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Veneto

La Tavernetta

Il Lido di Venezia ha un fascino molto diverso da quello della città. Si tratta di un luogo tranquillo che si anima e diventa incredibilmente glamorous quand’è il momento della Mostra del Cinema, in un turbinio di personaggi del jet set e mondanità per poi tornare alla sua pace romantica. Qui non è così facile trovare da mangiar bene, ma praticamente di fronte a quell’istituzione che è l’Hotel Excelsior si trova il locale che Ottavio Venditto conduce insieme alla mamma Adriana, cuoca.

Subentrato alla gestione dopo la scomparsa del padre, prima in cucina, questo giovane abile padrone di casa è anche un titolato sommelier che ha compilato una carta dei vini in linea con le sue approfondite conoscenze, per cui vale la pena lasciarsi consigliare un ottimo calice. La cucina, invece, si muove dalla Toscana all’Adriatico con proposte semplici ma molto ben realizzate, a partire dai tre assaggi della cucina veneziana, per passare alla dadolata di cappesante crude con mousse di piselli, menta e basilico, di convincente freschezza.

Molto buono anche il carpaccio di gamberi rosa della Dalmazia con agrumi, burrata e pistacchi. Tenero e saporito il polpo con mousse di patate al rosmarino con lime e olive taggiasche. Tra i primi sono ricchi e ghiotti i panciotti fatti a mano con il loro ripieno di gamberi e cappesante. A chiudere un dolce classico come la terrina di cioccolato gran cru con coulis di frutti rossi e uvetta disidratata. 60 euro per il menu degustazione, sui 50 alla carta.

27 Agosto 2019
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Baita Piè Tofana

È passato un po’ di tempo ma è valsa la pena aspettare: Baita Piè Tofana a Cortina ha riaperto dopo una ristrutturazione davvero riuscita. Senza snaturare la semplicità di un rifugio di montagna, Michel Oberhammer, imprenditore appassionato, ha saputo realizzare un progetto di grande eleganza, nel quale prevalgono legno e sobrietà.

Tempo permettendo si può mangiare nel comodo dehors esterno, ma è l’intimità delle due sale a rendere il luogo così caldo e accogliente. A governare i fuochi è stato scelto, almeno per il periodo estivo, il piemontese Roberto Ottone, il quale, sebbene abbia elaborato un menu in cui non mancano la terra e i richiami ai monti, ama cucinare soprattutto il pesce. Così si può iniziare con le divertenti “cappesante e amatriciana”, evidente richiamo al piatto di pasta e proseguire con il morbido polpo di Santo Spirito con patate, colatura di burrata affumicata, cavolo viola, alghe e sbrisolona salata.

Tra i primi sono ottimi gli spaghettoni con Mozzarella di Bufala dop, limone di costiera, mandorle e ricci di mare, ma vale la pena assaggiare il risotto con acqua di pomodoro, astice, verdure in osmosi e olio extravergine di oliva, dalla perfetta mantecatura e di grande bontà. Ben eseguito anche il trancio di branzino al vapore con tortino di pomodoro al basilico e melanzane e zuppa di scamorza. Finale in dolcezza con il “ricordo di una vacanza a Sorrento” e le sue variazioni sul tema del limone. Bella carta dei vini, di cui Obehammer è grande esperto e servizio cordiale. Si spendono sui 65 euro alla carta.

27 Agosto 2019
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Le Vescovane

Sarete nel cuore dei suggestivi Colli Berici, dove si respirano atmosfere e memorie palladiane. Un tempo l’antica magione fu abitata da nobili veneziani e vescovi, inglobando anche la torre merlata adibita alla caccia ma, anche, alla difesa in caso di necessità. Dopo un accurato restauro conservativo la nobile dimora ora offre ai visitatori camere confortevoli, un bel ristorante, la possibilità di comprare prodotti tipici e suggestive passeggiate attraverso percorsi naturali.

L’atmosfera è agreste e l’accoglienza amabile e cortese. Giovanni Sandri, che governa la cantina con competenza e passione, vi guiderà anche nella scelta dei piatti da un menu che nel primo capitolo, “Dna”, esplora le tradizioni, e nel secondo, “Riflessioni”, approfondisce la ricerca e la creatività. Davide Pauletto è cuoco appassionato e passionale, come i suoi piatti dichiarano. A partire dal polpo bruciato, topinambur, lenticchie e kiwi, una bella tavolozza di colori e sapori. Lo spaghetto “Km 5”, piccione, susina fermentata nocciole e trombette dei morti seduce la gola, intensificando l’amalgama tra sugo e pasta diventerà un piatto sontuoso. Il baccalà alla vicentina con polenta, oltre a essere buono, rispetta tutti i crismi della tradizione, come i tagliolini all’uovo tirati a mano. Il germano d’autunno onora la stagione a cui è dedicato.

Anche i dolci scandiscono le stagioni (sfoglia di mele e zucca) con qualche divagazione curiosa come la catalana di mango. La carta dei vini conta 180 referenze selezionate con cura e ricaricate con saggezza. Intorno ai 45 euro.

27 Agosto 2019
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Cardus

È un’impresa di rara difficoltà fare alta ristorazione in provincia di Treviso, non fa eccezione Vittorio Veneto. Paolo Balbinot, un felice passato scozzese (da qui il nome del ristorante), ci sta provando in quel meraviglioso borgo che è Serravalle. Proprio poco dopo l’antico Castrum si trova questo piccolo locale di informale eleganza con arredi di design ben integrati nel contesto di un edificio d’epoca.

Qui si può venire a sorseggiare un ottimo miscelato oppure a gustare una cucina decisamente sfidante, ma con il pregio di idee interessanti ed esecuzioni riuscite. Tecnica, ricerca e una passione smodata per le erbe spontanee che il cuoco va a cercarsi personalmente si traducono in piatti come la buonissima aringa affumicata e marinata con la sua riduzione, aceto di sambuco, artemisia, bottarga di aringa, centocchio, valerianella e fiori di lamio.

Convincono anche i ravioli alle ortiche ripieni di ricotta vaccina e pomodorini, mela verde, formaggio di malga e salsa alla mela. Tra i secondi va assaggiata la ballotine di coniglio lardellata, il suo succo alla camomilla, polenta violetta, carotine arroste, carota selvatica, foglie e fiori. Si termina in dolce freschezza con il gelato alla barbabietola glassato al cioccolato fondente con crumble di barbabietola, pan di spagna alle erbe bagnato nel gin, mela, riso soffiato e granella di nocciole. Non manca una carta dei vini ben strutturata e il servizio è di cordiale professionalità. Menu degustazione a 3 o 5 portate a 39 o 55 euro.

27 Agosto 2019
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Impronta

Cinque anni fa la chiusura della libreria “Giunti al Punto” in via Angarano fu un duro colpo per la vita culturale della città. Ma, cinque anni dopo, possiamo dire che ne ha guadagnato la proposta di alta ristorazione. Se, arrivando dal centro di Bassano del Grappa, percorriamo il ponte degli Alpini, simbolo della cittadina berica, subito sulla sinistra troveremo al posto della libreria questo ristorante che si sta facendo largo in silenzio.

Laura Avogadri in sala e Cristopher Carraro in cucina propongono una ristorazione su tre piani con un piccolo plateatico esterno. Due rampe di scale sotto il livello del ponte di Bassano, lavora con una piccola brigata il giovane chef, che si è fatto le ossa con Berton, Bartolini, Cracco e Cannavacciuolo. Che guarda alla cucina fusion orientale e alle avanguardie della cucina nordica del Noma 2.0, dove ha lavorato prima di aprire a Bassano un locale che ha tre proposte di degustazione: una che si appoggia sul territorio (veneto), una solo vegetariana e una (“Iter”) che è un percorso del gusto fatto di saliscendi, dove spicca la nota acida e dove i piatti si completano con più di un ingrediente come l’interessante piccione, ostrica e dragoncello o la golosa ventresca di tonno con nocciole tostate e crema di nocciola.

Menzione per l’Assoluto di cipolla, piatto che lo chef finisce spruzzando un elisir di china. Tre menù degustazione da 50 a 90 euro, carta dei vini “in costruzione”. Per apprezzare al meglio la filosofia di Carraro, prenotate il menù “Iter” allo chef table con vista sulla cucina.

27 Agosto 2019
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UVA

La bella vetrina si affaccia in un angolo suggestivo della bella piazza-salotto di Padova. Ogni capoluogo veneto possiede la propria. Qui vale la pena di varcarne la soglia per un buon bicchiere di vino naturale (e magari anche per un buon tramezzino) e vi sembrerà di essere veramente cittadini d’Europa. L’ambiente elegante e informale nello stesso tempo, l’accoglienza franca ma garbata, la musica di sottofondo e lo stile ricordano i locali francesi e olandesi.

Poi le foto in bianco e nero alle pareti vi ricorderanno che siete nel cuore antico di Padova. L’atmosfera va a merito del “paron” Michele Birsig, gran cultore dei vini naturali nonché scopritore dei piccoli vignerons di qua e di là delle Alpi. La gola e la curiosità sulla fattura dei piatti saranno soddisfatte da Gianluca Battistin, cuoco di larga spalla, di formazione francofona e di molta attenzione alla qualità dei prodotti e alla cura e alla creatività con cui sono interpretati. Come dimostra l’insalata di daicon, rape rosse, nocciole e soia: un equilibrio virtuoso di aromi contrapposti. I maccheroncini ‘chilometro 5’ all’amatriciana gratificano il palato con eleganza, mentre i ravioli con rognone, creste di gallo, bruscandoli, asparagi, cardoncelli, limone e zenzero lo seducono con ostentata lussuria.

La chiusura opulenta è affidata alla grande tenerezza del filetto di bue grasso. Per i più virtuosi la certezza dei buoni piatti vegetariani. In cantina oltre trecento etichette, quasi tutte rare. Circa 50 euro. Piatti unici a 15/20 euro.

27 Agosto 2019
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Club del Doge

Sta in fronte alla Madonna della Salute. Ci sono passati musicisti (Stravinskij), scrittori (Maugham), dive (Garbo, Kelly, Bacall, Taylor) e divi (Chaplin, Bogart, Newman, Mastroianni). È uno degli hotel più famosi di Venezia: The Gritti Palace. Sopra il bar – dove abbondantemente consumava – Hemingway teneva una suite fissa con quadrifora su campo Santa Maria del Giglio e vista gondole.

Alla cucina del ristorante – oggi ribattezzato Club del Doge – lo scrittore americano aveva accesso libero quando chiedeva di cuocersi un risottino agli scampi come recupero “leggero” dopo gli eccessi. La ricetta hemingwayana – sempre in menù – sta ben incorniciata nella sala dove lo chef Daniele Turco fa scuola di alta gastronomia lagunare, insegnando a ospiti di mezzo mondo i segreti dei suoi manicaretti, serviti col bel tempo sulla terrazza sul Canal Grande o, quando il sole non aiuta, nei saloni vigilati dai ritratti di Andrea Gritti, doge cinquecentesco.

La cucina di Turco è nitida e con ingredienti sempre ben individuati (il mare delle pescherie di Rialto, erbe e verdure dell’orto privato sull’isola di Mazzorbetto, i formaggi in arrivo da Valsassina, Colli Berici e Vezzena). In menù “cichéti” veneziani, carpaccio, pasta-e-fagioli e tiramisù, ma anche classici per la clientela internazionale: caviale con i blinis russi, Caesar salad, pesca Melba. Il Menù del Doge, di recente introduzione, propone seppia con fave e cipolla rossa, risotto di erbette primaverili con fonduta di robiola Roccaverano, saòr di colombini, pollo alla Gritti profumato di orientale cannella e trionfo di frutta e crema fritta con spuma di zabaglione. Prosecco Docg, Amarone e una speciale sezione Champagne caratterizzano la carta vini da 400 etichette. Circa 130 euro. A pranzo si spende meno nella bellissima Gritti Terrace.

27 Agosto 2019
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Osteria Plip

Dall’aperitivo prima di pranzo alla cena: qui si ha solo l’imbarazzo della scelta. Osteria Plip è un’osteria contemporanea ricavata dall’ex centrale del latte igienicamente preparato (altrimenti detta Plip).

In cucina c’è David Marchiori, cuoco poliedrico che, attraverso la sua cucina, è riuscito a creare l’anello di congiunzione tra osteria tradizionale e ristorante gourmet. Il menu è variegato, adatto ai vegani e agli amanti della carne. Tra i must: la battuta di manzo con zabaione di parmigiano e chips di prosciutto crudo; gli spaghetti di farro con pistacchio di Bronte e pepe di Penja; il roast beef di agnello con panzanella senza pane; le linguine con sugo di scampi con buzara di ‘nduja. Nutrita anche la carta dei burger (il Norma Burger e il Plip Burger tra i più richiesti), generosi nelle dimensioni. Il pane è preparato dalla casa, come tanti altri ingredienti. Anche solo per l’aperitivo avrete una scelta al calice tra cinquanta aziende vinicole da accompagnare con mozzarelle in carrozza, baccalà mantecato, polpette di baccalà con salsa Aioli.

In sala Stefano Titone vi accompagnerà nella scelta del vino tra una cantina di 150 etichette e 70 birre artigianali. Alla carta circa 45 euro. E se si ha voglia di pizza artigiana c’è la Pizzeria Plip. Le pizze sono preparate con due tipologie d’impasto: il classico, con una maturazione che varia da un minimo di 60 a un massimo di 72 ore; la pala tonda, con doppia lavorazione e doppia cottura. Da 6 a 11 euro.

27 Agosto 2019
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Osteria FraSe

Sembra un romanzo rosa d’altri tempi. A cominciare dal nome: FraSe (acronimo dei nomi dei titolari Francesco e Serena) e Osteria, come luogo d’incontro e di ritrovo, un luogo dedicato al vino e al buon cibo. Le passioni da sempre dei due attori. L’amore per il vino è stato trasmesso a Francesco dal padre che gli ha “travasato” tutto il suo sapere all’interno dell’enoteca di famiglia. E galeotta fu l’enoteca anche per l’amore, fu sempre lì che incontrò e conobbe bene Serena lavorando assieme per due lustri.

E quando lei lascio l’enoteca per seguire un altro amore – quello per la cucina (un master con Gualtiero Marchesi e un altro sulla cucina vegetale con Simone Salvini) – fu gettato il seme da cui nacque l’Osteria FraSe. Un luogo dove poter mangiare bene ma anche bere un ottimo calice di vino e acquistare tutti i vini in carta a un prezzo ragionevole. Un ambiente luminoso e trasparente, in tutti i sensi. La vivace filosofia della cucina si divide tra terra e mare, con una simpatia più marcata per il pesce.

A partire dalle ostriche, la tartara di tonno o piuttosto le acciughe del cantabrico. Da ricordare i ‘bigoi’ in salsa cantabrica e il fragrante ‘bisateo’ fritto. Succulente costate ma, per i più morigerati, anche vegan-burger. ‘Zaeti’ e crema saranno la dolce chiusura. Il vino scelto a tavola è ricaricato di soli 5 euro rispetto al fornitissimo scaffale. Alla carta mediamente 50 euro (4 piatti).

27 Agosto 2019
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Antica Trattoria Al Sole

Quella dell’Antica Trattoria Al Sole è innanzitutto la storia di una famiglia: Gaetano e Anna Berno, che nel lontano 1940 decisero di aprire questo locale tra i rilievi dolci e verdeggianti della Riviera Berica. Oggi in cucina c’è il figlio Roberto, che mantiene viva la tradizione avviata dai genitori arricchendo i grandi classici della gastronomia veneta con la propria passione per la materia prima.

Qui non c’è posto per ossequi all’ego del cuoco: troverete una cucina schietta e golosa, fatta di ingredienti genuini lavorati con semplicità, competenza e un occhio di riguardo al territorio. Largo, quindi, a tartufi e funghi locali, piselli, “bacalà” e le immancabili ciliegie, vero fiore all’occhiello di Castegnero. Particolarmente golosi ed equilibrati i ravioli in farcia di quaglia con il tartufo nero dei Colli Berici, come pure gli gnocchi di patate di Rotzo con finferli e ricotta affumicata.

Tra i secondi dominano le carni alla griglia e arrosto, come le ottime bracioline d’agnello panate alle nocciole con verdure miste, ma il pesce non è da meno, con un’esecuzione convincente delle classiche seppie in umido con i piselli e del bacalà alla vicentina.
Nella carta dei dolci si ritrovano gli stessi sapori familiari e rassicuranti, con lo sguardo sempre fisso alle eccellenze della zona, come nel semifreddo al mandorlato di Cologna Veneta. La carta vini è corretta e include diverse proposte al calice abbinate alle pietanze. Conto ragionevole, tra i 25 e i 45 euro alla carta.

27 Agosto 2019
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Dispensa Ferrari

I locali che sorgono ‘on the road’, accanto alle pompe di benzina, lungo strade di grande comunicazione, hanno sempre quel fascino vintage, un po’ americano e un po’ da film. Dispensa Ferrari, che sorge in una grande area di servizio uscendo da Rovigo, laddove la rotta verso Ferrara è segnata, è, nella sostanza, anche qualcos’altro. Anzi, è decisamente qualcosa di più in termini di pensiero globale. Perché è molto ‘local’; perché è un’osteria bistrot informale, carina e accogliente, dallo stile contemporaneo e dall’anima enogastronomica prevalentemente di tradizione emiliano-veneta.

Dispensa Ferrari, all’ora di pranzo, è sempre simpaticamente animata perché propone molti buoni piatti a un costo veramente accattivante. Linguaggio moderno, sia negli arredi che a tavola. Cucina schietta, ben fatta, espressa attraverso prodotti sani e ingredienti buoni e semplici. Alcuni piatti sono quelli del territorio, talvolta abilmente arricchiti da una creatività sempre controllata. In ogni caso piatti di sostanza, dove la materia prima emerge sempre. Buoni, per esempio, i cappellacci con burro e salvia e i tortellini fatti in casa. Se la pasta è il fiore all’occhiello, il tagliere dei salumi e il guanciale brasato sono proprio golosi.

Prodotto di casa pure lo strudel, ma il dolce che va forte è il tiramisù. Carta dei vini stimolante, con diverse etichette locali, anche poco note, ma frutto di una oculata ricerca. Accoglienza simpatica e calorosa da parte di tutta la famiglia. Circa 40 euro.

27 Agosto 2019
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Il Glam

Un piccolo, elegantissimo hotel in un palazzo del ‘500 a Venezia. La premessa, di per sé, invoglia; quando in un luogo del genere c’è un ristorante che si ritrova ai fornelli quello che probabilmente è il cuoco più in forma della città, allora il cerchio si chiude. Donato Ascani è stato qui il prescelto da Enrico Bartolini, chef e imprenditore che ha una particolare predisposizione per lo scouting.

Così al giovane laziale che governa la cucina del Glam è stata data un’autonomia decisionale pressoché totale: da qui piatti che ne rispecchiano talento e carattere, oltre che una tecnica sopraffina che si rivela a partire dall’altissima qualità dei numerosi amuse bouche. Si può iniziare con la sapidità iodata dell’alga al wasabi e limone, rapa fermentata e dattero, per proseguire con un capolavoro, anche dal punto di vista della presentazione, come le acquadelle accompagnate da diverse salse che fanno gustare ogni volta un boccone differente.

Notevoli le mezzemaniche “fegato e fegati”, così come è difficile resistere alla seducente aromaticità del risotto al ginepro e cicoria arricchito dalla guancia di agnello. Tra i secondi spicca la perfetta cottura del piccione con salsa di alloro e carciofo. Si chiude con la dolce freschezza di latte, fichi, maggiorana e noce moscata. La carta dei vini, molto ben fornita, presenta circa seicento etichette. Con un servizio all’altezza, cortese e professionale, si spendono 120 o 150 euro per il menu degustazione, sui 150 alla carta.

27 Agosto 2019
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Osterie Moderne

C’era un tempo in cui il lunedì si faceva fatica a trovare un locale aperto. Dopo il weekend, tutti chiudevano per il turno settimanale. Così Luca Olivan pensò di posticipare il giorno di chiusura al martedì e di fissare ogni lunedì un appuntamento: bollicine italiane, vini francesi, i grandi rossi, i Supertuscan… I banchi d’assaggio, con una ventina di referenze, permettevano all’ospite di costruire degustazioni orizzontali o mini verticali. Mentre, dalla cucina, uscivano formaggi e salumi.

Ora moltissimi locali hanno cambiato giorno di chiusura, ma il lunedì è rimasto “il” giorno delle grandi degustazioni di Osterie Moderne, il locale a una quindicina di chilometri da Padova che il venerdì organizza serate con le birre artigianali e che d’estate apre il giardino disegnato, come gli interni, da Demo Ciavatti, l’architetto che aveva firmato il Cocoricò di Riccione, simbolo del divertimento degli anni d’oro sulla Riviera romagnola.

Dalla cucina, nelle mani di Platt Tomasz Jerzy, continuano a uscire ancora taglieri con salumi ricercati e formaggi tutti da scoprire. E poi piatti saporiti come i ravioli con ripieno di cacio e pepe, la picanha di sorana italiana su pietra ollare o la fiorentina di Black Angus scozzese. O ancora dolci come la “1000 foglie con crema chantilly”. Ma c’è una ricca proposta di pizze classiche e di pizze alte create da Chirita Nicolae Adrian. Al di là delle serate, il locale, oggi guidato da Luca Olivan e Novella Gioga, ha una cantina ricchissima perché Osterie Moderne è ristorante, enoteca e winebar.

27 Agosto 2019
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Osteria Ristorante Ponte Pietra

Ponte Pietra è l’unico ponte sull’Adige dell’epoca romana arrivato fino a noi. Non completamente integro, ma con molti “cerotti”, alcuni applicati anche dopo la Seconda Guerra Mondiale quando fu minato e parzialmente fatto saltare dai tedeschi in ritirata. Addossato al ponte, nella parte a ridosso del centro storico, c’è un ristorante che merita una sosta solo per la posizione (soprattutto se prenotate i tavoli nei terrazzini sull’Adige).

Quando poi si entra e si dà un’occhiata al menù è facile capire che non si è sbagliato indirizzo. Gianni Pascucci, storico patron della Bottega del Vino prima dell’acquisizione da parte delle Famiglie Storiche (dell’Amarone), lo gestisce assieme a Diana Tropinina, mentre in cucina c’è il giovane cuoco di origine francese Michael Silhavi. Tre anni di esperienza al ristorante Perbellini di Isola Rizza e tanti, tanti viaggi fra le cucine del mondo, da Londra a New York, da Budapest a Bangkok.

Viaggi ed esperienza gli permettono di rivisitare i piatti della tradizione veneta e di servire piatti più “giovani”, come l’uovo a bassa temperatura, asparagi bianchi e limone, gli gnocchi cacio, pepe e bruscandoli o l’agnello, carciofi, menta, aglio nero e yuzu. C’è anche un menù degustazione, chiamato “fuori carta”, dove si esprime tutta la ricerca di Silhavi come nel piatto capesante, zucca marinata, mandorle e bottarga o nel risotto mantecato al pino mugo, porcini e dragoncello. Ottima la carta dei vini. Menù degustazione a 60, prezzo alla carta sui 50 euro.

27 Agosto 2019
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Al Pozzo

Il ristorante si trova a Colceresa, nell’alto vicentino, luogo dove non ci si aspetta una cucina così legata al mare (sebbene non manchino dal menu proposte alternative di terra), meno ancora con una raffinata creatività che ne esalta le materie prime. Eppure, in un contesto accogliente e caldo, la gestione di Stefano Dalla Valle ha saputo dare un indirizzo preciso alla mano del giovane Filippo Battistello.

Piatti, quindi, mai banali, ma allo stesso tempo neppure fuori dalle righe e mirati al centro del gusto. È il caso dell’ottimo sashimi di tonno impreziosito da primizie in salamoia, spezie e olio all’aglio orsino oppure del King Crab scottato al burro con asparagi e maionese all’aneto. Si rivelano un riuscito azzardo gli gnocchi alle erbe spontanee con ostrica poché su fonduta di Roquefort e convincono, tra i primi, anche i tagliolini con crema di tarassaco, calamaro, olio al rosmarino e polvere d’alga.

Se non manca il baccalà alla vicentina, vale la pena assaggiare il filetto di rana pescatrice servito con il suo fegato grasso e arricchito da una mostarda di fragole e dalla bieta grigliata. Si conclude con la dolce ricercatezza della spuma di nocciole con sorbetto al cacao e croccante di mandorle. Il servizio è attento e cordiale e la carta dei vini è ben concepita e comprende tanto etichette italiane quanto internazionali, con la possibilità di bere al calice. Due gli interessanti menu degustazione a 55 (tradizione) e 75 (creativo) euro, sui 65 alla carta.

27 Agosto 2019
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Taverna Kus

Salvo alcune notevoli eccezioni, la scena ristorativa della sponda veronese del Lago di Garda non regala grandi emozioni, soprattutto quando si tratta di imprimere una svolta creativa o uscire dai canoni (cliché?) che hanno maggior presa sui flussi del grande turismo. Questa moderna taverna, situata in una bella posizione a picco sul lago e piacevolmente discosta dai percorsi più battuti, rappresenta un lodevole passo avanti verso un ripensamento dell’offerta enogastronomica della zona.

Un percorso gastronomico promettente, grazie al buon lavoro del patron Giancarlo Zanolli e del cuoco Stefano Lorenzi. Un locale rassicurante, arredato in modo piacevolmente estroso e animato da una squadra di sala competente e simpatica.
Sulla tavola si avvicendano piatti ben disegnati ma, soprattutto, buoni; improntati a una rielaborazione intelligente di gusti familiari e tendenze contemporanee. Ottima l’anguilla caramellata profumata al ginepro, opportunamente rinfrescata dall’estratto di cetrioli e ravanelli all’agro; tecnica sopraffina dietro i ravioli ripieni di olio d’oliva (ovviamente del Garda!) con le fave; più improntati alla tradizione, ma altrettanto ben eseguiti, i secondi, come la tagliata di manzetta alla griglia con salsa bernese e patate arrosto.

Buoni e freschi anche i dessert, come il biscuit al cacao con mousse al cioccolato e ganache alla menta bianca. Tre i percorsi tematici: carne, pesce e vegetariano, rispettivamente a 50, 51 e 48 euro. Tra i 35 e i 60 euro alla carta.

27 Agosto 2019
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Locanda le 4 ciacole

La bassa veronese è una regione affascinante e complessa. Una pianura apparentemente infinita, costellata di casali e fossati, risaie e campi coltivati, dove tutto è dominato da un’atmosfera sospesa. Si intuisce, attraversando questi luoghi, il legame profondo che unisce le persone che vivono qui, e quello, altrettanto potente, che le tiene radicate a questa terra. Ancor prima che un luogo del gusto, questo locale rappresenta forse l’espressione di questo legame.

All’ingresso delle 4 Ciacole si ha la sensazione di mistero che si prova entrando in un luogo di tesori ben custoditi. Il concetto, spesso abusato, di “eccellenza” gastronomica diventa qui certezza e, a testimoniarlo, basta l’aroma dei salumi e dei formaggi che accolgono il cliente appena varcata la soglia. Irrinunciabile un loro assaggio, guidati dal patron Tiziano Scandogliero, che li seleziona con impressionante passione.

A tavola, la ricerca certosina della materia prima è supportata dalla perizia del cuoco Rudy Casalini, che dà nuovo slancio ai sapori familiari grazie a una tecnica fresca e precisa; intensa ed equilibrata l’anguilla di Comacchio alla brace accompagnata da saor di cipolla, come pure i tagliolini al coniglio grigio di Carmagnola su crema di carciofi. Capitolo dolci altrettanto notevole: soprattutto la “Sinfonia” alla nocciola delle Langhe. La carta vini, curata dal figlio di Tiziano, Marco, è varia e originale, con saldi riferimenti al territorio e ottime puntate oltralpe. Tra i 40 e gli 80 euro alla carta.

27 Agosto 2019
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Massimo Gusto

Massimo Scopel ed Elia Zorzetto, due cuochi con il DNA della terra ferma ma con il cuore e la testa stregati dal mare. O, meglio, dal pesce di mare. Pesce super selezionato che arriva sempre fresco e profumato nella moderna cucina di questo civettuolo locale che occhieggia verso Palazzo Chiericati, progettato da Andrea Palladio nel 1550. Quella che fu l’antica stazione degli autobus è stata recuperata con gusto minimalista e senso pratico in un piccolo e luminoso ristorante votato alla cucina di mare. La saletta è linda e raccolta e la veranda è praticamente sospesa sul Bacchiglione, il fiume che attraversa Vicenza nascendo dalle risorgive a nord della città berica.

Passione (sfrenata) per le ostriche a parte, tutto il pesce di mare la fa da padrone, secondo stagione e secondo il mercato del giorno. Il pesce crudo, dall’orata al tonno o dagli scampi fino ai canestrelli, tiene la prima fila, ma sono interessanti anche i calamaretti spillo con crema di fagioli Gialet.

Dopo i golosi spaghetti al nero con crudità di seppie e bottarga risplende il rombo al forno impreziosito da un brodo di trombette dei morti; fragranza assicurata nel fritto misto. La carta dei vini, pur offrendo delle buone bottiglie, è sicuramente da assestare. Per un pranzo completo si spendono circa 90 euro.

27 Agosto 2019
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Ristorante alla Pergola

L’ombroso glicine cresciuto maestoso davanti alla casa detta il nome del ristorante. Tutto ha inizio alla fine degli anni ‘50 quando l’antica trattoria affiancata dalla casa colonica e dalla azienda agricola con vigneto offriva ai viandanti, ogni giorno, prodotti freschi e sani. Un chilometro zero ante litteram. Negli anni ‘90 un cambiamento epocale: il vecchio locale cambia volto incorporando, con un opulento ma rispettoso restauro, l’antica costruzione rurale, mantenendone i muri portanti in mattoni a faccia vista e ciottoli di fiume.

E diventò subito l’approdo naturale per tutti gli eventi importanti della vita, senza mai rinunciare alla qualità della cucina. E un altro evento epocale è già in atto tra i fornelli. Lì operano già con bravura due giovani dotati di tecnica e di cuore: Alex De Anna e Santo Panariello, entrambi con esperienze al Maso Franch, al Dolomieu di Madonna di Campiglio e all’Orobianco, stella Michelin in Alicante (Spagna). E per la prossima stagione, sotto la regia di Pietro Caron, patron, maître di sala e sommelier, sarà a disposizione di gourmet e appassionati una saletta con entrata indipendente.

Per ora, nel salone elegante che fu barchessa, godetevi un voluttuoso foie gras con fichi e passito, le deliziose lumache e il brillante quanto profumato risotto al Parmigiano, limone e broccolo fiolaro. La saporita coda alla vaccinara con crème brulée e il piccione con le erbe celebrano il trionfo della carne. I branzini e i dentici sono pescati all’amo. Generosa la carta dei vini con 350 etichette tra Italia e Oltralpe. Menu degustazione a 45 e 60 euro (4 o 6 portate); alla carta circa 70.

27 Agosto 2019
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In Marinetta

Il delta del Po sullo sfondo, l’orizzonte del Mare Adriatico, una palafitta in legno con il profilo di un grande bilancione da pesca. In Marinetta è un luogo carico di suggestione dove l’ittiturismo si coniuga felicemente con una ristorazione a “chilometri zero”. Gran parte del pescato e dei mitili che finisce nel piatto proviene dal mare e dalle valli vicine.

Il ristorante dell’ittiturismo In Marinetta è una realtà nuova. Si trova vicina all’ingresso dell’isola turistica di Albarella e questo le assicura anche una vetrina internazionale. La bellezza del luogo la si apprezza in particolare al tramonto. Dalla panoramica Terrazza o dal Bistrot del Mare si ha modo di ammirare i tanti pescatori che solcano le acque lagunari tornando a riva con il loro carico di pesci che si possono gustare lungo tutto l’arco dell’anno, secondo stagione. Il locale è arredato in uno stile contemporaneo, di gusto minimal con qualche tocco di rusticità marinara.

La cucina fa risaltare, talvolta con calibrate (e azzeccate) note creative, i prodotti dell’Alto Adriatico e del delta del Po. Il “Nudo e crudo” (ovvero i vari crudi) testimonia la qualità del prodotto. Come pure la “parmigiana” di sarde o le tagliatelle con l’amatriciana di scampi. Il riso del delta lo troviamo nel risotto declinato con i crostacei. Il fritto valorizza anche il pesce che finisce nel bilancione. Originale la rana pescatrice su specchio di peperone rosso. Carta dei vini di discreto spessore e abbastanza ampia, con tante bollicine. Conto sui 45-50 euro.

27 Agosto 2019
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Ai Beati

La posizione incantevole, una sorta di balcone naturale situato sulle colline a pochi chilometri dal centro della cittadina, basterebbe da sola a giustificare la visita. Ci si può accomodare in una delle raccolte salette interne, parti di quello che un tempo fu un frantoio, oppure, stagione permettendo, scegliere di pranzare o cenare in terrazza, circondati dagli ulivi, ammirando da una posizione privilegiata il placido Lago di Garda in tutta la sua bellezza.

Se la gradevolezza del contesto è degna di nota, non è da meno lo spessore gastronomico di Matteo Zanardi, chef veronese di comprovata esperienza che, dopo alcuni anni trascorsi alla guida della cucina, ha recentemente rilevato anche la gestione del ristorante. La sua è una proposta moderna, capace di mescolare nei piatti il vicino e il lontano, arricchendo con tocchi esotici ingredienti e tradizioni locali. E così il carpaccio di ricciola trova un abbinamento azzeccato nel gazpacho; la capasanta con ricci di mare si sposa alla perfezione con l’ananas e il curry verde. Il salmone con verdure agrodolci, infuso al lemongrass e salsa olandese è tanto bello all’occhio quanto equilibrato al palato. I bigoli all’aglio nero affumicato con acciughe e calamari sono appaganti e ricchi di sfumature.

Occorre lasciare uno spazio anche per i raffinati dessert e per un assaggio dei cioccolati prodotti in casa. Il servizio è corretto nei tempi e premuroso nelle attenzioni e la carta dei vini è costruita con impegno e competenza. Il conto si aggira sugli 80/90 euro.

27 Agosto 2019
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Da Omar

Esistono pochi luoghi del gusto che si conoscono da tanto tempo e non deludono mai. Uno di questi è Da Omar a Jesolo Lido, cittadina che d’estate si riempie del caotico andirivieni dei turisti e durante la calma invernale ha il fascino del mare fuori stagione.

“Tris” di spaghetti di seppia cruda (alla carbonara, all’amatriciana e con il pesto al basilico, ma quand’è il momento ci si può trovare sopra anche una grattata di tartufo bianco). Non da meno il classico antipasto veneziano con cappasanta al forno, moscardini, sarde in saor, latticini di seppia e baccalà mantecato. Di estrema golosità, tra i primi, gli spaghettoni con aglio, olio, peperoncino e la nota inconfondibile del fegato di seppia. Ancora, è molto buono il risotto con molluschi e radicchio. I gourmand appassionati di fritto qui non mancheranno di apprezzarne l’alta qualità in termini di leggerezza e croccantezza. Allo stesso modo è ben fatto il branzino al forno con patate, verdure e olive taggiasche.

Si può terminare con un buon sorbetto agli agrumi o con l’apprezzabile gelato allo yogurt con salsa di cachi e zenzero. Il servizio è di cordiale professionalità e la carta dei vini offre ottime opportunità di scelta con bei calici a disposizione. Menu degustazione a 80 euro, sui 75 alla carta.

27 Agosto 2019
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Valbruna

Davide Tangari è un altro giovane cuoco che entra in quella agguerrita pattuglia di giovani coraggiosi che cresce e si consolida in questo territorio delle Venezie dove la ristorazione ha raggiunto una fama internazionale. La tecnica, la passione e il cuore ci sono. Ma anche la scuola, visto che il giovane Davide si è formato presso i ristoranti con caratura stellare di Antonino Cannavacciuolo, Chicco Cerea e Giuseppe D’Aquino.

Valbruna è un moderno locale bifronte: il bistrot in prima fila, mentre il ristorante è più appartato, sia pur in un contesto luminoso e di eleganza minimalista. Questo è un luogo eclettico dove vengono sinteticamente riassunti i sapori del mondo che incrociano quelli locali, con i piatti più complicati nel nome che nei fatti. Vedi il cingalese emesha ashani (filetto di coda di rospo al curry, riso al cocco, piadina indiana e platano fritto) o altri incroci esotici pensati per il bistrot (circa 13 euro).

Da una carta tutta ancora in evoluzione il nostro percorso si è dipanato tra un ottimo prosciutto crudo di Mangalica dei Carpazi e un sapido Pata Negra, per passare poi alla “anatra al mare” adagiata su crema di noci e spume di ananas e di cocco. I tortelli ripieni di gallina padovana accompagnati da crema di mais, mezcal, crema di mandole, emulsione di pinoli e pannocchie arrostite erano opulenti, colorati e buoni, come anche la girella di pesce spatola e peperoni fritti. Buono il pane, buonissimi i dolci che sono stati il primo amore del cuoco. Carta dei vini già valida, ma in continua crescita. Circa 55 euro.

27 Agosto 2019
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Acchiappagusto emozioni dei sapori

Eleonora Andriolo, in fondo e a modo suo, è diventata un simbolo. Perché sono poche le ragazze disposte a mettersi in gioco in un mestiere così impegnativo e irto di sacrifici. Lei, ragazza copertina e con un diploma in tasca invece, ha intrapreso con umiltà e passione il mestiere di papà Flavio. E i risultati finora hanno confortato la sua scelta.

L’Acchiappagusto di Arcugnano, in pochi anni, si è affermato come una delle soste gourmet di nuova generazione sui Colli Berici. Il locale si affaccia su Vicenza, proprio sopra Monte Berico, e d’estate è un valore aggiunto pranzare o cenare nell’ampia terrazza, da cui la vista spazia fino alle Prealpi venete.

La trattoria ha uno spirito curioso, intraprendente, desideroso di andare oltre il “già visto”. Eleonora Andriolo ha scelto il pesce – in un certo senso – anche per andare controcorrente rispetto alla tradizione berica. I suoi piatti, curati negli ingredienti e nella composizione, sono spesso delle tavolozze di sapori. La tecnica della giovane cuoca è in costante evoluzione. A parte gli imperdibili crudi, dove la materia prima parla di sé, buone le linguine acqua e farina con scampi, carciofi e zenzero o gli involtini di pesce, broccolo fiolaro fritto e spuma di cipolla di Tropea. La cucina è un piacevole compromesso fra tradizione e stile fusion, giocosa e un po’ impertinente. Carta dei vini orientata al territorio, con escursioni interessanti fuori regione. Conto sui 55-60 euro.

27 Agosto 2019
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Casa Perbellini

Giancarlo Perbellini ha dato alla sua “Casa” uno stile moderno e informale. Sala e cucina sono divise solo da un efficientissimo sistema di areazione che impedisce agli effluvi provenienti dai fornelli di arrivare al cliente, ma gli permette di ammirare lo spettacolo dei cuochi all’opera. L’abbigliamento delle brigate di sala e cucina, giovanile, anticonformista e, allo stesso tempo, elegante, contribuisce a creare un’atmosfera conviviale.

Due i pilastri della cucina: classe innata (che non conosce appannamenti) e stagionalità dei prodotti. I piatti, divertenti e golosi, declinano con leggiadria i sapori dell’affumicato piuttosto che quelli del dolce e dell’amaro in equilibrio perfetto. Ad aprire la brillante sfilata tocca all’irrinunciabile wafer al sesamo con tartare di branzino, caprino all’erba cipollina e sensazione di liquirizia oppure il sontuoso astice confit, humus affumicato, chutney di pomodoro e zucchine fondenti. I mezzi rigatoni con pepe di Timur e acqua di pomodoro sono di una perfetta, godibile semplicità. Il petto di piccione laccato alla saba, cassis e ajo blanco rappresenta la conferma della personalità e della grande tecnica di Giancarlo Perbellini.

In alternativa il commensale può “creare” il suo menu: ‘Chi sceglie prova’ (132 euro), in cui si lascia mano libera alla cucina indicando un ingrediente che si vuole sia il protagonista: tra il baccalà, il sedano e la mandorla. Menu: “Verdurando” a 124 euro; “Assaggi” a 156 euro. L’importante cantina offre alcune delle migliori etichette del mondo.

27 Agosto 2019
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Aqua Crua

In cinque anni Giuliano Baldessari ha dato una marcia in più a un territorio, quello a sud di Vicenza e dei Colli Berici, che era ricco di trattorie. Ma dove mancava un punto di riferimento per l’alta cucina. “Aqua Crua” ora è una piccola perla cresciuta a Barbarano Vicentino e che, oltre al pranzo e alle cene gourmet, propone anche un business lunch il giovedì e il venerdì, la “colapranzo” il weekend (sarebbe riduttivo definirlo semplicemente un brunch), il tavolo dei sommelier direttamente in cantina e cinque camere per respirare a fondo e a tutto tondo l’esperienza dello chef trentino.

Dal primo menù dedicato al suo grande maestro Massimiliano Alajmo, di cui è stato secondo alle Calandre per dieci anni, Giuliano Baldessari ha lavorato su una “cucina di sottrazione” che arriva al cuore del gusto. Tutto è essenziale nella cucina dello chef trentino, dalla sala spartana e minimalista alla cucina a vista dove la brigata cucina concentrata e in silenzio. Essenziali sono i nomi dei piatti di un menù liquido che cambia quasi giorno per giorno a seconda di quello che offre la stagione e il mercato: l’uovo, la mortadella, l’agnello, il Giappone, il piccione, il crudo.

Piacevoli esplosioni in bocca, ingredienti ricercati in una ricerca attenta alle sensazioni di acido e di amaro e a un allontanamento progressivo dal gusto dolce. Menù degustazione a 95 euro (“Frattali”) e 135 euro (“Iniziazione”) con gli abbinamenti curati dal sommelier Paolo Rancati.

27 Agosto 2019
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La Tana Gourmet

Vento di cambiamento, sul Kaberlaba. Un’importante ristrutturazione vede l’Osteria La Tana aumentare il numero di coperti per rispondere alla crescente richiesta da parte dei turisti più informati e curiosi, diventando così un ristorante a tutti gli effetti, dopo un lustro vissuto nel ruolo di dependance della Tana Gourmet. Nelle cucine di quest’ultima, lo chef Alessandro Dal Degan alza ancor più il tiro.

Il menu “15” è un turbine di idee, tecniche, ingredienti, abbinamenti. I ricci di mare abbinati a topinambur, capperi, aneto e olivello spinoso; l’aringa affumicata con ceci, cime di rapa e brodo di liquirizia e il fagotto di pernice con licheni, nocciole e siero di latte, sono solo degli esempi di una cucina dalla spiccata originalità, al contempo istintiva e riflessiva, concettuale e concreta. Il menu “10” racchiude i piatti di maggiore successo delle stagioni precedenti, come l’ormai celebre “orzo terra e acqua” o il capriolo alla resina di ginepro, funghi trombette e sedano rapa. Il menu “5”, dedicato ai più prudenti, propone piatti di minore complessità, come “bianco e nero”, un risotto cotto in bianco con ragù di seppie al nero.

La sala gira in modo perfetto, grazie alla competenza e alla professionalità di Enrico Maglio. La cantina, ad ampio raggio, soddisfa anche i palati più esigenti. Il menu “15” è proposto a 200 euro, il “10” a 130, il “5” a 90. Chi volesse, può scegliere “à la carte” dai tre menu un piatto a 35 euro, due a 60 o tre a 80. All’Osteria prezzi più che dimezzati e qualità intatta.

27 Agosto 2019
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Al Portico

Giovanni Vegro, una vita da… terzino. Lo chiamavano Maldini quando giocava al calcio, perché è uno bravo, umile e altruista. Lo chiamano Maldini anche ora che allena i Giovanissimi della Virtus Agna. Se oggi è un giovane cuoco da podio (vedi il premio Adamo Digiuno – patrocinato da Venezie a Tavola e creato dal ristorante Perché di Roncade – vinto lo scorso 31 gennaio) lo deve soprattutto a mamma Maruzzella al papà Tiziano e, certamente, anche al suo talento e alla sua passione. Papà Tiziano non ha mai smesso di ricercare materie prime di eccellenza e, nella saletta originaria, si respira ancora un’atmosfera d’altri tempi.

Ma è lui il futuro – anzi il presente – del ristorante “Al Portico” di Conetta di Cona, uno dei locali tradizionali più longevi del Basso Veneto. Famoso fin da quando distribuiva un prosciutto da favola a chi tornava dalle spiagge di Sottomarina e Rosolina. Prosciutto che ancora oggi è uno dei must del ristorante: un ‘Parma’ stagionato 36 mesi. Giovanni nel frattempo ha avuto per maestro anche Sergio Mei del Four Season di Milano, dal quale ha imparato che la creatività è un’arte da esprimere più con misura ed eleganza che con audacia.

Il ristorante Al Portico, oggi come ieri, propone la migliore tradizione del territorio: la pasta e fagioli fatta come dio comanda; il baccalà mantecato; le seppie in umido e la carne in tutte le declinazioni. Il locale si è arricchito di recente di una pizzeria gourmet – intitolata alla nonna Elide – che ha portato al recupero della parte anni ’60 del ristorante. La storia continua…

27 Agosto 2019
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FuoriModena

Quando si hanno le radici della famiglia nel cuore, si cerca nella memoria più segreta, quella del gusto, per far riemergere e vivere la propria storia alla luce del sole. Così Claudio Roncaccioli ha aperto un ristorante che propone una cucina… a chilometri duecento. È questa la distanza tra Modena e Vicenza, dove a due passi da piazza dei Signori si possono trovare piatti e prodotti della cucina modenese eseguiti ad alti livelli.

Non siamo di fronte, quindi, a una semplice ispirazione: ne sarebbero capaci tutti. Ricette e ingredienti vivono davvero nel sangue di Claudio e del figlio Lorenzo che, adesso, ha in mano la cucina. Cominciamo con la sfoglia: è tirata ogni giorno come una corda di violino, spiegano i titolari, che mettono in pratica la sapienza delle “rezdore”, dalle quali padre e figlio sono andati pazientemente a lezione. Il risultato? Quella sfoglia è l’anima di tortellacci, tortellini, maccheroncini al pettine, pappardelle, tagliolini che ammiccano tentatori dal menu.

“FuoriModena” è un’operazione geo-enogastronomica raffinata: l’obiettivo è portare le materie prime, la tradizione, le ricette e la cultura di un territorio a Vicenza. Pertanto, nel locale, trionfano anche lo gnocco fritto, il pollo alla cacciatora, il culatello di Zibello, nonché una sinfonia di cotechini, zamponi, prosciutti e mortadelle. Qui potete rendervi conto del perché tra Modena e Reggio nell’Emilia vivono più maiali che uomini. Senza dimenticare i formaggi, con il Parmigiano Reggiano in cima alla lista, e l’aceto balsamico tradizionale che sfrutta le sue gocce centellinate per moltiplicare i sapori. I vini sono quelli emiliani, ma non solo. Conto sui 50 euro.

27 Agosto 2019
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Radici Terra e Gusto

L’asticella della qualità si è alzata ancora; l’offerta della cucina condotta con maestria da Andrea Valentinetti, con l’innesto di Andrea Rossetti – valente maestro d’erbe – sta battendo nuove strade di bontà gastronomica. Padova si sta risvegliando per merito, ancora una volta, di giovani appassionati come questi. Radici unisce eleganza, informalità e, soprattutto, ricerca, senza dimenticare la storia.

Come dimostra il menu ‘La Terra’ (75 euro) dove spiccano piatti come la gallina d’inverno o i ravioli di faraona, latte, miele e anice stellato. Merito di una cucina moderna che sa anche uscire dai canoni tradizionali, concettualmente semplice da capire anche se qualche piatto potrebbe sembrare spregiudicato come l’ottimo rombo, con porro, curry e molluschi dal menu ‘Il Mare e La Laguna’ (75 euro). Il premio “Ricerca e Innovazione” assegnato nel 2019 da questa guida è stato ampiamente meritato. Tutto frutto, appunto, di ricerca, lavoro e grande rigore. Nel pieno rispetto della stagionalità delle materie prime, di una dose di creatività ben calibrata e di una componente botanica sempre più presente.

E tutti i piatti lo confermano a partire dal riso, seppie e seppie, e cavolo di cappuccio viola o nel baccalà, patata, ceci, limone e camomilla dove la tecnica disegna il vestito ma il sapere dei giovani li riempie di contenuti. I dolci rivelano facilmente la mano felice di Valentinetti nella pasticceria. Cantina di valore e sala ben curata da Eleonora Piovesan. Circa 65 euro, sensibilmente meno (solo a pranzo) nell’attiguo bistro R2.

27 Agosto 2019
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La Posa degli Agri

Il quadro è incantevole: natura, campagna, tanto verde. Facile innamorarsene, come è successo ad Antonino e Nicola, gli imprenditori che hanno ambientato qui il loro sogno. La Posa degli Agri è vocata all’accoglienza, già a partire dalla cornice rilassante con orto, corte e frutteto. La perfetta sintonia tra stile tradizionale e design attuale si rispecchia nei piatti che riportano il palato alle migliori memorie, attraverso ricette creative e piatti d’impatto visivo sorprendente.

Alla base gli ingredienti freschi del momento, espressi in ogni loro sfumatura e con rispetto dallo chef Andrea Alan Bozzato: le carni, il pescato adriatico giornaliero, gli ortaggi locali, spesso dell’Orto degli Agri. Il menù è ricco di referenze green che raccontano estrosamente il territorio, come la tartare vegetale condita al tavolo con pane croccante di semi e, tra i primi, il risotto con melanzana affumicata, mandorle e pesto di fagiolini. Il pollo allevato a “Latte e Miele” con funghi e maionese alle erbe, petto cotto in foglia di fico, coscia marinata nel latticello e fritta è un’esperienza da provare. In alternativa la griglia con la selezione di Black Angus Veneto, frollatura dry aged, con verdure alla brace.

Oltre alla spettacolare degustazione di formaggi, il bigné esploso, crema al mascarpone, cereali soffiati, cacao e frutti rossi è la perfetta conclusione. Lo staff, in cucina e fuori, è giovane, dinamico e gentile. Menù degustazione a 45 e 60 euro, anche se si sceglie la carta il conto è giusto: circa 50 euro.

27 Agosto 2019
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Local

Nato dalla visione imprenditoriale di Luca e Benedetta Fullin, già fondatori dell’azienda di distribuzione di vini naturali Meteri, il Local mostra un lato di Venezia autentico e, al contempo, non convenzionale, geograficamente defilato e concettualmente lontano dai grandi flussi del turismo. L’ambiente, elegante ma essenziale, e l’eccellente servizio di sala creano una felice sinergia con la cucina di Matteo Tagliapietra, che interpreta efficacemente l’essenza profonda del microcosmo lagunare, fatto di tradizione ma anche di secolari contaminazioni.

Le portate riflettono un approccio intelligente alla materia prima, mai snaturata e anzi resa protagonista in modi non scontati. Rassicuranti e ben eseguiti gli gnocchi con germano reale e cavolo nero; più spinti, ma altrettanto armonici, gli spaghetti con burro affumicato, ostriche e bergamotto. Tra i secondi, particolarmente eleganti la quaglia con lamponi, porro e cacao, e il merluzzo con broccoli di Custoza e bagnacauda.

Una menzione meritano anche i dessert, golosi e talvolta provocatori, come nel “Sedano in 3D”: variazione dolce di sedano rapa, sedano verde e levistico. Com’è lecito attendersi, la carta dei vini è ampia e molto ben costruita. Due i menu degustazione: “Identità”, 7 portate a 110 euro, e “Local”, 5 portate a 85 euro. Tra i 65 e i 130 euro alla carta. A pranzo, infrasettimanale, anche una formula a 48 euro.

27 Agosto 2019
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Oro

Il lussuoso Belmond Hotel Cipriani occupa l’intera propaggine settentrionale dell’Isola della Giudecca. Gli approdi gourmet dell’albergo sono quattro: il tradizionale Cip’s Club sulla riva affacciata verso piazza San Marco, il Giudecca 10, il Porticciolo a bordo piscina, aperto solo a pranzo nella bella stagione, e il raffinato “fine dining” Oro, circondato dal tratto di laguna che guarda all’Isola di San Giorgio e al Lido di Venezia. Al timone della cucina di quest’ultimo il trevigiano Davide Bisetto, capace di mescolare con eleganza diverse culture gastronomiche, da quella francese che ne ha caratterizzato parte della carriera, a quella orientale, fino alle tradizioni locali.

Il percorso gastronomico può essere aperto con lo “asparago dipinto” o con cannocchia, garusoli, peperone verde e combavas, per poi continuare con i ravioli di bietola alla cenere e ristretto affumicato di faraona o con il risotto con birra scura e conchiglie, e chiudere con il branzino cotto nell’argilla e ponzu di melanzane o con il piccione marinato al bergamotto e cotto alla brace con pepe nero.

La numerosa brigata di sala si muove con professionalità e precisione. La cantina è importante e presenta ricarichi adeguati al luogo. I menu degustazione sono tre, chiamati con semplicità “Oro 1” (180 euro) “Oro 2” (150 euro) e “Oro 3” (210 euro); tra i piatti che li compongono se ne possono scegliere tre a 145 euro o quattro a 165. Disponibile, per chi lo preferisse, anche un menu interamente vegetariano.

27 Agosto 2019
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Zanze XVI

Un’osteria allo stesso tempo antica e moderna. L’edificio che la ospita, a pochi passi alle due principali porte d’ingresso della città, la stazione e Piazzale Roma, è infatti carico di storia. Al contrario, è attuale e di taglio internazionale il modello di ristorazione scelto dai due proprietari, Nicola Possagnolo, padovano, imprenditore nel settore dell’information technology, e Nicola Dinato, noto alle cronache gastronomiche come chef e patròn del ristorante Feva a Castelfranco Veneto.

Non c’è una carta da cui scegliere, ma tre diversi menu degustazione che cambiano di continuo in base a ciò che il mercato propone. Dalla cucina, guidata da Marco Galtarossa, escono piatti accattivanti e tecnicamente impeccabili ispirati alla tradizione veneziana, intesa come una miscellanea di consuetudini e culture gastronomiche: dal benvenuto, uno squisito cannolo di mais e liquirizia e baccalà mantecato, si passa alle tagliatelle di aglio nero, tartufo nero e nocciola e alla lingua di vitello “alla mediterranea“, per concludere con un dolce complesso tanto nei sapori quanto negli aromi: cioccolato amaro, tea lapsang souchong e pepe lungo indiano.

Il servizio è svelto e lieve e la carta dei vini strizza l’occhio, come molte altre nella città sull’acqua, al mondo dei cosiddetti “naturali”. Conto tutt’altro che impegnativo: il menu “Terra” costa 50 euro, “Mare” 70 e “Creazione” 80. Non manca, poi, la conveniente scorciatoia del pranzo di lavoro a 25 euro.

27 Agosto 2019
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Riviera Ristorante per Onnivori

GP (non solo un acronimo ma un soprannome quasi necessario, visto che i nomi di battesimo sono ben quattro: Giovanni, Pietro, Francesco, Maria) Cremonini è un personaggio dalle mille sfaccettature. Dopo un lungo periodo trascorso a Parigi tra musica e gastronomia, decide di tornare a Venezia, dove era cresciuto, e di prendere in gestione il Riviera, ristorante affacciato sul Canale della Giudecca e dotato di uno splendido plateatico di fronte all’imponente Mulino Stucky. Oggi, dopo qualche anno, il locale gira come un orologio assecondandone perfettamente la filosofia.

Già leggendo il menu ci si rende conto che qui il territorio è protagonista: risi e bisi e ostrica, “fior di granseola”, “fiammella di Santa Capa” (capasanta, Montasio e frutta). Ma non mancano piatti di estrazione geografica diversa: interessante “non è ‘na carbonara”, interpretazione del piatto romano con un tocco di venezianità (al posto del guanciale ci sono le alici affumicate e lo scalogno); coreografica e perfettamente riuscita “quasi una zuppa di pesci”, il cui brodo viene trattato al sifone e servito al tavolo sotto forma di spuma leggerissima. Impeccabile nelle cotture il “piccione a tre tempi”.

Carta dei vini ricercata ma a corto raggio: le scelte sono limitate alle Tre Venezie, dal Lago di Garda all’Istria. La sala è guidata con professionalità e charme dallo stesso padrone di casa. Tre menu degustazione allo stesso prezzo (105 euro): “sott’acqua”, “terra emersa”, “di qua e di là”. Scegliendo dalla carta si pagano 65 euro per due portate e 85 euro per tre portate.

27 Agosto 2019
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Osteria alla Chiesa

Definisce la sua “una cucina d’istinto”. Termine che non vuol dire improvvisazione, perché i suoi piatti sono tutt’altro che casuali. Al contrario, significa approfondimento, empatia, condivisione, con un valore aggiunto che va oltre lo studio. Claudio Gazzola è sintonizzato sulla linea di Tiziano Terzani, il quale sosteneva che “la vera comprensione è quella che va al di là della ragione e che si fonda sull’istinto, sul cuore”. E qual è il miglior dialogo, anche in cucina, se non quello della memoria che condivide ricordi comuni?

Basta prendere un piatto semplice, come la pasta risottata, fagioli e “formaggino”, per rendersene conto e far risvegliare sensazioni (solo) apparentemente sopite. Non deve meravigliare, poi, che nell’insegna del locale sia raffigurato un asino: è stato proprio quello, dieci anni fa, il punto di partenza del cuoco, e ancora adesso uno dei menu degustazione è intitolato “Il ciuco”: spazia dalla tartare d’asino al Roastmusso fino al semifreddo di latte d’asina, ingrediente leggendario che dal bagno di Poppea ha trovato altre e più convincenti applicazioni.

Qui la tradizione guarda avanti. Gazzola è parecchio cresciuto in questi anni: le sue capacità oggi le dimostra in un antipasto come ostrica e bamboo, in primi piatti come il risotto alla cicoria, nocciole e capperi oppure nei tagliolini con animelle di vitello, sedano rapa e radici di kren, vale a dire rafano. La sala è governata da Giada Bergamin. La cantina è corretta: alla carta sui 50 euro. Ma a pranzo tre piatti e un bicchiere di vino costano 22 euro.

27 Agosto 2019
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SanBrite

Sono riusciti a realizzare proprio una bella opera, Ludovica Rubbini e Riccardo Gaspari: coppia nella vita e sul lavoro, hanno saputo creare un luogo affascinante quassù, a debita distanza dalla frenesia cittadina della regina delle Dolomiti. Cortina e le Tofane sullo sfondo delle vetrate che lasciano ammirare un panorama che non stanca mai, per gustare un menu sempre in evoluzione, con piatti che il cuoco lega indissolubilmente al territorio elaborandoli con la sapienza di chi ha acquisito un’ottima tecnica.

Non bisogna dimenticare che Riccardo se ne intende di arte casearia, così qui, insieme all’ottimo pane, si assaggia un burro strepitoso. Si può iniziare con un classico di gola come la patata “primordiale”, cotta alla brace servita con purée di patate, beurre blanc e la sua buccia, oppure con il raffinato sedano rapa cotto al vapore con brodo di speck. Tra i primi difficile rinunciare a un cavallo di battaglia come gli spaghetti con olio al pino mugo e pane croccante, di balsamica suadenza. Ancora, sono buonissimi i ravioli con anatra selvatica, fegato grasso e crema di pan brioche.

Soddisfa anche la gallina, accompagnata da estratto di radici e sorbetto di senape. Interessante il nuovo corso con i dolci, tutti privi di zuccheri aggiunti, tra i quali spicca “Top inambur” riuscita proposta a base vegetale. Ben assortita la carta dei vini e servizio di cordiale professionalità al quale non manca il sorriso. 80, 100 o 110 euro per i menu degustazione, sui 75 alla carta.

27 Agosto 2019
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Masi Tenuta Canova

A poca distanza da Lazise e dal Lago di Garda, la tenuta Canova è il luogo dove la famiglia Boscaini ha deciso di raccontare la lunga storia di Masi e dei vini che hanno reso grande la Valpolicella. Il percorso inizia nel Wine Discovery Museum, uno spazio espositivo che, attraverso strumenti multimediali, illustra la sinergia di terroir e tecnica che ha dato vita ai vini di questa cantina, facendo rivivere in pochi passi il complesso procedimento che dai filari d’uva conduce al calice. Il suggestivo percorso culmina all’interno di un tino di 50.000 litri nel quale potrete letteralmente rivivere, attraverso immagini, profumi e suoni, la fermentazione del mosto.

Dopo la visita al museo, concedetevi una passeggiata attraverso i vigneti e una tappa al belvedere rialzato, dal quale è possibile godersi un bel panorama sulla Valpolicella. Nel Wine Bar troverete, infine, una cucina semplice e genuina, pensata per dare risalto ai vini Masi, sia in abbinamento al calice che come ingrediente. Anche a tavola l’attenzione alle tipicità del territorio è d’obbligo, non soltanto la Valpolicella, ma anche la Lessinia e il Lago, che occhieggia poco lontano.

Nel bel dehors immerso nel verde o nell’accogliente taverna in pietra, si avvicendano piatti rustici ma curati: luccio in salsa con polenta e olio d’oliva della tenuta, lasagnette al ragù di cortile e tartufo del Monte Baldo, costata di bufala con vin cotto e spinaci, oltre all’immancabile risotto all’Amarone. Il servizio è spigliato e cortese. Conto sui 40 euro.

27 Agosto 2019
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Belle Parti

Ospitato in un bel palazzo storico del centro di Padova (Palazzo Prosdocimi), il ristorante Belle Parti è ormai diventato un preciso riferimento della ristorazione di classe di Padova. Infatti, nello storico cuore patavino, si raccolgono clienti affezionatissimi, nuovi appassionati della buona tavola e turisti interessati a provare il lato più elegante e nascosto di questa parte di Veneto.

La sala, preziosa e ricca di atmosfera, è improntata alla sobria raffinatezza delle grandi maison di un tempo; a guidarla c’è Stefania Martinato, che coordina con il savoir-faire che la contraddistingue una squadra giovane e disinvolta. Il grande protagonista del locale è il pesce dell’Adriatico (con qualche ‘ospitata’ di eccellenze estere, come il carbonaro dell’Alaska), che detta ritmi e offerta della carta. A trattarlo con competenza e mano sicura è il cuoco Daniele Doria, abile nel trovare l’equilibrio tra i ricordi della cucina classica e le opportune divagazioni contemporanee.

Non mancano, per ogni portata, un paio di proposte di terra, altrettanto centrate. Ormai classica, e richiestissima, la selezione di crudi di mare, che varia in base al mercato (eccellenti scampi e gamberi); ricchi e golosi gli spaghetti cacio, pepe e scampi; ottima la cottura del calamaro alla griglia con papaya e barbabietola. Ispirata alla tradizione la carta dei dessert, come la padovanissima torta pazientina. Carta dei vini che spazia tra le più blasonate etichette. Conto tra e i 55 e i 90 euro.

27 Agosto 2019
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Ristorante Regio Patio

Garda è una località capace di ritemprare lo spirito con i suoi meravigliosi scorci, le passeggiate lungo il lago e tra le strade del borgo, sempre affollate di turisti in cerca di una dimensione più “lenta” rispetto agli affari quotidiani. Garda è capace anche di ritemprarti il palato e, ad aiutarti, è Andrea Costantini, uno cuoco che arriva dal Friuli e che, dopo aver lavorato un decennio con Bruno Barbieri, che lo considera uno dei suoi allievi migliori, negli ultimi anni è diventato uno dei più intelligenti interpreti dei sapori del Garda.

Provare per credere la sua ostrica di lago, un concentrato che esprime nel guscio tutta la potenza di questo territorio. Non si tratta di un prodotto frutto dei bizzarri cambiamenti climatici, ma di un originale piatto creativo con salmerino marinato, uova di salmerino, filetto di coregone fresco e altri elementi da mangiare in un boccone gourmet. Costantini, grande appassionato di Bruce Springsteen, è un friulano che guarda il Garda attraverso altri occhi e altre papille, e molto attento al territorio dove lavora da oltre dieci anni.Gustate la tartare di pecora brogna, lavanda e rosa o lo spiedo di diaframma di manzo alla brace e mosto cotto o assaggiate il menù Garda 100%.

Prima o dopo aver mangiato chiedete al direttore di sala Stefano Barbieri di visitare la ricca cantina. Ottimi anche gli abbinamenti dei piatti con le birre. Quattro menù degustazione a 60, 75 e 85 euro e una spesa alla carta sui 70 euro.

27 Agosto 2019
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Locanda Benetti

Il gusto della tradizione pura e questa storia partono da lontano. Il DNA di Romeo, il Patriarca, è quello dell’Altipiano dei 7 Comuni (un suo bisnonno, Marco Ambrosini detto Bufera, campeggia in entrata nella foto del 1900 quando governava l’Albergo al Ghertele, lungo la Val d’Assa, importante via di comunicazione con l’Austria per viaggiatori e lavoratori).

Poi i genitori di Romeo, nel 1928, discesero le valli e si stabilirono in pianura a Costabissara. Dapprima fu solo una bottega per asporto vini, poi una osteria-trattoria con una cucina che incrociava le tradizioni montanare con quelle della nuova “patria”. Piano piano, dopo una oculata ristrutturazione, è diventata una piacevole locanda che dà ristoro non solo ai clienti affezionati (magari nell’enclave della vecchia cucina di casa), ma anche alloggio a viaggiatori e turisti.

I piatti della tradizione che hanno marcato tutto il percorso di questa storica trattoria indicano anche la sorgente che ispira la cucina. Non a caso il baccalà alla vicentina e il fegato alla veneziana sono conformi ai sacri testi. I prodotti sono genuini e sani; i piatti buoni e rassicuranti, a partire dall’ottimo salame ai ferri che non manca mai nella dispensa. E non può mancare la polenta di Marano con funghi e Asiago e nemmeno i “corgnoi” (lumache) alla veneta. Splendidi i tagliolini in brodo della casa con “durelli e fegatini” o i bigoli con “l’arna” (anitra); inamovibile il pollastrello in tecia. La cantina è costruita con saggezza anche nei costi. Per non stravolgere il conto che si aggira sui 35 euro.

27 Agosto 2019
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La capr’allegra

Il bosco che copre la Val di Nos, toponimo misterioso nell’Altopiano dei 7 Comuni, è accogliente e pieno di magia. L’atmosfera e tutto l’ambiente che circonda il B&B La Capr’allegra sono bucolico-pastorali. Maneggio a cura dell’Altopiano dei cavalli e le caprette che forse arriveranno. Burocrazia permettendo.

L’area del mitico Appaloosa, zona Galstagh, è tornata a vivere per merito di Stefano Fraccaro, figlio d’arte, e della sua brigata. L’insegna dichiara: buona cucina, ospitalità, sogni beati, fantasia e caprette. Tutto confermato. L’ospitalità è nel DNA vista l’accoglienza schietta, simpatica e cordiale. I sogni beati sono garantiti da alcune linde camere, la fantasia dall’ambiente che vi circonda e la buona cucina da piatti concreti, golosi e sani perché realizzati con prodotti semplici ma selezionati secondo lo scandire delle stagioni. A cominciare dalla panna cotta al caprino su letto di cavolo cappuccio, polentina con coppa affumicata. Gli intramontabili gnocchi di patate al burro di malga e Asiago stravecchio avvolgono morbidamente palato e gola, mentre il ragù di cervo condisce le tagliatelle rustiche della casa. L’Asiago fuso in cocotte con polenta, salsiccia e funghi è un doveroso omaggio al territorio. Goloso lo stufato di manzo alla birra rossa.

Lo strudel ci affascina sempre, ma tutti i dolci sono frutto del forno di casa. Il formaggio di capra arriverà solo se qualcuno in “alto” vorrà. Cantina contenuta, ma saggia nelle scelte e nei ricarichi. Circa 40 euro, per quattro piatti dall’antipasto al dolce.

27 Agosto 2019
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Le Andrianelle

Fascino antico e moderne virtù: la piazzetta di Via Liston ha ripreso nuova vita, merito sicuramente dell’elegante recupero, ma anche della linfa vitale trasfusa da una squadra giovane e piena di vita (e di esperienza) che fa funzionare le belle camere, la cantina e, soprattutto, il ristorante. E questo è stato lo spirito che ha guidato la ristrutturazione della casa de “le Andrianéle”. La missione era, appunto, il recupero di una raffinata magione dell’800 per restituire alla comunità locale una struttura ricettiva che rispecchiasse fedelmente la tradizione del territorio.

Come un tempo che fu, quando trattorie, osterie e locande rappresentavano punti di ritrovo per gli abitanti e, allo stesso tempo, “finestre sul mondo”, sapendo ospitare viandanti e curiosi. A guidare la brigata di cucina, e non solo, Amedeo Baio, solido giovane cuoco della pedemontana vicentina con alle spalle esperienze importanti alla Locanda di Piero e a Brusaporco da Vittorio. Le sue mani sono solide come le sue spalle, ma la presentazione dei piatti e la combinazione dei profumi e dei sapori hanno un perfetto equilibrio e le consistenze rassicuranti di una tecnica sopraffina.

Basta assaggiare le linguine con acciughe del mar cantabrico, cocco, aneto e pane aromatizzato al caffè e ostrica o il risotto “Acquerello” al prezzemolo, lumache, caviale e spuma d’aglio rosso. E poi il trionfo delle buone carni (costolette di agnello “Merino”) e dei pesci saporiti (mazzancolle “Porto Santo Spirito”) nel forno a brace di Paolo Parisi. Menu degustazione a 45 euro; alla carta circa 50 euro.

27 Agosto 2019
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Antica Trattoria Due Mori

Cristina e Margherita Riva, figlie dell’indimenticata Rosalia, gestiscono con sapienza questa roccaforte della tradizione che non delude mai. L’ambiente è familiare e sa davvero di antico, come suggerisce il nome del locale: il fascino è uguale nella sala grande e nella saletta più rustica. Le due titolari e le cameriere contribuiscono all’atmosfera presentandosi con il “dirndl” il vestito tradizionale della montagna austriaca e tirolese. E, del resto, le cime sono proprio a due passi, con il Pasubio, il Summano e le Piccole Dolomiti a portata di… gamba.

Dal punto di vista gastronomico, due sono i meriti del locale: prima di tutto lo spiedo che gira silenzioso e luccicante di braci nel camino che accoglie i clienti all’ingresso del locale. Ma la cucina di Stefano Mantese va giustamente orgogliosa anche per altri piatti, come il baccalà alla vicentina, dalla ricetta tradizionale tutelata dalla Confraternita, diventato un riferimento per tutto il vicentino e non solo per la zona. Del resto, in questo locale, i piatti sanno di famiglia, la memoria è un filo rosso del menu, un comandamento cui è gustoso obbedire.

Basta assaggiare qualcuna delle zuppe, oppure la pasta fatta in casa come il risotto servito nel “cuore” del parmigiano, ma anche i bigoli al ragù di anatra e i tagliolini con capesante e porcini. E per chi cerca un altro piatto tradizionale veneto, il fegato alla veneziana è servito. Sempre tra i secondi, da provare il germano al forno con salsa di tartufo e il coniglio alla valleogrina. Cantina di alto livello. Conto sui 35 euro.

27 Agosto 2019
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San Martino

La passione per il proprio lavoro è evidente quando si osservano all’opera Raffaele Ros e Michela Berto, marito e moglie, alla guida rispettivamente della cucina e della sala di questa antica osteria di paese divenuta un ristorante elegante e ambizioso. Anno dopo anno, l’offerta gastronomica non smette di crescere, consolidando la fama acquisita senza mai snaturare una cucina solida, basata su tecnica sicura, garbata creatività, attenta selezione dei prodotti e rispetto delle stagioni.

Si aprono le danze con il cocktail di gamberetti con gelato alle erbe e soffice di patata calda, oppure con la terrina di bollito di carne con frutta piccante e purea di cavolfiore, per poi farsi accarezzare il palato dai delicati gnocchi di patata con quinto quarto d’oca e, infine, scegliere il trancio di spigola del mercato di Caorle “che guarda a oriente” oppure uno dei piatti-percorso in cui lo stesso ingrediente viene preparato in diversi modi, come, ad esempio, la variazione di piccione, petto e foie gras, coscia confit, pralina di aletta e ragù alla finanziera.

La bella (e visitabile) cantina, gestita con competenza da Michela, è ben fornita di etichette italiane, francesi e non solo, la gran parte delle quali proposte a prezzi decisamente invitanti. Si può bere molto bene anche al calice. I menu degustazione sono tre: “espressione del territorio veneziano in terraferma” a 65 euro, “Caorle e Marano Lagunare” a 85 euro, “tra crudo e cotto in zona FAO 37.2.1” a 100 euro. Alla carta sugli 80 euro.

27 Agosto 2019
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Trattoria Zamboni

La filosofia della trattoria è sintetizzata nella storia di tre generazioni: mamma Margherita ha acceso il fuoco, figli e nipoti lo alimentano. È un sapore in evoluzione – in altre parole – che non abbandona i principi dal quale è nato. Nelle terre beriche “Zamboni” è sinonimo di territorio in tutti i sensi: prima di tutto per la cucina, espressione della buona tradizione a tutto tondo, e poi per il luogo, dato che il locale è situato a Lapio, nel cuore verde della dorsale dei Colli Berici.

La cucina, pur con dei suggestivi tratti di creatività, mai eccessiva, si basa principalmente su ingredienti tradizionali, che scandiscono un menu ritmato sui prodotti delle stagioni. Può essere il broccolo fiolaro, oppure il tartufo scorzone dei Berici, o ancora la sopressa con lo scalogno di casa. La strada è stata tracciata da Severino Trentin, cuoco protagonista della rinascita della cucina vicentina degli ultimi trent’anni. Ma, oggi, questo percorso di ricerca è approfondito dai fratelli Lucia, Oreste, Giuseppe e Giorgio (cugini di Severino) che ripropongono il segreto di “Zamboni” con sapienza e un servizio ricco di sorrisi e di cortesia.

Molti piatti sono diventati un simbolo del locale: il fegato di coniglio barato con erba Luisa; i maltagliati con il tartufo dei Berici; l’inamovibile luccio in crosta di erbe e il baccalà alla vicentina. Molto curati i dolci. I vini del territorio sono in prima fila, ma la carta è generosa (e onesta nei ricarichi). Molte etichette proposte anche al calice. Alla carta circa 40 euro.

27 Agosto 2019
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Vecchia Malcesine

Molti sono i locali ameni che punteggiano la suggestiva sponda veneta del Lago di Garda, ma l’offerta gastronomica non è riuscita a compiere quello scatto che il blasone di questi luoghi imporrebbe. Le capacità ci sono tutte, ma la volontà? Spicca così qualche illuminato solista come Leandro Luppi, il cuoco divertito e divertente, oltre che bravo. E la sua Vecchia Malcesine è una perla che continua a brillare lungo questa costa, incastonata in un angolo strategico con una stupenda vista sul Benaco.

Il giardino degli ulivi fa da naturale anticamera a un ambiente moderno, colorato e curato nei dettagli. Le stesse caratteristiche che si ritrovano in piatti gioiosi in cui la creatività non sovrasta mai una elegante concretezza. Leandro Luppi (anima, cuoco e patron), assieme a tutta la brigata di cucina e sala, sarà garbatamente prodigo di informazioni e consigli per capire l’anima segreta di piatti che incuriosiscono e appassionano. Come il wakame di lago, dal nuovo menu r-evolution (95 o 135 euro).

Tra i piatti della memoria (classics and more – 90 euro per sette portate), dove i pesci possono intrecciarsi con i sapori del Monte Baldo, ecco la curiosa carbonara di lago o un boccone succulento come il tomahawk di vitello & BBQ. Tra i piatti “spiritosi” spiccano gli spaghettoni gin tonic & gambero rosso o la curiosa spigola amatriciana. Dolci freschi, soffici e divertenti. Cantina contenuta (150 etichette), ma ben impostata. In sala molta cortesia e professionalità, simpaticamente informale. Alla carta da 65 euro in su.

27 Agosto 2019
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Venissa

La Venezia più pura e incontaminata si incontra nell’isola di Mazzorbo, collegata alla Burano dei merletti attraverso un ponte. La famiglia Bisol ha recuperato la vigna murata con l’autoctona Dorona e ristrutturato una tenuta agricola realizzando il wine resort Venissa con le camere, l’osteria e il ristorante stellato aperto dal 2010. L’isola preziosa racchiude colori, aromi e sapori della laguna, sapientemente dosati a tavola.

La cucina è giovane e all’avanguardia. Dal 2017, alla guida della dinamica brigata ci sono i talentuosi Francesco Brutto e Chiara Pavan che coniugano in armonia esperienze, intuizioni e gusto per la tradizione. Le ricette scelgono il pesce della laguna, i prodotti dell’orto della tenuta e le erbe spontanee raccolte tra i filari del vigneto. La carta è l’espressione tangibile di una qualità eccellente, citiamo la “seppa rosta”, seppia cotta e cruda, agretti e alghe affumicate; gli spaghetti alla chitarra di clorella, vongola, angelica e crescione; la sogliola “punk”.

Conto medio: 110 euro. Altissimo livello anche nei “tasting menu” percorso 5 e 8 (rispettivamente 110 e 150 euro), ma il top dell’esperienza è il percorso 10 (175 euro) in cui si assapora la cucina d’avanguardia, affidandosi totalmente alla creatività degli chef, senza spoiler sui piatti. L’esperienza è avvolgente anche grazie al servizio attento, ma mai invadente. La cultura gastronomica è ben supportata dalle scelte di una cantina sapiente che include la selezione dei vini Venissa e Bisol, tra piccole produzioni di charme ed etichette celebri.

27 Agosto 2019
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Perbellini

Ancora dopo tanti anni è difficile non stupirsi dal passaggio estetico tra l’esterno, un capannone tra una serie di edifici da zona artigianale, e l’interno, quello del lussuoso, elegante locale regno dell’accoglienza della quale la brava Paola Secchi, padrona di casa, è maestra. In cucina si muove abile Francesco Baldissarutti, sempre più sicuro nel proporre piatti dalla forte identità, originali e ben concepiti.

Uno stile inconfondibile, il suo, frutto di una passione che si rinnova ogni giorno e di un’instancabile tensione alla ricerca. Un vero record di cinque percorsi di degustazione, oltre l’ampia carta, consente di soddisfare una vasta gamma di desideri, dal breve (28 euro, solo a pranzo nei giorni feriali) all’assolo proposto a 75 euro. Tra le suggestioni è notevole la panzanella integrale con ali di razza e profumo di menta, buonissimo anche “come un sushi” di gamberi di fiume e seppie.

Ottimo il risotto mantecato allo stracchino con polvere di polenta, alloro, aringa affumicata e limone, così come convincono le pennette al latte con trota salmonata e levistico. Grande finezza per il tenero petto rosa di piccione con patate alla griglia, olivello spinoso, cipollotto e salsa allo zenzero. In chiusura, alto il livello dei dolci come nel caso del ricco soufflé al caffè d’orzo con cuore di lampone, gelato allo yogurt greco di latte di pecora e crumble ai cereali. Carta dei vini di grande spessore e ottime possibilità di scelta al calice.

27 Agosto 2019
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12 Apostoli

In un locale dove tutto parlava di storia e di tradizione, c’è voluto coraggio a metterci le mani per rivoluzionare cucina e sala. C’è riuscito Filippo Gioco, quarta generazione della famiglia veronese. Studi da antropologo, idee chiare sul futuro: il 12 Apostoli non deve restare solo il bellissimo museo che è, ma deve lanciarsi verso un percorso di ricerca.

Così, rispetto al passato, è rimasto immutato lo spirito di accoglienza così ben rappresentato dal sorriso di Antonio Gioco e della moglie Simonetta. Ma in una sala profondamente cambiata, con una luce che oggi valorizza così bene gli affreschi, è possibile assaggiare i piatti proposti dallo chef Mauro Buffo attraverso quattro menù degustazione a cui si affianca, d’estate, anche il menù “Opera”, pensato per i melomani che hanno il biglietto prenotato all’Arena.

Nei percorsi, Buffo può guardare a Verona e alla sua provincia, rivisitare i classici della cucina italiana o esaltare le sue esperienze di chef con piatti come anguilla e burro montato (“Abbiamo visite da Comacchio”), Scampo e midollo, Cracker di coniglio. All’inizio o alla fine della vostra degustazione fatevi accompagnare nella “cantina apostolica” che poggia su una strada romana del I secolo, dove trovate vecchie annate e le penne lasciate dai grandi scrittori insigniti del premio “12 Apostoli”. Menù degustazione a 90 euro, il menù lungo (“Giravolte”, 12 assaggi) a 110.

27 Agosto 2019
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19.94

Stefano Agostini con 19.94 – il locale del patron e amico Alessandro Rotolo, conservatore delle glorie vinicole di Mario Schiopetto (Collio Goriziano) e dei Volpe Pasini (Colli Orientali) – riallaccia il contatto con… la sua storia. E la scintilla che questo contatto genera riaccende un ricordo ancora vivo nei gourmet, non solo padovani: quello di Casa Vecia di Abano Terme quando, l’allora giovane cuoco, rivelò il suo talento cristallino.

Passando anche per l’esperienza di Godenda – locale di Padova che Agostini con i fratelli ha creato in seguito – Stefano continua il suo percorso evolutivo, con un punto fermo: una cifra stilistica personalissima. Nitida, ben definita. Una cucina di classe la sua, capace di semplificare anche le preparazioni più complesse e ad alto indice di difficoltà. Lo fa partendo da una materia prima scelta senza compromessi.

La qualità si rivela fin dai prodotti da forno, nella pasta, nelle verdure… In tutto ciò che lui sa rendere buon cibo con pochi sapienti tocchi. Tanta ricerca, fantasia, raffinatezza. Li ritroviamo nella tartare di cappesante, nella calamarata integrale con salsiccia, Castelmagno e cavolfiore (piatto che brilla per originalità), come pure nel branzino con ‘friarielli’, salsa al pimento e caviale. I menu degustazione a 60 e 85 euro, oltre a quelli in versione ridotta, sono un invitante approccio a questo locale, gradevole da vivere anche per il suo design contemporaneo. Cantina che raccoglie 500 etichette e che permette escursioni su vari territori anche internazionali, Francia in primis. Sui 70 euro.

27 Agosto 2019
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Chat qui rit

Centralissimo, ma fuori dai consueti e brulicanti percorsi dei turisti vocianti. Anche per vocazione: quella di rimanere estraneo alla (comoda) cucina national popolare che impera a Venezia. Giovanni Mozzato, ex rugbista ed ex uomo di finanza, ha dato una nuova anima a questo Locale Storico d’Italia. Spalle larghe e forti, come si addice a un atleta, unite alla gioia e alla passione per il convivio, è riuscito a saldare la buona cucina lagunare con un’atmosfera confortevole e verace.

Questo bel locale, raffinato, accogliente e ristrutturato con grande perizia, è andato a rinforzare quella brillante pattuglia di ristoratori che non vuole arrendersi all’omologazione della cucina veneziana contribuendo alla rinascita gastronomica della città di San Marco. La cucina è governata a quattro mani, un tandem formato da Davide Scarpa, cuoco di lungo corso, e dal giovane bravo e creativo Leonardo Bozzato. Entrambi lagunari doc.

I prodotti, sia di terra che di mare, sono selezionati con grande cura, privilegiando quelli del territorio, dando vita a un menu goloso e di coraggiosa struttura. A partire dalla piovra alla diavola con l’nduia calabra, un piatto che splende come il sole. I paccheri con scampi e cotechino provocano fin dal nome, ma rassicurano il palato con un connubio virtuoso. Vibranti e succulenti sia la tartare di gamberi rossi su trippa di vitello, sia il petto d’anatra cotto a bassa temperatura su salsa teriyaki con bieta e prugne fermentate all’aceto. Carta dei vini che conta 500 referenze selezionate con competenza e passione. Circa 100 euro.

27 Agosto 2019
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DeGusto

Via Camporosolo a San Bonifacio non è una via qualunque. È diventata una vera e propria “street food”, non nel senso di “cibo di strada”. Qui, a due passi dal centro di uno dei più grandi comuni a est di Verona, una strada del gusto con proposte di alta cucina. Qui, dopo l’esperienza in piazza nella vicina Arcole, Matteo Grandi ha trasferito il suo DeGusto.

Si tratta di un ristorante frutto delle tante esperienze accumulate dal giovane chef all’estero e raccolte in un ambiente elegante ma non formale e per niente chic, ben arredato con composizioni verdi, una libreria e altri elementi di design. La cucina è a vista sia dall’interno che dall’esterno, sulla strada. È in questo ambiente che nascono piatti originali e innovativi, con un lavoro di ricerca che non si arresta mai e che viene proposto a tavola.

Da quello che ormai è diventato un grande classico, il fantastico uovo, a una delle ultime creazioni, i delicati ripiegati con capesante e branzino, cavolfiore e tartufo bianco, un matrimonio di sapori che si declina anche nella versione di carne con più intensi sapori di formaggio affumicato, ketchup, aglio orsino ed essenza di capretto. Cucina e sala vanno a braccetto in un servizio al tavolo che è impeccabile ed è curato dalla moglie Elena Lanza, attenta ad abbinamenti non scontati con i vini e le birre. Menù degustazione a 98 euro, menù à la carte da 55 euro (due portate) a 80 euro (quattro portate).

27 Agosto 2019
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La Casa degli Spiriti

Ci sono due motivi che giustificano un pranzo o una cena in questo locale. Il primo è il suggestivo panorama del lago che si gode dalla collina dov’è collocata questa costruzione del Settecento: lo sguardo abbraccia il Garda a 180 gradi. Il secondo motivo è rappresentato dai piatti di Michele Iaconeta, cuoco d’origine pugliese di 39 anni che ha lavorato anche con Norbert Niederkofler. Da tre anni è a capo della brigata del locale di grande eleganza di Federico Chignola e Sara Squarzoni.

Al ristorante gourmet l’impeccabile maître Michele Scola presenta tre menu: “Un territorio da scoprire”, “Sogno Mediterraneo” e “Festival del mare”. Ognuno ne sceglie i piatti, incrociando gusti e portate perché non esiste una vera e proprio “carta”. Attenzione, incrocio in questo locale è una parola-chiave. Il secondo e il terzo menu sono dedicati alla cucina di pesce, dal crudo a piatti di più elaborati: per esempio il carpaccio di capesante e verbena, asparagi di Verona e brodo dashi di baccalà ha una freschezza indimenticabile. Molto interessante il risotto con pistilli di zafferano, gamberi di Porto Santo Spirito e riduzione al Recioto: ovvero, quando il gusto veronese incontra la Puglia, terra del cuoco.

Questa è la sua filosofia in cucina: riproporre la tradizione (non solo) locale con una misurata e intelligente creatività. Tra i dolci è imperdibile la millefoglie, che diventa una composizione multisensoriale. I prezzi vanno da 60 euro per due pietanze sino a 130 per un menu degustazione intero.

27 Agosto 2019
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Storie d’amore

Storie d’amore è un luogo di gusto, di buon gusto e di armonia, dove la sicurezza nell’espressione è figlia di un’esperienza e una passione che spesso sconfinano nell’arte. Gastronomica e non solo. “Storie”, quelle di cui è protagonista lo chef Davide Filippetto (la cui certosinità creativa è così “piemontese” – come le sue origini – da rasentare la perfezione), che maturano lontano dalla ribalta, in una gioiosa e continua evoluzione.

Accanto a lui la passione di Massimo Foffani per i vini d’autore e, soprattutto, per l’accoglienza. Filippetto, seppur ancora giovane, è un cuoco saggio, che sa fare sintesi equilibrate e originali, al riparo dagli stereotipi di certa cucina show. Le sue doti nel saper esaltare le materie prime – anche quelle più semplici – si coniugano con capacità tecniche ed estro, sensibilità e (soltanto quando serve) audacia. Senza dimenticare il tocco artistico nella composizione dei piatti, alcuni dei quali sono effettivamente da immortalare in qualche foto.

La sua maturità la si coglie compiutamente nel sorprendente risotto al brodo di ‘go’ (un pesce della laguna, che un tempo c’era sempre nelle cassette dei pescivendoli), vongole e bergamotto, come pure nei più complessi e ‘arditi’ bottoni di coniglio al civet, estratto di cavolo nero, salsa e foie gras. Crudi e catalana restano dei must nel menu. La cantina, molto francese, messa insieme negli anni da Massimo Foffani, è enciclopedica per varietà e annate. Vari menu degustazione; alla carta il conto si aggira sui 65 euro.

27 Agosto 2019
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Milleluci

Arrivati sopra al crinale che domina la pianura con le sue mille luci, la pace alpestre appagherà il vostro spirito. Salendo da Bassano del Grappa verso l’Altipiano dei Sette comuni il vostro sguardo potrà incrociare il profilo del paesino di Rubbio (Rübel in cimbro), sospeso sulla pianura. Ad appagare la gola provvederanno Elvis e Giacomo Pilati pescando a quattro mani dalla loro filosofia racchiusa in quattro parole: conoscenza (del territorio), tecnica (anni a governare i fornelli), intuizione (creatività quanto basta) e stagionalità.

E, a proposito di stagionalità, da non perdere, in primavera, la tappa della rassegna dedicata al tarassaco con i buoni tagliolini all’uovo con pesto di tarassaco e uova di trota. Poi ci saranno le erbe spontanee, i funghi e i prodotti della montagna e della pedemontana e, naturalmente, la “degustazione sedano”, farina di canapa ed erbe spontanee. Tra le carni, in autunno, i petti di quaglia con zucca e castagne o il suino iberico cotto a bassa temperatura.

I dolci sono sempre tentatori a partire dalla croccante fregolotta bagnata con caffè e quenelle di crema al mascarpone o il classico “non è un tiramisù”. Dalla cantina buone ed economiche bottiglie, anche con servizio al bicchiere. Circa 40/45 euro.

27 Agosto 2019
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Officina dei Sapori

Fabio Tammaro è il cuoco che ha deciso di portare un pezzo del suo mare da Napoli in quest’angolo di Verona, a due passi dal Teatro Romano e dal Ponte Pietra. È bene dirlo chiaramente: in questo locale pesce, crostacei e molluschi sono cosa seria, e regnano senza compromessi. Il racconto di questo mare inizia, naturalmente, dalla materia prima, selezionata con un occhio di riguardo non soltanto alla qualità, ma anche alla tutela dell’ecosistema marino.

La carta si apre su una selezione di crudi appena sfiorati dalla mano del cuoco o impreziositi da comprimari discreti, per poi proseguire lungo preparazioni più elaborate, che mostrano una bella padronanza delle cotture e una gestione intelligente degli abbinamenti. Non mancano vivaci puntate verso mete esotiche, come nelle capesante con guacamole e ricci di mare, dove dolcezza, acidità e spinta iodata trovano un felice equilibrio. Doverosi i tributi alla memoria gastronomica del cuoco, come lo spaghettone allo scoglio “fujuto” con bergamotto e lime, o la calamarata ripiena di melanzane, burrata e un concentratissimo estratto di teste di gambero. Ottima la cottura dell’ombrina, rinfrescata da un gazpacho allo zenzero.

Il capitolo dolci gioca sulla tradizione, con interpretazioni dei grandi classici della pasticceria napoletana (pastiera e babà) e un ottimo gelato al pistacchio. La carta vini è interessante e ben allineata a realtà contemporanee del vino naturale. Menu degustazione a 55, 65, 90 e 120 euro. Tra 45 e gli 85 euro alla carta.

27 Agosto 2019
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Olio & Burro: la cucina degli eroi

Sono scesi dall’Altopiano di Asiago, oramai da un lustro, per riunire gli affetti familiari, e hanno trovato sui Colli Berici la loro nuova casa. Con soddisfazione e successo. Pippo, la moglie Francesca e la cognata Cioci (Maddalena) potrebbero aver già spento da tempo i fornelli, se si pensa che correva l’anno 1966 quando cominciarono il loro lavoro di ristoratori. Allora erano ancora dei ragazzi. Sull’Altopiano hanno scritto pagine gloriose, iniziando la loro affascinante storia gastronomica dalla familiare “Mirella” e poi passando all’indimenticata “Lepre bianca”. Sino all’ultimo locale: il mitico Appaloosa. Hanno sicuramente fatto fatica, ma è stato un sacrificio ripagato dai molti elogi ricevuti.

Il ristorante sui Colli Berici

Fu proprio riferendosi a loro che Edoardo Raspelli coniò il termine “la cucina degli eroi”. Raspelli li ha presi come esempio per indicare i bastioni avanzati della gastronomia di livello, in attesa dei clienti come il tenente Drogo attendeva i Tartari nel suo forte nel deserto. Ma anche sulle dolci colline beriche i tre continuano a lavorare con la grinta e la resistenza di sempre. Il nome, “Olio & Burro” non è una scelta casuale. Anzi! La scritta sull’insegna racchiude i prodotti che più contraddistinguono la loro storia: l’olio delle colline e il burro dell’Altopiano.

La creatività nel piatto

Cinquant’anni e passa di esperienza garantiscono qualità e fantasia dei piatti. A cominciare dalla “nostra Simmenthal”, con cui si intende carne con gelatina e cren. La loro cucina si muove nel solco della tradizione con sicurezza e vivacità. Il menù è uno scrigno di meraviglie: dal tonno di coniglio speziato al baccalà alla vicentina; dagli spaghetti della casa, con (poco) peperoncino e ricotta fino alla conclusione con i dolci di Cioci, che governa anche la sala. Francesca riesce sempre a stupire per la cura dei piatti. Alla cantina provvede Pippo, da sempre. Circa 40 euro.

27 Agosto 2019
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Opera Terza

Questa è “l’opera terza”, il terzo atto di una bella storia che ebbe inizio nel 1992 nella selvaggia Valle dei Mulini. Il primo ed eroico atto durò più di tre lustri. Poi venne il tempo della prestigiosa Villa Bassi di Grumulo Pedemonte. Ma condurre un ristorante di impronta familiare in una villa storica fu un impegno troppo gravoso, anche se gratificante. Così si chiuse il sipario del secondo atto e si aprì quello (definitivo) dell’Opera Terza. Con il trasferimento nella pedemontana vicentina nel 2013. Sette anni di tanta serenità che traspare immediatamente dalla cucina. E, alzato il sipario, si rivela in tutta la sua semplice eleganza, una bella dimora frutto di una attenta ristrutturazione di una casa colonica che marca l’architettura contadina dei primi ‘900.

La cucina di Francesco è semplice come l’ambiente circostante, senza scivolare mai nella banalità. Il menu onora soprattutto il territorio, anche se non disdegna qualche gustosa incursione sui pesci di mare o verso le terre iberiche (Pata Negra, capretto dei Pirenei). Le stagioni scandiscono anche i piatti creati per sedurre occhi e gola. Seducenti gli inconsueti gnocchi di ricotta di bufala con crumble alle rape rosse piselli nostrani e ragù di maialino; e poi la consistenza calibrata della tagliata di agnello all’erbette aromatiche e sale affumicato.

Dolci che allietano come il parfait al cioccolato bianco con fragole e sablè al limone. La sala è gestita da Agnese con un servizio cordiale ma discreto. La cantina spazia con perizia in tutta Italia anche se lo Champagne non manca. Circa 50 euro.

27 Agosto 2019
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Oseleta

Giuseppe d’Acquino, un “capitano” di lungo corso che ha completato la sua formazione con importanti esperienze in Francia, negli USA, negli Emirati e, naturalmente, in Italia, dove ha diretto la cucina di Villa Mangiacane a Firenze, governa con mano sicura, da due lustri, tutta la ristorazione di questo elegantissimo Wine Relais nel territorio del Lago di Benàco.

La strada, che qui vi condurrà, attraversa i vigneti di questa lussureggiante zona che si allunga a est del Lago di Garda fino ad arrivare a una maestosa magione settecentesca, Villa Cordevigo. Il parco secolare che la circonda marca con fascino tutto il paesaggio. Il ristorante per gourmet raffinati, l’Oseleta, richiama il nome di un antico vitigno autoctono che popola queste terre. Perfetta ospitalità, grande cura nei particolari e cibi golosi a iniziare dal pane di ottima fattura. La cucina è ricca anche di sapori mediterranei visto che Giuseppe d’Acquino è figlio di una terra generosa come la Campania.

I piatti seducono per gli abbinamenti centrati e l’elegante equilibrio tra i sapori del
Sud e del Nord. È così nella tartare di salmerino alpino, caviale Beluga, salsa al bergamotto, granita alle erbe e anche nel dentice alla mugnaia. Una delizia gli spaghetti di pomodoro, gambero rosso, crema di latte affumicata e scorza di limone, prima della succulenta guancia di Fassona all’Oseleta. Chiude tutto il cioccolato…Tulakalum. La sontuosa cantina (500 referenze) e la sala sono governate dal bravo Joan Acris. Menu degustazione a 110 e 145 euro; alla carta circa 120. Pranzo veloce a 50 euro.

27 Agosto 2019
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Ristorante Primon

Più di 140 anni di storia dell’ospitalità scritti dalla stessa famiglia, i Primon. La storica data, 1875, è stampata sull’antica insegna. L’altra curiosità storica è lo spiedo “leonardesco”, sempre controllato dal Gran Maestro Mario, che autoregola la velocità in funzione del calore dei ceppi accesi permettendo agli ingranaggi di girare senza scatti e impennate mentre la selvaggina sembra nuovamente impegnata in un delicato volo. La cucina, invece, è modernissima.

Ma, sapori di “una volta”, si ritrovano nei prodotti dell’orto, nei funghi, nelle erbe e nei salumi abilmente selezionati. I crostini con lardone vicentino e verdure in agrodolce o la tartare di manzo speziata al cumino con riso di venere aprono la bella selezione degli antipasti. Tra i primi campeggiano sempre i mitici capelli d’angelo in brodo con fegatini o i classici gnocchi di patate conditi con il tartufo nero dei Berici. Oltre alle succulente carni allo spiedo (faraone, stinco di vitello e di maiale, alzavole e quanto offre la stagione), la griglia offre tenerissimi filetti di sorana o profumate tagliate di manzo al rosmarino. Il baccalà alla vicentina con polenta è sacro.

Per gli amanti dei sapori dimenticati c’è la polenta abbrustolita e Asiago vecchio, mentre i dolci sono una vera passione. L’accoglienza di Sandra, volano instancabile, è semplice ma ricca di spontanea simpatia ed efficienza. Buone bottiglie ricaricate con buon senso. Il conto sui 45 euro; pranzo di lavoro sotto i 20 euro.

27 Agosto 2019
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Hotel Ristorante Ciori

A due passi dalle piste sciistiche di Valbella, sulla strada tra i boschi del Turcio e l’abitato di Gallio, fu un’antica stazione di posta e un “casolin” (il supermercato ante litteram). Anno dopo anno, si è trasformato in un approdo sicuro per chi ama la cucina buona e sana, dotato anche di camere accoglienti per chi ama la tranquillità e le arie salubri.

La cordialità spontanea della gestione familiare esalta la franca ospitalità delle genti di montagna. La cucina è solida e rassicurante come il Monte Valbella che protegge queste contrade dai venti di nord-est. Ai fornelli e in sala ci sono gli eredi del mitico “Ciori” (diminutivo di Melchiorre, indimenticato patriarca della casa), tutti autodidatti, curiosi, capaci e grandi conoscitori dei prodotti della montagna, frutti del bosco, formaggi d’alpeggio o selvaggina che siano.

Nessun piatto viene concepito per catturare gli occhi, ma tutti sono ben presentati e colmi di sostanza. A partire da quelli storici: l’inimitabile trippa di antica memoria e le delicate lumache alle erbe. Poi la golosa lasagna padellata al ragù di coniglio e Grana del Pennar, per finire con lo spezzatino di cervo. Il baccalà è sempre un piatto sicuro in alternativa alla carne, come l’uovo all’occhio di bue al tartufo nero di Norcia. Una profumata “verticale” di formaggio Asiago di malga sarà come una bella passeggiata tra i pascoli. I dolci rincuorano e la cantina offre vini ben selezionati, buoni ed economici. Circa 45 euro.

27 Agosto 2019
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Il Desco

Il Desco è una meta gastronomica di grande prestigio da ormai tanti anni: non per questo la sua qualità ha subito cedimenti, anzi. Nel passaggio generazionale tra Elia e Matteo Rizzo si è, infatti, realizzata la necessaria evoluzione che ora vede il figlio ai fornelli e il padre perfetto padrone di casa, sempre presente nelle sale di questo bel palazzo storico del centro di Verona.

La linea di cucina è come il luogo, molto elegante; allo stesso tempo, però, non manca di piatti ben concepiti e con sfumature gustative azzeccate in cui si sentono gli adeguati contrasti. Si può partire con il carpaccio d’anatra “tra Veneto e Oriente” con insalatina di finocchi olio e limone, commistione di stili perfettamente riuscita, oppure con la freschezza di avocado, acqua di pomodoro, sorbetto di lime e zenzero profumato alla lavanda.

Tra i primi è molto bella la sensazione che regala la salsa concentratissima delle linguine con peperone rosso e zafferano caramellate al succo di peperone e pistilli di zafferano, ma conquistano anche i tortelli di baccalà con black lime e aglio nero. Il palato gode con l’animella alla senape, hummus di fagioli bianchi e pesto di maggiorana, secondo piatto di estrema finezza. Si può terminare con grande soddisfazione grazie a “orzo, limone e cardamomo”. Il servizio, ad alto tasso di professionalità, è giovane e spigliato. La carta dei vini offre eccellenti opportunità di scelta, anche al calice. Si spendono 150 euro per il menu degustazione, sui 110 alla carta.

27 Agosto 2019
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Il Ridotto

Ormai, da qualche anno, anche a Venezia la situazione, per quel che riguarda il mangiar bene, è migliorata. Merito anche di ristoratori come Gianni Bonaccorsi che, ormai dal 2006, è al timone di questo elegante locale con pochi tavoli a due passi da Piazza San Marco, il cui nome si ispira all’antico piccolo teatro veneziano. Una cucina di alta qualità che privilegia ingredienti freschi dal mercato e impreziosita da un tocco di creatività che non si spinge mai oltre il necessario contraddistingue piatti di bell’impatto gustativo e altrettanto convincenti alla vista.

Si può, quindi, iniziare con la suadente consistenza del carpaccio di manzo con rapa rossa, prugne e maionese di quercia, oppure con la bilanciata acidità di sarde, kiwi, canapa e lattuga e poi scegliere, tra i primi, gli spaghetti neri con ricci di mare, peperone candito e cavolo nero dalla perfetta cottura al dente. Da assaggiare anche gli interessanti ravioli di faraona con panna acida, agrumi e mole. Eccellente, tra i secondi, l’intensa seppia servita con funghi, il suo fegato e lenticchie nere.

Molto buona, tra i dolci, la crema fredda alla ricotta con pistacchio, arancia e cioccolato. La carta dei vini è di ottima profondità e offre la possibilità di bere bene anche al calice. Il servizio, a cui il sorriso non manca, è di estrema cortesia. I menu degustazione sono 3, rispettivamente a 95, 110 e 140 euro, alla carta la spesa è sui 110, ma a pranzo 3 tapas e un piatto del giorno sono proposti a 35 euro.

27 Agosto 2019
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L’Altro Penacio

Perché “Altro”? Perché il locale – al piano terra dell’Hotel “Tre Torri” – si inserisce in una tradizione gastronomica di oltre cent’anni, di cui la famiglia “Penacio” è un riferimento. Enzo Gianello è un cuoco che riesce sempre a sorprendere per il suo talento e la sua vivacità. È stato tra i precursori di una stagione brillante della cucina veneta, assieme all’indimenticato Severino Trentin, di cui è ancora oggi un protagonista.

La sua mano felice spazia dalla carne al pesce. Anzi, è stato proprio lui ad allargare gli orizzonti della cucina locale percorrendo nuove strade. Quella del mare, appunto. E allora si parla di baccalà di cui è uno specialista: nella classica versione “alla vicentina”, ma anche in quella più morbida, mantecato come una nuvola. Ma questo è solo un assaggio del menu di pesce al quale lo chef dedica le sue migliori energie e felici guizzi di inventiva. La materia prima arriva tutti i giorni da Venezia e dai porti dell’Adriatico in grande varietà: crostacei, molluschi e le specie più pregiate anche per gli appassionati del crudo.

Vanno ricordati l’antipasto con carpaccio di branzino e tartare di tonno, la deliziosa zuppetta di calamari e la scaloppa di tonno alla mediterranea. Senza dimenticare “il grande piatto del mare”, una proposta di degustazione con tutto il meglio offerto dal mercato. Siccome il cuoco non dimentica la lezione imparata in giovinezza, lo spiedo della cucina promette interessanti piatti di carne. Cantina molto ben fornita, servizio attento. Sui 45 euro.

27 Agosto 2019
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L’Artigliere

Le acque abbondanti fanno del territorio di Isola della Scala una delle zone di più antica tradizione risicola d’Italia, oggi legata a doppio filo al Vialone Nano IGP. È difficile immaginare un luogo più adatto a celebrare questa grande storia di una pila dei primi del ‘600, ristrutturata in modo da preservarne le strutture originarie e immersa nel cuore delle risaie.

Qui Davide Botta, bresciano d’origine e formazione, offre le sue interpretazioni del prodotto principe di queste terre, affiancato in sala dalla moglie Marina. La carta dei risotti conta ben dieci proposte, accomunate da bella tecnica e qualità della materia prima. Accostamenti rassicuranti e golosi (Grana Padano, fondente di cipolla e quaglia arrosto) si alternano a momenti di maggior creatività, come nel caso del risotto appena affumicato con crudo di gambero rosso, limone candito e caviale d’aringa.

Di grande godimento anche i secondi, come il “tiramisù” di coda di rospo, con pane tostato, pomodoro confit affumicato, olive e polvere di melanzana, o ancora il filetto di coniglio accompagnato da gamberi fritti in pasta kataifi, salsa alla carbonara e favette. Non manca, tra i dolci, qualche provocazione, come l’albicocca sciroppata accompagnata da un cremoso di zafferano e funghi e olio al prezzemolo. Carta dei vini di buona ampiezza, con diverse proposte al calice. Il servizio è cortese e discreto. Interessante il percorso degustazione “I Fantastici 4”: tre risotti a sorpresa e un dessert a 43 euro. Tra i 45 e i 75 euro alla carta.

27 Agosto 2019
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La Locanda di Piero

Un cottage nel verde, una veranda che si apre sull’orizzonte della campagna. La cifra stilistica del locale è nella serenità che trasmette già dalla location. Nei piatti, poi, c’è la mano sicura di un cuoco d’esperienza e la fantasia di chi è curioso del mondo senza stancarsi di cercare. Tant’è che Renato Rizzardi si definisce ancora “apprendista”, perché come Socrate è convinto che ci sia sempre da imparare.

E poi aggiunge parecchio di suo: per esempio il “Cento per cento stoccafisso” ossia tortelli allo stoccafisso, brodetto e trippa di baccalà, alga wakame e cappuccio viola gli è valso il trofeo del “Festival triveneto del baccalà”. La pasta ripiena è una sua passione, ma altre pietanze sorprendono per l’incrocio di sapori: gnocchi di patate di Rotzo, anguilla marinata, arancia e zenzero; tagliata di cervo, salsa al cacao e marmellata all’uva fragola e zucca.

Renato vive di una spinta alla perfezione che lo anima da sempre. È per questa sua capacità di approfondire ingredienti e significati che ha ricevuto dalla nostra guida un premio alla carriera, a sottolineare la ricerca culturale che innerva il suo lavoro. Del resto, l’equilibrio tra il sapersi rinnovare e la capacità di mantenere saldi i fondamentali è essenziale. Coco Chanel ammoniva saggia: “La moda passa, lo stile resta”. E Renato è uomo di stile, non di mode. Sergio Olivetti dirige la sala e cura la cantina del locale con maestria. Alla carta 75 euro. Solo da lunedì a venerdì menu dello chef (per avvicinarsi alla locanda) a 28 e 37 euro.

27 Agosto 2019
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La Montecchia

Ai piedi dei Colli Euganei, con una terrazza panoramica che si affaccia sui campi da golf, il ristorante La Montecchia dal 2015 ha imboccato la strada della “Green revolution”: l’85 per cento delle proposte in menù è di origine vegetariana. Anche se nessuno si sognerebbe di togliere due piatti simbolo del ristorante, che ha festeggiato quest’anno i 25 anni dall’apertura: il primo è la tartare di Erminio, preparata davanti al cliente dal patron Erminio Alajmo, e il secondo è la coscia d’oca croccante con semi e germogli, crema di patate e finocchi allo zenzero, piatto creato da Massimiliano Alajmo e affidato alle mani esperte dello chef Simone Camellini, che guida la cucina de La Montecchia da un decennio.

L’eleganza del locale immerso nel verde, le cene a tema, le serate dedicate ai vini curate dal maître e sommelier Mauro Meneghetti ne fanno un locale ricercato per un’esperienza enogastronomica come poche. Lasciatevi tentare dal menù “Orto” con il carpaccio di zucchine, la millefoglie croccante di battuta di barbabietola e salsa gorgonzola o il risotto al pesto di basilico e dragoncello con macedonia di frutta.

Scoprirete che i piatti vegetali sono tutt’altro che inferiori a quelli di carne e pesce e che hanno sapori decisi e allo stesso tempo delicati. Per i vini avete a disposizione una cantina attenta alle aziende dei Colli Euganei e che spazia fra le chicche enologiche italiane e straniere. Menù degustazione da 55 a 95 euro.

27 Agosto 2019
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Lazzaro 1915

A Pontelongo, placido paese in provincia di Padova, Piergiorgio Siviero guida con mano sicura uno dei luoghi di punta della cucina creativa veneta. Un’insegna contemporanea, ma forte di una secolare tradizione familiare inaugurata dal nonno Lazzaro, che rilevò assieme alla moglie il locale e l’annesso Albergo Trieste, e oggi esibita con orgoglio fin nel nome del ristorante.

La sala, guidata da Daniela, sorella del cuoco, coniuga cortesia e cordialità, offrendo all’ospite il contesto ideale per apprezzare una cucina all’insegna di garbate provocazioni e di un attaccamento non didascalico alle tipicità del territorio. A dominare è il pesce, declinato con sapienza in piatti che alternano momenti di grande golosità a tocchi più spinti e sperimentali. Come nel “cavalluccio marino”, carpaccio di cavallo marinato in acqua di mare e accompagnato da beurre blanc, uva e tartufi di mare, di straordinaria intensità, o nella rana pescatrice panata ai semi di oliva, con pera senapata e topinambur marinato, che stimola mente e palato grazie a note schiettamente amare. Non mancano preparazioni di carne, prima fra tutte l’oca, tipica della zona.

I dessert, affidati a Diletta Zenna, colpiscono per armonia e concentrazione, soprattutto in “Martinica”, biscotto al gianduia, ananas e cardamomo. La carta dei vini unisce ampiezza dell’offerta e ricarichi moderati. Due i percorsi degustazione, con possibilità di trarne singoli piatti: “Istantanee”, a 90 euro, e “Classici”, a 50; in media 80 euro. Molto interessante il pranzo di lavoro: 25 euro in 25 minuti (giorni feriali).

27 Agosto 2019
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Le Calandre

Il rumore del traffico della trafficatissima strada regionale resta fuori, a Le Calandre pare quasi che l’orologio si possa fermare per un paio d’ore. Per vivere un’esperienza di altissimo livello come quella proposta qui da oltre vent’anni, bisogna concedere al tristellato Massimiliano Alajmo la possibilità di lasciarti guidare fra sentieri quasi inesplorati. Siamo in uno dei punti di riferimento dell’alta ristorazione italiana nel mondo, a Le Calandre si entra in profondità nei sapori per coglierne l’essenza.

Il grande lavoro di ricerca, che è stato riassunto in due bellissimi libri, è declinato attraverso tre proposte di degustazione. Una spazia dai grandi classici di Massimiliano, i “signature dishes” che lo hanno fatto conoscere, come il risotto allo zafferano e polvere di liquirizia, che troverete anche completato con aglio nero e bottarga. O l’ormai mitico cappuccino di seppie al nero e la sua più recente variante, il coloratissimo cappuccino murrina, con riccio di mare, alghe e barbabietola, uno scrigno prezioso e delicato di sapori. Poi ci sono altri due menù, ispirati ai gusti personali dei due fratelli, Max e Raf. Quello di Max si conclude con “Illusione” un’esperienza indimenticabile dedicata ai sapori dolci, un omaggio al cioccolato nato quasi per gioco nel 2002 e proseguito ogni anno con creazioni sempre diverse.

In sala Andrea Coppetta Calzavara guida una squadra giovane e affiatata, sempre col sorriso fra le labbra. Mille le referenze in cantina per un’esperienza di abbinamento e di degustazione da non dimenticare. Menù da 135 a 225 euro.

27 Agosto 2019
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Marcandole

Nel 1931 nasce una locanda lungo l’argine del fiume Piave che, già negli anni ’50, diventa punto di riferimento per i buongustai. La cucina del ristorante oggi è la somma di esperienze, scelte di alta qualità e arte nella realizzazione dei piatti. La filosofia di gestione aggiunge il gusto per l’ospitalità e la professionalità che si riflettono anche nell’ottimo servizio nella sala totalmente rinnovata. Un accurato restyling le ha regalato spazi dalle linee pulite con particolare attenzione all’illuminazione, complice di tanti incontri a tavola.

I fratelli Roberta e Alessandro Rorato sono impeccabili nell’accoglienza e in cucina. Scelgono ed esaltano i sapori autentici dei prodotti freschi con ricette che raccontano il mare, in perfetta armonia tra ricerca e classicità. Oltre alla sontuosa degustazione di crudo in 11 assaggi (38 euro, 30 per la declinazione in cotto), la carta descrive piatti che giocano con sapori e consistenze come la scaloppa di foie gras, carpaccio di capesante, burro nocciola e profumo di caffè.

Tra i primi emerge lo spaghetto tiepido con verdure croccanti, granseola e yuzu, mentre, passando alla lista dei secondi, il branzino con misticanza asiatica e guazzetto di pevarasse è un’autentica delizia. Chiusura in dolcezza con la sfera di meringa che accoglie frutti di stagione e, nella collezione autunno inverno, cachi e castagne.
Carta dei vini spaziosa che merita un’ovazione: più di 400 etichette da cui si ricava una generosa offerta al calice. Il conto? Intorno ai 75 euro.

27 Agosto 2019
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Harry’s Bar

Più che un ristorante, il locale è un pezzo di storia e, soprattutto, dell’anima di Venezia. Per due motivi. Primo, perché ai suoi tavolini in 88 anni si sono seduti scrittori, attori e vip celebri in tutto il mondo. Qualche nome: Orson Welles, Ernest Hemingway (che durante il suo soggiorno veneziano nei primi anni Cinquanta scrisse “Di là dal fiume, tra gli alberi”), Sinclair Lewis, il principe Ranieri di Monaco, Woody Allen (che una volta rimproverò una sua vicina di tavolo: “Signora, la smetta di fissarmi”), Maria Callas.

Secondo: perché da questo locale è partito il lancio del “made in Italy” gastronomico che ha fatto fortuna nel mondo con il marchio “Cipriani”. Piatti e prodotti ormai conosciuti ovunque li trovate nel menu del ristorante, a iniziare dal cocktail “Bellini” fino al “Carpaccio”, due pittori diventati sinonimo di gusto; e poi gli scampi alla Thermidor, i tagliolini gratinati, il fegato alla veneziana… sono solo alcune delle pietanze di una lista lunghissima, ricca di suggestioni.

Lui, Arrigo Cipriani (over 80), mantiene saldo nelle mani il timone del ristorante: o meglio della “stanza”, come la chiama. In verità il locale si articola su due livelli, con un’atmosfera più intima a piano terra e più emozionate al primo, grazie a uno splendido panorama di Venezia, in particolare sulla chiesa della Salute. Il conto per toccare con mano il mito può facilmente arrivare a 150 euro: ma i menu degustazione (dai 65 ai 95 euro) soccorrono a trasformare il desiderio in realtà.

27 Agosto 2019
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Antica Osteria Cera

C’era, negli anni ‘60, una vecchia osteria in quel di Campagna Lupia. Con la buona cucina del pesce e con l’atmosfera che ricordava i casoni della laguna veneta catturava gli amanti del pesce e gli esigenti buongustai. Più di 50 anni di storia per questo monumento all’italica cucina del pesce. I piatti erano semplici e straordinari: già allora testimoniavano la grande conoscenza e il profondo rispetto per il mare e i suoi prodotti.

Il trasferimento a Lughetto, nel lussuoso ristorante dall’eleganza minimalista che ora conosciamo, non ha cambiato questa filosofia. Rimane sempre una serena oasi del gusto. L’affiatato equipaggio, Lionello, Daniele, Lorena e Simonetta, continua a dominare il mare, sia calmo che impetuoso, sbarcando velocemente e in perfetto stile nell’olimpo della grande cucina del pesce. Solo con i “colori del mare”, piatto storico ma inamovibile, si possono catturare appieno le emozioni che esplodono in bocca con il crudo declinato in una scala di 8 sapori.

Anche gli accostamenti che possono sembrare complessi sono governati con semplicità: limpidi e appaganti come l’insalata di erbette; “risi e bisi coe cappelonghe” o le “canocie in tecia” con carciofi. Il fritto di calamaretti, acquadelle, scampi e gamberetti è tanto saporito quanto etereo. I dolci non richiamano il mare ma sono leggiadri; la cantina è ricchissima di bollicine italiane e francesi, circa 1500 referenze governate da Nicolò Bau. In sala il servizio da premio di Simonetta. Due menu: “Laguna” a 150 euro; “Oppure” a 165; alla carta sui 120 euro. Nei giorni feriali, la “colazione d’affari” a 60 euro.

27 Agosto 2019
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Antinoo’s Lounge & Restaurant

La facciata aristocratica dell’Hotel Centurion Palace e le bricole del suo pontile sul Canal Grande: in quante foto sono state immortalate per la loro bellezza onirica! Bello il contenitore, ma bello è pure il contenuto: l’Hotel – restaurato con gusto artistico – e il Lounge & Restaurant Antinoo’s. Dove il recente passaggio di testimone fra il cuoco che lo ha lanciato e il suo vice è avvenuto nel segno della continuità.

C’è un nuovo governatore nei fornelli, dunque nella cucina dell’Antinoo’s, ma l’indirizzo intrapreso resta nel solco tracciato negli ultimi anni, conservando una cifra stilistica alta. Un’evoluzione equilibrata, ispirata senza compromessi alla tradizione veneziana. Tradizione che gli ospiti si aspettano nel piatto e che l’Antinoo’s valorizza, peraltro, con un menu dedicato (110 euro, vini inclusi). L’ambiente è esclusivo – vista sul Canal Grande da ogni sala – e il servizio si distingue per professionalità.

Nel piatto c’è l’anima dell’Adriatico e qualche sapore dell’entroterra, parte della memoria storica del territorio. In una parola c’è il senso delle radici, anche di quelle più umili. I piatti rivelano, poi, la buona tecnica del giovane cuoco. Da suggerire il risotto al baccalà; l’anguilla con shiso e sorbetto al balsamico (croccante fuori e morbida dentro); le linguine al lime con crudo di mazzancolle e salicornia. Invitante il polpo all’origano e olive. Dessert originali e “divertenti”. Carta dei vini variegata, che esplora più territori, soprattutto il Veneto. Conto sui 120 euro. Decisamente meno al Bistrot aperto dalle 12 alle 19.

27 Agosto 2019
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Ca’ 7

Alle porte di Bassano questa grande villa settecentesca affascina per l’architettura, il paesaggio e la cucina. La storia racconta che l’edificio fu il quartier generale degli ufficiali di Napoleone durante le battaglie della campagna d’Italia a cavallo dell’Ottocento. Avevano scelto il luogo adatto, perché ancora oggi dal parco – magari durante una cena all’aperto nella bella stagione – si ammira lo skyline di Bassano (che a loro interessava per motivi militari, a noi per il panorama incantevole).

Riguardo alla cucina, basta dire che Alex Lorenzon è una garanzia per la varietà e la qualità delle proposte. Il menu punta decisamente sul pesce, anche se per gli irriducibili sono contemplate alcune portate di carne: filetto di sorana, tartare di manzo, carrè d’agnello. Ma è, appunto, la cucina di mare che affascina. Il risotto mantecato agli scapi, il “gran fritto alla venexiana”, l’astice, il tonno scottato sono esempi di una mente che dimostra grande sicurezza. I sapori sono pieni, affondano nella memoria. Ma, grazie a un tocco di creatività sempre presente, Alex offre una sfumatura di vivacità che rende le pietanze più contemporanee e interessanti: come il granchio, avocado e capasanta, oppure il “rombo al verde”.

Se capitate nella stagione degli asparagi non perdetevi quelli “alla bassanese” (cioè con l’uovo), oppure il risotto, che spicca nella degustazione predisposta ad hoc. Classico è anche il menu degustazione di pesce. La cantina è ben organizzata, il servizio inappuntabile: 250 le etichette, da quelle locali allo champagne. Conto sui 70 euro.

27 Agosto 2019
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Quadri

Sono tre gli approdi che i fratelli Alajmo possono vantare in piazza San Marco: il leggendario Grancaffè Quadri che vive tutte le fasi della giornata nella piccola sala interna e nell’ampio dehors, dal primo caffè del mattino all’ultimo drink del dopocena; il Quadrino, bistrot informale in cui pranzare o cenare a un prezzo che sembra non tenere affatto conto della posizione unica al mondo di cui gode; e infine il ristorante Quadri, situato al primo piano, dove attingere a piene mani dalla fantasia e dalla creatività di Massimiliano Alajmo, qui coadiuvato dall’executive chef Silvio Giavedoni.

A quest’ultimo spetta il compito di mettere in tavola capolavori come il “cappuccino di laguna”; i paccheri piccanti con cannolicchi, cozze e vongole all’aglio nero e basilico con crema fredda di ricotta; i ravioli di burrata, vongole, seppie, gamberetti, filetti di pomodoro e origano; la triglia croccante allo zenzero con sugo di folpetti in tecia e salsa ai carciofi; la coscia di agnello con purè alla curcuma e spezie.

Piatti che concorrono a rendere indimenticabili i menu degustazione “Classico” e “Quadri” (entrambi a 225 euro, ma si possono scegliere due piatti a 120 euro o tre a 160 euro). Il percorso più entusiasmante è però il menu “Quattro Atti” (250 euro), ovvero quattro sequenze di quattro piccoli assaggi ciascuna. Ampia e intelligente la carta dei vini, proposta esclusivamente in versione elettronica; professionale ed elegante, ma mai avaro di sorrisi, il servizio.

27 Agosto 2019
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CoVino

Nel Sestiere Castello, al di fuori dell’affollatissimo circuito Rialto-San Marco, un minuscolo locale (5 tavoli) sta cambiando il concetto di “bacaro”. O forse, più propriamente, ne sta interpretando la formula secondo parametri qualitativi inconsueti. Non ci sono solo laguna ed entroterra veneziano nelle idee dell’oste Andrea Lorenzon, è l’Italia intera il mercato da cui approvvigionarsi, purché si rispettino le tradizioni di ogni territorio, si scelgano solo produzioni piccole e i fornitori siano veri artigiani.

Così la carta dei vini, pur non sterminata, è un esempio di lungimiranza e di sensibilità ambientale e il menu un campionario di ottime materie prime trattate con rispetto e accostate con semplicità: il “saor” di verdure di stagione e polenta di Mais Biancoperla è preparato con la Cipolla Ramata di Montoro; la battuta di manzo di Bianca Piemontese è accompagnata da stracciatella e Nocciola d’Alba; nei paccheri al ragù di Mamma Liviana è protagonista la “gratinata” di manzo e maiale con besciamella all’olio E.V.O. e Parmigiano Reggiano Vacche Rosse; il “cagnoeto” (palombo), infine, è servito con minestrone primaverile e Fagioli Ballarossa della Valbelluna.

Il servizio è vivace e il conto benevolo: si paga intorno ai 40 euro, con un “finale” sempre incluso. Da non perdere, tra questi, la cassata: crema di ricotta di bufala con Mandorle di Noto, Pistacchi di Bronte, frutta candita, cioccolato, caffè e marmellata di stagione fatta in casa.

27 Agosto 2019
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Da Aurelio

Il panorama sul comprensorio dolomitico che si gode dai 2236 metri di quota del Passo Giau è magnifico. Lo sguardo spazia dal Pelmo al Civetta, fino alla Marmolada. Al rifugio Piezza, a pochi tornanti dal passo, si può godere appieno di tanta bellezza sia dalla terrazza, quando la stagione lo consente, che dalla nuova, luminosa veranda tutta in legno e vetro.

Un ambiente elegante e confortevole, in cui gustare i piatti che Luigi Dariz, chef e proprietario del locale, propone selezionando con grande cura le materie prime e interpretando con personalità ricette del territorio. Il percorso gastronomico può essere aperto scegliendo l’ovetto morbido con crema di patate, finferli e formaggio da Col oppure lo speck cotto con mela e cren. Tra i primi si può optare per gli gnocchi di ricotta con tartufo nero, crumble e fonduta di formaggio oppure rifugiarsi nei classici tagliolini al burro di cirmolo e salmì di camoscio. Tra i secondi, il salmerino alpino con pane alle erbe e crema di patate al sedano selvatico è un’ottima alternativa al vitello con senape, miele, fondente di cipolla e coste.

Degna di nota anche la proposta di dolci fatti in casa, tra i quali spicca lo strudel di mele e crema. Il servizio, di grande gentilezza, mantiene il sorriso anche nei giorni di maggiore afflusso turistico e la carta dei vini è consistente e onesta nei ricarichi. Menù degustazione a 58 euro, alla carta poco più di 50. Per chi volesse prolungare la sosta sono disponibili anche due camere.

27 Agosto 2019
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Dalla Rosa Alda

Dominato da una splendida pieve romanica altomedievale, il piccolo borgo di San Giorgio è certo uno degli angoli più affascinanti della Valpolicella: una manciata di case in pietra raccolte in cima a una collina, una tranquilla piazzetta dalla quale si gode un panorama spettacolare sui vigneti circostanti e, in lontananza, sul Lago di Garda.

Un luogo battezzato dalla saggezza popolare come “Ingannapoltron” perché, secondo un detto antico, ci si arriva dopo un cammino lungo e faticoso. I poltroni sono avvertiti. In realtà l’origine del nome va ricercata nel termine retico “in gand”, cioè “sulla roccia”. Che si ammira appunto “live” nel locale. Immersi nell’atmosfera antica e rilassata che domina il borgo, viene difficile immaginare un luogo più adatto a ospitare la trattoria Dalla Rosa Alda.

I Dalla Rosa si dedicano alla ristorazione, in questo angolo di Valpolicella, dal 1853: ingredienti locali lavorati con semplicità – erbe di campo, verdure coltivate in proprio, funghi e formaggi della Lessinia. La selezione di salumi e formaggi è gustosa, ma i primi piatti sono assolutamente da non perdere: i tortelloni al Buon Enrico (un’erba selvatica dal sapore simile allo spinacio) conditi con burro e salvia, come pure le golosissime pappardelle ai 40 tuorli con fonduta di formaggio Monte Veronese e tartufo; semplici e familiari i secondi, soprattutto di carne. Una menzione speciale per la carta dei vini, ricca e profonda, che rende piena giustizia alla tradizione vitivinicola di questo territorio. Tra i 30 e i 50 euro.

27 Agosto 2019
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Damini

Da diversi anni i fratelli Giorgio e Gian Pietro Damini hanno acceso i riflettori dell’enogastronomia su Arzignano, trasformando la macelleria di famiglia in uno dei templi della carne italiana: bottega, enoteca e ristorante. E non parliamo soltanto di carne di straordinaria qualità: l’obiettivo dei Damini è mostrare tutto quello che viene prima, i metodi di allevamento, la filiera, la maestria nella macellazione e nella frollatura. Ma, soprattutto, i rapporti personali che legano allevatori e produttori, vero grande motore di questo locale.

A far splendere la carne selezionata con maestria da Gian Pietro ci pensa Giorgio, che ai fornelli dimostra tecnica solida e la giusta dose di creatività. Irrinunciabile iniziare dalla carne cruda: la selezione classica di tre frollature (5, 20 e 40 giorni) o la battuta guidata dall’estro del cuoco. Di splendido equilibrio l’interpretazione della pasta e fagioli: ravioli ripieni di maiale affumicato, con crema di fagioli bianchi e limone candito. Tra i secondi, ovviamente, l’imbarazzo della scelta, tra costate di diverse razze e frollature e interpretazioni più elaborate, come il piccione servito come una “sopa coada”.

Menzione speciale per i dessert, golosi ma non ruffiani (gelato al cetriolo e cocco, arachidi, sesamo e menta). Carta dei vini ampia e molto stimolante. Servizio competente e familiare. Diversi menu a mano libera (4, 7 e 11 portate, rispettivamente a 65, 95 e 115 euro), tra i 50 e i 110 euro alla carta.

27 Agosto 2019
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Osteria Arcadia

Sembra uscita da un film del Neorealismo italiano, talmente è “vero” il luogo. Ovvero la sperduta frazione di Santa Giulia di Porto Tolle, tutta case basse e barchini sui cavalletti. Santa Giulia è famosa per uno degli ultimi ponti di barche del Veneto, quello che conduce a Gorino Sullam. Ed è famosa per le cozze di Scardovari, una qualità decisamente superiore e un sapore molto delicato.

L’Arcadia, che porta l’ancestrale nome della fondatrice, è da qualche anno un presidio di valori schietti. Specie di quelli legati alla pesca e alla tradizione basso polesana. La cucina proposta da Arcadia – e presentata con passione dalla figlia Pamela – qui diventa una sorta di viaggio antropologico e ambientale nel microcosmo del delta del Po. Che piace per la sua semplicità e il modo originale in cui nobilita prodotti umili e un po’ snobbati come le cozze locali. Cozze che sono protagoniste, in primavera, di un menu a tema dedicato.

Il genero di Arcadia fa il pescatore nelle valli del delta e accompagna i turisti: le vongole che Arcadia presenta nel piatto sono quelle frutto della sua attività. La cucina è orientata molto sulla tradizione, ma ha un linguaggio moderno. Spiccano poi in menu le canocchie, i bolliti di mare, i fritti, gli gnocchi al nero di seppia con sugo di cappesante e le anguille di valle alla brace. L’ultima novità è costituita dalle buonissime ostriche rosa del delta del Po. In inverno tocca alla selvaggina. Servizio di tono familiare. Carta dei vini contenuta ma curiosa. Conto sui 40 euro.

27 Agosto 2019
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Hotel Monaco & Grand Canal

Nel palazzo che fu dei Dandolo continua ad aleggiare molta della magia di questa incredibile città. Fuori dal tempo, differente da qualunque altra meta, Venezia sprigiona il suo incanto eterno a dispetto delle orde di turisti all’assalto e dell’italica endemica incuria per le città d’arte. Varcando la soglia di questo fascinoso albergo si passa attraverso un’atmosfera di eleganza ovattata per arrivare alla meravigliosa terrazza del ristorante sul Canal Grande con la sua vista sulla Basilica della Salute e l’isola di San Giorgio.

Camerieri tanto inappuntabili quanto agili e una cucina, quella di Sandro Traini, non troppo spinta verso l’originalità ma basata su una tecnica solida e materie prime di ottimo livello. L’obiettivo (raggiunto) è quello di sedurre i palati della clientela internazionale, ma anche quelli dei più smaliziati gastronomi dell’area lagunare. La freschezza e la bontà dell’insalata di scampi e zucchine sono rassicuranti come la golosa sostanza del più mediterraneo polpo scottato in panzanella.

I primi piatti celebrano il territorio veneto-lagunare con i delicatissimi spaghetti alle vongole e prezzemolo. Poi tutto il meglio del pesce dell’Adriatico a partire dall’ineccepibile fritto misto con salsa tartara fino agli scampi sgusciati al curry e riso pilaf. E non manca mai il classicissimo fegato alla veneziana. In estate un singolare tiramisù ghiacciato. Carta dei vini molto selettiva e con ricarichi in linea con Venezia. Conto di almeno 110 euro, ma è compreso anche lo spettacolo offerto dalla terrazza.

27 Agosto 2019
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El Coq

Lorenzo Cogo, cuoco di nome e di fatto, ha piantato solidissime radici nel locale che si affaccia sulla piazza dei Signori a Vicenza, intitolato a Garibaldi. E proprio dal colonnato palladiano che sta di fronte al ristorante, Garibaldi si affacciò nel 1867 per un comizio elettorale.

Centocinquant’anni dopo di nazional-popolare si trova poco nel ristorante di Cogo che, con El Coq, ospitato al primo piano, punta parecchio sulla ricerca e gli accostamenti inusuali. L’elegante sala, allestita con misura e rispetto dell’importanza dell’edificio che la ospita, accoglie pochi tavoli con vista sulla Basilica Palladiana e la richiestissima chef’s table di fronte ai ‘fuochi’. La cucina, rispetto alla ormai lontana esperienza di Marano Vicentino, si è sdoppiata con il fine di conquistare un numero superiore di palati.

Il menu è rivoluzionato nella forma e nell’offerta trattandosi di un menu “a ore” dal nome mitologico: “sic volvere Parcas”, “così filavano le Parche”. Accanto allo spaghetto alla carbonara d’anguilla e tartufo nero si può trovare l’astice con pancia di maialino, lenticchie, sedano rapa e prugne salate; immancabile (da sempre) anche la vacca spagnola ‘Rubia Gallega’. Servizio giovane e competente, carta dei vini ottima. Tre ore costano 150 euro; due ore 110; un’ora 80 euro. Tutto a sorpresa, solo cinque tavoli e prenotazione (quasi) obbligatoria. La splendida terrazza ospita il magnifico bistrot, aperto anche a pranzo; piatti leggeri e buonissimi (ravioli di erbe di campo, latte ai pinoli, coriandolo) per un conto più che dimezzato.

27 Agosto 2019
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Fraccaro Cafè

Non solo un locale: Fraccaro Café è uno spazio gourmet cosmopolita che articola più situazioni in un unico grande luminoso ambiente, dove l’accoglienza è inclusa nelle regole dell’offerta. Le proposte seguono l’orologio, dalle 6 del mattino con la golosa colazione: croissant freschi da farcire al momento, piccola pasticceria, specialità da forno e la miscela che esalta il sapore di caffè e cappuccino.

L’eccellenza è in ogni preparazione, a partire dagli ingredienti di stagione selezionati dal cuoco Luca. A pranzo ecco i menù a prezzo fisso (da 10 a 16 euro) e la carta, con piatti a base di pasta, cereali e carne, come le lasagne di pasta fresca fatta in casa con trafile in bronzo al ragù dello chef, e la tagliata di roastbeef prussiana su rucola e patate. Non mancano specialità vegetariane, vegane, oltre all’attenzione per le intolleranze. Nell’offerta anche le insalate e la squisita pizza alla pala in mille varianti, classiche, cremose e gourmet, cotte su pietra refrattaria e realizzate con il lievito madre che ha quasi 90 anni!

Ottimi i dolci e il gelato artigianale. Una curiosità: il menù, compreso quello per i bimbi, riporta il calcolo dei carboidrati nel piatto. Brunch? E perché no, l’ultima domenica del mese si rinnova l’appuntamento a metà tra colazione e pranzo, nella versione a buffet. L’esperienza del gusto si approfondisce a cena, anche durante le serate gourmet come il mercoledì dedicato all’hamburger o al club sandwich. Buona scelta di birre artigianali. Il conto alla carta, di sera, si attesta intorno ai 45 euro.

27 Agosto 2019
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Ai Navigli

L’hanno definito un locale glamour per quei suoi onirici svolazzi di veli e per quelle sue architetture di audace design. Eppure Ai Navigli – suggestivo locale che si trova lungo le rive cittadine del Piovego, poco lontano dall’antica Specola di Galileo – ha un’anima semplice e non hai mai anteposto la bellezza alla sostanza.

Della serie: scintillante il locale, ma belli e concreti anche i piatti che serve. Elena Bernardi ha costruito la sua esperienza in un’osteria storica di Dolo, di quelle con il banco pieno di “spuncioni” alla veneta: conosce bene il lavoro della cucina, sa scegliere e lavorare il pesce. La sua sensibilità di donna è alla base anche della sua crescita professionale, che è stata costante. La sua squadra, da oltre un anno e mezzo, è formata da giovani a cui lei stessa ha insegnato bene il mestiere.

La proposta di cucina è basata sui prodotti del mare e delle lagune. Presentati con fantasia, ma senza esagerare nella creatività per dar modo alla materia prima di esprimersi al meglio. I crudi cambiano ogni giorno, il millefoglie di baccalà è un classico, la calamarata con tartare di tonno, erba cipollina ed emulsione di vongole un piatto che sa stupire senza essere complicato. Tra i secondi imperdibile – specie per chi ama la tradizione – l’anguilla alle due cotture. Interessanti menu degustazione a 49 euro (sette portate) e a 59 (percorso di crudi). Carta dei vini stimolante poiché, oltre a presentare molte etichette – e tra esse tante bollicine –, propone qualche interessante novità. Conto sui 45-50 euro.

27 Agosto 2019
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Alla Veneziana

Non è solo un ristorante perché, Alla Veneziana, assieme ai piatti, sono servite in tavola anche motivazioni etiche. Il che è fondamentale in un momento, come questo, in cui la gastronomia sembra ridotta solo a giudizi inflessibili, piatti lanciati in aria e gare televisive. La storia del locale gestito da Davide Parise (e inserito in un bel albergo) arriva da lontano, da quando in bicicletta si andava a prendere il pesce che arrivava da Venezia alla stazione dei treni di Bassano.

Il moderno ristorante nasce con Luigi Parise, papà di Davide, nel 1979. È ancora lui che ogni giorno si reca ai mercati del pesce veneziani per acquistare le migliori qualità. Davide e la sua brigata pensano al resto. Il menu è ricchissimo. Ma, appunto, Davide spiega che non vi troverete pesci in via di estinzione, o frutto di pratiche di pesca non sostenibili. Tutto è pesce di stagione, quindi, secondo la filosofia di “Slow Fish” e il motto di Carlo Petrini: “Buono, pulito e giusto”.

La scelta spazia dalle ostriche al crudo, dagli antipasti (con la grigliatina di capesante, capelunghe e “pevarasse”) ai primi (tagliolini alla busera, spaghettoro con ricci e anemoni di mare), fino ai secondi (grigliata del giorno, tagliata di ricciola, catalana di astice blu) e ai dolci. La cantina ha 300 etichette, in gran parte di vini naturali e biodinamici. Tre i menu degustazione: si parte da 50 e si arriva ai 98 euro, un menu è dedicato proprio a Slow Fish. Alla carta si spendono 70 euro. A La Brasserie, aperta anche a pranzo, ottime pizze e buon pesce a 25/30 euro.

27 Agosto 2019
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Amo

Nell’atrio dell’elegante T Fondaco dei Tedeschi, AMO trova la giusta scenografia, circondato da quattro piani di colonnati. Il concept originale del locale, gestito dalla famiglia Alajmo, abbina caffetteria e ristorante ed è aperto anche oltre l’orario dello shopping. Philippe Starck firma il design degli spazi, mentre la figlia Ara affresca le pareti.

La raffinatezza contraddistingue l’offerta e, in particolare, le specialità realizzate dal giovane Marco Danelli, giunto qui dopo l’esperienza a Le Calandre e a La Montecchia e supervisionato da Silvio Giavedoni. Il pubblico si accomoda nella corte su comodi divani in pelle dall’alto schienale, mentre, a centro tavola, il giovane e attento staff serve i piatti realizzati con ingredienti freschi, da condividere con i commensali, creando sempre nuovi giochi di sapori e occasioni di gustose conversazioni.

L’AMO burger è l’ideale per un fugace, ma saporito, break di mezzogiorno, oltre alle insalate e ai piatti del giorno; la sera si approfondisce l’esperienza scegliendo piatti come il cappuccino di ragù di coniglio con pesto alle erbe mediterranee o gustando la pizza Margherita croccante al forno con pomodoro, mozzarella di bufala, basilico e origano calabrese. Omaggia Venezia lo scartosso di triglia, fiori di zucchina, seppie, latterini, anelli di cipolla rossa, salsa estragone. Tiramisù tra i dessert? Sì, ma al pistacchio. La carta dei vini dà molte soddisfazioni, la gestione del bar è affidata a Lucas Kelm. Due menù degustazione (65 e 80 euro), alla carta il conto base può partire da 50 euro.

27 Agosto 2019
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Aga

Siamo sulla statale Alemagna, la direzione è Cortina D’Ampezzo, ma qui a San Vito di Cadore, proprio sotto il monte Pelmo, c’è un luogo gastronomico che merita la sosta. Aga, il locale di Oliver Piras e Alessandra Del Favero, si trova in una calda saletta rivestita di legno all’interno di un albergo.

Sono davvero pochi i tavoli riservati agli ospiti di questa giovane coppia, entrambi in cucina e tutti e due con importanti esperienze alle spalle, perciò vale la pena prenotare e vivere un’esperienza culinaria differente perché, si tratti della prima o dell’ennesima visita, ogni volta si troverà qualcosa di nuovo nei piatti, frutto dei viaggi di questi ragazzi alla ricerca del buono in tutto il mondo. Così lo stile nordico si ritrova abbinato a richiami alla cultura orientale, si fa un abbondante uso di concentratissimi brodi, non mancano le fermentazioni gestite ad arte e non semplici corollari di moda al piatto.

Prima di inoltrarsi nel menu va assaggiato uno dei migliori pani della ristorazione, accompagnato da un burro strepitoso. Poi si potranno gustare grandi proposte, tra le quali il delicato sashimi di muggine con brodo di pesce alla griglia, prezzemolo e agrumi o ancora gli squisiti tagliolini freddi in crema di burro e ostriche mantecati al momento prima di intingerli in un brodo tiepido di radici. Notevole anche la quaglia glassata alla melagrana con spuma di liquirizia, radicchio, crema di miso e ceci. Carta dei vini orientata ai naturali, servizio cordiale e menu degustazione da 80 o 105 euro.

27 Agosto 2019
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Al Camin

La gran parte dei locali di Cortina, tarato il proprio lavoro su un turismo che dopo qualche anno di crisi ha ripreso a viaggiare a gonfie vele per queste valli, limita il periodo di apertura alle stagioni di maggiore afflusso, quella sciistica e quella estiva, con qualche sporadica eccezione nei week-end. Fa eccezione la tavola di Fabio e Lorena Pompanin, che non è solo richiestissima nei periodi affollati (per cena conviene prenotare con largo anticipo), ma si è guadagnata negli anni anche il ruolo di porto sicuro per la clientela locale nei mesi tranquilli.

Lorena accoglie con charme i clienti nella bella sala interamente rivestita in legno e nella terrazza con vista sulle Dolomiti. Fabio, al timone della cucina, da un lato interpreta con mano felice piatti della tradizione della conca come la tartare di daino con nocciole e porcini, i casunziei (ravioli ripieni di rape rosse), il filetto di manzo fasciato di speck con patate all’Ampezzana e la tagliata di controfiletto di cervo al lampone con cipolla rossa e finferli; dall’altro allarga lo sguardo a territori gastronomici più lontani come nel caso dei ravioli ripieni di carciofi con zucca e ricotta affumicata e della “pluma” di maialino iberico con radicchio di Treviso.

Il servizio mantiene alta l’efficienza in ogni situazione e la carta dei vini, di buono spessore, propone diversi abbinamenti al calice. Non meno gentili dei padroni di casa, i prezzi del menu: difficilmente si superano i 50 euro.

27 Agosto 2019
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Al Cjasal

Poco distante da Bibione, sulla riva destra del Tagliamento, veneziani e friulani si trovano d’accordo a tavola, nel ristorante che nasce dalla sapiente ristrutturazione di un tipico casale d’inizio ‘900. Spazi accoglienti, arredati con gusto e giardino rilassante. La cucina è una fucina di idee all’insegna di qualità, sapori autentici, esperienze e ricerca.

Sono una gran bella famiglia, i Manias! Enzo e la moglie Rosellina accolgono gli ospiti e narrano piatti e vini, supportati dallo staff, mentre i figli Stefano e Mattia accrescono la somma delle loro importanti esperienze in cucina. Ne nascono piatti inediti e stagionali, sapori di terra e mare che risvegliano la memoria, e gusti sorprendenti, realizzati con tecnica impeccabile, molta eleganza e ingredienti che arrivano da fornitori locali e dall’orto di proprietà. La carta essenziale consente di scegliere porzioni intere, mezze o cicchetti e così si aprono infiniti percorsi di degustazione. Il “cannolo veneziano” è un must: ripieno di baccalà mantecato, olive, cipolla e rapa rossa agrodolce.

Altri punti fermi sono il “pane e ragù”, un bombolone di pane fritto ripieno al ragù e polvere di latte, e la cjalda di mais con fagiolini o altre verdure di stagione, seppia cruda, schie e nocciola. La pasticceria si deve al tocco soave di Elena Falliero: la tartelletta ai quattro cioccolati è paradisiaca. La cantina racconta un centinaio di belle storie, vini “parlanti” anche al calice. Conto tra i 50 e i 60 euro.

27 Agosto 2019
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Stube Gourmet

Con la Stube e Alessio Longhini siamo ai migliori livelli della ristorazione (non solo vicentina). Ricerca, intelligenza e mano leggera si coniugano perfettamente. Dando vita a piatti dal gusto profondo e inaspettato. Come “il giardino delle verdure”. Da sola questa pietanza multicolore vale la visita. Verdure in agrodolce, crude, marinate, disidratate, cotte sottovuoto più l’aggiunta di zafferano. Il piatto è arricchito da carbone vegetale alla mandorla, mousse di caprino, spolverata di zucca. Davvero di interesse e qualità elevata.

Ma ci sono molti piatti che confermano l’alto valore del cuoco: l’assaggio di anguilla scottata e mandarino, il salmerino con lingua salmistrata e zucca, il foie gras, gli spaghetti all’acciuga (e alla faraona che non c’è, perché è finita nel fondo di cottura) e via elencando. Hanno fatto centro i fratelli Mosele, Marc’Antonio e Vito, proprietari e gestori dell’Hotel Europa che ospita la cucina di Alessio: il quale si esprime sia nella Stube, che nel ristorante Sant Hubertus (è il patrono dei cacciatori, facile trovarlo anche in altri luoghi come per esempio in Val Badia con Norbert Niederkofler) e anche nell’Hosteria, ultima apertura, ma assai valida e dai prezzi naturalmente più contenuti.

Un’altra carta vincente del locale è Jgor Tessari, maître di classe, che abbina ai piatti vini stellari e prodotti incredibili (per esempio il Seedlip, distillato di 108 erbe ma non alcolico). Così la magia è servita. Neanche a Mago Merlino riuscirebbe un incantesimo più efficace. Due menu: “Memorie” (Gadenkhe) e “Sapori dal mondo” (Luugar) rispettivamente di cinque e otto piatti a 75 e 100 euro. Alla carta 95.

27 Agosto 2019
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Osteria Ai Do Campanili

La lingua di terra che collega Jesolo e Punta Sabbioni arrivando quasi a toccare il Lido di Venezia vive due realtà opposte: sulla sponda adriatica l’affollato litorale del Cavallino, su quella lagunare piccoli borghi circondati da una natura rigogliosa. Ai Do Campanili, la miglior tavola della zona, si trova nel centro della cittadina di Treporti: al piano terra l’osteria per gli aperitivi e i “cicheti”; al primo piano la graziosa sala del ristorante.

La cucina sfrutta a fondo la ricchezza di materie prime della barena senza però negarsi qualche escursione verso terre lontane. Il “crudo e cotto di seppie di laguna”, per esempio, affianca due diversi concetti di cucina di mare: il crudo è abbinato a limone candito, maionese di soia e piselli novelli, mentre il cotto “al nero” con le interiora, secondo i dettami della tradizione, viene servito con cialde di polenta e crema di piselli. La piovra viene cotta a bassa temperatura e abbinata a crema di carciofi, nocciole, ristretto di miso (condimento di origine giapponese a base di soia fermentata) e alga kombu.

I ravioli ripieni di patate e pesto si sposano con un gel di pomodoro Piccadilly e con il branzino declinato in “fumetto”, carpaccio e bottarga. Il servizio è gentile e competente, la carta dei vini cresce di anno in anno, con particolare attenzione per le piccole aziende artigianali e diversi nuovi inserimenti nel settore dei cosiddetti vini “naturali”. Menu degustazione a 65 e 80 euro, alla carta sui 70.

27 Agosto 2019
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Zona d’Ombra

Ha festeggiato i suoi primi 15 anni di attività il locale che si affaccia nella piazza del centro storico, sempre pronto a celebrare il connubio tra i piatti di eccellente qualità e il vino selezionato nelle sue migliori espressioni, in Italia e all’estero. La scelta di calici è incomparabile: agli oltre 80 se ne aggiungono 10 di pregio, incluso il Sassicaia, proposti a rotazione mensile.

Qui si stappa sempre volentieri e il pubblico si accomoda all’interno del locale, nel plateatico esterno coperto e negli sgabelli alti della terrazza privé. Lo staff, guidato dall’Oste Roberto Bergamo e dalla vulcanica Gavina Cuccu, è rapido, professionale e preparato, soprattutto quando è il momento di sposare ai piatti proposti dalla carta, la bottiglia ideale. È un autentico piacere gustare le ostriche e gli altri sapori del mare declinati in crudo, la tartare di tonno, le sarde in saor e le specialità a base di carne che sanno distinguersi, come la battuta al coltello della prestigiosa razza bovina piemontese La Granda oppure l’hamburger di Black Angus griffato Mister Beefy, realizzato da tagli nobili di animali allevati in modo naturale nell’azienda agricola veronese.

Nella selezione di salumi, spicca il prosciutto di Onesto Ghirardi, stagionato 36 e 60 mesi, da gustare con il pane che arriva da Matera leggermente scaldato. Un altro punto di forza del locale è la ricca e studiata selezione di formaggi, più di 40 italiani e stranieri. I dolci sono squisitamente fatti in casa. Il conto medio si aggira intorno ai 25 euro.

27 Agosto 2019
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Al Ponte

Può riservare piacevoli sorprese la cucina di un salentino trapiantato a Bassano: perché non l’ha solo studiata, ma la vive nell’animo. Flavio Strafella, assieme al fratello Antonio, è contitolare del locale a due passi dal ponte degli Alpini. E già il nome racconta tutto: Bassano “è” il ponte, quello su cui ci stringeremo la mano, quello del “bacin d’amore”, quello di Ernest Hemingway soldato, del Monte Grappa e della Resistenza. Il ponte è proprio a due passi e si può ammirare dal giardino in cui si pranza all’aperto nella bella stagione.

Ma la storia si gusta anche nei piatti, perché Strafella propone tutti i sapori tipici del Vicentino: sopressa, “torresani” al forno, polenta con “scopeton” (sardina) oppure con formaggio Morlacco e radicchio, c’è il classico baccalà alla vicentina e gli imperdibili asparagi bianchi alla bassanese, cioè lessati e serviti con l’uovo sodo. Il cuoco non dimentica, però, la sua terra natale, e nel menu propone anche le orecchiette tirate a mano con pomodoro. Attenzione: si parla di orecchiette salentine e non baresi, più consistenti.

Ma l’autentica passione di Flavio, che è anche un maratoneta, è il cioccolato. A chi si siede al tavolo del ristorante è consigliato vivamente di assaggiare le innumerevoli varietà di cioccolatini che il cuoco crea con raffinata perizia. In particolare, non possono mancare i cioccolatini alla grappa Nardini. Bassano è la capitale della grappa, e la storica bottiglieria Nardini, che ha oltre 200 anni di vita, è proprio all’altro capo del ponte. Buona la cantina. Sui 45 euro.

27 Agosto 2019
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Casa Dimitri

Quando leggerete questa guida Dimitri sarà nella sua nuova “Casa”. Nel cuore dei Berici, in Val Liona, località Grancona. Per lui la cucina è una cosa di famiglia. Da decenni i Gianello rappresentano un punto di riferimento per la ristorazione di qualità della terra Berica. Una tradizione che il giovane erede porta avanti con orgoglio, ma senza rimanerne intrappolato. Fin dal nome, questo locale dimostra la volontà di (re)intraprendere un percorso personale, che rispecchi un’idea di ristorazione in evoluzione, di ricerca continua ma sempre più legata al territorio e alle sue radici.

E, sia a mezzogiorno che alla sera, si può apprezzare la filosofia portata avanti dal locale: dall’attenta selezione delle materie prime alla sperimentazione di tecniche di cottura e manipolazione degli ingredienti. La cucina dosa con attenzione riferimenti alla tradizione familiare e creatività, tenendo sempre presente la purezza dei sapori, per risultati di notevole eleganza. Davvero elegante il tributo al mare, composto da una selezione di crudi tra i quali ostrica, gambero rosso di Mazara e moro atlantico; intenso e goloso l’“Assoluto” di baccalà, in versione mantecata, in salsa pil pil e in un carpaccio dalla consistenza setosa.

Non sono da meno i piatti di terra, con qualche tributo d’Oltralpe (scaloppa di foie gras con mele, crema d’ostrica e fondo di vitello); grandi soddisfazioni anche per i più tradizionalisti, con lo spaghetto ai cinque pomodori. Carta vini ampia e dai ricarichi moderati. Intorno ai 60 euro, alla carta.

27 Agosto 2019
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Casin del Gamba

Assieme alla moglie Daria (che è il motore silenzioso della cucina, perché spesso lo spinge a provare e innovare), Antonio Dal Lago ha trasformato il vecchio roccolo per la caccia sulla collina di Altissimo in uno dei locali più interessanti della gastronomia (non solo) vicentina. Sapienza e competenza, unite da uno stile signorile, sono i caratteri distintivi della famiglia: il figlio Luca, sommelier, coadiuva brillantemente i genitori in sala.

Sono oltre quarant’anni che il locale è aperto nella sua location: la strada per arrivarci è un po’ lunga e tortuosa, ma sedersi a tavola in questa baita raccolta, in cui l’affetto si trasmette già nell’atmosfera che si respira prima ancora che nei piatti degustati, ripaga dalle piccole fatiche del viaggio. Bastano tre piatti per dare l’idea dell’amore per il territorio e della raffinatezza della cucina di Antonio: la trota “deco” di Altissimo marinata, presentata con il suo caviale, le erbe profumate, cedro; rape, zucchina, scorzonera, patata viola e spuma di caprino Aidi (l’azienda si chiama proprio così non è un errore…). Infine gli gnocchi dorati, rigaglie, aglio orsino e bergamotto.

Nel menu c’è un’attenzione particolare per i funghi, declinati in molti piatti, a iniziare dalle squisite fettuccine con le trombette da morto. In primavera la freschezza delle erbe di stagione risalta in proposte come lo sformatino di bruscandoli, rosole e parmigiano o la crema di “carlini”. Da provare anche il baccalà, che dalle mani di Antonio esce impreziosito. Lista dei vini di alto livello. Menu degustazione “stagionalità”, alla carta sugli 80 euro.

27 Agosto 2019
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La Peca

In più di un trentennio di attività, i fratelli Pierluigi e Nicola Portinari non hanno mai smesso di rinnovarsi, di migliorare, di accrescere la qualità della propria offerta confermando così l’appartenenza a pieno titolo de La Peca all’élite della ristorazione italiana. In una splendida sala affacciata sui Colli Berici va in scena un esemplare lavoro di équipe: il servizio, elegante e di rara precisione, è guidato da Pierluigi e dalla moglie Cinzia (Donna di Spirito 2019), autrice anche di creativi centrotavola che impreziosiscono la mise en place.

Al giovane Matteo Bressan spetta la gestione della carta dei vini, monumentale nella dimensione e in grado di soddisfare qualsiasi appassionato, dal “tifoso” schierato per la sempre più agguerrita “squadra” dei vini naturali al tradizionalista della vecchia guardia che nel bicchiere cerca il mito e la storia. I fornelli sono il regno di Nicola, cuoco dall’impressionante bagaglio tecnico, dall’incessante ritmo creativo e dalla mano leggerissima.

Se il gelo di acqua tonica, lime e profumo di gin con tartare di scampi, gamberi rossi e canoce e i bigoli integrali con acciughe, alici marinate e gelato di cipolle rosse rappresentano punti fermi del passato pur restando pienamente attuali (e sempre in carta), nuovi capolavori si affacciano stagione dopo stagione, come le tagliatelle Fracasso ai quattro grani con scampi e peperoni chipotle e il risotto “tutto pomodoro e limone”, un vero prodigio di freschezza. I quattro menu degustazione costano 200, 160, 145 e 95 euro. Alla carta si spende sui 120.

27 Agosto 2019
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Penacio

Non la conoscono in molti la storia curiosa del “Penacio”, ristorante della famiglia Gianello entrato a pieno diritto nella “hall of fame” dei Colli Berici. Il nome Penacio era lo stesso del bue dei nonni dei fondatori del locale. Bue così alto che le corna – quando era al lavoro nei campi – spuntavano tra i pennacchi (“penaci”) delle piante di mais. Oggi l’antica osteria-ristorante condotta da Imera Gianello – insieme al marito e alla figlia – è una tappa ineludibile nel percorso per cogliere il “genius loci” gastronomico dei Berici.

Nella sala i due caminetti sono sempre accesi: la legna arde ed è la metafora della passione che la famiglia Gianello ci mette sempre nel proporre i propri piatti. Una cucina capace di custodire con amore e sapienza – valorizzandolo – il patrimonio di tradizioni del territorio collinare berico. Cucina senza scorciatoie, ben definita nei suoi sapori e fondata su prodotti di qualità certa. Trae la sua forza da accostamenti di gusto semplici e da sapori che parlano alla memoria.

Come, d’inverno, fa il salame ai ferri con i raperonzoli e la polenta abbrustolita, o il baccalà nelle sue declinazioni più popolari, alla vicentina o mantecato all’olio d’oliva. O ancora le costolette d’agnello profumate al timo. Il tartufo scorzone dei Berici non manca mai, come pure il richiestissimo mantecato alla nocciola, morbidissimo e dolce al palato. Carta dei vini di peso, con tante etichette del territorio e tante referenze nazionali. Conto sui 45 euro.

27 Agosto 2019
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Al Molin Vecio

Quando il nome non è un semplice vezzo romantico: un antico mulino dei primi del ‘500 ristrutturato con garbo, immerso tra frutteti e giardini di erbe aromatiche e fiori commestibili. Un luogo rilassante, che proietta l’ospite in un’atmosfera bucolica, la stessa che si ritrova all’interno del locale: arredi antichi, strumenti agricoli e litografie che raccontano tradizioni rurali.

A tavola si susseguono piatti che raccontano la serenità della campagna, improntati alla semplicità e pensati per dare risalto al mondo vegetale, con saggio uso di prodotti di stagione. Per un inizio goloso direttamente dall’orto optate per il fritto di erbette e radici (o verdura, in base al periodo) con salsa allo yogurt o per una più tradizionale selezione di soppresse con giardiniera della casa. Tra i primi, un posto fisso hanno i tagliolini al mais Pignoletto interpretati secondo stagione (ottimi quelli con “rampussoli”, tastasale e topinambur), ma altrettanto validi sono i risotti alle erbe officinali o con tarassaco e ragù di agnello.

Tradizione e fantasia convivono nei secondi: da non mancare, in stagione, la variazione di asparago bianco e verde, ma carni e pesci non sono da meno. Di buon livello anche i dolci, come il “vasetto” di cremoso alle nocciole tostate e crumble al cacao. Carta vini economica e adeguata all’offerta, con buone proposte dal territorio. Servizio cordiale e attento. Menu degustazione a 35 euro. Alla carta circa 45 ma è sempre compresa una bella litografia di Galliano Rosset, il cantore magistrale della civiltà contadina.

27 Agosto 2019
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Palmerino

Pochi prodotti sono oggetto di una venerazione paragonabile a quella di cui gode il “bacalà” nella zona di Sandrigo e dei Colli Berici. Il legame profondo che lega questa zona allo stoccafisso parla una lingua antica: racconta di rotte commerciali verso regioni remote, quella Norvegia da cui, quasi seicento anni fa, il nobile commerciante veneziano Piero Querini decise di iniziarne l’importazione, trasformando così un ingrediente giunto da lontano in una parte integrante dell’identità gastronomia veneta.

Oggi questa storia continua a essere scritta in locali come Palmerino, dove Antonio Chemello e la sua famiglia si dedicano con passione a mantenere viva la tradizione del “bacalà” e, talvolta, a reinterpretarla. Non possono mancare le preparazioni più classiche – mantecato e, naturalmente, alla vicentina –, ma altrettanto valide sono le variazioni sul tema nei primi piatti, in cui lo stocco si sposa a pasta fresca, riso o gnocchi: ottimi i tortelli ripieni di baccalà mantecato e ricotta con asparagi e caviale affumicato. Divagazioni interessanti riguardano altri protagonisti dei mari del nord, come il salmone e il merluzzo carbonaro, servito in crosta e accompagnato da verdure.

Non mancano, per ogni portata, alternative al baccalà, con un occhio alla stagionalità. Aria familiare al capitolo dolci, con grandi classici come la crema catalana e il tiramisù. Marco, il figlio, governa i fornelli, ma anche la carta dei vini che generosamente predilige le cantine del territorio. Il “Percorso di Antonio e Marco” costa 33 euro; alla carta circa 45.

27 Agosto 2019
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Al Callianino

Questo locale interpreta alla perfezione il concetto di trattoria contemporanea. Un ambiente luminoso, informale, ma fine; un’offerta agile, tutta improntata alla qualità degli ingredienti, a preparazioni curate e non esibite; un servizio di sala cordiale e competente, che mette perfettamente a proprio agio il commensale. Se questo locale è passato in una manciata d’anni da promessa a certezza è soprattutto merito di Alberto Mori, giovane cuoco e patron, di sua moglie Ivana Firulesko e della squadra che dirigono.

Una storia fatta di impegno, serietà e fiducia in un ideale di ristorazione che faccia “di semplicità virtù”. E su questa semplicità, supportata da grande perizia tecnica, è improntata anche la cucina, fatta di prodotti stagionali di qualità e preparazioni vivaci. Tra gli antipasti, eccellente (e divertente!) la battuta di manzo “Neanderthal”, adagiata su un osso di manzo arrostito che la condisce con il suo midollo, ma anche il baccalà mantecato con verdure di stagione, molto ben presentato; leggeri e sempre concentrati i risotti, che variano “secondo stagione, mercato e umori generali”.

Ottimi anche i dessert, come la crème brulée allo zafferano e liquirizia. Alla carta classica si abbinano proposte più veloci, come burger e selezioni di affettati e formaggi, tutti accomunati dall’attenta ricerca di produttori. La carta vini è essenziale e privilegia piccoli produttori. Due i menu degustazione proposti: 4 o 6 portate, a 40 e 50 euro. Tra i 35 e i 50 euro alla carta.

27 Agosto 2019
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Locanda San Lorenzo

Un luogo di pace, fedele alla propria memoria anche nelle piccole cose: sulla strada che porta al Cansiglio, da dove venivano i legni per le navi della Serenissima, su un muro, è scritto ancora W Mercks, W Gimondi. La Locanda San Lorenzo è lassù nell’Alpago, un specie di terra di mezzo fra le montagne e il piano, con il grande dono del lago di Santa Croce, là in fondo.

Fondata il 7 gennaio del 1900 da Osvaldo Dal Farra, come locanda-osteria, è cresciuta a poco a poco nel tempo trasformandosi in un grazioso albergo con ristorante per gourmet. Ancora gestito, dopo un secolo abbondante, dalla famiglia Dal Farra. Ora Renzo, chef e patron, con a fianco il suo aiutante maggiore Paolo Speranzon, guida con grande mano una cucina che ha come mission quella di far volare alto il nome della sua terra e dei suoi prodotti, a partire dalla degustazione del mitico agnello dell’Alpago. Anche da solo vale sempre il viaggio.

La tartara di cervo compare in tavola con grande maestosità, seguita dall’avvolgente risotto di asparagi e foie gras. L’anguilla al profumo di alloro, purea di cavolfiore e riduzione di melograno suscita forti emozioni solo accarezzando il palato. Dolci voluttuosi a partire dal crumble salato, pistacchio, gelèe al limone, gelato di ricotta e yogurt e biscotto all’olio extravergine d’oliva. La cantina trabocca di oltre 800 etichette (con ricarichi corretti) e trasuda della passione con la quale paron Renzo l’ha curata anno per anno. Servizio gentile, premuroso e familiare. Una esperienza di fascino antico per un conto attorno ai 70 euro.

27 Agosto 2019
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Dolada

Nella storia dell’alta ristorazione veneta e italiana da cinquant’anni, questo ristorante di famiglia ai piedi della montagna della quale porta il nome è ancora sulla cresta dell’onda. Merito di Riccardo De Prà che ha saputo, a suo tempo, prendere le redini da un grande cuoco moderno come Enzo e dalle due donne di casa, Rossana e Benedetta, che allo stesso modo si sono avvicendate in sala sempre con il sorriso sulle labbra. Così è ancora un grande piacere varcare la soglia della loro elegante, comoda, casa, per gustare piatti che, col passare degli anni, sono andati sempre più in una direzione classica e centrata sul gusto.

È il caso della tartare di vitellone nostrano con insalata croccante alle acciughe, omaggio al territorio da una stalla a chilometro zero servito alla giusta temperatura. Corroborante la zuppa di rosole con tarassaco, arricchita dal nobile tocco dei frutti di mare. Ancora, convincono gli ottimi ravioli ripieni di asparagi con spugnole, nepetella e fiori d’origano. Per restare su un’intramontabile specialità basta scegliere la carbonara secondo la ricetta di Riccardo. Tra i secondi meritano le perfette due cotture dell’alzavola farcita della sua “peverada”, di incredibile bontà.

Tra i dolci non deludono i canederli con lamponi e passion fruit, per terminare con gli intramontabili “golosessi”. La carta dei vini contiene tante interessanti etichette. Si spendono 62 o 88 euro per i menu degustazione, sui 75 alla carta.

27 Agosto 2019
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Feva

In un’antica barchessa ristrutturata con discrezione ed eleganza, Nicola Dinato ed Elodie Dubuisson, coppia nel lavoro e nella vita, hanno dato vita alla loro personale visione dell’enogastronomia contemporanea, fondata su un’idea precisa del ruolo che un ristorante deve svolgere nel contesto territoriale. Un ruolo che parte dalla valorizzazione del mondo vegetale, di ortaggi, frutti e legumi dimenticati, dalla riscoperta di un autentico attaccamento alla terra e dei produttori che la tengono in vita.

Questo sogno, questo “agrirêve”, si esprime in una cucina al contempo matura, che contempera attenzione alle tecniche contemporanee (talvolta moderniste), e una salda fiducia nel valore intrinseco delle materie prime. Sala e cucina sono animate da una squadra giovane e affiatata, le portate si avvicendano senza sbavature. Equilibrati e golosi il carciofo ripieno di fichi secchi, zabaione salato e pecorino, e la verza ripiena di rillettes di maiale con spuma di tartufo nero del Périgord; di intensità esplosiva il risotto al morlacco con salsa ai frutti di bosco e pepe Timut; emozionante ed essenziale il filetto di manzo con crema di prugne bruciate e verdure dell’orto alla griglia.

Perizia tecnica e intensità anche nei dessert, come nella namelaka al cioccolato amaro con gelato al latte di capra e caramello. Carta dei vini variegata e dai ricarichi moderati. Due i menu degustazione proposti: “Anima”, a 80 euro, e “Traditional – Mente”, a 50 euro. Tra i 75 e i 120 euro alla carta. A pranzo in settimana formula a 20 euro per due portate.

27 Agosto 2019
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Gellius

Un unico ingresso per due anime distinte: il Gellius è un’immersione nella storia e, grazie al restyling di luglio, il ristorante gourmet splende di nuova luce e guadagna un’atmosfera ancor più coinvolgente e raffinata, dal design pulito. Sotto, il bistrot Nyù, è un ambiente in cui la cucina a vista fluisce verso la sala. Qui il menù è easy, in un tuffo di gusto a diretto contatto con i reperti romani dell’area museale.

La qualità Gellius sigla la nuova proposta “Il Mercato ore 13”. È una soluzione efficace per una pausa pranzo veloce ma stilosa. Due percorsi di sapori creati ad hoc in tre piatti più calice di vino e caffè (45 e 50 euro). La carta combina sapientemente gusto e nutrimento, tra morbide tentazioni come l’uovo cremoso con ristretto di verdura e limone, e i ravioli di “maionese” al basilico, pomodoro, melanzane e pinoli. Riusciti gli abbinamenti di sapori tra orto e mare degli spaghetti al succo di peperone, baccalà, foglie di cappero, oppure nei secondi, del San Pietro croccante al verde d’erbe, frutta e verdura all’agro con salsa olandese. Un must Gellius è sicuramente il piccione in casseruola con Tarte-Tatin alla cipolla rossa e melanzane.

Dolcezza in chiusura, magari con l’energetico “Uhhh…ovo”: zabaione, cioccolato Dulcey, cioccolato bianco. La cantina, che gira il mondo in 900 etichette, però trova spazio per le piccole realtà di pregio, tutte da scoprire, anche al calice. Il conto? Intorno ai 70 euro se si sceglie la carta; in alternativa la degustazione con “Quinque” (85 euro) oppure “Septem” (110 euro).

27 Agosto 2019
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Le Beccherie

È proprio un dolce tormento, croce e delizia di Beatrice Simonetti e Manuel Gobbo, cuochi contitolari dei fornelli del ristorante Le Beccherie: si tratta del tiramisù, oggetto di annose contese e icona indissolubilmente legata a questo luogo che non sparirà mai da una carta che è comunque sempre in corso di evoluzione. Perché, nel tempo, così come gli arredi, in questo ristorante di grande gusto in pieno centro a Treviso le cose sono cambiate.

Archiviata, ormai da qualche anno, una cucina (fin troppo) classica i due bravi, professionisti hanno contribuito a un rinnovo importante che ora si compie attraverso una cucina di rassicurante bontà che garantisce divertimento e ottima tecnica tra proposte sia di mare sia di terra. A partire tanto da ostriche e fagioli verdon quanto dalla golosa tartare di manzo al limone salato con salsa di melanzane bruciate e pesto di rucola. Tra i primi sono buonissimi i tortelli “zero” con peperoni, acciughe, foglie di cappero e pesto di prezzemolo; non da meno gli spaghetti alla chitarra con calamaretti spillo, peperoncino fresco e finocchio. Anguilla, tosazu, kina e carpaccio di anguria è un altro piatto centrato sul gusto, così come il churrasco d’agnello arrostito con salsa al caramello, aceto di lamponi e indivia belga.

Conclusione dolce con la mousse ghiacciata alla robiola di capra con fragoline di bosco e karkadè. Ben assortita la carta dei vini, con belle proposte anche al calice. Servizio di grande cordialità. Menu degustazione a 65 o 70 euro, sui 55 alla carta.

27 Agosto 2019
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Undicesimo Vineria

Solida realtà della cucina d’avanguardia in Italia nella periferia di Treviso: è Undicesimo Vineria, il locale, ora più elegante e accogliente, che Francesco Brutto e Régis Ramos Freitas curano quotidianamente con una grande passione. La stessa che si vede tanto nei piatti, quanto nell’incessante ricerca dei migliori abbinamenti, si tratti di ingredienti o di bevande.

La cucina di Francesco non è facile, ma allo stesso tempo è incredibilmente immediata, frutto di un istinto di grande classe governato da una tecnica ormai rodata che guarda alla concentrazione dei sapori, all’estrazione del gusto e a una leggerezza di fondo che non deve mai mancare insieme alla pulizia esecutiva. E allora ecco i perfetti contrasti della mazzancolla con mela verde, rapa rossa, karkadè e rose o ancora l’orientaleggiante seppia con osmanto, daikon e yuzu. Si gode con i cappelletti d’agnello con garum dello stesso, tarassaco e melissa, e sono buonissimi i bottoni di mandorla con sedano, limone nero e prezzemolo. Tra i secondi spicca il piccione con la dolcezza della salsa kabayaki e l’intensità del topinambur fermentato, ma vale la pena provare anche l’intenso impatto del fegato di coniglio con umeboshi, pinolo e dragoncello.

Anche tra i dolci, che cambiano spessissimo, l’inventiva è alta. Notevole la carta dei vini, ma lasciarsi guidare da Regis tra i bicchieri (non solo di vino) è una sicurezza. Con i molti menu degustazione disponibili si spendono dai 60 (4 portate) ai 160 euro (16 portate).

27 Agosto 2019
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L’Oste Scuro

L’indirizzo è sicuro per chi ama la cucina di pesce. A poca distanza dal castello di Castelvecchio, il locale è schietto ed elegante. Il nome, retaggio di una tradizione dei tempi passati, non deve incutere timore: l’oste un tempo era detto “scuro” perché anticamente si riteneva custodisse dei segreti. Qualcuno sicuramente lo conosce anche oggi, perché la cucina di Simone Lugoboni è raffinata e fascinosa. E su questo giudizio convengono in parecchi, visti i diplomi e i riconoscimenti che espone all’interno del locale.

Il ristorante stesso ha un suo charme: non è particolarmente spazioso, ma i suoi muri in pietra e i mattoni a vista raccontano un pezzo di storia di Verona. Se è dal contrasto che nascono l’armonia e la bellezza, scegliere in una location così austera di proporre una cucina di pesce, significa esaltare i prodotti (che sono accuratamente scovati) e le preparazioni (che sono spesso innovative oltre che saporite). Sei specie di ostriche e cinque di caviale rappresentano la punta più alta degli antipasti, se non si preferisce sprofondare, con soddisfazione, nel sontuoso plateau royale, il trionfo del crudo.

Da sottolineare la zuppa di pesci e crostacei, nonché il risotto ai frutti di mare: più in generale, la cifra stilistica del locale è la pulizia del gusto delle sue portate, come gli spaghetti ai ricci di mare, la frittura con salsa chutney fino al “gran piatto” del locale a base di astice blu. Dolci assai curati. Cantina ricca e ben assortita. Conto sui 70 euro alla carta.

27 Agosto 2019
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Da Beppino

Claudio Ballardin ha il merito storico di aver iniziato, mezzo secolo fa, un lavoro di approfondimento culturale di riscoperta di piatti e di sapori che rischiavano di essere dimenticati. Uno per tutti è il “mais Marano”, vale a dire la migliore farina per polenta coltivata nel vicino paese di Marano Vicentino oltre un secolo fa, la cui memoria rischiava di perdersi.

Oggi alla “Palazzina”, in località Ceresara di Schio, la cortesia e la sapienza del cuoco (affiancato dalla moglie e dai due figli, uno in sala e l’altro in cucina) rappresentano i punti di forza di un locale che è un riferimento nel Vicentino per chi crede nella tradizione. Quella tradizione iniziata dal suocero, Beppino Zocca appunto, che oggi prosegue con la seconda e terza generazione della famiglia.

Volete gustare uno spiedo cotto alla perfezione? Oppure preferite un bollito come quelli di una volta? O magari vi piacerebbe il piatto vicentino per antonomasia, il baccalà? Come dite, puntate sul territorio? Ecco pronti i “gargati con il consiero”, una pasta corta il cui condimento, il “consiero” appunto, varia con la stagione se non addirittura con il mese. Queste sono alcune specialità di un locale che, peraltro, offre un menu ricco e vario. E allora avanti con la fregola sarda con tonno e carciofi oppure con il carpaccio di piovra con riso Venere o con il coniglio in salsa alla valleogrina. La semplicità è la cifra stilistica del locale, perché si tratta di una semplicità ricca di valore. Come nell’accoglienza. Carta dei vini che valorizza il territorio. Circa 45 euro.

27 Agosto 2019
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TreQuarti

Nella pace e nel silenzio delle colline dei Berici, in quel di Grancona, Alberto Basso – anno dopo anno – consolida la sua cucina in un ambiente fatto di elegante accoglienza e sapienti attenzioni. Una mano sempre giovane ma che si esprime con grande sapienza e in continua progressione. Una mano che riesce a far convivere con grande perizia le solide basi della tradizione e la passione spasmodica per la ricerca. In una chiave interpretativa tutta originale.

La collaudata tecnica risulta sempre al servizio del gusto con piatti sempre più intriganti. La carta si divide in due percosi: “Le Caresse” (carezze), che esprime l’anima gentile del locale, e “Le Man Roverse”, che rivelano tutta la ricerca, a volte spregiudicata ma mai velleitaria, del cuoco. Come nel caso dei gustosi gnocchi esotici ripieni di alici cantabriche, cassis e crescioni o, ancora, nell’originale carpaccio di baccalà “in saor”, una bella interpretazione di un’eccellente materia prima.

Un vero inno alla gola si alza dagli spaghettoni, fondo di scampi, zeste di lime e scampi crudi; equilibrio perfetto di consistenze e sapori nel carpaccio e tartare di agnello, maionese alle ostriche e cappuccio. Tra i dolci spicca la freschezza del semifreddo al lampone, gel al gin tonic ed erbe aromatiche. Il governo della sala e della bella carta dei vini, dalla quale si può attingere anche a ottimi calici, è affidato, fin dalla prima ora, alla grande e collaudata professionalità di Christian Danese. Tra cicheti e menu degustazione la carta è molto agile; mediamente 60 euro.

27 Agosto 2019
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Trattoria Moderna Due Mori

Gli ingredienti ci sono tutti: uno dei borghi più esclusivi d’Italia, la vetrata che regala una vista incomparabile sui colli, un’accoglienza di sorrisi e piatti di tradizione autentica. Stefano De Lorenzi ha però voluto dare un’impronta ancora più originale al suo bellissimo locale di Asolo, dotandolo di una originale cucina economica a vista, progettata ad hoc, con lo scopo di non usare energia elettrica per alcuna preparazione.

Tavoli ben distanziati, arredi di eleganza campagnola e un menu in cui l’ormai vituperato chilometro zero assume un senso compiuto. Dalla pasta fatta in casa con le uova delle galline del dirimpettaio, agli agnelli che si vedono pascolare sul prato della collina di fronte, alle erbe dei boschi, (quasi) tutto è territorio. Allora ci si può subito deliziare con una squisita sopressa con la giardiniera home-made, per poi
gustare la delicata intensità dello sgombro de casa con la “suca” (zucca) e cipolla in agrodolce.

Tra i primi sono buonissimi i ravioli ripieni di “erbacce” (ortiche) e Morlacco del Monte Grappa. La “gallina faraona” in casseruola, servita con patate arrosto, merita l’assaggio. Fuori del comune il “figà con le zeole”, ovvero il fegato alla veneziana fresco con cipolle novelle. I dolci sono tutti molto buoni, ma vale la pena attendere una mezz’ora per lo strudel a la moda nova. La carta dei vini, in cui si prediligono senza esagerare le etichette “naturali”, e la sala sono sotto l’abile regia di Caterina Orso. Si spendono, volentieri, non più di 45 euro.

27 Agosto 2019
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Trattoria Dalla Libera

Un casolare rustico in aperta campagna, non molto distante dal cuore della zona di produzione del Prosecco, ospita una delle cucine di matrice casalinga più interessanti della regione. Il cuoco e proprietario Andrea Stella, brillantemente assistito ai fornelli dalla madre, interpreta con originalità costumi e tradizioni venete conferendo a ogni piatto eleganza e raffinatezza e valorizzando i sapori e gli aromi della terra che lo circonda.

Il grande orto di casa è protagonista: i suoi frutti vengono accostati, rispettando le stagioni, alle migliori materie prime, di terra o di mare, che il mercato possa offrire. Si aprono le danze con le parti nobili del gallo di razza “a collo nudo” servite con purè leggero, lardo fresco e paprika dolce; si continua con uno dei meravigliosi ravioli con la sfoglia tirata sottilissima e ripieni di erbe di stagione oppure con il divertente “pane, caffè e latte” ovvero sfere di pane con ricotta affumicata liquida, caffè arabica e gocce di clorofilla; si chiude con lo stinco di agnello sardo con peperone crusco, falde di peperoni dolci e ricotta, ricordandosi però di lasciare uno spazio per i dolci, spesso preparati al momento, come nel caso del tiramisù e della millefoglie.

La cantina è ampia e dotata di molti vini maturi per la gioia degli appassionati; il servizio sollecito e di grande cortesia. Conto amichevole: i due menu degustazione costano 38 euro (7 portate) e 48 euro (10 portate); alla carta è difficile superare i 50 euro.

27 Agosto 2019
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Spinechile Resort

Corrado Fasolato viaggia sempre ad altissimi livelli di creatività e presentazione dei piatti. Nel suo Spinechile Resort a Tretto di Schio, in sei anni il cuoco ha acquistato ancora più vivacità, che equilibra con altre due caratteristiche: eleganza e levità. Insomma, da lui si ha la sicurezza di trovare una cucina d’alta qualità, dai gusti puliti, perché non vuole strafare ma appena suggerire; non vuole stupire, perché la meraviglia la racconta l’accostamento degli ingredienti che usa.

Da provare, per esempio, merluzzo, sedano e cioccolato bianco: è incredibile come un antipasto possa essere così delicato con delle basi a prima vista così stridenti. Concilia gli opposti, Corrado, come il grande filosofo Eraclito di Samo. Le fettuccine di seppia alla carbonara, altro suo classico, stupiscono per delicatezza e sapore. Altre volte si diverte a rovesciare le aspettative, come nel caso degli aperitivi ribaltati, il Rossini di scampi e il moijto di scampi, oppure come l’uovo semisolido, asparagi, dentice e liquirizia. Insomma, il cuoco è davvero spaziale, perché in quell’angolo della montagna il tempo scorre all’indietro: nella “bolla” della sala affacciata sulla valle si ringiovanisce, non si invecchia.

Basta seguire lui che guadagna in sapienza, energia e vitalità ogni giorno. E siccome dietro un grande cuoco c’è una grande donna, il motore della sala è Paola Bogotto, moglie e musa di Corrado. Paola governa anche la cantina costruita con intelligenza. Conto dagli 80 ai 100 euro, a seconda delle portate (bevande escluse).

27 Agosto 2019
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Locanda Baggio

Asolo è sempre Asolo: uno dei borghi più belli d’Italia. Il suo fascino discreto è un biglietto da visita che lo rende unico al mondo. La Locanda Baggio ne rispecchia lo stile, evocando atmosfere della civiltà veneta più schietta. Un luogo di sobria eleganza dove si sta bene, ieri come oggi. I Baggio, ovvero Nino e Antonietta, curano l’accoglienza della loro osteria, luogo dall’anima aristocratica e semplice, secondo i buoni valori di un tempo e coccolano l’ospite con una cucina di alto profilo, ben costruita, densa di passione e, nello stesso tempo, di grande delicatezza.

Cucina di tradizione, rinnovata nell’espressione stilistica e – dopo tanti anni – ancora carica di energie. Quelle assicurate dalle cose buone. Cucina dove stagionalità, territorio e capacità interpretative danno concretezza a piatti di grande misura ed equilibrio. Di pesce e anche di carne, di tradizione ma anche un po’ creativa. Da segnalare il salmone marinato profumato all’aneto, il millefoglie di polenta e baccalà mantecato, i ravioli di branzino con gamberi e il loro brodetto, l’arrosto croccante di maialino speziato, oltre ai formaggi della vicina montagna.

Il menu degustazione a 65 euro consente di cogliere la complessità di tutti i valori golosi in carta. Capitolo vini: la cantina è doverosamente attenta al territorio ma, essendo i Colli Asolani una realtà turistica di rinomanza internazionale, soddisfa sicuramente le esigenze di una eclettica clientela internazionale. Alla carta circa 60 euro.

27 Agosto 2019
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Panevin

La zona di Feltre, bellissima da un punto di vista paesaggistico per non parlare dello splendido centro storico della cittadina, latita da sempre sul fronte gastronomico. Una delle poche eccezioni è il bel locale di Gianluca Campigotto. Questo ristorante si trova in una tranquilla frazione collinare e, nel corso del tempo, ha saputo consolidare la sua fama grazie a un cuoco patron con le idee chiare e un’ottima capacità di percepire i desideri del pubblico avvicinando i canoni dell’alta cucina a piatti ben articolati nella loro semplicità di fondo, sotto il segno di porzioni la cui abbondante sostanza non deborda mai nell’esagerazione.

Ci sono territorio e mare, una carta dei vini che inizia a diventare interessante e il servizio che alla professionalità abbina la gentilezza. Tra gli antipasti l’interessante millefoglie di foglie e radici oppure il goloso tris di coniglio in cui si assaggiano un croccante “rocher”, la cottura in porchetta e il fritto. A seguire, vale la pena gustare la cacio e pepe “delle Dolomiti” oppure i raffinati tortelli all’uovo ripieni di burrata liquida, gamberi e limone. Belle sfumature, tutte vegetali, nell’involtino di cavolo cappuccio con verdurine croccanti e umeboshi.

Succulenta, nella sua carnosità, l’anatra al vermouth con mele, formaggio caprino e funghi finferli. Si termina con una valida interpretazione del tiramisù al bicchiere con spuma e gelato al caffè, crumble al cioccolato, cremino al mascarpone. Si spendono, senza rimpianti, sui 50 euro.

27 Agosto 2019
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Tivoli

Si passa il centro di Cortina e si sale in direzione del passo Falzarego per incontrare questo ristorante-istituzione della conca ampezzana che Graziano Prest presidia con successo e savoir-faire. Un ambiente intimo, raccolto e caldo, di quell’eleganza che ci si aspetta in montagna. Una notevole carta dei vini, curata dall’esperto Kristian Casanova, completa l’opera di Prest in cucina. Il suo è uno stile classico, improntato com’è giusto alla soddisfazione della gola ma non privo di un’ottima tecnica e della necessaria pulizia esecutiva.

Ci si può divertire quindi con il ghiotto “Mc Tivoli”, raffinato sandwich alla coscia di anatra confit al rosmarino con dressing di scalogno, finferli e maionese ai lamponi. Non mancano bei piatti dal mare, come l’ottima tartare di astice con avocado e pomodoro candito e crema tiepida al Riesling. Tra i primi vale la pena di assaggiare i tortelli con agnello dell’Alpago, levistico, yogurt, rafano e porcini, ma anche gli spaghetti di patate “Dolomitici” con fonduta al Graukäse, salsa di foie gras, finferli, “nuvola” al rabarbaro ed erbe di montagna disidratate.

Difficile rinunciare, infine, al cervo con il suo spiedino arrosto, il filetto con spuma di polenta, foie gras e ricotta affumicata, goulash con soffice di patate e rafano. Riuscita conclusione dolce con lo strudel “in vetro”: semifreddo alle mele e cannella, zabaione al Marsala, uvetta fermentata, pinoli sabbiati, spuma di latte e mela croccante. Servizio di cordiale professionalità e spesa sui 90 euro alla carta.

27 Agosto 2019
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Fuel – Ristorante in Prato

Il Fuel ha trovato in Davide Di Rocco, cuoco che seppur giovane vanta un passato di rango, una guida sicura. Lo storico locale – da qualche anno dei fratelli Greggio – affacciato con le grandi vetrate a catturare la luce e gli scorci dell’aristocratico Prato della Valle, continua nel suo originale percorso di ricerca e di crescita, senza mai allontanarsi troppo dalla rotta della tradizione.

Di Rocco è cuoco talentuoso e saggio: ha condotto la cucina del Fuel (dove è affiancato da Alberto Baù, collega giovanissimo con esperienze a Cortina) su sentieri rassicuranti connotati da equilibrio ed eleganza, riuscendo nel contempo a trovare una sintesi felice fra abbinamenti apparentemente complessi e l’esigenza di far emergere sempre – con nitidezza – il gusto delle ottime materie prime utilizzate. La cifra stilistica di espressione è alta e in costante “aggiornamento”.

Cucina che strizza l’occhio anche al territorio come nell’insalata di gallina tiepida e il suo consommé, nel baccalà cotto e crudo o nella faraona con zucca, capperi e olive. Un piatto sempre gettonato è lo spaghettone all’aglio orsino, olio e peperoncino e pure quello al burro, acciughe e tè affumicato. Da non perdere i dolci fatti in casa. Carta dei vini curiosa, ben presentata da Filippo Caporello. Tante bollicine, anche di maison poco note. La veranda con vista Prato e Santa Giustina accompagna piacevolmente l’esperienza a tavola. Conto sui 65 euro.

27 Agosto 2019
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Ristorante Aldo Moro – la Cuisine

È una bella famiglia quella dei Moro. Una storia di accoglienza lunga ormai quasi ottant’anni, nel centro storico della splendida cittadina di Montagnana, vede tutti i membri della famiglia impegnati tra albergo e ristorante, la cui sala è stata ristrutturata di fresco e adesso è ancora più confortevole e luminosa.

Regno di Silvia, ancora molto giovane ma ben affermata grazie a una ricca formazione, la cucina ha due anime: quella più inevitabilmente tradizionale, in cui si ritrovano i piatti del territorio, dalle tagliatelle al ragù d’asino al tiramisù, e l’altra, più creativa e legata alle esperienze della cuoca, con il minimo comun denominatore dell’alta qualità abbinata alla ricerca. Molte idee, tutte divertenti e ben riuscite, si susseguono un piatto dopo l’altro. A partire da un classico di grande sapore come “i due mondi, mare e terra” con calamaro, gambero e battuta di manzo serviti su un crumble salato. Ancora la freschezza di carota, coniglio e salsa Caprino.

Meritano l’assaggio i golosi tortelli alla “sbirraglia” con pollo, birra, mele e lamponi, così come il risotto alle radici con sedano e il bergamotto a mitigarne la dolcezza. Molto buono e cotto alla perfezione il succulento piccione “alla Rossini”. Tra i dolci vale la pena provare la sorpresa (che qui non possiamo ovviamente svelare) di “S-fidati”. Il servizio è solerte e sorridente, la carta dei vini ben articolata con una buona disponibilità al calice. Si spendono dai 50 ai 70 euro per i menu degustazione, sui 50 alla carta.

27 Agosto 2019
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Casa Brusada

Chiudete gli occhi e immaginate un ristorante accogliente: quello che vi appare è Casa Brusada. Lo si incontra dove iniziano le pendici del Montello. “Brusada” perché l’edificio, nel 1944, fu incendiato dai tedeschi; oggi le fiamme, redente, si usano con sapienza in cucina. L’ambiente è luminoso, arredato con gusto e reso ancor più coinvolgente dalla gentilezza del personale.

La filosofia dell’ecclettico Marco Pincin, proprietario e chef, parte da tre parole chiave: tradizione, stagionalità e creatività. Ne nasce una carta generosa che utilizza i prodotti del luogo e del momento, iniziando da erbe e funghi, in piatti che rileggono la grande gastronomia locale con impeto vivace e sorprendente, e ricette frutto di ricerca e calibrata innovazione. La tartare di Rubia gallega, burro alle erbe, mango, crumble di parmigiano è un grande inizio; gli gnocchi di patate, cacio, pepe, lime, spugnole, seppie sporche e caviale di salmone sono un concerto di sapori; il guancialino di vitello al rosso di Venegazzù della casa con crema di topinambur al tartufo e cipollotto conquista anche i palati più raffinati, così come le animelle di vitello, terra di nocciole, ovoli, puntarelle e wasabi.

La sinfonia di cioccolato lascia un ricordo indelebile. La cantina gode anche dell’enoteca e si sposa a meraviglia con i piatti: molti prosecchi locali, una selezione attenta di prodotti italiani ed etichette che provengono dalle migliori aree vitate francesi. Scegliendo dalla carta si spendono 45/50 euro.

27 Agosto 2019
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