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Friuli Venezia Giulia

Hostaria alla Tavernetta

 “In taberna quando sumus”. E’ il titolo di uno dei brani che compongono i Carmina Burana di Carl Orff, il celebre compositore tedesco che, tra il 1935 e il 1936, mise in musica l’omonima raccolta di poemi medievali. Un inno alla leggerezza, e alla goliardia tra amici, che un tempo animavano le trattorie di paese. Una voce profana, che canta a squarciagola in una delle piazze più belle di Udine, quella antistante il Duomo.

Ed è con questo spirito, vivace e rubicondo, che Roberto Romano e sua moglie Giuliana Petris gestiscono, da più di dieci anni, l’Hostaria Alla Tavernetta di Via Prampero. Il locale è storico e prevede due accoglienti sale, separate da archi in muratura, che conservano alcuni elementi del passato, come l’imponente bancone in legno, su cui veniva servito il classico “tajut” (bicchiere di vino). I tavoli sono allestiti in modo essenziale e raffinato, con tovaglie lunghe e strette di colore bianco, ravvivate nel colore da profumate composizioni floreali.

Il fascino dell’antica osteria si  riflette sul menu che propone piatti frutto dell’incontro fra memoria storica e visione contemporanea; con sontuosa eleganza. Si può quindi iniziare con i deliziosi, e tipici, gnocchi di susine, perfetto ed emozionante connubio tra dolce e salato. Tra i secondi invece, vale la pena assaggiare la succulenta coscia d’oca, servita con patate croccanti e mostarda di pere piccante. I dolci, di stampo classico, sono tutti golosi. Bella e curata la carta dei vini che offre un meraviglioso spaccato sulla viticoltura regionale, con qualche ottima etichetta nazionale. Il servizio è attento e premuroso. Si spendono dai 30 agli 80 euro.

11 Aprile 2020
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Lokanda Devetak

Il paesaggio ruvido e frastagliato del Carso triestino, che in autunno il Sommacco tinge di rosso, fa da sfondo alla Lokanda Devetak, abbarbicata sul Monte San Michele dal 1870. Un luogo denso di storia, silenzioso testimone della Grande Guerra. Da allora ad oggi, cinque generazioni si sono susseguite nella gestione della trattoria. E Avguštin, è l’attuale patron.  Le tre sale, due grandi e una un po’ più intima, sono arredate con mobili d’arte popolare. Mentre le ampie finestre si aprono su un idilliaco giardino.

Ai fornelli la moglie Gabriella e la figlia Tatjana, la quartogenita, fanno buon uso delle materie prime locali, trattate con sapienza e rispetto. Il menu segue il fluire delle stagioni, la disponibilità dell’orto e del mercato, rivelando una cucina di ricerca che guarda alla vicina Slovenia. Piatti dal fascino mitteleuropeo, collimanti in una proposta che non è solo culinaria ma anche culturale. La lingua di vitello salmistrata su crema di patate e sedano agrodolce è uno degli antipasti più rappresentativi. Spiccano, per il loro gusto deciso, i fusi con luganighe e Jamar, formaggio tipico del Carso stagionato in grotta. E ancora da un’antica ricetta, la gelatina con nervetti e carne lessa.

Una particolare attenzione è riservata ai celiaci, con molti piatti senza glutine. La cantina, scavata nella roccia, racchiude un’importante collezione di distillati e oltre ottocento etichette di vini provenienti da tutto il mondo. Il personale di sala è cortese e gentile, capace di farti sentire a casa. Si spendono sui 35 euro.

20 Marzo 2020
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Trattoria ai Cacciatori

Sull’insegna di un tempo si leggeva La Colomba. Poi sono arrivati “I Cacciatori” e la colomba è volata via. Le sue radici affondano fino al 1860, anche se Angela e Daniele Corte l’hanno occupata una trentina di anni fa. Due luminose sale e una veranda che offre una splendida veduta sul fiume Meduna. Arredamento rustico che testimoniano l’antica cultura contadina: dai paioli in rame ai piatti in ceramica raffiguranti scene bucoliche. Il menu, spiegato rigorosamente solo a voce, è una felice e fedele interpretazione della tradizione friulana, che riconosce una precedenza assoluta ai prodotti locali, a Km zero ma soprattutto a Km vero. Ecco allora che in autunno potrete trovare un gustoso prosciutto di cinghiale, la Rosa di Gorizia e i ciccioli. Tra i primi spiccano per bontà gli gnocchi con fonduta di Montasio e cipolla rossa di Cavasso. Comunque a farla da padrona, sempre, è la “Pitinoca”, ovvero la Pitina a base di carne d’oca, preparata da Bier,il dirimpettaio macellaio di fiducia e servita con polenta e ricotta di pecora. Da ottobre a metà febbraio, la selvaggina è protagonista della tavola. Si possono infatti trovare, di volta in volta, il fagiano, la pernice, il daino e tutto quanto possono offrire, appunto, i cacciatori. I dolci sono tutti deliziosi, in particolare i semifreddi. La cantina accoglie oltre 200 etichette, in prevalenza nazionali con qualche presenza francese. In sala c’è Daniele, un classico oste dalla battuta arguta, con il fisico del ruolo capace di farvi sentire come a casa vostra. Circa 35 euro.

7 Marzo 2020
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Ilija Ristorante

La millenaria foresta di Tarvisio, al confine con l’Austria e la Slovenia, fa da splendida cornice al ristorante che si affaccia su un superbo campo da golf. Durante la bella stagione la terrazza esterna offre un magnifico panorama sulla piana del Priesnig. Quando, invece, le temperature si irrigidiscono e il manto bianco della neve ricopre tutto, le calde e accoglienti sale interne offrono un riparo confortevole e consentono uno sguardo inedito e privilegiato sul Generale Inverno.

Sin dalle prime pagine del menu spiccano prepotentemente le variegate e golose proposte di pesce. Ilija, cuoco con i natali in Croazia, con creatività e coraggio ha deciso di proporre i sapori e i profumi del mare – prezioso patrimonio della sua memoria – in un inusuale contesto montano. Il pesce fresco arriva quotidianamente dal Golfo di Trieste e viene esaltato con naturale semplicità, con qualche leggiadro tocco di spezie orientali e bontà locali, come i lamponi e il burro di malga.

La deliziosa tartare di ricciola e maionese Lustock (porro selvatico, tipico del tarvisiano) può essere una leggiadra partenza per poi proseguire con il conchiglione al ragù di verdure e salsa ai quattro pomodori. Tra i secondi, molto buono il filetto di gallinella camouflage. I dolci sono tutti golosi, in particolare la caprese al cioccolato. La cantina è ben fornita e offre una ricca scelta di vini bianchi non solo locali. Il servizio è sorridente e premuroso. Menu degustazione a 5 e a 7 portate, rispettivamente a 60 e a 75 euro; se si sceglie alla carta ne bastano 55.

27 Agosto 2019
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1883 Restaurant & Rooms

Nel 1600 era un convento, nel 1883 diventò una rivendita vini e l’insega lo ricorda. Dal 2016 tre giovani coraggiosi formano il team che ora gestisce la moderna locanda. Chiara Nemaz (per tutti Kiara la triestina), triestina d’origine, Stefano Arban (ai fornelli) e Marco Chiarotto (maître e sommelier) operano insieme da oltre una decina d’anni, pur avendo superato da poco la “trentina”.

Il tocco estroso che ha ispirato il restauro dei locali viene percepito immediatamente: invece della “solita” tovaglia troverete un runner di carta dove è stata ritagliato il 1883 per evidenziare il legno dei tavoli. Ma ogni dettaglio è stato studiato con cura. La cucina non ha confini: i tortelli di stracotto saporito di pollo, velluto di salsa di osso, peperoncino e curry, si ispirano a una zuppa orientale; insolita anche la tartare di cervo all’aglio nero fermentato, servita con stracciatella di bufala affumicata, pomodorini secchi e spinacini.

La fantasia esplode ancora con i dessert dove spicca il cremoso allo yogurt di capra, gelato al whisky torbato e fave di cacao. La cantina, dotata di spesse mura e umidità costante, è governata, con molta competenza, da Marco che vi consiglierà i giusti abbinamenti. La carta è molto ben curata con un’attenzione particolare a piccole realtà del territorio, che consentono belle esperienze a prezzi molto contenuti. Due i menu: “Impariamo a conoscerci… ma senza impegno” a 50 euro, Menu Gourmet (a base di pesce) a 64 euro. Alla carta circa 50.

27 Agosto 2019
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Trattoria Al Paradiso

Una cucina rigorosamente territoriale, legata alle materie prime e alle stagioni, arricchita da diverse “contaminazioni” legate alle tradizioni gastronomiche mitteleuropee, slovene e mediterranee. Nel territorio non mancano erbe spontanee, svariate radici, funghi, tartufi (Muzzana), zafferano (Flambruzzo), farine (mulino Zoratto), trote e anguille dello Stella: un ambiente ideale per Matteo Contiero, 39 anni, padovano di nascita con solide esperienze alle spalle maturate in Alto Adige, che basa la sua filosofia di cucina sul rispetto e l’esaltazione delle materie prime.

Questo suggestivo “fogolar della tradizione”, già conosciuto con il nome di “Ostarie al Paradiis”, (ri)nasce nel 1972 per la passione di Anna Maria e Aurelio Cengarle e continua la sua missione per merito della figlia Anna, animata dallo stesso spirito, fin da bambina. Un caseggiato che risale al 1500, un bel giardino e sale accoglienti: in quella del camino, con il tradizionale “fogolar” friulano (simbolo di cultura e tradizioni), intima e raccolta, potrete gustare piatti scanditi dal ritmo delle stagioni.

Dopo aver resistito, invano, alla soppressa di Aurelio, ecco un variegato antipasto a base di asparagi delle risorgive cotti e crudi, uova su uova, zuppetta di caprino, polvere di olive e tapioca soffiata piuttosto che a base di funghi autunnali. Non mancano mai i saporiti cjarsonos alle erbe di campo e limone salato, seguiti dal profumato agnello di Cherso o dal succulento carrè di cinghiale alle erbe aromatiche. Cantina che rappresenta generosamente il Friuli, e non solo. Circa 55 euro.

27 Agosto 2019
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Da Toni

Storia, arte e cultura gastronomica a Varmo, e nella piccola accogliente Gradiscutta, sono di casa e si respirano di gusto al ristorante Da Toni dove Aldo Morassutti riceve il pubblico presentando la migliore essenza della tradizione friulana. L’ambiente è ideale, rilassante, con lo storico fogolar che riscalda l’atmosfera delle giornate più fredde. Immerso nella campagna, il locale è circondato da un bel giardino che si gode particolarmente d’estate, pasteggiando sotto al portico.

Dal 1928 a oggi, il ristorante, nato come osteria e trattoria, è celebrato per l’attuale attenta rilettura della tradizione locale: piatti saporiti che nascono dall’unione di ingredienti freschi e genuini con i saperi di cucina. Le verdure di stagione arrivano dall’orto di casa, la carne e i salumi sono quanto di più schietto possa offrire il territorio. Erbette, primizie, asparagi e funghi appaiono nella carta quando è il momento giusto.
Minestra di basilico e orzo, cjalsons e pasta fatti in casa, risotti di stagione, la lista di delizie è notevole e culmina con l’anatra allo spiedo, uno dei punti di forza del menù.

Mostarde e confetture di produzione propria accompagnano un’accurata selezione di formaggi da applauso. E, arrivati al dolce, tra sorbetti, tortini e sfoglie, trionfa un tiramisù da non perdere. La carta racchiude vini di ottimo livello, sia che si tratti di etichette friulane, che quando spazia nelle migliori aree vocate d’Italia e viaggia oltre confine. Il conto è sempre corretto: intorno ai 50 euro.

27 Agosto 2019
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Harry’s Piccolo Restaurant / Harry’s Bistrò

Nella bella Trieste, brilla in solitario splendore la stella dell’Harry’s Piccolo, l’angolo per buongustai che affianca il più economico Harry’s Bistro all’interno dell’elegantissimo Grand Hotel Duchi d’Aosta, affacciato sull’affascinante Piazza Unità.

L’atmosfera è accogliente e raffinata, un vero salotto, nel cuore della città, dove incontrarsi e farsi ammaliare da suggestioni d’alta cucina. Dietro al successo prematuro del ristorante, c’è un mirabile lavoro di squadra. A rivestire il ruolo di capitano, affiancato dagli amici Davide De Pra e Alessandro Buffa (a capo della brigata), è il giovane cuoco Matteo Metullio che, dopo essersi affermato in Alta Badia con La Siriola, spinto da sentimento paterno, è tornato nella terra natia per proporre la filosofia del “km vero”: ingredienti di ottima qualità, provenienti dalle aree più vocate.

Ogni piatto esalta, con sensibilità e accortezza, i sapori più autentici della cucina mediterranea, portando in tavola la gioia della convivialità. Si può iniziare con una fresca insalata di mare a base di ostriche, branzino e mela verde. Tra i primi, è molto buono il tortello di parmigiana di melanzane, ricotta di bufala e pomodoro candito. Interessante l’agnello con camomilla, latte di capra e spugnole. La sala è gestita in modo magistrale da Elena Sommelier, mentre Elena Brussa si occupa della cantina, curata e ben assortita. Menu a 140 euro (7 portate); 115 (5 portate). Alla carta circa 95 euro.

27 Agosto 2019
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Vitello d’Oro

Citato per la prima volta in un documento del 1847, è uno dei locali più antichi della città. Si trova nel cuore di Udine, a due passi dall’incantevole Piazza San Giacomo, un tempo luogo per il mercato cittadino. L’arredamento in legno rende calde e accoglienti le quattro sale interne. I tavoli sono raccolti attorno a un tipico “Fogolar Furlan” che in inverno è sempre acceso. Durante la bella stagione, invece, si può mangiare all’aperto, nel bel giardino di proprietà.

I fratelli Sabinot hanno seguito le orme del padre Antonio che per primo propose una cucina di pesce nel entroterra, sfruttando la generosità del Mar Adriatico. Oggi il menu continua a prediligere il pesce, ma non trascura le verdure di stagione e le carni. Si può iniziare con la delicata tartara di tonno e avocado per poi passare alle deliziose linguine con asparagi e acciughe. Tra i secondi, è molto buono il pesce spada con bufala e pomodoro fresco; inno alla semplicità e alla tradizione mediterranea.

I dolci sono ricchi e goduriosi, da provare la crema al cioccolato e nocciole caramellate. Il servizio è premuroso e sorridente. Antonio Sabinot vi guiderà nell’abbinamento dei vini, attingendo da una cantina ben fornita: un’ampia scelta di vini bianchi friulani in sintonia con la cucina, intervallati da ottime etichette di rossi. Si spendono 70 euro per il menu degustazione grande e 58 euro per quello piccolo; sui 65 euro alla carta.

27 Agosto 2019
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Trattoria alla Luna

Le tradizioni della Mitteleuropa sono filtrate dalla “Luna”. Non quella che rasserena le nostre notti, ma quella che presta il nome all’omonima trattoria. Nel cuore di Gorizia, a due passi da piazza della Vittoria (l’antica “piazza grande”, luogo di mercati e cerimonie pubbliche), nel 1876 aprì i battenti la Trattoria alla Luna. Non a caso può fregiarsi del titolo di Locale storico del Friuli Venezia Giulia.

In principio fu posto di ristoro e locanda con cambio cavalli per le carrozze, un luogo di ritrovo di commercianti che si mettevano in viaggio con la luna e ripartivano con essa, a fine mercato. Entrare nel locale (dal 1956 gestito dalla famiglia Pintar) è come compiere un viaggio a ritroso nel tempo attraverso le tradizioni della Mitteleuropa. Elena e la madre Celestina accolgono gli ospiti con gentilezza e calore, in costume tipico goriziano. Prima si può indugiare al banco per un Rebekin, un buon calice di vino accompagnato da una polpetta o da una sardella fritta.

Al tavolo vi aspettano piatti della tradizione slovena, friulana e goriziana, con pietanze balcaniche e austriache: tra i quali la “cuincir”, la ricotta casareccia delle Valli dell’Isonzo conciata, con il sale e salvia fresca e un filo di miele nostrano ai fiori d’acacia; il gustoso orzotto cotto con il battuto di erbe spontanee e cascata di noci. Ma anche i cevapcici (salsiccette di carne mista speziata) e la lubianska (carne impanata farcita di prosciutto e formaggio). La dolce gibanica c’è sempre. Cantina ampia e generosa. Circa 40 euro.

27 Agosto 2019
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Osteria Altran

In questa accogliete cascina spersa nella campagna della Bassa Friulana non ci si arriva per caso. Ma lo sforzo sarà ripagato perché, una volta abbandonata la trafficatissima A4, scoprirete una dimensione fatta di piccoli borghi, silenzio, rottura netta con la società tecnologica. Magari il cellulare vi abbandonerà ma, in questa nuova dimensione, è quasi un vantaggio.

Questa è una nobile e bucolica dimora contadina dove ci si sente a proprio agio e, nei mesi più freddi, ci sono sempre i caminetti accessi a rendere l’atmosfera calda e avvolgente. E, a fine cena, ci si può abbandonare sulle poltrone davanti al fuoco a concludere la bella esperienza con gli aromi di un ottimo distillato. La cucina è sempre nelle solide mani di Alessio Devidè, un cuoco di poche parole che contrasta con la personalità estroversa di Guido Lancellotti, il “patron” che ora osserva (e governa) da dietro le quinte.

Ma questa “strana coppia” ha saputo dare vita a un locale che soddisfa lo spirito oltre che la gola: qui prevalgono i fatti (buoni). La cucina ha una chiarissima impronta territoriale, ma è interpretata con una inappuntabile tecnica moderna. Carni e pesce si alternano, ma forse, a sedurre di più, sono i prodotti della terra. La campagna può essere generosa: su tutti l’agnello con crema di capperi e aglio nero. La partenza fresca e seducente arriva dal mare con la ceviche ai percebes; il risotto al baccalà, pomodoro, capperi e olive risponde a tutti i sacri crismi. La selezione dei dolci conquista i palati più golosi. Cantina bella e generosa. Circa 75 euro.

27 Agosto 2019
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La Bottega di Trimalcione

Punto di riferimento: piazza Venezia. Da lì bastano due passi per incontrare il locale che rispecchia il pensiero di Walter Zacchini, ristoratore e chef dal carattere vivace, amante dell’arte in tutte le sue forme, abile in cucina e affabulatore in sala. L’atmosfera della Bottega di Trimalcione è raccolta, intima e complice, il servizio attento e puntuale. Protagonista quasi assoluto della carta è il mare, che le ricette descrivono nel modo più semplice, sottolineando i sapori autentici del pescato quotidiano senza inutili ritocchi, ma con grande personalità.

I piatti sono portavoce di freschezza e qualità; lo si nota prima di tutto dagli antipasti, come l’incantatore plateau di crudité o i mega gratinati. Da non perdere lo scotadeo di cozze e i versatili sardoni “barcolani” che crudi, al savor oppure marinati all’istriana, regalano soddisfazioni al palato. Il tocco originale dello chef è il fil rouge della carta, riconoscibile nel risotto ai profumi del golfo e nel tonno “nostrano” alla mediterranea, oltre che nella ricciola con timo e patate. Anche chi mangia carne troverà appagamento, in particolare durante le piacevoli serate evento dedicate alla cucina e ai prodotti toscani.

Le bottiglie, che si sposano a meraviglia con le varie portate, arrivano dalle zone vocate della regione ma anche dal resto d’Italia e non mancano ottime produzioni da oltre confine, come nel caso della Malvasia Istriana. Il conto finale è più che onesto e si aggira, in media, intorno ai 45 euro.

27 Agosto 2019
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Tarabusino

Passano le stagioni, transitano gli attori, ma la magica atmosfera della laguna di Grado è sempre intatta e straordinaria. Ora a governare i fornelli del Tarabusino e a dettare la sua filosofia gastronomica è arrivata Chiara Canzoneri. Una cucina che guarda principalmente al mare, ai pesci nobili come la gallinella che si accompagna alla burrata affumicata e alle melanzane al forno, ma anche ai pesci definiti “poveri” ma capaci di esprimere grandi e dimenticati sapori.

Come lo sgombro, i pomodori gialli, le puntarelle e la granita di ricotta o la seppia arrostita con crema di pisellini novelli. Ma i prodotti di una terra nobile e antica non vengono dimenticati. Non a caso questa è un’oasi di cose buone tra fenicotteri rosa e oche siberiane che si possono ammirare volgendo lo sguardo verso l’incontaminata distesa del verde della laguna, nell’oasi faunistica della Val Cavanata e nella foce dell’Isonzo.

Ecco allora l’omaggio al territorio con i sapidi tortelli con Formadi Frant di ‘Gortani’ e il ragù di cortile o la frittata con le erbe. Molto goloso il piatto dei formaggi che conta la mozzarella, la polvere di olive e il crispy di guanciale, la ricotta di Pezzata Rossa di ‘Zoff’, il limone candito e la bottarga di muggine, il lecca-lecca di frico di Montasio stravecchio e il miele di millefiori del Carso e infine le punte di asparagi e il Formaggio di Fossa di ‘La Fattoria’. La cantina è ben assortita. Circa 60 euro. E per chi vuole godersi la laguna con i suoi rossi tramonti può riposarsi nelle belle camere del Boutique Hotel Oche Selvatiche.

27 Agosto 2019
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Podere dell’Angelo

Ha saputo realizzare il suo sogno Carlo Nappo, giovane cuoco instancabile che si divide tra questo e un altro locale in centro a Pordenone (Alla Catina), dove si serve anche un’ottima pizza. Così il Podere dell’Angelo si è pian piano trasformato in piacevole resort di campagna con qualche accogliente camera, bistrot e angolo gastronomico.

Qui si può assaggiare una cucina con una moderata dose di creatività, con buone materie prime e di impostazione moderna, giocata sulla leggerezza. A partire dal gradevole “omaggio” al frico in versione innovativa. Freschezza e fragranza negli scampi e gamberi rossi con chutney di frutta, verdure e zenzero. Territorio e non solo si combinano felicemente nelle linguine allo zafferano di San Quirino in crema di ostriche al limone e fiocchi di tonno. Vale la pena assaggiare anche il risotto con burrata, agrumi e profumi di mare finito al tavolo dallo chef. Se, tra i secondi, è giustamente croccante il fritto di paranza, non manca una carne nobile come quella del piccione con brunoise di mela, foie gras e riduzione di “figo moro” di Caneva, grande prodotto del luogo.

Golose invenzioni anche tra i dolci, come la mousse al caramello con composta di lamponi, crema di cioccolato alla fragola e pralinato croccante. Ben articolata la carta dei vini, con valide proposte al calice e ricarichi contenuti. Il servizio è sorridente e di cordiale professionalità. Si spendono 48, 50 o 75 euro per i menu degustazione, sui 55 alla carta.

27 Agosto 2019
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Menarosti

L’auspicabile leggerezza del pesce: sì, perché non è da tutti presentare l’Adriatico in maniera tanto curata e rispettosa dei sapori della materia prima. Nella cucina del ristorante Menarosti questa è, da tempo, una certezza e il punto di partenza per tanti piatti che lasciano parlare il pesce e i frutti di mare.

Dal 1903 il locale accoglie, nel cuore della città, chi ama la genuinità e la tradizione in tavola, avvolgendo i clienti in un ambiente familiare, caldo, che profuma di casa. Fabio Benussi si dedica con passione alla selezione del pescato fresco di giornata e decide, per esempio, se la sogliola vada fatta ai ferri oppure se, quando è piccina, sia da inserire tra gli ingredienti di una frittura memorabile che cambia a seconda di quanto i pescatori portano a riva.

Polpi, seppie e moscardini sono interpretati in maniera magistrale. La filosofia di cucina trascende mode e tendenze passeggere, optando per una confortevole classicità che si gusta volentieri, come nel caso del risotto ai frutti di mare o dei fusi istriani che ben si sposano agli scampi. Al momento del dolce, un goloso tuffo nelle memorie di confine con la ghibanizza o il tiramisù. La cantina sottolinea, al meglio, i gusti del mare ed esprime bene il territorio, allargando gli interessi anche al di là del confine, a spasso tra le vigne del Collio Sloveno e non solo. Ben studiata anche la selezione in mescita. Per godere al massimo l’esperienza è consigliabile la prenotazione. Il conto risulta appropriato, intorno ai 40 euro.

27 Agosto 2019
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Scabar

Come Trieste, crocevia di popoli, la cucina di Scabar unisce impulsi mitteleuropei, mediterranei, slavi e i migliori ingredienti del Carso. Una rilettura della tradizione in purezza, che fa della freschezza degli ingredienti un solido punto di forza, sia che provengano dal mare, dall’orto di casa o da piccole realtà della zona.

I fratelli Ami e Giorgio Scabar proseguono il lavoro dei genitori e il loro accogliente locale è un inno alla cucina locale. Qualità e genuinità contraddistinguono il menù di Ami in cui trionfano il pescato freschissimo e i prodotti di stagione, rispettandone le caratteristiche originali ed esaltandone i sapori, come accade con le proposte di crudo: il carpaccio di ricciola e di calamaro, gli scampi non trattati e le tartare del giorno accompagnate da chutney di melanzane (d’estate) o di zucca (d’inverno).

Nel locale che si affaccia sulla Val Rosandra i piatti seducono il palato. Il brodetto “a modo nostro” è un’esperienza memorabile: la bisque di scampi e canoce, con riduzione di pomodoro fresco leggermente speziato, si accompagna al pesce del momento e, se fuori fa freddo, si serve con la polenta friulana di mais antico bio. Pesce e frutti di mare sono protagonisti di mille ricette, accompagnati dalle erbe aromatiche e da un sapiente utilizzo delle spezie. I dolci, squisiti, spesso riaccendono i ricordi. La cantina di Giorgio è ricca (più di 150 etichette) e parla molto del territorio, ma non scorda produzioni interessanti da altri luoghi, italiani e non. Il conto, in media, si attesta sui 50 euro.

27 Agosto 2019
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Elliot

Il ristorante si trova immerso in un’affascinante oasi di pace nel cuore dei Colli Orientali del Friuli con una splendida vista sui vigneti della vicina Abbazia di Rosazzo. Il locale domina la sommità della collina nei pressi dell’abitato di Manzano e la sua ampia terrazza, nei mesi più caldi, si trasforma in un’oasi di freschezza, un punto di ritrovo molto trendy. Nell’attiguo boutique hotel, sempre più meta di buongustai richiamati dalla fama del giovane cuoco e della sua squadra, ci sono bellissime camere arredate con gusto e classe.

In pochi anni il ristorante ha scalato i vertici della ristorazione friulana grazie alle grandi capacità tecniche della brigata di cucina unite a passione e fantasia. Ma il territorio è protagonista assoluto delle proposte della cucina. L’atmosfera è serena e la cucina è gratificante, con piatti che onorano tradizioni e territorio, ma con sguardo attento al mondo che cambia, grazie ad abbinamenti coraggiosi e grande pulizia dei sapori. Come nella tartara di cervo, con zucca in agrodolce e foglie di senape, oppure nell’anguilla affumicata al legno di melo, con acqua di mozzarella di bufala e coriandolo. L’anguilla è anche il primo attore nel buonissimo risotto.

I dolci e il pane sono peccaminosi. Il servizio è puntuale, preciso e mai invadente, grazie ad Andrea Sbrizzo che, dopo essere stato a New York alla corte dei Bastianich, è rientrato nel suo amato Friuli. La cantina dei vini è ben fornita in particolare con etichette di piccoli produttori emergenti, con prezzi equi. Alla carta circa 60 euro.

27 Agosto 2019
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La Primula

La specialità del ristorante è la cucina del pesce, a cui vengono abbinati i prodotti tipici del territorio friulano mantenendo una tradizione consolidata nel tempo: il locale è gestito dalla famiglia Canton dal 1873. Una visita al ristorante la merita da sola la fornitissima cantina usata anche per suggestive degustazioni.

Andrea Canton è un cultore del territorio, da sempre alla ricerca della sua storia, dei prodotti e delle tradizioni. La contaminazione culturale di cui è intrisa la tradizione gastronomica friulana concorre, insieme alla fluidità e alla profondità del gusto, a caratterizzare uno stile di cucina, davvero eccezionale. I suoi piatti marcano il territorio ma sono (re)interpretati in chiave leggiadra con l’aiuto delle innovative tecniche di cottura. L’atmosfera è molto calda e familiare; soprattutto nei mesi invernali quando la legna scoppietta nell’imponente camino centrale.

Da provare le capesante con panure alle erbe e salsina alle mandorle che sono il preludio ai tortelli alla menta con granseola e bisque di crostacei. Per restare sulla terra c’è una quaglia farcita con fegato grasso d’anatra e salsa profumata alla salvia. Tra i dessert la pesca melba con streusel alla nocciola, spuma alla pesca, gelato alla vaniglia e polvere di lamponi. La cantina racchiude le migliori etichette del mondo selezionate dai sommelier Pier Dal Mas e Marco Canton che propongono sempre un ottimo servizio al bicchiere. Menu: “Tradizione e Creatività” a 85 euro; alla carta circa 60.

27 Agosto 2019
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La Subida

Quanto tempo è passato da quando Josko Sirk attraversava il confine di Stato all’altezza dei passaggi agricoli e dava vita, con altri coetanei, a interminabili partite di pallone Italia contro Jugoslavia. Oggi quel confine non c’è più e rimane solo una cucina che trae spunto e ispirazione da più tradizioni: veneziana, asburgica, slava e danubiana. Oggi La Subida è un progetto mitteleuropeo che mette assieme culture e storie e che si declina in un country resort nei boschi del Collio goriziano, in un’acetaia la cui acustica viene invidiata ai grandi teatri e in due proposte enogastronomiche. Quella dell’Osteria e quella della trattoria Al Cacciatore.

In quest’ultima troviamo Alessandro Gavagna, marito della figlia di Josko Sirk, patron del progetto La Subida assieme alla moglie Loredana. In una terra abituata alle contaminazioni e ai contrasti Gavagna, con la sua “cucina di confine”, ha portato la delicatezza dei profumi del bosco e preparazioni più moderne per la carne che si riassumono in un menù dove troviamo il carpaccio di cervo al kren o un piatto della tradizione carnica come il “Toc in braide” o i mlinci e l’orto, una pasta fresca leggermente abbrustolita condita con verdure e dadolata d’oca. Per non parlare del sublime filetto di cervo con uova di trota e aroma di pistacchio.

Dopo, si può solo sognare. O magari potete chiedere il sorbetto all’aceto di Sirk. Menù degustazione da 60 a 75 euro, tra i vini molte proposte del Collio.

27 Agosto 2019
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Al Bagatto

Dall’osteria del ‘66 che parlava triestino, allo stile raffinato di oggi che racconta il territorio: la storia del locale prosegue grazie al poliedrico Marko Kutnjak che, con la famiglia Leonardi, rinnova ogni giorno la magia in cucina e lo spirito dell’ospitalità in sala. La qualità, il pesce freschissimo e la gentilezza del personale guidano i buongustai fino al locale a pochi passi da Piazza Unità d’Italia, dove si gusta il profumo e il sapore del mare che è vicinissimo.

L’atmosfera è complice di esperienze e conversazioni e l’arredo, di una sobria ricercatezza, è pronto ad accogliere i vividi colori dei piatti tratti da un menù che si aggiorna al ritmo delle stagioni e a seconda di quanto regala il mare. La passione pulsante per la gastronomia si unisce a note creative e le ricette sono rilette con gusto dalla chef Veronica Uggeri, a iniziare da grandi classici come la “Nostra Busara” che armonizza sul piatto il pescato fresco di giornata e la pasta fatta in casa, come i fusi istriani, in modo impeccabile.

Due imperdibili referenze della carta sono il branzino in crosta di sale accompagnato da quanto si raccoglie nell’orto e il “Fritto Royal”, croccante e saporito. La “Regata Sfiziosa” è il dessert perfetto per concludere la sinfonia di sapori. La cantina funge anche da privé e accoglie gli ospiti a tavola, tutto intorno più di 300 etichette disponibili anche al calice. Se si sceglie la carta, il conto si attesta sui 70 euro, mentre il menù degustazione è proposto a 60 euro (+20 con i vini).

27 Agosto 2019
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Agli Amici

La cucina di Emanuele Scarello e della sua brigata richiama appassionati da ogni angolo d’Europa. Non a caso la bandiera della famiglia Scarello sventola da ben 130 anni nel ristorante di Godia, che si merita la definizione di centro dell’enogastronomia friulana, pur trovandosi nella periferia di Udine. La sorella Michela accoglie con professionalità gli ospiti in sala, consigliando gli abbinamenti e cominciando con gli aperitivi, dalle classiche bollicine, ai miscelati, per continuare poi con i pregiati vini della cantina. Da una carta che seleziona produttori italiani di nicchia e altri di fama mondiale.

I due fratelli hanno saputo dare un’invidiabile impronta moderna a un luogo storico, ereditato dai genitori Ivonne e Tino che ancora oggi, pur avendo fatto un passo indietro, non lesinano consigli e anche qualche rimprovero, quando serve. Tanti i menu: “Quello che è nuovo è indimenticabile” (e non si dimentica la quaglia sul carbone, zabaione alle erbe e salsa alle olive) proposto a 120 euro. Nel “Go green”, ovviamente per vegetariani e non, spiccano i tagliolini alle nocciole, salvia pratensis e pepe nero (95 euro).

Dalle cappesante, brodo di citronella, zenzero e yuzu che dominano il menu “Storia e cuore cartoline del mondo” (100 euro) si comprende come gli sguardi della cucina siano rivolti all’infinito. Molto assortita la scelta dei formaggi e, per chi a fine pranzo ha ancora spazio, i dolci sono buonissimi. La cantina è ricca e senza ricarichi da brivido. Alla carta circa 90.

27 Agosto 2019
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Ai Tre Canai

A dare il nome al ristorante è “la bocca dei tre canai” percorsa dai pescherecci locali. La tradizione è onorata in pieno con il “bisato in speo” ovvero l’anguilla allo spiedo. La tradizione maranese dei pescatori è rispettata in pieno anche nel boreto, tanto che Giorgio Dal Forno ha vinto la sfida tra i ristoranti dell’Alto Adriatico svoltasi a Fano.

Per quanto riguarda il “bisato” (anguilla), invece, viene tagliato a tocchetti di circa 10 centimetri, infilzati in uno spiedo alternati da foglie di alloro e posizionati a 50/70 cm dalle braci, avvicinando lo spiedo mano a mano che il calore diminuisce. Una cottura perfetta si ottiene dopo oltre tre ore, ma talvolta ne sono necessarie anche cinque. La pelle resta croccante e la polpa morbida e gustosa. A dare un tocco particolare è la scelta della legna: nocciolo, ciliegio, rosa, alloro e altro, secondo la tradizione dei casoni dei pescatori che si tramanda da secoli. Tale prelibatezza non può essere messa in carta tutti i giorni, per ovvie ragioni, ma è sempre disponibile su prenotazione.

Un’altra specialità che è difficile trovare in altri ristoranti sono le alghe fritte, ovvero la lattuga di mare. Nei mesi più freddi non mancano mai le ‘canocie’ (le cicale di mare), tanto che un celebre detto marinaro locale sostiene che “a Santa Caterina è meglio una canocia che una gallina”. La cucina si diletta anche nella realizzazione di splendidi dessert. La cantina è governata dalla signora Claudia che propone il meglio della produzione regionale. Circa 40 euro.

27 Agosto 2019
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Al Ferarut

Il Parco dello Stella, i grandi alberi e i generosi corsi d’acqua fanno da sfondo a un paesaggio agreste e la terra della bassa pianura friulana fa da ideale cuscinetto fra la montagna e il mare, dove gli elementi della natura convivono in una pace serena. Territorio, tradizioni, sapori ancestrali sono il bagaglio culturale di Alberto Tonizzo, già allievo di Igles Corelli.

Qui la filosofia della cucina attinge autenticamente e abbondantemente dalla memoria, dai frutti della terra arrivando fino al mare: le stagioni e la qualità dei prodotti sono i cardini portanti. L’atmosfera è calda e rassicurante, merito dell’accoglienza schietta e gentile di Annamaria e dei fiori freschi che sempre ingentiliscono le sale. Il cuoco (e paron) interpreta anche i piatti più classici con tecnica precisa e con abbinamenti curiosi e golosi come potrete verificare con la “medusa alle seppie sporche”, un bel gioco tra seppie, ricci di mare, capperi di Pantelleria e alghe condite.

Nella saletta che racchiude il tipico fogolar friulano o nella sala più grande ed elegante sarete gratificati dai freschi sapori del mare e dai sapidi profumi della terra ferma come negli gnocchi di pesche tabachine, caviale friulano, ricotta agli agrumi e salsa d’aneto. Di lussuriosa bontà l’anguilla al salto con pelle soffiata. Per i carnivori impenitenti c’è la tenera vitellina alle erbe profumate. Dolci soavi e delicati. Nel caveau della ricca cantina (che spazia nel mondo) sono allineate oltre 600 etichette famose per nome ed età. Il servizio al bicchiere è ottimo. Circa 80 euro.

27 Agosto 2019
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L’Argine a Vencò

Il locale si trova a un passo dal confine sloveno, nella rinomata zona vinicola del Collio. L’edificio conserva le tracce strutturali di un vecchio mulino che si esauriscono in un’architettura moderna e lineare, in perfetta armonia con la natura. All’interno c’è un’unica sala da quindici coperti, illuminata da ampie vetrate che proiettano lo sguardo sul piccolo e curato orto di proprietà, testimone del susseguirsi delle stagioni.

I tavoli, allestiti in modo semplice e pulito, con candide tovaglie e panciuti bicchieri, suggeriscono un’atmosfera rilassata, ma raffinata. Dalla cucina a vista si scorgono i contorni di una brigata internazionale, gestita con rigore e lucidità da Antonia Klugmann, cuoca di origini triestine che con grinta testarda ha saputo farsi valere in un mondo di uomini. La sua è una cucina contemporanea, fortemente legata al territorio e ai ricordi personali; non è raro vederla raccogliere erbe spontanee dai prati vicini. Ogni piatto, ogni portata, rivela finezza, gioia, amore e timidezza.

Memorabile l’anguilla con sidro di mele e spinaci. Ottimi gli gnocchi di rapa rossa, prugna e rosa. Interessante il cardoncello con rabarbaro, vinaccia e acetosella. La sala è gestita con professionalità e discrezione da Romano De Feo, che consiglia anche gli abbinamenti enologici, personali e indovinati. Ci sono tre percorsi culinari: “Il Piccolo Menu” (5 portate a 70 euro), “Il Nostro Menu” (6 portate a 80 euro) e “Territorio: Vita in Movimento” (10 portate a 110 euro). Alla carta circa 60 euro.

27 Agosto 2019
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La Torre

Il ristorante si trova al piano terra del Castello di Spilimbergo, nella suggestiva ala affrescata. All’interno ci sono due sale, arredate in stile rustico-elegante, che evocano un’atmosfera di calda intimità. Per una serata romantica, ci si può accomodare al tavolo del vecchio focolare, la cui finestra si apre sulla splendida piana del Tagliamento.

In cucina governa Marco Talamini, cuoco di grande esperienza e capacità. I suoi piatti rivelano una grande attenzione alla qualità e alla provenienza delle materie prime, una mano sicura e precisa, nonché una mirabile logica negli abbinamenti; una cucina di pensiero che nasconde un animo rock. Il menu propone due percorsi gustativi: il primo è più legato al territorio, mentre il secondo esprime efficacemente la creatività del cuoco; rispettivamente a 45 e 60 euro. Ecco allora le succulente lumache di vigna lardellate con spuma di patate e aglio orsino. Si prosegue con dei deliziosi gnocchi di seppia su crema di silene (in friulano, sclopit). È il turno dell’appetitoso agnello con miele e erbe amare.

Concludono dolcemente il pasto, soffici nuvole di tiramisù. La cantina è uno dei punti forti del locale e accoglie principalmente etichette del territorio, sapientemente abbinate alle diverse portate. Si spendono 25 euro a pranzo con il “Mezzogiorno di Cuoco” (tre portate); circa 50 euro alla carta.

27 Agosto 2019
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Il Pedrocchino

L’antico ed elegante edificio del XV secolo è nobile complice nell’accoglienza, con raffinate salette, giardino e corte interna. La gentilezza del personale concorre all’esperienza sensoriale che può prolungarsi in soggiorno, grazie alle camere. La mise en place, curata, è studiata per ospitare le scenografiche preparazioni che elogiano, come protagonista principale, il pesce.

Ogni aspetto nella preparazione e nella presentazione del piatto è curato fin nei minimi particolari e, spesso, al tavolo, è a dir poco sorprendente. Nel menù, l’Acquario del mare è un sunto della proposta di crudo (oppure declinato in cotto), accanto ad altre voci come la granseola alla veneziana e il fritto in rete ai 7 cereali. Anche chi preferisce la via del territorio troverà appagamento, gustando il tortello di patata viola, pancetta, crema al burro, tartufo nero e timo limonato oppure il filetto di manzo alla plancia con patata al wasabi, spinacino saltato e ristretto al Porto.

Il “comfort dessert” zabaione assoluto apre la strada a una selezione di dolci creativi, invitanti e golosi. La cantina parla friulano, italiano e viaggia in Europa ma, se si tratta di bollicine, si esprime soprattutto in francese con un’impareggiabile selezione di Champagne. Alla carta circa 80 euro.

27 Agosto 2019
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Ristorante Laite

Arrivare a Sappada è sempre impegnativo, in inverno come d’estate. Se lo facciamo dal Veneto, oltrepassata la galleria che una volta segnava il confine col Friuli Venezia Giulia, scopriremo questa perla dolomitica da due anni in provincia di Udine. Si tratta di una isola linguistica di matrice tedesca, divisa in 15 borgate. Quella denominata Hoffe si trova a meno di un chilometro dal centro. Fra le case tipiche della zona, su una piazzetta, troviamo il Laite, che nella lingua sappadina significa “prato al sole”.

La piazzetta è una terrazza naturale verso le montagne innevate d’inverno o verdissime d’estate. Bisogna pensare al paesaggio che sta intorno al Laite per capire Fabrizia Meroi, friulana di Cividale, protagonista di una cucina di confine che non smette mai di sperimentare e di ricercare nuovi gusti e nuove sensazioni al palato. Prendete il menù “lungo”, il “Plissn”, per assaporare il coregone, gelato ai cereali, finocchio selvatico, bergamotto o la tartare di agnello, fieno, clorofilla di ribes, frutti rossi fermentati. In cucina Fabrizia Meroi tratta sia la carne che il pesce (rigorosamente “povero”) e ha un uso attento e geniale delle erbe di stagione. Il ristorante, all’interno, è come una casa sappadina, calda e accogliente, con due stube del Seicento e dell’Ottocento.

Per i vini affidatevi al marito Roberto Brovedani, già Sommelier dell’anno della guida “I ristoranti d’Italia dell’Espresso”. Affidatevi alla sua passione e conoscenza per provare esperienze di abbinamento uniche. Tre menù degustazioni da 80 a 120 euro.

27 Agosto 2019
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La Taverna

Il ristorante è stato ricavato dalle pertinenze di un castello trecentesco, già dimora dei Visconti di Mels, ristrutturato fedelmente dopo il terremoto. La marcia vincente de La Taverna parte nel lontano 1979, quando Matilde e Piero Zanini rilevano quella che era una vecchia osteria di paese. Ora la bella e ampia sala che accoglie gli ospiti viene riscaldata dal fuoco del caminetto, durante le fredde giornate invernali. Per contro, un bel giardino dove si può cenare, offre il giusto refrigerio nelle calde sere d’estate.

Ai fornelli opera Ivan Bombieri, veneto di nascita e friulano per adozione, con una filosofia di cucina concreta e coerente, caratterizzata da qualche azzardo culinario ben riuscito. Il menu rispetta le stagioni e i prodotti del territorio; gli ortaggi e le erbe aromatiche provengono in gran parte dall’orto di casa. Tra gli antipasti spicca la battuta di pezzata rossa con cipolla all’aceto di lamponi e burrata. Si può proseguire con un fumante e saporito piatto di garganelli ai crostacei dell’Istria e asparagi come preludio al sontuoso carré di agnello con crema di fave al cardamomo, un piatto di equilibrata arroganza.

Da provare i golosi dessert del cuoco come il soufflé ghiacciato alle fragole e gelatina al balsamico. La carta dei vini è curata e offre un’eccellente selezione di etichette locali e non, con ricarichi equilibrati. La cantina, considerata una delle più fornite in regione, merita senz’altro una visita. Il servizio è premuroso e cortese. Si spendono 90 euro per il menù degustazione e circa 70 alla carta.

27 Agosto 2019
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