Home » Pizzerie

Pizzerie

Al Cavallino

Cambia casa la pizzeria di Caterina Alberoni che da Gorizia si sposta a Trieste e diventa ancora più grande e accogliente, con una bella sala con zona bar, cucina a vista e pizzeria oltre a un banco gastronomia dal quale si potranno acquistare anche prodotti da forno. Non solo, perché il locale sarà aperto dalle 7 alle 23 a partire dalle colazioni. Impasti leggeri e lievitazioni accurate rendono ottime e digeribili tanto le pizze quanto le focacce. Tra le interessanti pizze “del giorno” che variano quotidianamente e prevedono un largo utilizzo di presidi Slow Food quella con la Rosa di Gorizia, gambero rosso siciliano e cappasanta gratinata oltre a crema di zucca, capperi di salina e cuori di carciofi. Molto buono l’assortimento di vini e birre, servizio di grande cordialità e spesa sui 15 euro.

13 Ottobre 2020
Dettagli
Osteria Pizzeria Camein

Tempo e temperature permettendo, vale la pena accomodarsi nella bellissima terrazza che dà su vigneti e colline appena fuori Vittorio Veneto. Il personale di servizio è gentile e solerte, pronto a spiegare una formula controcorrente che qui hanno deciso di adottare con successo.
È il cliente infatti che può decidere la sua pizza scegliendo gli ingredienti, di ottima qualità e selezionati con cura, a sua completa discrezione. Per i più pigri non mancano naturalmente le pizze con le farciture più classiche e rassicuranti, dalla “margherita” in poi. Impasti leggeri, lievitazioni lunghe e la buona mano di chi sta al forno fanno il resto, con risultati decisamente soddisfacenti. Buona la scelta di bevande, in particolare per quel che riguarda la selezione di birre artigianali. La spesa è sui 10 euro.

7 Ottobre 2020
Dettagli
Equilibri

È una bella storia quella di Davide Croce: molisano, campione di basket, ha militato nella celeberrima compagine trevigiana e poi si è innamorato del mondo della gastronomia, dando vita a un bel locale polivalente lungo le mura della città.
Da Equilibri si trovano quindi un’ottima cucina, la caffetteria, ma soprattutto un’eccellente, fragrante pizza. Impasti e lievitazioni come si deve, ingredienti di prim’ordine e passione: ecco allora tra le altre la “Regina Margherita” con pomodoro S. Marzano dell’agro Dop, mozzata di bufala del Cilento, basilico fresco e datterino confit tra le tonde, oppure la carciofi e gorgonzola a base bianca con gorgonzola cremoso, ossocollo di Mangalica, carciofi spadellati e datterino confit tra le proposte in pala. Buoni i dolci e l’assortimento di bevande tra birre e vini. 20 euro.

7 Ottobre 2020
Dettagli
Al Civicosei

A un chilometro da una delle più belle piazze del nostro Paese, qual è piazza Unità d’Italia a Trieste, ecco una pizzeria di ottimo livello dove si può trovare anche una cucina interessante. In un ambiente accogliente e luminoso, arredato in modo moderno, si possono gustare pizze realizzate con grande cura, tanto per quel che riguarda impasti e lievitazioni quanto per le farciture alle quali è dedicata grande attenzione.
Molto buona la fiordilatte, pomodorini semisecchi, acciughe del Cantabrico Ortiz, stracciatella pugliese, fiori di zucchine, zeste di limone, pesto di zucchine e olio Mate. Convince anche la pizza con mozzarella di bufala dop, formaggio cremoso di bufala, lonza di maiale marinato San Marco, pesto di noci bio, tartufo nero estivo e uovo in spuma. Buona la selezione di birre, servizio molto cordiale e spesa sui 15 euro.

7 Ottobre 2020
Dettagli
Donatelli 30.11

Un luogo davvero bello, moderno e accogliente, polivalente perché si passa da colazione a cena, ci si trovano ottime pizze ma anche una cucina interessante; non mancano abbinamenti azzeccati con cocktail proposti da un mixologist che se ne intende. Le pizze sono realizzate con impasti e lievitazioni studiati con cura, così come le farciture nelle quali gli ingredienti sono selezionati attentamente.
Ma non basta, perché Davide Donatelli ha voluto lavorare su una produzione in proprio di mozzarella che gli è riuscita particolarmente bene. Vale la pena provare ogni pizza, dalla “margherita” in poi, nelle diverse fragranti versioni e lasciare un po’di spazio anche per i dolci, squisiti. Non manca una buona selezione di vini e birre e il servizio è di cordiale spigliatezza. Si spendono, per la pizza, sui 15 euro.

7 Ottobre 2020
Dettagli
Acqua&Farina

È davvero bravo, Rosario Giannattasio. Ma prima ancora è un giovane pizzaiolo la cui passione cresce senza fermarsi e lo spinge a ricercare, sperimentare e creare, ottenendo sempre risultati molto brillanti. Le sue pizze sono ormai una certezza per quel che riguarda fragranza e digeribilità.
A partire da un must come la “Crudo ma non nudo” con mozzarella di bufala di Agropoli, pomodorini confit, provolone campano semi-piccante, prosciutto crudo di Langhirano riserva e pesto di pistacchio di Bronte. Buonissimi anche i calzoni come il “classico” con pomodoro San Marzano, fiordilatte pugliese e prosciutto cotto affumicato del Trentino. Deliziosi anche i dolci. Una nota di merito sia all’assortimento di birre artigianali sia per le centocinquanta etichette di vino a disposizione. Servizio cordiale e conto sui 15 euro.

7 Ottobre 2020
Dettagli
Pizzeria Capri

Un locale storico a Jesolo Lido, con una qualità che si potrebbe definire intransigente e senza compromessi. Ingredienti selezionati con cura maniacale, a partire dalle farine utilizzate per realizzare i diversi impasti con sapienti lievitazioni e maturazioni che rendono le pizze estremamente buone e digeribili.
Divertenti anche i nomi delle diverse sfiziose proposte, come nel caso delle tre varianti di un grande classico. La “capricciosa” ha infatti una versione “blues” con pomodoro bio, fiordilatte di montagna, prosciutto cotto di Rustichello, funghi prataioli e carciofini; una “de domenega” con misto ricotta e fiordilatte, pomodori secchi, salsiccia di Rustichello, olive taggiasche e cacio di fossa; e l’ultima “di papà Tony”. Si può bere bene, tra birre e vini, e il servizio è sorridente. Sui 20 euro.

7 Ottobre 2020
Dettagli
Val Pomaro

Raggiungere Val Pomaro permette di godere del magnifico panorama che offrono i Colli Euganei. In quello che è un accogliente ristorante con piatti di ottima fattura c’è però anche una pizza di prim’ordine, proposta in diverse versioni tutte gourmet. Andrea Cesarone ai suoi impasti con una doppia lievitazione da trentasei ore dà il tempo necessario a rendere il prodotto finale fragrante e altamente digeribile.
Vale la pena assaggiare l’impasto “mezzafarina”, un quadro alto e leggero a basso contenuto di farina nella versione con burrata pugliese, pomodorini arrostiti, riduzione di alici e semi di zucca tostati, o anche la “vaporosa croccante dal cuore soffice” con crudo di Sauris e ancora burrata pugliese. Il servizio è cordialmente professionale e c’è una buona offerta di bevande tra vini e birre. Si spendono sui 25 euro.

7 Ottobre 2020
Dettagli
La Fenice Ristorante Pizzeria

Ne sta facendo di strada Angelo di Lieto, qui a Belluno. L’attuale sede è destinata a spostarsi di poco verso il centro del capoluogo, per far diventare La Fenice ancora più luminosa e accogliente. Nel frattempo, questo giovane arrivato dall’entroterra della splendida Costiera Amalfitana con la moglie Erika che sovrintende la sala, è all’opera per rendere sempre più leggera, soffice fuori e croccante dentro la sua eccellente “Nuvola” e perfezionare ancora una già ottima tonda classica.
Grande cura nelle farciture e attenzione alle lievitazioni si ritrovano nella “Nuvola” ripiena di baccalà e verze con prugne, fichi e semi di girasole, realizzata in collaborazione con lo chef Franco Favaretto. Bell’assortimento di birre artigianali e vini, qualche buon piatto e dolci di casa ben realizzati. Sui 15 euro.

7 Ottobre 2020
Dettagli
Arrigoni & Basso

Michele Basso e Alberto Arrigoni sono in grande fermento e hanno un sacco di progetti in cantiere, compreso lo sdoppiamento del loro locale che li vedrà in due sedi distinte a sfornare ancora alta qualità. Nel frattempo a Zero Branco il luminoso ambiente che accoglie la loro pizzeria va a gonfie vele; di pari passo marciano le proposte all’insegna di una ricerca costante del miglior impasto e della lievitazione più adatta, tanto alla fragranza di una sempre squisita pala “alla romana” realizzata con solo biga, quanto a quella di una tradizionale tonda per la quale si utilizzano insieme lievito madre e biga con lievito di birra. Tutte da assaggiare a partire dalla semplice “margherita”. Notevoli anche i dolci di casa e i grandi lievitati. Bell’assortimento di birre e vini, servizio sorridente e cordiale. Spesa sui 20 euro.

7 Ottobre 2020
Dettagli
Laguna e Lievitati Naturali

Alvise Ballarin è un ricercatore assiduo e un perfezionista nato. Nel suo accogliente locale a Cavallino, lungo una strada che da sola è uno spettacolo perché si trova a costeggiare un tratto di laguna incantevole, porta avanti un’offerta di alta qualità. Un ottimo pane e le sue pizze, concepite col cuore e con una grande attenzione a impasti e lievitazioni.

Ecco quindi creazioni golose come la “Summer time”, con un impasto multicereali, pomodoro verace di Cavallino-Treporti, rifinita fuori forno con stracciatella pugliese, basilico locale, origano siciliano e un filo d’olio extravergine d’oliva pugliese. Sono molto buoni anche i dolci. Il servizio è cordiale, sorridente e solerte e si può bere molto bene sia sul fronte delle birre, sia se si volesse propendere per una bottiglia di vino. Si spendono sui 20 euro.

7 Ottobre 2020
Dettagli
San Martin

Federico Zordan e Paolo Centomo sono sempre alla ricerca di novità: quella più interessante è la creazione di un food truck che porta in giro le loro ottime pizze (in pala e fritte) per tutto il Veneto. Naturalmente il bel locale di Cornedo Vicentino è sempre lì, con la qualità ineccepibile di impasti e lievitazioni che assicurano prodotti eccellenti.
È il caso di un grande classico come la “quattro stagioni di San Martin” con passata di pomodoro, mozzarella fior di latte, champignon spadellati e trifolati, carciofi in tegame, salamino e prosciutto cotto al naturale, oppure la “Trota affumicata del Chiampo” che insieme all’ingrediente principale ha pomodoro, mozzarella, robiola, scorzette di limone e semi di finocchietto. Buon assortimento di birre artigianali, servizio cordiale e spesa sui 20 euro.

7 Ottobre 2020
Dettagli
Saporè

È sempre in gran forma Renato Bosco, il quale da instancabile imprenditore qual è miete successi e sforna qualità. Mediaticamente molto attivo, non dimentica comunque mai la sua grande propensione per le mani in pasta, e continua a far felici i clienti che a San Martino Buon Albergo frequentano il bel locale di piazza del Popolo.
Fragranze, lievitazioni perfette, notevoli anche i grandi lievitati: tutto ciò che arriva da una cottura al forno per lui non ha segreti e regala soddisfazioni certe, si tratti di “crunch” o “doppio crunch” o dell’“aria di pane”, tutti marchi registrati. Allo stesso modo la scelta relativa agli ingredienti per le farciture è estremamente accurata e mirata al miglior livello qualitativo. Molto buono anche l’assortimento di birre e vini, cordiali accoglienza e servizio. Si spendono sui 20 euro.

7 Ottobre 2020
Dettagli
Da Albert

Un bel locale, moderno e accogliente, con un servizio che oltre a offrire pizze eccellenti prevede anche caffetteria, bar e pasticceria di ottimo livello. Alberto Pagliani è un professionista intransigente, che per gli ingredienti delle sue farciture ricerca la massima qualità. Allo stesso modo impasti e lievitazioni sono di caratura ineccepibile.
La scelta è correttamente limitata a poche pizze, tra le quali spicca la colorata “Ortolana” con polpa fine di pomodoro, mozzarella vaccina, melanzane viola, zucchine grigliate, Parmigiano Reggiano, pomodoro concassé e basilico fresco. Sono molto buoni anche i dolci, come la mousse allo yogurt con salsa ai frutti di bosco, chantilly al pralinato di nocciole, gelato ai frutti di bosco e crumble di nocciole. Buon assortimento di vini al calice e birre alla spina. Sui 20 euro.

7 Ottobre 2020
Dettagli
357 Pizza and food

È un locale a colori, accogliente e piacevole, quello che Andrea Fenoglio ha concepito come pizzeria ma non soltanto, perché qui al 357 ci si può fermare per qualche buon piatto, ma anche per l’aperitivo o un buon drink dopo cena. Ben realizzate le pizze, con impasti accurati, lievitazioni precise e farciture pensate con intelligenza e ingredienti selezionati.
Da assaggiare, tra le altre, la gustosa “puttanesca” con pomodoro, mozzarella, olive taggiasche, capperi, acciughe, pomodorini, crema di aglio dolce e prezzemolo, e la “Summerpizza” che, a scapito del nome, va tutto l’anno, con mozzarella, pomodoro, pomodorini secchi, pesto, stracciatella di burrata e chips di Parmigiano Reggiano. Ottima selezione di birre e vini somministrati anche al calice, servizio molto cordiale. Si spendono circa 15 euro.

7 Ottobre 2020
Dettagli
Gigi Pipa Pizzeria con l’Orto

È una pizzeria che ha fatto la storia di un nuovo stile, quella di Alberto Morello. Accoglie gli ospiti una sede ampia, con spazi ben disegnati e un’area di cottura moderna e molto bella. Il suo è un ricercare la perfezione, tanto negli impasti quanto nelle lievitazioni e nelle maturazioni, che producono risultati a regola d’arte.
Antesignano dell’orto, coltivato in proprio prima ancora di molti chef, usa le sue verdure in topping rigorosamente stagionali, come nel caso della “Dall’Orto” con impasto integrale, fior di latte, crema di ceci, rapa rossa, zucchine, friggitelli e formaggio Comté. Riuscite anche le quattro versioni differenti della classica “margherita”. Accurata la selezione di vini, serviti anche al calice, e birre. Il servizio è rapido e di grande cordialità. Si spendono sui 20 euro.

7 Ottobre 2020
Dettagli
900 All’Isola

Questo bel locale, ampio e luminoso, offre una proposta di cucina davvero molto interessante e una carta dei vini di notevole ampiezza, pescando dalla quale anche un grande appassionato potrebbe divertirsi; non mancano naturalmente ottime birre. È però anche uno dei (pochi) posti dove mangiare un’ottima pizza in questa provincia.
Così, con farine selezionate e impasti a lunga lievitazione, farciture con ingredienti di prim’ordine e cura dei dettagli, si possono gustare per esempio la “Vigata” con pomodoro, mozzarella di bufala, acciughe di Mongetto e capperi di Salina, oppure la “Robinson” con pomodoro fresco, tonno a fette, aglio, erbe aromatiche e olio extravergine d’oliva. Molto buoni anche i dolci, come la cassatina di ricotta di bufala con salsa di albicocche e salsa di pistacchi. Si spendono sui 20 euro.

7 Ottobre 2020
Dettagli
Grigoris

È una delle garanzie assolute in tema di pizza in provincia di Venezia, la mano di Ruggero Ravagnan. Nella periferia mestrina ha saputo creare una realtà dinamica, frequentatissima e di alta qualità. A partire da un ambiente accogliente e da un servizio rapido ed efficiente all’insegna della cordialità. Una bella selezione di vini e birre accompagna pizze con impasti di ottima fattura e lievitazioni ben realizzate, fragranti e farcite con ingredienti selezionati con grande cura.
Originali i topping, a partire da quello sulla pizza ispirata ai “bigoi in salsa” che presenta sarde di Pellestrina, cipolle, cavolo nero, basilico e scorza d’arancia grattugiata. Vale poi assolutamente la pena di assaggiare almeno un dolce, e quand’è stagione non perdere il notevole panettone. Spesa sui 20 euro.

7 Ottobre 2020
Dettagli
Guglielmo Vuolo

In posizione strategica a due passi dalla Fiera, il locale del grande pizzaiolo napoletano è una tappa indispensabile per chi voglia godere di una pizza davvero come si deve, e decisamente partenopea senza compromessi. Allo stesso modo gli ingredienti sono selezionati con cura estrema e impasti (realizzati con acqua di mare) e lievitazioni sono perfetti.
Lo stile è quello che si trova a Napoli, con il cornicione soffice una morbidezza notevole: grande anche la selezione delle tipologie di pomodori di cui il maestro è un cultore. Da non perdere la “pizza fritta” fatta a regola d’arte e la “diavola”, con fior di latte dei monti Lattari, salame di maialino nero casertano e olio al peperoncino. Molto buoni i dolci della tradizione napoletana. Birre artigianali, servizio sorridente. Sui 15 euro.

7 Ottobre 2020
Dettagli
Tigli

È abbastanza difficile scrivere qualcosa su Simone Padoan che non sia già stato raccontato prima. Sarà perché è grazie soprattutto a lui che il mondo della pizza si è allargato oltre il pur eccellente universo partenopeo. Il bello è che questo maestro non si ferma mai, e continua nella sua ricerca di impasti perfetti per quelle che non sono più farciture tradizionali ma quasi veri e propri piatti di alta cucina, nei quali precisione e rigore mantengono altissimo il livello del gusto.
Spicchi riconoscibili, quindi, imitati ma inimitabili, che vale sempre la pena di assaggiare nel bel locale di San Bonifacio oltre a godere di ottimi dessert e di un’importante selezione di vini naturali da abbinare alle differenti preparazioni. Personale cortese e professionale, spesa a partire da 20 euro.

7 Ottobre 2020
Dettagli
El Gringo

La provincia di Belluno comincia a svelare pian piano un’ottima attitudine alle pizze di alta qualità. Ecco che allora vale la pena venire a Calalzo a conoscere questa bella realtà che Livio Mancini sta facendo crescere con grande passione. Un locale accogliente e il servizio con il sorriso sono preamboli importanti per gustare uno tra gli impasti realizzati con farine macinate a pietra e con lievitazioni che prendono il tempo necessario.
Quale sia la scelta, tra impasto classico, con farro integrale, pizza in pala alla romana oppure idrolisi senza lieviti aggiunti, le farciture prevedono sempre ingredienti selezionati con estrema cura. Buonissima la pizza a base di erborinato blu di capra e spianata calabra piccante con pomodoro San Marzano e mozzarella fior di latte tagliata a mano. Buona selezione di birre e spesa sui 15 euro.

7 Ottobre 2020
Dettagli
Premiata Fabbrica Pizza

Si sa che le pizzerie difficilmente si trovano ad avere ambienti particolarmente affascinanti, data anche la natura “rapida” che di norma ha il consumo del popolare disco di pasta. Bello quindi trovare eccezioni a questa regola, eccezioni che tanto dentro quanto fuori si presentano in modo inusuale. Come il luminoso locale di Massimo Frighetto, ricavato da una sapiente ristrutturazione di un antico laboratorio di ceramiche artistiche e situato proprio a ridosso dello stupendo Ponte Vecchio.
Va da sé che anche le pizze, con impasti e lievitazioni curati amorevolmente da Michele Colpo, sono anche loro buonissime. Un esempio è la “baccalà” con mozzarella, spinacino, il pesce mantecato e chips di polenta tra le tonde classiche. Ampio assortimento di birre e vini naturali e servizio sorridente e professionale. Sui 15/20 euro.

7 Ottobre 2020
Dettagli
Alla Catina

Materia, anima, cuore: è il motto del giovane Carlo Nappo, cuoco e imprenditore molto attivo nel Pordenonese con diverse attività, tra cui il bel Podere dell’Angelo. Nel cuore del centro storico del capoluogo ecco la sua pizzeria. Tanti coperti, una cucina molto ricca di proposte e infine le pizze di ottima qualità, cotte in forno a legna e i cui differenti impasti godono di lunghe lievitazioni che le rendono fragranti e digeribili.
Buona la piccantissima “Infernale” con pomodoro, mozzarella, spianata, nduja e salamino, ma anche la “IGP Bologna” con mozzarella, mortadella, senape, burrata e pistacchi. Anche i dolci, tra cui l’ottima mousse allo yogurt con coulis di fragole, regalano buone soddisfazioni; non manca una bella proposta sia di vini sia di birre. Spesa media sui 15 euro.

7 Ottobre 2020
Dettagli
Pizzeria Al Tiglio

Defilata, in una zona tranquilla, un bello spazio all’aperto e un’ampia sala. Si presenta così questa pizzeria che propone un’interessante scelta tra diversi impasti, tutti realizzati con quei crismi, tra lievitazione e maturazione, che consentono di passare notti tranquille all’insegna di leggerezza e digeribilità.
Ci sono il “teglino”, soffice e fragrante e la “croccante”, serviti a spicchi, e poi le pizze classiche “fatte con amore”. Molto buono il teglino con carne salada della casa, stracchino, olio aromatizzato con noci, acciughe di Sciacca e rucola, e la tradizionale “Felix” con pomodoro, bufala campana dop, olive taggiasche, pomodorini confit e basilico. Vale la pena assaggiare anche un dolce. Accoglienza gentile e solerte, buona scelta di birre artigianali in abbinamento. Si spendono sui 15 euro.

7 Ottobre 2020
Dettagli
Da Ezio

È uno di quelli che non si ferma mai, Denis Lovatel. Per l’estate ha portato la pizza (in pala) a Malga Domador e nel frattempo continua la sua ricerca sui temi legati alla sostenibilità, creando la pizza “rivoluzione vegetale”, nella quale utilizza l’anguria lavorata con una tecnica particolare. Ecco quindi un’altra delle sue notevoli idee che rendono la pizzeria da Ezio un avamposto di avanguardie.
Il suo impasto non cambia, rimane quello croccante, leggerissimo e profumato, con topping studiati ogni volta con cura per risultare in perfetto equilibrio. Così l’esperienza merita sempre il viaggio ad Alano di Piave, qualunque sia la scelta. Intelligente la proposta di vini (anche al calice) o birre artigianali in abbinamento. Il servizio è di sorridente cordialità e si spendono sui 15 euro.

7 Ottobre 2020
Dettagli
Settimo Cielo

Il traguardo del decennale è raggiunto, e la bella pizzeria di Petra Antolini e Lorenzo Giacopuzzi avanza a gonfie vele, grazie allo spirito di questa coppia e all’amore per le cose fatte come si deve, compresi i buoni piatti di cucina che qui non mancano. Sul fronte pizze, se lui è un fuoriclasse con impasti e lievitazioni, lei è bravissima con le cotture e insieme si muovono con passione alla ricerca della migliore farcitura con un’attenzione particolare ai prodotti territoriali.
Tra le pizze “innovative” spicca la “cacio e pepe” con pomodoro San Marzano, bufala campana, pecorino romano e pepe, ma non è da meno quella con lonzardo di maiale nero casertano, fior di latte di Agerola, cipolla di Tropea appassita e datterini rossi e gialli. Buon assortimento di birre e vini, servizio gentile e conto sui 15 euro.

7 Ottobre 2020
Dettagli
Ristorante La Torre

Dall’ampia finestra si coglie la salottiera piazza Mazzini e, più in là, più su, il mastio federiciano che sorge sulla sommità della Rocca di Monselice. Per i monselicensi è da sempre “il torrione”, luogo simbolo della città. E luogo simbolo di Monselice, spostandosi in ambito culinario, è anche il ristorante La Torre. Lo è per meriti acquisiti, dopo oltre quarant’anni di attività di apprezzato livello, mantenendo costante nel tempo una cifra stilistica chiara, scelta con convinzione, basata su una cucina che brilla per l’attenzione alle primizie, come funghi, tartufi bianchi, asparagi di Pernumia e altri prodotti locali di eccellenza. Cucina di tradizione valorizzata da cotture attente. I cuochi sono gli stessi da tempo: Francesco Milan Albertin e Fabrizio Maggio. Sono loro in fondo che hanno contribuito in maniera decisiva al successo del locale di Norberto Gallo e Franca Borin, un gioiello di sobrio design dell’epoca firmato dal compianto giovane architetto Francesco Trevisan. La Torre accanto a un menù di piatti rassicuranti e sempre presenti propone spesso piatti del giorno preparati con ingredienti freschi di mercato, come i calamaretti spillo o gli asparagi fritti. Piatto cult i tagliolini con il tartufo, come pure i ravioli al taleggio e il baccalà in varie declinazioni. Carta dei vini che presenta molti zoom sul territorio: Colli Euganei e Berici, ben affiancati da etichette affermate e di solida caratura. Il servizio ha il dono del carattere familiare, dato che gran parte della clientela è fidelizzata.

21 Settembre 2020
Dettagli
Sport & Gourmet

L’Altopiano dei Sette Comuni in meno di dieci anni si è trasformato in un paradiso per i gourmet. La già notevole proposta sparsa per tutto il territorio si è arricchita di una nuova perla, alla base degli impianti di risalita delle Melette. Un comprensorio sciistico circondato dai boschi devastati da Vaia nel 2018. Andrea Rigoni e gli altri soci del consorzio hanno voluto far partire un progetto di alta cucina in una scommessa ancora in fieri. E per farlo hanno puntato a un grande cuoco che con lo Spinechile domina un altro e vicino altopiano, quello del Tretto. Corrado Fasolato ha firmato il progetto di due ristoranti, uno alla base degli impianti, Sport & gourmet, e uno in quota, Relax & gourmet. In alto ha mandato il figlio Edoardo, fresco di esperienza all’Argine di Vencò, affiancato dalla fidanzata Angela Barcarolo. In basso (Sport&Gourmet) tocca alla figlia Veronica guidare la sala, mentre è il fidanzato Paolo Visentin, cuoco di scuola Alajmo (Calandre e Quadri) a governare la cucina. Menu easy a pranzo, con piatti pensati per camminatori e sciatori. La sera, lo Sport & gourmet cambia menu e si trasforma, con l’uovo semisolido su pan brioche, spuma di Asiago e funghi; i ravioli di crème brulée allo zafferano con crudo di scampi e lime; l’ottimo petto d’anatra con cipolla al rafano, albicocca e caffè e, infine, il Larice, dolce creato con gli alberi abbattuti da Vaia; la riduzione della corteccia per il gelato, gli aghi di pino nel pan di Spagna.Anche il piatto, biodegradabile, è creato con la cellulosa dei tanti larici sradicati dal maltempo. Circa 50 euro.

21 Settembre 2020
Dettagli
Le Vescovane

In un’antica dimora del XV° secolo riportata agli antichi splendori, l’amore guida ogni cosa. Tutto intorno lo splendido scenario dei Colli Berici. Le camere accoglienti, le passeggiate nella natura, il piacere della scoperta, tutto contribuisce a rendere l’esperienza gastronomica memorabile. L’agri-ristorante racconta, in chiave attuale, una lunga storia di cucina che va ben oltre il territorio e un’ampia cultura gastronomica, tramite l’interpretazione di Davide Pauletto che, da chimico, studia le materie prime per ricavarne il massimo sul piatto e, da appassionato, le esalta nel modo più naturale e saporito, in leggerezza. A raccontare piatti e cantina, Giovanni Sandri è un autentico affabulatore che incanta il pubblico. A iniziare dal “ricordo di un cocktail” di gamberi. Un must immancabile, per chi è legato alla tradizione, è il baccalà alla vicentina. Ci si lascia conquistare anche dal raviolo di San Rocco e dal germano scappato dallo spiedo. La carta è strutturata in un originale susseguirsi di percorsi che invitano all’assaggio. Sono “Proposte”, “Sensazioni”, “Riflessioni” e “D.N.A.” ai quali si aggiungono i “Dolci peccati” e l’estivo “Giardino del Cibo”. Per chiudere in dolcezza: fiordilatte di capra, more e mandorle satinate. Sorprendente la tartelletta di melanzane, cioccolato e menta. I suggerimenti, al tavolo, sono una guida sicura che spazia anche attraverso le etichette, più di 180, selezionate con pura passione. Il servizio è coinvolgente e impeccabile. Il conto si aggira intorno ai 45 euro.

21 Settembre 2020
Dettagli
I Maltraversi

Nell’universo gastronomico di Arzignano sono comparse nel tempo varie stelle: dal Principe di Andrea Sarni, che a lungo brillò per il piacere dei più raffinati gourmet, a Ca’ Daffan di Gianni Battistella, che ebbe una parabola più breve ma altrettanto intensa. Ora sono rimasti due vessilli a onorare il campo: il grande e famoso tempio della carne che risponde al nome di Damini Macelleria & Affini, nel centro della cittadina e, ironia della sorte, un porto sicuro per gli amanti del pesce proprio in cima al colle di San Matteo dove sorgeva il castello del paese. Varcata la soglia sarete nella ‘Oysteria’, un nome quasi esoterico a indicare un formidabile banco delle ostriche: un vero luogo della convivialità per un aperitivo lungo e un business lunch. Al primo piano, invece, un lindo e accogliente ristorante dove troverete la genuinità e la freschezza della cucina di Daniel Lazzaro, lo chef pescatore come ama definirsi, dove sfilano crudi preziosi, fragranti fritture e voluttuose grigliate. Nel generoso menu trovano spazio anche i piatti della tradizione lagunare, come il risotto con i go, spaghetti con xotoli, moeche e altro secondo mercato, piacevolmente contaminati dai sapori di Sicilia (terra di origine del cuoco), come il finocchietto selvatico, l’arancia, il pistacchio o i gamberi rossi. Nella bella cantina molte buone bollicine. Servizio affabile e conto sui 60 euro.

21 Settembre 2020
Dettagli
Impronta

Il mitico Ponte degli Alpini, il Brenta che scorre a pochi metri, un antico edificio che si snoda su tre piani, recuperato con l’uso sapiente di legno, pietra e vetri, e una cucina che affascina. Insomma, un luogo per la gola ma anche per lo spirito. Eleganza minimalista e arredi moderni con qualche inciso romantico − vedi lo chef’s table realizzato con le assi ricavate dalle bricole veneziane. Due rampe di scale sotto il livello del mitico ponte opera Cristopher Carraro, trentenne pedemontano che si porta sulle spalle gli insegnamenti pesanti di maestri quali Berton, Cracco, Bartolini e Cannavacciuolo. Per non parlare del portabandiera della cucina nordica, René Redzepi del Noma di Copenaghen. Un affascinante viaggio nel gusto fatto di tre percorsi agili, creativi e marcati da una mano sicura, che non copia i maestri illustri, ma ne distilla il sapere, che si trasmette nelle note acide, sempre equilibrate e contrassegnate da leggiadri influssi orientali. Nel percorso “Brace” spicca uno straordinario ‘raviolo’ di melanzana con peperoncino candito. L’anguilla e la prugna nel leggiadro consommé di pollo, oppure il cuore, invidia e salsa Ponzu occupano trionfalmente la scena nel percorso “Iter”. Piatto quasi inamovibile nel percorso “Vegetabilis”, per i vegetariani convinti, l’“assoluto di cipolla” (riso), un goloso ventaglio di gusti all’elisir di china. Laura Avogadri gestisce con grazia la sala e una cantina non ampia nei numeri ma concreta nella qualità. I menu: “Vegetabilis”, 5 passaggi a 45 euro; “Brace” sempre 5, a 60; “Iter”, 7 passaggi a 80 euro.

21 Settembre 2020
Dettagli
Antica Trattoria Al Sole

I Colli Berici tutto attorno ma anche sui piatti. All’Antica Trattoria Al Sole si degusta la tradizione vicentina sia nei piatti sia nei calici, con un menu che può spaziare dall’audace salame ai ferri con polenta e raperonzoli al vincente abbinamento baccalà mantecato e crostini di polenta alla griglia; dalla ricca zuppa di funghi con crostini ai delicati tortelli in farcia di cappone, burro, alici del Cantabrico e granella di nocciole. Il locale è luminoso e accogliente, dai toni caldi, gialli e luminosi, quelli del sole (nomen omen), mentre le bottiglie dei vini e dei distillati non solo locali vi circonderanno. Le origini del ristorante sono quasi “sacre”. Infatti, in antichi manoscritti, l’edificio viene citato come il Reverendissimo Monastero di Ognissanti, ed è noto che anche i frati conoscevano l’arte della gastronomia. E poi dal sacro al profano: nel XVIII° secolo si trasforma in un’osteria che dal 1944 è nelle solide mani della famiglia Berno. Il servizio è giovane, i piatti sono curati anche nella presentazione, e i sapori sono esaltati dagli ingredienti freschi di una cucina stagionale senza compromessi, figlia di una passione culinaria trasmessa dai genitori a Roberto, che oggi governa i fuochi. Immancabili, a seconda della stagione, gli ingredienti cardine del territorio: tartufo, piselli, erbe spontanee, radicchio, baccalà, riso e ciliegie, che vanno a comporre la pasta della casa, le zuppe, gli arrosti e i dolci. La carta dei vini, ampia e buona, giustamente privilegia le cantine beriche. Alla carta dai 25 ai 50 euro.

21 Settembre 2020
Dettagli
La Tana Gourmet

Il vento del cambiamento sul Kaberlaba è arrivato con tempestività. Una veloce ristrutturazione ha visto l’Osteria La Tana dimezzare (all’interno) il numero di coperti, aumentando quelli della splendida terrazza, per rispondere immediatamente alla voglia di “rinascere” dei clienti appassionati più attenti, per gustare i nuovi piatti dove spiccano paté di fegato grasso con composta di cipolla rossa o le costine di maiale arrostite alle erbe di montagna. La Tana Gourmet, invece, non ha avuto necessità di ritoccare la sala che già vantava spazi che garantivano agli ospiti la privacy perfetta. Nelle cucine di quest’ultima, il geniale Alessandro Dal Degan ha corretto e alzato ancor più il tiro. Il menu “In cammino” (15 portate) è un turbine di idee, tecniche, ingredienti, abbinamenti. Le cozze (affumicate) abbinate a mandorla amara e limone; le seppie mantecate e tom cha kai; il risotto allo yuzukosho, rafano e spezie montane o l’anguilla alla brace di abete sono solo degli esempi di una cucina dalla spiccata originalità, istintiva e riflessiva nello stesso tempo, concettuale e concreta. Il menu “10” è stato consegnato alla storia. Il menu “Oggi come ieri” (7 portate), dedicato ai più prudenti,propone una degustazione dei piatti più classici che hanno segnato la storia del ristorante, come le lumache in guazzetto o il mitico orzo, terra e acqua. E tutto gira in modo perfetto, grazie alla competenza e alla professionalità di Enrico Maglio. La cantina, ad ampio raggio, soddisfa anche i palati più esigenti. Il menu “15” è proposto a 190 euro, il “5” a 100. All’Osteria prezzi più che dimezzati e qualità intatta. Va da sé che la prenotazione, di questi tempi, diventa quasi obbligatoria.

21 Settembre 2020
Dettagli
Al Pozzo

L’ambiente guidato da Stefano Dalla Valle è arredato in modo classico, rustico ma, allo stesso tempo, elegante. L’insieme crea un’atmosfera confortevole e avvolgente, perfetta per degustare le ricette raffinate che rileggono la tradizione in chiave creativa. La cucina si esprime attraverso i tocchi personali e innovativi dello chef Filippo Battistello, che punta molto su materie prime, tecnica ed equilibrio di sapori. Nel menu a dominare è decisamente il pesce. Il pescato fresco frollato a secco con la tecnica del “dry-aging” e cotto alla brace regala molte soddisfazioni. Non mancano comunque le alternative di terra, per esempio costate e fiorentine di scottona veneta. Colori e consistenze anticipano aromi e sapori, come nel caso dell’“Acquario di Mare”, la deliziosa degustazione di crudi. In alternativa l’“Insalata di Mare”: tartare di gambero rosso con maionese d’ostrica, zenzero, agrumi, mandorle e insalata. Ostriche, crostacei e carpacci anticipano i primi piatti. La linguina di Gragnano “Gerardo di Nola” al burro e lievito con seppia cruda, polvere d’alga, lime e olio alla menta si fissa nella memoria. Finale dolce con il bigné craquelin ripieno di panna alla vaniglia con rabarbaro e ciliegia Igp di Marostica. Il servizio in sala è parte integrante della bella esperienza, così come il vino. La cantina ha molto da raccontare anche in mescita, girando l’Italia e spingendosi oltre confine. La degustazione classica è proposta a 55 euro, il percorso creativo a 65 euro, mentre se si sceglie la carta il conto si aggira sui 65 euro.

21 Settembre 2020
Dettagli
Alla Pergola

Il primo cambiamento epocale avvenne negli anni Novanta, quando il vecchio locale cambiò volto incorporando, con un opulento ma rispettoso restauro, l’antica costruzione rurale, mantenendone i muri portanti in mattoni a faccia vista e ciottoli di fiume. L’ombroso glicine che era cresciuto maestoso davanti alla casa, quasi a proteggerla, è ancora al suo posto per convalidare il nome del ristorante. Dell’antica trattoria, affiancata dalla casa colonica e dalla azienda agricola con vigneto, che alla fine degli anni Cinquanta offriva ai viandanti prodotti freschi e sani, sono rimaste le radici profonde. Un chilometro zero ante litteram, che diventò subito l’approdo naturale per tutti gli eventi importanti della vita, senza mai rinunciare alla qualità della cucina. L’altro evento epocale è già in atto da più di un anno. Tra i fornelli Alex De Anna e Santo Panariello, due giovani dotati di tecnica e cuore, entrambi con esperienze al Maso Franch, al Dolomieu di Madonna di Campiglio e all’Orobianco, stella Michelin in Alicante (Spagna), hanno portato nuova linfa a una proposta già generosa. E sotto la regia di Pietro Caron, patron, maître di sala e sommelier si sta pensando a una saletta per gourmet con entrata indipendente. Per ora, negli spazi eleganti di quella che fu barchessa, troverete il menu di Terra o quello del Mare rispettivamente a 50 e 60 euro. Sfilano così piatti come il galletto ruspante in Caesar salad e l’opulento agnolotto di zuppa forte con burrata e cozze, prima della fresca ventresca di tonno e caponata. Cantina interessante e in continua crescita. Alla carta circa 70 euro.

21 Settembre 2020
Dettagli
Aqua Crua

“Il più solido piacere della nostra vita è il piacere vano delle illusioni”. Chissà quanto sarebbe stato contento Giacomo Leopardi, “il giovane favoloso” come l’ha battezzato Anna Maria Ortese, autore di questo aforisma, se avesse conosciuto Giuliano Baldessari. Intendiamoci, anche il cuoco trentino-vicentino è un “giovane favoloso”, perché ha solo un paio d’anni in più del poeta quando viveva (e morì) a Napoli. Immaginate Leopardi seduto a tavola che si vede servire l’lllusione: sembra bresaola, invece è passata di pomodoro essiccata fino a ridurla a sottilissime fette; abituato ai sapori del mare chissà quanto avrebbe apprezzato, Leopardi, lo spaghetto al nero, prima di accorgersi che la pasta è un’alga; quanto avrebbe assaporato quel formaggio nel piatto, sembra un Brie, prima di scoprire che è carne con la muffa (non ammuffita, sia chiaro); e lui, abituato alle mozzarelle di Napoli, avrebbe subito messo in bocca quella pallina bianca, credendola appunto mozzarella e attendendo di gustare il latte, mentre gli sarebbe esplosa in bocca acqua di pomodoro. Questo è “il mondo come volontà e rappresentazione” di Giuliano “Schopenauer” Baldessari: l’immagine è sempre riduttiva rispetto alla realtà. Il fatto è che nella vita, come in cucina, spesso niente è come sembra. E perfino nei dolci il cuoco stupisce: la crema carbonizzata non è una crème brulée ma proprio carbone vegetale. Vi basta? Il resto lo trovate in due menu degustazione, “Frattali” (95 euro) e “Iniziazioni” (135) con gli abbinamenti del sommelier Paolo Rancati. Ma i piatti si possono scegliere anche alla carta.

21 Settembre 2020
Dettagli
Massimo Gusto

Nel ristorante delle “tre carte” la saletta è luminosa e raccolta e la veranda è praticamente sospesa sul Bacchiglione, il fiume che attraversa Vicenza nascendo dalle risorgive a nord della città berica. Quella che era l’antica stazione degli autobus è stata recuperata e trasformata, con gusto minimalista e senso pratico, in un piccolo e luminoso ristorante votato alla cucina di mare. Infatti, in questo civettuolo locale che occhieggia verso Palazzo Chiericati, progettato da Andrea Palladio nel 1550, operano con saggezza Massimo Scopel ed Elia Zorzetto, due cuochi con il DNA della terra ferma ma con il cuore e la testa stregati dal mare. O, meglio, dal pesce di mare. La prima carta è l’Oyster Club, un corner dove gustare una selezione delle migliori ostriche internazionali; la seconda carta è la possibilità, per chi ha fretta ma non vuole rinunciare al piacere, di gustare un piatto unico. E poi c’è la terza, la carta più importante, perché offre il pesce super selezionato che arriva sempre fresco e profumato e che la fa da padrone, secondo stagione e secondo il mercato del giorno. Con tanta quantità e fantasia. Il pesce crudo e il ‘mare al vapore’ tengono la prima fila, ma sono molto buoni i garganelli di pasta fresca all’aglio orsino, salsa ai tartufi di mare e confit di pomodoro. Grande fragranza nel pescato del giorno alla piastra, ma il piatto più seducente è la triglia di scoglio in crosta di nocciole e pistacchi, crema di finocchio e trombette nere. La carta dei vini può crescere. Bella atmosfera e conto di circa 80 euro.

21 Settembre 2020
Dettagli
Acchiappagusto emozioni dei sapori

Si chiama Acchiappagusto – emozione dei sapori – perché qui il palato viene immediatamente sedotto e conquistato. Sui Colli Berici di Arcugnano apre le sue porte a una clientela curiosa; lo fa con stile, anticipando l’entrata nell’accogliente sala, con una terrazza-palcoscenico dove cenare nelle calde sere d’estate, con una emozionante vista sulla pianura vicentina. Siamo in collina, ma le proposte culinarie si ispirano anche alla laguna veneta. La giovane chef Eleonora Andriolo ha scelto di “pescare” non solo nell’Adriatico, perché il pesce arriva anche dalla Sardegna, rivisitando i piatti in chiave berica, nazionale ed esotica come nel risotto all’aglio nero fermentato con tartare di gambero rosso marinato all’estratto di passion fruit. Eleonora, supportata da papà Flavio, da cui ha ereditato una passione-professione, assembla piatti anche audaci che Marta e Sofia presentano ai commensali in maniera spigliata ma professionale. E il menu attinge a piene mani anche da quanto la natura e il territorio hanno da offrire con le carni arrivano da allevamenti biologici della zona. Un po’ ermetico da interpretare, ma proprio per questo molto interessante, il maialino al latte con bacche di pepe Sichuan, ananas caramellato, erba orsina stufata e sorbetto alla rapa rossa. Non mancano le primizie dagli orti vicini e invitanti proposte fuori carta secondo stagione. Cantina interessante con in prima fila le referenze di Vicenza e Verona con audaci incursioni fuori regione. Circa 60 euro.

21 Settembre 2020
Dettagli
FuoriModena

In contra’ San Gaetano da Thiene c’è, forse, l’unico posto di Vicenza che non ha il baccalà in menu. Perché FuoriModena è un ristorante dove non vai per mangiare qualcosa di tipicamente vicentino. Come spiega il nome, qui vieni per chiedere se ti portano a tavola qualcosa di tipicamente modenese. Tagliatelle fatte in casa, gnocco fritto e salumi, Parmigiano reggiano… Claudio Roncaccioli è riuscito in un esperimento azzardato, quello di portare i piatti di una delle capitali italiane del gusto come Modena in una città con una tradizione gastronomica forte. Il nome esteso del ristorante è FuoriModena cucina km 200, ed è stato pensato ai tempi in cui andava di moda il chilometro zero per indicare la distanza tra i prodotti coltivati e la tavola. Qui, invece, siamo a 200 chilometri da quel ben di dio rappresentato dagli affettati come il Crudo di Parma o il Culatello supremo. Acqua, uova e farina vengono impastate tutti i giorni dallo chef Lorenzo Roncaccioli, figlio di Claudio, per preparare gnocchi, tagliatelle, tagliolini, plin, passatelli e tortellini. Pasta fresca e salumi sono le due scelte obbligate del locale, che ha anche eccellenti piatti di carne, dal Bollito 2.0 alla Dolce vita, che ci obbliga a spostarci dall’Emilia alla Romagna di felliniana memoria. La carta dei vini? Non troverete neanche un’etichetta di Tai Rosso ma solo bottiglie di Lambrusco e altri vini emiliani. Scontrino medio dai 35 ai 50 euro.

21 Settembre 2020
Dettagli
Locanda Benetti

La storia di Federico e Fabio Benetti, i due fratelli che gestiscono la trattoria-locanda, parte da lontano e spiega perché i piatti del locale sono così ricchi di sapori. La tradizione l’hanno vissuta in famiglia da generazioni, ha riempito la loro vita come la loro mensa. La storia della stirpe inizia dall’Altopiano dei Sette Comuni. Romeo è il patriarca: il bisnonno, Marco Ambrosini, detto Bufera, campeggia all’entrata della trattoria, in una foto del 1900 quando gestiva l’albergo Al Ghertele, lungo la Val d’Assa. I genitori di Romeo nel 1928 discesero le valli e si stabilirono a Costabissara. Per convincersene, basta assaggiare la pasta fatta in casa e a mano: bastano le fettuccine con il sugo di stagione, dal ragù ai funghi fino ai piselli, per rendersi conto che la tradizione qui si gusta sul serio. Baccalà alla vicentina e fegato alla veneziana ne sono un’ulteriore dimostrazione, come anche altri piatti imperdibili: il “polastrelo in tecia” con le sue patate è la specialità per cui sono giustamente famosi. Non manca la polenta di mais Marano con funghi e Asiago, così come si va sul sicuro ordinando i “corgnoi” (lumache). Ampia la selezione di carni alla brace. E, per finire, da non perdere la torta con crema di limoni e mandorle. La cantina è costruita con saggezza; conto sui 35 euro.

21 Settembre 2020
Dettagli
La Capr’Allegra

L’atmosfera, come l’ambiente circostante, è bucolico-pastorale. Caprette, cavalli al pascolo e il bosco che nasconde la Val di Nos, toponimo misterioso e magico, come spesso capita nell’Altopiano dei Sette Comuni. E la Capr’allegra ha fatto rivivere l’Appaloosa, enclave naturalistica in quel di Gallio, merito di un manipolo di giovani guidati da Stefano Fraccaro, figlio d’arte. L’insegna dichiara: buona cucina, ospitalità, sogni beati, fantasia: ma cosa c’entrano le caprette? Tutto confermato. L’ospitalità è fuori discussione, vistal’accoglienza schietta, simpatica e cordiale. I sogni beati sono garantiti da alcune linde camere che profumano di legno, la fantasia dall’ambiente che vi circonda e la buona cucina da piatti concreti, golosi e sani perché realizzati con prodotti semplici del territorio ma selezionati secondo lo scandire delle stagioni. La buona carne secca del Paul con polentina e l’antica zuppa d’orzo con legumi e speck croccante ricordano sapori ancestrali. Le tagliatelle rustiche con i porcini delle Zebio allietano il palato, e il pollastrello ruspante in “tecia” con patate saltate o il fegato alla veneziana sono un inno alla cucina buona e sana. I dolci sono tutti frutto del forno di casa, con lo strudel in prima fila. I vini sono pochi, buoni ma soprattutto ricaricati con giudizio. Anche il conto è d’altri tempi: mediamente 38 euro per 4 piatti, dall’antipasto al dolce. E le caprette? Non sono arrivate perché fermate dalla burocrazia ma i formaggi caprini arrivano lo stesso, ogni tanto.

21 Settembre 2020
Dettagli
Trattoria Zamboni

Da più di cinquant’anni i membri della famiglia Zamboni si avvicendano dietro i fornelli e tra i tavoli di questo locale che domina, placido, le verdi colline della Riviera Berica. Una storia di famiglia e dedizione, la loro, che si snoda lungo tre generazioni con un unico obiettivo: trasmettere ai clienti il calore familiare e la serenità che solo una buona tavola sa dare. Qui la cucina è discreta, ben dosata, improntata alla classicità, ma capace di regalare piacevoli diversioni. A guidare la selezione degli ingredienti è l’attenzione a ciò che di meglio possono offrire territorio e stagioni, con un occhio di riguardo ai prodotti della terra, come l’eccellente broccolo fiolaro di Creazzo o il riso di Grumolo delle Abbadesse. La carta farà felici gli amanti dei piatti simbolo di questo territorio, dal baccalà alla vicentina al salame alla brace con polenta e raperonzoli, ma la mano di Giuseppe, il governatore dei fornelli, si mostra sicura anche nei guizzi di fantasia. I tagliolini su crema di zucca con capesante e nocciole colpiscono per armonia ed eleganza, mentre la golosità più schietta anima le pappardelle al ragù bianco di sorana con ricotta affumicata. Confortevoli i dessert, da non mancare la classica torta di mele con crema alla vaniglia. Cordialità squisita da parte di Lucia e Oreste, che coordinano con maestria una sala resa intima dal lume delle candele. La carta dei vini è attenta al territorio ma senza limitazioni, con diverse proposte al calice. Diversi percorsi di degustazione. Tra i 30 e i 55 euro alla carta.

21 Settembre 2020
Dettagli
Ristorante Primon

La tradizione che lega la famiglia Primon da sei generazioni continua a evolversi e si rispecchia nei piatti della carta. È un viaggio gustoso che, incluso il celebre spiedo progettato da Leonardo da Vinci, attivo da due secoli, esprime il meglio del territorio, aggiungendo sentori che arrivano anche da molto lontano. La rinomata ospitalità di Angelo e Sandra coinvolge il pubblico, con spontaneità, in esperienze saporite attuali e sempre memorabili, da ripetere nel corso dell’anno. Si inizia dalle polpettine di melanzane con crema di pomodoro crudo fresco, per poi lasciarsi prendere dall’accurata selezione di salumi vicentini. La tartare di manzo è speziata al cumino e accompagnata da riso venere su zucchine insaporite al curry indiano. La stagione incide sulle crostate salate e sugli incomparabili risotti che interpretano la zucca, il radicchio trevigiano, le capesante con fragole e polvere di cacao. A raccontare storie appassionanti ci sono i bigoli, fatti a mano con il torcio, con petto d’anatra tagliato al coltello, il baccalà alla vicentina con la polenta, i capelli d’angelo in brodo con i fegatini. Da provare gli gnocchi con il tartufo, oltre alla selvaggina e ai gamberoni spadellati con zucchine, pomodorini e polenta. Al momento del dolce, ci si appassiona per il bicchierino con lamponi (senza semi), panna, meringhe e cioccolato. Uno dei modi migliori per far felice il palato. Le scelte di cantina sono convincenti e concedono buoni abbinamenti. Il conto va dai 30 ai 40 euro, il pranzo di lavoro si aggira sui 18 euro.

21 Settembre 2020
Dettagli
L’Altro Penacio

È, per l’appunto, l’altro locale della famiglia del Penacio. Siamo ad Altavilla Vicentina, all’interno dell’hotel Tre Torri. La location sui generis non deve trarre in inganno o lasciare pensare a un anonimo ristorante di albergo. Qui, come ad Arcugnano, va infatti in scena la bella ed edificante storia di una famiglia che, ormai da tre generazioni, custodisce e alimenta i saperi, sapori e tradizioni della zona. In cucina Enzo Gianello, oggi considerato a ragione tra i padri della cucina vicentina. L’offerta gastronomica è complementare e integrata rispetto a quella del locale “storico” sui Colli Berici. All’Altro Penacio è infatti il pesce di mare a essere indiscusso protagonista della cucina: non manca mai il tradizionale baccalà, servito sia nella versione “alla vicentina” sia mantecato, ottimi entrambi; opulenti e ghiotti i plateau di pesce crudo. Convincono i primi piatti, per semplicità e tecnica di esecuzione, su tutti i tagliolini alle vongole con pomodorini e bottarga. A completare la proposta anche un articolato menu di terra, anch’esso – come quello di pesce – costruito sulla base delle disponibilità stagionali e di mercato. Proprio questo menu celebra il legame con le origini del Penacio, grazie alla presenza di carni succulente cotte sulle braci o allo spiedo, antica passione della famiglia Gianello. La carta dei vini è all’altezza, con diverse etichette blasonate. Il servizio è professionale e di grande esperienza. Conto attorno ai 50 euro.

21 Settembre 2020
Dettagli
Milleluci

Conoscenza, tecnica, intuizione, stagioni. Sono le quattro parole-chiave con cui Elvis Pilati definisce il suo lavoro. La sua è una cucina lenta, aggiunge, proprio come quella di un tempo perché è l’unico modo per preservare i sapori e tutte le proprietà dei cibi con leggerezza. E aggiunge che la creatività è un ingrediente fondamentale dei suoi piatti, perché nuove idee ed emozioni prendono vita spesso senza che siano cercate. Un piccolo miracolo che si ripete: è la “magia della cucina”, come la definisce, che porta sempre a felici scoperte. Insomma, la tradizione come guida e il futuro come ispirazione. Questi sono gli ingredienti immateriali che troverete nei piatti di Elvis e Giacomo, suo figlio, che lavora con lui in questo ristorante che è davvero una finestra sul mondo: il panorama su Bassano e la pianura è affascinante. E mentre le vetrate appagano la vista, si possono provare molti piatti: deliziosi i tagliolini con finferli, oppure, in stagione, da non perdere quelli al pesto di tarassaco, tipicità del luogo; ma degni di nota sono anche i paccheri con crema di sedano e ragù bianco di coniglio (molto saporito e al tempo stesso delicato). Tra i secondi da segnalare la guancetta di maialino alle prugne con radici di soncino e carotine, oppure le bracioline di agnello, ma anche le quaglie e il cinghiale. In stagione, da non perdere la “degustazione sedano”, altra specialità della zona. I dolci sono tentatori, dalla fregolotta bagnata al caffè fino al “non è un tiramisù”. Buona cantina, anche con bottiglie economiche. Sui 40-45 euro.

21 Settembre 2020
Dettagli
La Locanda di Piero

La Locanda di Piero è un’esperienza ineludibile per chi ama una ristorazione capace di rinnovarsi sempre, interpretata con fantasia, talento e apparente semplicità, coniugando bellezza, gusto e pulizia di sapori. Renato Rizzardi – con Sergio Olivetti al suo fianco nel gestire con garbo e professionalità la sala – nel locale di Montecchio Precalcino sta scrivendo dal 1991 pagine sempre più originali. La ricerca è nelle sue corde. e la capacità di sintesi di cui è capace spesso sorprende, perché rende ovvio l’esito delle sfide più complicate. Questione di linguaggio. L’esperienza al mitico San Domenico di Imola e poi anche all’estero affiora in modo quasi naturale: Rizzardi ama definirsi uno stoico cuoco artigiano che lavora ogni ingrediente dall’inizio alla fine. Cucina di succulenta sostanza e non di moda. Nei menu degustazione “Scoperta” (35 euro), “Impronte” (55) e “Osmosi” (70) sono condensati in un numero di portate diverse i valori e la filosofia di Rizzardi. Espressi in piatti come la scaloppina di foie gras, nectarine al pepe hachi e sorbetto alla mostarda d’arancia; gli agnolotti alle melanzane, robiola e timo, o il carrè di agnello al forno con fonduta alla cipolla di Tropea. Questo locale ai piedi delle Prealpi vicentine, che venne fondato dall’indimenticato Piero Paoletti, è una fucina di idee in perenne attività, che ambisce a rendere accessibile a tutti l’alta cucina. È rivolto ai giovani il percorso “Tavola JRE”, quattro piatti con vini abbinati a 50 euro. Un cult anche le playlist musicali del locale.

21 Settembre 2020
Dettagli
Olio & Burro

Hanno un blasone illustre. Pippo, sua moglie Francesca e la cognata Cioci (Maddalena) provengono dall’Altopiano di Asiago, dove hanno lavorato molto e raccolto altrettanti elogi: dalla familiare Mirella all’indimenticata Lepre bianca, sino all’ultimo locale, Appaloosa. Fu proprio riferendosi a loro che Edoardo Raspelli coniò il termine “ristorazione eroica”, per indicare i bastioni avanzati della gastronomia di livello, in attesa dei clienti come il Tenente Drogo attendeva (vanamente) i Tartari nel suo forte nel deserto. Va anche detto che, a differenza del protagonista del romanzo di Dino Buzzati, loro sono stati più fortunati e i clienti li hanno visti. Anche sulle dolci colline dei Berici i tre continuano a lavorare fra cucina e sala con la baldanza – e la resistenza – dei ventenni. Il nome, Olio & burro, l’hanno scelto per indicare i prodotti simbolo degli ambienti che li circondano: l’olio delle colline e il burro dell’Altopiano. Cinquant’anni e passa di esperienza garantiscono qualità e fantasia dei piatti. A cominciare dalla “nostra Simmenthal”, battezzata così nel menu, vale a dire carne con gelatina e cren. La loro cucina si muove nel solco della tradizione con sicurezza e vivacità: dal baccalà alla vicentina fino allo spiedo, dagli spaghetti della casa, con (poco) peperoncino e ricotta grattuggiata fino ai dolci (di Cioci), Francesca riesce sempre a stupire per la cura dei piatti. Alla cantina e alla sala provvede Pippo con la competenza che lo distingue. Conto sui 40 euro.

21 Settembre 2020
Dettagli
Opera Terza

È frutto di un percorso sintetizzabile in tre tappe. Opera Terza è il terzo ristorante aperto dai titolari, Agnese e Francesco, dopo il locale a Valle dei Mulini, a Lusiana, e la gestione di Villa Bassi di Grumolo Pedemonte, a Zugliano. Dal 2013 si è dato il via al terzo atto di questa “opera gastronomica”, dove ogni piatto esprime un’aria dalle armoniose simmetrie. Una casa colonica ai piedi del Summano, raffinata e accogliente nell’arredo interno, curata negli spazi esterni, è la perfetta cornice alle proposte presentate e servite dalla stessa Agnese con savoir-faire. Il menu viene perfezionato di mese in mese con i nuovi ingredienti di stagione; alcuni piatti tradizionali vengono rivisitati da Francesco con creatività, come il vitello tonnato 2020 Opera Terza, dove la salsa viene nascosta all’interno delle fette di carne chiuse a mo’ di involtini. Si nota uno studio attento dell’impiattamento rispondente a un rigore geometrico che fa felici gli occhi prima ancora del palato, come nel caso dei simmetrici ravioli tutto tuorlo con pollanca alla Marengo, shiitake e fumetto di gamberi. I sapori di ogni proposta sono perfettamente bilanciati, le consistenze morbide spesso accompagnate da un elemento croccante. Dolci accattivanti a partire dal tortino “Moscovado” con gelato al caramello e croccante di mandorle. Vini da tutta Italia, con qualche capatina in Francia, Austria e California, e pane della casa, morbido e gustoso, per la nota “scarpetta”. Menu degustazione a 37 euro; alla carta 45 euro.

21 Settembre 2020
Dettagli
Damini

Damini rappresenta la conferma, in campo gastronomico, del celebre paradosso del gatto di Schroendinger, che messo in una scatola chiusa, all’osservatore esterno risulta vivo o morto allo stesso tempo. Naturalmente, se si apre la scatola solo una delle ipotesi risulta vera. Al Nobel austriaco questa tesi serviva a confutare problemi di interpretazione della meccanica quantistica sui quali soprassediamo; a noi il paragone serve a capire quanto sia difficile trovare una bottega che sia eccelsa per i prodotti venduti (carni, salumi, dolci, pasta, vini di alto livello) e allo stesso tempo, dietro il bancone e non ipoteticamente, possa sfornare piatti eccellenti. È raro trovarli, eppure esistono locali di questo tipo, veri e propri giacimenti gastronomici. Le redini del locale le hanno in mano due fratelli. Gian Piero segue i prodotti, in particolare l’allevamento delle vacche, mentre Giorgio s’è affinato con grandi cuochi, da Giancarlo Perbellini a Nadia Santini. La cucina è raffinata, mai scontata né inutilmente effervescente: punta su abbinamenti studiati con attenzione, scava con curiosità nella ricetta. Ne sono esempio i “classici”, talvolta indicati con la “D” a sottolinearne l’originalità e la paternità: il Damburger con purea di patate, la battuta al coltello, i maccheroncini al ragù scomposto, lo stracotto, la D-costata. Ma anche i tortellini nel brodo con infuso di rosmarino valgono da soli la visita. Il “menu a sorpresa” (di 4, 7 e 11 portate) secondo Giorgio è il modo migliore per capire la sua cucina. Alla carta, sui 70 euro.

21 Settembre 2020
Dettagli
Ca’ 7

Alex Lorenzon, il geniale fantasista del pesce di mare, che non trascura le trote del Brenta e i prodotti del territorio, continua la sua sicura marcia tra le mura di quello che fu il quartier generale di Napoleone durante la battaglia del Brenta del 1796. Ora la bella casa del ‘700 ospita l’Hotel Villa Ca’ 7, un insieme di tre corpi finemente recuperati (villa, casa colonica e barchessa), circondati da un luminoso parco. La sala del caminetto, il portico e la veranda ospitano gli appassionati della cucina creativa del cuoco che affianca la sua grande passione marinara a quella per i prodotti targati Bassano, i famosi asparagi bianchi in primis. Non a caso nel menu campeggia il marchio dell’Alleanza tra i cuochi italiani e i Presidi Slow Food. Una “cucina semplice ma non semplificata”, come dichiarato e come dimostrato dai piatti presenti in menu. Sempre in carta i “floreali” scampi crudi marinati al miele e limone che hanno un posto d’onore nei nostri cuori ma, stimolanti emozioni arrivano anche dal cannolo croccante con burrata affumicata e melanzane. Tra primi piatti che si stampano nella memoria ci sono gli spaghetti alla chitarra al prezzemolo con lattuga, granseola, battuto di scampi e gamberi rossi, o gli agnolotti grigliati con crostacei, fumetto di soja e frutta, che marcano l’innata creatività del cuoco. Non mancano mai il gran fritto di pesce alla “venexiana” e l’astice in due tempi, con verdure cotte e crude: chele bollite e coda d’astice alla griglia. Cantina che conta più di 250 referenze con molte bollicine. Servizio spigliato e cortese. Circa 70 euro.

21 Settembre 2020
Dettagli
Hotel Ristorante Ciori

Sull’Altopiano dei Sette Comuni, tra i pascoli di Asiago e Gallio, c’è una casa dall’inconfondibile colore rosso che, da sempre, è “casolin”, hotel e ristorante. Un approdo sicuro dove legno, colori caldi e piatti fumanti e saporiti creano la confortevole l’atmosfera di una baita montana, dove i tavoli sono amorevolmente curati e le attenzioni della famiglia Pertile assicurate. La cucina, guidata da Domenico, pone molta attenzione ai prodotti del territorio, come nel caso del formaggio Asiago Dop, in tutte le sue sfumature (fresco, mezzano, vecchio, stravecchio), senza trascurare golose escursioni in altri territori con il foie gras d’oca o il tartufo nero di Norcia, ad accompagnare l’animella di vitello, i tagliolini. Un posto d’onore è riservato alla selvaggina: succulenti le pappardelle al cervo o il germano reale, un ambito fuori menu della stagione invernale. Sapori pieni e confortanti, che ricordano la cucina rassicurante e saporita delle nonne, dove è impossibile non terminare con la scarpetta. Piatti “sicuri” a cui se ne aggiunge uno, per contrasto, solo per intrepidi: maccheroncini ai mirtilli con crema di formaggio di capra. Un’esultanza di sapori forti e gustosi, di colori contrastanti e dal carattere capriccioso e invitante. Generosa la carta dei vini sia nei rossi che nei bianchi, che esplora soprattutto il Veneto e il Trentino Alto-Adige. Tentatore il Kumetto della casa, prodotto con il cumino dei prati, che vi farà sentire in armonia con l’ambiente montano. Circa 40 euro.

21 Settembre 2020
Dettagli
La Stube Gourmet

Il richiamo delle origini è rimasto sempre forte. Jgor Tessari, durante il lockdown di primavera, ha continuato a pensare al suo Altopiano, finendo per tornarci. Si è riformata così una coppia di altissima qualità in centro ad Asiago, quella di Alessio Longhini in cucina e Tessari in sala. La Stube Gourmet, creatura e progetto dei fratelli Mosele all’interno dell’Hotel Europa, continua a stupire e a regalare emozioni. Merito della mano delicata e della creatività del giovane Longhini, che non si ferma ai pur ricchi prodotti dell’Altopiano, ma spazia attraverso materie prime ricercate in Europa e nel mondo. Perché la cucina non è solo chilometro zero e la creatività non ha confini. E se un prodotto è buono perché non proporlo al cliente appassionato? In un menu semplificato nei numeri tiene sempre banco la proposta di degustazione battezzata “Gadenkhe, memorie territoriali del cuoco” (100 euro), dove, in 5 portate, si riconosce la mano delicata di Alessio che padroneggia gli elementi vegetali nel Giardino di verdure, terra alla mandorla, formaggio caprino, e del riso Carnaroli, ortiche, lumache, verbena, fiori, con i sapori più decisi delle carni di capriolo e lombo di agnello in crosta. Chi non prende il menu degustazione, può assaggiare lo storico dessert “La mucca”, a base di latte e derivati. Menzione d’onore per la cantina e per la carta dei vini, non puntate sulle cose che conoscete ma chiedete consiglio a Jgor: ci saranno piacevoli scoperte. Alla carta sui 110 euro; nella Hosteria, aperta anche a pranzo, piatti della tradizione e conto molto più leggero.

21 Settembre 2020
Dettagli
La Veneziana

La Veneziana è assai più di un ristorante di pesce. Perché a contorno del piatto sono servite motivazioni etiche. Ha due parole d’ordine: “essenza” e “sostenibilità”. Per spiegare la prima basta assaggiare il pesce crudo con l’olio di Marostica che la famiglia produce. Per comprendere la seconda, Davide Parise sottolinea che nel menu non troverete pesci in via di estinzione, o frutto di pratiche di pesca non sostenibili. Tutto pescato di stagione, quindi, secondo la filosofia di Slow Fish e il motto di Carlo Petrini: “Buono, pulito e giusto”. La storia del locale arriva da lontano, da quando in bicicletta si andava a prendere il pesce che arrivava da Venezia alla stazione dei treni di Bassano. Il moderno ristorante nasce con Luigi Parise, papà di Davide, nel 1979. È ancora lui che ogni giorno si reca ai mercati del pesce veneziani per acquistare le migliori qualità. Davide e la sua brigata pensano al resto. Che non è poco: il menu è ricchissimo. Spazia dalle ostriche di alto lignaggio agli antipasti buoni e curiosi come le sarde rovesciate, le alici nella botte o la triglia fritta, mela vede e acqua di mare. Tra i primi emergono per raffinatezza gli spaghetti con seppioline e poi tocca al fragrante fritto di pescato o all’anguilla grigliata. Tutte ben selezionate le 300 etichette in cantina, in gran parte di vini naturali e biodinamici. Menu degustazione: “Sostenibilità” a 55 euro, “Semplicità” a 75, “Creatività” a 110; alla carta circa 70 euro. A La Brasserie, aperta anche a pranzo, ottime pizze e buon pesce a 25/30 euro.

21 Settembre 2020
Dettagli
Terra

Una scelta comprensibile, quella della famiglia Schneider, di dare un nome così altisonante al loro albergo: “The Magic Place”, ovvero “il luogo magico”. La magia si respira già percorrendo il tragitto che sale tra prati e boschi dall’abitato di Sarentino fino a più di 1600 metri di quota. I locali dell’hotel e del ristorante sono stati progettati accanto al rifugio di famiglia con l’obiettivo di ottenere un’atmosfera lussuosa restando in completa armonia con l’ambiente selvaggio che li circonda. Lo stesso ambiente nel quale il cuoco Heinrich Schneider si approvvigiona di materie prime sia animali che vegetali, applicando una sorta di “foraging” nostrano, mentre le tecniche scelte per elaborarle e presentarle sono, al contrario, internazionali, con influssi francesi, spagnoli e giapponesi. Un solo menu, “Terra Experience” (179 euro), nel quale si susseguono una serie di piccoli capolavori, come la zuppa di fragole con panna agra, caviale e cracker al basilico viola, gli gnocchi liquidi di formaggio d’alpeggio con sarcodon imbricatus ( il fungo conosciuto come steccherino), il salmerino di Sarentino con latte bruciato, perle nere e succo di melissa, la mezzaluna alle erbe con capriolo, olio d’abete e tè al profumo di bosco. Chiude l’esperienza la “piccola cerimonia del tè” di sapore spiccatamente orientale. La carta dei vini è ampia (le scelte sono un migliaio), ricercata, con un prevedibile occhio di riguardo per le scelte regionali. Il servizio, guidato da Gisela, sorella di Heinrich, è attento, premuroso e giustamente formale.

21 Settembre 2020
Dettagli
Penacio

Una grande trattoria italiana, nel cuore dei Colli Berici. Da Penacio tutto sa di casa e famiglia: dal vecchio casale, arroccato sulla sommità di una delle alture che disegnano il paesaggio, oggi sede del ristorante, all’atmosfera accogliente, riscaldata dai camini che lasciano presagire l’amore della famiglia Gianello per la tradizione gastronomica locale e le cotture ancestrali. Una famiglia di ristoratori, appunto, i cui protagonisti sono ora Imera Gianello e Roberto Mattiello, che con la figlia Nikki Eveline gestiscono l’Antica Trattoria “da Penacio” (nome con il quale sono conosciuti a Soghe di Arcugnano, sui Colli Berici), e che da tre generazioni custodisce e valorizza prodotti, sapori e saperi del territorio. Da ricordare le paste fresche, come le pappardelle 40 tuorli condite con le verdure dell’orto, o i bigoli al sugo di vitellina tagliata al coltello. Non mancano ovviamente, quando è stagione, funghi e tartufi, che arricchiscono pietanze come l’imperdibile tagliata cotta allo spiedo nel caminetto a vista, posto tra la sala e la cucina. A completare una proposta, già di per sé piuttosto articolata, anche qualche piatto di pesce, coerente con il taglio e il pensiero del luogo. Tra i dolci non si può non ricordare il gelato mantecato alla nocciola, avvolgente e voluttuoso. È una sorta di firma del Penacio. La carta dei vini è di impronta classica, con una buona copertura tanto del territorio quanto delle altre regioni italiane. Presente all’appello anche qualche etichetta blasonata. Conto sui 45 euro.

21 Settembre 2020
Dettagli
La Torre

In Friuli Venezia Giulia, quando parli dell’aghe (l’acqua), non intendi il mare Adriatico, che pure bagna le coste della regione da Lignano a Muggia. L’Aghe, come ricorda Pier Paolo Pasolini e, prima di lui, Erasmo di Valvasone, è il Tagliamento. Quel corso d’acqua impetuoso che nasce sul passo della Mauria e divide le terre “di là”, della provincia di Pordenone, dalle terre “di cà” della provincia di Udine. L’antico castello di Spilimbergo aveva lo scopo di controllare il guado del Tagliamento, e non meraviglia che uno dei menu degustazione dei classici della cucina di Marco Talamini, che da 20 anni è lo chef del ristorante La Torre, che si affaccia sul cortile del castello, si chiami “Di cà e di là da l’aghe”. Ci troveremo il frico morbido con la regina di San Daniele, l’orzotto mantecato con rape rosse e formaggio asino, il filetto di trota di sterpo in crosta di mandorle al burro acido e maionese tiepida di piselli, o il rotolo di coniglio, olive e basilico con caponata moderna. Dopo il lockdown abbiamo finalmente potuto assaggiare questi piatti in una terrazza nella corte, ammirando gli affreschi sui muri del palazzo; con la stagione fredda il servizio torna a essere ospitato nelle sale del castello con le finestrelle che guardano San Daniele, al di là del Tagliamento. Eccellente la carta dei vini del maÎtre e sommelier Massimo Botter, con piccoli “viaggi” oltre il Friuli. Tre menu degustazione, uno solo a pranzo, da 25, 45 e 60 euro. Scontrino medio sui 40 euro.

21 Settembre 2020
Dettagli
La Peca

Un luogo di felicità gastronomica seminascosto in un Veneto minore, lontano dalle rotte più battute ma non per questo meno bello. Ai margini dell’abitato di Lonigo, circondata dai dolci declivi dei Colli Berici va in scena una squadra di professionisti di grande valore, capeggiata dai fratelli Pierluigi e Nicola Portinari. Il primo non solo si divide tra sala e cantina, coadiuvato dalla moglie Cinzia e dal sommelier Matteo Bressan, ma progetta e compone una linea di pasticceria tra le più innovative e riuscite d’Italia; il secondo guida la brigata di cucina, dettando i ritmi di un menu in cui creatività, intensità, grazia e leggerezza vanno di pari passo. L’esordio è affidato a un piatto-scommessa: “Il mondo vegetale può sembrare animale?”. La risposta è “sì”, grazie a un raffinato gioco di aromi e texture. La prosecuzione ideale è il risotto ai peperoni chipotle con crudità di gamberi, marasche e curry: complesso, equilibrato, eseguito alla perfezione con una mantecatura leggera, senza grassi aggiunti. Tra i secondi, gli amanti dell’anguilla possono assaggiarne una versione ispirata agli usi orientali, con salsa teriyaki e daikon piccante. Chi ama la selvaggina non si può perdere il cervo alle erbe con melone grigliato al porto, porcini e cassis. Chiusura golosa con i ravioli alla crema bruciata, zuppa di arance e ananas alla vaniglia. Carta dei vini imponente, dotata di ampia scelta sia tra i grandi classici sia tra i piccoli produttori artigianali e ispirati al credo “naturale”. Menu degustazione a 95, 150 e 165 e 200 euro. Alla carta sui 120.

21 Settembre 2020
Dettagli
Al Ponte

Al Ponte, perché il ponte è a due passi. Non un ponte qualsiasi, ma il ponte degli Alpini, uno dei più caratteristici d’Italia, opera palladiana in legno che fra distruzioni causate da piene del Brenta e guerre ha visto fluire la storia sotto le sue arcate. Al Ponte è il ristorante dove Flavio Strafella, un valente cuoco e cioccolatiere salentino da tempo trapiantato in Veneto, racconta le sue gesta. Il ristorante dietro una parvenza classica presenta una cucina di gradevole contaminazione, capace di amalgamare con estro e abilità due scuole e due sensibilità: quella identitaria del territorio pedemontano-berico e quella non meno di spessore del Salento. Flavio, che gestisce il locale insieme al fratello Antonio, ama trovare equilibrio nei contrasti e lo fa senza incertezze e sbandate di gusto. Encomiabili il salmone affumicato e panna acida e le tagliatelle al pesto di cicoria e mandorle, piatto quest’ultimo che richiama i sapori del Leccese. La tradizione veneta echeggia nei moscardini in casseruola su passato di polenta, ma anche nei piatti a base di torresano e di baccalà. Nella stagione degli asparagi, vanto di Bassano, una parte del menu è dedicata a questo prelibato turione. Carta dei vini ampia, che stimola escursioni in varie regioni italiane. Imperdibili i cioccolatini, irresistibile tentazione dello cuoco leccese. Un consiglio: meglio prenotare un tavolo con vista sul ponte e sul centro storico cittadino. Servizio di tono familiare. Conto sui 45 euro.

21 Settembre 2020
Dettagli
Casa Dimitri

Casa Dimitri, un luogo esclusivo nel cuore dei Berici, nella bella Val Liona. Per Dimitri la cucina è una cosa istintiva, di famiglia. Da decenni i Gianello rappresentano un punto di riferimento per la ristorazione di qualità della terra berica. Una tradizione che il giovane erede porta avanti con orgoglio, ricordandone le radici per senza rimanerne prigioniero. Fin dal nome, è chiara la volontà di tracciare un percorso personale, che rispecchi una ristorazione rispettosa delle tradizioni ma che si evolve in armonia con un mondo che cambia, fatta di ricerca continua ma in armonia con la natura e i suoi prodotti. Solo alla sera si può apprezzare la filosofia cardine della cucina: dall’attenta selezione delle materie prime alla sperimentazione di tecniche di cottura e manipolazione degli ingredienti.La cucina pesca con parsimonia e grande attenzione alla tradizione familiare, aggiungendo un pizzico di creatività con il tortello di pasta all’uovo “40 rossi”, cuore di manzo, faraona e gallo con cremoso di cappone, aglio nero e liquirizia. Sempre elegante il tributo al mare espresso dalla chevice di pesce spada, capasanta, tonno e scampo con brodo all’aglio rosa, o dall’intenso e goloso “Assoluto” di baccalà, in versione mantecata, in salsa pil pil. Gloria anche per i patti di terra a partire dallo spaghetto ai 5 pomodori per finire al morbido costato di vitellone cotto per trenta ore. Dessert di dolce creatività come nella catalana e croccante alle mandorle. Carta dei vini interessante e dai ricarichi moderati. Intorno agli 80 euro.

21 Settembre 2020
Dettagli
Casin del Gamba

Se per raggiungere questo “casin” di caccia, perso tra i boschi fra Altissimo e Valdagno, a 800 metri di altitudine, bisogna mettere in conto una quarantina di minuti dall’autostrada Brescia-Padova, d’altro canto il paesaggio da cartolina e la quiete che circonda il ristorante giustificherebbero da soli la deviazione. Accolti con un sorriso dalla famiglia Dal Lago (Antonio, la moglie Daria e il figlio Luca), ci si accomoda nell’ospitale sala interna, spesso allietata dal crepitio del camino, e si accede a una cucina moderna, fatta di pulizia, eleganza e precisione esecutiva. I prodotti del territorio circostante sono protagonisti assoluti in un menu che cambia radicalmente in base alle stagioni. Ecco allora lo sformatino di erbe spontanee con ricotta mantecata e acqua di datterino, la Garronese (pregiata razza bovina veneta) battuta a coltello con i sottoli fatti incasa, la “caciopepe” ad Altissimo, Grana Padano, pepe affumicato, crema di asparagi, ravanello e pane dolce sbriciolato, e le guance di manzo con santoreggia e puré di patata viola e carota gialla. Chiusura tanto golosa quanto rinfrescante con il cremoso di basilico, agrumi ed erbe, con crema al mascarpone e frolla alla mandorla. Ad accompagnare i piatti, una proposta enologica di ampio respiro, ben centrata tanto nelle scelte quanto nei prezzi. Servizio premuroso e professionale, conto pari al livello dell’esperienza: si spendono 95 euro per 6 portate, scegliendo tra i menu “I Classici” e “La Stagionalità”.

21 Settembre 2020
Dettagli
Palmerino

Non dovete avere dubbi: qui siamo in uno dei templi riconosciuti del baccalà alla vicentina. Lo prova quella scultura in legno, quasi vivente, lunga quattro metri che accoglie all’ingresso del ristorante, quasi fosse una divinità laica che indica la strada ai “fedeli” gourmet. È una maxi-rappresentazione del merluzzo norvegese, quello delle isole Lofoten, scoperto a essiccare al vento nel 1432 dal capitano della Serenissima Pietro Querini dopo un naufragio. C’è una spiegazione al monumentale tributo. Da settant’anni il locale è specializzato nel preparare piatti della tradizione, ma soprattutto il celebrato “baccalà alla vicentina”. Anzi, Sandrigo è diventata la capitale di questa pietanza, come raccontano perfino i cartelli stradali all’ingresso del paese. Va sempre ricordato che, anche se si chiama baccalà, abbiamo a che fare con lo stoccafisso. La ricetta tradizionale è certificata e custodita dalla “Venerabile confraternita”, di cui il cuoco di Palmerino è autorevole componente. Antonio Chemello, assieme al figlio Marco (e naturalmente alla nonna Iole) prosegue la tradizione di famiglia, grazie a conoscenze e tecnica maturate. Ma c’è un ingrediente in più: la passione. E questa motivazione li porta ogni anno nell’isola oltre il Circolo polare artico a selezionare personalmente gli stoccafissi che finiscono nei piatti a Sandrigo, magari nella degustazione parallela di baccalà, merluzzo e stoccafisso. Ah, per gli irriducibili, sono disponibili anche piatti di carne. Il menu di baccalà costa 32 euro, alla carta 40.

21 Settembre 2020
Dettagli
Al Molin Vecio

A poco più di dieci chilometri dalla città di Vicenza, lungo la direttrice che porta a Thiene, si trova questa bella trattoria di gusto classico. Il contesto non può essere più bucolico: un mulino di inizio ’500, circondato da risorgive, frutteti e un giardino riccamente popolato da erbe aromatiche, fiori e piante officinali. Del tutto coerente l’atmosfera calda dei locali interni: tanto il legno di pavimenti e arredi, quanto gli splendidi oggetti da lavoro esposti qua e là sono testimonianza viva di una cultura materiale qui conservata e alimentata con cura e dedizione. La cucina al Molin Vecio non è da meno. Il menu è animato da pietanze semplici e ben eseguite, impreziosite da spunti innovativi spesso ispirati dalla disponibilità stagionale del giardino. Buona e ghiotta la frittura di verdure, erbe e fiori dell’orto officinale, accompagnate da una salsa allo yogurt. Tra i primi, di intrigante complessità gli spaghettoni ciclamino al ragù di coniglio, olive e origano fresco. Non mancano ovviamente, quando è stagione, tartufi dai Berici e funghi. Tra i secondi, da non perdere quando disponibile il “Capòn in canevèra”, intrigante e delicato. Si tratta di una preparazione risalente alla fine del Settecento, che prevede la cottura del cappone in vescica di maiale, utilizzando una canna di bambù come sfiato. La carta dei vini è semplice e personale, con più di qualche rarità a prezzi imbattibili. 35 euro il menu, poco di più alla carta.

21 Settembre 2020
Dettagli
Spinechile Resort

C’è una frase di Italo Calvino che riassume bene il significato di una visita allo Spinechile Resort: “I classici sono libri che quanto più si crede di conoscerli per sentito dire, tanto più quando si leggono davvero si trovano nuovi, inaspettati, inediti”. La cucina di Corrado Fasolato è esattamente così: ingredienti classici, abbinamenti inattesi, risultati sorprendenti. Se davvero il cuoco ha trovato il suo “buen retiro” in questo angolo (ecco il significato di spinechile, parola cimbra) di montagna sopra la sua Schio, non per questo la sua mente ha smesso di essere vivace. Anzi. Potrebbe far scrivere all’ingresso del locale il motto, preso a prestito da Elias Canetti: “Io aspetto incessantemente l’inaspettato”. Qualche esempio: di fronte al ritorno modaiolo del “cacio e pepe”, lui propone un “risotto cacio e caffè con animelle e scampi”. Come Fabrizio De Andrè, va in direzione ostinata e contraria. Ha perfino fuso due ricette classiche, quella dei bigoli olio e sardea e quella dell’aglio e olio creando i bigoli verdi (ottenuti dalla clorofilla del prezzemolo), presentati con aglio, olio e go, che è il nome dialettale del gozzo, pesciolino di laguna. L’ultima novità fresca dell’estate è l’azienda agricola realizzata sul terreno sotto il ristorante. I prodotti finiscono direttamente in tavola, e il cuoco li celebra con un dessert che ha battezzato “Frutta e verdura”. Il servizio è affettuoso, grazie a Paola moglie e musa di Corrado, che governa anche la cantina. Conto fra i 65 e 95 euro a seconda delle portate.

21 Settembre 2020
Dettagli
Trattoria Moderna Due Mori

Si rimane letteralmente a bocca aperta di fronte alla bellezza del panorama che regala la grande vetrata affacciata sulle colline di Asolo e che in estate è possibile contemplare anche dalla terrazza sotto il cielo. Bello anche, quando si arriva, dare un’occhiata alla cucina di Stefano De Lorenzi, un suggestivo spazio a vista dove il cuoco e patron ha deciso di usare soltanto il fuoco della legna, senza alcun ausilio elettrico. Certo l’energia necessaria c’è, come quella di Caterina, appassionata donna di sala che sa consigliare il vino adatto a ogni portata, prediligendo senza preconcetti le etichette “naturali”. I piatti sono semplici, gustosi, ricchi: si può confermare che I Due Mori sono una raffinata versione di trattoria moderna, senza formalità ma con l’eleganza di un luogo luminoso. E allora vale la pena iniziare con la squisita sopressa di Monfumo, servita con la giardiniera “di casa”, oppure assaggiare l’ottimo sgombro con zucchine agrodolci. Per gli amanti del genere, non va persa la confortevole pasta e fagioli tiepida con fagioli freschi. Anche gli gnocchi di polenta con porcini e Morlacco hanno però un sapore decisamente interessante. Tra i secondi, per chi non l’avesse provata, ecco un evergreen come la succulenta faraona “in tecia” che Stefano porziona al tavolo. Molto buono anche il baccalà alla vicentina. D’obbligo uno spazio per il dolce: millefoglie al cacao con crema al cioccolato fondente, da leccarsi i baffi. Sui 35 euro, molto ben spesi.

21 Settembre 2020
Dettagli
TreQuarti

Da qualche anno il TreQuarti è considerato un indirizzo emblematico del fermento che regna tra i giovani cuochi di questa parte di Veneto. Ora avviato alla maturità, il locale di Alberto Basso si conferma una meta divertente e piena di sorprese. La bella sala, arredata in modo piacevolmente estroso, offre la cornice ideale a una cucina vivace, che mette in campo tecnica solida ma si mantiene alla larga da eccessi cervellotici. Qui, le suggestioni della tradizione servono da punto di partenza per rielaborazioni fresche e talvolta irriverenti, quelle che il cuoco definisce “Man roverse” (sberle), in contrasto con le “Caresse”, le carezze dei piatti della memoria, che pure non mancano. Così, un classico della cucina delle nonne come il riso al latte trova nuovo slancio grazie al caviale affumicato e alle note balsamiche di lime e origano; di bell’equilibrio la melanzana rosolata con robiola di capra e salsa ai fichi bruciati, goloso e confortevole il polpo con salsa barbecue, ben contrastato dall’indivia grigliata e dalle note agrumate del sommacco. Nota di merito, tra i dessert, alla granita di acetosella con cremoso al pistacchio e salvia, di grande armonia e freschezza. Sala e cantina sono affidate all’esperienza di Christian Danese, che guida l’ospite con competenza e complicità, proponendo un’ottima selezione al calice. Diversi menu degustazione (Cicheti) liberamente componibili dall’ospite o “alla cieca” (dai 45 ai 90 euro, a seconda del numero di portate). Sugli 80 euro alla carta.

21 Settembre 2020
Dettagli
Da Beppino

La sua cucina racconta sessant’anni di tradizione gastronomica dell’Alto Vicentino, attraverso prodotti che lui stesso ha contribuito a salvare dal dimenticatoio. A lui, per esempio, va il merito storico di aver salvato il mais Marano, probabilmente il migliore per la polenta, un prodotto di nicchia di elevato pregio, frutto di una ricerca di oltre un secolo fa da parte dell’agronomo Antonio Fioretti. Claudio Ballardin è davvero un personaggio di primo piano della ristorazione, e ancora di più lo sono i suoi piatti. Il ristorante, poi, è allestito in un’antica villa del XVIII° secolo, che si trova alle pendici del Summano. Il nome del locale è un omaggio al suocero di Claudio, Beppino Zocca, che ha aperto la prima cucina: a lui è stato intitolato un premio gastronomico. Seguendo i suoi insegnamenti, ma mettendoci molto di suo, Claudio proietta nella cucina l’anima della gastronomia veneta. A iniziare dallo spiedo, che sa trattare come pochi. Se riuscite a gustare una beccaccia preparata da lui avete fatto bingo. Anche il carrello dei bolliti è un altro dei suoi punti di forza, così come gli storici “gargati con il consiero”, piatto creato da Aldo Dall’Igna, indimenticato gastronomo locale: si tratta di una pasta corta (il “gargato” è il primo pezzo dell’esofago) servita con una serie di condimenti che cambiano a seconda della stagione. Ballardin è aiutato in cucina dal figlio Diego, mentre la sala è governata dalla moglie Teresa e dall’altro figlio, Mirko. Carta dei vini attenta al territorio, servizio cortese. Sui 45 euro.

21 Settembre 2020
Dettagli