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Friuli Venezia Giulia

Ai Cacciatori

Sull’insegna di un tempo si leggeva La Colomba. Poi sono arrivati “I Cacciatori” e la colomba è volata via. Le sue radici affondano fino al 1860, anche se Angela e Daniele Corte l’hanno occupata una trentina di anni fa. Due luminose sale e una veranda che offre una splendida veduta sul fiume Meduna. Arredamento rustico che testimoniano l’antica cultura contadina: dai paioli in rame ai piatti in ceramica raffiguranti scene bucoliche. Il menu, spiegato rigorosamente solo a voce, è una felice e fedele interpretazione della tradizione friulana, che riconosce una precedenza assoluta ai prodotti locali, a Km zero ma soprattutto a Km vero. Ecco allora che in autunno potrete trovare un gustoso prosciutto di cinghiale, la Rosa di Gorizia e i ciccioli. Tra i primi spiccano per bontà gli gnocchi con fonduta di Montasio e cipolla rossa di Cavasso. Comunque a farla da padrona, sempre, è la “Pitinoca”, ovvero la Pitina a base di carne d’oca, preparata da Bier,il dirimpettaio macellaio di fiducia e servita con polenta e ricotta di pecora. Da ottobre a metà febbraio, la selvaggina è protagonista della tavola. Si possono infatti trovare, di volta in volta, il fagiano, la pernice, il daino e tutto quanto possono offrire, appunto, i cacciatori. I dolci sono tutti deliziosi, in particolare i semifreddi. La cantina accoglie oltre 200 etichette, in prevalenza nazionali con qualche presenza francese. In sala c’è Daniele, un classico oste dalla battuta arguta, con il fisico del ruolo capace di farvi sentire come a casa vostra. Circa 35 euro.

21 Settembre 2020
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Lokanda Devetak 1870

Il paesaggio ruvido e frastagliato del Carso, che in autunno il Sommacco tinge di rosso, fa da sfondo alla Lokanda Devetak, abbarbicata sul Monte San Michele dal 1870. Un luogo denso di storia, silenzioso testimone della Grande Guerra. Da allora ad oggi, cinque generazioni si sono susseguite nella gestione della trattoria. E Avguštin, è l’attuale patron. Le tre sale, due grandi e una un po’ più intima, sono arredate con mobili d’arte popolare. Mentre le ampie finestre si aprono su un idilliaco giardino. Ai fornelli la moglie Gabriella e la figlia Mihaela, la quartogenita, fanno buon uso delle materie prime locali, trattate con sapienza e rispetto. Il menu segue il fluire delle stagioni, la disponibilità dell’orto e del mercato, rivelando una cucina di ricerca che guarda alla vicina Slovenia. Piatti dal fascino mitteleuropeo, collimanti in una proposta che non è solo culinaria ma anche culturale. La lingua di vitello salmistrata su crema di patate e sedano agrodolce è uno degli antipasti più rappresentativi. Spiccano, per il loro gusto deciso, i fusi con luganighe e Jamar, formaggio tipico del Carso stagionato in grotta. E ancora da un’antica ricetta, la gelatina con nervetti e carne lessa. Una particolare attenzione è riservata ai celiaci, con molti piatti senza glutine. La cantina, scavata nella roccia, racchiude un’importante collezione di distillati e oltre ottocento etichette di vini provenienti da tutto il mondo. Il personale di sala è cortese e gentile, capace di farti sentire a casa. Si spendono sui 45 euro.

21 Settembre 2020
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Tavernetta al Castello

Per capire il concetto di “cucina di confine” bisogna arrivare qui, all’ombra del castello di Spessa. Gorizia è a 10 chilometri, ma il confine con la Slovenia è a cinque minuti di auto. In questo territorio, dove i soldati angloamericani passavano con la calce per indicare la nuova frontiera tra Est e Ovest dopo la Seconda guerra mondiale, ritroviamo esperienze uniche frutto delle contaminazioni fra storie, anche gastronomiche, diverse che qui hanno sempre convissuto. Antonino Venica da anni cucina utilizzando i prodotti che crescono lungo il confine, non ama lasciare in menu i “classici” se hanno ingredienti stagionali. Da lui vai per assaggiare piatti di terra come di mare, anche se la cosa migliore è quella di lasciarti guidare in un percorso di degustazione a prezzi contenuti (49 euro) come quello dedicato al libertino Casanova, che fu ospite della rocca medievale, restaurata con gusto dalla famiglia Poli. Circondati dal verde del Collio e dal green dei campi da golf, nella bella stagione è possibile assaggiare in terrazza “Fiori di zucca ripieni con verdurine dei nostri orti e bocconcini di foie gras” o la “Paletta di vitello su patate e carote novelle stufate con freschezza di orsino”. Nei mesi più freddi, lasciatevi riscaldare il cuore nelle sale con pietra a vista. Per i vini, affidatevi al maître Marco Andronico, che abbinerà ai piatti i vini della casa (La Boatina) e qualche chicca che vi stupirà. I prezzi prevedono due menu degustazione a 49 e 68 euro e una spesa alla carta sui 50.

21 Settembre 2020
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Hostaria alla Tavernetta

“In taberna quando sumus” è il titolo di uno dei brani che compongono i Carmina Burana di Carl Orff, il celebre compositore tedesco che, tra il 1935 e il 1936, mise in musica l’omonima raccolta di poemi medievali. Un inno alla leggerezza e alla goliardia tra amici, che un tempo animavano le trattorie di paese. Una voce profana, che canta a squarciagola in una delle piazze più belle di Udine, quella antistante il Duomo. Ed è con questo spirito, vivace e rubicondo, che Roberto Romano e sua moglie Giuliana Petris gestiscono, da più di dieci anni, l’Hostaria alla Tavernetta di via Prampero. Il locale è storico e prevede due accoglienti sale, separate da archi in muratura, che conservano alcuni elementi del passato come l’imponente bancone in legno, su cui veniva servito il classico tajut (bicchiere di vino). I tavoli sono allestiti in modo essenziale e raffinato, con tovaglie lunghe e strette di colore bianco, ravvivate nel colore da profumate composizioni floreali.
Il fascino dell’antica osteria si riflette sul menu che propone piatti frutto dell’incontro fra memoria storica e visione contemporanea, con sontuosa eleganza. Si può quindi iniziare con i deliziosi, e tipici, gnocchi di susine, perfetto ed emozionante connubio tra dolce e salato. Tra i secondi, invece, vale la pena assaggiare la succulenta coscia d’oca, servita con patate croccanti e mostarda di pere piccante.
I dolci, di stampo classico, sono tutti golosi. Bella e curata la carta dei vini che offre un meraviglioso spaccato sulla viticoltura regionale, con qualche ottima etichetta nazionale. Il servizio è attento e premuroso. Si spendono dai 30 agli 80 euro.

21 Settembre 2020
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Ilija Ristorante

L’elegante ristorante si trova ai margini di un incantevole campo da golf, meta di appassionati dalle regioni contermini. Nei mesi estivi i tavoli posti sulla terrazza esterna consentono di appoggiare lo sguardo sul panorama della piana del Presnig; nei mesi più freddi e una spessa coltre di neve rende incantato il paesaggio. Si cena nelle confortevoli sale interne, compresa la picca saletta, molto intima, dalla quale si accede alla cantina. Variegate e golose le incredibili proposte di pesce. Ilija, cuoco nato in Croazia, ma con un’esperienza acquisita in Slovenia e in Italia, ha deciso di proporre i sapori e i profumi del mare − prezioso patrimonio della sua memoria − in un inusuale contesto montano. Il pesce fresco che arriva quotidianamente dal golfo di Trieste rappresenta il punto di forza vincente in quanto viene esaltato con naturale apparente semplicità, talvolta con una spruzzata di spezie orientali o bontà locali. Molto intrigante e in menu da sempre la tempura di gamberi con salsa piccante. Tra i primi da provare il risotto alla crema di pistacchio, con granella di pistacchio e scampi. Tra i secondi è consigliato il polipo cotto al rosmarino e salsa di plancton marino. I dolci sono tutti golosi, in particolare la caprese al cioccolato. La cantina è ben fornita e offre una ricca scelta di vini bianchi a prezzi equi. Il servizio è preciso e mai invadente. Menu degustazione a 5 e a 7 portate, rispettivamente a 60 e a 75 euro; se si sceglie alla carta ne bastano 55.

21 Settembre 2020
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Trattoria Al Paradiso

Ricavata dalle mura di un caseggiato secentesco, ex proprietà della nobile Famiglia Caratti, la Trattoria al Paradiso è oggi un raffinato punto di ristoro, avvolto nella tranquillità monastica della Bassa friulana, dove la campagna muta la sua natura e la terra cede alle acque. I lavori di ristrutturazione sono iniziati nel 1972, per volontà di Aurelio Cengarle e Anna Maria Mauro, che hanno prestato meticolosa attenzione a ogni dettaglio, al fine di preservare la valenza storica dell’edificio. E così, un elegante “rosario” di sale e salette, rifinite con travi a vista e oggetti tipici della tradizione friulana – dai paioli in rame fino alla suggestiva stube raffigurante scene di caccia −, conduce a un bel giardino interno, ideale per concedersi un profumato aperitivo. Note floreali e balsamiche aleggiano voluttuosamente anche nel nuovo menu estivo, in cui il giovane cuoco padovano Matteo Contiero propone piatti legati al territorio con qualche guizzo creativo verso Oriente. Si può quindi iniziare con il fresco lingotto di trota dello Stella, rapanelli e gel di carpione. E proseguire con la fragrante lasagnetta ai piselli, canestrelli e menta. Infine, per un dolce epilogo: la meringa all’arancio, curcuma e frutta marinata al sambuco. In sala c’è la figlia Federica, che accoglie gli ospiti con un sorriso e propone, in perfetta sintonia con l’offerta gastronomica, i migliori vini della Doc di Latisana. Si spendono circa 55 euro.

21 Settembre 2020
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1883 Restaurant & Rooms

La prima licenza di mescita, come da insegna, risale al 1883. Così, un vecchio convento del Seicento si apprestava a diventare una frequentata osteria di paese. Tuttavia è solo nel 2016 che, grazie all’intraprendenza di tre giovani e affiatati gestori − Chiara, Marco e Stefano − il locale subisce una vera e propria rivoluzione, sia negli spazi che nell’offerta gastronomica. Le sale, piene di fascino, sono arredate in stile “gustaviano” e contemplano materiali poveri e colori naturali, che emanano un senso di semplice ma profonda nobiltà. Un attento e minuzioso restauro ha portato poi alla realizzazione di alcune confortevoli camere, che rendono piacevole e spensierato il soggiorno.
In cucina l’ago della bussola indica tutte le direzioni: da Nord a Sud, da Est a Ovest sonda tutte le sfumature della cucina italiana, tra specialità di terra e di mare. Si può quindi iniziare con della pancetta di maiale marinata al miele e zenzero, che rappresenta un intrigante connubio fra dolce e salato. A seguire, un’interpretazione personale dello spaghetto alla carbonara, con ricotta di pecora, tuorlo affumicato e guanciale croccante. Anche dal versante dei dolci la soddisfazione non tarda ad arrivare, con un delizioso babà al rum, cioccolato fondente e arancia, che richiama all’abbondanza meridionale e alla piacevolezza della condivisione.
Al vino invece ci pensa Marco, sommelier e responsabile di sala, che attinge con professionalità da una curata selezione di etichette locali e nazionali, in cui prevalgono i bianchi, sia fermi che mossi. Il servizio, premuroso e sorridente, evoca un’atmosfera familiare e rassicurante. Si spendono sui 55 euro.

21 Settembre 2020
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Da Toni

I campi che circondano il piccolo comune di Varmo, nella Bassa friulana, creano un singolare senso di pace e tranquillità, un silenzio assordante per chi fugge dalla città. Ma è proprio la campagna, con i suoi lenti ritmi, ad aver sedotto Toni e Palmira Morassutti che nel 1928, in nome della tradizione, inaugurarono il ristorante Da Toni. Da allora, i tratti sono quelli di una tipica trattoria friulana, con al centro l’irrinunciabile fogolar, che in inverno resta sempre acceso. Anche se non mancano dettagli più eleganti e raffinati, come le lunghe tende e i lampadari in stile liberty. Nella bella stagione, ci si può accomodare all’esterno, sotto il portico che dà sul giardino, al cospetto di alberi di pero secolari.
Oggi è il figlio Aldo a portare avanti l’attività di famiglia, nel rispetto di quei valori che gli sono stati tramandati, a partire dall’ospitalità. Il menu è stagionale e contempla un’ampia rosa di specialità regionali, presentate e rielaborate con un tocco personale. Si può quindi iniziare con della testina di vitello, valeriana di campo e gocce di aceto balsamico. A seguire, dei deliziosi cjalsons alle erbe oppure al Montasio.
Infine, per concludere con dolcezza, della torta alle mele con gelato alla vaniglia. La cantina è ben fornita, con etichette locali e non, tra cui alcune bottiglie rare, espressione dei migliori terroir e di grandi annate. Sui 50 euro.

21 Settembre 2020
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Vitello d’Oro

La storia (dal 1849) sposa l’innovazione nel cuore antico di Udine. Gli arredi curati impreziosiscono gli spazi storici con stile attuale ed elegante. Legno, pietra e spazi glam sono sottolineati in modo sapiente dall’illuminazione che focalizza l’attenzione sui tavoli. Durante l’estate, inoltre, si può godere dell’accogliente dehors sotto le stelle. Eredi di un’importante tradizione familiare, i fratelli Massimiliano e Gianluca Sabinot portano a Udine un’attenta selezione di frutti dell’Adriatico e li accostano, nella carta, a un’appassionata rilettura della tradizione locale, con carni e ortaggi di stagione che parlano friulano.
L’esperienza ideale parte dal “crudo di pesce che c’è…”, seguita dal risotto di gamberi rossi cotti e crudi, pack choi e salsa alla buzara. Nella scelta dei secondi ci si sofferma sull’invitante anguilla estiva al profumo di boreto, erbe e finocchi, e sul pesce spada accompagnato da bufala e pomodoro fresco.
Tra i dolci ingolosisce la crema al cioccolato con nocciole caramellate, gelato alla vaniglia e crema al caffè, omaggio ad Alain Ducasse. L’accoglienza e il servizio mettono gli ospiti a proprio agio. Ad accordare calici e piatti c’è Gianluca Sabinot, che trae spunti indovinati da una cantina sostanziosa: molti bianchi friulani e i giusti rossi. Il conto? I due menu degustazione, grande e piccolo, sono proposti a 70 e 58 euro, mentre alla carta si aggira sui 65 euro.

21 Settembre 2020
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Trattoria alla Luna

Esordisce alla fine dell’Ottocento (1876) la lunga e appassionante avventura del Locale Storico friulano aperto nei pressi della centrale piazza della Vittoria. L’accoglienza e il rispetto delle tradizioni si apprezzano già dai costumi tipici goriziani indossati da Elena e dalla madre Celestina, sempre gentili e premurose con i loro ospiti. L’atmosfera che si respira nella trattoria è piacevolmente mitteleuropea. L’aperitivo nel nuovo déhors anticipa l’ingresso. All’interno, ogni particolare dell’arredo racconta storie quotidiane di cucina.
La carta cambia a seconda di quanto offre la stagione, è ricca di suggestioni del territorio e di ricette che rileggono le tradizioni goriziane, friulane e slovene. Come l’orzotto che, se d’estate è insaporito dalle erbe spontanee e dalle noci, d’inverno incontra la salsiccia e la pregiata Rosa di Gorizia, il radicchio che inizia a “fiorire” con le prime brine. Da gustare anche la pasta con le sarde e i pinoli, il gulash con la polenta e il conviviale salame alla friulana cotto in padella con cipolla e aceto. I kuhani štrucklji sono una squisitezza slovena, salati con verze, spinaci e salsiccia oppure dolci con noci e uvette.
Gli gnocchi dolci della Mitteleuropa (piatto del Buon Ricordo) sono sempre presenti e chiudono in modo superbo un concerto di sapori che affonda le sue radici nel passato, ricordando l’antica locanda con cambio cavalli da cui tutto è cominciato. Ad accompagnare le pietanze un’ampia e collaudata scelta di vini che non manca di sorprendere. Il conto è corretto: intorno ai 40 euro.

21 Settembre 2020
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Harry’s Piccolo Restaurant / Harry’s Bistrò

Sempre più elegante, un po’ più ampio, in una crescita qualitativa netta e percepibile sebbene già di base si trattasse di un ristorante con i fiocchi. Per non parlare del contesto in cui si trova: l’Harry’s Piccolo si affaccia infatti su una delle più belle piazze del mondo. Siamo a Trieste, in piazza Unità d’Italia, e qui, all’interno (nel dehors quando il tempo lo consente) del Grand Hotel Duchi D’Aosta, due sono gli assi a governare la cucina, tanto del ristorante gourmet quanto del Bistrò. Sono in gran forma, Matteo Metullio e Davide De Pra, giovani e giustamente ambiziosi cuochi, il cui sodalizio è di lunga data. A completare il quadro una sala che marcia con i ritmi giusti, in capo a Elena Brussa Toi che sceglie anche le etichette per una carta dei vini molto ben articolata.
I piatti sono come ci si aspetta da un luogo del genere, tecnicamente perfetti e con una calda anima di gusto che mette d’accordo tanto i palati sofisticati quanto quelli di chi vuole semplicemente passare qualche ora coccolato come si deve. Grassa suadenza per la ricciola con pesca, brûlé non brûlé di funghi secchi, latte di mandorla. Buonissima la fregola risottata in brodo di gallina e zenzero, astice, dragoncello, pepe rosa, e notevoli gli spaghettini freddi con olive verdi, capesante, corallo, caviale, cetrioli e fumo di castagno. “Piccione e anguilla andata e ritorno” è un doppio servizio strepitoso con i due elementi in perfetta armonia.
Si termina, senza scendere mai di tono, con pere, robiola, miele all’arancia e zafferano. Menu a 130 o 170 euro, sui 120 alla carta.

21 Settembre 2020
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Osteria Altran

Magia e realtà. La campagna si distingue dall’ordinario in questo luogo avvolto da un’atmosfera unica, dove riemerge l’autentico senso della vita. I ritmi forsennati si placano e lasciano spazio a una libertà da assaporare con tutti i sensi. La cascina può ricordare un cottage inglese, ma l’anima che la contraddistingue è friulana. Tutto ciò che qui accade ha l’impronta di Guido Lanzellotti, il patron dell’osteria, e dello chef Alessio Devidè che parla la lingua degli ingredienti. La ricerca di qualità ed eccellenza si somma a saperi e tecniche che regalano nuove sfaccettature al termine idilliaco.
Fin qui appare teoria, la concretezza si rivela nella granseola al vapore, maionese, corallo, sour cream, caviale di salmone, e si ritrova anche nel carpaccio di coda di manzo, cialda croccante, ponzu, cipolla rossa, germogli, umeboshi. Si prosegue con i tortelli ripieni di soncino, crema di mandorle, paprika affumicata, chia e lino tostati. Il gusto gode con il trancio di dentice arrosto, foglie di cappero sottaceto, aglio nero e lamponi. La guancia di vitello, cremosi di carote gialle, viola e bianche, elisir di prugna è un’esplosione di sapori equilibrata e memorabile.
La completa soddisfazione arriva con il dessert: per esempio, pesca melba arrostita, mandorle caramellate, crema di gelato alla vaniglia, salsa di lamponi e sugo di pesca. Il sorriso del personale è la più schietta espressione dell’accoglienza. La cantina, per chi se ne intende, è una gioia e, per gli altri, sempre una piacevole scoperta. Menu degustazione a 95 euro, se si sceglie la carta circa 75 euro.

21 Settembre 2020
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Scabar

Il verde mantello della Val Rosandra cede un lembo all’alta periferia di Trieste che, dal 1967, eleva su un piedistallo roccioso il ristorante Scabar, da cui si gode di una splendida vista sul Golfo. Il locale, fresco di restauro, prevede due sale, arredate in stile contemporaneo, con alle pareti gigantografie dedicate al Porto Vecchio e musica classica in lieve sottofondo, capace di evocare un’atmosfera rilassata, in armonia con il passato. Nelle fredde giornate d’inverno, quando la bora soffia impetuosa, un grande camino centrale regala tepore, librando nell’aria il confortante suono della legna che arde.
La tradizione marinaresca della città rivive anche nel menu, che propone una gloriosa sfilata di pesci, molluschi e crostacei, in assonanza con le stagioni e, soprattutto, con i giorni. A reggere il timone della cucina è Ami Scabar, che nobilita le specialità ittiche del momento con manualità creativa, guidata da suggestioni mitteleuropee e orientali. E così, la naturale bontà del pescato si intreccia con note speziate e balsamiche di erbe aromatiche provenienti dal vicino orto. Il capitolo degli antipasti, sia crudi che cotti, si apre con un delizioso carpaccio di calamari e mandorle tostate, per poi proseguire con una trilogia di baccalà. Tra i primi, i ravioli con gamberi e zafferano si distinguono per gusto e raffinatezza, introducendo a generose portate di pesce fritto e alla griglia.
La sala è gestita con professionalità da Giorgio Scabar, che cura anche la ricca cantina dove alloggiano in prevalenza vini locali, con oltre 150 referenze. Sui 50 euro.

21 Settembre 2020
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La Bottega di Trimalcione

Era il 1980 quando Walter Zacchini, con una buona dose di coraggio e un pizzico di sana follia, maturò l’idea di prendere in mano le redini dell’attività di famiglia, arrivando, nel 1990, a trasformare una semplice trattoria in quello che oggi è un ristorante di tendenza, a un passo da Piazza Venezia, nella cornice nostalgica, e un po’ romantica, del capoluogo giuliano. Così, in un ambiente intimo e raccolto, con volte a vista e pavimento in cotto, va in scena, sui versi di Dante e altri grandi autori, un menu a base di pesce, che ha fatto della freschezza il suo credo.
Una proposta che cambia quotidianamente e dipende strettamente dalla generosità del mare, della quale ha pieno rispetto. Si può quindi iniziare con una raffinata e ricca crudité di pesce e molluschi, che è autentica e sincera celebrazione dei sapori del Golfo. A seguire, un delizioso e appagante spaghetto con vongole locali, o caperozzoli in dialetto triestino. Tra i secondi, invece, merita l’assaggio il polpo alla griglia su crema di Parmigiano.
Nonostante il pesce sia il re della tavola, non mancano serate dedicate alla carne, quella toscana in particolare. La cantina offre una buona selezione di vini locali e nazionali spaziando anche oltre confine (Collio sloveno e Malvasie istriane), serviti alla giusta temperatura e con proposte al bicchiere. Il servizio, di una simpatia coinvolgente, è cortese e puntuale. Il conto si aggira intorno ai 45 euro.

21 Settembre 2020
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Podere dell’Angelo

Un’esperienza completa, da ripetere più volte per apprezzare ogni sfumatura della cucina del sorprendente e preparato chef Carlo Nappo. Ci troviamo in un luogo tranquillo, immerso nel verde, in cui tutto si focalizza intorno al gusto. Nella cornice naturale della campagna pordenonese, ogni momento si imprime nella memoria. Il resort accoglie il ristorante ed esprime la vocazione all’accoglienza anche con l’hotel, la spa e il bistrot.
L’atmosfera del ristorante è rilassante, davvero un’ottima premessa per la degustazione. In cucina si parte da eccellenti ingredienti selezionati con cura, tra terra e mare. Le ricette sono appassionate, precise negli equilibri e riescono a cogliere l’anima di ogni materia prima. I piatti gourmet sono armoniosi: sapori, colori e forme conquistano lo sguardo, il palato e il cuore di chi sa assaggiare. Il crudo di mare è il perfetto inizio, così come l’omaggio al frico friulano. Si prosegue con il risotto al tavolo con burrata, agrumi e profumo di mare, oppure con lo spaghetto… “busera a parte”. Tra i secondi, sono rappresentativi la piovra grigliata alla mediterranea, e il trancio di pescato ad amo con gli ortaggi e salsa al mojito.
Cheesecake fragola e yogurt oppure gioco al cioccolato? La chiusura, in ogni caso, è semplicemente perfetta. La carta dei vini è ben strutturata e vincente, ha un occhio di riguardo per la regione ma regala i giusti spazi anche alle altre parti d’Italia e ai territori stranieri particolarmente vocati.
Il servizio è attento, preparato e cordiale.
Tre i percorsi di degustazione “Easy Fish” (60 euro) “Un Mare da condividere” (95 euro) e “La Mano libera di Carlo” (110 euro). Alla carta, in media, 55 euro.

21 Settembre 2020
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Elliot

Adagiata su una delle colline che abbracciano la cittadina medievale di Manzano, in una zona particolarmente vocata alla viticoltura, che prende il nome di Colli Orientali del Friuli, esiste da settant’anni una trattoria che ha scritto un pezzo di storia gastronomica e che nel tempo si è evoluta in un raffinato ristorante. L’ambiente interno combina elementi in stile rustico tradizionale a finiture moderne e arredi lineari, che si riscoprono anche nelle camere dell’attiguo boutique hotel. Nei giorni più caldi l’ampia terrazza esterna offre refrigerio e si presta a piacevoli momenti di convivialità, nonché divertenti serate musicali, con lo sguardo che si perde nei colori del suggestivo paesaggio.
La cucina è stata affidata alle cure del giovane Andrea Fantini, che vanta un curriculum di tutto rispetto, con esperienze prima alla corte di Sergio Mei e poi dai Bastianich all’Orsone. I suoi piatti sono un’interpretazione contemporanea dei sapori legati al territorio, e rispettano, con rigore, il susseguirsi delle stagioni. I gamberi con tonica e ginepro sono l’antipasto ideale per inaugurare il menu autunnale. A seguire, un buon risotto ai porcini, malto d’orzo e crescione.
Tra i dolci invece, merita l’assaggio la sbrisolona alla nocciola con gelato e pere. Il servizio è preciso e puntuale, coordinato con abilità da Andrea Sbrizzo, responsabile di sala e curatore della cantina, dove riposano in prevalenza etichette locali, con particolare attenzione ai vignaioli emergenti. Scegliendo alla carta, si spendono sui 55 euro.

21 Settembre 2020
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Agli Amici

Nel 1887 era un luogo di ritrovo per la gente del posto che, al calar della sera, si riuniva per l’immancabile tajut mentre il fumo dei toscani saliva verso l’alto, in lingue color seppia. A partire dagli anni Sessanta, grazie alla verve di mamma Ivonne, l’originario bar-tabaccheria si trasformò in un ristorante, che all’inizio del nuovo millennio conquistò la sua prima Stella Michelin. Nasceva così il fiore all’occhiello della scena gastronomica friulana. Sulla porta di ingresso si legge ancora la frase hic manebimus optime, un invito a entrare in una casa di amici, appunto. Un valore, quello dell’accoglienza, trasmesso ai due figli, Emanuele e Michela Scarello, che oggi gestiscono il locale. Un’unica sala con pochi tavoli di forma circolare, arredati con raffinatezza e semplicità. Ai fornelli opera Emanuele che, sottrattosi ai rigidi dettami della scuola francese che lo hanno formato, ha abbracciato la libertà creativa di una cucina curiosa, ricercata e raffinata. Il menu “Nuovo e Indimenticabile” parte deciso con del limone al sale, brodo di latte e caviale, continua con la deliziosa gallinella tostata, acqua di fragole e rabarbaro crudo e chiude con l’emozionante meringa che vuole essere una dolce dedica a mamma Ivonne. Il servizio è impeccabile e Michela, con fare gentile e aggraziato, sa raccontare con chiarezza e competenza la carta dei vini, suggerendo gli abbinamenti migliori. In cantina le referenze sono molte, provengono da ogni parte del mondo senza ricarichi eccessivi. Menu degustazione da 95 a 130 euro; alla carta circa 90.

21 Settembre 2020
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La Primula

Pur trovandosi alle porte di Pordenone e quindi non proprio vicino al mare il ristorante è famoso per la sua proposta di pesce. Di recente ila cucina ha subìto un drastico rinnovamento, con quanto di meglio propone la tecnologia in aiuto allo chef. Anche le attigue stanze dell’hotel, dove ci si può fermare per una notte se non si vuole rischiare la patente di guida a causa dell’etilometro. Ecco che allora merita una visita la fornitissima cantina usata anche per suggestive degustazioni, magari solo per gli aperitivi. La nouvelle cuisine appresa in giovane età dal cuoco è stata via via rivista secondo la sua personale interpretazione, grazie anche a una maniacale conoscenza dei prodotti del territorio. Per chi vuole affidarsi al cuoco c’è il menu degustazione “Tradizione e creatività”, proposto a 85 euro, dove spicca un risotto sublime coi i ricci, limone e prezzemolo di mare. Per restare sulla terra c’è il petto di faraona con salsa al timo e funghi di bosco. L’atmosfera è molto calda e familiare, soprattutto nei mesi invernali quando la legna scoppietta nell’imponente camino centrale. Tra i dessert la pesca melba con streusel alla nocciola, spuma alla pesca, gelato alla vaniglia e polvere di lamponi. La cantina racchiude le migliori etichette del mondo selezionate dai sommelier Pier Dal Mas e Marco Canton (rispettivamente cognato e figlio dello chef, che continua la tradizione della famiglia), che propongono sempre un ottimo servizio al bicchiere. Per vivere un’esperienza memorabile scegliendo i piatti della carta possono bastare circa 60 euro.

21 Settembre 2020
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Ai Tre Canai

La bocca dei Tre Canai unisce la laguna al mare: un fluido e continuo evolversi di acque e di vita che offre tantissime occasioni di gusto. Giorgio, chef e pescatore, e la moglie Claudia conoscono benissimo le materie prime di questi luoghi tra terra e Adriatico, e le presentano in tavola filtrando la tradizione in piacevoli interpretazioni che rispecchiano la ricerca e lo stile di Giorgio.
Il piatto che più rappresenta l’essenza della cucina è il “bisato in speo”, l’anguilla allo spiedo che va prenotata per rispettare i tempi di preparazione e la cottura sulle braci di legna. Ma si può iniziare con le sarde in savor, canoce al vapore, capelunghe scottate alla piastra, oppure capesante e canestrelli dei pescatori di Marano, a seconda di cosa regala il mare. In carta trovano spazio piatti come i ravioli di branzino con salsa ai crostacei, la piovra cotta a bassa temperatura, la volpina affumicata in casa e un fritto di laguna davvero mitico, con pesci, crostacei e alghe fritte.
Un pasto indimenticabile che non delude neppure al momento del dessert, il cremoso al pistacchio con cuore al mandarino fa godere il palato, il croccantino con meringa, pinoli tostati e caramello non è da meno. Claudia segue con passione una cantina che sposa i vini di selezionate aziende vicine, ma non manca di conservare bottiglie prodotte dai migliori vignaioli delle altre regioni italiane. Il servizio attento e descrittivo è parte integrante dell’esperienza. Il conto si aggira intorno ai 40 euro.

21 Settembre 2020
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Al Ferarut

È una cucina di mare che sa colpire per il suo “spirito di finezza” quella di Alberto Tonizzo, cuoco e paron del locale. Perché nei suoi piatti brilla l’intuizione, lo scatto in avanti. Ha un’innata capacità di interpretare anche i gusti più tradizionali con una pacata creatività, mai disgiunta da quel rigore figlio della tradizione asburgica che si respira in questi luoghi di campagna, tra le risorgive e il parco dello Stella. Il risultato è sempre convincente, talvolta sperimentale come nel curioso abbinamento tra cefalo dorato e citronella, un bel gioco di profumi tra pistacchio alla liquirizia, pera, lime e stellina dei prati (centocchio).
Ma anche l’insalata di granciporro con Rosa di Gorizia esprime quella fantasia coniugata alla semplicità che sempre più è richiesta dai buongustai. Se dell’antico ferarut (la lanterna simbolo del locale) ormai è rimasto solo il soprannome della famiglia, l’antico fogolar che brilla in fondo alla sala è vivo e vivace: suggerisce quei sapidi profumi della terra che arrivano in tavola con il petto di germano reale con ius al Porto. La gustosità tocca una vetta di alto livello con l’anguilla al salto con pelle soffiata: assolutamente da provare. Alla fine una vera, dolce “bomba” (ganache al cioccolato, gelato al fior di latte, crespella al liquore d’arancia, noci, crème fraiche). Nella ricca cantina (che spazia nel mondo) sono allineate 700 etichette illustri servite anche al bicchiere. L’accoglienza è schietta e gentile. Menu “Gran Gourmet” a 100 euro, “Light Gourmet” a 70 euro; alla carta circa 90.

21 Settembre 2020
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La Subida

Il confine è solo immaginario, perché in questo angolo di paradiso, immerso nel verde e sospeso tra l’Italia e la Slovenia, ogni barriera è stata tolta. Sono passati sessant’anni da quando Loredana e Josko Sirk hanno aperto la trattoria Al Cacciatore, nel cuore del Collio goriziano. Oggi il ristorante è l’anima di un romantico Relais de Champagne dotato di confortevoli camere e la possibilità di escursioni in vigna, a cavallo o con uno scooter. Un sinuoso viale di ciottoli, affiancato da arbusti sempreverdi e fiori profumati, conduce all’ingresso per poi svanire gradatamente nel bosco. All’interno tre sale, arredate con mobili antichi, sedie impagliate, grandi tavoli rotondi e lunghe tende in lino. Senza dimenticare le collezioni di una vita (statuine, vecchi macinacaffè…) esposti sopra il fogolar che riscalda il soggiorno, a creare un’atmosfera intrisa di ricordi dello “stare insieme”.
La cucina, affidata alle mani di Alessandro Cavagna, suggella l’incontro fra la cultura friulana e quella slava, attraverso un menu che non segue le mode ma guarda al patrimonio della tradizione, concentrandosi sulla filosofia del recupero. In primavera ecco la deliziosa dadolata di cervo e finocchi croccanti, seguita dai saporiti cappellacci a base di lumache, erbe spontanee e aglio orsino. Buonissimo il piccione all’aceto di casa Sirk.
In cantina ampio ventaglio di etichette, con particolare attenzione ai vignaioli locali, di cui Mitja – figlio dei Sirk e appassionato sommelier – saprà raccontarvi la storia. Menu degustazione da 60 a 75 euro, alla carta circa 55.

21 Settembre 2020
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Al Bagatto

Era infatti l’ormai lontano 1966 quando la famiglia Marussi aprì l’osteria proponendo i piatti tipici della cucina triestina. Di anno in anno sono stati apportati continui miglioramenti, poi nel 1980 il restyling dell’ambiente e il gran salto di qualità nella proposta, e sull’insegna all’esterno appare l’attuale Al Bagatto. La qualità, il pesce freschissimo e la gentilezza del personale guidano i buongustai, compresi i sempre più numerosi turisti, fino al locale a pochi passi da Piazza Unità d’Italia, dove si gusta il profumo e il sapore del mare vicinissimo. La terza generazione è passata attraverso Roberto Marussi fino al 2018, e poi ha passato il testimone e la gestione ad alcuni collaboratori, guidati da Marko Kutnjak e dalla famiglia Leonardi. Cucinare non significa solo leggere una ricetta, è una questione di sensibilità e di rispetto degli ingredienti, uniti ai tempi e alle tecniche di preparazione. Se a questo si aggiunge l’entusiasmo dei due chef Ned Jovic e Milos Milosevic, che hanno portato una ventata di creatività. In sala a dispensare preziosi consigli c’è Giorgia Paliaga, sempre prodiga nel proporre abbinamenti insoliti.I dessert sono sfiziosi e molto accattivanti. La cantina funziona anche come privé e accoglie gli ospiti a tavola, tutto intorno più di 300 etichette disponibili anche al calice. Per chi si vuol lasciare portare c’è un menu degustazione a 60 euro (con 20 euro gli abbinamenti dei vini del territorio). Se si sceglie la carta, il conto si attesta sui 60 euro.

21 Settembre 2020
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Il Pedrocchino

Solo le acque del Livenza, che scorre a breve distanza, conservano memoria di quando l’edificio fu costruito. Eravamo nel XIV° secolo e imperava l’architettura rinascimentale. L’atmosfera nobile e raffinata che si respira all’esterno aleggia anche nelle curate sale interne, arredate con gusto, dovizia di particolari e illuminate da ampie finestre che offrono una vista rilassata sulla bella corte interna, dove un ulivo secolare e agrumi in vaso fanno da sfondo coreografico a pranzi e cene estivi. La ‘monotonia’ classicheggiante, caratterizzante anche delle camere che permettono di pernottare, viene interrotta, con impulso irriverente e contemporaneo, da elementi decorativi moderni e colorati, in ceramica oppure in vetro soffiato.
Il mare ispira la cucina con i suoi prodotti di genuina bontà, talvolta esaltati da tocchi esotici ben calibrati. Tra i crudi risalta per bontà la tartare di branzino con ananas, salsa di soia e gin agli agrumi. Ma non sono da meno gli antipasti cotti, come l’intramontabile ‘granseola’ alla veneziana. Il viaggio in mare può continuare con un fragrante risotto al branzino, cicoriella, arancio ed erba luisa oppure, allungando lo sguardo ai secondi, con del fritto in rete ai sette cereali.
I dolci sono tutti deliziosi, in primis lo ‘zabaione assoluto’ confortante e appagante nella sua cremosità. Il servizio è cortese e puntuale. La cantina ospita oltre 600 etichette, con prevalenza di metodo classico e champagne, di cui alcune annate introvabili. Alla carta circa 80 euro.

21 Settembre 2020
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L’Argine a Vencò

Il paesaggio ruvido e frastagliato del Carso triestino, che in autunno il sommacco tinge di rosso, fa da sfondo alla Lokanda Devetak, abbarbicata sul monte San Michele dal 1870. Un luogo denso di storia, silenzioso testimone della Grande guerra. Da allora a oggi, cinque generazioni si sono susseguite nella gestione della trattoria. E Avguštin è l’attuale patron. Le tre sale, due grandi e una un po’ più intima, sono arredate con mobili d’arte popolare, mentre le ampie finestre si aprono su un idilliaco giardino. Ai fornelli la moglie Gabriella e la figlia Tatjana, la quartogenita, fanno buon uso delle materie prime locali, trattate con sapienza e rispetto. Il menu segue il fluire delle stagioni, la disponibilità dell’orto e del mercato, rivelando una cucina di ricerca che guarda alla vicina Slovenia.
Piatti dal fascino mitteleuropeo, in una proposta che non è solo culinaria ma anche culturale. La lingua di vitello salmistrata su crema di patate e sedano agrodolce è uno degli antipasti più rappresentativi. Spiccano, per il loro gusto deciso, i fusi con luganighe e jamar, formaggio tipico del Carso stagionato in grotta. E ancora, da un’antica ricetta, la gelatina con nervetti e carne lessa. Una particolare attenzione è riservata ai celiaci, con molti piatti senza glutine.
La cantina, scavata nella roccia, racchiude un’importante collezione di distillati e oltre ottocento etichette di vini provenienti da tutto il mondo. Il personale di sala è cortese e gentile, capace di farti sentire a casa. Si spendono sui 35 euro.

21 Settembre 2020
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Ristorante Laite

La contesa tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia, di cui il Piave è stato silenzioso spettatore, si è risolta nel novembre 2017 con l’annessione di Sappada alla provincia di Udine. Da allora, l’aquila araldica vola sul bel borgo dolomitico, a 1300 metri d’altitudine, sorvegliando i numerosi turisti che ogni anno affollano le piste da sci e i sentieri del bosco. La cittadina è divisa in 15 borgate, e Hoffe è il nido dei Brovedani che dal 1990 gestiscono il ristorante Laite. L’ambiente è raccolto e confortevole con due salette rivestite di legni antichi, e una grande stube a riscaldare l’atmosfera.
La cucina è affidata alle mani delicate e sapienti di Fabrizia Meroi, cuoca cividalese, che propone un menu legato al territorio, con geniali guizzi creativi e capace di nobilitare anche le materie prime più povere e meno conosciute. Un’offerta gastronomica in continua evoluzione che non conosce flessioni, mentre i piatti sembrano tingersi di rosa, in una raffinata danza di sapori perduti. Lo spettacolo inizia con il delizioso coregone, pomodoro d’inverno e gelato di meliloto. E continua con la fragrante lasagnetta di vinaccia, frattaglie di vitello e zucca.
E poi, l’atto finale: “gelo di uva fragola”, crumble di noci, cocco e fichi. Roberto suggerisce i vini migliori, attingendo a una cantina internazionale ben fornita, che presta particolare attenzione ai “viticoltori estremi”. In sala, la figlia Elena, dotata di una grazia straordinaria sia nei gesti che nelle parole, dimostra tutta la passione trasmessa dai genitori. Tre menu degustazione da 90 a 125 euro. Alla carta sugli 80.

21 Settembre 2020
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