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Veneto

La Montanella

Il compleanno l’ha “festeggiato” in pieno lockdown ma, quando ha riaperto, la Montanella è fiorita. Dei 60 anni di storia, il ristorante di Arquà Petrarca ha conservato il gusto innato per l’ospitalità con una terrazza in cui i tavoli sono stati riposizionati per seguire le nuove linee guida con un accorto utilizzo delle piante preesistenti. All’interno è rimasta una bomboniera elegante dove trascorrere ore piacevoli gustando i piatti preparati da Biancarosa Zecchin. La Montanella è il locale sui Colli Euganei che più di tutti ha compreso che il concetto di “tradizione” doveva essere oggetto di studio e di ricerca. Così, dallo studio di vecchi e preziosi testi sono nati interessantissimi piatti che partono dai gusti di una volta e guardano a un palato contemporaneo. Ecco allora il papero alla frutta rielaborato da una ricetta del Seicento, o le costine d’agnello al rosmarino dei Colli Euganei, servite, d’estate, con la caponata di melanzane. O il prosciutto cotto nelvino con patate stracciate, realizzato partendo da una ricetta del Quattrocento. Ai piatti più “antichi” si affiancano i “classici” come il risotto alla quaglia, e quelli più “avanguardisti” come la gallina padovana allo spritz con crema di zucchine, misticanza e maionese all’arancia. In sala, Giorgio e Giuseppe Borin guidano un servizio impeccabile mentre Francesca vi farà entrare nel fantastico mondo dei dolci. Cantina attenta al territorio. Niente degustazione, scontrino medio sopra i 40 euro.

21 Settembre 2020
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La Scala

La Scala, appunto. Dà il nome al locale ed è elemento architettonico che non passa inosservato, con quel suo intramontabile fascino da gran varietà. La Scala è vetrina di un progetto di ristorazione che nasce in centro ad Abano Terme con un linguaggio per certi versi cosmopolita, anche se nei fatti è mirato ad avvicinare una clientela internazionale alla cucina della tradizione italiana e veneta. Quella di pesce in particolare. Alla Scala si è visto, per esempio, il primo menu tradotto anche in russo alle Terme Euganee. Russo che è lingua parlata anche in sala. Dettaglio non di poco conto, le percebes dell’Atlantico. Originali le tagliatelle con guance di rana pescatrice e porcini, come del resto – fra i secondi – il rombo al forno alla ligure. Cucina che rivela buoni fondamentali tecnici, una cifra stilistica curata oltreché un tratto garbato nella composizione dei piatti. Materia prima, naturalmente, fuori discussione in tema di qualità. Il ristorante si trova al piano superiore e gode di una bella vista sul centro di Abano. Servizio attento e buona assistenza nella scelta dei vini. La carta privilegia i bianchi, più adatti agli abbinamenti dei piatti in menu. Bollicine italiane e francesi svettano. Conto sui 55 euro.

21 Settembre 2020
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Noir

Due amici, due cuochi ancora molto giovani ma già ricchi di esperienza, si incontrano e tornano dalle parti di casa dopo soste professionali importanti fuori regione e anche all’estero. Noïr, due puntini sulla i che rappresentano graficamente la coppia di cuochi, è un bel locale poco distante da Treviso, arredato in stile moderno con arredi minimal ma non troppo, perché il calore non manca, grazie anche a un’accoglienza come si deve. Oltre che al tavolo, si può mangiare anche direttamente affacciati senza barriere sulla cucina a vista.I piatti sono molto coreografici, belli da vedere ma, questione sostanziale, anche molto buoni da mangiare: lo stile denota tecnica, equilibrio e attenzione al dettaglio, così le proposte risultano centrate e gustose. Dal ricco menu “Contrasto” (7 piatti a 65 euro) ecco allora “Funghi”, un’inconsueta combinazione in cui si ritrovano cannellini, porcini, ovoli e fiore di zucchina. Si continua con l’ottimo branzino, pomodoro, scapece di cozze e basilico, per poi passare ai riusciti ravioli con baccalà, cipolla di Tropea e alga spirulina. Molto buono anche il risotto con zafferano, ricotta, porcini e nocciole. Tra i secondi convince il coniglio con chutney di fichi e cicoria, così come è golosa la pancia di maialino al tè verde e mela acidulata. Conclusione dolce piccante con “The Hurtlocker”, al cioccolato bianco e wasabi. Oltre a questo menu, a 55 euro c’è “Armonia”, mentre alla carta si spendono circa 50 euro. Carta dei vini in evoluzione ma già ben assortita, servizio sorridente e cordiale.

21 Settembre 2020
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Seda

Ci si trova poco fuori Vittorio Veneto, nella frazione di Manzana. Qui, in una splendida zona collinare nel cuore dei vigneti della Docg del Prosecco, ha scelto di lavorare Alessandro Favrin dopo le sue esperienze cortinesi. Seda, nome dialettale della seta (da queste parti nel secolo scorso era tradizionalmente molto attiva la bachicoltura), è un ristorante, elegante e luminoso, che si trova all’interno di un piccolo accogliente relais di campagna, il Colonìa, con poche stanze e tutti i confort. In sala Sabina, moglie di Alessandro, accoglie gli ospiti con il sorriso. I piatti, improntati al rispetto di territorio e stagioni non senza un piccolo spazio per un’innovazione gestita con garbo, sono molto ben eseguiti e soddisfano. Si può partire con la freschezza del carpaccio di gamberi di Mazara del Vallo con sorbetto all’asparago ementa, gel di maggiorana e mandorle salate alla vaniglia, per proseguire con la perfetta cottura del vialone nano con piselli e sorbetto d’ostrica al gin, oppure ancora con gli ottimi tagliolini all’aglio orsino con battuta di seppioline di laguna, olio, limone e nocciole. Vale la pena assaggiare, tra le carni, il petto d’anatra servito con il fegato, albicocchee gel di Porto. Molto buono tra i dolci il cremoso bianco e mantecato al cioccolato salato con ciliegie e kirsch. Buona la proposta di vini, attenta alle etichette regionali e con la possibilità di abbinamento al calice. Si spendono sui 50 euro alla carta (a pranzo è disponibile un menu light).

21 Settembre 2020
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Sport & Gourmet

L’Altopiano dei Sette Comuni in meno di dieci anni si è trasformato in un paradiso per i gourmet. La già notevole proposta sparsa per tutto il territorio si è arricchita di una nuova perla, alla base degli impianti di risalita delle Melette. Un comprensorio sciistico circondato dai boschi devastati da Vaia nel 2018. Andrea Rigoni e gli altri soci del consorzio hanno voluto far partire un progetto di alta cucina in una scommessa ancora in fieri. E per farlo hanno puntato a un grande cuoco che con lo Spinechile domina un altro e vicino altopiano, quello del Tretto. Corrado Fasolato ha firmato il progetto di due ristoranti, uno alla base degli impianti, Sport & gourmet, e uno in quota, Relax & gourmet. In alto ha mandato il figlio Edoardo, fresco di esperienza all’Argine di Vencò, affiancato dalla fidanzata Angela Barcarolo. In basso (Sport&Gourmet) tocca alla figlia Veronica guidare la sala, mentre è il fidanzato Paolo Visentin, cuoco di scuola Alajmo (Calandre e Quadri) a governare la cucina. Menu easy a pranzo, con piatti pensati per camminatori e sciatori. La sera, lo Sport & gourmet cambia menu e si trasforma, con l’uovo semisolido su pan brioche, spuma di Asiago e funghi; i ravioli di crème brulée allo zafferano con crudo di scampi e lime; l’ottimo petto d’anatra con cipolla al rafano, albicocca e caffè e, infine, il Larice, dolce creato con gli alberi abbattuti da Vaia; la riduzione della corteccia per il gelato, gli aghi di pino nel pan di Spagna.Anche il piatto, biodegradabile, è creato con la cellulosa dei tanti larici sradicati dal maltempo. Circa 50 euro.

21 Settembre 2020
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Alla Vecchia Stazione

La data di nascita del ristorante si può identificare con quella della “vaca mora”, il trenino che più di ogni altra cosa entrò a far parte dell’immaginario degli abitanti dell’Altopiano dei Sette Comuni. La tratta Rocchette-Asiago, lunga Km. 21,2, fu inaugurata nel 1910 e rimase attiva fino al 1958: un’opera di alta ingegneria per l’epoca, motivo di orgoglio per le popolazioni locali. A ricordare i tempi passati rimane solo la vecchia locomotiva che staziona davanti al locale, dove in cucina opera Massimo Spallino, cuoco doc, mentre la sala è governata dalla moglie Elisa. L’asse portante della cucina si chiama “territorio e tradizione”, ma con uno sguardo attento verso il mondo che cambia. Ecco allora la selvaggina dell’Altopiano, le erbe della montagna, le primizie dell’orto e i formaggi di malga. Il capriolo e il cervo sono preparati secondo tradizione e serviti con mirtilli di bosco, ma si può assaporare anche un buon piatto di foie gras con arance caramellate e crostini. Da non perdere le coscette di quaglia con riduzioni di sambuco; i ravioli alla faraona e Asiago e i bigoli con ragù di cortile, impreziositi da polvere di pomodoro. Tra i dolci, oltre al classico strudel di mele campeggiano ‘le contrade’, creazioni dolci ispirate alla tipologia edilizia degli antichi insediamenti cimbri. L’offerta gastronomica è ben accompagnata da una cantina che spazia in tutto lo Stivale ma in prima fila vede le referenze del Veneto, sia nelle bollicine (Durello metodo classico e Prosecco Docg) sia nei vini fermi. Atmosfera calda e piacevole e servizio attento. Da 45 a 60 euro.

21 Settembre 2020
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Villa De Winckels

Le dolci colline della Val d’Illasi fanno da scudo a questa suggestiva enclave che può raccontare 900 anni di storia. Prima come fortilizio medievale, poi come piccolo monastero, quindi come residenza del Gen. De Vinckels e, infine dal 1992 come suggestivo resort di campagna con l’aia lastricata in pietra e ombroso parco. La magia del luogo e la cordialità dei fratelli Ottavio, Roberto e Massimo Merzari costituiscono l’anima di Villa de Winckels e sono la garanzia per una sosta golosa e serena. Un camino gotico perfettamente conservato è parte dei locali cucina, in cui si preparano taglieri di salumi e formaggi tipici accompagnati da mostarde fatte in casa, e menu di piatti della tradizione veneta a base di materie prime di fornitori artigianali, scelte seguendo la stagionalità. Tutte le paste, i pani e i dolci sono preparati in casa. Tra i piatti da non perdere ricordiamo le pappardelle tirate a mano e condite con ortaggi e prodotti di stagione; l’uovo cotto a bassa temperatura su fonduta di Monte Veronese e tartufo della Lessinia; l’immancabile risotto all’Amarone; i bigoli all’anatra e i bocconcini di fegato spadellati al Recioto. Insomma una cucina buona e sana. Invece la “cantina del Generale” si presta alle degustazioni delle migliori annate dei vini simbolo di questa terra, l’Amarone e il Valpolicella, abbinati ai salumi della casa e al Monte Veronese Dop di malga. Circa 50 euro. E per chi volesse soddisfare anche lo spirito esplorando il territorio, la villa dispone anche di dieci romantiche camere stile country.

21 Settembre 2020
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Villa Goetzen

Questa villa in riva al Brenta, con tanto di pontile per l’approdo delle barche (che con la bella stagione diventa un suggestivo dehors), ci racconta la storia della Riviera. Lo stile barocco, che la rende quasi una bomboniera, testimonia i fasti della Serenissima; il nome invece il passato austriaco (fino al 1866). Villa Goetzen è il sogno realizzato da Paolo Minchio, oste e ristoratore di lungo corso della Riviera. Ad aiutarlo in questo progetto, che da 25 anni è un’affermata realtà, è stata la famiglia: la moglie Paola e i due figli, Cristian e Massimiliano, che con passione hanno preso il testimone, rispettivamente, in sala e in cucina. Villa Goetzen è un ristorante (con locanda) dall’ambiente intimo e curato nei dettagli, forte di una cucina che con audacia ha percorso i sentieri della ricerca senza mai perdere di vista il valore della tradizione. Prova ne sia che il piatto più identitario resta la “zuppa di Papà Paolo”, fatta con tanti ingredienti e con una lavorazione particolare, di cui l’anziano genitore non ha mai svelato il segreto. Il crudo, invece, è l’apertura di orizzonte dei figli: dal tris di carpacci alla tartare di gamberi rosa. Tra i primi più originali il risotto con carciofi, gamberi e spuma di castagne. Sorprende la croccantezza dal cuore morbido dei fritti. Carta dei vini decisamente ricca di proposte, soprattutto in tema di bianchi e di bollicine, come si conviene in un ristorante di pesce. Il servizio è un punto d’onore dell’elegante locale. Circa 65 euro.

21 Settembre 2020
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La Cru

Ci voleva un’operazione in grande stile per convincere Giacomo Sacchetto a mettersi in proprio, dopo una carriera culminata ricoprendo ruoli di rilevo al St. Hubertus in Val Badia e a Casa Perbellini a Verona. L’occasione è arrivata quando l’imprenditore Diego Zecchini ha rilevato Villa Balis Crema, dimora storica a Romagnano di Grezzana, nel cuore della Valpantena, intraprendendo un impegnativo lavoro di valorizzazione della struttura volto a farne un resort di lusso. La parte dedicata all’hotellerie e agli eventi vedrà la luce nel corso del 2020, così come la sede definitiva del ristorante, che verrà costruito ex novo in vetro e acciaio nella corte della villa. Ma già da novembre 2019 è possibile toccare con mano il progetto gastronomico di Sacchetto, grazie al temporary restaurant attivato all’interno di quella che fu la casa del custode. Una dozzina di coperti e una cucina provvisoria, da cui escono piatti di eleganza cristallina, tanto nelle presentazioni, accuratissime, quanto negli accostamenti dei sapori, sempre perfettamente centrati. Uno per tutti, il capretto “Verona Meat 2019”, proposto in due servizi. Ma non sono da meno il risotto Amarone, zucca, capperi e corniolo, e il dolce “ricordo di neve” che rievoca il periodo trascorso dallo chef sulle Dolomiti. Scelte centrate e non scontate nella carta dei vini, professionalità nel servizio e prezzi gentili rispetto alla qualità offerta: si sta sui 60 euro, sia per il menu degustazione che scegliendo à la carte.

21 Settembre 2020
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Osteria Preella

Preella, ovvero piccole pietre, da ‘prea’, che in dialetto veronese significa pietra. Infatti i terreni della zona lacustre attorno alla tenuta omonima sono di origine glaciale, e quindi ricchi di pietre lasciate dai ghiacciai quando si sono ritirati. E, proprio qui dove nel 1964 nacquero le cantine Lamberti, il Gruppo Italiano Vini ha voluto onorare il territorio con una osteria contemporanea ma dallo spirito antico. L’oste Matteo Modesti e il cuoco Fabrizio Albini hanno curato, in collaborazione con l’importante gruppo vinicolo, una selezione di grandi vini italiani e francesi per accompagnare tutti i piatti o semplicemente per acquistarli presso lo wine-shop. L’ambiente è pieno di fascino, i profumi dei vigneti e del lago di Garda riempiono l’aria e la cucina vi farà provare una preziosa e inusuale sinfonia di sapori, profumi e colori. Pochi ingredienti, tre o quattro al massimo, che caratterizzano ogni piatto, esaltano al massimo la materia prima in un’ottica anti-spreco e rappresentano il territorio. Il menu è tanto semplice quanto ricercato, ed è proprio la semplicità delle preparazioni a creare un gusto unico ed esaltare la grande qualità degli ingredienti. Come si avverte immediatamente assaggiando “tra mare e lago”, connubio virtuoso tra calamaro e gamberi di fiume saldati insieme dal gin. Oppure nell’immancabile risotto all’Amarone con formaggio di montagna e burro di malga. L’anguilla marinata, caviale e miele è un boccone olimpico; come anche il semplicissimo e grande maialino, paprika, bergamotto e verza. Servizio attento e discreto. Circa 60 euro.

21 Settembre 2020
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Matteo Grandi

All’uscita di questa guida troverete una grossa novità a Vicenza. In un’estate in cui molti interpreti dell’alta cucina hanno scelto di non riaprire i propri locali o di ridimensionare i propri obiettivi, Matteo Grandi ha deciso di investire. Cuoco vicentino che ha girato il mondo e che ha fatto esperienze importanti, in provincia di Verona aveva trovato il luogo dove sperimentare piatti creativi e affiancarli a quelli che sono diventati i “classici” della sua cucina, come l’uovo Degusto, le fettuccine con oca, porcini e mandorle amare, l’agnello da latte e il paesaggio marziano. Dal 24 settembre questi piatti si possono assaggiare al primo piano del Garibaldi, lo storico Caffè in piazza dei Signori a Vicenza. A San Bonifacio Grandi lascia il nome “Degusto” a un’osteria di qualità che dovrebbe aprire in autunno, mentre nel salotto della città berica vuole creare assieme alla moglie Elena Lanza, responsabile del servizio di sala, la sua proposta gourmet a cui dare il suo nome. “Matteo Grandi”, negli intenti della affiatata coppia, dovrebbe essere un ristorante che propone, accanto ai classici del “Degusto”, un menù accattivante per ogni stagione, frutto di passione e di tanta ricerca. Grandi non girerà più il mondo ma nelle giornate in cui il locale veronese era chiuso non ha mai smesso di provare nuovi piatti e di girare fra i ristoranti dei colleghi, con l’umiltà di chi sa che c’è sempre ancora molto da imparare e scoprire. La carta dei vini dovrebbe invitare a guardare a scelte “laterali” e a percorsi originali. Da 50 a 90 euro. Molto meno al bistrot aperto anche a pranzo.

21 Settembre 2020
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Baita Fraina

Situata in posizione incantevole, alle pendici del monte Faloria e ai margini del fitto bosco che circonda anche il locale Golf Club, Baita Fraina ha fatto la storia della ristorazione ampezzana. Della baita, in realtà, rimane solo il nome: si tratta infatti di un’accogliente casa di montagna che comprende, oltre al ristorante e alla terrazza panoramica vista Tofane, un bed&breakfast di sei camere. Tra tavoli e cucina si prodiga con passione un’intera famiglia e ai gestori, i fratelli Adolfo e Alessandro Menardi, si affianca oggi la nuova generazione: Luca (ai fornelli), Sara (in sala) e Simone (in cantina). Se la proposta della cucina resta imperniata su tradizione, semplicità e accurata selezione delle materie prime, non mancano però le novità: accanto ai piatti che hanno fatto la fama del locale, come i casunziei preparati secondo tradizione ampezzana, i torchiatelli di puccia (pane tipico) con ragù di speck e radicchio di Treviso o il filetto di cervo con composta di mirtillo rosso e aceto balsamico, compaiono piatti più moderni e altrettanto ben riusciti, come i tacos di canapa con carciofi scottati, robiola e crema di zucca e la pluma di maiale iberico cotta a bassa temperatura con chutney di mele. La cantina può soddisfare qualsiasi palato, spaziando dai piccoli produttori artigianali alle più prestigiose etichette italiane e francesi con un’ampia scelta di vecchie annate. Completano il quadro la familiare cortesia del servizio e un conto che si aggira sui 50 euro o poco più.

21 Settembre 2020
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Enoteca della Valpolicella

Una stradina porta in questo vecchio rustico ristrutturato, che da metà degli anni Novanta è diventato un ristorante apprezzato anzitutto dai veronesi. Tutto intorno, i vigneti della Valpolicella. Se chiedi a un produttore di Amarone un posto dove fermarti a mangiare dopo aver fatto un ordine in cantina, ti dirà di andare a Fumane e di fermarti all’Enoteca della Valpolicella. Locale con carattere e personalità, per arrivare alle sale bisogna attraversare una sala piena di bottiglie e salire una scala prima di potersi sedere a uno dei tavoli sotto un tetto spiovente, la vista alla finestra che dà sulla corte interna. Guardando il menu capisci subito che il concetto di “tradizione” non significa replica infinita dei piatti che hai da sempre mangiato a casa. Il gusto della ricotta della collina veronese, servita come antipasto con mostarda di mele, sta a dimostrarlo. Così come, in stagione, il risotto alle erbe aromatiche o il petto d’anatra servito con salsa di miele e Recioto. È Carlotta Marchesini ad accogliere il cliente sulla scala e a raccontargli la storia e la filosofia che c’è dentro a ogni piatto. Quando l’imbarazzo per la scelta dei piatti è rotto, ti manda la socia Ada Riolfi, che, quando era ancora possibile, ti faceva sfogliare il bellissimo libro che raccoglieva la carta dei vini. Come il bibliofilo che ha letto tutti i libri esposti nella biblioteca, Ada conosce tutte le 800 etichette a disposizione del cliente, con moltissime proposte al calice. Niente menu degustazione, scontrino medio sopra i 40 euro.

21 Settembre 2020
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Alla Busa

Enrico Blaresin suonava il piano sulle Dolomiti, nei ristoranti più famosi. Lo ha suonato per anni anche alla Rosa Alpina al tempo in cui l’amico Norbert Niederkofler ‘studiava’ da astro nascente della cucina. Blaresin ha danzato sui sogni seguendo la musica fino a incrociare il destino nel 1997, quando ha potuto riprendere la trattoria che fu del nonno materno Tullio Bernardinello. Una scommessa vinta. Quella dell’Osteria alla Busa di San Martino delle Venezze, a due passi da Rovigo, è la classica storia dell’evoluzione di un locale dall’anima popolare che, attraverso nuove sfide, si apre a orizzonti più ampi. Culturali e gastronomici. Seguendo la passione, imparando attraverso il confronto, creando cose nuove, Blaresin, la moglie Sabina (ostessa e sommelier) e il cognato cuoco Massimo Polonio alla Busa hanno realizzato un progetto di ristorazione importante, partendo dai mattoncini di una materia prima selezionata con rigore. Pesce soprattutto. Nei piatti si coglie una rivisitazione intelligente della tradizione, osando solo dove si può, senza nascondere mai i sapori primari dei prodotti scelti. Dalla prelibata ostrica rosa di Scardovari alle verdure dell’orto di casa. Curata la composizione dei piatti. Da segnalare, oltre ai richiestissimi crudi, la crema di zucca al pepe con code di gambero, i tagliolini con pioppini e capesante, i gamberoni alla ‘busara’. Carta dei vini in costante evoluzione, su profili qualitativi alti. Ambiente elegante. Conto sui 50 euro. Ah, il famoso pianoforte c’è ancora…

21 Settembre 2020
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I Maltraversi

Nell’universo gastronomico di Arzignano sono comparse nel tempo varie stelle: dal Principe di Andrea Sarni, che a lungo brillò per il piacere dei più raffinati gourmet, a Ca’ Daffan di Gianni Battistella, che ebbe una parabola più breve ma altrettanto intensa. Ora sono rimasti due vessilli a onorare il campo: il grande e famoso tempio della carne che risponde al nome di Damini Macelleria & Affini, nel centro della cittadina e, ironia della sorte, un porto sicuro per gli amanti del pesce proprio in cima al colle di San Matteo dove sorgeva il castello del paese. Varcata la soglia sarete nella ‘Oysteria’, un nome quasi esoterico a indicare un formidabile banco delle ostriche: un vero luogo della convivialità per un aperitivo lungo e un business lunch. Al primo piano, invece, un lindo e accogliente ristorante dove troverete la genuinità e la freschezza della cucina di Daniel Lazzaro, lo chef pescatore come ama definirsi, dove sfilano crudi preziosi, fragranti fritture e voluttuose grigliate. Nel generoso menu trovano spazio anche i piatti della tradizione lagunare, come il risotto con i go, spaghetti con xotoli, moeche e altro secondo mercato, piacevolmente contaminati dai sapori di Sicilia (terra di origine del cuoco), come il finocchietto selvatico, l’arancia, il pistacchio o i gamberi rossi. Nella bella cantina molte buone bollicine. Servizio affabile e conto sui 60 euro.

21 Settembre 2020
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Le Vescovane

In un’antica dimora del XV° secolo riportata agli antichi splendori, l’amore guida ogni cosa. Tutto intorno lo splendido scenario dei Colli Berici. Le camere accoglienti, le passeggiate nella natura, il piacere della scoperta, tutto contribuisce a rendere l’esperienza gastronomica memorabile. L’agri-ristorante racconta, in chiave attuale, una lunga storia di cucina che va ben oltre il territorio e un’ampia cultura gastronomica, tramite l’interpretazione di Davide Pauletto che, da chimico, studia le materie prime per ricavarne il massimo sul piatto e, da appassionato, le esalta nel modo più naturale e saporito, in leggerezza. A raccontare piatti e cantina, Giovanni Sandri è un autentico affabulatore che incanta il pubblico. A iniziare dal “ricordo di un cocktail” di gamberi. Un must immancabile, per chi è legato alla tradizione, è il baccalà alla vicentina. Ci si lascia conquistare anche dal raviolo di San Rocco e dal germano scappato dallo spiedo. La carta è strutturata in un originale susseguirsi di percorsi che invitano all’assaggio. Sono “Proposte”, “Sensazioni”, “Riflessioni” e “D.N.A.” ai quali si aggiungono i “Dolci peccati” e l’estivo “Giardino del Cibo”. Per chiudere in dolcezza: fiordilatte di capra, more e mandorle satinate. Sorprendente la tartelletta di melanzane, cioccolato e menta. I suggerimenti, al tavolo, sono una guida sicura che spazia anche attraverso le etichette, più di 180, selezionate con pura passione. Il servizio è coinvolgente e impeccabile. Il conto si aggira intorno ai 45 euro.

21 Settembre 2020
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Cardus

Il borgo di Serravalle ospita, a pochi passi dal Duomo e dall’antico Castello, questo locale dal gusto contemporaneo, tanto nell’atmosfera quanto nella proposta gastronomica. Lo ha voluto così il cuoco e proprietario Paolo Balbinot, un passato in Scozia (da qui il nome del ristorante) e una visione appassionata e curiosa della cucina, che si traducce in accostamenti originali, notevole varietà di tecniche e di cotture, ricerca di materie prime particolari, in particolare nel mondo vegetale. La proposta è limitata a due menu degustazione:“Introduzione”, composto da 3 pietanze a 39 euro, ed “Escursione”, 5 pietanze a 55 euro, entrambi arricchiti da diversi intermezzi ed entrambi variabili in base all’offerta del mercato. Così, può capitare di assaggiare due pesci azzurri in sequenza, la triglia scottata con finocchio, aceto di sambuco, cavolfiore marinato, polvere di pane alle erbe, centocchio e salicornia, e lo sgombro con spuma di patate, tartare di barbabietola, crema di rafano, ravanello fermentato e lamio. Oppure due piatti di selvaggina: conchiglioni al ragù di lepre con crema di barbabietola e semi di papavero e sella di lepre con asparago e scorzonera tostati, patate croccanti e centocchio. Si chiude in dolcezza (e in complessità) con gelato ai capperi e camomilla, cacao, topinambur croccante e sbrisolona. Il servizio cortese e decisamente competente e la carta dei vini a prova di esperto, non tanto per l’ampiezza, quanto per l’originalità e la ricercatezza delle scelte, completano il quadro.

21 Settembre 2020
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Osteria Plip

La caratteristica principale di questo luogo è la libertà di interpretazione. Già prima di entrarci sappiamo che è un’osteria nata laddove, in tempi passati, c’era una centrale del latte, la Plip per l’appunto. E che ospita una pizzeria, ma può essere l’ambientazione ideale per un aperitivo, un meeting point e un cocktail tra amici. Insomma ciò che mette in connessione la tipica osteria e il ristorante gourmet, senza bisogno di etichette, anche se quelle di vino e birra sono molte e fanno parte integrante dell’arredo. David Marchiori è un cuoco preparato e creativo, con un istinto innato per la ricerca. La sua verve si rispecchia nel menu, ampio e rispettoso di ogni tipo di dieta. Le ricette scelgono prodotti locali e sapori che arrivano da lontano. Lo spiega Stefano Titone che racconta piatti come la battuta di manzo con zabaione di parmigiano e chips di prosciutto crudo; gli spaghetti aglio olio peperoncino mantecati al Castelmagno; il filetto di spada con cipolla caramellata e crumble di olive nere, oppure il filetto di maiale in crosta di guanciale con crema speziata di arachidi. In alternativa le pizze artigianali con impasto a lenta maturazione, oppure i sostanziosi burger. Lo staff è preparato e puntuale, dal momento dell’aperitivo ai dessert come la meringata di cioccolato bianco e peperoncino. Buona la proposta di cocktail che si possono assaporare a tutto pasto. La cantina accoglie circa 150 etichette e una settantina di birre artigianali selezionate. Il conto alla carta si aggira intorno ai 35 euro. Scende se si opta per burger oppure pizza.

21 Settembre 2020
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Ristorante La Canonica

Ricercano personalmente le erbe, i fiori eduli e le piante che andranno ad arricchire i piatti che compongono il menu. L’amore per la natura, l’attenzione alla scelta di prodotti a km 0 (o Km vero) li portano abitualmente nel territorio della Valpolicella dove raccolgono, da fornitori di fiducia, quello che le stagioni offrono di volta in volta. Loro sono Raz Trebe (sala e cantina) e Saimir Xhaxhaj (ai fornelli). La Canonica è stata concepita per soddisfare una clientela esigente ed eterogena, in un ambiente raccolto, moderno ed essenziale negli arredi. I colori delicati e rilassanti e una raffinata mise en place creano una rilassante atmosfera. La cucina è tradizionale e contemporanea allo stesso tempo. Non è solo un virtuoso accostamento di ottimi ingredienti; è soprattutto un viaggio sensoriale fatto di abbinamenti inediti che sorprendono vista e palato, a partire dalle capesante con cipolla caramellata, nocciola e lime. I sapori del mare prevalgono anche nei ravioli con ricciola, acqua di mare e zafferano, mentre il Grana Padano Dop Riserva impreziosisce lo spaghettone con tartare di gamberi rossi. E ancora Mediterraneo con il polpo, patate, nduja e rafano. La carne viene glorificata dal cervo con le castagne. Intanto Raz Trebe vi seguirà con simpatia e competenza, consigliandovi al meglio l’abbinamento con i vini scelti da una carta che cura con passione. Nella bella stagione, l’elegante plateatico vi farà godere di uno degli scorci più belli del centro storico di Verona. Due i menu degustazione: “Progresso” a 65 euro, “Sfida” a 75 euro. Alla carta circa 80.

21 Settembre 2020
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Marcandole

Il locale si chiama così perché ha preso il nome di un piccolo pesce di fiume che risaliva la corrente del Piave. Negli anni Cinquanta e Sessanta, dopo pescate le marcandole finivano fritte: e quel semplice “scartosso” accompagnava le serate danzanti sotto il pergolato. La struttura è rimasta la stessa aperta nel 1931, quella che sorge vicino all’argine del fiume sacro alla Patria: gli anni passano, ma l’anima del locale conserva la genuinità dei fondatori pur essendo naturalmente in linea con le attese di una clientela degli anni Duemila. A novant’anni di distanza, infatti, la gestione dei fratelli Alessandro e Roberta Rorato ha trasformato l’antica trattoria in un locale gourmand, l’immobile ha subito i necessari ammodernamenti, è diventato un punto di riferimento gastronomico del Trevigiano. Specializzato nella cucina di pesce e di mare, presenta un ricco menu: solo il piatto del crudo, articolato in undici assaggi (38 euro, 30 la declinazione in cotto) meriterebbe la visita. I piatti sono studiati e curati, d’effetto anche per gli occhi. La cucina ha una memoria antica (la “tecia” di veraci, cozze, scampi, frutti di mare e alici), ma offre sapori contemporanei, come ben dimostrano il risotto ai frutti di mare, salsa d’astice e foglie d’ostrica, i paccheri con gamberi rossi di Sicilia e burrata, gli gnocchi di baccalà, veraci e polvere di capperi. La cantina offre 600 etichette, con spazio soprattutto al territorio, ma l’offerta di vini al calice è consistente. Il conto è attorno ai 75 euro.

21 Settembre 2020
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Antica Bottega del vino

L’ambiente all’interno è un po’ scuro, ma gli occhi si illuminano quando cominciano a leggere nomi e millesimi di vecchie annate di vini. Ma l’Antica Bottega del Vino non è solo una biblioteca che ospita le tracce di un passato, che comincia con l’osteria ai tempi di Venezia e prosegue ai tempi degli Asburgo. Negli scaffali, addirittura nei cassetti di vecchi mobili d’epoca e nella cantina interrata troviamo il presente e soprattutto il futuro del locale storico in centro a Verona, che ha in carta 4.500 etichette. Dal 2011 è di proprietà delle Famiglie storiche, il sodalizio dei produttori di Amarone come Boscaini, Allegrini, Tedeschi e Zenato (solo per citare gli ex presidenti e l’attuale guida dell’associazione). A guidare il locale è Tiziano Castagnedi di Tenuta Sant’Antonio.
Chi si ferma per ordinare una bottiglia che solo qui può trovare incontra una cucina all’altezza della proposta enoica, che parte da un punto fermo: la tradizione veronese. È la prima volta che ci entrate? Ordinate un risotto con Amarone. Siete degli habitué? Sbizzarritevi fra lumache (della Lessinia) alla bourguignonne, tortelli di Valeggio con tartufo nero e parmigiano croccante, o chateaubriand di cavallo alla senape con cipolle al sale. Sono tutti piatti preparati dallo chef Luca Dalla Via, mentre in sala a dirigere il traffico fra cucina e cantina è il direttore Luca Nicolis. ”Direttore? Chiamatemi piuttosto ‘oste’”, vi dirà. Prima di uscire chiedete di visitare la cantina dove rimarrete in contemplazione. Menu della tradizione a 60 euro, scontrino medio sui 40. Ma senza bevande.

21 Settembre 2020
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Antica Trattoria Ballotta

La storia del locale è già tutta nel suo nome. “Antica trattoria Ballotta” è effettivamente la più antica trattoria sui Colli Euganei. Recenti ricerche storiche hanno riportato alla luce una mappa del XVI secolo dove i prati coltivati della vecchia “Toregia” erano definiti “campagna detta dell’osteria”. In 500 anni la cucina si è evoluta, ma è rimasta un punto di riferimento per i tanti che passavano a Padova, come Galilei e, in secoli più recenti, Goethe e Foscolo. I muri sono passati di mano tante volte finendo anche a Toni Carta, detto “Ballotta”, per via della pancia senza addominali scolpiti. Nel cortile di Ballotta Orio Vergani fondò l’Accademia della cucina e ancora adesso quel cortile ospita serate a tema organizzate da Fabio Legnaro, attuale proprietario, con una grande passione per i motori e il buon cibo. In cucina, la sorella Cristina nobilita la tradizione della cucina euganea dove la carne regna protagonista, dai bigoli fatti in casa al ragù d’anatra al magnifico torresano al forno con polenta morbida e salvia fritta. Da un anno è stata aperta anche una linea per le pizze gourmet di Gianni Calaon. In sala la maître Alessia e il sommelier Andrea consigliano i vini dei Colli Euganei che vengono riscoperti da un pubblico sempre più vasto. Nella bella stagione, prenotate un posto nella veranda, dove i venti che arrivano dal poggio Mirabello rinfrescano la serata. Nella stagione fredda, la scelta cade in due sale con caminetto. Menu degustazione solo a pranzo nei giorni feriali (25 euro), spesa alla carta sui 40.

21 Settembre 2020
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Osteria FraSe

La cordialità è la loro cifra stilistica, per dirla con i dotti. Ma che cos’è la cordialità? Lo dice la parola stessa, anche se è talmente entrata nell’uso da farci dimenticare il significato: metterci il cuore. È un ingrediente che si comunica senza parlare e si travasa nei gesti, anche in cucina. La differenza è tutta qui. E non è una piccola differenza, come ammoniva Churchill. “Quando ti viene data la possibilità di scegliere se avere ragione o essere gentile, sii gentile”, consiglia il saggio. E loro sono sicuramente d’accordo. Francesco Luise e SerenaFranzolin, 45 e 43 anni, contitolari della vita, di due figli e anche del locale, hanno creato un ambiente raccolto ed elegante nella Saccisica, in cui si possono assaggiare piatti ricchi di gusto come di brillante inventiva, ma anche sorseggiare vini di livello della ricca cantina. Lei in cucina, lui in sala, riescono a trasmettere la piacevolezza della convivialità. La scelta è ampia e si va sempre sul sicuro, vuoi che siano le tagliatelle tirate con il matterello al ragù di ossobuco, le costolette di agnello oppure una “fiorentina”. Ma quando si arriva al pesce si giunge al settimo livello, il più alto, della consapevolezza, quello predicato da George Oshawa e dalla saggezza orientale: basta provare l’ostrica in tempura, la catalana di crostacei, il fritto di paranza, la tartare di tonno per capire che Serena ha imparato bene la lezione di Gualtiero Marchesi e di Simone Salvini, con cui ha studiato. Alla carta per 4 piatti 50 euro.

21 Settembre 2020
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Antica Trattoria Al Sole

I Colli Berici tutto attorno ma anche sui piatti. All’Antica Trattoria Al Sole si degusta la tradizione vicentina sia nei piatti sia nei calici, con un menu che può spaziare dall’audace salame ai ferri con polenta e raperonzoli al vincente abbinamento baccalà mantecato e crostini di polenta alla griglia; dalla ricca zuppa di funghi con crostini ai delicati tortelli in farcia di cappone, burro, alici del Cantabrico e granella di nocciole. Il locale è luminoso e accogliente, dai toni caldi, gialli e luminosi, quelli del sole (nomen omen), mentre le bottiglie dei vini e dei distillati non solo locali vi circonderanno. Le origini del ristorante sono quasi “sacre”. Infatti, in antichi manoscritti, l’edificio viene citato come il Reverendissimo Monastero di Ognissanti, ed è noto che anche i frati conoscevano l’arte della gastronomia. E poi dal sacro al profano: nel XVIII° secolo si trasforma in un’osteria che dal 1944 è nelle solide mani della famiglia Berno. Il servizio è giovane, i piatti sono curati anche nella presentazione, e i sapori sono esaltati dagli ingredienti freschi di una cucina stagionale senza compromessi, figlia di una passione culinaria trasmessa dai genitori a Roberto, che oggi governa i fuochi. Immancabili, a seconda della stagione, gli ingredienti cardine del territorio: tartufo, piselli, erbe spontanee, radicchio, baccalà, riso e ciliegie, che vanno a comporre la pasta della casa, le zuppe, gli arrosti e i dolci. La carta dei vini, ampia e buona, giustamente privilegia le cantine beriche. Alla carta dai 25 ai 50 euro.

21 Settembre 2020
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Il Glam

Palazzo Venart è uno spendido edificio del ’500, situato sul Canal Grande quasi di fronte al Casinò di Venezia, a cui una profonda ristrutturazione ultimata nel 2016 ha regalato ambienti interni di grande eleganza. Per la ristorazione la scelta della proprietà è caduta su uno dei più abili cuochi-manager del momento, il toscano Enrico Bartolini, che tra le sue doti migliori ha quella di circondarsi di collaboratori talentuosi. Ecco spiegata la posizione di executive-chef di Donato Ascani che in questo palcoscenico, grazie alla totale autonomia che gli viene riconosciuta, sta dimostrando non solo talento e creatività, ma anche competenze tecniche di primissimo piano. Lo dimostra il benvenuto con cui la cucina accoglie i commensali: sette piccoli assaggi tanto belli da vedere quanto buoni da mangiare. Il passo rimane sicuro addentrandosi nel menu: “acquadelle in salse”, piccoli pesci fritti abbinati a salse ed erbe diverse; seppia affumicata al mirto, piatto-firma dello chef; agnello delle Dolomiti lucane con peperone e dragoncello. Si chiude con un omaggio a Venezia, il “Marocchino”. Il servizio è giovane, professionale e cortese. La carta dei vini, ben strutturata, non si limita alle scelte convenzionali, ma spazia tra piccoli produttori artigianali. Due i menu degustazione: “Arte, orti e laguna” a 150 euro, e “Natura e origini”, un menu a sorpresa comprendente nove portate ‘istintive’, a 180 euro. Alla carta si spende intorno ai 160.

21 Settembre 2020
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Osterie Moderne

A chi ci si accosta per la prima volta, il mondo del vino appare spesso di una vastità disorientante, circondato da una fama che può intimidire e che lo rende particolarmente difficile da decifrare. Per muovere passi più sicuri ci vogliono tempo, passione ed esperienza, ma altrettanto importante è che ristoranti ed enoteche si impegnino a raccontare efficacemente questo mondo, mediando e – perché no – istruendo in modo attento ma godibile novizi e appassionati di lungo corso. Il locale di Luca Olivan sembra essersi posto questo lodevole scopo, puntando a conciliare convivialità e competenza. Con oltre 600 referenze, la sua cantina racconta certo una grande passione per il vino, ma mostra soprattutto la lodevole capacità di parlare a ogni tipo di clientela, spaziando da etichette prestigiose a realtà emergenti, dai territori più blasonati a regioni meno note, che sapranno regalare sorprese anche al bevitore più paludato. Un percorso guidato passo passo, soprattutto grazie alle serate di degustazione a tema, un appuntamento ormai fisso del lunedì sera, ora allargato alle birre artigianali e perfino ai formaggi. La selezione attenta, infatti, non riguarda solo il vino: formaggi e salumi di qualità dominano l’offerta della cucina, assieme a primi piatti semplici e gustosi (come gli spaghetti cacio e pepe) e a una generosa selezione di carni alla griglia e pizze di buona fattura. Golosi e di stampo tradizionale i dessert. Servizio informale ma solerte. Il conto si aggira sui 40 euro.

21 Settembre 2020
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Impronta

Il mitico Ponte degli Alpini, il Brenta che scorre a pochi metri, un antico edificio che si snoda su tre piani, recuperato con l’uso sapiente di legno, pietra e vetri, e una cucina che affascina. Insomma, un luogo per la gola ma anche per lo spirito. Eleganza minimalista e arredi moderni con qualche inciso romantico − vedi lo chef’s table realizzato con le assi ricavate dalle bricole veneziane. Due rampe di scale sotto il livello del mitico ponte opera Cristopher Carraro, trentenne pedemontano che si porta sulle spalle gli insegnamenti pesanti di maestri quali Berton, Cracco, Bartolini e Cannavacciuolo. Per non parlare del portabandiera della cucina nordica, René Redzepi del Noma di Copenaghen. Un affascinante viaggio nel gusto fatto di tre percorsi agili, creativi e marcati da una mano sicura, che non copia i maestri illustri, ma ne distilla il sapere, che si trasmette nelle note acide, sempre equilibrate e contrassegnate da leggiadri influssi orientali. Nel percorso “Brace” spicca uno straordinario ‘raviolo’ di melanzana con peperoncino candito. L’anguilla e la prugna nel leggiadro consommé di pollo, oppure il cuore, invidia e salsa Ponzu occupano trionfalmente la scena nel percorso “Iter”. Piatto quasi inamovibile nel percorso “Vegetabilis”, per i vegetariani convinti, l’“assoluto di cipolla” (riso), un goloso ventaglio di gusti all’elisir di china. Laura Avogadri gestisce con grazia la sala e una cantina non ampia nei numeri ma concreta nella qualità. I menu: “Vegetabilis”, 5 passaggi a 45 euro; “Brace” sempre 5, a 60; “Iter”, 7 passaggi a 80 euro.

21 Settembre 2020
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UVA

Le foto in bianco e nero alle pareti vi ricorderanno che siete nel cuore antico di Padova, perché qui vi sembrerà di essere veramente cittadini d’Europa. L’ambiente elegante e informale nello stesso tempo, l’accoglienza franca ma garbata, la musica di sottofondo e lo stile ricordano i locali francesi e olandesi. In sintesi: stile europeo, cuore e gusto italico. La bella vetrina si affaccia in un angolo suggestivo della bella piazza-salotto di Padova. Ogni capoluogo veneto possiede la propria. Vale la pena di varcarne la soglia anche solo per un buon bicchiere di vino naturale (e magari anche per un buon tramezzino) e vi sembrerà di essere senza confini. L’atmosfera va a merito del paron Michele Birsig, gran cultore dei vini naturali nonché scopritore di piccoli vignerons di qua e di là delle Alpi. Ai fornelli c’è Nicola Cogo, cuoco di lungo corso con importanti esperienze sulle spalle, che dopo aver curato il lancio di numerosi ristoranti in giro per il mondo, ha deciso di ritornare nella sua città di origine e raccogliere un’ennesima stimolante sfida a fianco Michele Birsig. Le proposte della cucina si dividono felicemente tra piatti classici che si trovano regolarmente, come il foie gras, le “vere” acciughe del Cantabrico o il chuleton (costata alla spagnola di manzo piemontese), e i piatti del giorno che onorano le stagioni come il crunch di pasta filo, bottarga, burrata e fichi dei Colli Euganei, o lo spaghettino freddo con capesante, senape e capperi. Il pane è fatto in casa con farine bio. Cantina interessante e costruita con sapienza dove sfilano oltre trecento etichette, quasi tutte rare. Circa 50 euro; anche meno scegliendo con fantasia.

21 Settembre 2020
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Club del Doge

Cenare al Gritti, nella terrazza sul Canal Grande aperta da aprile a ottobre, dà un po’ la sensazione di immergersi in una cartolina. Bacino San Marco, isola di San Giorgio, Punta della Dogana, basilica della Salute, ponte dell’Accademia. Sono tutti luoghi che si possono vedere in pochi secondi, alzando lo sguardo dal piatto. In inverno, invece, quando le condizioni meteo non consentono di cenare all’esterno, gli occhi si riempiono della bellezza raffinata e non sfarzosa di uno dei più belli hotel di Venezia. Daniele Turco, chef trevigiano, ha studiato a fondo nei libri dell’Archivio di Stato la cucina della Serenissima, rivisitando alcuni piatti che comparivano nelle cronache e nei ricettari del XVI° secolo. Ma lo chef non volge lo sguardo solo al passato, si guarda letteralmente attorno e approfitta della ricchezza delle isole della laguna per coltivare un orto che, in un palazzo sul Canal Grande, non sarebbe possibile. Così, da Mazzorbetto, nella tarda primavera fa arrivare le castraure, che vengono presentate quasi a tutto pasto e sono esaltate in un piatto con pesto di menta e basilico, gel di lime e spuma allo yogurt greco. Mentre in autunno propone menù a base di tartufi. In carta anche i classici della cucina italiana richiesti dai turisti stranieri, sempre con un tocco di venezianità. Cena sui 100 euro, notevole la carta dei vini che spazia dalle grandi etichette italiane e straniere.

21 Settembre 2020
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La Tavernetta

Luogo esclusivo il Lido di Venezia! E la Tavernetta conquista sia chi ci vive che i turisti, numerosi durante la Mostra del Cinema. Il locale, a pochi passi dal Casinò e di fronte all’Excelsior è, in quei giorni, uno dei punti di ritrovo per vip e addetti ai lavori. Un’istituzione fin dal 1996 quando Riccardo, chef toscano, lo rileva con la moglie Adriana, veneziana doc. Ora è il figlio Ottavio, sommelier esperto, a tenere saldamente le redini del ristorante. La cucina, guidata da Adriana, unisce suggestioni toscane e veneziane in una gustosa sinfonia di tradizione e piacevoli novità. In spazi che, nei colori, richiamano l’ambiente lagunare, si presentano piatti scenografici dai gusti ben definiti come il wafer croccante al caramello ripieno di mousse di baccalà mantecato, pistacchi di Bronte, lime e zafferano in emulsione. Il palato sorride incontrando la spuma di stracciatella con alici di Sciacca, pinoli tostati, pesto al basilico e menta. Si assapora volentieri anche il mini hamburger di Chianina con pan brioche al latte con sesamo, cheddar di capra e pomodoro confit. Presenti tutto l’anno i panciotti fatti a mano ripieni di gamberi e capesante. Un dolce iconico è l’ortomisù: nel vaso da fiori ci sono vari strati in cui affondare il cucchiaio. Tra cioccolato e pistacchi spuntano due piantine di timo e basilico. La cantina è tra le più attente e ampie, una selezione italiana ed estera da applauso, frutto della continua ricerca di Ottavio. Il conto? Sui 50 euro per la carta che aumentano a 60 per il percorso di degustazione.

21 Settembre 2020
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Baita Piè Tofana

Il comprensorio delle Tofane si avvia a diventare il teatro dei più importanti eventi di sci alpino dei prossimi anni: i Campionati mondiali 2021 e le Olimpiadi invernali 2026, condivise tra Milano e Cortina. Sembrava impossibile che un ristorante con una posizione strategica come Baita Piè Tofana, proprio di fronte alla nuova pista “Vertigine” appositamente allestita, non fosse sulla cresta dell’onda, anzi fosse chiuso. È toccato a Michel Oberhammer, proprietario dell’azienda di distribuzione di vino La Cave, prendersi in carico il dovuto rilancio. Dopo una raffinata ristrutturazione e un periodo di assestamento a inizio 2019, questa baita tutta in legno con terrazza panoramica ha trovato la giusta quadratura. Merito anche della consulenza di uno chef esperto come Alessandro Favrin, che ne sta curando l’impostazione gastronomica. Dopo un imperdibile assaggio di speck prodotto dalla Malga Pretzhof, sfilano una serie di piatti aderenti al territorio ma rivisitati con eleganza come il salmerino alpino marinato con gel di sedano di montagna e insalatina di finocchio croccante e arancio, gli gnocchi di patate con “cicche” di coniglio, radicchio della Marca e crema di ricotta di bufala, e il cervo ai profumi del bosco. Servizio premuroso e sorridente. Carta dei vini di livello prevedibilmente molto alto con centinaia di etichette provenienti da tutto il mondo. Conto sui 60 euro, anche nell’esclusivo, richiestissimo tavolo attorno al “larin” (caminetto).

21 Settembre 2020
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VALBRUNA

In Valbruna scorre sempre nuova energia. Davide Tangari non si ferma: i premi e i riflettori non lo appagano, la ricerca è la sua linfa. Ora che il ristorante ha rinfrescato in corsa il suo già dinamico look (più spazio per i cocktail nel bistrot e nella terrazza giardino), il giovane cuoco ha allargato l’orizzonte della sua sfida. Partendo dall’orto, vero, pensato e realizzato accanto al ristorante, un orto in produzione no-stop tutto l’anno. Se il bistrot resta ancorato alle cucine del mondo senza venire a compromessi con la qualità (il Burger Valbruna è il Damburger di Damini), il ristorante va a briglie sciolte sul pesce. Il percorso dedicato affianca proposte classiche come la catalana di granchio reale, a idee stimolanti come i ravioli al nero con tartare di seppia, ripieni di cacio e pepe su crema di mais. Il menu degustazione Davide permette di cogliere l’estro, a tratti provocatorio e a tratti ammiccante, dello chef. Ci vogliono talento e fondamentali solidi per piatti come il ‘soffritto’ che nasce da una rivisitazione. Ogni elemento è esaltato nel suo sapore: alla cipolla cotta in cartoccio è unita una salsa ridotta di succo di carota realizzato come una kombucha (bevanda frizzante), più olio e sale al sedano. Tra i primi piace molto l’orzotto con broccoli fermentati, garum di avannotti di trota, nocciole e aglio, dove il garum è made in Valbruna. Con i dessert Tangari gioca bene: sorbetto al saké con salsa di lampone e latte di riso, con doppia cialda al tè nero. Carta dei vini di alto livello, servizio senza pecche. Conto sui 60 euro.

21 Settembre 2020
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Masi Tenuta Canova

C’è tutto: il lago di Garda, le colline della Valpolicella, le montagne e i vigneti. La Tenuta Canova è un luogo a più anime: il Wine Discovery Museum, un percorso multimediale attraverso la viticoltura, la storia di Masi e della famiglia Boscaini; il fruttaio per l’appassimento delle uve con il locale dedicato all’affinamento del celebre Campofiorin, il suggestivo Wine Bar che ospita anche lo shop dove poter scegliere tra più di cinquanta etichette pregiate di vini, e naturalmente il ristorante. E proprio qui, in un ambiente dove convivono poster di réclame vintage con quadri d’arte contemporanea, e un arredo tutto legno e pietra, una giovane e preparata brigata di cucina crea abbinamenticibo-vino e serve in tempi rapidi piatti saporiti che esaltano prodotti del territorio (salumi della Valpolicella, formaggi della Lessinia, olio del Garda. Tra gli antipasti, menzione d’onore al piatto della stagione primavera/estate: ovetto bio 65°, asparagi verdi, nido croccante e fonduta di formaggio cimbro, da abbinare a un Beldosso o a un Bonacosta. Tra i primi, oltre al mitico risotto all’Amarone, è vivamente consigliato il piatto di tagliatelle di farro con ragù bianco di corte e tartufo nero e, per gli amanti del pesce, ci si sposta verso il lago con un piatto di bigoli appena piccanti con sarde, pomodorini e olive gardesane. Tra i secondi, spicca il luccio in conserva alla gardesana con crostoli di polenta alla griglia. In cantina tutti i vini della luminosa galassia Masi. Conto sui 40 euro.

21 Settembre 2020
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Belle Parti

L’atmosfera del ristorante, che trova la perfetta location nello storico Palazzo Prosdocimi, è evocativa, armoniosa e raffinata. Ci si accomoda in un luogo rilassante che coniuga uno stile senza tempo con piatti appassionati e conquistatori. La piccola sala al piano superiore è l’ambiente intimo ideale per i momenti da celebrare. Stefania Martinato guida lo staff cordiale che accoglie gli ospiti e introduce le proposte firmate dal cuoco Daniele Doria: la sua filosofia di cucina ricerca e trova, in ogni piatto, l’ideale equilibrio tra memorie del gusto, interpretazioni attuali e creatività. L’attenzione per la freschezza e la qualità delle materie prime è alla base di una carta che inserisce il pescato di giornata, carni selezionate, ortaggi e frutti di stagione, pasta fatta in casa, olio, sale e zucchero scelti con cura. Nel menu non può mancare la selezione di crudo di mare con scampi, gamberi rossi di Mazara del Vallo, carpacci di pescato, tartare di tonno e insalata tropicale. Da assaggiare: il baccalà mantecato con la polenta fritta. Storici gli spaghetti cacio, pepe e scampi “Belle Parti”. In alternativa il risotto pistilli di zafferano, midollo e pecorino affienato alle rose. Il fritto di mare e orto è un’esperienza imperdibile. Chi preferisce la carne, trova pieno appagamento in piatti come il bisonte in giardino di fiori e verdure. Golosi i dessert a base di cioccolato da fave monorigine e le torte della tradizione. La cantina è considerevole: una summa di etichette importanti. Il conto varia tra i 55 e i 90 euro.

21 Settembre 2020
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Acchiappagusto emozioni dei sapori

Si chiama Acchiappagusto – emozione dei sapori – perché qui il palato viene immediatamente sedotto e conquistato. Sui Colli Berici di Arcugnano apre le sue porte a una clientela curiosa; lo fa con stile, anticipando l’entrata nell’accogliente sala, con una terrazza-palcoscenico dove cenare nelle calde sere d’estate, con una emozionante vista sulla pianura vicentina. Siamo in collina, ma le proposte culinarie si ispirano anche alla laguna veneta. La giovane chef Eleonora Andriolo ha scelto di “pescare” non solo nell’Adriatico, perché il pesce arriva anche dalla Sardegna, rivisitando i piatti in chiave berica, nazionale ed esotica come nel risotto all’aglio nero fermentato con tartare di gambero rosso marinato all’estratto di passion fruit. Eleonora, supportata da papà Flavio, da cui ha ereditato una passione-professione, assembla piatti anche audaci che Marta e Sofia presentano ai commensali in maniera spigliata ma professionale. E il menu attinge a piene mani anche da quanto la natura e il territorio hanno da offrire con le carni arrivano da allevamenti biologici della zona. Un po’ ermetico da interpretare, ma proprio per questo molto interessante, il maialino al latte con bacche di pepe Sichuan, ananas caramellato, erba orsina stufata e sorbetto alla rapa rossa. Non mancano le primizie dagli orti vicini e invitanti proposte fuori carta secondo stagione. Cantina interessante con in prima fila le referenze di Vicenza e Verona con audaci incursioni fuori regione. Circa 60 euro.

21 Settembre 2020
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Casa Perbellini

Sul finire dell’estate anche Casa Perbellini ha riaperto per la gioia di tutti. Il cliente può tornare ad assaggiare i grandi classici della cucina di Giancarlo Perbellini, senza perdere quei piccoli particolari che costituiscono la magia di questo ristorante. “Se devo stravolgere tutto, preferisco chiudere l’estate”, aveva detto il famoso cuoco veronese, che ha continuato a lavorare in piazza Mondo d’Oro con un Pop Up e con un locale in Sicilia. La Casa è fatta ancora di quell’atmosfera intima e complice del cliente e del cuoco che si scambiano occhiate a pochi metri, un’atmosfera che ricorda molto quella del padrone di casa che cucina qualcosa per l’amico a cui ha appena chiesto di fermarsi a cena. Dopo decenni di alta ristorazione e di tanti risultati, prima in provincia e poi in città, stupisce in positivo l’irrefrenabile passione dello chef per la creazione di nuovi piatti e di nuovi accostamenti. Da provare il menù completo, “Assaggi”, che riassume il percorso e l’evoluzione della cucina di Perbellini e che contiene il classico e inimitabile Wafer al sesamo, tartare di branzino, caprino all’erba cipollina e sensazione di liquirizia. In questo piatto c’è tutto: innovazione, ricerca, materia prima, azzardo. O il nuovo menù “Senza” che non contiene glutine e lattosio, ma non è riservato solo a chi ha problemi di intolleranze. La sala è guidata da Barbara Manoni, che precederà ogni vostra richiesta. La cantina, poi, è una continua scoperta. Tre menù degustazione da 125, 135 e 170. Il goloso approfitti della selezione di formaggi da 15 a 25 euro.

21 Settembre 2020
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Aqua Crua

“Il più solido piacere della nostra vita è il piacere vano delle illusioni”. Chissà quanto sarebbe stato contento Giacomo Leopardi, “il giovane favoloso” come l’ha battezzato Anna Maria Ortese, autore di questo aforisma, se avesse conosciuto Giuliano Baldessari. Intendiamoci, anche il cuoco trentino-vicentino è un “giovane favoloso”, perché ha solo un paio d’anni in più del poeta quando viveva (e morì) a Napoli. Immaginate Leopardi seduto a tavola che si vede servire l’lllusione: sembra bresaola, invece è passata di pomodoro essiccata fino a ridurla a sottilissime fette; abituato ai sapori del mare chissà quanto avrebbe apprezzato, Leopardi, lo spaghetto al nero, prima di accorgersi che la pasta è un’alga; quanto avrebbe assaporato quel formaggio nel piatto, sembra un Brie, prima di scoprire che è carne con la muffa (non ammuffita, sia chiaro); e lui, abituato alle mozzarelle di Napoli, avrebbe subito messo in bocca quella pallina bianca, credendola appunto mozzarella e attendendo di gustare il latte, mentre gli sarebbe esplosa in bocca acqua di pomodoro. Questo è “il mondo come volontà e rappresentazione” di Giuliano “Schopenauer” Baldessari: l’immagine è sempre riduttiva rispetto alla realtà. Il fatto è che nella vita, come in cucina, spesso niente è come sembra. E perfino nei dolci il cuoco stupisce: la crema carbonizzata non è una crème brulée ma proprio carbone vegetale. Vi basta? Il resto lo trovate in due menu degustazione, “Frattali” (95 euro) e “Iniziazioni” (135) con gli abbinamenti del sommelier Paolo Rancati. Ma i piatti si possono scegliere anche alla carta.

21 Settembre 2020
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La Tana Gourmet

Il vento del cambiamento sul Kaberlaba è arrivato con tempestività. Una veloce ristrutturazione ha visto l’Osteria La Tana dimezzare (all’interno) il numero di coperti, aumentando quelli della splendida terrazza, per rispondere immediatamente alla voglia di “rinascere” dei clienti appassionati più attenti, per gustare i nuovi piatti dove spiccano paté di fegato grasso con composta di cipolla rossa o le costine di maiale arrostite alle erbe di montagna. La Tana Gourmet, invece, non ha avuto necessità di ritoccare la sala che già vantava spazi che garantivano agli ospiti la privacy perfetta. Nelle cucine di quest’ultima, il geniale Alessandro Dal Degan ha corretto e alzato ancor più il tiro. Il menu “In cammino” (15 portate) è un turbine di idee, tecniche, ingredienti, abbinamenti. Le cozze (affumicate) abbinate a mandorla amara e limone; le seppie mantecate e tom cha kai; il risotto allo yuzukosho, rafano e spezie montane o l’anguilla alla brace di abete sono solo degli esempi di una cucina dalla spiccata originalità, istintiva e riflessiva nello stesso tempo, concettuale e concreta. Il menu “10” è stato consegnato alla storia. Il menu “Oggi come ieri” (7 portate), dedicato ai più prudenti,propone una degustazione dei piatti più classici che hanno segnato la storia del ristorante, come le lumache in guazzetto o il mitico orzo, terra e acqua. E tutto gira in modo perfetto, grazie alla competenza e alla professionalità di Enrico Maglio. La cantina, ad ampio raggio, soddisfa anche i palati più esigenti. Il menu “15” è proposto a 190 euro, il “5” a 100. All’Osteria prezzi più che dimezzati e qualità intatta. Va da sé che la prenotazione, di questi tempi, diventa quasi obbligatoria.

21 Settembre 2020
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Al Portico

Ha una lunga storia l’antica trattoria che, dapprima, era negozio di alimentari e piccola osteria di paese. Già allora si distingueva per la bontà di salumi e formaggi. Dal 1938 a oggi siamo alla terza generazione della famiglia di Giovanni Vegro. Lo chef ha ereditato la passione per la cucina dai genitori Tiziano e Maruzzella, alla quale ha aggiunto il talento e la sua piacevole chiave di lettura attuale dei piatti della tradizione locale, che siano carni, pesci e ortaggi. Chi, venendo qui, è alla ricerca di un legame con il passato, troverà ancora un prosciutto da favola a lunga stagionatura e sarà conquistato dal menu di stagione spiegato al tavolo. I piatti convincono e raccontano molto del territorio, a iniziare dall’interpretazione del gustoso baccalà alla vicentina. Ampia la scelta di antipasti sfiziosi con affettati selezionati e verdure sottolio che stuzzicano tante memorie nel palato. Tra i primi spiccano risotti, gnocchi di patate e tagliatelle all’uovo, tutto fatto in casa. E il seguito è un tripudio di carni, spesso grigliate: per la brace si usa legna italiana. Un dolce tra tutti? L’eterea pasta sfoglia con crema chantilly e fragole. Il servizio in sala, guidato da Francesca, è scrupoloso e accogliente. In cantina trovano posto principalmente vini locali, veneti ed etichette cercate in altre regioni come Piemonte e Toscana. La pizzeria gourmet conquista. Da provare la pizza con la tartare di Angus. Al momento del conto si spendono circa 40 euro al ristorante, che scendono a 20 nel caso si scelga la pizzeria.

21 Settembre 2020
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Al Pozzo

L’ambiente guidato da Stefano Dalla Valle è arredato in modo classico, rustico ma, allo stesso tempo, elegante. L’insieme crea un’atmosfera confortevole e avvolgente, perfetta per degustare le ricette raffinate che rileggono la tradizione in chiave creativa. La cucina si esprime attraverso i tocchi personali e innovativi dello chef Filippo Battistello, che punta molto su materie prime, tecnica ed equilibrio di sapori. Nel menu a dominare è decisamente il pesce. Il pescato fresco frollato a secco con la tecnica del “dry-aging” e cotto alla brace regala molte soddisfazioni. Non mancano comunque le alternative di terra, per esempio costate e fiorentine di scottona veneta. Colori e consistenze anticipano aromi e sapori, come nel caso dell’“Acquario di Mare”, la deliziosa degustazione di crudi. In alternativa l’“Insalata di Mare”: tartare di gambero rosso con maionese d’ostrica, zenzero, agrumi, mandorle e insalata. Ostriche, crostacei e carpacci anticipano i primi piatti. La linguina di Gragnano “Gerardo di Nola” al burro e lievito con seppia cruda, polvere d’alga, lime e olio alla menta si fissa nella memoria. Finale dolce con il bigné craquelin ripieno di panna alla vaniglia con rabarbaro e ciliegia Igp di Marostica. Il servizio in sala è parte integrante della bella esperienza, così come il vino. La cantina ha molto da raccontare anche in mescita, girando l’Italia e spingendosi oltre confine. La degustazione classica è proposta a 55 euro, il percorso creativo a 65 euro, mentre se si sceglie la carta il conto si aggira sui 65 euro.

21 Settembre 2020
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Taverna Kus

Da qualche anno a questa parte, la sponda veronese del lago di Garda sta vivendo una piccola “rinascita” gastronomica, grazie alla spinta di alcuni locali che coraggiosamente si stanno spendendo per animare una proposta media (con poche eccezioni), storicamente orientata ai grandi flussi turistici. San Zeno di Montagna è un piccolo borgo arroccato sulle pendici del monte Baldo; a pochi passi dal centro del paese si trova questa trattoria di gusto classico per stile di arredo e servizio. Le sale interne sono calde e accoglienti, senza essere banali. La sala è animata da una squadra di giovani appassionati e professionali. La cucina propone un equilibrato avvicendarsi di piatti classici e spunti più innovativi: di buona fattura le tagliatelle al tartufo nero del monte Baldo. Ottimo il risotto alla barbabietola, accompagnato da tartare di gamberi e formaggio caprino. Eccellenti i dessert, dove la tecnica del cuoco Stefano Lorenzi si esprime con equilibrio, estro e sapienza: da ricordare la ganache al cioccolato fondente “Gunaja 70%” e pino mugo, accompagnata da mousse ai frutti di bosco, cremoso allo yogurt e terra di pistacchio. Una nota infine per la carta dei vini, rimarchevole per ampiezza e profondità. Il territorio, da Bardolino a Soave, è rappresentato con dovizia filologica, con un’attenzione particolare ai piccoli artigiani del vino. Non manca una buona rappresentanza di etichette straniere, con una menzione particolare per la Francia. Tre i percorsi degustazione: carne e pesce (a 52 euro) e vegetariano (a 48). Sui 50 euro alla carta.

21 Settembre 2020
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Locanda le 4 ciacole

Una piccola, importante rivoluzione. È quella messa in atto dal patron Marco Scandogliero: sommelier di grande talento, con una carta dei vini che ne diventa diretta conseguenza, ha deciso di cambiare registro gastronomico. Per il nuovo progetto è stato infatti chiamato a governare la cucina il bravissimo Francesco Baldissarutti che al suo fianco, a coordinare una brigata importante, avrà Bruno Vignolle. Il servizio di questo bel ristorante è ancora in mano a Marina Passigato, direttrice di sala e presenza storica. Sono piatti ricercati, quelli del cuoco nato a Bassano del Grappa ma cresciuto a Santo Stefano di Cadore: la raffinatezza tecnica con cui sono concepiti va di pari passo con una appassionata ricerca del gusto. Se a breve l’attrezzatura verrà integrata con uno spiedo, di cui Baldissarutti è esperto conoscitore, non mancano le sue piante aromatiche a completare con garbo molte creazioni, fin dallo stuzzicante bao ripieno di melanzane arrostite e foglia di shiso rosso tra gli amuse bouche. Ecco quindi il buonissimo cuore di bue grigliato con bufala, cucunci, issopo e umeboshi, cui seguono gli strepitosi agnolotti ripieni di patate e alacce in brodo freddo al lemongrass e cetriolo, di squisita complessità. Eccellente la royale di giardiniera con radice di prezzemolo fermentata, faraona cotta nel suo grasso e rafano. Di tono alto anche i dolci, tra i quali un altro piccolo capolavoro qual è l’anguria con crema di cheesecake, crumble alle mandorle e ruta. 55 euro per 4 portate, 75 per 6, alla carta sui 60.

21 Settembre 2020
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Massimo Gusto

Nel ristorante delle “tre carte” la saletta è luminosa e raccolta e la veranda è praticamente sospesa sul Bacchiglione, il fiume che attraversa Vicenza nascendo dalle risorgive a nord della città berica. Quella che era l’antica stazione degli autobus è stata recuperata e trasformata, con gusto minimalista e senso pratico, in un piccolo e luminoso ristorante votato alla cucina di mare. Infatti, in questo civettuolo locale che occhieggia verso Palazzo Chiericati, progettato da Andrea Palladio nel 1550, operano con saggezza Massimo Scopel ed Elia Zorzetto, due cuochi con il DNA della terra ferma ma con il cuore e la testa stregati dal mare. O, meglio, dal pesce di mare. La prima carta è l’Oyster Club, un corner dove gustare una selezione delle migliori ostriche internazionali; la seconda carta è la possibilità, per chi ha fretta ma non vuole rinunciare al piacere, di gustare un piatto unico. E poi c’è la terza, la carta più importante, perché offre il pesce super selezionato che arriva sempre fresco e profumato e che la fa da padrone, secondo stagione e secondo il mercato del giorno. Con tanta quantità e fantasia. Il pesce crudo e il ‘mare al vapore’ tengono la prima fila, ma sono molto buoni i garganelli di pasta fresca all’aglio orsino, salsa ai tartufi di mare e confit di pomodoro. Grande fragranza nel pescato del giorno alla piastra, ma il piatto più seducente è la triglia di scoglio in crosta di nocciole e pistacchi, crema di finocchio e trombette nere. La carta dei vini può crescere. Bella atmosfera e conto di circa 80 euro.

21 Settembre 2020
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Alla Pergola

Il primo cambiamento epocale avvenne negli anni Novanta, quando il vecchio locale cambiò volto incorporando, con un opulento ma rispettoso restauro, l’antica costruzione rurale, mantenendone i muri portanti in mattoni a faccia vista e ciottoli di fiume. L’ombroso glicine che era cresciuto maestoso davanti alla casa, quasi a proteggerla, è ancora al suo posto per convalidare il nome del ristorante. Dell’antica trattoria, affiancata dalla casa colonica e dalla azienda agricola con vigneto, che alla fine degli anni Cinquanta offriva ai viandanti prodotti freschi e sani, sono rimaste le radici profonde. Un chilometro zero ante litteram, che diventò subito l’approdo naturale per tutti gli eventi importanti della vita, senza mai rinunciare alla qualità della cucina. L’altro evento epocale è già in atto da più di un anno. Tra i fornelli Alex De Anna e Santo Panariello, due giovani dotati di tecnica e cuore, entrambi con esperienze al Maso Franch, al Dolomieu di Madonna di Campiglio e all’Orobianco, stella Michelin in Alicante (Spagna), hanno portato nuova linfa a una proposta già generosa. E sotto la regia di Pietro Caron, patron, maître di sala e sommelier si sta pensando a una saletta per gourmet con entrata indipendente. Per ora, negli spazi eleganti di quella che fu barchessa, troverete il menu di Terra o quello del Mare rispettivamente a 50 e 60 euro. Sfilano così piatti come il galletto ruspante in Caesar salad e l’opulento agnolotto di zuppa forte con burrata e cozze, prima della fresca ventresca di tonno e caponata. Cantina interessante e in continua crescita. Alla carta circa 70 euro.

21 Settembre 2020
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In Marinetta

Entrando in questa palafitta, letteralmente a bagno nelle acque che dal Po si trasformano in Adriatico, si è immediatamente immersi nel fascino magnetico di questi luoghi, in delicato equilibrio tra uomo e natura, terra e acqua. In Marinetta nasce dall’ambizione di offrire una finestra sul complesso ecosistema del Delta, di raccontarne le storie, la fragilità e, soprattutto, i prodotti. Qui a dettare la carta sono le stagioni del mare, che da valli e lagune portano in tavola pesci, crostacei e molluschi prelibati. La sala è arredata con freschezza e la giusta dose di eleganza, la terrazza sull’acqua offre un’atmosfera particolarmente intima la sera, alla luce delle candele. Si inizia dalla “gioia del crudo”, una selezione di ciò che di meglio offre la giornata di pesca, appena sfiorato dalla mano del cuoco, che sa eclissarsi al momento giusto ma dimostra buona tecnica e istinto per gli accostamenti nelle preparazioni più elaborate. Bilanciati e davvero golosi i paccheri con ragù di coniglio, canocchie fritte, capesante e aglio nero; più tradizionale l’anguilla arrostita, accompagnata da polenta bianca, giardiniera di verdure locali. Non è da meno il capitolo dei dolci, improntati a tradizione e schiettezza, come la crema belga con coulis di lamponi e crumble di mandorle. La carta dei vini è ampia, con una interessante selezione di ‘vini del mare’, espressione del territorio costiero italiano. I prezzi alla carta si aggirano tra i 40 e i 90 euro.

21 Settembre 2020
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Ai Beati

Matteo Zanardi, veronese doc, dopo aver guidato per anni la cucina di questo bel locale affacciato sul lago di Garda, ne ha rilevato la gestione con l’obiettivo di affrancarsi dall’immagine tendenzialmente turistica che lo caratterizzava, e di dare la giusta luce alle proprie competenze gastronomiche. Una cucina moderna e convincente, quella che propone nella nuova veste, volta a valorizzare ingredienti e ricette locali, contaminandole con inserti esotici. Tra gli antipasti, grande attenzione per il pesce crudo, dalla tartare di orata con caprino e mela verde, fino al rombo marinato con zenzero candito. Prevalenza di prodotti ittici anche anche negli antipasti caldi, tra i quali spicca la capasanta avvolta nel lardo di Colonnata; mentre tra i primi al goloso fusillotto alla carbonara di anguilla con katsuobushi di tonno si affiancano le pappardelle all’anatra con latte di bufala e foie gras. Si chiude in bellezza con il black cod (merluzzo carbonaro dell’Alaska) con salsa all’aglio nero e pelle in tempura, oppure con l’agnello servito con chips, crema di topinambur e salsa al melograno. Grande dedizione dello chef per la fine del pasto: dessert d’autore, cioccolati prodotti in casa selezionando personalmente le fave di cacao e, in stagione, ottimi panettoni. Il servizio ha modi garbati, e la carta dei vini, ben pensata e in costante crescita, non trascura i settori biologico e biodinamico. Menu degustazione “Tradizione” a 60 euro e “Rivoluzione” a 90; alla carta sugli 80.

21 Settembre 2020
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Da Omar

Non più di cento metri da via Bafile, la passeggiata più frequentata del Lido di Jesolo che ospita una miriade di pizzerie, gelaterie, birrerie senza pretese, dove il turista distratto può cibarsi a buon mercato. Omar Zorzetto ha creato proprio qui una delle migliori tavole di mare dell’Adriatico settentrionale, grazie alla bravura nel rintracciare materie prime di altissima qualità e alla perizia nel trasformarle esaltandone la fragranza. Gli amanti del pesce crudo possono scegliere tra il “roast-beef di tonno con salsa al pistacchio e cavolo viola” e la “Grande Crudità: tutto il crudo di giornata”, nove diversi assaggi di pesci e crostacei. Per chi invece preferisce i piatti cucinati, ecco la passatina di patate con baccalà mantecato e bottarga e la “parmigiana” al pesto di basilico e volpina (cefalo). Tra i primi brillano le linguine con zotoli, seppia e piselli e il risotto con molluschi, zucchine e menta. Difficile non cedere alla tentazione del fritto, fragrante e leggero, ma, se si capita nella breve stagione in cui sono disponibili, non si può rinunciare alle seppioline di barena con la polenta morbida. Lo stesso Omar, coadiuvato dal sommelier Gabriele Cosco, si occupa del servizio e di una carta dei vini ben strutturata, che privilegia i settori delle bollicine e dei vini bianchi, con scelte particolarmente centrate tra i grandi produttori friulani. Per il menu degustazione (6 portate a sorpresa) si spendono 90 euro, poco meno scegliendo dalla carta.

21 Settembre 2020
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Chat qui rit

Una volta sarebbe stato difficile mangiar bene come accade oggi a Venezia, specialmente a due passi da Piazza San Marco. Ora i locali che valgano davvero la pena non sono tantissimi, ma tra questi c’è sicuramente il Chat qui rit, un ristorante che fa della bellezza dell’ambiente e del calore dell’accoglienza due pilastri fondanti, insieme all’eccellente cucina. Merito di Giovanni Mozzato, perfetto patron e padrone di casa che sa come coccolare gli ospiti, il quale ha trasformato una vecchia mensa in locale storico d’Italia e ha reclutato due ottimi cuochi come Davide Scarpa e Leonardo Bozzato, i quali sono impegnati in tandem ai fuochi con edamame (soia) in brodo dashi. Buonissimi anche i ravioli ripieni di maiale thay con crudo di gamberi rossi e Tom Yam di pollo. Riuscita, per cottura e sapori, l’ombrina con anguilla affumicata e laccata, salsa Tasazu e porro. Molto interessante anche il petto d’anatra con salsa di go, umeboshi e cavolo marinato. Si termina in dolce originalità con quella che qui chiamano “idea di piña colada”. Bella e ampia la carta dei vini, fornita di etichette italiane e internazionali con un’ampia disponibilità di proposte al calice. Si spendono 90 euro per il menu degustazione di 6 portate, sugli 80 alla carta.

21 Settembre 2020
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Ristorante Regio Patio

Non è raro che in una zona come il lago di Garda cuochi e ristoratori siano tentati di adagiarsi sugli allori. Un territorio che regala prodotti di prim’ordine (non solo il vino, ma anche l’olio d’oliva e, naturalmente, il pesce) e un flusso costante di turisti desiderosi di goderne. Ma se rimanere ancorati al savoir faire di queste terre ha un indiscutibile valore affettivo e storico, la creatività può talvolta risentirne.
Fortunatamente, il locale guidato da Andrea Costantini, collocato in un’ala dell’Hotel Regina Adelaide, sembra ben lontano da questo rischio; qui i prodotti e la cultura gastronomica del Garda trovano un’interpretazione fresca e non convenzionale, ben allineata al gusto contemporaneo ma al contempo personale e non didascalica.
Ormai un classico è l’ostrica di lago: una variazione di salmerino e coregone piena di contrappunti acidi e iodati, che ricrea alla perfezione l’incisiva armonia del mollusco più nobile; se gli spaghetti con conserva di pomodori e frutta estiva estiva offrono un condensato di italianità, chi è in cerca di emozioni più forti troverà grande soddisfazione nello sgombro con animelle di agnello, melanzane e scapece ai lamponi.
Di ottimo livello i dessert, che giocano al confine tra dolce e salato, come nel gelato al burro nocciola con crema di patate e caramello salato. Carta dei vini agile, ben radicata nel territorio. Il personale di sala è solare e preparato. Menu a mano libera, a 4 e 7 portate, 60 e 85 euro; tra i 50 e 90 euro alla carta.

21 Settembre 2020
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Locanda Benetti

La storia di Federico e Fabio Benetti, i due fratelli che gestiscono la trattoria-locanda, parte da lontano e spiega perché i piatti del locale sono così ricchi di sapori. La tradizione l’hanno vissuta in famiglia da generazioni, ha riempito la loro vita come la loro mensa. La storia della stirpe inizia dall’Altopiano dei Sette Comuni. Romeo è il patriarca: il bisnonno, Marco Ambrosini, detto Bufera, campeggia all’entrata della trattoria, in una foto del 1900 quando gestiva l’albergo Al Ghertele, lungo la Val d’Assa. I genitori di Romeo nel 1928 discesero le valli e si stabilirono a Costabissara. Per convincersene, basta assaggiare la pasta fatta in casa e a mano: bastano le fettuccine con il sugo di stagione, dal ragù ai funghi fino ai piselli, per rendersi conto che la tradizione qui si gusta sul serio. Baccalà alla vicentina e fegato alla veneziana ne sono un’ulteriore dimostrazione, come anche altri piatti imperdibili: il “polastrelo in tecia” con le sue patate è la specialità per cui sono giustamente famosi. Non manca la polenta di mais Marano con funghi e Asiago, così come si va sul sicuro ordinando i “corgnoi” (lumache). Ampia la selezione di carni alla brace. E, per finire, da non perdere la torta con crema di limoni e mandorle. La cantina è costruita con saggezza; conto sui 35 euro.

21 Settembre 2020
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La Capr’Allegra

L’atmosfera, come l’ambiente circostante, è bucolico-pastorale. Caprette, cavalli al pascolo e il bosco che nasconde la Val di Nos, toponimo misterioso e magico, come spesso capita nell’Altopiano dei Sette Comuni. E la Capr’allegra ha fatto rivivere l’Appaloosa, enclave naturalistica in quel di Gallio, merito di un manipolo di giovani guidati da Stefano Fraccaro, figlio d’arte. L’insegna dichiara: buona cucina, ospitalità, sogni beati, fantasia: ma cosa c’entrano le caprette? Tutto confermato. L’ospitalità è fuori discussione, vistal’accoglienza schietta, simpatica e cordiale. I sogni beati sono garantiti da alcune linde camere che profumano di legno, la fantasia dall’ambiente che vi circonda e la buona cucina da piatti concreti, golosi e sani perché realizzati con prodotti semplici del territorio ma selezionati secondo lo scandire delle stagioni. La buona carne secca del Paul con polentina e l’antica zuppa d’orzo con legumi e speck croccante ricordano sapori ancestrali. Le tagliatelle rustiche con i porcini delle Zebio allietano il palato, e il pollastrello ruspante in “tecia” con patate saltate o il fegato alla veneziana sono un inno alla cucina buona e sana. I dolci sono tutti frutto del forno di casa, con lo strudel in prima fila. I vini sono pochi, buoni ma soprattutto ricaricati con giudizio. Anche il conto è d’altri tempi: mediamente 38 euro per 4 piatti, dall’antipasto al dolce. E le caprette? Non sono arrivate perché fermate dalla burocrazia ma i formaggi caprini arrivano lo stesso, ogni tanto.

21 Settembre 2020
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FuoriModena

In contra’ San Gaetano da Thiene c’è, forse, l’unico posto di Vicenza che non ha il baccalà in menu. Perché FuoriModena è un ristorante dove non vai per mangiare qualcosa di tipicamente vicentino. Come spiega il nome, qui vieni per chiedere se ti portano a tavola qualcosa di tipicamente modenese. Tagliatelle fatte in casa, gnocco fritto e salumi, Parmigiano reggiano… Claudio Roncaccioli è riuscito in un esperimento azzardato, quello di portare i piatti di una delle capitali italiane del gusto come Modena in una città con una tradizione gastronomica forte. Il nome esteso del ristorante è FuoriModena cucina km 200, ed è stato pensato ai tempi in cui andava di moda il chilometro zero per indicare la distanza tra i prodotti coltivati e la tavola. Qui, invece, siamo a 200 chilometri da quel ben di dio rappresentato dagli affettati come il Crudo di Parma o il Culatello supremo. Acqua, uova e farina vengono impastate tutti i giorni dallo chef Lorenzo Roncaccioli, figlio di Claudio, per preparare gnocchi, tagliatelle, tagliolini, plin, passatelli e tortellini. Pasta fresca e salumi sono le due scelte obbligate del locale, che ha anche eccellenti piatti di carne, dal Bollito 2.0 alla Dolce vita, che ci obbliga a spostarci dall’Emilia alla Romagna di felliniana memoria. La carta dei vini? Non troverete neanche un’etichetta di Tai Rosso ma solo bottiglie di Lambrusco e altri vini emiliani. Scontrino medio dai 35 ai 50 euro.

21 Settembre 2020
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Radici Terra e Gusto

Ormai diventato un punto di riferimento della scena gastronomica padovana, Radici gioca una scommessa coraggiosa: coniugare le suggestioni della memoria, che campeggiano già nel nome del locale, a un’anima giovane e fresca, che si fa addirittura glamour nell’attiguo bistro-cocktail bar R2. È questo stimolante gioco di contrasti a ispirare l’ambiente, al contempo elegante e informale, e soprattutto i piatti di Andrea Valentinetti. Piatti che esibiscono un forte attaccamento alla lezione dei grandi maestri che hanno guidato gli anni di formazione del cuoco, ma dimostrano anche la voglia di giocare con suggestioni nuove e più contemporanee, sempre sorrette da tecnica ed equilibrio. Il menu si muove con disinvoltura tra ingredienti locali, come l’immancabile gallina padovana, e sapori di slancio più esotico, per un connubio di sicuro divertimento. Si inizia, su note fresche delicate, con il carpaccio di manzo con spuma di burrata, crema di ostriche e caviale; si prosegue poi su toni più decisi e golosi, con le tagliatelle al ragù d’anatra, porcini e arancia, memorabile per profondità gustativa e fattura della pasta. Menzione speciale per i dessert, di concezione moderna e grande intensità, come la variazione di nocciola, mela e pepe di Sichuan. Il servizio è attento e rilassato, grazie alla guida di Eleonora Piovesan, direttrice di sala e sommelier responsabile di una carta dei vini ricca, ben divisa tra proposte territoriali e proiezioni internazionali. Menu degustazione a 80, 75 o 55 euro.
Sui 65 euro alla carta.

21 Settembre 2020
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La Posa degli Agri

Una storia quotidiana lunga e importante che racconta di monaci e contadini e conduce all’odierno accogliente Resort di campagna con ristorante e alloggi, ideato da Antonino e Nicola. Il ristorante, diretto da Fabrizio, si sviluppa in spazi armoniosi, ben integrati nella natura, con apprezzabili tocchi di design. Prodotti bio del territorio, materie prime selezionate e pescato di giornata sono i punti fissi di partenzaper le ricette di Andrea Alan Bozzato. Il menu esalta le qualità degli ingredienti in piatti che riaccendono ricordi e conquistano sguardo, olfatto e gusto. Ad aprire il percorso, il tramezzino di baccalà con spezie e cipolle caramellate. E poi il risotto di go e branzino, i ravioli di rapa rossa con burro alle erbe e papavero, il pesce fresco, il pollo “latte e miele” arrostito intero e accompagnato dalle verdure dell’orto di casa, la tartare di Black Angus condita al tavolo. Lasciate un po’ di spazio per “Pollini e Pistilli”, il semifreddo al miele delle api “di casa”, orzo, riso, camomilla e fiori. La carta dei vini, curata da Fabrizio e dalla maître Elisa, si sofferma molto sul territorio ma non manca di inserire etichette importanti. Il nuovo Bacaro Farm è una piacevole introduzione estiva al ristorante con cicchetti, crudo di pesce, birre, cocktail e calici di vino, ma anche un’alternativa easy al locale gourmet. ​Il conto? Due le degustazioni: “La nostra campagna” (4 portate, 45 euro) e “Il nostro Veneto” (5 portate, 50 euro). Alla carta circa 50 euro, che si abbassano a 20, in media, se si sceglie il Bacaro Farm.

21 Settembre 2020
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Local

Gli ingredienti arrivano dalla laguna di Venezia. Le ricette arrivano dalla tradizione dei pescatori, che riuscivano a cucinare piatti saporiti utilizzando materie prime non pregiate, perché quelle andavano vendute ai mercati di Chioggia o di Rialto. Local richiama la storia della cucina veneziana, terra di contaminazioni ma che aveva una cucina autoctona di grande personalità. “Local” è anche lo chef, Matteo Tagliapietra di Burano, “local” sono i fratelli che lo gestiscono, Luca e Benedetta Fullin. Il mestiere l’hanno imparato dai genitori che gestiscono la pensione Wildner in Riva degli Schiavoni (con vista sull’isola di San Giorgio), dove il Local si è trasferito in estate per un Pop Up. Nel 2015 Luca e Benedetta si sono messi in gioco aprendo un ristorante molto luminoso con arredi di design. Sulla provenienza della materia non transigono, mentre lasciano allo chef campo libero sulle tecniche di cottura e su accostamenti di ingredienti più contemporanei. Così, ad esempio, nel risotto di go, l’ospite potrà trovare un tocco orientale con alga nori e katsuobushi. I ravioli di barbabietola, nella stagione autunnale, vengono serviti con formaggio Morlacco e finferli, l’anguilla con mais e Wasabi. Perché Venezia è al tempo stesso “chilometro zero” e contaminazione. Anche sui vini i fratelli Fullin hanno le idee chiare, in carta solo vini
naturali. Menu da 3 a 1i portate con cicchetti, da 85 a 150 euro.

21 Settembre 2020
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Oro

Un’immersione nelle emozioni suscitate dal più squisito stile veneziano, timeless e unico al mondo. Il ristorante Oro, progettato dal celebre architetto d’interni Adam D. Tihany, interpreta, negli spazi raffinati, le più emozionanti suggestioni della città. Siamo nell’isola della Giudecca, in una location da sogno, ricca di glamour e fascino. Il prestigioso Belmond Hotel Cipriani accoglie anche il Cip’s Club, il Giudecca 10 e il Porticciolo a bordo piscina, altre mete di gusto eleganti e panoramiche. A capo della brigata di cucina, preparata e professionale, c’è Davide Bisetto che si esprime in modo personale e all’avanguardia. Le ricette sono frutto di ricerca ed esperienze importanti. Il suo tocco distintivo si esprime nei piatti inseriti nella carta, sempre sorprendenti. Il percorso di sapori puri è coinvolgente, può iniziare dalla bruschettina di mandorla, schie e caviali e proseguire con la fregola risottata con gransoporo e finocchietto. Nel menu spiccano anche il branzino cotto in argilla con bovoetti e ponzu veneziano, e la saporita anatra speziata in due servizi. La presentazione sul piatto trascende la perfezione. Chiusura in dolcezza con il clafoutis ai fichi. Accoglienza, servizio attento e mise en place sono impeccabili e contribuiscono a rendere indimenticabile l’esperienza. La cantina accoglie etichette celebri e vini molto importanti. Tre i percorsi di degustazione: “Oro 1” proposto a 180 euro, “Oro 2” (150 euro) e “Oro 3” (210 euro) ma, volendo, si possono selezionare 3 piatti (145 euro) oppure 4 (165 euro).

21 Settembre 2020
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Zanze XVI

Diventato ormai uno dei punti di riferimento della moderna cucina veneziana, l’insegna nata dallo slancio imprenditoriale di Nicola Dinato e Nicola Possagnolo sembra porsi oggi un obiettivo ancor più ambizioso: diventare una fucina di giovani talenti, uno spazio in cui cuochi emergenti possano sviluppare la propria personale interpretazione del concetto di ‘osteria elegante’, alla base del locale. Il nuovo capitolo è affidato a Stefano Vio, che conferma la cifra stilistica contemporanea e il gusto per le contaminazioni internazionali, come a ricordarci che non esiste Venezia senza la sua anima cosmopolita e aperta a influssi che arrivano da lontano. La carta varia spesso, in funzione del mercato e dell’ispirazione, i piatti sono improntati a eleganza ed equilibrio, e offrono una prospettiva inedita sui prodotti e le tradizioni che hanno fatto grande la laguna. La tartare di pescato con gazpacho di cetriolo e rapanelli rappresenta la perfetta apertura di un pasto, fatta di freschezza e acidità ben dosate; opulento e di grande intensità il risotto di mare. Belle sorprese arrivano dai secondi, basati sulla selezione giornaliera di pesci, carni e verdure dell’orto. Il capitolo dolci si distingue per modernità ed equilibrio, come nella bavarese al mango, accompagnata da pesche, cocco e gelato di noccioli di pesca. Carta dei vini interessante e di ampiezza adeguata. Servizio cordiale e competente. Menu “Anima” (7 portate a sorpresa) a 80 euro, “Taste of Venice” (5 classici reinterpretati) a 65. Tra i 45 e gli 80 euro alla carta.

21 Settembre 2020
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Riviera Ristorante per Onnivori

È fuor di dubbio un personaggio originale, GP Cremonini. Musicista e giramondo, uomo di grande cultura ed estrema sensibilità, si è convertito a ristoratore e impeccabile uomo di sala. Questo accade a Venezia, in un posto che si chiama Riviera e mette dell’umore giusto fin dal suo “sottitolo”, Ristorante per Onnivori. A Dorsoduro, lungo le Zattere, durante la bella stagione si può mangiare all’aperto in uno scenario tanto defilato quanto affascinante. All’interno l’ambiente è elegante e raccolto, senza mai cadere nell’eccesso di formalità. Allo stesso modo non è formale lo stile di cucina, affidata al giovane Samuele Silvestri, cuoco di notevoli doti tecniche e con un estro creativo ben espresso, il quale crea piatti che cambiano di frequente in base al mercato, e a un impatto estetico riuscito uniscono un gusto calibrato e originale. Dalla freschezza di antipasti come il “moscardino va in montagna” al carpaccio di manzo frollato con mandorle tostate e “profumi”, si passa agli ottimi gnocchi di stracchino alla guancia brasata di manzo con mostarda di frutta. Molto buono, tra i secondi, “lo sgombro al pascolo in Laguna”. Interessanti i dolci, a partire dai nomi divertenti: ecco allora il “tirame su” (coi dei) e l’eccellente “la mucca e le api”, con gelato allo yogurt e garum di polline. Ben articolata anche la carta dei vini, con buone proposte al calice, tutta concentrata sulle regioni del Triveneto. Si spendono 98 euro per le 8 portate del menu “Piccolo Mercato” o 135 per le 12 del “Gran Mercato”.

21 Settembre 2020
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Osteria alla Chiesa

È una delle realtà gastronomicamente più interessanti di una provincia che ha sempre fatto fatica a concepire le cucine non solo di avanguardia, ma anche quelle appena fuori dal coro di una tradizione trita e senza cuore. Qui il cuore c’è tutto, anzi sono due, quelli di una coppia affiatata come Giada Bergamin e Claudio Gazzola, talentuosi ragazzi cresciuti che hanno portato a Monfumo, tra i magnifici colli asolani, una ventata di freschezza. Lei in sala con una gestione sorridente e una carta dei vini originale, lui in una cucina in cui progetta piatti nei quali a un gusto centrato corrispondono tecnica e fantasia mai sopra le righe, sebbene il cuoco stesso li definisca “impulsivi”. Allora si può iniziare con la fresca ghiottoneria delle sette varietà antiche di pomodori con ajo blanco, pan fritto, paprika e angostura, o con la “granchiella”, insalata di alghe, beurre blanc aromatizzato con garum di alici e limone. Tra i primi sono buonissimi i ravioli farciti di cuore d’asino (bestia antico amore di Claudio, alla quale un tempo veniva dedicato un intero menu) marinato nel chimichurri, latte di foglie di fico e tagete. Si continua a star molto bene con l’animella di cuore di vitello cotta nel brodo di cappone con latte, grappa, miele, arachidi tostate ed estratto di sedano antico. Si conclude in bontà e bellezza con la frolla di Rabarbaro Zucca, rabarbaro candito, gelato e caramella al rabarbaro, cacao e zucca. Coraggiosa ma sensata la scelta di eliminare la carta per proporre tre menu degustazione: “Ragione”, “Equilibrio” e “Istinto” a 55, 70 o 90 euro per 4, 6 o 8 portate.

21 Settembre 2020
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SanBrite

Quella di Riccardo Gaspari e Ludovica Rubbini è una bella storia professionale. La loro avventura nel mondo della ristorazione inizia più di dieci anni fa nella fattoria Brite de Larieto (in lingua ladina “malga del bosco di larici”), un luogo incantato a metà strada tra Cortina e passo Tre Croci, e prosegue alle porte di Cortina, nella frazione Alverà. Qui, lasciata la gestione della fattoria ai genitori di lui, i due hanno aperto prima un caseificio artigianale, il Piccolo Brite, poi, nel 2017, una tavola gourmet, il SanBrite. La loro proposta si basa sulla valorizzazione dei prodotti della natura che li circonda, partendo dai latticini e dalle carni della fattoria per poi spaziare tra gli ingredienti vegetali che provengono dall’orto e dai boschi circostanti. Il piatto più rappresentativo della loro filosofia è “pino mugo” – spaghetti monograno Felicetti con olio di pino mugo e pane croccante –, ma anche la trota di montagna marinata con acqua di levistico e panna acida allo yogurt dimostra una forte aderenza territoriale. Nel loro repertorio ci sono anche proposte di impostazione più generalista, ma non per questo meno riuscite, come per esempio i ravioli ripieni di anatra con crema di pan brioche e burro bianco e la guancia di manzo brasata con cime di rapa e puré di patate. Tocca a Ludovica occuparsi della carta dei vini e guidare il servizio nella bella sala affacciata sulle Tofane. Due menu degustazione: “Germoglio” a 90 euro e “Sentiero” a 120 euro. Alla carta si sta sugli 80.

21 Settembre 2020
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Vecchia Malcesine

In un contesto ristorativo – quello della sponda veronese del lago di Garda – che non è ancora riuscito a strutturare un’offerta gastronomica di livello, resta ammirevole l’operazione che Leandro Luppi da anni ormai persegue con la sua Vecchia Malcesine. Un connubio perfetto tra ricerca e comfort: tanto in cucina, dove innovazione e creatività si esprimono in piatti leggibili e di evidente bontà; quanto in sala, dove la professionalità e il respiro internazionale sono costantemente orientati al benessere dell’ospite. Certo, il contesto fa la sua parte: l’accesso al locale, che si trova a due passi dal centro in una posizione leggermente rialzata, avviene attraversando un incantevole uliveto. Non è da meno la sala principale del ristorante, che regala una vista memorabile sul paese e sulla sponda bresciana del lago. A tavola si alternano pietanze di solida fattura, proposte secondo due percorsi tematici. Il primo (“Classics and more”, 100 euro) è uno sguardo al passato della Vecchia Malcesine e valorizza i piatti “firma” del locale, come ad esempio: la “mortadella di trota”, un goloso patè di trota presentato alla maniera di una mortadella, o ancora la ricca carbonara di mare. Il secondo percorso (“R-evolution”, 130 euro) è invece una tensione al futuro e ai principali ambiti di ricerca del ristorante e del suo patron. Da ricordare i dessert, in particolare il sorprendente “lattuga, caramello e tartufo”. La carta dei vini è mirata e decisamente personale. Alla carta sui 100 euro.

21 Settembre 2020
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Venissa

È la cosiddetta Venezia Nativa quella che si incontra nella piccola incantevole Mazzorbo, isoletta della laguna nord collegata a Burano. Proprio qui sorge Venissa, un resort che è anche ostello, vigneto, ristorante e osteria, voluto e creato dai Bisol, che di questo magnifico posto e delle sue uve si sono innamorati. Dal ristorante sono passati molti cuochi: ora in cucina c’è una coppia d’assi, perché a Chiara Pavan si è affiancato in pianta stabile anche Francesco Brutto, dopo la chiusura di Undicesimo Vineria a Treviso. I due sono, va da sé, in perfetta sintonia, a partire da quella che dev’essere una filosofia che affianca il piatto al territorio in modo coerente, scegliendo di lavorare concentrandosi su un concetto spesso abusato (qui non accade, però) come quello di sostenibilità e rispetto assoluto per l’ambiente.
Tre sono gli orti da cui attingono Chiara e Francesco, tutti lagunari e con prodotti caratterizzati da quella peculiare sapidità che qui è netta. Tanti vegetali quindi e pochissime proteine animali, come nel caso della volpina che, servita con burro di kefir, foglie e fiori di barbabietola e fiori di aglio, cede il ruolo di protagonista. Ecco gli spaghetti “all’oro” cotti in brodo dashi e mantecati in un garum di sarde e nespola fermentata, di grande intensità gustativa. Davvero notevole il “masurin” con cipolle glassate alla kombucha di miele, piatto che non si dimentica. Molto buona anche la parte dessert. Bella carta dei vini, servizio di grande cordialità. Da 110 a 175 euro i menu degustazione.

21 Settembre 2020
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12 Apostoli

Il bellissimo centro storico di Verona ospita nel suo cuore un locale che di storia ne ha vissuta davvero tanta. Tra momenti alti e altri meno, il 12 Apostoli della famiglia Gioco, alla sua quarta generazione con Filippo, è riuscito a riportare in auge uno dei più eleganti locali della città. Tutto questo grazie a un insieme di fattori che comprendono l’arte che trasudano queste pareti e un’espressione di cucina di grandespessore come quella di Mauro Buffo, il quale, dopo importanti esperienze in Europa e fuori dal continente, ha scelto di tornare a casa. Due i menu degustazione, “12” che comprende appunto 12 portate a 140 euro e “metà di 12”, va da sé con 6 piatti. Si mangia proprio bene qui, perché la cucina riesce a esprimere nel migliore dei modi una tecnica “calda” e mai fine a se stessa, in cui il cuoco libera una creatività governata con sapienza e mestiere. A partire dalla freschezza di “giardino pensile” per passare a “merluzzo e baccalà”, per continuare con i riusciti contrasti piccanti e speziati di “seppia, ‘nduja e zafferano”. Buonissimo il risotto alla sbirraglia, così com’è di notevole suadenza il flan di escargot. Prima di passare a un dolce a sorpresa, “sua maestà la Pearà – la famigerata salsa con le carni bollite”: tutto un programma, come già si legge dal menu. Un servizio giovane ma già professionalmente molto preparato, a partire da un sommelier e da una carta dei vini di ampio respiro, completano un’opera da conoscere.

21 Settembre 2020
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Ristorante Primon

La tradizione che lega la famiglia Primon da sei generazioni continua a evolversi e si rispecchia nei piatti della carta. È un viaggio gustoso che, incluso il celebre spiedo progettato da Leonardo da Vinci, attivo da due secoli, esprime il meglio del territorio, aggiungendo sentori che arrivano anche da molto lontano. La rinomata ospitalità di Angelo e Sandra coinvolge il pubblico, con spontaneità, in esperienze saporite attuali e sempre memorabili, da ripetere nel corso dell’anno. Si inizia dalle polpettine di melanzane con crema di pomodoro crudo fresco, per poi lasciarsi prendere dall’accurata selezione di salumi vicentini. La tartare di manzo è speziata al cumino e accompagnata da riso venere su zucchine insaporite al curry indiano. La stagione incide sulle crostate salate e sugli incomparabili risotti che interpretano la zucca, il radicchio trevigiano, le capesante con fragole e polvere di cacao. A raccontare storie appassionanti ci sono i bigoli, fatti a mano con il torcio, con petto d’anatra tagliato al coltello, il baccalà alla vicentina con la polenta, i capelli d’angelo in brodo con i fegatini. Da provare gli gnocchi con il tartufo, oltre alla selvaggina e ai gamberoni spadellati con zucchine, pomodorini e polenta. Al momento del dolce, ci si appassiona per il bicchierino con lamponi (senza semi), panna, meringhe e cioccolato. Uno dei modi migliori per far felice il palato. Le scelte di cantina sono convincenti e concedono buoni abbinamenti. Il conto va dai 30 ai 40 euro, il pranzo di lavoro si aggira sui 18 euro.

21 Settembre 2020
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La Casa degli Spiriti

È tutto frutto della passione per l’accoglienza che li unisce ormai da tanto tempo nella vita e nel lavoro e vede già presenti anche i loro ragazzi. Loro sono Sara Squarzoni e Federico Chignola: hanno dato e danno vita a La Casa degli Spiriti, luogo del gusto che varrebbe la pena visitare anche solo per la sua magnifica vista sul lago di Garda e per la notevole cantina. In realtà, se il panorama è unico, di gran livello è anche la cucina, solidamente in mano a un bravo professionista come Michele Iaconeta.
Perfezionista, amante del dettaglio, studioso di impasti e lievitazioni (da assaggiare assolutamente tanto il panettone quanto il pandoro, prodotti anche d’estate), dalla sua Puglia ha portato una grande conoscenza delle materie prime del mare che lavora con maestria, senza comunque dimenticare il territorio d’adozione e gli ingredienti che da qui arrivano. Al ristorante gourmet La Veranda (al piano di sopra c’è l’ottimo bistrot La Terrazza) si sta molto bene, a partire dalla golosa tartare di vitello con capperi, limone e sardine di lago. Buonissimo e perfettamente mantecato il risotto ai frutti di mare “in diverse consistenze”, così come i tortelli di burrata con gamberi rossi e limone candito. Tra i secondi il riuscito baccalà in tempura al cocco ed emulsione di prezzemolo oppure, per chi ama la carne, una classica, tenera guancia di manzo all’Amarone della Valpolicella.
Conclusione dolce con il delizioso zabaione tiepido al Recioto con frutti di bosco gratinati. Due menu degustazione a 140 euro, sui 110 alla carta.

21 Settembre 2020
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Storie d’amore

Ne hanno fatta di strada queste storie d’amore. Ma non sono invecchiate, anzi, col tempo si sono fatte ancora più raffinate, gentili, gustose. Così il locale di Massimo Foffani e Davide Filipetto è una tappa golosa che si conferma particolarmente gradevole, con il suo ambiente curato nei dettagli, l’accoglienza di rango e una cantina di ottimo spessore che il patron valorizza con intelligenza anche nelle proposte di abbinamento al calice. La cucina si conferma sempre a ottimi livelli, con uno stile in cui la tecnica del cuoco è al servizio di piatti con sapori netti e identificabili e di preparazioni originali mai oltre le righe. Dal menu “Viaggio di Mare”, proposto a 80 euro, ecco quindi il buonissimo “vapore” di gamberi gobbetti con scampi e garusoli, minestrone tiepido di verdure e frutta e cozze. Ancora, i calamari alla brace con lattuga di mare alle mandorle e velo di seppia. Tra i primi è intensa la pasta e fagioli “per l’estate” con ricci di mare e lime. Molto interessantianche i ravioli di anguilla al carbone con kombucha di ciliegie, achillea e cioccolato. Notevole il branzino cotto al vapore di foglie di limone con patata viola all’erba cipollina e succo di ostriche. Anche i dessert, a completare un’esperienza riuscita, non deludono. Oltre alla degustazione di mare si trovano quella di terra a 60 euro e “Viaggiando con me”, a mano libera, proposto a 100. Alla carta la spesa è intorno agli 80 euro.

21 Settembre 2020
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Antica Trattoria Due Mori

Chissà se gli spiedi delle nostre brame resteranno confinati nella nostra memoria. Margherita e Cristina ci rassicurano sempre. Certo è che il caminetto, sempre acceso quando stagione comanda, riscalderà il vostro arrivo nell’attesa che tutto torni come prima. Il paese è adagiato sotto la corona delle Prealpi vicentine e raccoglie, proprio nel centro, ristorante e locanda con ottime camere dentro un palazzo del ‘600 (ex stazione di posta), piacevolmente recuperato. La rustica saletta offre l’atmosfera del tempo che fu, l’ampia ed elegante sala offre confort e un grande tavolo che schiera una lunga fila di antipasti a buffet, di terra e di mare, freddi e caldi, per iniziare in modo goloso un pranzo che potrebbe già finire lì… Cucina sana, piacevole, rispettosa delle stagioni e dei prodotti, con alcuni abbinamenti di grande intuizione e mano. L’orto di casa fornisce primizie e verdure biologiche. In inverno zuppe fumanti oppure la pasta fatta in casa dai bigoli con ragù d’anatra agli strangolapreti con selvaggina. E, tra le carni, il germano reale con salsa al tartufo nero o il coniglio alla valleogrina, se non vi farete tentare dallo scenografico “patibolo”: una sontuosa varietà di carni cotte alla griglia, servite e fiammeggiate al tavolo su uno spiedo verticale. Onore anche per il baccalà alla vicentina. Crema catalana e sorbetti golosi per finire. Tutto da gustare nel profumato giardino pieno di fiori quando il tempo consente. In sala solo personale femminile sempre sorridente e spigliato e sempre con il tipico costume. La carta dei vini è generosa di buone bottiglie e onesta nei ricarichi. Conto che si attesta sui 40 euro.

21 Settembre 2020
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San Martino

Dare ali ai sogni non è impresa facile, specie se la strada che si lascia è stata lastricata di soddisfazioni. Dare ali ai sogni è stato l’istinto che a un certo punto del cammino ha cambiato la vita professionale di Raffaele Ros, cuoco, e di Michela Berto, responsabile di sala e figlia del fondatore della trattoria. Cornice di questo sogno realizzato, ovvero quello di trasformare una schietta trattoria di paese in un ristorante di alto profilo, è Rio San Martino. Un paese piccolo, una frazione di Scorzè, il comune reso famoso da una primaria azienda che produce acqua minerale. La metamorfosi del San Martino è stata rapida e poderosa, come l’impennata di un ciclista che scatta verso la vetta. Ros, vocazione adulta ma convinta, a un certo punto ha sciolto ogni vincolo e ogni inibizione creativa, iniziando a esprimersi con un lessico nuovo in cucina, in modo naturale e disinvolto. Tracciando una iperbole lontana sempre di più dai luoghi comuni, sospinta dall’energia generata da un confronto dinamico con le nuove correnti di pensiero gastronomico. Il San Martino oggi è l’esempio di una ristorazione dai contenuti trasparenti, non condizionata da ansie di prestazione. Il biscotto di sarde e i tortelli di caprino alla ‘busara’ di pesce sono delle belle intuizioni. Come le capesante arrostite su ristretto di tonno e funghi. Rivela identità di territorio il piccione con la cicoria. Carta dei vini di ampio respiro e frutto di ricerca. Una nota di merito anche sul design del locale, essenziale e di effetto. Senza eccedere. Conto sui 75 euro.

21 Settembre 2020
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Trattoria Zamboni

Da più di cinquant’anni i membri della famiglia Zamboni si avvicendano dietro i fornelli e tra i tavoli di questo locale che domina, placido, le verdi colline della Riviera Berica. Una storia di famiglia e dedizione, la loro, che si snoda lungo tre generazioni con un unico obiettivo: trasmettere ai clienti il calore familiare e la serenità che solo una buona tavola sa dare. Qui la cucina è discreta, ben dosata, improntata alla classicità, ma capace di regalare piacevoli diversioni. A guidare la selezione degli ingredienti è l’attenzione a ciò che di meglio possono offrire territorio e stagioni, con un occhio di riguardo ai prodotti della terra, come l’eccellente broccolo fiolaro di Creazzo o il riso di Grumolo delle Abbadesse. La carta farà felici gli amanti dei piatti simbolo di questo territorio, dal baccalà alla vicentina al salame alla brace con polenta e raperonzoli, ma la mano di Giuseppe, il governatore dei fornelli, si mostra sicura anche nei guizzi di fantasia. I tagliolini su crema di zucca con capesante e nocciole colpiscono per armonia ed eleganza, mentre la golosità più schietta anima le pappardelle al ragù bianco di sorana con ricotta affumicata. Confortevoli i dessert, da non mancare la classica torta di mele con crema alla vaniglia. Cordialità squisita da parte di Lucia e Oreste, che coordinano con maestria una sala resa intima dal lume delle candele. La carta dei vini è attenta al territorio ma senza limitazioni, con diverse proposte al calice. Diversi percorsi di degustazione. Tra i 30 e i 55 euro alla carta.

21 Settembre 2020
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L’Altro Penacio

È, per l’appunto, l’altro locale della famiglia del Penacio. Siamo ad Altavilla Vicentina, all’interno dell’hotel Tre Torri. La location sui generis non deve trarre in inganno o lasciare pensare a un anonimo ristorante di albergo. Qui, come ad Arcugnano, va infatti in scena la bella ed edificante storia di una famiglia che, ormai da tre generazioni, custodisce e alimenta i saperi, sapori e tradizioni della zona. In cucina Enzo Gianello, oggi considerato a ragione tra i padri della cucina vicentina. L’offerta gastronomica è complementare e integrata rispetto a quella del locale “storico” sui Colli Berici. All’Altro Penacio è infatti il pesce di mare a essere indiscusso protagonista della cucina: non manca mai il tradizionale baccalà, servito sia nella versione “alla vicentina” sia mantecato, ottimi entrambi; opulenti e ghiotti i plateau di pesce crudo. Convincono i primi piatti, per semplicità e tecnica di esecuzione, su tutti i tagliolini alle vongole con pomodorini e bottarga. A completare la proposta anche un articolato menu di terra, anch’esso – come quello di pesce – costruito sulla base delle disponibilità stagionali e di mercato. Proprio questo menu celebra il legame con le origini del Penacio, grazie alla presenza di carni succulente cotte sulle braci o allo spiedo, antica passione della famiglia Gianello. La carta dei vini è all’altezza, con diverse etichette blasonate. Il servizio è professionale e di grande esperienza. Conto attorno ai 50 euro.

21 Settembre 2020
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L’Artigliere

Davide Botta è un cuoco di lunga esperienza e tecnica certosina, che dopo la sua felice esperienza bresciana, qui, a Isola della Scala nella bassa campagna veronese, ha dato vita a un luogo del gusto. Il mulino del 1612, ristrutturato con garbo e sapienza, offre oltre al ristorante anche belle camere che portano il nome di una tipologia di riso, grande prodotto locale al quale è dedicata un’apposita sezione del menu. La linea di cucina è basata su concretezza e rotondità del gusto, con una moderata creatività che non si spinge mai oltre le righe di uno spiccato senso estetico. Non a caso ha conquistato il premio “Il Ristorante dell’Anno” nell’edizione 2020 di Venezie a Tavola. La carta dei risotti conta molte proposte, accomunate da bella tecnica e qualità della materia prima. Accostamenti curiosi e leggiadri nel Carnaroli “Tre sfumature di rosé”, rapa rossa, vino rosé e karcadé; rassicuranti e golosi nel risotto al Grana Padano, fondente di cipolla e quaglia arrosto; creativi e provocanti invece nel risotto al mango con ombrina affumicata, sesamo nero e limone. I secondi non sono da meno, basta pensare al singolare merluzzo alla boscaiola con funghi cardoncelli e polenta, o provare il succulento petto d’anatra al porto con scalogno allo zafferano. Tra i dolci uno di antica, dolce memoria come la zuppa inglese. Carta dei vini ben pensata, con diverse proposte al calice. Il servizio, cortese e discreto, è coordinato dalla moglie Marina. Sempre curioso il percorso degustazione “I Fantastici 4”: tre risotti a sorpresa e un dessert a 46 euro. Alla carta mediamente 60.

21 Settembre 2020
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La Locanda di Piero

La Locanda di Piero è un’esperienza ineludibile per chi ama una ristorazione capace di rinnovarsi sempre, interpretata con fantasia, talento e apparente semplicità, coniugando bellezza, gusto e pulizia di sapori. Renato Rizzardi – con Sergio Olivetti al suo fianco nel gestire con garbo e professionalità la sala – nel locale di Montecchio Precalcino sta scrivendo dal 1991 pagine sempre più originali. La ricerca è nelle sue corde. e la capacità di sintesi di cui è capace spesso sorprende, perché rende ovvio l’esito delle sfide più complicate. Questione di linguaggio. L’esperienza al mitico San Domenico di Imola e poi anche all’estero affiora in modo quasi naturale: Rizzardi ama definirsi uno stoico cuoco artigiano che lavora ogni ingrediente dall’inizio alla fine. Cucina di succulenta sostanza e non di moda. Nei menu degustazione “Scoperta” (35 euro), “Impronte” (55) e “Osmosi” (70) sono condensati in un numero di portate diverse i valori e la filosofia di Rizzardi. Espressi in piatti come la scaloppina di foie gras, nectarine al pepe hachi e sorbetto alla mostarda d’arancia; gli agnolotti alle melanzane, robiola e timo, o il carrè di agnello al forno con fonduta alla cipolla di Tropea. Questo locale ai piedi delle Prealpi vicentine, che venne fondato dall’indimenticato Piero Paoletti, è una fucina di idee in perenne attività, che ambisce a rendere accessibile a tutti l’alta cucina. È rivolto ai giovani il percorso “Tavola JRE”, quattro piatti con vini abbinati a 50 euro. Un cult anche le playlist musicali del locale.

21 Settembre 2020
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Lazzaro 1915

Lazzaro 1915, in onore di nonno Lazzaro Siviero che oltre un secolo fa aprì in riva al fiume a Pontelongo, “città dello zucchero”, l’albergo Trieste. Il nipote Piergiorgio, che da qualche anno è protagonista della storia di successo del nuovo ristorante, da giovanissimo ha dovuto andare alla corte di Alain Ducasse a Montecarlo per dare prova delle proprie capacità e convincere il papà e lo zio che era davvero il caso di credere in lui. Fu così che sotto una buona stella nacque Lazzaro 1915, ristorante poi cresciuto grazie al talento sopraffino e per certi versi istintivo di Piergiorgio Siviero. La cui cucina è talvolta provocatoria, anche nel rapporto con il territorio, ma sa esprimersi con estro ed eleganza. Sperimenta molto Siviero, ma sa governare la sua audacia. Più pesce che carne, talvolta anche i due insieme. I cappelletti al morlacco e mela cotogna esprimono un riuscito abbinamento fra dolce e salato; più diretti nella loro armonia gli spaghetti al pomodoro bianco e capasanta. Altro piatto cult è la rana pescatrice panata ai semi di oliva, con pera senapata e topinambur marinato. In stagione il legame (quasi ancestrale) con l’oca e il baccalà ispira a Siviero piatti creativi. Piatti di cui la sorella Daniela, appassionata guida della sala, svelerà ogni segreto. Anche la pasticceria stimola Siviero, che attinge a piene mani dalla sua giovanile esperienza in Francia. Non a caso è stato tra i finalisti del prestigioso concorso “Bocuse d’Or”. Carta dei vini di spessore. Vari menu degustazione, di vari prezzi. Alla carta 75 euro.

21 Settembre 2020
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Le Calandre

Sembra impossibile che un quartiere periferico lungo la strada statale che porta da Padova a Vicenza possa rappresentare una tappa imprescindibile per gli appassionati di gastronomia. Non bisogna fermarsi alle apparenze: Massimiliano Alajmo ha reso Sarmeola di Rubano un luogo del gusto tra i più famosi e ricercati del mondo intero. Arrivato al successo molto giovane, ha scelto la via più difficile per restare sulla cresta dell’onda, quella del cambiamento. Non quindi poche novità inserite in un menu consolidato, ma un continuo creare, inventare, forgiare nuovi piatti proponendoli con cadenza stagionale. Solo uno dei tre menu degustazione (tutti a 225 euro, ma si possono estrarre liberamente 3 piatti a 135 euro, 4 a 170 euro o 5 a 200 euro), il “Classico”, è dedicato ai piatti che hanno fatto la storia del locale (uno per tutti, il risotto zafferano, liquirizia e fiori d’arancio). Chi vuole sperimentare può invece scegliere dagli altri due, “Max” e “Raf”, i fiori di zucchina con barbabietola e salsa al roquefort, le linguine integrali con tartufo nero, ricci di mare e salsa al lievito, gli involtini di sogliola con vellutata all’erba cipollina e caviale, e chiudere in bellezza con la “millebriciole” al latte di cocco e limetta con ciliege e frutto della passione. La carta dei vini, curata da Matteo Bernardi, è sontuosa. Il servizio, guidato con charme da Andrea Coppetta Calzavara, comunica al cliente una sensazione di informalità e rilassatezza pur restando impeccabile come si conviene a questo livello.

21 Settembre 2020
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Milleluci

Conoscenza, tecnica, intuizione, stagioni. Sono le quattro parole-chiave con cui Elvis Pilati definisce il suo lavoro. La sua è una cucina lenta, aggiunge, proprio come quella di un tempo perché è l’unico modo per preservare i sapori e tutte le proprietà dei cibi con leggerezza. E aggiunge che la creatività è un ingrediente fondamentale dei suoi piatti, perché nuove idee ed emozioni prendono vita spesso senza che siano cercate. Un piccolo miracolo che si ripete: è la “magia della cucina”, come la definisce, che porta sempre a felici scoperte. Insomma, la tradizione come guida e il futuro come ispirazione. Questi sono gli ingredienti immateriali che troverete nei piatti di Elvis e Giacomo, suo figlio, che lavora con lui in questo ristorante che è davvero una finestra sul mondo: il panorama su Bassano e la pianura è affascinante. E mentre le vetrate appagano la vista, si possono provare molti piatti: deliziosi i tagliolini con finferli, oppure, in stagione, da non perdere quelli al pesto di tarassaco, tipicità del luogo; ma degni di nota sono anche i paccheri con crema di sedano e ragù bianco di coniglio (molto saporito e al tempo stesso delicato). Tra i secondi da segnalare la guancetta di maialino alle prugne con radici di soncino e carotine, oppure le bracioline di agnello, ma anche le quaglie e il cinghiale. In stagione, da non perdere la “degustazione sedano”, altra specialità della zona. I dolci sono tentatori, dalla fregolotta bagnata al caffè fino al “non è un tiramisù”. Buona cantina, anche con bottiglie economiche. Sui 40-45 euro.

21 Settembre 2020
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Officina dei Sapori

Fabio Tàmmaro è un cuoco campano di 35 anni di grande vivacità, che sa dove vanno messi gli accenti gastronomici. Imparateli anche voi, intanto a chiamarlo correttamente: collocate l’accento sulla prima “a” del suo cognome, altrimenti non solo il significato si ribalta, ma soprattutto non si coglie quanto l’uomo e il suo lavoro si rispecchino nel nome. Tàmmaro, infatti, è un nome raro anche in Campania: di derivazione germanica, fonde i termini “pensiero” e “fama”. Insomma, indica un uomo che è conosciuto per la forza del suo pensiero. Del resto, basta assaggiare la sua cucina dedicata al mare e subito se ne ha conferma. Per lui il pesce è talmente una passione che ha inserito questo motto nel logo del suo locale. Il menu prevede anche due percorsi di degustazione “al buio” – cioè piatti decisi dalla cucina al momento – da 4 e 6 portate, miste di crudo e cotto. Ma è nell’officina del crudo che si approfondisce la conoscenza del mondo di Fabio: da segnalare il piatto del “Gran crudo”, la grigliata, i crostacei. Menzione per il sugo “fujuto”, cioè scappato, ottenuto dalla cottura di 15 pesci e crostacei, ideale per condire la pasta per due persone. Curiosa la parte del menu dedicata alla cultura napoletana, con un’offerta di “sfritti” denominata, con una bella dose di autoironia, terron street food: trovate lo scagliuzziello (impagabili triangolini di polenta fritta), il cuzzetiello (mezzo sfilatino di Napoli scavato e farcito), la classica frittura e un’imperdibile frittata di maccheroni. Tra i 45 e gli 85 euro alla carta.

21 Settembre 2020
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Olio & Burro

Hanno un blasone illustre. Pippo, sua moglie Francesca e la cognata Cioci (Maddalena) provengono dall’Altopiano di Asiago, dove hanno lavorato molto e raccolto altrettanti elogi: dalla familiare Mirella all’indimenticata Lepre bianca, sino all’ultimo locale, Appaloosa. Fu proprio riferendosi a loro che Edoardo Raspelli coniò il termine “ristorazione eroica”, per indicare i bastioni avanzati della gastronomia di livello, in attesa dei clienti come il Tenente Drogo attendeva (vanamente) i Tartari nel suo forte nel deserto. Va anche detto che, a differenza del protagonista del romanzo di Dino Buzzati, loro sono stati più fortunati e i clienti li hanno visti. Anche sulle dolci colline dei Berici i tre continuano a lavorare fra cucina e sala con la baldanza – e la resistenza – dei ventenni. Il nome, Olio & burro, l’hanno scelto per indicare i prodotti simbolo degli ambienti che li circondano: l’olio delle colline e il burro dell’Altopiano. Cinquant’anni e passa di esperienza garantiscono qualità e fantasia dei piatti. A cominciare dalla “nostra Simmenthal”, battezzata così nel menu, vale a dire carne con gelatina e cren. La loro cucina si muove nel solco della tradizione con sicurezza e vivacità: dal baccalà alla vicentina fino allo spiedo, dagli spaghetti della casa, con (poco) peperoncino e ricotta grattuggiata fino ai dolci (di Cioci), Francesca riesce sempre a stupire per la cura dei piatti. Alla cantina e alla sala provvede Pippo con la competenza che lo distingue. Conto sui 40 euro.

21 Settembre 2020
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Opera Terza

È frutto di un percorso sintetizzabile in tre tappe. Opera Terza è il terzo ristorante aperto dai titolari, Agnese e Francesco, dopo il locale a Valle dei Mulini, a Lusiana, e la gestione di Villa Bassi di Grumolo Pedemonte, a Zugliano. Dal 2013 si è dato il via al terzo atto di questa “opera gastronomica”, dove ogni piatto esprime un’aria dalle armoniose simmetrie. Una casa colonica ai piedi del Summano, raffinata e accogliente nell’arredo interno, curata negli spazi esterni, è la perfetta cornice alle proposte presentate e servite dalla stessa Agnese con savoir-faire. Il menu viene perfezionato di mese in mese con i nuovi ingredienti di stagione; alcuni piatti tradizionali vengono rivisitati da Francesco con creatività, come il vitello tonnato 2020 Opera Terza, dove la salsa viene nascosta all’interno delle fette di carne chiuse a mo’ di involtini. Si nota uno studio attento dell’impiattamento rispondente a un rigore geometrico che fa felici gli occhi prima ancora del palato, come nel caso dei simmetrici ravioli tutto tuorlo con pollanca alla Marengo, shiitake e fumetto di gamberi. I sapori di ogni proposta sono perfettamente bilanciati, le consistenze morbide spesso accompagnate da un elemento croccante. Dolci accattivanti a partire dal tortino “Moscovado” con gelato al caramello e croccante di mandorle. Vini da tutta Italia, con qualche capatina in Francia, Austria e California, e pane della casa, morbido e gustoso, per la nota “scarpetta”. Menu degustazione a 37 euro; alla carta 45 euro.

21 Settembre 2020
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Perché

Un locale con una vela d’acciaio di colore bianco, premiato alla Triennale di Milano, una sala che ospita mostre d’arte, presentazione di libri e convegni. Ma il Perché, ristorante innovativo già nel nome, figuriamoci per la proposta, sulla Treviso-Mare, a pochi chilometri dal casello dell’autostrada, si è accreditato negli anni come punto di riferimento della cucina non solo trevigiana. Non è, come altri, un locale “attento al territorio”. Qui si mangia bene e basta. Interessante la proposta di pesce, dai plateaux di crudi di mare, declinati attraverso tre, cinque e sette tipi di pesce, alle paste fresche fatte in casa o ai secondi, fra cui segnaliamo la catalana di gamberi con insalata di verdure e frutta. Chi preferisce la carne troverà ampie alternative, tra cui citiamo il divertente hamburger goloso con manzo e maiale, bacon tostato, Asiago e pomodoro. Un capitolo a parte merita la pizza, che qui viene declinata in chiave gourmet con l’impasto che lievita per 30 ore. Ne esce un piatto soffice e croccante al tempo stesso, che ha pochi eguali anche tra le pizzerie più popolari. A guidare la brigata di cucina è Luca Boldrin, instancabile ricercatore di nuovi equilibri gustativi. In sala, anche nel giorno in cui c’è il sold out, la brigata di Francesco Salamon non sbaglia un colpo. Cantina ben fornita, anche la parte dedicata alle birre artigianali. Niente menu degustazione, scontrino medio sui 35 euro.

21 Settembre 2020
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Il Ridotto

Il Ridotto, che tale è di nome e di fatto, visto che i coperti sono davvero pochi e rendono indispensabile la prenotazione, è la punta di diamante del “sistema” gastronomico creato da Gianni Bonaccorsi, che comprende anche un bacaro (il celebre Aciugheta), una pizzeria e, ultima nata, una gelateria artigianale. Da sempre affiancato da cuochi di grande talento, Gianni quest’anno ha trovato collaborazione in Andrea Rossetti, fresco di stage in Brasile al Dom di Alex Atala. Non è però questa la novità più importante, bensì il rientro del figlio Niccolò dopo due anni trascorsi a perfezionarsi nelle cucine di Niko Romito e Massimiliano Alajmo. Restano in carta i piatti che hanno fatto la storia e la fama del locale, come gli spaghetti neri con ricci di mare, peperone candito e friggitelli, i tubetti in ristretto di “go” ed erbe di laguna, il rombo al ginepro, mandarino e puntarelle. Ma per ingranare una marcia in più occorre lasciare mano libera alla cucina, e scegliere il menu da 9 portate di cui 4 vegetariane, due di pesce, due di carne e un dessert, che cambia in base al mercato e all’estro di Niccolò. La carta dei vini ampia, articolata e costruita con passione e il servizio sorridente e professionale completano il quadro. Oltre al menu da 9 portate (150 euro) si può optare per i menu da 7 (120 euro) oppure da 5 (95 euro). Alla carta si spende sui 100 euro. Solo a pranzo è proposta una formula light che comprende tre tapas e il piatto del giorno a 35 euro.

21 Settembre 2020
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Ca’ 7

Alex Lorenzon, il geniale fantasista del pesce di mare, che non trascura le trote del Brenta e i prodotti del territorio, continua la sua sicura marcia tra le mura di quello che fu il quartier generale di Napoleone durante la battaglia del Brenta del 1796. Ora la bella casa del ‘700 ospita l’Hotel Villa Ca’ 7, un insieme di tre corpi finemente recuperati (villa, casa colonica e barchessa), circondati da un luminoso parco. La sala del caminetto, il portico e la veranda ospitano gli appassionati della cucina creativa del cuoco che affianca la sua grande passione marinara a quella per i prodotti targati Bassano, i famosi asparagi bianchi in primis. Non a caso nel menu campeggia il marchio dell’Alleanza tra i cuochi italiani e i Presidi Slow Food. Una “cucina semplice ma non semplificata”, come dichiarato e come dimostrato dai piatti presenti in menu. Sempre in carta i “floreali” scampi crudi marinati al miele e limone che hanno un posto d’onore nei nostri cuori ma, stimolanti emozioni arrivano anche dal cannolo croccante con burrata affumicata e melanzane. Tra primi piatti che si stampano nella memoria ci sono gli spaghetti alla chitarra al prezzemolo con lattuga, granseola, battuto di scampi e gamberi rossi, o gli agnolotti grigliati con crostacei, fumetto di soja e frutta, che marcano l’innata creatività del cuoco. Non mancano mai il gran fritto di pesce alla “venexiana” e l’astice in due tempi, con verdure cotte e crude: chele bollite e coda d’astice alla griglia. Cantina che conta più di 250 referenze con molte bollicine. Servizio spigliato e cortese. Circa 70 euro.

21 Settembre 2020
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Quadri

In piazza San Marco, nel cuore di Venezia, i fratelli Alajmo presentano un sontuoso punto di riferimento per i viaggiatori del gusto. A iniziare dal Gran Caffè Quadri dove la storia si vive direttamente in piazza, nell’intima sala interna e grazie a uno dei dehors più celebri del mondo. Il Quadrino è un bistrot altrettanto famoso e accogliente: qui si pasteggia avvolti da una scenografia antica e ricca di memorie. L’esperienza si completa salendo al piano nobile del Gran Caffè, dimora del Ristorante Quadri, restaurato nel 2018 da Philippe Starck. La cucina, guidata da Silvio Giavedoni insieme a Sergio Preziosa, legge la tradizione italiana attraverso le materie prime stagionali offerte dalla laguna. Lo stile Alajmo trova a Venezia nuove e stimolanti espressioni. Come il cappuccino di laguna; la focaccia veneziana con baccalà mantecato, latticini di seppia e garusoli alle erbette; gli spaghettoni al nero di seppia con le ostriche; il cuore di costata con salsa di alghe alle erbe e speck, patatine infornate e fagiolini scottati; la “pipa Bellini” al basilico (dedicata a Cipriani). Oltre alla selezione di formaggi, il gran gelato alla nocciola e la nuvola di tiramisù sono autentici piaceri di fine pasto. La cantina ampia e importante accoglie oltre 700 vini. I due menu degustazione sono percorsi di gusti che non si scordano. Il “Classico” e il “Quadri”, di 9 portate ciascuno, sono proposti a 225 euro, oppure nella versione “estrazione” di 5 portate (185 euro). Se si scelgono 3 oppure 2 pietanze, il conto ammonta rispettivamente a 160 e 120 euro.

21 Settembre 2020
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CoVino

Cosa ci fa un locale di gusto francese a due passi da Piazza San Marco, nel cuore del sestiere di Castello? Da quasi dieci anni, ormai, l’avventura di Andrea Lorenzon (oste e anima di CoVino, nonché figlio d’arte di uno dei più attenti ristoratori in città) e Cesare Benelli, patron dello storico Covo, sta imprimendo un’interessante spinta alla proposta gastronomica veneziana. L’ispirazione arriva da un viaggio a Parigi e in particolare dalle suggestioni dell’allora nascente “bistronomie”: atmosfera conviviale, sorretta da una proposta gastronomica di alto profilo, basata su ingredienti stagionali, etici e di comprovata qualità. Questa la filosofia che tutto muove al CoVino: dal menu, semplice e in continuo cambiamento; alla carta dei vini originale e dedicata esclusivamente a produzioni piccole e artigianali; al servizio, spigliato, divertito e divertente. La cucina, orientata alla valorizzazione della materia prima, propone piatti golosi e ben eseguiti: è il caso, per esempio del coniglio di Carmagnola, servito in panzanella con verdure croccanti e pane ammollato. O ancora della pappa al pomodoro arricchita con spezie di gusto orientale. Eccellenti gli spaghettoni alle vongole e bottarga, vero e proprio “patrimonio dell’umanità”, come recita il menu. Semplici e di buona fattura i dolci. Due formule – anch’esse di stile francese – una a 40 euro, che comprende 2 piatti e dessert; una a 30 euro, con piatto principale e dessert. A 45 il menu alla cieca.

21 Settembre 2020
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Da Aurelio

Il Passo Giau si trova in uno scenario di incomparabile bellezza: nei giorni di bel tempo lo spettacolo si estende a trecentosessanta gradi permettendo alla vista di spaziare sulle cime delle Dolomiti. Questo scenario emozionante è a 2175 metri di altitudine e alla stessa quota è ospitato un luogo del gusto di grande fascino come il Rifugio da Aurelio, recentemente integrato nella sua struttura con una bellissima sala dalle ampie vetrate. Qui, in un ambiente caldo e accogliente, Luigi Dariz propone la sua moderna versione di cucina di montagna: grande attenzione alle erbe e ai fiori, di cui ormai il cuoco è diventato profondo conoscitore (tiene anche dei corsi), semplicità e concretezza per piatti che conquistano, come nel caso della frittatina al crescione del Giau con formaggio da Col e tartufo nero. Ancora tra gli antipasti, è molto buona anche la spuma di patate all’aglio orsino con finferli, sedano selvatico, fieno e fiori. I tortelli di camoscio, terra di porcini ed erbette lasciano il segno, così come l’ottimo orzetto mantecato al formaggio erborinato e ortica. Se ci si può aspettare, senza sbagliarsi, qualche buon piatto di carne, non mancano quassù gli omaggi al mare: ecco allora le delicate seppioline di Porto Santo Spirito con spuma di polenta. Ottima conclusione dolce con la deliziosa panna cotta al fieno con succo di cranberry e lichene. Molto ben fornita la carta dei vini, servizio cordiale e spesa sui 50 euro alla carta con un valido menu del territorio proposto a 58 euro.

21 Settembre 2020
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Dalla Rosa Alda

A pochi passi dalla pieve romanica di San Giorgio, in uno dei borghi promosso tra i più belli d’Italia, in un edificio con muratura in pietra faccia vista – come la maggior parte delle case che si ergono su questo cocuzzolo di calcare e marmo Rosso veronese – si incontra questa antica locanda. Nata come osteria nel 1853 e trasformata nel tempo in trattoria e locanda, è ora nelle mani della nuora della mitica signora Alda, che la gestisce con marito e figli. Un luogo formato famiglia in cui ovunque, nell’arredo, nella disposizione degli spazi, nei piatti, si respira genuinità e “casa”. Sulla tavola pietanze semplici, con ingredienti della tradizione del territorio, quello collinare che si tuffa nel lago di Garda: dai salumi della Lessinia al formaggio Monte Veronese, con cui si preparano invitanti antipasti; dalle erbe amare alle marasche della Valpolicella, declinate nel risotto estivo e nel gelato. Tra i piatti tipici le tagliatelle “Enbogonè”, insaporite con fagioli cotti lentamente sul fuoco, e la torta “Pissotta con l’oio”, una ciambella dove il burro è sostituito dall’olio, che si sposa perfettamente con un calice di Recioto della Valpolicella. L’offerta di vini, custoditi nella cantina scavata nella roccia, è ampia e fa onore al territorio schierando sia le etichette più blasonate, sia quelle di piccole buone aziende a conduzione familiare; una selezione de “I Vignaioli delle Marogne” occupa un capitolo a sé. Tutto ben narrato da un virtuoso sommelier. Il conto spazia dai 30 ai 50 euro.

21 Settembre 2020
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Damini

Damini rappresenta la conferma, in campo gastronomico, del celebre paradosso del gatto di Schroendinger, che messo in una scatola chiusa, all’osservatore esterno risulta vivo o morto allo stesso tempo. Naturalmente, se si apre la scatola solo una delle ipotesi risulta vera. Al Nobel austriaco questa tesi serviva a confutare problemi di interpretazione della meccanica quantistica sui quali soprassediamo; a noi il paragone serve a capire quanto sia difficile trovare una bottega che sia eccelsa per i prodotti venduti (carni, salumi, dolci, pasta, vini di alto livello) e allo stesso tempo, dietro il bancone e non ipoteticamente, possa sfornare piatti eccellenti. È raro trovarli, eppure esistono locali di questo tipo, veri e propri giacimenti gastronomici. Le redini del locale le hanno in mano due fratelli. Gian Piero segue i prodotti, in particolare l’allevamento delle vacche, mentre Giorgio s’è affinato con grandi cuochi, da Giancarlo Perbellini a Nadia Santini. La cucina è raffinata, mai scontata né inutilmente effervescente: punta su abbinamenti studiati con attenzione, scava con curiosità nella ricetta. Ne sono esempio i “classici”, talvolta indicati con la “D” a sottolinearne l’originalità e la paternità: il Damburger con purea di patate, la battuta al coltello, i maccheroncini al ragù scomposto, lo stracotto, la D-costata. Ma anche i tortellini nel brodo con infuso di rosmarino valgono da soli la visita. Il “menu a sorpresa” (di 4, 7 e 11 portate) secondo Giorgio è il modo migliore per capire la sua cucina. Alla carta, sui 70 euro.

21 Settembre 2020
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Osteria Arcadia

Arcadia è un nome greco che fa riferimento a una regione del Peloponneso conosciuta come una terra incontaminata e perciò idilliaca. Così può sembrare a un visitatore anche il Delta del Po. Se ci si allontana dai (pochi) centri abitati questo angolo della provincia di Rovigo si lascia contemplare da chi lo percorre in auto, a piedi oppure ne attraversa i canali con le imbarcazioni. Le vie d’acqua sono le “autostrade” preferenziali di questo territorio, che regala prodotti di eccellenza come la cozza Dop di Scardovari o, in anni più recenti, l’ostrica rosa di Tarbouriech. Sono due eccellenze che potete trovare da Arcadia, osteria con bottega a Santa Giulia di Porto Tolle, aperto al mattino per le colazioni con le torte fatte in casa, poi a pranzo e a cena. A guidarlo è una donna con piglio sicuro, Pamela Veronese. In cucina, invece, c’è mamma Arcadia, che ha dato il nome a questo locale, un ristorante di pesce che non disdegna i piatti di carne, soprattutto selvaggina. Il menu di mare, legato al pescato e alla stagione, tra maggio e giugno dedica grande spazio alle cozze, tanto che, più che un ristorante, possiamo parlare di una “cozzeria”. Tra i piatti segnaliamo gli antipasti con moeche o i moscardini in umido con polenta, i primi con gli spaghetti al ragù di vongole o i tagliolini neri con ragù di fasolari. E, fra i secondi, il fritto misto del pescato, un piatto che può cambiare ogni giorno. Scontrino medio fra i 35 e i 50 euro.

21 Settembre 2020
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Hotel Monaco & Grand Canal

Bastano pochi passi da Piazza San Marco per scorgere l’ingresso di questo palazzo, in passato appartenuto alla famiglia Dandolo e oggi tra gli alberghi di maggior confort e prestigio della città. L’atmosfera vagamente retrò, di grande eleganza, che si respira attraversando la hall, è la stessa che si ritrova nelle sale interne del ristorante. Se la stagione lo permette, però, vale sicuramente la pena di prenotare un tavolo nella terrazza, tra le più belle di Venezia, posata a pelo d’acqua sul Canal Grande, con una vista impagabile che spazia dalla Basilica della Salute a Punta della Dogana, fino all’isola di San Giorgio. La cucina descrive i costumi gastronomici regionali dello Stivale, proponendo piatti collaudati e rassicuranti come il vitello tonnato con insalatina croccante, il risotto con scampi, pomodorini e origano fresco, il baccalà fondente con crema di pappa al pomodoro. L’occhio di riguardo, come ci si aspetta, è per la tradizione delle Venezie, rappresentata in menu dagli immancabili “bigoli in salsa”, dalla pasta e fagioli “alla veneta” e dal fegato di vitello “alla veneziana” con polenta. Si chiude con una pasticceria di impronta classica: da non perdere l’amaretto allo zabaione e la torta al cioccolato “Gran Canal”. Il servizio, condotto con esperienza e savoir faire, fa sentire a proprio agio tanto l’habituè quanto il turista che visita Venezia per la prima volta. La carta dei vini è ben assortita, con ricarichi adeguati al contesto. Conto intorno ai 100 euro.

21 Settembre 2020
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Fraccaro Cafè

L’indirizzo giusto per buongustai e golosi di ogni età. All’ingresso si apre un universo di aromi e sapori che conquista a partire dalle 6 del mattino con la più ampia scelta di dolci da forno. Come, ad esempio, le brioche da farcire all’istante, i krapfen, i fagotti con crema alla nocciola, la pasticceria mignon. Il tutto accompagnato dalla specialità in tazza della caffetteria. Lo spazio, ampio e luminoso, è polifunzionale e racchiude, in un fluido open space, bar, ristorante, caffetteria e shop attivi fino a sera. Alla base di ogni preparazione c’è la ricerca degli ingredienti d’eccellenza che appaiono insieme alle varie stagioni. Per pranzo e cena si consulta il menu alla carta che, ogni giorno, si arricchisce di due piatti scelti dallo cuoco. Memorabile la lasagna di pasta fresca fatta in casa con trafile in bronzo al ragù e i bocconcini di vitello con agrumi e zenzero. L’elenco di piatti soddisfa anche vegetariani, vegani e presta particolare attenzione alle intolleranze. La pizza merita un discorso a parte: realizzata con il lievito madre che sfiora i 90 anni, accoglie sempre più consensi nelle sue mille varianti, dalle ricette della tradizione alle proposte gourmet. Il venerdì sera si rinnova l’appuntamento con la paella. La selezione di dolci e il gelato artigianale concludono l’esperienza, che può essere proseguita a casa grazie al curato servizio da asporto. Al personale, sempre molto disponibile, non manca mai il sorriso. Il conto del ristorante si aggira intorno ai 25-30 euro, che si abbassano se si sceglie la pizza.

21 Settembre 2020
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Harry’s Bar

I profumi, i gusti e il racconto ininterrotto di Venezia sono caratteristiche che accompagnano l’Harry’s Bar fin dalla sua fondazione, nel 1931, per opera di Giuseppe Cipriani. Sono innumerevoli le memorie che accostano personaggi famosi a gente comune, incontri inusuali, sempre speciali. Arrigo Cipriani ne ha narrati alcuni nei libri in cui parla della “stanza”, il pianterreno del locale disposto su due livelli. Tra i più celebri frequentatori dell’Harry’s Bar, oltre ad aristocratici e regnanti: Ernest Hemingway, Katharine Hepburn, Orson Welles, Truman Capote, Woody Allen. Questo luogo è sicuramente tra le mete più ambite di molti viaggiatori del gusto che approdano in laguna. Spesso, iniziano l’esperienza gourmet sorseggiando il mitico “Bellini”. Il menu del celeberrimo locale, testimone di novant’anni di vita veneziana, è ricco di suggestioni. Piatti iconici come il carpaccio alla Cipriani, la pasta e fagioli, i tagliolini con le seppie, i filetti di sogliola alla Casanova, il fegato alla veneziana, gli scampi alla Thermidor. Oltre a insalate, zuppe, specialità alla griglia. E poi sandwiches, selezioni di formaggi italiani, a iniziare da burrata e bufala Cipriani, e salumi scelti. Insieme a mousse, gelati, sorbetti e crèpes, tra i dessert si trovano alcune squisitezze dell’Harry’s Dolci. Il servizio è all’altezza delle aspettative, preparato e attento. I vini e i cocktail sottolineano ogni momento. ​I menu degustazione sono proposti a partire da 65 euro, mentre se si sceglie la carta il conto può raggiungere i 150 euro.

21 Settembre 2020
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Hotel Ristorante Ciori

Sull’Altopiano dei Sette Comuni, tra i pascoli di Asiago e Gallio, c’è una casa dall’inconfondibile colore rosso che, da sempre, è “casolin”, hotel e ristorante. Un approdo sicuro dove legno, colori caldi e piatti fumanti e saporiti creano la confortevole l’atmosfera di una baita montana, dove i tavoli sono amorevolmente curati e le attenzioni della famiglia Pertile assicurate. La cucina, guidata da Domenico, pone molta attenzione ai prodotti del territorio, come nel caso del formaggio Asiago Dop, in tutte le sue sfumature (fresco, mezzano, vecchio, stravecchio), senza trascurare golose escursioni in altri territori con il foie gras d’oca o il tartufo nero di Norcia, ad accompagnare l’animella di vitello, i tagliolini. Un posto d’onore è riservato alla selvaggina: succulenti le pappardelle al cervo o il germano reale, un ambito fuori menu della stagione invernale. Sapori pieni e confortanti, che ricordano la cucina rassicurante e saporita delle nonne, dove è impossibile non terminare con la scarpetta. Piatti “sicuri” a cui se ne aggiunge uno, per contrasto, solo per intrepidi: maccheroncini ai mirtilli con crema di formaggio di capra. Un’esultanza di sapori forti e gustosi, di colori contrastanti e dal carattere capriccioso e invitante. Generosa la carta dei vini sia nei rossi che nei bianchi, che esplora soprattutto il Veneto e il Trentino Alto-Adige. Tentatore il Kumetto della casa, prodotto con il cumino dei prati, che vi farà sentire in armonia con l’ambiente montano. Circa 40 euro.

21 Settembre 2020
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Il Desco

Il Desco può essere considerato a ragione l’epitome dell’alta ristorazione veronese. Da oltre trent’anni, sempre nella stessa via – elegante e appena defilata dalla brulicante piazza delle Erbe – trova spazio una proposta gastronomica solidissima (per radici ed esperienza, quelle di Elia Rizzo, patron e fondatore del locale), eppure in continuo fermento e sperimentazione grazie all’energia e alle idee del figlio Matteo, ora alla guida della cucina. L’avvicendamento generazionale si traduce in piatti di evidente e ragionata bontà, la cui cifra stilistica è dettata dalla misura e dall’eleganza. Anche quelli apparentemente più innovativi lo sono sempre a ragion veduta, senza strappi o provocazioni gratuite. Un esempio su tutti: le capesante “pulp fiction”, dove la classica dolcezza del mollusco dialoga con la terrosità della rapa e con le note vegetali di finocchietto e prezzemolo in un concerto di armonie e contrapposizioni. Lo stesso si può dire delle altre portate: i tortelli di baccalà, black lime e aglio nero regalano complessità e profondità. Decisamente confortevole, il risotto di zucca con bergamotto, ostrica e caviale affumicato. Tra i dessert, memorabile “orzo, limone e cardamomo”: dove la tostatura dell’orzo, alleggerita dal limone, genera un vortice di memorabile risonanza aromatica con il cardamomo. In sala solo eleganza e professionalità. La carta dei vini è coerente con lo standing del locale, non mancano etichette rare e l’attenzione alle piccole produzioni. Tre i menu degustazione, da 85 a 150 euro.

21 Settembre 2020
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Amo
AMO nasce dall’incontro tra i fratelli Alajmo e il designer Philippe Starck e e si concretizza in un accogliente e vivace salotto nell’atrio del raffinato T Fondaco dei Tedeschi, oggi meta dello shopping di lusso. L’ambientazione è molto elegante: caffetteria e ristorante animano la corte scenografica, dove ci si accomoda per un’esperienza gastronomica di alto livello. La cucina è diretta dallo chef Silvio Giavedoni. La carta sottolinea le caratteristiche principali degli ingredienti d’eccellenza, sono ricette autentiche e salutari, contraddistinte da una 
piacevole leggerezza. Le composizioni sul piatto conquistano i sensi. Ci sono i crudi di pesce, carne e vegetali, classici firmati Alajmo, sapori memorabili. Si possono gustare autentiche delizie come la tartare di verdure con focaccia croccante di riso nero, i tagliolini con guazzetto di laguna e salsa di pistacchi, lo scartosso de pesse e ortaggi di stagione con salsa tartara al pepe verde. E poi la pizza in tre declinazioni: al forno, croccante oppure farcita. I golosi trovano ampia soddisfazione anche nell’AMO burger. Il gelato alla crema accompagnato dalle specialità di AMO può rappresentare un’ottima chiusura, insieme a un caffè espresso preparato a regola d’arte. Il servizio professionale accompagna con garbo l’esperienza nel gusto. La passione ispira anche la cantina che compie un viaggio attraverso etichette da annotare. Il bar è affidato alla professionalità di Lucas Kelm. Il conto alla carta parte da 60 euro.
21 Settembre 2020
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Antica Osteria Cera

Dall’antica osteria di Campagna Lupia all’elegante ristorante di Lughetto il concetto di base è essenziale: tutto gira intorno al sapore degli ingredienti, in una sinfonia che ne celebra ogni caratteristica. È questa la straordinaria semplicità a cui si punta, con passione, da più di 50 anni.​Un viaggio in cui la tradizione è in continua evoluzione e sceglie chiavi sempre attuali per risvegliare la memoria dei sapori. Dalla cucina alla sala è un movimento fluido che coinvolge diverse professionalità. Lionello, Daniele, Lorena e Simonetta invitano all’esperienza del gusto che si concretizza nelle ricette, declinate nell’azzurro del mare e nel verde della natura dell’orto e del campo. Tra i piatti più identificativi, gli otto crudi che riassumono i più affascinanti “Colori del mare”, l’equilibrato e suadente fritto di calamaretti, acquadelle, scampi e gamberetti, lo scorfano “in tecia”. Nel menu si aggiungono altre piacevoli sensazioni come i ravioli di zuppa di pesce con vongole alla brace, e il risotto di scampi… come una pizza. Dolci spettacolari, come la meringata agli agrumi gialli con cappero e camomilla, ideati e creati da Sara e Luca, affiatata copia di pasticceri. La cantina accompagna ogni momento con più interpretazioni, si può scegliere o lasciarsi convincere da Nicolò: la selezione coinvolge circa 1500 vini scelti con passione. Due i menu degustazione “Azzurro” e “Oppure”, entrambi a 175 euro. Il conto alla carta si attesta intorno ai 120 euro. “Solo a Mezzogiorno” è la colazione d’affari proposta dal martedì al venerdì (60 euro).

21 Settembre 2020
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Antinoo’s Lounge & Restaurant

La location è già impareggiabile, di raro fascino anche per una città come Venezia che offre suggestioni a ogni angolo: un antico palazzo sul Canal grande, costruito nel 1892 per la famiglia genovese Trigomi Mattei, situato fra la Peggy Guggenheim Collection e la chiesa della Salute. Oggi l’edificio ospita il lussuoso hotel Sina Centurion. Durante i lavori di restauro fu trovata una moneta romana che riproduceva Antinoo, l’adolescente di cui si innamorò l’imperatore Adriano e che divinizzò dopo la morte avvolta nel mistero. Da qui il nome del ristorante dell’albergo, le cui sale, una rossa e una bianca, rivelano un amore per il design raffinato che avvolge tutto l’hotel. Sei tavoli sono collocati sul pontile per chi cerca un’atmosfera ancora più esclusiva e romantica.
Alla guida della cucina c’è l’Executive Chef Giancarlo Bellino, giovane cuoco di indubbie capacità, pugliese di origine trapiantato a Venezia: propone dei piatti secondo una linea classica con interessanti spunti di creatività. Naturalmente nel menu c’è molto spazio per il mare: basta assaggiare i tagliolini all’uovo con salsa ai frutti di mare; il branzino al forno con patate e salicornia, la classica frittura di pesce e verdure. Spuntano ogni tanto i ricordi del Sud, come negli spaghetti al pomodoro giallo vesuviano con ricotta sarda affumicata. Per chi preferisce la carne, non manca il filetto alla piastra con pak choi. Fra i dessert, da segnalare il tiramisu e la mousse al cioccolato Domori. Cantina variegata che esplora molti territori, soprattutto il Veneto. Conto sui 90 euro.

21 Settembre 2020
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Al Camin

Cortina d’Ampezzo, località regina delle Dolomiti, tra glamour, mondanità e un paesaggio di una bellezza senza pari, ha anche i suoi angoli di confortevole tranquillità dove mangiare come si deve. È il caso del Camin, luogo intimo e accogliente che Fabio Pompanin ha saputo far crescere con professionalità e gusto. A partire da un’ottima cantina dalla quale scegliere etichette originali proposte con il giusto ricarico, per continuare con il calore di un’ospitalità sorridente. La cucina è quella che ci si aspetta da un ristorante del genere: saporita, concreta, fatta di piatti in cui la tecnica è al servizio di una genuinità mai banale. E allora vale la pena iniziare con la squisita tartare di daino battuta al coltello con nocciole e porcini oppure, per chi ama i gusti dal mare, con le ottime noci di capesante grigliate con scapece di zucchine e terra di anacardi. Tra i primi vale la pena assaggiare un grande classico come i casunziei di rape rosse all’ampezzana, ma non è da meno il risotto, perfettamente mantecato, al battuto di cervo con mirtillo, pane croccante e riduzione di Recioto della Valpolicella. Succulento lo scamoncino di agnello con carciofi, menta e crumble di aglio, riuscito anche il diaframma di vitello al pepe con scarola spadellata, emulsione di senape in grani e yogurt affumicato. Lasciare un posto per un dessert di gran gola come la crêpe tiepida alle mele con gelato alla cannella è d’obbligo. Si spendono volentieri sui 50 euro.

21 Settembre 2020
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Al Cjasal

Chi si ricorda delle leggi di Keplero dell’astronomia? Basta tenere a mente la prima per capire anche questo locale, che del casale ha solo il ricordo ancestrale di una mensa fatta di pietanze gustose e genuine. Keplero spiegava che il sole splende in uno dei due fuochi dell’orbita ellittica che ogni pianeta disegna nel suo moto di rivoluzione attorno alla stella. Al Cjasal è proprio così: i due giovani Stefano e Mattia Manias, che da cinque anni, assieme a Elena Falliero ai dolci, hanno preso in mano il locale dai genitori, hanno destrutturato tutta la carta. Non esiste differenza tra antipasti, primi e secondi: tutto è diventato un sistema planetario di portate che si possono assaggiare per intero, a mezza porzione e come cicchetto. È stata mantenuta, però, la centralità della cucina attorno a un punto fondamentale, che nella nostra metafora è il “fuoco” dell’orbita, vale a dire la fedeltà ai sapori puliti e agli ingredienti semplici. Ma la fantasia è comunque al potere: l’hanno portata i tre giovani mettendo a frutto le esperienze di lavoro da Enrico Bartolini e da Massimiliano Alajmo. Volete pane (fritto) e ragù come si usava per assaggiare il sugo? Serviti. Lo spaghettone è tutt’altro che banale, presentato com’è alle seppie, caviale, salsa di vongole e crema di fagiolini. I calamaretti spillo non sono solo fritti, ma impreziositi da spuma di patate affumicate, cipolla ai frutti rossi e polvere di tè. Se ordinate i gamberetti rosa dimenticate gli anni Ottanta: qui li servono con latte di cetriolo, curry, salsa di avocado e mandorle. Insomma, il casale è una macchina del tempo: il futuro è già servito in tavola. Bella cantina, conto fra i 50 e 60 euro.

21 Settembre 2020
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La Stube Gourmet

Il richiamo delle origini è rimasto sempre forte. Jgor Tessari, durante il lockdown di primavera, ha continuato a pensare al suo Altopiano, finendo per tornarci. Si è riformata così una coppia di altissima qualità in centro ad Asiago, quella di Alessio Longhini in cucina e Tessari in sala. La Stube Gourmet, creatura e progetto dei fratelli Mosele all’interno dell’Hotel Europa, continua a stupire e a regalare emozioni. Merito della mano delicata e della creatività del giovane Longhini, che non si ferma ai pur ricchi prodotti dell’Altopiano, ma spazia attraverso materie prime ricercate in Europa e nel mondo. Perché la cucina non è solo chilometro zero e la creatività non ha confini. E se un prodotto è buono perché non proporlo al cliente appassionato? In un menu semplificato nei numeri tiene sempre banco la proposta di degustazione battezzata “Gadenkhe, memorie territoriali del cuoco” (100 euro), dove, in 5 portate, si riconosce la mano delicata di Alessio che padroneggia gli elementi vegetali nel Giardino di verdure, terra alla mandorla, formaggio caprino, e del riso Carnaroli, ortiche, lumache, verbena, fiori, con i sapori più decisi delle carni di capriolo e lombo di agnello in crosta. Chi non prende il menu degustazione, può assaggiare lo storico dessert “La mucca”, a base di latte e derivati. Menzione d’onore per la cantina e per la carta dei vini, non puntate sulle cose che conoscete ma chiedete consiglio a Jgor: ci saranno piacevoli scoperte. Alla carta sui 110 euro; nella Hosteria, aperta anche a pranzo, piatti della tradizione e conto molto più leggero.

21 Settembre 2020
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Ai Navigli

C’è un tavolo sospeso ai Navigli. Un tavolo sospeso e avvolto nei veli, il più richiesto naturalmente, perché ha un fascino onirico. È stato ricavato in un soppalco a metà della monumentale scala, tratto distintivo del progetto curato con fantasia e audacia da Riccardo Tognazzo. Con gli anni è diventato il simbolo del ristorante affacciato sul Piovego, in riviera Tiso da Camposampiero a due passi dalla Specola di Galileo, uno dei monumenti più noti di Padova. Ai Navigli è sospeso anche fra la sua anima di tono glamour e la sua intima vocazione a fare cose semplici e raffinate. Rispecchia in fondo il gusto di Elena Bernardi, la proprietaria, donna del gusto con un lungo trascorso in Riviera del Brenta. La cucina ha presupposti solidi ed è basata su una materia prima selezionata senza compromessi, presentata il più possibile al naturale. La tradizione ittica adriatica è declinata con eleganza e originalità creativa: tartare di tonno con ovetto croccante dal cuore morbido e tartufo; spaghetti cacio e pepe con bottarga e tartare di gambero rosa; salmone in infusione di tè affumicato. Per chi vuole allargare il confine, ecco la varietà di ostriche e i rari e prelibati percebes (crostaceo che cresce sulle scogliere della Galizia e che con la sua strana forma ricorda una cornucopia). Ai Navigli Elena è affiancata dalla giovanissima figlia Laura, già affermata sommelier. Menu a 35 e 49 euro (3 e 7 portate). Carta dei vini dominata dalle bollicine, con escursioni anche internazionali.

21 Settembre 2020
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La Veneziana

La Veneziana è assai più di un ristorante di pesce. Perché a contorno del piatto sono servite motivazioni etiche. Ha due parole d’ordine: “essenza” e “sostenibilità”. Per spiegare la prima basta assaggiare il pesce crudo con l’olio di Marostica che la famiglia produce. Per comprendere la seconda, Davide Parise sottolinea che nel menu non troverete pesci in via di estinzione, o frutto di pratiche di pesca non sostenibili. Tutto pescato di stagione, quindi, secondo la filosofia di Slow Fish e il motto di Carlo Petrini: “Buono, pulito e giusto”. La storia del locale arriva da lontano, da quando in bicicletta si andava a prendere il pesce che arrivava da Venezia alla stazione dei treni di Bassano. Il moderno ristorante nasce con Luigi Parise, papà di Davide, nel 1979. È ancora lui che ogni giorno si reca ai mercati del pesce veneziani per acquistare le migliori qualità. Davide e la sua brigata pensano al resto. Che non è poco: il menu è ricchissimo. Spazia dalle ostriche di alto lignaggio agli antipasti buoni e curiosi come le sarde rovesciate, le alici nella botte o la triglia fritta, mela vede e acqua di mare. Tra i primi emergono per raffinatezza gli spaghetti con seppioline e poi tocca al fragrante fritto di pescato o all’anguilla grigliata. Tutte ben selezionate le 300 etichette in cantina, in gran parte di vini naturali e biodinamici. Menu degustazione: “Sostenibilità” a 55 euro, “Semplicità” a 75, “Creatività” a 110; alla carta circa 70 euro. A La Brasserie, aperta anche a pranzo, ottime pizze e buon pesce a 25/30 euro.

21 Settembre 2020
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Ristorante Amistà

La cornice non può essere più prestigiosa: una splendida villa veneta alle porte della Valpolicella, finemente ristrutturata e impreziosita dalla presenza di numerose opere d’arte contemporanea, firmate da alcuni degli artisti più noti al mondo. Villa Amistà è una struttura che comprende, oltre all’omonimo ristorante, anche uno splendido hotel con piscina, dove d’estate è possibile pranzare con piatti più leggeri e semplici rispetto all’offerta gastronomica. La cucina, guidata con piglio, tecnica ed estro creativo da Mattia Bianchi, non nasconde a ragione le proprie ambizioni e fa della ricerca (dalla materia prima, selezionatissima, alle preparazioni) il proprio fulcro. Qui l’innovazione, che non è mai dirompente o provocatoria, è cercata tra le pieghe di sapori ben radicati nella memoria gustativa del territorio. Due sono i casi più evidenti. Il primo: la spuma di patata soffice all’olio, salsa di pomodoro, aromi mediterranei e mazzancolle, dove la spensierata immediatezza della patata e del crostaceo entrano in una vibrante risonanza con la fresca aromaticità del pomodoro. Il secondo: “baccalà alla vicentina”, in cui la tipica salsa avvolge un filetto di moro oceanico. Superlative le trippe dello stesso pesce in accompagnamento. Ghiotto e impeccabile, per precisione ed equilibrio, il risotto “bianco” al pomodoro, basilico e burrata. La carta vini, ancora in crescita, è già piuttosto ampia e alterna consapevolmente grandi maison e piccoli produttori d’Italia e del resto del mondo. Due percorsi a 70 e 90 euro, più o meno come alla carta.

21 Settembre 2020
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Al Ponte

Al Ponte, perché il ponte è a due passi. Non un ponte qualsiasi, ma il ponte degli Alpini, uno dei più caratteristici d’Italia, opera palladiana in legno che fra distruzioni causate da piene del Brenta e guerre ha visto fluire la storia sotto le sue arcate. Al Ponte è il ristorante dove Flavio Strafella, un valente cuoco e cioccolatiere salentino da tempo trapiantato in Veneto, racconta le sue gesta. Il ristorante dietro una parvenza classica presenta una cucina di gradevole contaminazione, capace di amalgamare con estro e abilità due scuole e due sensibilità: quella identitaria del territorio pedemontano-berico e quella non meno di spessore del Salento. Flavio, che gestisce il locale insieme al fratello Antonio, ama trovare equilibrio nei contrasti e lo fa senza incertezze e sbandate di gusto. Encomiabili il salmone affumicato e panna acida e le tagliatelle al pesto di cicoria e mandorle, piatto quest’ultimo che richiama i sapori del Leccese. La tradizione veneta echeggia nei moscardini in casseruola su passato di polenta, ma anche nei piatti a base di torresano e di baccalà. Nella stagione degli asparagi, vanto di Bassano, una parte del menu è dedicata a questo prelibato turione. Carta dei vini ampia, che stimola escursioni in varie regioni italiane. Imperdibili i cioccolatini, irresistibile tentazione dello cuoco leccese. Un consiglio: meglio prenotare un tavolo con vista sul ponte e sul centro storico cittadino. Servizio di tono familiare. Conto sui 45 euro.

21 Settembre 2020
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Casa Dimitri

Casa Dimitri, un luogo esclusivo nel cuore dei Berici, nella bella Val Liona. Per Dimitri la cucina è una cosa istintiva, di famiglia. Da decenni i Gianello rappresentano un punto di riferimento per la ristorazione di qualità della terra berica. Una tradizione che il giovane erede porta avanti con orgoglio, ricordandone le radici per senza rimanerne prigioniero. Fin dal nome, è chiara la volontà di tracciare un percorso personale, che rispecchi una ristorazione rispettosa delle tradizioni ma che si evolve in armonia con un mondo che cambia, fatta di ricerca continua ma in armonia con la natura e i suoi prodotti. Solo alla sera si può apprezzare la filosofia cardine della cucina: dall’attenta selezione delle materie prime alla sperimentazione di tecniche di cottura e manipolazione degli ingredienti.La cucina pesca con parsimonia e grande attenzione alla tradizione familiare, aggiungendo un pizzico di creatività con il tortello di pasta all’uovo “40 rossi”, cuore di manzo, faraona e gallo con cremoso di cappone, aglio nero e liquirizia. Sempre elegante il tributo al mare espresso dalla chevice di pesce spada, capasanta, tonno e scampo con brodo all’aglio rosa, o dall’intenso e goloso “Assoluto” di baccalà, in versione mantecata, in salsa pil pil. Gloria anche per i patti di terra a partire dallo spaghetto ai 5 pomodori per finire al morbido costato di vitellone cotto per trenta ore. Dessert di dolce creatività come nella catalana e croccante alle mandorle. Carta dei vini interessante e dai ricarichi moderati. Intorno agli 80 euro.

21 Settembre 2020
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Casin del Gamba

Se per raggiungere questo “casin” di caccia, perso tra i boschi fra Altissimo e Valdagno, a 800 metri di altitudine, bisogna mettere in conto una quarantina di minuti dall’autostrada Brescia-Padova, d’altro canto il paesaggio da cartolina e la quiete che circonda il ristorante giustificherebbero da soli la deviazione. Accolti con un sorriso dalla famiglia Dal Lago (Antonio, la moglie Daria e il figlio Luca), ci si accomoda nell’ospitale sala interna, spesso allietata dal crepitio del camino, e si accede a una cucina moderna, fatta di pulizia, eleganza e precisione esecutiva. I prodotti del territorio circostante sono protagonisti assoluti in un menu che cambia radicalmente in base alle stagioni. Ecco allora lo sformatino di erbe spontanee con ricotta mantecata e acqua di datterino, la Garronese (pregiata razza bovina veneta) battuta a coltello con i sottoli fatti incasa, la “caciopepe” ad Altissimo, Grana Padano, pepe affumicato, crema di asparagi, ravanello e pane dolce sbriciolato, e le guance di manzo con santoreggia e puré di patata viola e carota gialla. Chiusura tanto golosa quanto rinfrescante con il cremoso di basilico, agrumi ed erbe, con crema al mascarpone e frolla alla mandorla. Ad accompagnare i piatti, una proposta enologica di ampio respiro, ben centrata tanto nelle scelte quanto nei prezzi. Servizio premuroso e professionale, conto pari al livello dell’esperienza: si spendono 95 euro per 6 portate, scegliendo tra i menu “I Classici” e “La Stagionalità”.

21 Settembre 2020
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La Peca

Un luogo di felicità gastronomica seminascosto in un Veneto minore, lontano dalle rotte più battute ma non per questo meno bello. Ai margini dell’abitato di Lonigo, circondata dai dolci declivi dei Colli Berici va in scena una squadra di professionisti di grande valore, capeggiata dai fratelli Pierluigi e Nicola Portinari. Il primo non solo si divide tra sala e cantina, coadiuvato dalla moglie Cinzia e dal sommelier Matteo Bressan, ma progetta e compone una linea di pasticceria tra le più innovative e riuscite d’Italia; il secondo guida la brigata di cucina, dettando i ritmi di un menu in cui creatività, intensità, grazia e leggerezza vanno di pari passo. L’esordio è affidato a un piatto-scommessa: “Il mondo vegetale può sembrare animale?”. La risposta è “sì”, grazie a un raffinato gioco di aromi e texture. La prosecuzione ideale è il risotto ai peperoni chipotle con crudità di gamberi, marasche e curry: complesso, equilibrato, eseguito alla perfezione con una mantecatura leggera, senza grassi aggiunti. Tra i secondi, gli amanti dell’anguilla possono assaggiarne una versione ispirata agli usi orientali, con salsa teriyaki e daikon piccante. Chi ama la selvaggina non si può perdere il cervo alle erbe con melone grigliato al porto, porcini e cassis. Chiusura golosa con i ravioli alla crema bruciata, zuppa di arance e ananas alla vaniglia. Carta dei vini imponente, dotata di ampia scelta sia tra i grandi classici sia tra i piccoli produttori artigianali e ispirati al credo “naturale”. Menu degustazione a 95, 150 e 165 e 200 euro. Alla carta sui 120.

21 Settembre 2020
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Penacio

Una grande trattoria italiana, nel cuore dei Colli Berici. Da Penacio tutto sa di casa e famiglia: dal vecchio casale, arroccato sulla sommità di una delle alture che disegnano il paesaggio, oggi sede del ristorante, all’atmosfera accogliente, riscaldata dai camini che lasciano presagire l’amore della famiglia Gianello per la tradizione gastronomica locale e le cotture ancestrali. Una famiglia di ristoratori, appunto, i cui protagonisti sono ora Imera Gianello e Roberto Mattiello, che con la figlia Nikki Eveline gestiscono l’Antica Trattoria “da Penacio” (nome con il quale sono conosciuti a Soghe di Arcugnano, sui Colli Berici), e che da tre generazioni custodisce e valorizza prodotti, sapori e saperi del territorio. Da ricordare le paste fresche, come le pappardelle 40 tuorli condite con le verdure dell’orto, o i bigoli al sugo di vitellina tagliata al coltello. Non mancano ovviamente, quando è stagione, funghi e tartufi, che arricchiscono pietanze come l’imperdibile tagliata cotta allo spiedo nel caminetto a vista, posto tra la sala e la cucina. A completare una proposta, già di per sé piuttosto articolata, anche qualche piatto di pesce, coerente con il taglio e il pensiero del luogo. Tra i dolci non si può non ricordare il gelato mantecato alla nocciola, avvolgente e voluttuoso. È una sorta di firma del Penacio. La carta dei vini è di impronta classica, con una buona copertura tanto del territorio quanto delle altre regioni italiane. Presente all’appello anche qualche etichetta blasonata. Conto sui 45 euro.

21 Settembre 2020
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Al Molin Vecio

A poco più di dieci chilometri dalla città di Vicenza, lungo la direttrice che porta a Thiene, si trova questa bella trattoria di gusto classico. Il contesto non può essere più bucolico: un mulino di inizio ’500, circondato da risorgive, frutteti e un giardino riccamente popolato da erbe aromatiche, fiori e piante officinali. Del tutto coerente l’atmosfera calda dei locali interni: tanto il legno di pavimenti e arredi, quanto gli splendidi oggetti da lavoro esposti qua e là sono testimonianza viva di una cultura materiale qui conservata e alimentata con cura e dedizione. La cucina al Molin Vecio non è da meno. Il menu è animato da pietanze semplici e ben eseguite, impreziosite da spunti innovativi spesso ispirati dalla disponibilità stagionale del giardino. Buona e ghiotta la frittura di verdure, erbe e fiori dell’orto officinale, accompagnate da una salsa allo yogurt. Tra i primi, di intrigante complessità gli spaghettoni ciclamino al ragù di coniglio, olive e origano fresco. Non mancano ovviamente, quando è stagione, tartufi dai Berici e funghi. Tra i secondi, da non perdere quando disponibile il “Capòn in canevèra”, intrigante e delicato. Si tratta di una preparazione risalente alla fine del Settecento, che prevede la cottura del cappone in vescica di maiale, utilizzando una canna di bambù come sfiato. La carta dei vini è semplice e personale, con più di qualche rarità a prezzi imbattibili. 35 euro il menu, poco di più alla carta.

21 Settembre 2020
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Palmerino

Non dovete avere dubbi: qui siamo in uno dei templi riconosciuti del baccalà alla vicentina. Lo prova quella scultura in legno, quasi vivente, lunga quattro metri che accoglie all’ingresso del ristorante, quasi fosse una divinità laica che indica la strada ai “fedeli” gourmet. È una maxi-rappresentazione del merluzzo norvegese, quello delle isole Lofoten, scoperto a essiccare al vento nel 1432 dal capitano della Serenissima Pietro Querini dopo un naufragio. C’è una spiegazione al monumentale tributo. Da settant’anni il locale è specializzato nel preparare piatti della tradizione, ma soprattutto il celebrato “baccalà alla vicentina”. Anzi, Sandrigo è diventata la capitale di questa pietanza, come raccontano perfino i cartelli stradali all’ingresso del paese. Va sempre ricordato che, anche se si chiama baccalà, abbiamo a che fare con lo stoccafisso. La ricetta tradizionale è certificata e custodita dalla “Venerabile confraternita”, di cui il cuoco di Palmerino è autorevole componente. Antonio Chemello, assieme al figlio Marco (e naturalmente alla nonna Iole) prosegue la tradizione di famiglia, grazie a conoscenze e tecnica maturate. Ma c’è un ingrediente in più: la passione. E questa motivazione li porta ogni anno nell’isola oltre il Circolo polare artico a selezionare personalmente gli stoccafissi che finiscono nei piatti a Sandrigo, magari nella degustazione parallela di baccalà, merluzzo e stoccafisso. Ah, per gli irriducibili, sono disponibili anche piatti di carne. Il menu di baccalà costa 32 euro, alla carta 40.

21 Settembre 2020
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Al Callianino

Una scommessa meritatamente vinta, quella di Alberto Mori e Ivana Firulesko, le menti e le mani (Alberto è responsabile della cucina, Ivana della sala), che con il loro Callianino hanno impresso un importante cambiamento alla scena ristorativa dell’areale di Soave. La sfida non era da poco: portare lo stile, la cucina e il mood di un bistrot di stile europeo nella profonda campagna veronese. Siamo infatti a Montecchia di Crosara, alle porte della Val d’Alpone, piccolo scrigno che contiene prodotti artigianali di grande qualità, non sempre o del tutto conosciuti dal grande pubblico. Da qui partono Alberto e Ivana, reinterpretando una trattoria contemporanea con le pareti color pastello che disegnano la natura pacifica e creativa. Come quella espressa dalla cucina, tutta orientata alla qualità degli ingredienti, perfettamente valorizzati da preparazioni eseguite con tecnica e cura. La sala si muove con grazia ed eleganza, in piena risonanza con la cucina nell’esprimere la filosofia del locale dove si viene per stare bene e per ritrovare valori dimenticati. Tra gli antipasti, è ormai iconica la battuta di manzo “Neanderthal”, una tartare di Fassona che si accompagna a midollo arrostito (e quando è stagione, a tartufo nero della Lessinia). Eccellente, tra i primi, il risotto ai peperoni servito con stracciatella e acciughe. Di pari livello il petto d’anatra accompagnato da puré con il suo fondo. La carta dei vini è essenziale e fortemente orientata al territorio, con qualche referenza puntuale d’oltralpe. Due i menu degustazione: 4 o 6 portate, a 40 e 50 euro. Sui 50 alla carta.

21 Settembre 2020
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Locanda San Lorenzo

L’Alpago è una terra da scoprire, ai piedi di montagne forse meno note ma di grande bellezza e ricca di angoli di estremo fascino. È anche il mondo di un cuoco che quassù ha fatto del rispetto di territorio, stagioni e gusto una ragione di vita professionale, trasmettendo la sua sconfinata passione a tutta la famiglia. Ora infatti, mentre da sempre con lui lavora in sala la moglie Mara che con sé ha Angela, accanto a Renzo Dal Farra in cucina c’è anche il giovanissimo figlio Damiano. Ecco che allora uno stile inconfondibilmente legato alla tradizione e allo stesso tempo al passo con i tempi e aperto alle novità è diventato il segreto del meritatissimo successo di questa locanda dalla storia ormai centenaria. Se il piatto che non potrà mai mancare è una variazione di agnello dell’Alpago che manda in visibilio i palati più allenati, le proposte cambiano regolarmente e immancabilmente regalano soddisfazione. Conquistano le delicate note orientali della trota, affumicata e servita con guacamole e chutney di mango e peperone, anch’essa di queste parti. Notevole il risotto con ostriche, porcini, salsa al lemongrass, zenzero e finocchio, così come gli spaghetti freddi con scampi, seppie, gamberi crudi e caviale. Perfette anche le animelle di vitello dorate, servite con porcini, purea di patate e lemongrass. Tra i dolci è buonissimo il cremoso al cioccolato bianco con salsa di lime bruciato, yuzu, datteri e gelato al sesamo. La cantina, con ricarichi encomiabili, è di grande profondità. Si spendono 95 euro per il menu degustazione, sugli 80 alla carta.

21 Settembre 2020
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Dolada

Situato in una posizione a dir poco privilegiata, con alle spalle l’imponente montagna da cui prende il nome e di fronte i dolci declivi dell’Alpago e il lago di Santa Croce, questo ristorante ha fatto la storia della gastronomia veneta dell’ultimo trentennio. Onore a Enzo e Rossana De Prà, che lo hanno reso un indirizzo di fama internazionale già negli anni Ottanta del secolo scorso, e apprezzamento per il lavoro che oggi svolgono i figli Benedetta, in sala, e Riccardo, al timone della cucina. Nei piatti nessun vincolo di confine, ma un occhio di riguardo per i prodotti del territorio incantato che circonda il locale. Le interpretazioni sono eleganti, concrete e moderatamente creative, come il salmone selvaggio affumicato in casa con burro di malga e rafano o con le lumache à la bourguignonne con funghetti ed erbe selvatiche; si continua con una divagazione marittima, gli spaghettini tiepidi con tartare di crostacei e primizie dell’orto, oppure con la golosissima carbonara di Riccardo, servita scomposta lasciando al cliente l’onere di mescolarne gli ingredienti. Da non perdere la sontuosa lepre alla Royale, di ispirazione transalpina. Si chiude con la torta rovesciata di pesche Impero e gelato al pistacchio di Bronte. La carta dei vini, in versione digitale, è ampia, ben costruita e propone diverse etichette al calice. Il servizio, governato dalle donne di famiglia, è cordiale e premuroso. “Menu gran degustazione Alpago” a 88 euro, “Menu dei Classici” a 62, alla carta sui 70.

21 Settembre 2020
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Le Beccherie

C’è già un motivo per visitarlo ed è naturalmente il tiramisù, che la tradizione vuole sia nato qui a metà anni Cinquanta. Da allora, a parte il dolce, molto è cambiato, praticamente tutto. Nel 2014 la famiglia Campeol, che per generazioni lo ha gestito, ha passato il testimone a Paolo Lai, titolare di altri locali a Treviso. La spinta innovativa c’è e si vede. È stata concepita una ristrutturazione complessiva, tanto degli ambienti quanto della cucina, che adesso punta a una fascia di palati gourmet interessati a sapori innovativi. Molto rame delle vecchie pentole alle pareti color verde petrolio e un wine-bar per lo spazio aperitivi, mentre il ristorante offre spazi pensati per creare un’atmosfera raffinata senza cadere nel lezioso. La cucina, guidata da Manuel Gobbo e Beatrice Simonetti, esprime una sua precisa personalità: i piatti sono frutto di una viva intelligenza che non diventa inutilmente eccentrica. I due cuochi valorizzano gli ingredienti grazie a una vena creativa che non diventa mai una strada senza uscita: le scelte risultano azzeccate e i gusti si rivelano pieni e morbidi. Un piatto come ostriche e fagioli, vale a dire nobiltà e miseria in cucina, è imperdibile; di grande qualità sono anche gli spaghetti al Raboso, i tortelli ai carciofi, la tartare. A proposito di tiramisù, il dolce è proposto anche in una versione “sbagliata” che lo interpreta con jelly al prosecco e polvere croccante. La cantina è adeguata al livello del locale, con proposte interessanti al calice. Menu degustazione da 65 o 70 euro, 55 alla carta.

21 Settembre 2020
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Osteria Ai Do Campanili

Una scenografia teatrale che sembra costruita ad hoc, con quei due campanili che, rassicuranti, sembrano vegliare sulla vecchia osteria. C’è il genius loci della laguna – e anche un po’ di storia serenissima – nelle pietre e nei mattoni di quel rustico del ’600 che oggi fa da guscio all’osteria. Osteria che per il valore dei suoi piatti è diventata il desco più apprezzato di Cavallino – Treporti, penisola protesa sulla laguna, famosa per i suoi ghebi, i suoi orti e i suoi grandi campeggi sotto gli alberi. Martino Scarpa ha dato anima a questo piccolo-grande luogo, facendo parlare della sua osteria grazie a creazioni brillanti. Ispirate alla laguna, certo, ma in grado di esprimere un linguaggio nuovo. L’anno in cui vinse il Festival Triveneto del Baccalà, Scarpa colpi per la sua capacità di giocare con le materie prime, abbinandole e scombinandole all’occorrenza, senza timori reverenziali. L’Osteria Ai Do Campanili naturalmente è anche per sua natura luogo di cicheti: piazza Santissima Trinità fa da giusta cornice al rito dell’aperitivo in salsa lagunare. Ecco alcuni piatti che ben rappresentano lo spirito dello chef: l’insalatina di granchio reale con royale di foie gras e vin brulé bianco; il risotto di go con caviale di aringa; ravioli di baccalà con porcini, panna al fieno e fava di Tonka. Anche il pre-dessert, con le micro creazioni di pasticceria, la dice lunga sullo stile personalissimo di Scarpa. Nicola Bacciolo, maître e sommelier, sa aprire ventagli preziosi quando si tratta di consigliare il vino giusto. Conto sui 65 euro.

21 Settembre 2020
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Zona d’Ombra

Il centro storico di Jesolo è un salotto accogliente e lo Zona d’Ombra è, sicuramente, una delle sue attrattive principali. Roberto Bergamo, l’oste di casa, e Gavina Cuccu, dinamica e creativa, guidano il team del locale che offre ben tre soluzioni. Lo si vive all’interno, una fucina di idee e conversazioni, nel plateatico coperto riparato anche nella stagione fredda, oppure nell’esclusiva terrazza privé da cui si osserva il Sile. La filosofia si esprime in un’instancabile ricerca che si concretizza, in primo luogo, nella scelta del vino italiano e straniero, tra nobili etichette e stimolanti piccoli produttori emergenti. Lo si degusta anche in mescita: 80 calici oltre a 10 etichette preziose che si stappano a rotazione mensile, incluso il Sassicaia. Ostriche e crudité trionfano sui piatti d’estate ma, tutto l’anno, la carta accoglie la battuta al coltello della Granda (prestigiosi bovini piemontesi) e gli hamburger di Black Angus di Mister Beefy. L’assortimento di formaggi compie un giro d’Italia per intenditori e include più di quaranta accurate selezioni che si distinguono, così come i salumi, a iniziare dal prosciutto di Onesto Ghirardi (36 e 60 mesi di stagionatura), servito in abbinamento al pane che arriva da Matera. Al momento del dolce spunta la tradizionale sbrisolona affogata al vino liquoroso Vecchio Samperi. Nel dopocena non manca mai un bicchierino di autentico Mirto sardo, ma si può anche partire alla scoperta dell’attenta selezione di gin. Il servizio è rapido e attento e il conto, in media, è sui 30 euro.

21 Settembre 2020
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L’Oste Scuro

Un secolo fa l’Oste era chiamato scuro perché si pensava che le mura nascondessero un segreto. Da qui il nome di questa raffinata “osteria” situata in pieno centro storico, tra Castelvecchio e Piazza Bra. Una quindicina di anni fa l’oste, senza più segreti, è diventato Simone Lugoboni, cuoco esperto e competente. Dapprima con il supporto di due soci di peso (Giancarlo Perbellini ed Elia Rizzo), in seguito in splendida solitudine, Simone ha fatto di questo locale un punto cardine per gli amanti della cucina di mare. I muri in pietra e i mattoni a vista raccontano un po’ della storia di Verona e il locale conserva tutta la propria avvenenza. Gli estimatori del pesce crudo possono “limitarsi” alla splendida selezione di ostriche oppure aggredire il sontuoso Plateau Royal. I cardini della cucina sono la freschezza della materia prima e la purezza dei sapori, che non rappresentano un limite alla creatività, senza più segreti nascosti tra le storiche mura. A parte le tentazioni estreme indotte da sei specie di ostriche e altrettante di caviale, potrete provare con soddisfazione il sampietro con crema di melanzane, pomodoro confit e maionese all’aglio nero, o le appetitose tagliatelle con sgombro, cipolla giarratana, aneto e pistacchio di Bronte, o il gusto pulito della ricciola bianca grigliata con purea di fave, porcini freschi e capperi fritti.
Chiusura dolce con la sfogliatina alle mandorle con crème fraîche, prugne e alma mater. Cantina costruita con acume, privilegiando bianchi e bollicine. Circa 90 euro, caviale di storione siberiano a parte.

21 Settembre 2020
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Da Beppino

La sua cucina racconta sessant’anni di tradizione gastronomica dell’Alto Vicentino, attraverso prodotti che lui stesso ha contribuito a salvare dal dimenticatoio. A lui, per esempio, va il merito storico di aver salvato il mais Marano, probabilmente il migliore per la polenta, un prodotto di nicchia di elevato pregio, frutto di una ricerca di oltre un secolo fa da parte dell’agronomo Antonio Fioretti. Claudio Ballardin è davvero un personaggio di primo piano della ristorazione, e ancora di più lo sono i suoi piatti. Il ristorante, poi, è allestito in un’antica villa del XVIII° secolo, che si trova alle pendici del Summano. Il nome del locale è un omaggio al suocero di Claudio, Beppino Zocca, che ha aperto la prima cucina: a lui è stato intitolato un premio gastronomico. Seguendo i suoi insegnamenti, ma mettendoci molto di suo, Claudio proietta nella cucina l’anima della gastronomia veneta. A iniziare dallo spiedo, che sa trattare come pochi. Se riuscite a gustare una beccaccia preparata da lui avete fatto bingo. Anche il carrello dei bolliti è un altro dei suoi punti di forza, così come gli storici “gargati con il consiero”, piatto creato da Aldo Dall’Igna, indimenticato gastronomo locale: si tratta di una pasta corta (il “gargato” è il primo pezzo dell’esofago) servita con una serie di condimenti che cambiano a seconda della stagione. Ballardin è aiutato in cucina dal figlio Diego, mentre la sala è governata dalla moglie Teresa e dall’altro figlio, Mirko. Carta dei vini attenta al territorio, servizio cortese. Sui 45 euro.

21 Settembre 2020
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TreQuarti

Da qualche anno il TreQuarti è considerato un indirizzo emblematico del fermento che regna tra i giovani cuochi di questa parte di Veneto. Ora avviato alla maturità, il locale di Alberto Basso si conferma una meta divertente e piena di sorprese. La bella sala, arredata in modo piacevolmente estroso, offre la cornice ideale a una cucina vivace, che mette in campo tecnica solida ma si mantiene alla larga da eccessi cervellotici. Qui, le suggestioni della tradizione servono da punto di partenza per rielaborazioni fresche e talvolta irriverenti, quelle che il cuoco definisce “Man roverse” (sberle), in contrasto con le “Caresse”, le carezze dei piatti della memoria, che pure non mancano. Così, un classico della cucina delle nonne come il riso al latte trova nuovo slancio grazie al caviale affumicato e alle note balsamiche di lime e origano; di bell’equilibrio la melanzana rosolata con robiola di capra e salsa ai fichi bruciati, goloso e confortevole il polpo con salsa barbecue, ben contrastato dall’indivia grigliata e dalle note agrumate del sommacco. Nota di merito, tra i dessert, alla granita di acetosella con cremoso al pistacchio e salvia, di grande armonia e freschezza. Sala e cantina sono affidate all’esperienza di Christian Danese, che guida l’ospite con competenza e complicità, proponendo un’ottima selezione al calice. Diversi menu degustazione (Cicheti) liberamente componibili dall’ospite o “alla cieca” (dai 45 ai 90 euro, a seconda del numero di portate). Sugli 80 euro alla carta.

21 Settembre 2020
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Trattoria Dalla Libera

L’appassionante storia della ristorazione di famiglia inizia nel 1966 e si intreccia con l’amore autentico per i valori di una cucina ricca, spontanea e ammaliatrice. Gli ingredienti principali sono portavoce del territorio, fonte di stimoli per lo chef Andrea Stella che ama studiare tecniche nuove e abbinamenti di sapori sorprendenti. Nelle ricette inserisce spesso le erbe aromatiche, anche spontanee, di cui conosce ogni peculiarità. Andrea è sommelier come il fratello Paolo che segue il servizio in sala e si interessa delle scelte dell’ampia cantina. Il terzo fratello, Luca, si occupa dell’amministrazione. La carta è in continua evoluzione. Patate, trombette (funghi) e carrè di vitello affumicato rappresentano un perfetto equilibrio di preparazioni e temperature. Il raviolo con latte, buccia di limone verdello siciliano e lemongrass è particolarmente gustoso, così come il riso con gambero imperiale e ostrica. Tra i secondi, la battuta di spalla di scottona con insalata di more e mirtilli e misto di erbe aromatiche dà autentica gioia al palato. Ci piace il “roast beef” (tagli diversi) di capriolo, olio d’oliva, limone, aglio, gocce di yogurt bianco. Squisito e soffice al palato il trancio di merluzzo accostato a gamberi al vapore e salsa di acciuga servita con il pepe arancio. Conclusione con la sfoglia di frolla che incontra il sorbetto di frutto della passione e la mora appena scaldata. Le degustazioni stagionali (tartufo, carciofo ecc.) sono proposte a 40 euro, mentre alla carta il conto resta sotto i 50 euro.

21 Settembre 2020
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Spinechile Resort

C’è una frase di Italo Calvino che riassume bene il significato di una visita allo Spinechile Resort: “I classici sono libri che quanto più si crede di conoscerli per sentito dire, tanto più quando si leggono davvero si trovano nuovi, inaspettati, inediti”. La cucina di Corrado Fasolato è esattamente così: ingredienti classici, abbinamenti inattesi, risultati sorprendenti. Se davvero il cuoco ha trovato il suo “buen retiro” in questo angolo (ecco il significato di spinechile, parola cimbra) di montagna sopra la sua Schio, non per questo la sua mente ha smesso di essere vivace. Anzi. Potrebbe far scrivere all’ingresso del locale il motto, preso a prestito da Elias Canetti: “Io aspetto incessantemente l’inaspettato”. Qualche esempio: di fronte al ritorno modaiolo del “cacio e pepe”, lui propone un “risotto cacio e caffè con animelle e scampi”. Come Fabrizio De Andrè, va in direzione ostinata e contraria. Ha perfino fuso due ricette classiche, quella dei bigoli olio e sardea e quella dell’aglio e olio creando i bigoli verdi (ottenuti dalla clorofilla del prezzemolo), presentati con aglio, olio e go, che è il nome dialettale del gozzo, pesciolino di laguna. L’ultima novità fresca dell’estate è l’azienda agricola realizzata sul terreno sotto il ristorante. I prodotti finiscono direttamente in tavola, e il cuoco li celebra con un dessert che ha battezzato “Frutta e verdura”. Il servizio è affettuoso, grazie a Paola moglie e musa di Corrado, che governa anche la cantina. Conto fra i 65 e 95 euro a seconda delle portate.

21 Settembre 2020
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Locanda Baggio

Quando lo vedete non potete non pensare al Grande Gigante Gentile del film di Spielberg, quello che è incaricato di catturare i sogni e di portarli ai bambini addormentati del mondo. Ermenegildo “Nino” Baggio è imponente ma non incute soggezione: la sua cucina è come la mano grande e possente che stringe la tua quando ti accoglie all’ingresso: sa essere delicata pur esprimendo energia. E, assieme alla moglie Nina Lunardi, irradiano questa atmosfera che si respira nel locale, una locanda aperta dal 1978 e oggi gestita assieme ai figli Enrico, Guido e Cristina. La loro creatività si materializza assicurando sempre misura e gusto. Potete assaggiare la crema di fagioli della Val Belluna e tartare di gamberi rossi come un risotto cacio e pepe, calamaretti spillo e canestrelli chioggiotti, per convincervi che la mano del cuoco è sapiente e delicata. Assaggiate il baccalà, l’anguilla del Sile oppure il germano reale e avrete la stessa sensazione. Spiegava il grande scrittore Anatole France: “Benché la bellezza derivi dalla geometria, solo attraverso il sentimento è possibile coglierne le forme delicate”. Nino Baggio e il suo gruppo sono capaci di trasmettere queste sensazioni con i loro piatti: il sentimento diventa gusto. Provate anche i “moscardini di Chioggia al vapore, crema di patate di Rotzo, caviale di trota, gocce ai ricci di mare, salicornia, nero di seppia e prezzemolo”. Dolci della tradizione e cantina con 200 etichette. Alla carta 60 euro, stessa cifra per il menu degustazione “Sensazioni” da sei portate.

21 Settembre 2020
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Tivoli

Si domina Cortina dalla “casa” di Graziano Prest che precede i tornanti in direzione del passo Falzarego, senza stancarsi mai dello spettacolo che riserva la bellezza senza tempo della conca ampezzana. Originario dell’Alpago, Prest è ormai un cortinese naturalizzato e il suo Tivoli è un’apprezzatissima tappa gastronomica: sarà per l’alto livello di accoglienza oppure per una carta dei vini di rara profondità. O ancora, semplicemente, perché qui si sta e si mangia davvero molto bene. La cucina è fatta di piatti di grande concretezza, ben eseguiti con materie prime di pregio sia locali sia di mare, come nel caso dell’ottima tartare di astice servita con avocado, pomodoro candito e crema tiepida al Riesling. Vale la pena assaggiare anche il goloso “McTivoli”: sandwich alla coscia d’anatra confit al rosmarino, dressing di scalogno, finferli e maionese ai lamponi. Tra i primi sono davvero buonissimi gli spaghetti dolomitici di patate con fonduta al Graukäse, salsa di foie gras, finferli, nuvola al rabarbaro e erbe di montagna disidratate. Difficile rinunciare all’agnello dell’Alpago in due portate arrosto, stufato, la pancia confit e poi i fegatini all’aceto balsamico e cipolla di Tropea, la costoletta dorata e le trippe. Degna conclusione il ricco “Dolce Verde” composto di mousse al sedano, crumble alle mandorle, sorbetto di lime e limone, mousse al basilico, macedonia di mela, kiwi e finocchio, salsa di yogurt e zenzero. Si spendono rispettivamente 95 o 125 euro per i menu degustazione, sui 100 alla carta.

21 Settembre 2020
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Fuel – Ristorante in Prato

Prato della Valle è la storica cornice di tante storie quotidiane al Fuel. Nascono con il nuovo millennio e si esprimono in creatività e freschezza, grazie anche alla giovane età del team di cucina guidato dal cuoco Edoardo Caldon, affiancato da Riccardo Bertazzo e dalla pasticcera Alessia Marchetto. Le basi sono solide, gli ingredienti di qualità e l’esperienza a tavola si arricchisce di un convincente stile innovativo. Nell’ambiente ben arredato, con la veranda panoramica che si apprezza in tutte le stagioni, si servono piatti che colpiscono i sensi e conquistano al primo sguardo. In carta troviamo tante idee che regalano sensazioni: le capesante finferli e latticello; la battuta di vitello, scampi e wasabi; il risotto con gamberi rossi, fave e pecorino. In alternativa: il raviolo di melanzane e miso in brodo di prosciutto e basilico. L’anatra porro e ciliegia e la costoletta di rombo, latte di cocco, bagigi, tamarindo e lattughina sono due secondi che esprimono bene la filosofia di cucina. Il momento del dolce è giocoso: i frutti esotici incontrano il gelato al dragoncello; la pazientina 2.0 lascia un ottimo ricordo, tra acidità e croccantezza. Il servizio è accogliente e disponibile. La cantina trova voce grazie ad Antonio Greggio e dedica il giusto spazio alle etichette italiane, ma non si ferma alla sola Penisola, conquistando, in particolare, gli estimatori delle bollicine francesi. Il menu degustazione di pesce si attesta sui 70 euro, il percorso estivo dedicato al tartufo è proposto a 55 euro, mentre alla carta il conto si aggira sui 60 euro.

21 Settembre 2020
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RISTORANTE ALDO MORO LA CUISINE

È una bella famiglia quella dei Moro. Una storia di accoglienza lunga ormai quasi ottant’anni, nel centro storico della splendida cittadina di Montagnana, vede tutti i membri della famiglia impegnati tra albergo e ristorante, la cui sala è stata ristrutturata di fresco e adesso è ancora più confortevole e luminosa. Regno di Silvia, ancora molto giovane ma ben affermata grazie a una ricca formazione, la cucina ha due anime: quella più inevitabilmente tradizionale in cui si ritrovano i piatti del territorio, dalle tagliatelle al ragù d’asino al tiramisù, e l’altra, più creativa e legata alle esperienze della cuoca, con il minimo comun denominatore dell’alta qualità abbinata alla ricerca. Molte idee, tutte divertenti e ben riuscite, si susseguono un piatto dopo l’altro. A partire da un classico di grande sapore come “i due mondi, mare e terra” con calamaro, gambero e battuta di manzo serviti su un crumble salato. Ancora la freschezza di carota, coniglio e salsa caprino. Meritano l’assaggio i golosi tortelli alla “sbirraglia” con pollo, birra, mele e lamponi, così come il risotto alle radici con sedano e bergamotto a mitigarne la dolcezza. Molto buono e cotto alla perfezione il succulento piccione “alla Rossini”. Tra i dolci vale la pena provare la sorpresa (che qui non possiamo ovviamente svelare) di “S-fidati”. Il servizio è solerte e sorridente, la carta dei vini ben articolata con una buona disponibilità al calice. Si spendono dai 50 ai 70 euro per i menu degustazione, sui 50 alla carta.

21 Settembre 2020
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Casa Brusada

Se il nome “casa” è rimasto un motivo c’è e riguarda in primo luogo l’ambiente confortevole e l’accoglienza, curata e complice guida in ogni avventura alla scoperta del gusto. Alla base di tutto il territorio e la natura, che rappresentano il punto di partenza e la grande ispirazione per l’appassionato chef e titolare Marco Pincin. A tavola, spesso, parlano il Montello e la rigogliosa Marca trevigiana, riletti con rispetto, originalità e grande personalità. Erbette spontanee, asparagi, funghi, radicchio e tanti altri sapori scandiscono il ritmo delle stagioni, in una carta di qualità e ricerca che esalta le caratteristiche degli ingredienti in composizioni stilose, come il foie gras marinato, mazzancolla confit, ovoli al burro affumicato e gel di yuzu. I ravioli del plin, spuma di burrata, gel di basilico e finferli marinati sono un piatto equilibrato in cui il sapore è anticipato da un’aroma suadente. La crema di riso al nero di seppia, scampi al mojito, pomodorini confit e maionese di crostacei è un delizioso gioco di consistenze. Tra i secondi, una proposta classica che non può mai mancare è il guancialino di vitello al rosso di Venegazzù. Un’alternativa? Tataki di fassona, salsa alle prugne, purea di nocciole e tartufo nero. Al momento del dolce si indugia sulla sinfonia di cioccolato, ma la delizia di lampone è tentatrice. La cantina, grazie soprattutto alla presenza dell’enoteca, è ampia e variegata. Oltre alle etichette italiane, accoglie un’attenta selezione di etichette francesi. Il conto alla carta si aggira intorno ai 45/50 euro.

21 Settembre 2020
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Feva

Leggermente defilato rispetto all’interessante centro storico della città di Giorgione, il Feva di Nicola Dinato è una tappa di alta qualità in questo margine occidentale della Marca trevigiana. La struttura, con il suo ambiente elegante e accogliente disposto su due piani, ospitava anticamente un convento. Appena si entra si può notare la luminosa cucina a vista che fa bella mostra di sé con la brigataintenta tra pentole e fuochi. Il cuoco, la cui fama si è ormai consolidata anche in patria, vanta ottime esperienze internazionali che l’hanno portato a concepire uno stile di cucina moderno, leggero e soprattutto elegante. Piatti che convincono i suoi, quindi, come nel caso dell’equilibrata armonia che si ritrova nel baccalà mantecato con gratin di patate, nocciole tostate, pesto di origano e alici, ma pure nel “brasato crudo”, frutto di una storia divertente. Tra i primi vale la pena assaggiare i delicati tagliolini all’acqua di pomodoro con gamberi rosa, bottarga, fave e piselli, o gli ormai classici paccheri alla carbonara di canestrelli con pesto di ricci di mare e santoreggia.
Agnello in crosta, cecina, prugne bruciate e maialino “alla diavola” convincono entrambi. Per il finale dolce, l’immarcescibile “tiramigiù” oppure la più fresca, ma non meno buona, pesca caramellata con frutto della passione e liquirizia. Ben assortita la carta dei vini, con qualche proposta al calice; di cordiale professionalità il servizio. Si possono spendere rispettivamente 60, 70 o 80 euro per un menu degustazione, sui 70 alla carta.

21 Settembre 2020
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Gellius

Non pretendo che abbiate letto la monumentale Storia di Roma di Theodore Mommsen, datata ma valida ancora oggi, ma se appena avete sbirciato le Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar o se, almeno, avete palpitato per il destino di Massimo Decimo Meridio nel Gladiatore, beh, uno dei tre suggerimenti, a scelta, vi può essere utile se decidete di andare qui a cena. È un’esperienza unica sedersi a tavola in un locale che è anche sede di un museo archeologico che negli Usa e in mezza Europa si possono solo sognare, ricco com’è di cimeli romani dai tempi di Augusto al quinto secolo. Tra questi c’è anche l’urna funeraria di Gaio Gellius, schiavo diventato libero, ecco spiegato il nome Alessandro Breda è cuoco di capacità conosciute, dall’anima ancestrale e dallo spirito rivoluzionario. Sapori impeccabili e bilanciati contrasti sono la sua filosofia. Per convincervene, provate il riso scalogno e caviale, gli spaghetti con ricci di mare e pistacchi. Oppure, se vi resta qualche dubbio, assaggiate il branzino grigliato con melanzane e pomodori verdi, o il piccione in casseruola con scaloppa di fegato grasso, pesca e passion fruit. Sui dolci, impossibile non citare “Uhhh…ovo” con zabaione, cioccolato Dulcey e cioccolato bianco. Cantina di 900 etichette, con spazio per le piccole realtà e possibilità di assaggio anche al calice. Alla carta 70 euro, con due menu degustazione: “Quinque” (85 euro) e “Septem” (110 euro). Il latino non è una lingua morta.

21 Settembre 2020
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Scalette Soave Classico DOC

Dall’anima vulcanica del Cru Pigno a quella calcarea del Cru Tenda. Dopo il Perinato, un Soave Classico DOC prodotto nel Cru Pigno e affinato in legno, capace di esprimere al meglio l’anima vulcanica del terroir, il nuovo vino punta sull’identità classica della denominazione con l’inconfondibile cifra stilistica di Gianni Tessari.

Nasce così Scalette, un vino con cui il viticoltore di Roncà punta alla massima esaltazione dell’identità e della tradizione della DOC Soave. Scalette è un Soave Classico DOC prodotto nel Cru Tenda. In questo Cru collinare e a suolo prevalentemente calcareo vengono condotti i vigneti di Garganega e Trebbiano di Soave. Ne deriva un vino in cui, grazie anche alla fermentazione e all’affinamento in acciaio, è immediatamente percepibile la delicatezza dei profumi e sapori floreali e minerali tipici del Soave Classico: una continua valorizzazione del territorio attraverso il rispetto dell’identità che lo caratterizza.

L’esaltazione dell’identità del territorio, che Tessari riserva a tutte le tre DOC (SoaveColli Berici e Monti Lessini) coperte dai vitigni dell’azienda, riecheggia anche nel nome scelto per il vino: “Scalette che si ispira alla scalinata che dal centro di Soave porta al Castello Scaligero: un percorso immerso nella storia e cultura del paese che rimanda simbolicamente al Soave tradizionale. Un vino d’ annata per esaltarne al meglio le tipiche caratteristiche organolettiche: colore giallo paglierino. Bouquet finissimo di fiori bianchi e frutti a polpa bianca. Corpo sostenuto con leggera nota di mandorla e un finale fresco.

11 Luglio 2020
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