale da pranzo, curata la mise en place; tra le migliori della zona anche la carta dei vini che comprende tutte le malvasie più importanti, un’ampia scelta di bollicine internazionali, qualche grande bianco friulano. Ma la vera eccellenza è nell’offerta gastronomica, che si basa sull’uso di acquistare il pesce non al mercato ma direttamente dal pescatore, senza mediazioni, a tutto vantaggio della freschezza.

Dal mare al piatto: promessa mantenuta, non solo un’accattivante dichiarazione d’intenti. Le presentazioni sono eleganti, a partire dalla sequenza di antipasti crudi e cotti: scampi del Quarnaro, calamari crudi tagliati sottilissimi “a julienne”, serviti con caviale italiano, astice ‘come una catalana’ e, infine, branzino selvaggio preparato al tavolo da Damir con una tecnica simile a quella giapponese del “sashimi”. Seguono ottime paste fatte in casa, abbinate ai pesci del giorno: si può, per esempio, terminare la parte restante del branzino assaggiato a crudo sotto forma di ragù. Anche i dolci sono all’altezza di ciò che li ha preceduti. L’accoglienza è semplice e simpatica e l’atmosfera è rilassata. Il conto si aggira sui 90 euro.

27 Agosto 2019
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Osteria Arcadia

Sembra uscita da un film del Neorealismo italiano, talmente è “vero” il luogo. Ovvero la sperduta frazione di Santa Giulia di Porto Tolle, tutta case basse e barchini sui cavalletti. Santa Giulia è famosa per uno degli ultimi ponti di barche del Veneto, quello che conduce a Gorino Sullam. Ed è famosa per le cozze di Scardovari, una qualità decisamente superiore e un sapore molto delicato.

L’Arcadia, che porta l’ancestrale nome della fondatrice, è da qualche anno un presidio di valori schietti. Specie di quelli legati alla pesca e alla tradizione basso polesana. La cucina proposta da Arcadia – e presentata con passione dalla figlia Pamela – qui diventa una sorta di viaggio antropologico e ambientale nel microcosmo del delta del Po. Che piace per la sua semplicità e il modo originale in cui nobilita prodotti umili e un po’ snobbati come le cozze locali. Cozze che sono protagoniste, in primavera, di un menu a tema dedicato.

Il genero di Arcadia fa il pescatore nelle valli del delta e accompagna i turisti: le vongole che Arcadia presenta nel piatto sono quelle frutto della sua attività. La cucina è orientata molto sulla tradizione, ma ha un linguaggio moderno. Spiccano poi in menu le canocchie, i bolliti di mare, i fritti, gli gnocchi al nero di seppia con sugo di cappesante e le anguille di valle alla brace. L’ultima novità è costituita dalle buonissime ostriche rosa del delta del Po. In inverno tocca alla selvaggina. Servizio di tono familiare. Carta dei vini contenuta ma curiosa. Conto sui 40 euro.

27 Agosto 2019
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Hotel Monaco & Grand Canal

Nel palazzo che fu dei Dandolo continua ad aleggiare molta della magia di questa incredibile città. Fuori dal tempo, differente da qualunque altra meta, Venezia sprigiona il suo incanto eterno a dispetto delle orde di turisti all’assalto e dell’italica endemica incuria per le città d’arte. Varcando la soglia di questo fascinoso albergo si passa attraverso un’atmosfera di eleganza ovattata per arrivare alla meravigliosa terrazza del ristorante sul Canal Grande con la sua vista sulla Basilica della Salute e l’isola di San Giorgio.

Camerieri tanto inappuntabili quanto agili e una cucina, quella di Sandro Traini, non troppo spinta verso l’originalità ma basata su una tecnica solida e materie prime di ottimo livello. L’obiettivo (raggiunto) è quello di sedurre i palati della clientela internazionale, ma anche quelli dei più smaliziati gastronomi dell’area lagunare. La freschezza e la bontà dell’insalata di scampi e zucchine sono rassicuranti come la golosa sostanza del più mediterraneo polpo scottato in panzanella.

I primi piatti celebrano il territorio veneto-lagunare con i delicatissimi spaghetti alle vongole e prezzemolo. Poi tutto il meglio del pesce dell’Adriatico a partire dall’ineccepibile fritto misto con salsa tartara fino agli scampi sgusciati al curry e riso pilaf. E non manca mai il classicissimo fegato alla veneziana. In estate un singolare tiramisù ghiacciato. Carta dei vini molto selettiva e con ricarichi in linea con Venezia. Conto di almeno 110 euro, ma è compreso anche lo spettacolo offerto dalla terrazza.

27 Agosto 2019
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Antica Osteria Cera

C’era, negli anni ‘60, una vecchia osteria in quel di Campagna Lupia. Con la buona cucina del pesce e con l’atmosfera che ricordava i casoni della laguna veneta catturava gli amanti del pesce e gli esigenti buongustai. Più di 50 anni di storia per questo monumento all’italica cucina del pesce. I piatti erano semplici e straordinari: già allora testimoniavano la grande conoscenza e il profondo rispetto per il mare e i suoi prodotti.

Il trasferimento a Lughetto, nel lussuoso ristorante dall’eleganza minimalista che ora conosciamo, non ha cambiato questa filosofia. Rimane sempre una serena oasi del gusto. L’affiatato equipaggio, Lionello, Daniele, Lorena e Simonetta, continua a dominare il mare, sia calmo che impetuoso, sbarcando velocemente e in perfetto stile nell’olimpo della grande cucina del pesce. Solo con i “colori del mare”, piatto storico ma inamovibile, si possono catturare appieno le emozioni che esplodono in bocca con il crudo declinato in una scala di 8 sapori.

Anche gli accostamenti che possono sembrare complessi sono governati con semplicità: limpidi e appaganti come l’insalata di erbette; “risi e bisi coe cappelonghe” o le “canocie in tecia” con carciofi. Il fritto di calamaretti, acquadelle, scampi e gamberetti è tanto saporito quanto etereo. I dolci non richiamano il mare ma sono leggiadri; la cantina è ricchissima di bollicine italiane e francesi, circa 1500 referenze governate da Nicolò Bau. In sala il servizio da premio di Simonetta. Due menu: “Laguna” a 150 euro; “Oppure” a 165; alla carta sui 120 euro. Nei giorni feriali, la “colazione d’affari” a 60 euro.

27 Agosto 2019
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El Coq

Lorenzo Cogo, cuoco di nome e di fatto, ha piantato solidissime radici nel locale che si affaccia sulla piazza dei Signori a Vicenza, intitolato a Garibaldi. E proprio dal colonnato palladiano che sta di fronte al ristorante, Garibaldi si affacciò nel 1867 per un comizio elettorale.

Centocinquant’anni dopo di nazional-popolare si trova poco nel ristorante di Cogo che, con El Coq, ospitato al primo piano, punta parecchio sulla ricerca e gli accostamenti inusuali. L’elegante sala, allestita con misura e rispetto dell’importanza dell’edificio che la ospita, accoglie pochi tavoli con vista sulla Basilica Palladiana e la richiestissima chef’s table di fronte ai ‘fuochi’. La cucina, rispetto alla ormai lontana esperienza di Marano Vicentino, si è sdoppiata con il fine di conquistare un numero superiore di palati.

Il menu è rivoluzionato nella forma e nell’offerta trattandosi di un menu “a ore” dal nome mitologico: “sic volvere Parcas”, “così filavano le Parche”. Accanto allo spaghetto alla carbonara d’anguilla e tartufo nero si può trovare l’astice con pancia di maialino, lenticchie, sedano rapa e prugne salate; immancabile (da sempre) anche la vacca spagnola ‘Rubia Gallega’. Servizio giovane e competente, carta dei vini ottima. Tre ore costano 150 euro; due ore 110; un’ora 80 euro. Tutto a sorpresa, solo cinque tavoli e prenotazione (quasi) obbligatoria. La splendida terrazza ospita il magnifico bistrot, aperto anche a pranzo; piatti leggeri e buonissimi (ravioli di erbe di campo, latte ai pinoli, coriandolo) per un conto più che dimezzato.

27 Agosto 2019
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Antinoo’s Lounge & Restaurant

La facciata aristocratica dell’Hotel Centurion Palace e le bricole del suo pontile sul Canal Grande: in quante foto sono state immortalate per la loro bellezza onirica! Bello il contenitore, ma bello è pure il contenuto: l’Hotel – restaurato con gusto artistico – e il Lounge & Restaurant Antinoo’s. Dove il recente passaggio di testimone fra il cuoco che lo ha lanciato e il suo vice è avvenuto nel segno della continuità.

C’è un nuovo governatore nei fornelli, dunque nella cucina dell’Antinoo’s, ma l’indirizzo intrapreso resta nel solco tracciato negli ultimi anni, conservando una cifra stilistica alta. Un’evoluzione equilibrata, ispirata senza compromessi alla tradizione veneziana. Tradizione che gli ospiti si aspettano nel piatto e che l’Antinoo’s valorizza, peraltro, con un menu dedicato (110 euro, vini inclusi). L’ambiente è esclusivo – vista sul Canal Grande da ogni sala – e il servizio si distingue per professionalità.

Nel piatto c’è l’anima dell’Adriatico e qualche sapore dell’entroterra, parte della memoria storica del territorio. In una parola c’è il senso delle radici, anche di quelle più umili. I piatti rivelano, poi, la buona tecnica del giovane cuoco. Da suggerire il risotto al baccalà; l’anguilla con shiso e sorbetto al balsamico (croccante fuori e morbida dentro); le linguine al lime con crudo di mazzancolle e salicornia. Invitante il polpo all’origano e olive. Dessert originali e “divertenti”. Carta dei vini variegata, che esplora più territori, soprattutto il Veneto. Conto sui 120 euro. Decisamente meno al Bistrot aperto dalle 12 alle 19.

27 Agosto 2019
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El Molin

Tutto inizia già nel momento in cui si varca la soglia di questo luogo magico, ricavato dall’ultimo dei quarantotto mulini di Cavalese, calda e accogliente “casa” di Alessandro Gilmozzi. Cuoco di montagna, alchimista moderno, grandissimo conoscitore di ogni segreto dei boschi, si muove su un territorio gastronomico senza compromessi, con uno stile tutto suo e una cucina in cui nulla è lasciato al caso. Se i piatti sono frutto di ricerca certosina e tecniche elaborate, quel che conquista è il loro impatto al palato, fatto di gusti e sapori armonici, forti o delicati che siano.

Così si può iniziare con il cervo marinato in rapa rossa, betulla e cagliata, la golosa suadenza del pane di segale al vapore con pernice e lichene bianco oppure con la particolare consistenza del filetto di Grigio Alpina stagionata in torba di pigna. Sorprende per l’impatto di grande eleganza, sia alla vista sia al gusto, il multicolore “l’altro olio e la montagna”, piatto paradossale perché coniuga perfettamente complessità e immediatezza. Dalla consistenza quasi croccante è l’ottimo risotto con la cenere fermentata di pigna.

Tra i secondi colpisce nel segno la lingua di manzetta mineralizzata con polipodio, cannella e gelato alla senape. Inutile dire che anche la conclusione della degustazione regala una serie di belle sorprese, tra una “icy corteccia” e le “miniature dolci”. Si beve molto bene, anche al calice, e il servizio è di grande cortesia. Menu a 90 o 130 euro, per 7 o 9 portate.

27 Agosto 2019
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Terra

Chilometri di stradine panoramiche per raggiungere questo eremo goloso a 1622 m di altezza che, un anno fa, ha festeggiato i 20 anni di attività in quell’angolo di paradiso incastonato tra le montagne della Val Sarentino. L’Auener Hof è nato tra i prati di questo rigogliosa valle per la scommessa di Heinrich Schneider e della sorella Gisela che lo hanno voluto proprio accanto al vecchio rifugio che la famiglia gestiva sin dagli anni ‘60.

Ora il tutto si è evoluto in un romantico ed elegante Relais&Chateau, mentre nel ristorante i tronchi di betulla fungono da pilastri portanti e la cantina, illuminata di azzurro, è sospesa a mezz’aria. Le due pareti laterali sono state “liberate” dai muri e aperte completamente al paesaggio con luminose vetrate. Anche la cucina è a vista ed Heinrich è il suo profeta e il protagonista principale. Sala e cantina sono saldamente nelle mani di Gisela.

Solo prodotti del territorio, o quasi, ma in una cornice internazionale di tecnica mista: un po’ cucina molecolare, un po’ classica con scelte coreografiche di elegante stampo nipponico. Si passa piacevolmente dai sorprendenti gnocchi liquidi di formaggio alpeggio con sarcodon imbricatus al raviolo glassato alle erbe spontanee per arrivare al The terra tea di manzo bio con funghi, bacche e olio d’abete: proprio buonissimo. E via così senza un cedimento. Senza un errore. I due (ex) ragazzi di Sarentino guidano uno dei migliori ristoranti dell’Alto Adige e d’Italia. In assoluto. Un unico menu da 179 euro per 16 portate (vini a parte).

27 Agosto 2019
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Elliot

Il ristorante si trova immerso in un’affascinante oasi di pace nel cuore dei Colli Orientali del Friuli con una splendida vista sui vigneti della vicina Abbazia di Rosazzo. Il locale domina la sommità della collina nei pressi dell’abitato di Manzano e la sua ampia terrazza, nei mesi più caldi, si trasforma in un’oasi di freschezza, un punto di ritrovo molto trendy. Nell’attiguo boutique hotel, sempre più meta di buongustai richiamati dalla fama del giovane cuoco e della sua squadra, ci sono bellissime camere arredate con gusto e classe.

In pochi anni il ristorante ha scalato i vertici della ristorazione friulana grazie alle grandi capacità tecniche della brigata di cucina unite a passione e fantasia. Ma il territorio è protagonista assoluto delle proposte della cucina. L’atmosfera è serena e la cucina è gratificante, con piatti che onorano tradizioni e territorio, ma con sguardo attento al mondo che cambia, grazie ad abbinamenti coraggiosi e grande pulizia dei sapori. Come nella tartara di cervo, con zucca in agrodolce e foglie di senape, oppure nell’anguilla affumicata al legno di melo, con acqua di mozzarella di bufala e coriandolo. L’anguilla è anche il primo attore nel buonissimo risotto.

I dolci e il pane sono peccaminosi. Il servizio è puntuale, preciso e mai invadente, grazie ad Andrea Sbrizzo che, dopo essere stato a New York alla corte dei Bastianich, è rientrato nel suo amato Friuli. La cantina dei vini è ben fornita in particolare con etichette di piccoli produttori emergenti, con prezzi equi. Alla carta circa 60 euro.

27 Agosto 2019
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La FuGa

Un acronimo che ha del geniale nella sua semplicità, si chiama La FuGa e rappresenta un laboratorio per la gastronomia del futuro e, allo stesso tempo, la libertà di esprimere idee nuove. Il fulcro è una nuova coppia nel mondo gourmet altoatesino, quella formata da Gregor Wenter e Mattia Baroni, il primo anima di un angolo di grande bellezza e alta accoglienza come Bad Schörgau, albergo in Val Sarentino, il secondo giovane cuoco con un passato da ingegnere e una passione viscerale per il mangiare sano.

Il loro pensiero di fondo va oltre la cucina per abbracciare una filosofia che ricerca modalità espressive differenti da quelle abituali e si muove su un terreno che abbraccia tutta la gamma dell’ospitalità. Una sorta di spettacolo teatrale i cui atti si svolgono dal bellissimo giardino all’interno della cucina, dove si cena accomodati a un tavolo condiviso (fino a otto persone) guardando la brigata all’opera.

Il menu è proposto a 152 euro e comprende le bevande, inclusi i vini che appartengono soprattutto alla nouvelle vague dei “naturali”. Tra i piatti brillano il notevole risotto con ortica, kefir e salmerino affumicato, “a great story of a friendship”, ovvero menta e piccione dry aged, il suo garum, chiodi di garofano e fragole e il dolce, alla cui preparazione il cuoco dedica l’intera serata passo dopo passo: formaggio fresco di latte crudo, pesche saturnine e cannella di Ceylon. Per chi cerca un’esperienza più tradizionale, a un prezzo meno impegnativo, c’è il ristorante Alpes aperto anche a pranzo e alla domenica.

27 Agosto 2019
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Fraccaro Cafè

Non solo un locale: Fraccaro Café è uno spazio gourmet cosmopolita che articola più situazioni in un unico grande luminoso ambiente, dove l’accoglienza è inclusa nelle regole dell’offerta. Le proposte seguono l’orologio, dalle 6 del mattino con la golosa colazione: croissant freschi da farcire al momento, piccola pasticceria, specialità da forno e la miscela che esalta il sapore di caffè e cappuccino.

L’eccellenza è in ogni preparazione, a partire dagli ingredienti di stagione selezionati dal cuoco Luca. A pranzo ecco i menù a prezzo fisso (da 10 a 16 euro) e la carta, con piatti a base di pasta, cereali e carne, come le lasagne di pasta fresca fatta in casa con trafile in bronzo al ragù dello chef, e la tagliata di roastbeef prussiana su rucola e patate. Non mancano specialità vegetariane, vegane, oltre all’attenzione per le intolleranze. Nell’offerta anche le insalate e la squisita pizza alla pala in mille varianti, classiche, cremose e gourmet, cotte su pietra refrattaria e realizzate con il lievito madre che ha quasi 90 anni!

Ottimi i dolci e il gelato artigianale. Una curiosità: il menù, compreso quello per i bimbi, riporta il calcolo dei carboidrati nel piatto. Brunch? E perché no, l’ultima domenica del mese si rinnova l’appuntamento a metà tra colazione e pranzo, nella versione a buffet. L’esperienza del gusto si approfondisce a cena, anche durante le serate gourmet come il mercoledì dedicato all’hamburger o al club sandwich. Buona scelta di birre artigianali. Il conto alla carta, di sera, si attesta intorno ai 45 euro.

27 Agosto 2019
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Badi

Badi a San Lorenzo di Umago, tranquillo borgo di pescatori accarezzato dalle acque dell’Adriatico, è da sempre il soprannome della famiglia Badurina. In Istria i soprannomi contano ancora. Ecco perché 33 anni fa Nado Badurina decise di chiamare così il proprio ristorante, semplicemente Badi. E ad apprezzarlo non furono solo gli istriani, ma anche i triestini e poi i tanti turisti che hanno celebrato la bellezza della regione.

Oggi la “gostilna” di allora è un ristorante raffinato, dal design contemporaneo, ma ancora fortemente legato all’identità delle origini. Buon pesce e “bona siera”, ovvero un’accoglienza sincera. Garantisce Badi, ovvero Nado, uomo dalle maniere fini (sempre in giacca e cravatta), quasi d’altri tempi. Uno che ha fatto crescere anche il territorio, a cominciare dai produttori di vino e di olio istriani, di cui è stato uno dei “talent scout”.

Oggi al timone del ristorante c’è il figlio Ivan, che ha coronato il sogno di portare il locale nella JRE, l’associazione dei giovani ristoratori europei. La cucina si è evoluta e presenta anche piatti creativi, seppur resta la famosa “buzara” Badi ricca di crostacei e conchiglie il piatto più richiesto. Il menu è una bella sintesi fra avanguardia e tradizione. Nelle varie combinazioni di “degustazione” (da 50 a 70 euro) si può spaziare fra i piatti di ieri – quelli delle più schiette abitudini istriane di mare – e quelli dal linguaggio più innovativo. Ecco allora i crudi e i piatti con tocchi creativi audaci. Imperdibile la carrellata di olii istriani. Sui 50 euro. Se ci si ferma a dormire proprio all’attigua Villa Badi.

27 Agosto 2019
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Konoba Batelina

Gli Skoko, proprietari del locale, sono prima di tutto pescatori di razza. Per questo l’apertura è alle 17 e il servizio è solo quello della cena, anche in alta stagione; e per questo la freschezza del pesce che arriva in tavola è di quelle che non si dimenticano. Bagnole, cittadina a pochi chilometri da Pola, ospita, a due passi dal mare, uno dei ristoranti più amati di tutta l’Istria: Batelina.

L’ambiente è un po’ spartano ma piacevole, l’atmosfera allegra e informale anche nella veranda estiva e, nella cucina, l’Adriatico la fa da padrone. Per aprire il virtuoso percorso gastronomico non c’è di meglio che la degustazione di antipasti (una decina di piccoli piatti ricchi e inusuali) dove spiccano l’orata cruda, la triglia marinata, i sardoni in saor, il palamito che può essere servito in diverse fogge (carpaccio, tartara, mantecato, sott’olio), il paté di fegato di grongo con marmellata di cipolle. Il brodetto di seppie e granseola è irrinunciabile, come anche i calamari tagliati a “julien” e scottati dolcemente alla piastra.

Poi sfileranno orgogliosamente al tavolo i pesci nobili, bianchi o azzurri che siano, prima di passare per la griglia o per il forno. E tra i buoni dessert non riusciamo a dimenticare la golosa crema al mascarpone con fichi al vino rosso. Le buone Malvasie istriane sono tutte presenti, ma il vino sfuso della casa è ampiamente meritevole. Il conto difficilmente supera i 50 euro, che si possono saldare solo in contanti (euro o kune). La prenotazione è sempre consigliata, ma diventa quasi obbligatoria nel periodo estivo.

27 Agosto 2019
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Aga

Siamo sulla statale Alemagna, la direzione è Cortina D’Ampezzo, ma qui a San Vito di Cadore, proprio sotto il monte Pelmo, c’è un luogo gastronomico che merita la sosta. Aga, il locale di Oliver Piras e Alessandra Del Favero, si trova in una calda saletta rivestita di legno all’interno di un albergo.

Sono davvero pochi i tavoli riservati agli ospiti di questa giovane coppia, entrambi in cucina e tutti e due con importanti esperienze alle spalle, perciò vale la pena prenotare e vivere un’esperienza culinaria differente perché, si tratti della prima o dell’ennesima visita, ogni volta si troverà qualcosa di nuovo nei piatti, frutto dei viaggi di questi ragazzi alla ricerca del buono in tutto il mondo. Così lo stile nordico si ritrova abbinato a richiami alla cultura orientale, si fa un abbondante uso di concentratissimi brodi, non mancano le fermentazioni gestite ad arte e non semplici corollari di moda al piatto.

Prima di inoltrarsi nel menu va assaggiato uno dei migliori pani della ristorazione, accompagnato da un burro strepitoso. Poi si potranno gustare grandi proposte, tra le quali il delicato sashimi di muggine con brodo di pesce alla griglia, prezzemolo e agrumi o ancora gli squisiti tagliolini freddi in crema di burro e ostriche mantecati al momento prima di intingerli in un brodo tiepido di radici. Notevole anche la quaglia glassata alla melagrana con spuma di liquirizia, radicchio, crema di miso e ceci. Carta dei vini orientata ai naturali, servizio cordiale e menu degustazione da 80 o 105 euro.

27 Agosto 2019
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Ai Tre Canai

A dare il nome al ristorante è “la bocca dei tre canai” percorsa dai pescherecci locali. La tradizione è onorata in pieno con il “bisato in speo” ovvero l’anguilla allo spiedo. La tradizione maranese dei pescatori è rispettata in pieno anche nel boreto, tanto che Giorgio Dal Forno ha vinto la sfida tra i ristoranti dell’Alto Adriatico svoltasi a Fano.

Per quanto riguarda il “bisato” (anguilla), invece, viene tagliato a tocchetti di circa 10 centimetri, infilzati in uno spiedo alternati da foglie di alloro e posizionati a 50/70 cm dalle braci, avvicinando lo spiedo mano a mano che il calore diminuisce. Una cottura perfetta si ottiene dopo oltre tre ore, ma talvolta ne sono necessarie anche cinque. La pelle resta croccante e la polpa morbida e gustosa. A dare un tocco particolare è la scelta della legna: nocciolo, ciliegio, rosa, alloro e altro, secondo la tradizione dei casoni dei pescatori che si tramanda da secoli. Tale prelibatezza non può essere messa in carta tutti i giorni, per ovvie ragioni, ma è sempre disponibile su prenotazione.

Un’altra specialità che è difficile trovare in altri ristoranti sono le alghe fritte, ovvero la lattuga di mare. Nei mesi più freddi non mancano mai le ‘canocie’ (le cicale di mare), tanto che un celebre detto marinaro locale sostiene che “a Santa Caterina è meglio una canocia che una gallina”. La cucina si diletta anche nella realizzazione di splendidi dessert. La cantina è governata dalla signora Claudia che propone il meglio della produzione regionale. Circa 40 euro.

27 Agosto 2019
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Agli Amici

La cucina di Emanuele Scarello e della sua brigata richiama appassionati da ogni angolo d’Europa. Non a caso la bandiera della famiglia Scarello sventola da ben 130 anni nel ristorante di Godia, che si merita la definizione di centro dell’enogastronomia friulana, pur trovandosi nella periferia di Udine. La sorella Michela accoglie con professionalità gli ospiti in sala, consigliando gli abbinamenti e cominciando con gli aperitivi, dalle classiche bollicine, ai miscelati, per continuare poi con i pregiati vini della cantina. Da una carta che seleziona produttori italiani di nicchia e altri di fama mondiale.

I due fratelli hanno saputo dare un’invidiabile impronta moderna a un luogo storico, ereditato dai genitori Ivonne e Tino che ancora oggi, pur avendo fatto un passo indietro, non lesinano consigli e anche qualche rimprovero, quando serve. Tanti i menu: “Quello che è nuovo è indimenticabile” (e non si dimentica la quaglia sul carbone, zabaione alle erbe e salsa alle olive) proposto a 120 euro. Nel “Go green”, ovviamente per vegetariani e non, spiccano i tagliolini alle nocciole, salvia pratensis e pepe nero (95 euro).

Dalle cappesante, brodo di citronella, zenzero e yuzu che dominano il menu “Storia e cuore cartoline del mondo” (100 euro) si comprende come gli sguardi della cucina siano rivolti all’infinito. Molto assortita la scelta dei formaggi e, per chi a fine pranzo ha ancora spazio, i dolci sono buonissimi. La cantina è ricca e senza ricarichi da brivido. Alla carta circa 90.

27 Agosto 2019
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Al Camin

La gran parte dei locali di Cortina, tarato il proprio lavoro su un turismo che dopo qualche anno di crisi ha ripreso a viaggiare a gonfie vele per queste valli, limita il periodo di apertura alle stagioni di maggiore afflusso, quella sciistica e quella estiva, con qualche sporadica eccezione nei week-end. Fa eccezione la tavola di Fabio e Lorena Pompanin, che non è solo richiestissima nei periodi affollati (per cena conviene prenotare con largo anticipo), ma si è guadagnata negli anni anche il ruolo di porto sicuro per la clientela locale nei mesi tranquilli.

Lorena accoglie con charme i clienti nella bella sala interamente rivestita in legno e nella terrazza con vista sulle Dolomiti. Fabio, al timone della cucina, da un lato interpreta con mano felice piatti della tradizione della conca come la tartare di daino con nocciole e porcini, i casunziei (ravioli ripieni di rape rosse), il filetto di manzo fasciato di speck con patate all’Ampezzana e la tagliata di controfiletto di cervo al lampone con cipolla rossa e finferli; dall’altro allarga lo sguardo a territori gastronomici più lontani come nel caso dei ravioli ripieni di carciofi con zucca e ricotta affumicata e della “pluma” di maialino iberico con radicchio di Treviso.

Il servizio mantiene alta l’efficienza in ogni situazione e la carta dei vini, di buono spessore, propone diversi abbinamenti al calice. Non meno gentili dei padroni di casa, i prezzi del menu: difficilmente si superano i 50 euro.

27 Agosto 2019
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Al Cjasal

Poco distante da Bibione, sulla riva destra del Tagliamento, veneziani e friulani si trovano d’accordo a tavola, nel ristorante che nasce dalla sapiente ristrutturazione di un tipico casale d’inizio ‘900. Spazi accoglienti, arredati con gusto e giardino rilassante. La cucina è una fucina di idee all’insegna di qualità, sapori autentici, esperienze e ricerca.

Sono una gran bella famiglia, i Manias! Enzo e la moglie Rosellina accolgono gli ospiti e narrano piatti e vini, supportati dallo staff, mentre i figli Stefano e Mattia accrescono la somma delle loro importanti esperienze in cucina. Ne nascono piatti inediti e stagionali, sapori di terra e mare che risvegliano la memoria, e gusti sorprendenti, realizzati con tecnica impeccabile, molta eleganza e ingredienti che arrivano da fornitori locali e dall’orto di proprietà. La carta essenziale consente di scegliere porzioni intere, mezze o cicchetti e così si aprono infiniti percorsi di degustazione. Il “cannolo veneziano” è un must: ripieno di baccalà mantecato, olive, cipolla e rapa rossa agrodolce.

Altri punti fermi sono il “pane e ragù”, un bombolone di pane fritto ripieno al ragù e polvere di latte, e la cjalda di mais con fagiolini o altre verdure di stagione, seppia cruda, schie e nocciola. La pasticceria si deve al tocco soave di Elena Falliero: la tartelletta ai quattro cioccolati è paradisiaca. La cantina racconta un centinaio di belle storie, vini “parlanti” anche al calice. Conto tra i 50 e i 60 euro.

27 Agosto 2019
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Al Ferarut

Il Parco dello Stella, i grandi alberi e i generosi corsi d’acqua fanno da sfondo a un paesaggio agreste e la terra della bassa pianura friulana fa da ideale cuscinetto fra la montagna e il mare, dove gli elementi della natura convivono in una pace serena. Territorio, tradizioni, sapori ancestrali sono il bagaglio culturale di Alberto Tonizzo, già allievo di Igles Corelli.

Qui la filosofia della cucina attinge autenticamente e abbondantemente dalla memoria, dai frutti della terra arrivando fino al mare: le stagioni e la qualità dei prodotti sono i cardini portanti. L’atmosfera è calda e rassicurante, merito dell’accoglienza schietta e gentile di Annamaria e dei fiori freschi che sempre ingentiliscono le sale. Il cuoco (e paron) interpreta anche i piatti più classici con tecnica precisa e con abbinamenti curiosi e golosi come potrete verificare con la “medusa alle seppie sporche”, un bel gioco tra seppie, ricci di mare, capperi di Pantelleria e alghe condite.

Nella saletta che racchiude il tipico fogolar friulano o nella sala più grande ed elegante sarete gratificati dai freschi sapori del mare e dai sapidi profumi della terra ferma come negli gnocchi di pesche tabachine, caviale friulano, ricotta agli agrumi e salsa d’aneto. Di lussuriosa bontà l’anguilla al salto con pelle soffiata. Per i carnivori impenitenti c’è la tenera vitellina alle erbe profumate. Dolci soavi e delicati. Nel caveau della ricca cantina (che spazia nel mondo) sono allineate oltre 600 etichette famose per nome ed età. Il servizio al bicchiere è ottimo. Circa 80 euro.

27 Agosto 2019
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Anna Stuben

Il luminoso paese della mitica Val Gardena e due delle sue più brillanti gemme: l’Hotel Gardena, l’affascinante Relais Châteaux, e l’Alpina Dolomites Lodge, che dall’Alpe di Siusi sembra toccare il cielo. Due raffinati esempi dell’ospitalità altoatesina, pensati e voluti da Cinzia e Hugo Bernardi che non stanno mai fermi. Le belle e romantiche salette dell’Anna Stuben, dove la classe e la raffinatezza sono connaturate, vi accoglieranno per tutta la stagione.

L’atmosfera è sempre piacevole e rassicurante. Come la cucina di Reimund Brunner, affermato professionista dei fornelli al culmine di una solida maturità. Un cuoco ancora giovane e determinato, che non ama elaborazioni complicate ma che sa usare con grande padronanza le più moderne tecniche di cottura. La qualità e la stagionalità dei prodotti sono il suo credo ed egli sa come esaltarne i sapori.

A onorare la tradizione ecco i cannelloni di patate con coda di bue o le animelle di vitello. E dopo quelli del territorio non possono mancare i sapori del mare come quelli dell’astice bretone con fagiolini a mandarino. Il pane e i dolci escono fragranti e tentatori dal forno della casa. La sala e la fornita cantina (600 pregiate etichette) sono governate da Egon Perathoner che può sempre avvalersi dei consigli di Franz Lageder, sommelier e gentiluomo. Tre percorsi: “dedizione”, “passione” e “creatività, tutti a 114 euro. Alla carta circa 100.

27 Agosto 2019
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Stube Gourmet

Con la Stube e Alessio Longhini siamo ai migliori livelli della ristorazione (non solo vicentina). Ricerca, intelligenza e mano leggera si coniugano perfettamente. Dando vita a piatti dal gusto profondo e inaspettato. Come “il giardino delle verdure”. Da sola questa pietanza multicolore vale la visita. Verdure in agrodolce, crude, marinate, disidratate, cotte sottovuoto più l’aggiunta di zafferano. Il piatto è arricchito da carbone vegetale alla mandorla, mousse di caprino, spolverata di zucca. Davvero di interesse e qualità elevata.

Ma ci sono molti piatti che confermano l’alto valore del cuoco: l’assaggio di anguilla scottata e mandarino, il salmerino con lingua salmistrata e zucca, il foie gras, gli spaghetti all’acciuga (e alla faraona che non c’è, perché è finita nel fondo di cottura) e via elencando. Hanno fatto centro i fratelli Mosele, Marc’Antonio e Vito, proprietari e gestori dell’Hotel Europa che ospita la cucina di Alessio: il quale si esprime sia nella Stube, che nel ristorante Sant Hubertus (è il patrono dei cacciatori, facile trovarlo anche in altri luoghi come per esempio in Val Badia con Norbert Niederkofler) e anche nell’Hosteria, ultima apertura, ma assai valida e dai prezzi naturalmente più contenuti.

Un’altra carta vincente del locale è Jgor Tessari, maître di classe, che abbina ai piatti vini stellari e prodotti incredibili (per esempio il Seedlip, distillato di 108 erbe ma non alcolico). Così la magia è servita. Neanche a Mago Merlino riuscirebbe un incantesimo più efficace. Due menu: “Memorie” (Gadenkhe) e “Sapori dal mondo” (Luugar) rispettivamente di cinque e otto piatti a 75 e 100 euro. Alla carta 95.

27 Agosto 2019
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Schöneck

Sotto l’insegna ripetutamente tracciata in bassorilievo, ai golosi e ai viandanti non potranno sfuggire gli stemmi dei Giovani Ristoratori e del Le Soste che marcano la qualità della cucina e l’ospitalità del locale. Nella luminosa veranda sarete rallegrati dalla vista del bosco innevato e, in primavera, dalla cantilena argentina dell’acqua che scorre nel suggestivo rio sottostante. All’interno due romantiche stuben dai preziosi legni antichi, solide panche ricoperte da eleganti cuscini, tavoli ben distanziati e sempre abbelliti da fiori freschi e candele.

L’ampia sala del caminetto, con l’imponente bancone bar, è il tempio della degustazione di vini e distillati. La passione dei fratelli Baumgartner per la tradizione e la ricerca dei prodotti è innata quanto la loro capacità di trasformarli in piatti golosi. Karl governa la cucina con mano sempre più esperta. Seguendo il mutare delle stagioni alterna ai sapori del territorio quelli del mare, a partire dalla tartara di manzo “Springhen” della Val Pusteria o dai mitici canederli pressati. Nel filetto di branzino con riso venere e nel gulasch di camoscio traspare una creatività elegante e meditata che non stanca mai.

La selezione dei buoni formaggi è sempre cosa di famiglia (Hansi Baumgartner affinatore). Siegfried, che vi accoglierà con cortesia, governa la sala e sarà un prezioso consigliere per una bella esperienza enogastronomica e per la scelta dei vini da una carta, marcata dall’Alto Adige ma che raccoglie quasi 500 etichette. Menu degustazione a 70 e 90 euro; alla carta circa 80 euro.

27 Agosto 2019
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Ai Navigli

L’hanno definito un locale glamour per quei suoi onirici svolazzi di veli e per quelle sue architetture di audace design. Eppure Ai Navigli – suggestivo locale che si trova lungo le rive cittadine del Piovego, poco lontano dall’antica Specola di Galileo – ha un’anima semplice e non hai mai anteposto la bellezza alla sostanza.

Della serie: scintillante il locale, ma belli e concreti anche i piatti che serve. Elena Bernardi ha costruito la sua esperienza in un’osteria storica di Dolo, di quelle con il banco pieno di “spuncioni” alla veneta: conosce bene il lavoro della cucina, sa scegliere e lavorare il pesce. La sua sensibilità di donna è alla base anche della sua crescita professionale, che è stata costante. La sua squadra, da oltre un anno e mezzo, è formata da giovani a cui lei stessa ha insegnato bene il mestiere.

La proposta di cucina è basata sui prodotti del mare e delle lagune. Presentati con fantasia, ma senza esagerare nella creatività per dar modo alla materia prima di esprimersi al meglio. I crudi cambiano ogni giorno, il millefoglie di baccalà è un classico, la calamarata con tartare di tonno, erba cipollina ed emulsione di vongole un piatto che sa stupire senza essere complicato. Tra i secondi imperdibile – specie per chi ama la tradizione – l’anguilla alle due cotture. Interessanti menu degustazione a 49 euro (sette portate) e a 59 (percorso di crudi). Carta dei vini stimolante poiché, oltre a presentare molte etichette – e tra esse tante bollicine –, propone qualche interessante novità. Conto sui 45-50 euro.

27 Agosto 2019
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Restaurant Spinnaker

Dal Decumano si arriva al lungomare, da dove si gode la vista romantica della parte nord della città, per proseguire poi verso la Riva Marsal Tito dove si affaccia il ristorante Spinnaker del Valamar Riviera Hotel. Parenzo trasuda storia da ogni via. Fu un castrum romano costruito nel II secolo a.C. Poi, durante il regno di Ottaviano, venne trasformata in una città e, nel I secolo, proclamata Colonia Iulia Patentium. E ogni civiltà ha lasciato tracce indelebili.

Vista fantastica dalla veranda all’aperto e un servizio attento e impeccabile dallo staff di sala sempre a disposizione. La cucina viene rifornita giornalmente di tutto quello che il mare offre sempre fresco, dei prodotti delle fattorie e dei frutti dei boschi che circondano la cittadina. Così, dalle abili mani del cuoco, potrà arrivare al vostro tavolo una saporita sardina dell’Adriatico affumicata su una eterea spugna di menta e polvere di olio d’oliva piuttosto che una tartara di calamari dell’Adriatico e piselli giovani, noce di mele Granny Smith. Dolci aromi istriani nel gazpacho al pomodoro con olio al basilico (buonissimo); sapori decisi nel polpo cotto nel sous vide, molto morbido e ben accompagnato da patate, lemongrass, ragù di piselli e piccole carote glassate.

Un fresco sorbetto al gin, ibisco e rosmarino anticipa il buon filetto del bue istriano Boškarin. I dolci sono sempre belli per gli occhi e golosi per il palato. Gli altri sapori dell’Istria Verde gli scoprirete nella ricca carta dei vini che spazia anche oltre confine. Circa 50 euro.

27 Agosto 2019
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Alla Veneziana

Non è solo un ristorante perché, Alla Veneziana, assieme ai piatti, sono servite in tavola anche motivazioni etiche. Il che è fondamentale in un momento, come questo, in cui la gastronomia sembra ridotta solo a giudizi inflessibili, piatti lanciati in aria e gare televisive. La storia del locale gestito da Davide Parise (e inserito in un bel albergo) arriva da lontano, da quando in bicicletta si andava a prendere il pesce che arrivava da Venezia alla stazione dei treni di Bassano.

Il moderno ristorante nasce con Luigi Parise, papà di Davide, nel 1979. È ancora lui che ogni giorno si reca ai mercati del pesce veneziani per acquistare le migliori qualità. Davide e la sua brigata pensano al resto. Il menu è ricchissimo. Ma, appunto, Davide spiega che non vi troverete pesci in via di estinzione, o frutto di pratiche di pesca non sostenibili. Tutto è pesce di stagione, quindi, secondo la filosofia di “Slow Fish” e il motto di Carlo Petrini: “Buono, pulito e giusto”.

La scelta spazia dalle ostriche al crudo, dagli antipasti (con la grigliatina di capesante, capelunghe e “pevarasse”) ai primi (tagliolini alla busera, spaghettoro con ricci e anemoni di mare), fino ai secondi (grigliata del giorno, tagliata di ricciola, catalana di astice blu) e ai dolci. La cantina ha 300 etichette, in gran parte di vini naturali e biodinamici. Tre i menu degustazione: si parte da 50 e si arriva ai 98 euro, un menu è dedicato proprio a Slow Fish. Alla carta si spendono 70 euro. A La Brasserie, aperta anche a pranzo, ottime pizze e buon pesce a 25/30 euro.

27 Agosto 2019
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Hotel San Rocco

Tre lustri sono ormai trascorsi da quando la famiglia Fernetich decise di trasformare gli antichi poderi di campagna a pochi chilometri dal blu dell’Adriatico in un romantico relais nel mezzo delle dolci colline della Malvasia istriana. L’affascinante albergo, immerso nel verde e dotato di ogni comfort, racchiude uno dei ristoranti più ricercati della costa istriana che, sempre sotto lo sguardo vigile di Teo, incrementa e consolida l’ottima fama più che meritata.

Tullio e Rita, assieme ai figli Teo (Presidente dei Giovani Ristoratori della Croazia) e Luana (responsabile del Food & Wine nel centro del borgo), sono depositari di una antica civiltà che traspare dall’accoglienza e trasuda dalle storiche mura. La cucina non dimentica mai territorio e mare, con una materia prima di rara eccellenza, tra cui olio d’oliva della casa.

Le ottime capesante con zucca e tartufo bianco fanno da viatico al succulento risotto con calamari e lime. Tra i secondi la delicatezza garbata del tonno al mandarino fa da contraltare all’opulenza delle carni sia dell’agnello al miele a lunghissima cottura, sia della pancettina di maiale in crosta di pistacchio. Tra i dessert spicca glorioso il gelato al tartufo bianco con sottobosco di erbe aromatiche. Se il servizio è di grande gentilezza e professionalità, la carta dei vini offre un buon numero di etichette con ricarichi più che corretti, oltre al meglio delle malvasie istriane anche al bicchiere. Il menu degustazione costa 80 euro. Alla carta si superano di poco i 50. Per una esperienza che resta nella memoria.

27 Agosto 2019
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Amo

Nell’atrio dell’elegante T Fondaco dei Tedeschi, AMO trova la giusta scenografia, circondato da quattro piani di colonnati. Il concept originale del locale, gestito dalla famiglia Alajmo, abbina caffetteria e ristorante ed è aperto anche oltre l’orario dello shopping. Philippe Starck firma il design degli spazi, mentre la figlia Ara affresca le pareti.

La raffinatezza contraddistingue l’offerta e, in particolare, le specialità realizzate dal giovane Marco Danelli, giunto qui dopo l’esperienza a Le Calandre e a La Montecchia e supervisionato da Silvio Giavedoni. Il pubblico si accomoda nella corte su comodi divani in pelle dall’alto schienale, mentre, a centro tavola, il giovane e attento staff serve i piatti realizzati con ingredienti freschi, da condividere con i commensali, creando sempre nuovi giochi di sapori e occasioni di gustose conversazioni.

L’AMO burger è l’ideale per un fugace, ma saporito, break di mezzogiorno, oltre alle insalate e ai piatti del giorno; la sera si approfondisce l’esperienza scegliendo piatti come il cappuccino di ragù di coniglio con pesto alle erbe mediterranee o gustando la pizza Margherita croccante al forno con pomodoro, mozzarella di bufala, basilico e origano calabrese. Omaggia Venezia lo scartosso di triglia, fiori di zucchina, seppie, latterini, anelli di cipolla rossa, salsa estragone. Tiramisù tra i dessert? Sì, ma al pistacchio. La carta dei vini dà molte soddisfazioni, la gestione del bar è affidata a Lucas Kelm. Due menù degustazione (65 e 80 euro), alla carta il conto base può partire da 50 euro.

27 Agosto 2019
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Pergola

Zambrattia è un piccolo porticciolo dell’Istria, poco sotto Umago, dove i pescatori sono avvezzi da sempre ad appendere le proprie barche a impalcature in legno per proteggerle dalle mareggiate. Fabricio Veznaver in quest’Istria – che è ancora un po’ veneta nella parlata e nell’anima – ha le proprie radici familiari. Un legame che contamina di valori tradizionali la sua cucina che, pur evolvendo anche in senso talvolta spiccatamente creativo (tanto da definirla Food Design), è fortemente identitaria.

Nell’uso delle materie prime tutto ciò è evidente: pesce, molluschi, olio, tartufo e vini sono istriani. Prodotti di eccellenza consacrati anche a livello internazionale oramai. Veznaver, che fa parte dei Giovani Ristoratori Europei e quindi si confronta di continuo con le avanguardie croate ed europee, ama molto anche la ricerca. È un’inquietudine virtuosa la sua. Spesso dal tratto audace, come nel branzino con topinambur e lampone o nella buzara scomposta, nelle guance di rana pescatrice con carciofi e riso selvatico. Ritroviamo la tradizione nella pasta fatta in casa con ricotta e tartufo nero, nel “branzino nero”, nei calamaretti con spinaci e aglio.

Uno dei tre menu degustazione (che partono da 490 kune, meno di 70 euro) è dedicato a piatti di terra. Carta dei vini che esplora l’Istria con curiosità. Servizio attento e cordiale. Molto accogliente e intima (specialmente d’inverno) la sala del grande camino, di cui talvolta vengono utilizzate le braci, come nell’ancestrale tradizione istriana. Conto sui 60-70 euro.

27 Agosto 2019
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Konoba Bušcina

Qui troverete gli autentici sapori istriani: dagli asparagi selvatici ai tartufi; dai branzini dell’Adriatico ai filetti di manzo razza Bošcarin; gli ottimi caprini arrivano invece dalla Stancija Kumparicka. Buščina è un piccolo borgo di confine sospeso tra l’Istria e la Slovenia, vicinissimo al casello dell’autostrada che porta a Pola. Pietra a vista, legni, caminetti, verande e rustiche panche allieteranno lo spirito, ai peccati di gola penserà Fabiana Mijanović, il volano instancabile di questo luogo dei sapori che vi guiderà sicura in un virtuoso percorso del gusto.

Anche se tutta la brigata è orientata ad accontentare le aspettative dei clienti con una cucina limpida e schietta che non vuole stupire, ma solo convincere. Golosità a parte, quello che conquista è la simpatia e la disponibilità con cui vengono accolti amanti della cucina o viandanti curiosi che siano. Il palato viene subito solleticato dagli antipasti freddi e caldi, prosciutto e pecorini del territorio piuttosto che capesante al tartufo nero o bianco secondo stagione.

La seduzione continua con la pasta all’aragosta (fatta in casa) o con i maccheroni al ragù d’asinella. Appagamento pieno dai secondi piatti a partire dagli scampi alla “busara” (o ai ferri) per finire con l’agnello sotto la campana (su ordinazione). I dolci sono della casa; la cantina è ben fornita di vini istriani e anche di buone referenze di oltre confine. Circa 45 euro; anche se il tartufo bianco è una variabile pericolosa. Ma la tentazione è irresistibile.

27 Agosto 2019
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La Subida

Quanto tempo è passato da quando Josko Sirk attraversava il confine di Stato all’altezza dei passaggi agricoli e dava vita, con altri coetanei, a interminabili partite di pallone Italia contro Jugoslavia. Oggi quel confine non c’è più e rimane solo una cucina che trae spunto e ispirazione da più tradizioni: veneziana, asburgica, slava e danubiana. Oggi La Subida è un progetto mitteleuropeo che mette assieme culture e storie e che si declina in un country resort nei boschi del Collio goriziano, in un’acetaia la cui acustica viene invidiata ai grandi teatri e in due proposte enogastronomiche. Quella dell’Osteria e quella della trattoria Al Cacciatore.

In quest’ultima troviamo Alessandro Gavagna, marito della figlia di Josko Sirk, patron del progetto La Subida assieme alla moglie Loredana. In una terra abituata alle contaminazioni e ai contrasti Gavagna, con la sua “cucina di confine”, ha portato la delicatezza dei profumi del bosco e preparazioni più moderne per la carne che si riassumono in un menù dove troviamo il carpaccio di cervo al kren o un piatto della tradizione carnica come il “Toc in braide” o i mlinci e l’orto, una pasta fresca leggermente abbrustolita condita con verdure e dadolata d’oca. Per non parlare del sublime filetto di cervo con uova di trota e aroma di pistacchio.

Dopo, si può solo sognare. O magari potete chiedere il sorbetto all’aceto di Sirk. Menù degustazione da 60 a 75 euro, tra i vini molte proposte del Collio.

27 Agosto 2019
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La Primula

La specialità del ristorante è la cucina del pesce, a cui vengono abbinati i prodotti tipici del territorio friulano mantenendo una tradizione consolidata nel tempo: il locale è gestito dalla famiglia Canton dal 1873. Una visita al ristorante la merita da sola la fornitissima cantina usata anche per suggestive degustazioni.

Andrea Canton è un cultore del territorio, da sempre alla ricerca della sua storia, dei prodotti e delle tradizioni. La contaminazione culturale di cui è intrisa la tradizione gastronomica friulana concorre, insieme alla fluidità e alla profondità del gusto, a caratterizzare uno stile di cucina, davvero eccezionale. I suoi piatti marcano il territorio ma sono (re)interpretati in chiave leggiadra con l’aiuto delle innovative tecniche di cottura. L’atmosfera è molto calda e familiare; soprattutto nei mesi invernali quando la legna scoppietta nell’imponente camino centrale.

Da provare le capesante con panure alle erbe e salsina alle mandorle che sono il preludio ai tortelli alla menta con granseola e bisque di crostacei. Per restare sulla terra c’è una quaglia farcita con fegato grasso d’anatra e salsa profumata alla salvia. Tra i dessert la pesca melba con streusel alla nocciola, spuma alla pesca, gelato alla vaniglia e polvere di lamponi. La cantina racchiude le migliori etichette del mondo selezionate dai sommelier Pier Dal Mas e Marco Canton che propongono sempre un ottimo servizio al bicchiere. Menu: “Tradizione e Creatività” a 85 euro; alla carta circa 60.

27 Agosto 2019
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Al Bagatto

Dall’osteria del ‘66 che parlava triestino, allo stile raffinato di oggi che racconta il territorio: la storia del locale prosegue grazie al poliedrico Marko Kutnjak che, con la famiglia Leonardi, rinnova ogni giorno la magia in cucina e lo spirito dell’ospitalità in sala. La qualità, il pesce freschissimo e la gentilezza del personale guidano i buongustai fino al locale a pochi passi da Piazza Unità d’Italia, dove si gusta il profumo e il sapore del mare che è vicinissimo.

L’atmosfera è complice di esperienze e conversazioni e l’arredo, di una sobria ricercatezza, è pronto ad accogliere i vividi colori dei piatti tratti da un menù che si aggiorna al ritmo delle stagioni e a seconda di quanto regala il mare. La passione pulsante per la gastronomia si unisce a note creative e le ricette sono rilette con gusto dalla chef Veronica Uggeri, a iniziare da grandi classici come la “Nostra Busara” che armonizza sul piatto il pescato fresco di giornata e la pasta fatta in casa, come i fusi istriani, in modo impeccabile.

Due imperdibili referenze della carta sono il branzino in crosta di sale accompagnato da quanto si raccoglie nell’orto e il “Fritto Royal”, croccante e saporito. La “Regata Sfiziosa” è il dessert perfetto per concludere la sinfonia di sapori. La cantina funge anche da privé e accoglie gli ospiti a tavola, tutto intorno più di 300 etichette disponibili anche al calice. Se si sceglie la carta, il conto si attesta sui 70 euro, mentre il menù degustazione è proposto a 60 euro (+20 con i vini).

27 Agosto 2019
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Palmerino

Pochi prodotti sono oggetto di una venerazione paragonabile a quella di cui gode il “bacalà” nella zona di Sandrigo e dei Colli Berici. Il legame profondo che lega questa zona allo stoccafisso parla una lingua antica: racconta di rotte commerciali verso regioni remote, quella Norvegia da cui, quasi seicento anni fa, il nobile commerciante veneziano Piero Querini decise di iniziarne l’importazione, trasformando così un ingrediente giunto da lontano in una parte integrante dell’identità gastronomia veneta.

Oggi questa storia continua a essere scritta in locali come Palmerino, dove Antonio Chemello e la sua famiglia si dedicano con passione a mantenere viva la tradizione del “bacalà” e, talvolta, a reinterpretarla. Non possono mancare le preparazioni più classiche – mantecato e, naturalmente, alla vicentina –, ma altrettanto valide sono le variazioni sul tema nei primi piatti, in cui lo stocco si sposa a pasta fresca, riso o gnocchi: ottimi i tortelli ripieni di baccalà mantecato e ricotta con asparagi e caviale affumicato. Divagazioni interessanti riguardano altri protagonisti dei mari del nord, come il salmone e il merluzzo carbonaro, servito in crosta e accompagnato da verdure.

Non mancano, per ogni portata, alternative al baccalà, con un occhio alla stagionalità. Aria familiare al capitolo dolci, con grandi classici come la crema catalana e il tiramisù. Marco, il figlio, governa i fornelli, ma anche la carta dei vini che generosamente predilige le cantine del territorio. Il “Percorso di Antonio e Marco” costa 33 euro; alla carta circa 45.

27 Agosto 2019
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Al Callianino

Questo locale interpreta alla perfezione il concetto di trattoria contemporanea. Un ambiente luminoso, informale, ma fine; un’offerta agile, tutta improntata alla qualità degli ingredienti, a preparazioni curate e non esibite; un servizio di sala cordiale e competente, che mette perfettamente a proprio agio il commensale. Se questo locale è passato in una manciata d’anni da promessa a certezza è soprattutto merito di Alberto Mori, giovane cuoco e patron, di sua moglie Ivana Firulesko e della squadra che dirigono.

Una storia fatta di impegno, serietà e fiducia in un ideale di ristorazione che faccia “di semplicità virtù”. E su questa semplicità, supportata da grande perizia tecnica, è improntata anche la cucina, fatta di prodotti stagionali di qualità e preparazioni vivaci. Tra gli antipasti, eccellente (e divertente!) la battuta di manzo “Neanderthal”, adagiata su un osso di manzo arrostito che la condisce con il suo midollo, ma anche il baccalà mantecato con verdure di stagione, molto ben presentato; leggeri e sempre concentrati i risotti, che variano “secondo stagione, mercato e umori generali”.

Ottimi anche i dessert, come la crème brulée allo zafferano e liquirizia. Alla carta classica si abbinano proposte più veloci, come burger e selezioni di affettati e formaggi, tutti accomunati dall’attenta ricerca di produttori. La carta vini è essenziale e privilegia piccoli produttori. Due i menu degustazione proposti: 4 o 6 portate, a 40 e 50 euro. Tra i 35 e i 50 euro alla carta.

27 Agosto 2019
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Il Pedrocchino

L’antico ed elegante edificio del XV secolo è nobile complice nell’accoglienza, con raffinate salette, giardino e corte interna. La gentilezza del personale concorre all’esperienza sensoriale che può prolungarsi in soggiorno, grazie alle camere. La mise en place, curata, è studiata per ospitare le scenografiche preparazioni che elogiano, come protagonista principale, il pesce.

Ogni aspetto nella preparazione e nella presentazione del piatto è curato fin nei minimi particolari e, spesso, al tavolo, è a dir poco sorprendente. Nel menù, l’Acquario del mare è un sunto della proposta di crudo (oppure declinato in cotto), accanto ad altre voci come la granseola alla veneziana e il fritto in rete ai 7 cereali. Anche chi preferisce la via del territorio troverà appagamento, gustando il tortello di patata viola, pancetta, crema al burro, tartufo nero e timo limonato oppure il filetto di manzo alla plancia con patata al wasabi, spinacino saltato e ristretto al Porto.

Il “comfort dessert” zabaione assoluto apre la strada a una selezione di dolci creativi, invitanti e golosi. La cantina parla friulano, italiano e viaggia in Europa ma, se si tratta di bollicine, si esprime soprattutto in francese con un’impareggiabile selezione di Champagne. Alla carta circa 80 euro.

27 Agosto 2019
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La Torre

Il ristorante si trova al piano terra del Castello di Spilimbergo, nella suggestiva ala affrescata. All’interno ci sono due sale, arredate in stile rustico-elegante, che evocano un’atmosfera di calda intimità. Per una serata romantica, ci si può accomodare al tavolo del vecchio focolare, la cui finestra si apre sulla splendida piana del Tagliamento.

In cucina governa Marco Talamini, cuoco di grande esperienza e capacità. I suoi piatti rivelano una grande attenzione alla qualità e alla provenienza delle materie prime, una mano sicura e precisa, nonché una mirabile logica negli abbinamenti; una cucina di pensiero che nasconde un animo rock. Il menu propone due percorsi gustativi: il primo è più legato al territorio, mentre il secondo esprime efficacemente la creatività del cuoco; rispettivamente a 45 e 60 euro. Ecco allora le succulente lumache di vigna lardellate con spuma di patate e aglio orsino. Si prosegue con dei deliziosi gnocchi di seppia su crema di silene (in friulano, sclopit). È il turno dell’appetitoso agnello con miele e erbe amare.

Concludono dolcemente il pasto, soffici nuvole di tiramisù. La cantina è uno dei punti forti del locale e accoglie principalmente etichette del territorio, sapientemente abbinate alle diverse portate. Si spendono 25 euro a pranzo con il “Mezzogiorno di Cuoco” (tre portate); circa 50 euro alla carta.

27 Agosto 2019
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L’Argine a Vencò

Il locale si trova a un passo dal confine sloveno, nella rinomata zona vinicola del Collio. L’edificio conserva le tracce strutturali di un vecchio mulino che si esauriscono in un’architettura moderna e lineare, in perfetta armonia con la natura. All’interno c’è un’unica sala da quindici coperti, illuminata da ampie vetrate che proiettano lo sguardo sul piccolo e curato orto di proprietà, testimone del susseguirsi delle stagioni.

I tavoli, allestiti in modo semplice e pulito, con candide tovaglie e panciuti bicchieri, suggeriscono un’atmosfera rilassata, ma raffinata. Dalla cucina a vista si scorgono i contorni di una brigata internazionale, gestita con rigore e lucidità da Antonia Klugmann, cuoca di origini triestine che con grinta testarda ha saputo farsi valere in un mondo di uomini. La sua è una cucina contemporanea, fortemente legata al territorio e ai ricordi personali; non è raro vederla raccogliere erbe spontanee dai prati vicini. Ogni piatto, ogni portata, rivela finezza, gioia, amore e timidezza.

Memorabile l’anguilla con sidro di mele e spinaci. Ottimi gli gnocchi di rapa rossa, prugna e rosa. Interessante il cardoncello con rabarbaro, vinaccia e acetosella. La sala è gestita con professionalità e discrezione da Romano De Feo, che consiglia anche gli abbinamenti enologici, personali e indovinati. Ci sono tre percorsi culinari: “Il Piccolo Menu” (5 portate a 70 euro), “Il Nostro Menu” (6 portate a 80 euro) e “Territorio: Vita in Movimento” (10 portate a 110 euro). Alla carta circa 60 euro.

27 Agosto 2019
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Feva

In un’antica barchessa ristrutturata con discrezione ed eleganza, Nicola Dinato ed Elodie Dubuisson, coppia nel lavoro e nella vita, hanno dato vita alla loro personale visione dell’enogastronomia contemporanea, fondata su un’idea precisa del ruolo che un ristorante deve svolgere nel contesto territoriale. Un ruolo che parte dalla valorizzazione del mondo vegetale, di ortaggi, frutti e legumi dimenticati, dalla riscoperta di un autentico attaccamento alla terra e dei produttori che la tengono in vita.

Questo sogno, questo “agrirêve”, si esprime in una cucina al contempo matura, che contempera attenzione alle tecniche contemporanee (talvolta moderniste), e una salda fiducia nel valore intrinseco delle materie prime. Sala e cucina sono animate da una squadra giovane e affiatata, le portate si avvicendano senza sbavature. Equilibrati e golosi il carciofo ripieno di fichi secchi, zabaione salato e pecorino, e la verza ripiena di rillettes di maiale con spuma di tartufo nero del Périgord; di intensità esplosiva il risotto al morlacco con salsa ai frutti di bosco e pepe Timut; emozionante ed essenziale il filetto di manzo con crema di prugne bruciate e verdure dell’orto alla griglia.

Perizia tecnica e intensità anche nei dessert, come nella namelaka al cioccolato amaro con gelato al latte di capra e caramello. Carta dei vini variegata e dai ricarichi moderati. Due i menu degustazione proposti: “Anima”, a 80 euro, e “Traditional – Mente”, a 50 euro. Tra i 75 e i 120 euro alla carta. A pranzo in settimana formula a 20 euro per due portate.

27 Agosto 2019
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Locanda San Lorenzo

Un luogo di pace, fedele alla propria memoria anche nelle piccole cose: sulla strada che porta al Cansiglio, da dove venivano i legni per le navi della Serenissima, su un muro, è scritto ancora W Mercks, W Gimondi. La Locanda San Lorenzo è lassù nell’Alpago, un specie di terra di mezzo fra le montagne e il piano, con il grande dono del lago di Santa Croce, là in fondo.

Fondata il 7 gennaio del 1900 da Osvaldo Dal Farra, come locanda-osteria, è cresciuta a poco a poco nel tempo trasformandosi in un grazioso albergo con ristorante per gourmet. Ancora gestito, dopo un secolo abbondante, dalla famiglia Dal Farra. Ora Renzo, chef e patron, con a fianco il suo aiutante maggiore Paolo Speranzon, guida con grande mano una cucina che ha come mission quella di far volare alto il nome della sua terra e dei suoi prodotti, a partire dalla degustazione del mitico agnello dell’Alpago. Anche da solo vale sempre il viaggio.

La tartara di cervo compare in tavola con grande maestosità, seguita dall’avvolgente risotto di asparagi e foie gras. L’anguilla al profumo di alloro, purea di cavolfiore e riduzione di melograno suscita forti emozioni solo accarezzando il palato. Dolci voluttuosi a partire dal crumble salato, pistacchio, gelèe al limone, gelato di ricotta e yogurt e biscotto all’olio extravergine d’oliva. La cantina trabocca di oltre 800 etichette (con ricarichi corretti) e trasuda della passione con la quale paron Renzo l’ha curata anno per anno. Servizio gentile, premuroso e familiare. Una esperienza di fascino antico per un conto attorno ai 70 euro.

27 Agosto 2019
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Gellius

Un unico ingresso per due anime distinte: il Gellius è un’immersione nella storia e, grazie al restyling di luglio, il ristorante gourmet splende di nuova luce e guadagna un’atmosfera ancor più coinvolgente e raffinata, dal design pulito. Sotto, il bistrot Nyù, è un ambiente in cui la cucina a vista fluisce verso la sala. Qui il menù è easy, in un tuffo di gusto a diretto contatto con i reperti romani dell’area museale.

La qualità Gellius sigla la nuova proposta “Il Mercato ore 13”. È una soluzione efficace per una pausa pranzo veloce ma stilosa. Due percorsi di sapori creati ad hoc in tre piatti più calice di vino e caffè (45 e 50 euro). La carta combina sapientemente gusto e nutrimento, tra morbide tentazioni come l’uovo cremoso con ristretto di verdura e limone, e i ravioli di “maionese” al basilico, pomodoro, melanzane e pinoli. Riusciti gli abbinamenti di sapori tra orto e mare degli spaghetti al succo di peperone, baccalà, foglie di cappero, oppure nei secondi, del San Pietro croccante al verde d’erbe, frutta e verdura all’agro con salsa olandese. Un must Gellius è sicuramente il piccione in casseruola con Tarte-Tatin alla cipolla rossa e melanzane.

Dolcezza in chiusura, magari con l’energetico “Uhhh…ovo”: zabaione, cioccolato Dulcey, cioccolato bianco. La cantina, che gira il mondo in 900 etichette, però trova spazio per le piccole realtà di pregio, tutte da scoprire, anche al calice. Il conto? Intorno ai 70 euro se si sceglie la carta; in alternativa la degustazione con “Quinque” (85 euro) oppure “Septem” (110 euro).

27 Agosto 2019
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Dolada

Nella storia dell’alta ristorazione veneta e italiana da cinquant’anni, questo ristorante di famiglia ai piedi della montagna della quale porta il nome è ancora sulla cresta dell’onda. Merito di Riccardo De Prà che ha saputo, a suo tempo, prendere le redini da un grande cuoco moderno come Enzo e dalle due donne di casa, Rossana e Benedetta, che allo stesso modo si sono avvicendate in sala sempre con il sorriso sulle labbra. Così è ancora un grande piacere varcare la soglia della loro elegante, comoda, casa, per gustare piatti che, col passare degli anni, sono andati sempre più in una direzione classica e centrata sul gusto.

È il caso della tartare di vitellone nostrano con insalata croccante alle acciughe, omaggio al territorio da una stalla a chilometro zero servito alla giusta temperatura. Corroborante la zuppa di rosole con tarassaco, arricchita dal nobile tocco dei frutti di mare. Ancora, convincono gli ottimi ravioli ripieni di asparagi con spugnole, nepetella e fiori d’origano. Per restare su un’intramontabile specialità basta scegliere la carbonara secondo la ricetta di Riccardo. Tra i secondi meritano le perfette due cotture dell’alzavola farcita della sua “peverada”, di incredibile bontà.

Tra i dolci non deludono i canederli con lamponi e passion fruit, per terminare con gli intramontabili “golosessi”. La carta dei vini contiene tante interessanti etichette. Si spendono 62 o 88 euro per i menu degustazione, sui 75 alla carta.

27 Agosto 2019
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Le Beccherie

È proprio un dolce tormento, croce e delizia di Beatrice Simonetti e Manuel Gobbo, cuochi contitolari dei fornelli del ristorante Le Beccherie: si tratta del tiramisù, oggetto di annose contese e icona indissolubilmente legata a questo luogo che non sparirà mai da una carta che è comunque sempre in corso di evoluzione. Perché, nel tempo, così come gli arredi, in questo ristorante di grande gusto in pieno centro a Treviso le cose sono cambiate.

Archiviata, ormai da qualche anno, una cucina (fin troppo) classica i due bravi, professionisti hanno contribuito a un rinnovo importante che ora si compie attraverso una cucina di rassicurante bontà che garantisce divertimento e ottima tecnica tra proposte sia di mare sia di terra. A partire tanto da ostriche e fagioli verdon quanto dalla golosa tartare di manzo al limone salato con salsa di melanzane bruciate e pesto di rucola. Tra i primi sono buonissimi i tortelli “zero” con peperoni, acciughe, foglie di cappero e pesto di prezzemolo; non da meno gli spaghetti alla chitarra con calamaretti spillo, peperoncino fresco e finocchio. Anguilla, tosazu, kina e carpaccio di anguria è un altro piatto centrato sul gusto, così come il churrasco d’agnello arrostito con salsa al caramello, aceto di lamponi e indivia belga.

Conclusione dolce con la mousse ghiacciata alla robiola di capra con fragoline di bosco e karkadè. Ben assortita la carta dei vini, con belle proposte anche al calice. Servizio di grande cordialità. Menu degustazione a 65 o 70 euro, sui 55 alla carta.

27 Agosto 2019
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Osteria Ai Do Campanili

La lingua di terra che collega Jesolo e Punta Sabbioni arrivando quasi a toccare il Lido di Venezia vive due realtà opposte: sulla sponda adriatica l’affollato litorale del Cavallino, su quella lagunare piccoli borghi circondati da una natura rigogliosa. Ai Do Campanili, la miglior tavola della zona, si trova nel centro della cittadina di Treporti: al piano terra l’osteria per gli aperitivi e i “cicheti”; al primo piano la graziosa sala del ristorante.

La cucina sfrutta a fondo la ricchezza di materie prime della barena senza però negarsi qualche escursione verso terre lontane. Il “crudo e cotto di seppie di laguna”, per esempio, affianca due diversi concetti di cucina di mare: il crudo è abbinato a limone candito, maionese di soia e piselli novelli, mentre il cotto “al nero” con le interiora, secondo i dettami della tradizione, viene servito con cialde di polenta e crema di piselli. La piovra viene cotta a bassa temperatura e abbinata a crema di carciofi, nocciole, ristretto di miso (condimento di origine giapponese a base di soia fermentata) e alga kombu.

I ravioli ripieni di patate e pesto si sposano con un gel di pomodoro Piccadilly e con il branzino declinato in “fumetto”, carpaccio e bottarga. Il servizio è gentile e competente, la carta dei vini cresce di anno in anno, con particolare attenzione per le piccole aziende artigianali e diversi nuovi inserimenti nel settore dei cosiddetti vini “naturali”. Menu degustazione a 65 e 80 euro, alla carta sui 70.

27 Agosto 2019
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Zona d’Ombra

Ha festeggiato i suoi primi 15 anni di attività il locale che si affaccia nella piazza del centro storico, sempre pronto a celebrare il connubio tra i piatti di eccellente qualità e il vino selezionato nelle sue migliori espressioni, in Italia e all’estero. La scelta di calici è incomparabile: agli oltre 80 se ne aggiungono 10 di pregio, incluso il Sassicaia, proposti a rotazione mensile.

Qui si stappa sempre volentieri e il pubblico si accomoda all’interno del locale, nel plateatico esterno coperto e negli sgabelli alti della terrazza privé. Lo staff, guidato dall’Oste Roberto Bergamo e dalla vulcanica Gavina Cuccu, è rapido, professionale e preparato, soprattutto quando è il momento di sposare ai piatti proposti dalla carta, la bottiglia ideale. È un autentico piacere gustare le ostriche e gli altri sapori del mare declinati in crudo, la tartare di tonno, le sarde in saor e le specialità a base di carne che sanno distinguersi, come la battuta al coltello della prestigiosa razza bovina piemontese La Granda oppure l’hamburger di Black Angus griffato Mister Beefy, realizzato da tagli nobili di animali allevati in modo naturale nell’azienda agricola veronese.

Nella selezione di salumi, spicca il prosciutto di Onesto Ghirardi, stagionato 36 e 60 mesi, da gustare con il pane che arriva da Matera leggermente scaldato. Un altro punto di forza del locale è la ricca e studiata selezione di formaggi, più di 40 italiani e stranieri. I dolci sono squisitamente fatti in casa. Il conto medio si aggira intorno ai 25 euro.

27 Agosto 2019
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Al Ponte

Può riservare piacevoli sorprese la cucina di un salentino trapiantato a Bassano: perché non l’ha solo studiata, ma la vive nell’animo. Flavio Strafella, assieme al fratello Antonio, è contitolare del locale a due passi dal ponte degli Alpini. E già il nome racconta tutto: Bassano “è” il ponte, quello su cui ci stringeremo la mano, quello del “bacin d’amore”, quello di Ernest Hemingway soldato, del Monte Grappa e della Resistenza. Il ponte è proprio a due passi e si può ammirare dal giardino in cui si pranza all’aperto nella bella stagione.

Ma la storia si gusta anche nei piatti, perché Strafella propone tutti i sapori tipici del Vicentino: sopressa, “torresani” al forno, polenta con “scopeton” (sardina) oppure con formaggio Morlacco e radicchio, c’è il classico baccalà alla vicentina e gli imperdibili asparagi bianchi alla bassanese, cioè lessati e serviti con l’uovo sodo. Il cuoco non dimentica, però, la sua terra natale, e nel menu propone anche le orecchiette tirate a mano con pomodoro. Attenzione: si parla di orecchiette salentine e non baresi, più consistenti.

Ma l’autentica passione di Flavio, che è anche un maratoneta, è il cioccolato. A chi si siede al tavolo del ristorante è consigliato vivamente di assaggiare le innumerevoli varietà di cioccolatini che il cuoco crea con raffinata perizia. In particolare, non possono mancare i cioccolatini alla grappa Nardini. Bassano è la capitale della grappa, e la storica bottiglieria Nardini, che ha oltre 200 anni di vita, è proprio all’altro capo del ponte. Buona la cantina. Sui 45 euro.

27 Agosto 2019
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Casa Dimitri

Quando leggerete questa guida Dimitri sarà nella sua nuova “Casa”. Nel cuore dei Berici, in Val Liona, località Grancona. Per lui la cucina è una cosa di famiglia. Da decenni i Gianello rappresentano un punto di riferimento per la ristorazione di qualità della terra Berica. Una tradizione che il giovane erede porta avanti con orgoglio, ma senza rimanerne intrappolato. Fin dal nome, questo locale dimostra la volontà di (re)intraprendere un percorso personale, che rispecchi un’idea di ristorazione in evoluzione, di ricerca continua ma sempre più legata al territorio e alle sue radici.

E, sia a mezzogiorno che alla sera, si può apprezzare la filosofia portata avanti dal locale: dall’attenta selezione delle materie prime alla sperimentazione di tecniche di cottura e manipolazione degli ingredienti. La cucina dosa con attenzione riferimenti alla tradizione familiare e creatività, tenendo sempre presente la purezza dei sapori, per risultati di notevole eleganza. Davvero elegante il tributo al mare, composto da una selezione di crudi tra i quali ostrica, gambero rosso di Mazara e moro atlantico; intenso e goloso l’“Assoluto” di baccalà, in versione mantecata, in salsa pil pil e in un carpaccio dalla consistenza setosa.

Non sono da meno i piatti di terra, con qualche tributo d’Oltralpe (scaloppa di foie gras con mele, crema d’ostrica e fondo di vitello); grandi soddisfazioni anche per i più tradizionalisti, con lo spaghetto ai cinque pomodori. Carta vini ampia e dai ricarichi moderati. Intorno ai 60 euro, alla carta.

27 Agosto 2019
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Casin del Gamba

Assieme alla moglie Daria (che è il motore silenzioso della cucina, perché spesso lo spinge a provare e innovare), Antonio Dal Lago ha trasformato il vecchio roccolo per la caccia sulla collina di Altissimo in uno dei locali più interessanti della gastronomia (non solo) vicentina. Sapienza e competenza, unite da uno stile signorile, sono i caratteri distintivi della famiglia: il figlio Luca, sommelier, coadiuva brillantemente i genitori in sala.

Sono oltre quarant’anni che il locale è aperto nella sua location: la strada per arrivarci è un po’ lunga e tortuosa, ma sedersi a tavola in questa baita raccolta, in cui l’affetto si trasmette già nell’atmosfera che si respira prima ancora che nei piatti degustati, ripaga dalle piccole fatiche del viaggio. Bastano tre piatti per dare l’idea dell’amore per il territorio e della raffinatezza della cucina di Antonio: la trota “deco” di Altissimo marinata, presentata con il suo caviale, le erbe profumate, cedro; rape, zucchina, scorzonera, patata viola e spuma di caprino Aidi (l’azienda si chiama proprio così non è un errore…). Infine gli gnocchi dorati, rigaglie, aglio orsino e bergamotto.

Nel menu c’è un’attenzione particolare per i funghi, declinati in molti piatti, a iniziare dalle squisite fettuccine con le trombette da morto. In primavera la freschezza delle erbe di stagione risalta in proposte come lo sformatino di bruscandoli, rosole e parmigiano o la crema di “carlini”. Da provare anche il baccalà, che dalle mani di Antonio esce impreziosito. Lista dei vini di alto livello. Menu degustazione “stagionalità”, alla carta sugli 80 euro.

27 Agosto 2019
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La Peca

In più di un trentennio di attività, i fratelli Pierluigi e Nicola Portinari non hanno mai smesso di rinnovarsi, di migliorare, di accrescere la qualità della propria offerta confermando così l’appartenenza a pieno titolo de La Peca all’élite della ristorazione italiana. In una splendida sala affacciata sui Colli Berici va in scena un esemplare lavoro di équipe: il servizio, elegante e di rara precisione, è guidato da Pierluigi e dalla moglie Cinzia (Donna di Spirito 2019), autrice anche di creativi centrotavola che impreziosiscono la mise en place.

Al giovane Matteo Bressan spetta la gestione della carta dei vini, monumentale nella dimensione e in grado di soddisfare qualsiasi appassionato, dal “tifoso” schierato per la sempre più agguerrita “squadra” dei vini naturali al tradizionalista della vecchia guardia che nel bicchiere cerca il mito e la storia. I fornelli sono il regno di Nicola, cuoco dall’impressionante bagaglio tecnico, dall’incessante ritmo creativo e dalla mano leggerissima.

Se il gelo di acqua tonica, lime e profumo di gin con tartare di scampi, gamberi rossi e canoce e i bigoli integrali con acciughe, alici marinate e gelato di cipolle rosse rappresentano punti fermi del passato pur restando pienamente attuali (e sempre in carta), nuovi capolavori si affacciano stagione dopo stagione, come le tagliatelle Fracasso ai quattro grani con scampi e peperoni chipotle e il risotto “tutto pomodoro e limone”, un vero prodigio di freschezza. I quattro menu degustazione costano 200, 160, 145 e 95 euro. Alla carta si spende sui 120.

27 Agosto 2019
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Penacio

Non la conoscono in molti la storia curiosa del “Penacio”, ristorante della famiglia Gianello entrato a pieno diritto nella “hall of fame” dei Colli Berici. Il nome Penacio era lo stesso del bue dei nonni dei fondatori del locale. Bue così alto che le corna – quando era al lavoro nei campi – spuntavano tra i pennacchi (“penaci”) delle piante di mais. Oggi l’antica osteria-ristorante condotta da Imera Gianello – insieme al marito e alla figlia – è una tappa ineludibile nel percorso per cogliere il “genius loci” gastronomico dei Berici.

Nella sala i due caminetti sono sempre accesi: la legna arde ed è la metafora della passione che la famiglia Gianello ci mette sempre nel proporre i propri piatti. Una cucina capace di custodire con amore e sapienza – valorizzandolo – il patrimonio di tradizioni del territorio collinare berico. Cucina senza scorciatoie, ben definita nei suoi sapori e fondata su prodotti di qualità certa. Trae la sua forza da accostamenti di gusto semplici e da sapori che parlano alla memoria.

Come, d’inverno, fa il salame ai ferri con i raperonzoli e la polenta abbrustolita, o il baccalà nelle sue declinazioni più popolari, alla vicentina o mantecato all’olio d’oliva. O ancora le costolette d’agnello profumate al timo. Il tartufo scorzone dei Berici non manca mai, come pure il richiestissimo mantecato alla nocciola, morbidissimo e dolce al palato. Carta dei vini di peso, con tante etichette del territorio e tante referenze nazionali. Conto sui 45 euro.

27 Agosto 2019
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Al Molin Vecio

Quando il nome non è un semplice vezzo romantico: un antico mulino dei primi del ‘500 ristrutturato con garbo, immerso tra frutteti e giardini di erbe aromatiche e fiori commestibili. Un luogo rilassante, che proietta l’ospite in un’atmosfera bucolica, la stessa che si ritrova all’interno del locale: arredi antichi, strumenti agricoli e litografie che raccontano tradizioni rurali.

A tavola si susseguono piatti che raccontano la serenità della campagna, improntati alla semplicità e pensati per dare risalto al mondo vegetale, con saggio uso di prodotti di stagione. Per un inizio goloso direttamente dall’orto optate per il fritto di erbette e radici (o verdura, in base al periodo) con salsa allo yogurt o per una più tradizionale selezione di soppresse con giardiniera della casa. Tra i primi, un posto fisso hanno i tagliolini al mais Pignoletto interpretati secondo stagione (ottimi quelli con “rampussoli”, tastasale e topinambur), ma altrettanto validi sono i risotti alle erbe officinali o con tarassaco e ragù di agnello.

Tradizione e fantasia convivono nei secondi: da non mancare, in stagione, la variazione di asparago bianco e verde, ma carni e pesci non sono da meno. Di buon livello anche i dolci, come il “vasetto” di cremoso alle nocciole tostate e crumble al cacao. Carta vini economica e adeguata all’offerta, con buone proposte dal territorio. Servizio cordiale e attento. Menu degustazione a 35 euro. Alla carta circa 45 ma è sempre compresa una bella litografia di Galliano Rosset, il cantore magistrale della civiltà contadina.

27 Agosto 2019
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Panevin

La zona di Feltre, bellissima da un punto di vista paesaggistico per non parlare dello splendido centro storico della cittadina, latita da sempre sul fronte gastronomico. Una delle poche eccezioni è il bel locale di Gianluca Campigotto. Questo ristorante si trova in una tranquilla frazione collinare e, nel corso del tempo, ha saputo consolidare la sua fama grazie a un cuoco patron con le idee chiare e un’ottima capacità di percepire i desideri del pubblico avvicinando i canoni dell’alta cucina a piatti ben articolati nella loro semplicità di fondo, sotto il segno di porzioni la cui abbondante sostanza non deborda mai nell’esagerazione.

Ci sono territorio e mare, una carta dei vini che inizia a diventare interessante e il servizio che alla professionalità abbina la gentilezza. Tra gli antipasti l’interessante millefoglie di foglie e radici oppure il goloso tris di coniglio in cui si assaggiano un croccante “rocher”, la cottura in porchetta e il fritto. A seguire, vale la pena gustare la cacio e pepe “delle Dolomiti” oppure i raffinati tortelli all’uovo ripieni di burrata liquida, gamberi e limone. Belle sfumature, tutte vegetali, nell’involtino di cavolo cappuccio con verdurine croccanti e umeboshi.

Succulenta, nella sua carnosità, l’anatra al vermouth con mele, formaggio caprino e funghi finferli. Si termina con una valida interpretazione del tiramisù al bicchiere con spuma e gelato al caffè, crumble al cioccolato, cremino al mascarpone. Si spendono, senza rimpianti, sui 50 euro.

27 Agosto 2019
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Taverna del Posta Zirm Hotel

Le pizze sono sempre leggere, fragranti e creative, i piatti della tradizione ladina sono sempre golosi e appaganti. La Taverna continua a essere il principale punto d’incontro dell’Alta Badia dopo gli anni ruggenti in veste di balera nella quale hanno ballato intere generazioni. Ma, da un lustro, ha cambiato completamente volto.

Il Posta Zirm Hotel che la ospita è l’albergo storico nel cuore dolomitico dell’Alta Badia. Fu aperto nel 1908 come stazione di posta da Franz Kostner (vero pioniere del turismo, alpinista di fama ed esploratore di terre lontane) ed è ora gestito con passione e capacità imprenditoriale dai fratelli Franz e Silvia Kostner, quarta generazione di proprietari. Aperto tutto l’anno, questo caratteristico locale è un simbolo dell’ospitalità altoatesina e gratifica sia gli amanti della pizza, sia i seguaci della tradizione gastronomica ladina.

Dalle mani di Giuseppe Carassi, governatore dei fornelli, arrivano le succulente tagliatelle al ragù di selvaggina, i canederli di grano saraceno con formaggio e speck o le buone carni alla griglia. Dal forno, rigorosamente a legna, spiccano le pizze di Marco Valentina Nicolas Malatesta. Scontati il lievito madre, la doppia lievitazione e la qualità dei prodotti, spicca l’abilità di creare gli impasti ai multicereali, agli agrumi (gamberi e zucchine), al curry (pollo speziato) o l’impasto classico per le pizze speciali. Buone birre artigianali e vini della regione ben selezionati. Servizio cordiale e impeccabile. 10/20 euro per una buona pizza o per un gustoso piatto ladino.

27 Agosto 2019
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Tivoli

Si passa il centro di Cortina e si sale in direzione del passo Falzarego per incontrare questo ristorante-istituzione della conca ampezzana che Graziano Prest presidia con successo e savoir-faire. Un ambiente intimo, raccolto e caldo, di quell’eleganza che ci si aspetta in montagna. Una notevole carta dei vini, curata dall’esperto Kristian Casanova, completa l’opera di Prest in cucina. Il suo è uno stile classico, improntato com’è giusto alla soddisfazione della gola ma non privo di un’ottima tecnica e della necessaria pulizia esecutiva.

Ci si può divertire quindi con il ghiotto “Mc Tivoli”, raffinato sandwich alla coscia di anatra confit al rosmarino con dressing di scalogno, finferli e maionese ai lamponi. Non mancano bei piatti dal mare, come l’ottima tartare di astice con avocado e pomodoro candito e crema tiepida al Riesling. Tra i primi vale la pena di assaggiare i tortelli con agnello dell’Alpago, levistico, yogurt, rafano e porcini, ma anche gli spaghetti di patate “Dolomitici” con fonduta al Graukäse, salsa di foie gras, finferli, “nuvola” al rabarbaro ed erbe di montagna disidratate.

Difficile rinunciare, infine, al cervo con il suo spiedino arrosto, il filetto con spuma di polenta, foie gras e ricotta affumicata, goulash con soffice di patate e rafano. Riuscita conclusione dolce con lo strudel “in vetro”: semifreddo alle mele e cannella, zabaione al Marsala, uvetta fermentata, pinoli sabbiati, spuma di latte e mela croccante. Servizio di cordiale professionalità e spesa sui 90 euro alla carta.

27 Agosto 2019
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L’Oste Scuro

L’indirizzo è sicuro per chi ama la cucina di pesce. A poca distanza dal castello di Castelvecchio, il locale è schietto ed elegante. Il nome, retaggio di una tradizione dei tempi passati, non deve incutere timore: l’oste un tempo era detto “scuro” perché anticamente si riteneva custodisse dei segreti. Qualcuno sicuramente lo conosce anche oggi, perché la cucina di Simone Lugoboni è raffinata e fascinosa. E su questo giudizio convengono in parecchi, visti i diplomi e i riconoscimenti che espone all’interno del locale.

Il ristorante stesso ha un suo charme: non è particolarmente spazioso, ma i suoi muri in pietra e i mattoni a vista raccontano un pezzo di storia di Verona. Se è dal contrasto che nascono l’armonia e la bellezza, scegliere in una location così austera di proporre una cucina di pesce, significa esaltare i prodotti (che sono accuratamente scovati) e le preparazioni (che sono spesso innovative oltre che saporite). Sei specie di ostriche e cinque di caviale rappresentano la punta più alta degli antipasti, se non si preferisce sprofondare, con soddisfazione, nel sontuoso plateau royale, il trionfo del crudo.

Da sottolineare la zuppa di pesci e crostacei, nonché il risotto ai frutti di mare: più in generale, la cifra stilistica del locale è la pulizia del gusto delle sue portate, come gli spaghetti ai ricci di mare, la frittura con salsa chutney fino al “gran piatto” del locale a base di astice blu. Dolci assai curati. Cantina ricca e ben assortita. Conto sui 70 euro alla carta.

27 Agosto 2019
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Fuel – Ristorante in Prato

Il Fuel ha trovato in Davide Di Rocco, cuoco che seppur giovane vanta un passato di rango, una guida sicura. Lo storico locale – da qualche anno dei fratelli Greggio – affacciato con le grandi vetrate a catturare la luce e gli scorci dell’aristocratico Prato della Valle, continua nel suo originale percorso di ricerca e di crescita, senza mai allontanarsi troppo dalla rotta della tradizione.

Di Rocco è cuoco talentuoso e saggio: ha condotto la cucina del Fuel (dove è affiancato da Alberto Baù, collega giovanissimo con esperienze a Cortina) su sentieri rassicuranti connotati da equilibrio ed eleganza, riuscendo nel contempo a trovare una sintesi felice fra abbinamenti apparentemente complessi e l’esigenza di far emergere sempre – con nitidezza – il gusto delle ottime materie prime utilizzate. La cifra stilistica di espressione è alta e in costante “aggiornamento”.

Cucina che strizza l’occhio anche al territorio come nell’insalata di gallina tiepida e il suo consommé, nel baccalà cotto e crudo o nella faraona con zucca, capperi e olive. Un piatto sempre gettonato è lo spaghettone all’aglio orsino, olio e peperoncino e pure quello al burro, acciughe e tè affumicato. Da non perdere i dolci fatti in casa. Carta dei vini curiosa, ben presentata da Filippo Caporello. Tante bollicine, anche di maison poco note. La veranda con vista Prato e Santa Giustina accompagna piacevolmente l’esperienza a tavola. Conto sui 65 euro.

27 Agosto 2019
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Da Beppino

Claudio Ballardin ha il merito storico di aver iniziato, mezzo secolo fa, un lavoro di approfondimento culturale di riscoperta di piatti e di sapori che rischiavano di essere dimenticati. Uno per tutti è il “mais Marano”, vale a dire la migliore farina per polenta coltivata nel vicino paese di Marano Vicentino oltre un secolo fa, la cui memoria rischiava di perdersi.

Oggi alla “Palazzina”, in località Ceresara di Schio, la cortesia e la sapienza del cuoco (affiancato dalla moglie e dai due figli, uno in sala e l’altro in cucina) rappresentano i punti di forza di un locale che è un riferimento nel Vicentino per chi crede nella tradizione. Quella tradizione iniziata dal suocero, Beppino Zocca appunto, che oggi prosegue con la seconda e terza generazione della famiglia.

Volete gustare uno spiedo cotto alla perfezione? Oppure preferite un bollito come quelli di una volta? O magari vi piacerebbe il piatto vicentino per antonomasia, il baccalà? Come dite, puntate sul territorio? Ecco pronti i “gargati con il consiero”, una pasta corta il cui condimento, il “consiero” appunto, varia con la stagione se non addirittura con il mese. Queste sono alcune specialità di un locale che, peraltro, offre un menu ricco e vario. E allora avanti con la fregola sarda con tonno e carciofi oppure con il carpaccio di piovra con riso Venere o con il coniglio in salsa alla valleogrina. La semplicità è la cifra stilistica del locale, perché si tratta di una semplicità ricca di valore. Come nell’accoglienza. Carta dei vini che valorizza il territorio. Circa 45 euro.

27 Agosto 2019
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Ristorante Aldo Moro – la Cuisine

È una bella famiglia quella dei Moro. Una storia di accoglienza lunga ormai quasi ottant’anni, nel centro storico della splendida cittadina di Montagnana, vede tutti i membri della famiglia impegnati tra albergo e ristorante, la cui sala è stata ristrutturata di fresco e adesso è ancora più confortevole e luminosa.

Regno di Silvia, ancora molto giovane ma ben affermata grazie a una ricca formazione, la cucina ha due anime: quella più inevitabilmente tradizionale, in cui si ritrovano i piatti del territorio, dalle tagliatelle al ragù d’asino al tiramisù, e l’altra, più creativa e legata alle esperienze della cuoca, con il minimo comun denominatore dell’alta qualità abbinata alla ricerca. Molte idee, tutte divertenti e ben riuscite, si susseguono un piatto dopo l’altro. A partire da un classico di grande sapore come “i due mondi, mare e terra” con calamaro, gambero e battuta di manzo serviti su un crumble salato. Ancora la freschezza di carota, coniglio e salsa Caprino.

Meritano l’assaggio i golosi tortelli alla “sbirraglia” con pollo, birra, mele e lamponi, così come il risotto alle radici con sedano e il bergamotto a mitigarne la dolcezza. Molto buono e cotto alla perfezione il succulento piccione “alla Rossini”. Tra i dolci vale la pena provare la sorpresa (che qui non possiamo ovviamente svelare) di “S-fidati”. Il servizio è solerte e sorridente, la carta dei vini ben articolata con una buona disponibilità al calice. Si spendono dai 50 ai 70 euro per i menu degustazione, sui 50 alla carta.

27 Agosto 2019
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Il Gallo Cedrone

Il Gallo Cedrone rappresenta ormai, da anni, un indirizzo sicuro per Madonna di Campiglio. La cantina della “taverna” dello storico Hotel Bertelli, gestito da Marco Masè, con la sua splendida esposizione di grandi etichette italiane e internazionali e una importante selezione di proposte al calice, è la sede del ristorante gourmet che ai fornelli vede Sabino Fortunato. In un ambiente caldo e accogliente, che nel servizio di grande professionalità ha un bel punto di forza, il cuoco interpreta uno stile piuttosto ricco e personale, che si traduce in piatti in cui molti ingredienti si fondono in modo armonico.

Colori e sapori e un gusto deciso, a partire dai numerosi amuse bouche per continuare con l’ottima panzanella di tonno Balfegò con “intruso” di sottobosco e sapori mediterranei. Si prosegue con la perfetta mantecatura del risotto Carnaroli nero alla centrifuga di mela Pink Lady con scampo, cime di zucchina e “Bubble TrentoDoc”. Notevoli anche le tagliatelle di grano arso con vitello al fieno e camomilla, fichi, mandorle e soffice di sedano rapa. Commistione riuscita tra elementi di mare nel tataki di salmone selvaggio e cappasanta con speck, radice di prezzemolo e sbrisolona salata.

Pesche, rosa e mandorla armellina è un dolce dalle interessanti sfumature delicate. Vale la pena, per chi ama i formaggi, assaggiare l’assortimento di quelli affinati in montagna da accompagnare alla fragrante varietà di eccellenti pani. Si spendono 95 euro per il menu degustazione, sugli 80 alla carta.

27 Agosto 2019
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Casa Brusada

Chiudete gli occhi e immaginate un ristorante accogliente: quello che vi appare è Casa Brusada. Lo si incontra dove iniziano le pendici del Montello. “Brusada” perché l’edificio, nel 1944, fu incendiato dai tedeschi; oggi le fiamme, redente, si usano con sapienza in cucina. L’ambiente è luminoso, arredato con gusto e reso ancor più coinvolgente dalla gentilezza del personale.

La filosofia dell’ecclettico Marco Pincin, proprietario e chef, parte da tre parole chiave: tradizione, stagionalità e creatività. Ne nasce una carta generosa che utilizza i prodotti del luogo e del momento, iniziando da erbe e funghi, in piatti che rileggono la grande gastronomia locale con impeto vivace e sorprendente, e ricette frutto di ricerca e calibrata innovazione. La tartare di Rubia gallega, burro alle erbe, mango, crumble di parmigiano è un grande inizio; gli gnocchi di patate, cacio, pepe, lime, spugnole, seppie sporche e caviale di salmone sono un concerto di sapori; il guancialino di vitello al rosso di Venegazzù della casa con crema di topinambur al tartufo e cipollotto conquista anche i palati più raffinati, così come le animelle di vitello, terra di nocciole, ovoli, puntarelle e wasabi.

La sinfonia di cioccolato lascia un ricordo indelebile. La cantina gode anche dell’enoteca e si sposa a meraviglia con i piatti: molti prosecchi locali, una selezione attenta di prodotti italiani ed etichette che provengono dalle migliori aree vitate francesi. Scegliendo dalla carta si spendono 45/50 euro.

27 Agosto 2019
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TreQuarti

Nella pace e nel silenzio delle colline dei Berici, in quel di Grancona, Alberto Basso – anno dopo anno – consolida la sua cucina in un ambiente fatto di elegante accoglienza e sapienti attenzioni. Una mano sempre giovane ma che si esprime con grande sapienza e in continua progressione. Una mano che riesce a far convivere con grande perizia le solide basi della tradizione e la passione spasmodica per la ricerca. In una chiave interpretativa tutta originale.

La collaudata tecnica risulta sempre al servizio del gusto con piatti sempre più intriganti. La carta si divide in due percosi: “Le Caresse” (carezze), che esprime l’anima gentile del locale, e “Le Man Roverse”, che rivelano tutta la ricerca, a volte spregiudicata ma mai velleitaria, del cuoco. Come nel caso dei gustosi gnocchi esotici ripieni di alici cantabriche, cassis e crescioni o, ancora, nell’originale carpaccio di baccalà “in saor”, una bella interpretazione di un’eccellente materia prima.

Un vero inno alla gola si alza dagli spaghettoni, fondo di scampi, zeste di lime e scampi crudi; equilibrio perfetto di consistenze e sapori nel carpaccio e tartare di agnello, maionese alle ostriche e cappuccio. Tra i dolci spicca la freschezza del semifreddo al lampone, gel al gin tonic ed erbe aromatiche. Il governo della sala e della bella carta dei vini, dalla quale si può attingere anche a ottimi calici, è affidato, fin dalla prima ora, alla grande e collaudata professionalità di Christian Danese. Tra cicheti e menu degustazione la carta è molto agile; mediamente 60 euro.

27 Agosto 2019
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Trattoria Moderna Due Mori

Gli ingredienti ci sono tutti: uno dei borghi più esclusivi d’Italia, la vetrata che regala una vista incomparabile sui colli, un’accoglienza di sorrisi e piatti di tradizione autentica. Stefano De Lorenzi ha però voluto dare un’impronta ancora più originale al suo bellissimo locale di Asolo, dotandolo di una originale cucina economica a vista, progettata ad hoc, con lo scopo di non usare energia elettrica per alcuna preparazione.

Tavoli ben distanziati, arredi di eleganza campagnola e un menu in cui l’ormai vituperato chilometro zero assume un senso compiuto. Dalla pasta fatta in casa con le uova delle galline del dirimpettaio, agli agnelli che si vedono pascolare sul prato della collina di fronte, alle erbe dei boschi, (quasi) tutto è territorio. Allora ci si può subito deliziare con una squisita sopressa con la giardiniera home-made, per poi
gustare la delicata intensità dello sgombro de casa con la “suca” (zucca) e cipolla in agrodolce.

Tra i primi sono buonissimi i ravioli ripieni di “erbacce” (ortiche) e Morlacco del Monte Grappa. La “gallina faraona” in casseruola, servita con patate arrosto, merita l’assaggio. Fuori del comune il “figà con le zeole”, ovvero il fegato alla veneziana fresco con cipolle novelle. I dolci sono tutti molto buoni, ma vale la pena attendere una mezz’ora per lo strudel a la moda nova. La carta dei vini, in cui si prediligono senza esagerare le etichette “naturali”, e la sala sono sotto l’abile regia di Caterina Orso. Si spendono, volentieri, non più di 45 euro.

27 Agosto 2019
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Trattoria Dalla Libera

Un casolare rustico in aperta campagna, non molto distante dal cuore della zona di produzione del Prosecco, ospita una delle cucine di matrice casalinga più interessanti della regione. Il cuoco e proprietario Andrea Stella, brillantemente assistito ai fornelli dalla madre, interpreta con originalità costumi e tradizioni venete conferendo a ogni piatto eleganza e raffinatezza e valorizzando i sapori e gli aromi della terra che lo circonda.

Il grande orto di casa è protagonista: i suoi frutti vengono accostati, rispettando le stagioni, alle migliori materie prime, di terra o di mare, che il mercato possa offrire. Si aprono le danze con le parti nobili del gallo di razza “a collo nudo” servite con purè leggero, lardo fresco e paprika dolce; si continua con uno dei meravigliosi ravioli con la sfoglia tirata sottilissima e ripieni di erbe di stagione oppure con il divertente “pane, caffè e latte” ovvero sfere di pane con ricotta affumicata liquida, caffè arabica e gocce di clorofilla; si chiude con lo stinco di agnello sardo con peperone crusco, falde di peperoni dolci e ricotta, ricordandosi però di lasciare uno spazio per i dolci, spesso preparati al momento, come nel caso del tiramisù e della millefoglie.

La cantina è ampia e dotata di molti vini maturi per la gioia degli appassionati; il servizio sollecito e di grande cortesia. Conto amichevole: i due menu degustazione costano 38 euro (7 portate) e 48 euro (10 portate); alla carta è difficile superare i 50 euro.

27 Agosto 2019
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Spinechile Resort

Corrado Fasolato viaggia sempre ad altissimi livelli di creatività e presentazione dei piatti. Nel suo Spinechile Resort a Tretto di Schio, in sei anni il cuoco ha acquistato ancora più vivacità, che equilibra con altre due caratteristiche: eleganza e levità. Insomma, da lui si ha la sicurezza di trovare una cucina d’alta qualità, dai gusti puliti, perché non vuole strafare ma appena suggerire; non vuole stupire, perché la meraviglia la racconta l’accostamento degli ingredienti che usa.

Da provare, per esempio, merluzzo, sedano e cioccolato bianco: è incredibile come un antipasto possa essere così delicato con delle basi a prima vista così stridenti. Concilia gli opposti, Corrado, come il grande filosofo Eraclito di Samo. Le fettuccine di seppia alla carbonara, altro suo classico, stupiscono per delicatezza e sapore. Altre volte si diverte a rovesciare le aspettative, come nel caso degli aperitivi ribaltati, il Rossini di scampi e il moijto di scampi, oppure come l’uovo semisolido, asparagi, dentice e liquirizia. Insomma, il cuoco è davvero spaziale, perché in quell’angolo della montagna il tempo scorre all’indietro: nella “bolla” della sala affacciata sulla valle si ringiovanisce, non si invecchia.

Basta seguire lui che guadagna in sapienza, energia e vitalità ogni giorno. E siccome dietro un grande cuoco c’è una grande donna, il motore della sala è Paola Bogotto, moglie e musa di Corrado. Paola governa anche la cantina costruita con intelligenza. Conto dagli 80 ai 100 euro, a seconda delle portate (bevande escluse).

27 Agosto 2019
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Zur Rose

Quarant’anni passati ai fornelli. Da quasi 37 ad Appiano, nel fortino-ristorante presidiato da Margot e Herbet Hintner. Lei governa la sala e la cantina con grande professionalità e cortese determinazione; Herbert, invece, governa i fornelli con mestiere ed elegante sapienza. Sicuramente questo è il segreto della rosa che è sbocciata tanti anni fa, senza più appassire.

Il più longevo interprete della nuova cucina altoatesina si conserva bene e migliora, come un grande vino d’annata. Un successo costruito rimanendo fedele alla sua missione di ristoratore puro anche se, ogni tanto, compare in televisione o dà alle stampe qualche libro di cucina per immortalare la sua filosofia gastronomica. Però il suo posto di comando rimane sempre la cucina, controllando ogni particolare, sperimentando e spadellando. Tra i suoi piatti più amati ci sono certamente quelli ispirati alla tradizione e reinterpretati in chiave moderna.

Dalle croccanti animelle di vitello con topinambur e carciofi ai succosi ravioli di grano saraceno con ripieno di vitello e cavolo nero; dal tipico canederlo di formaggio soffiato al succulento maialino delle valli. Suggestioni mediterranee dal rombo con finocchio marinato. I dolci sono sempre golosi; la grande carta dei vini, oltre 600 referenze, non si sofferma solo sulle etichette più note; il servizio è sempre impeccabile. Il conto, per essere in uno dei primi ristoranti pluridecorati altoatesini, raramente supera i 90 euro. Anche esagerando. Mediamente circa 70.

27 Agosto 2019
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Maso Franch

Recuperato con una bella e accurata ristrutturazione, che integra passato ed esigenze moderne, il nuovo Maso Franch rivela le sue origini antiche, risalenti al 1802, quando Pietro Franch volle edificare parte di un vigneto per farne la sua dimora: nacque così una suggestiva struttura immersa nel contesto delle vigne, tra i profumi dell’uva e i colori del Trentino. Posto all’ingresso della Val di Cembra e dei suoi celebri vigneti terrazzati (700 chilometri di muretti che tratteggiano quasi tutta la valle), questa è la porta di uno dei territori vitivinicoli trentini più pregiati e interessanti, regno del Müller Thurgau, ma non solo.

La storica tenuta Franch e i suoi pettinatissimi vigneti coltivati in regime biologico sono stati acquistati, nel 2002, dalla Cantina La Vis, ricavandone un moderno Resort dedicato alle eccellenze della zona e dotato di alcune suggestive camere. Il governo del maso è nelle mani di Massimo Geusa, ex direttore della Casa del Vino di Isera, che qui ripropone lo sperimentato connubio tra la cucina del territorio di impronta tradizionale e la valorizzazione delle tante belle realtà vitivinicole locali oltre, naturalmente, a quelle della casa.

La carta spazia dalla primaverile frittatina di bruscandoli al succulento capretto e al purè di topinambur di ottima fattura. Si fa apprezzare il classico “Tonco del Pontesel” con tortino di polenta grezza e cipolla brasata al Teroldego. Il menù degustazione (30 euro con i vini) seduce molti amanti della tradizione; alla carta circa 40.

27 Agosto 2019
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Locanda Margon

Addì 17 luglio. Nel 1429 Carlo VII viene incoronato Re di Francia; nel 1762 Caterina II diventa Zarina di Russia; nel 2019 Edoardo Fumagalli, giovane e valente cuoco brianzolo, diventa il Governatore della Locanda Margon. Infatti, l’estate appena archiviata, ha visto chiudersi l’epopea di Alfio Ghezzi e aprirsi una nuova epoca.

Classe 1989, Edoardo Fumagalli ha un curriculum di caratura internazionale. Partendo dal Marchesino di Milano, spazia in grandi cucine come quella del Taillevent di Parigi e del Daniel a New York, per poi approdare alla Locanda del Notaio di Pellio Intelvi. A soli 26 anni conquista la prima stella Michelin e la palma di “miglior chef emergente d’Italia” 2017 alla San Pellegrino Young Chef. La sua filosofia di cucina è espressa chiaramente attraverso un aforisma di Italo Calvino: “La fantasia è come la marmellata, bisogna che sia spalmata su una solida fetta di pane”.

E così creatività e coraggio possono osare perché la base è solida. Ogni piatto è frutto di incroci virtuosi tra una tecnica non comune e un ricco bagaglio di esperienze fuori dai confini. Ne sono prova: “un italiano a Parigi” (squisiti gnocchi di patate, morchelle alla grappa e ricotta di pecora); oppure “l’audacia newyorchese” (matrimonio perfetto tra gambero carabiniere e animelle di vitello); solo Trentino nei succosi ravioli di uova di trota e crescione. I dolci: tentatori e leggiadri, come tutto il resto. La sala e la cantina (classe Maison Ferrari) sono sempre condotte con maestria da Alek Nikolaev. Alla carta circa 100. Nell’attigua Veranda si spende la metà.

27 Agosto 2019
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Locanda Baggio

Asolo è sempre Asolo: uno dei borghi più belli d’Italia. Il suo fascino discreto è un biglietto da visita che lo rende unico al mondo. La Locanda Baggio ne rispecchia lo stile, evocando atmosfere della civiltà veneta più schietta. Un luogo di sobria eleganza dove si sta bene, ieri come oggi. I Baggio, ovvero Nino e Antonietta, curano l’accoglienza della loro osteria, luogo dall’anima aristocratica e semplice, secondo i buoni valori di un tempo e coccolano l’ospite con una cucina di alto profilo, ben costruita, densa di passione e, nello stesso tempo, di grande delicatezza.

Cucina di tradizione, rinnovata nell’espressione stilistica e – dopo tanti anni – ancora carica di energie. Quelle assicurate dalle cose buone. Cucina dove stagionalità, territorio e capacità interpretative danno concretezza a piatti di grande misura ed equilibrio. Di pesce e anche di carne, di tradizione ma anche un po’ creativa. Da segnalare il salmone marinato profumato all’aneto, il millefoglie di polenta e baccalà mantecato, i ravioli di branzino con gamberi e il loro brodetto, l’arrosto croccante di maialino speziato, oltre ai formaggi della vicina montagna.

Il menu degustazione a 65 euro consente di cogliere la complessità di tutti i valori golosi in carta. Capitolo vini: la cantina è doverosamente attenta al territorio ma, essendo i Colli Asolani una realtà turistica di rinomanza internazionale, soddisfa sicuramente le esigenze di una eclettica clientela internazionale. Alla carta circa 60 euro.

27 Agosto 2019
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Ristorante Laurin

Storia, tradizione nell’accoglienza, raffinata eleganza, cura nei particolari e negli arredi, tutto si fonde in un morbido, caldo abbraccio che rassicura i suoi fortunati ospiti. Dalle eleganti camere al curatissimo parco, dalla cigar room all’ampio salone bar nulla è lasciato al caso: è l’inconfondibile firma della famiglia Staffler e della sua centenaria storia nella gestione di quest’albergo.

Da due lustri, con l’arrivo del bravo Manuel Astuto, per metà siciliano, la cucina ha raggiunto ottimi livelli tanto da conquistare il podio dei migliori ristoranti della città. I piatti, belli e creativi, si basano sui prodotti del territorio per unirsi e fondersi con la freschezza e la vivacità di quelli mediterranei. Combinazioni e abbinamenti mai forzati o improbabili ma dai giusti e divertenti equilibri come nel salmerino cotto a 40 gradi, ananas marinato e avocado o nel roastbeef di capriolo, crema al pepe verde e cipolline al balsamico. Succulenta la gricia di fusilli trafilati in casa al pepe, pecorino romano e guanciale riserva. Apparente complessità nelle cappesante scottate, piselli, liquirizia della Calabria e speck dell’Alto Adige: si percepisce chiaramente che tutti gli ingredienti concorrono a tracciare un disegno perfetto.

Dolci di grande fattura come la caprese in versione dolce. Ineccepibile il servizio con un sommelier che potrà aiutarvi con garbo nella scelta del giusto vino pescando da una carta di oltre 400 ottime etichette. Alla carta circa 75 euro.

27 Agosto 2019
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La Taverna

Il ristorante è stato ricavato dalle pertinenze di un castello trecentesco, già dimora dei Visconti di Mels, ristrutturato fedelmente dopo il terremoto. La marcia vincente de La Taverna parte nel lontano 1979, quando Matilde e Piero Zanini rilevano quella che era una vecchia osteria di paese. Ora la bella e ampia sala che accoglie gli ospiti viene riscaldata dal fuoco del caminetto, durante le fredde giornate invernali. Per contro, un bel giardino dove si può cenare, offre il giusto refrigerio nelle calde sere d’estate.

Ai fornelli opera Ivan Bombieri, veneto di nascita e friulano per adozione, con una filosofia di cucina concreta e coerente, caratterizzata da qualche azzardo culinario ben riuscito. Il menu rispetta le stagioni e i prodotti del territorio; gli ortaggi e le erbe aromatiche provengono in gran parte dall’orto di casa. Tra gli antipasti spicca la battuta di pezzata rossa con cipolla all’aceto di lamponi e burrata. Si può proseguire con un fumante e saporito piatto di garganelli ai crostacei dell’Istria e asparagi come preludio al sontuoso carré di agnello con crema di fave al cardamomo, un piatto di equilibrata arroganza.

Da provare i golosi dessert del cuoco come il soufflé ghiacciato alle fragole e gelatina al balsamico. La carta dei vini è curata e offre un’eccellente selezione di etichette locali e non, con ricarichi equilibrati. La cantina, considerata una delle più fornite in regione, merita senz’altro una visita. Il servizio è premuroso e cortese. Si spendono 90 euro per il menù degustazione e circa 70 alla carta.

27 Agosto 2019
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Ristorante Laite

Arrivare a Sappada è sempre impegnativo, in inverno come d’estate. Se lo facciamo dal Veneto, oltrepassata la galleria che una volta segnava il confine col Friuli Venezia Giulia, scopriremo questa perla dolomitica da due anni in provincia di Udine. Si tratta di una isola linguistica di matrice tedesca, divisa in 15 borgate. Quella denominata Hoffe si trova a meno di un chilometro dal centro. Fra le case tipiche della zona, su una piazzetta, troviamo il Laite, che nella lingua sappadina significa “prato al sole”.

La piazzetta è una terrazza naturale verso le montagne innevate d’inverno o verdissime d’estate. Bisogna pensare al paesaggio che sta intorno al Laite per capire Fabrizia Meroi, friulana di Cividale, protagonista di una cucina di confine che non smette mai di sperimentare e di ricercare nuovi gusti e nuove sensazioni al palato. Prendete il menù “lungo”, il “Plissn”, per assaporare il coregone, gelato ai cereali, finocchio selvatico, bergamotto o la tartare di agnello, fieno, clorofilla di ribes, frutti rossi fermentati. In cucina Fabrizia Meroi tratta sia la carne che il pesce (rigorosamente “povero”) e ha un uso attento e geniale delle erbe di stagione. Il ristorante, all’interno, è come una casa sappadina, calda e accogliente, con due stube del Seicento e dell’Ottocento.

Per i vini affidatevi al marito Roberto Brovedani, già Sommelier dell’anno della guida “I ristoranti d’Italia dell’Espresso”. Affidatevi alla sua passione e conoscenza per provare esperienze di abbinamento uniche. Tre menù degustazioni da 80 a 120 euro.

27 Agosto 2019
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Cocun

Non era facile ripartire da zero dopo l’addio alla Siriola di Matteo Metullio, rientrato a Trieste, la sua città natale. La decisione della famiglia Wieser è stata di chiudere definitivamente quel glorioso capitolo e di voltare pagina, ripartendo dalla cantina dell’hotel, storicamente una delle più ricche d’italia. Una decina di tavoli sono stati inseriti nei corridoi, tra gli scaffali; è stato allestito un sistema di climatizzazione che preservi la conservazione delle bottiglie e contemporaneamente renda l’ambiente confortevole per i clienti ed è stata costruita una nuova cucina. Al timone Jan Clemence, ultima generazione della famiglia, competente e appassionato tanto nella gestione dei vini quanto nella ricerca dei prodotti. Ai fornelli Christian Sainato, un giovane cuoco di talento già in forza alla Siriola fino all’anno scorso. Da non perdere, prima di passare ai piatti cucinati, la raffinata degustazione di salumi. A seguire, tra terra e mare: lingua di vitello, cavolo nero e bagnacauda; polpo, “kartoffelsalat” (insalata di patate), rape rosse in giardiniera, levistico; candele con genovese di tonno “blue fin” e la sua tartare; tortelli al brasato di cervo, brodo di speck e fieno; stracotto di stinco con crauti e salsa alla birra. Della cantina, oltre alle dimensioni (1900 etichette per un totale di 24.000 bottiglie), vanno annotate la profondità di annate e la presenza di molte rarità: un vero paradiso per gli appassionati. Menu degustazione a 84 euro; alla carta sui 60.

8 Febbraio 2019
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