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Verona

Osteria Ristorante Ponte Pietra

Ponte Pietra è l’unico ponte sull’Adige dell’epoca romana arrivato fino a noi. Non completamente integro, ma con molti “cerotti”, alcuni applicati anche dopo la Seconda Guerra Mondiale quando fu minato e parzialmente fatto saltare dai tedeschi in ritirata. Addossato al ponte, nella parte a ridosso del centro storico, c’è un ristorante che merita una sosta solo per la posizione (soprattutto se prenotate i tavoli nei terrazzini sull’Adige).

Quando poi si entra e si dà un’occhiata al menù è facile capire che non si è sbagliato indirizzo. Gianni Pascucci, storico patron della Bottega del Vino prima dell’acquisizione da parte delle Famiglie Storiche (dell’Amarone), lo gestisce assieme a Diana Tropinina, mentre in cucina c’è il giovane cuoco di origine francese Michael Silhavi. Tre anni di esperienza al ristorante Perbellini di Isola Rizza e tanti, tanti viaggi fra le cucine del mondo, da Londra a New York, da Budapest a Bangkok.

Viaggi ed esperienza gli permettono di rivisitare i piatti della tradizione veneta e di servire piatti più “giovani”, come l’uovo a bassa temperatura, asparagi bianchi e limone, gli gnocchi cacio, pepe e bruscandoli o l’agnello, carciofi, menta, aglio nero e yuzu. C’è anche un menù degustazione, chiamato “fuori carta”, dove si esprime tutta la ricerca di Silhavi come nel piatto capesante, zucca marinata, mandorle e bottarga o nel risotto mantecato al pino mugo, porcini e dragoncello. Ottima la carta dei vini. Menù degustazione a 60, prezzo alla carta sui 50 euro.

27 Agosto 2019
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Locanda le 4 ciacole

La bassa veronese è una regione affascinante e complessa. Una pianura apparentemente infinita, costellata di casali e fossati, risaie e campi coltivati, dove tutto è dominato da un’atmosfera sospesa. Si intuisce, attraversando questi luoghi, il legame profondo che unisce le persone che vivono qui, e quello, altrettanto potente, che le tiene radicate a questa terra. Ancor prima che un luogo del gusto, questo locale rappresenta forse l’espressione di questo legame.

All’ingresso delle 4 Ciacole si ha la sensazione di mistero che si prova entrando in un luogo di tesori ben custoditi. Il concetto, spesso abusato, di “eccellenza” gastronomica diventa qui certezza e, a testimoniarlo, basta l’aroma dei salumi e dei formaggi che accolgono il cliente appena varcata la soglia. Irrinunciabile un loro assaggio, guidati dal patron Tiziano Scandogliero, che li seleziona con impressionante passione.

A tavola, la ricerca certosina della materia prima è supportata dalla perizia del cuoco Rudy Casalini, che dà nuovo slancio ai sapori familiari grazie a una tecnica fresca e precisa; intensa ed equilibrata l’anguilla di Comacchio alla brace accompagnata da saor di cipolla, come pure i tagliolini al coniglio grigio di Carmagnola su crema di carciofi. Capitolo dolci altrettanto notevole: soprattutto la “Sinfonia” alla nocciola delle Langhe. La carta vini, curata dal figlio di Tiziano, Marco, è varia e originale, con saldi riferimenti al territorio e ottime puntate oltralpe. Tra i 40 e gli 80 euro alla carta.

27 Agosto 2019
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Taverna Kus

Salvo alcune notevoli eccezioni, la scena ristorativa della sponda veronese del Lago di Garda non regala grandi emozioni, soprattutto quando si tratta di imprimere una svolta creativa o uscire dai canoni (cliché?) che hanno maggior presa sui flussi del grande turismo. Questa moderna taverna, situata in una bella posizione a picco sul lago e piacevolmente discosta dai percorsi più battuti, rappresenta un lodevole passo avanti verso un ripensamento dell’offerta enogastronomica della zona.

Un percorso gastronomico promettente, grazie al buon lavoro del patron Giancarlo Zanolli e del cuoco Stefano Lorenzi. Un locale rassicurante, arredato in modo piacevolmente estroso e animato da una squadra di sala competente e simpatica.
Sulla tavola si avvicendano piatti ben disegnati ma, soprattutto, buoni; improntati a una rielaborazione intelligente di gusti familiari e tendenze contemporanee. Ottima l’anguilla caramellata profumata al ginepro, opportunamente rinfrescata dall’estratto di cetrioli e ravanelli all’agro; tecnica sopraffina dietro i ravioli ripieni di olio d’oliva (ovviamente del Garda!) con le fave; più improntati alla tradizione, ma altrettanto ben eseguiti, i secondi, come la tagliata di manzetta alla griglia con salsa bernese e patate arrosto.

Buoni e freschi anche i dessert, come il biscuit al cacao con mousse al cioccolato e ganache alla menta bianca. Tre i percorsi tematici: carne, pesce e vegetariano, rispettivamente a 50, 51 e 48 euro. Tra i 35 e i 60 euro alla carta.

27 Agosto 2019
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Ai Beati

La posizione incantevole, una sorta di balcone naturale situato sulle colline a pochi chilometri dal centro della cittadina, basterebbe da sola a giustificare la visita. Ci si può accomodare in una delle raccolte salette interne, parti di quello che un tempo fu un frantoio, oppure, stagione permettendo, scegliere di pranzare o cenare in terrazza, circondati dagli ulivi, ammirando da una posizione privilegiata il placido Lago di Garda in tutta la sua bellezza.

Se la gradevolezza del contesto è degna di nota, non è da meno lo spessore gastronomico di Matteo Zanardi, chef veronese di comprovata esperienza che, dopo alcuni anni trascorsi alla guida della cucina, ha recentemente rilevato anche la gestione del ristorante. La sua è una proposta moderna, capace di mescolare nei piatti il vicino e il lontano, arricchendo con tocchi esotici ingredienti e tradizioni locali. E così il carpaccio di ricciola trova un abbinamento azzeccato nel gazpacho; la capasanta con ricci di mare si sposa alla perfezione con l’ananas e il curry verde. Il salmone con verdure agrodolci, infuso al lemongrass e salsa olandese è tanto bello all’occhio quanto equilibrato al palato. I bigoli all’aglio nero affumicato con acciughe e calamari sono appaganti e ricchi di sfumature.

Occorre lasciare uno spazio anche per i raffinati dessert e per un assaggio dei cioccolati prodotti in casa. Il servizio è corretto nei tempi e premuroso nelle attenzioni e la carta dei vini è costruita con impegno e competenza. Il conto si aggira sugli 80/90 euro.

27 Agosto 2019
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Casa Perbellini

Giancarlo Perbellini ha dato alla sua “Casa” uno stile moderno e informale. Sala e cucina sono divise solo da un efficientissimo sistema di areazione che impedisce agli effluvi provenienti dai fornelli di arrivare al cliente, ma gli permette di ammirare lo spettacolo dei cuochi all’opera. L’abbigliamento delle brigate di sala e cucina, giovanile, anticonformista e, allo stesso tempo, elegante, contribuisce a creare un’atmosfera conviviale.

Due i pilastri della cucina: classe innata (che non conosce appannamenti) e stagionalità dei prodotti. I piatti, divertenti e golosi, declinano con leggiadria i sapori dell’affumicato piuttosto che quelli del dolce e dell’amaro in equilibrio perfetto. Ad aprire la brillante sfilata tocca all’irrinunciabile wafer al sesamo con tartare di branzino, caprino all’erba cipollina e sensazione di liquirizia oppure il sontuoso astice confit, humus affumicato, chutney di pomodoro e zucchine fondenti. I mezzi rigatoni con pepe di Timur e acqua di pomodoro sono di una perfetta, godibile semplicità. Il petto di piccione laccato alla saba, cassis e ajo blanco rappresenta la conferma della personalità e della grande tecnica di Giancarlo Perbellini.

In alternativa il commensale può “creare” il suo menu: ‘Chi sceglie prova’ (132 euro), in cui si lascia mano libera alla cucina indicando un ingrediente che si vuole sia il protagonista: tra il baccalà, il sedano e la mandorla. Menu: “Verdurando” a 124 euro; “Assaggi” a 156 euro. L’importante cantina offre alcune delle migliori etichette del mondo.

27 Agosto 2019
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Ristorante Regio Patio

Garda è una località capace di ritemprare lo spirito con i suoi meravigliosi scorci, le passeggiate lungo il lago e tra le strade del borgo, sempre affollate di turisti in cerca di una dimensione più “lenta” rispetto agli affari quotidiani. Garda è capace anche di ritemprarti il palato e, ad aiutarti, è Andrea Costantini, uno cuoco che arriva dal Friuli e che, dopo aver lavorato un decennio con Bruno Barbieri, che lo considera uno dei suoi allievi migliori, negli ultimi anni è diventato uno dei più intelligenti interpreti dei sapori del Garda.

Provare per credere la sua ostrica di lago, un concentrato che esprime nel guscio tutta la potenza di questo territorio. Non si tratta di un prodotto frutto dei bizzarri cambiamenti climatici, ma di un originale piatto creativo con salmerino marinato, uova di salmerino, filetto di coregone fresco e altri elementi da mangiare in un boccone gourmet. Costantini, grande appassionato di Bruce Springsteen, è un friulano che guarda il Garda attraverso altri occhi e altre papille, e molto attento al territorio dove lavora da oltre dieci anni.Gustate la tartare di pecora brogna, lavanda e rosa o lo spiedo di diaframma di manzo alla brace e mosto cotto o assaggiate il menù Garda 100%.

Prima o dopo aver mangiato chiedete al direttore di sala Stefano Barbieri di visitare la ricca cantina. Ottimi anche gli abbinamenti dei piatti con le birre. Quattro menù degustazione a 60, 75 e 85 euro e una spesa alla carta sui 70 euro.

27 Agosto 2019
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Masi Tenuta Canova

A poca distanza da Lazise e dal Lago di Garda, la tenuta Canova è il luogo dove la famiglia Boscaini ha deciso di raccontare la lunga storia di Masi e dei vini che hanno reso grande la Valpolicella. Il percorso inizia nel Wine Discovery Museum, uno spazio espositivo che, attraverso strumenti multimediali, illustra la sinergia di terroir e tecnica che ha dato vita ai vini di questa cantina, facendo rivivere in pochi passi il complesso procedimento che dai filari d’uva conduce al calice. Il suggestivo percorso culmina all’interno di un tino di 50.000 litri nel quale potrete letteralmente rivivere, attraverso immagini, profumi e suoni, la fermentazione del mosto.

Dopo la visita al museo, concedetevi una passeggiata attraverso i vigneti e una tappa al belvedere rialzato, dal quale è possibile godersi un bel panorama sulla Valpolicella. Nel Wine Bar troverete, infine, una cucina semplice e genuina, pensata per dare risalto ai vini Masi, sia in abbinamento al calice che come ingrediente. Anche a tavola l’attenzione alle tipicità del territorio è d’obbligo, non soltanto la Valpolicella, ma anche la Lessinia e il Lago, che occhieggia poco lontano.

Nel bel dehors immerso nel verde o nell’accogliente taverna in pietra, si avvicendano piatti rustici ma curati: luccio in salsa con polenta e olio d’oliva della tenuta, lasagnette al ragù di cortile e tartufo del Monte Baldo, costata di bufala con vin cotto e spinaci, oltre all’immancabile risotto all’Amarone. Il servizio è spigliato e cortese. Conto sui 40 euro.

27 Agosto 2019
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Perbellini

Ancora dopo tanti anni è difficile non stupirsi dal passaggio estetico tra l’esterno, un capannone tra una serie di edifici da zona artigianale, e l’interno, quello del lussuoso, elegante locale regno dell’accoglienza della quale la brava Paola Secchi, padrona di casa, è maestra. In cucina si muove abile Francesco Baldissarutti, sempre più sicuro nel proporre piatti dalla forte identità, originali e ben concepiti.

Uno stile inconfondibile, il suo, frutto di una passione che si rinnova ogni giorno e di un’instancabile tensione alla ricerca. Un vero record di cinque percorsi di degustazione, oltre l’ampia carta, consente di soddisfare una vasta gamma di desideri, dal breve (28 euro, solo a pranzo nei giorni feriali) all’assolo proposto a 75 euro. Tra le suggestioni è notevole la panzanella integrale con ali di razza e profumo di menta, buonissimo anche “come un sushi” di gamberi di fiume e seppie.

Ottimo il risotto mantecato allo stracchino con polvere di polenta, alloro, aringa affumicata e limone, così come convincono le pennette al latte con trota salmonata e levistico. Grande finezza per il tenero petto rosa di piccione con patate alla griglia, olivello spinoso, cipollotto e salsa allo zenzero. In chiusura, alto il livello dei dolci come nel caso del ricco soufflé al caffè d’orzo con cuore di lampone, gelato allo yogurt greco di latte di pecora e crumble ai cereali. Carta dei vini di grande spessore e ottime possibilità di scelta al calice.

27 Agosto 2019
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Vecchia Malcesine

Molti sono i locali ameni che punteggiano la suggestiva sponda veneta del Lago di Garda, ma l’offerta gastronomica non è riuscita a compiere quello scatto che il blasone di questi luoghi imporrebbe. Le capacità ci sono tutte, ma la volontà? Spicca così qualche illuminato solista come Leandro Luppi, il cuoco divertito e divertente, oltre che bravo. E la sua Vecchia Malcesine è una perla che continua a brillare lungo questa costa, incastonata in un angolo strategico con una stupenda vista sul Benaco.

Il giardino degli ulivi fa da naturale anticamera a un ambiente moderno, colorato e curato nei dettagli. Le stesse caratteristiche che si ritrovano in piatti gioiosi in cui la creatività non sovrasta mai una elegante concretezza. Leandro Luppi (anima, cuoco e patron), assieme a tutta la brigata di cucina e sala, sarà garbatamente prodigo di informazioni e consigli per capire l’anima segreta di piatti che incuriosiscono e appassionano. Come il wakame di lago, dal nuovo menu r-evolution (95 o 135 euro).

Tra i piatti della memoria (classics and more – 90 euro per sette portate), dove i pesci possono intrecciarsi con i sapori del Monte Baldo, ecco la curiosa carbonara di lago o un boccone succulento come il tomahawk di vitello & BBQ. Tra i piatti “spiritosi” spiccano gli spaghettoni gin tonic & gambero rosso o la curiosa spigola amatriciana. Dolci freschi, soffici e divertenti. Cantina contenuta (150 etichette), ma ben impostata. In sala molta cortesia e professionalità, simpaticamente informale. Alla carta da 65 euro in su.

27 Agosto 2019
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12 Apostoli

In un locale dove tutto parlava di storia e di tradizione, c’è voluto coraggio a metterci le mani per rivoluzionare cucina e sala. C’è riuscito Filippo Gioco, quarta generazione della famiglia veronese. Studi da antropologo, idee chiare sul futuro: il 12 Apostoli non deve restare solo il bellissimo museo che è, ma deve lanciarsi verso un percorso di ricerca.

Così, rispetto al passato, è rimasto immutato lo spirito di accoglienza così ben rappresentato dal sorriso di Antonio Gioco e della moglie Simonetta. Ma in una sala profondamente cambiata, con una luce che oggi valorizza così bene gli affreschi, è possibile assaggiare i piatti proposti dallo chef Mauro Buffo attraverso quattro menù degustazione a cui si affianca, d’estate, anche il menù “Opera”, pensato per i melomani che hanno il biglietto prenotato all’Arena.

Nei percorsi, Buffo può guardare a Verona e alla sua provincia, rivisitare i classici della cucina italiana o esaltare le sue esperienze di chef con piatti come anguilla e burro montato (“Abbiamo visite da Comacchio”), Scampo e midollo, Cracker di coniglio. All’inizio o alla fine della vostra degustazione fatevi accompagnare nella “cantina apostolica” che poggia su una strada romana del I secolo, dove trovate vecchie annate e le penne lasciate dai grandi scrittori insigniti del premio “12 Apostoli”. Menù degustazione a 90 euro, il menù lungo (“Giravolte”, 12 assaggi) a 110.

27 Agosto 2019
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Oseleta

Giuseppe d’Acquino, un “capitano” di lungo corso che ha completato la sua formazione con importanti esperienze in Francia, negli USA, negli Emirati e, naturalmente, in Italia, dove ha diretto la cucina di Villa Mangiacane a Firenze, governa con mano sicura, da due lustri, tutta la ristorazione di questo elegantissimo Wine Relais nel territorio del Lago di Benàco.

La strada, che qui vi condurrà, attraversa i vigneti di questa lussureggiante zona che si allunga a est del Lago di Garda fino ad arrivare a una maestosa magione settecentesca, Villa Cordevigo. Il parco secolare che la circonda marca con fascino tutto il paesaggio. Il ristorante per gourmet raffinati, l’Oseleta, richiama il nome di un antico vitigno autoctono che popola queste terre. Perfetta ospitalità, grande cura nei particolari e cibi golosi a iniziare dal pane di ottima fattura. La cucina è ricca anche di sapori mediterranei visto che Giuseppe d’Acquino è figlio di una terra generosa come la Campania.

I piatti seducono per gli abbinamenti centrati e l’elegante equilibrio tra i sapori del
Sud e del Nord. È così nella tartare di salmerino alpino, caviale Beluga, salsa al bergamotto, granita alle erbe e anche nel dentice alla mugnaia. Una delizia gli spaghetti di pomodoro, gambero rosso, crema di latte affumicata e scorza di limone, prima della succulenta guancia di Fassona all’Oseleta. Chiude tutto il cioccolato…Tulakalum. La sontuosa cantina (500 referenze) e la sala sono governate dal bravo Joan Acris. Menu degustazione a 110 e 145 euro; alla carta circa 120. Pranzo veloce a 50 euro.

27 Agosto 2019
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La Casa degli Spiriti

Ci sono due motivi che giustificano un pranzo o una cena in questo locale. Il primo è il suggestivo panorama del lago che si gode dalla collina dov’è collocata questa costruzione del Settecento: lo sguardo abbraccia il Garda a 180 gradi. Il secondo motivo è rappresentato dai piatti di Michele Iaconeta, cuoco d’origine pugliese di 39 anni che ha lavorato anche con Norbert Niederkofler. Da tre anni è a capo della brigata del locale di grande eleganza di Federico Chignola e Sara Squarzoni.

Al ristorante gourmet l’impeccabile maître Michele Scola presenta tre menu: “Un territorio da scoprire”, “Sogno Mediterraneo” e “Festival del mare”. Ognuno ne sceglie i piatti, incrociando gusti e portate perché non esiste una vera e proprio “carta”. Attenzione, incrocio in questo locale è una parola-chiave. Il secondo e il terzo menu sono dedicati alla cucina di pesce, dal crudo a piatti di più elaborati: per esempio il carpaccio di capesante e verbena, asparagi di Verona e brodo dashi di baccalà ha una freschezza indimenticabile. Molto interessante il risotto con pistilli di zafferano, gamberi di Porto Santo Spirito e riduzione al Recioto: ovvero, quando il gusto veronese incontra la Puglia, terra del cuoco.

Questa è la sua filosofia in cucina: riproporre la tradizione (non solo) locale con una misurata e intelligente creatività. Tra i dolci è imperdibile la millefoglie, che diventa una composizione multisensoriale. I prezzi vanno da 60 euro per due pietanze sino a 130 per un menu degustazione intero.

27 Agosto 2019
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DeGusto

Via Camporosolo a San Bonifacio non è una via qualunque. È diventata una vera e propria “street food”, non nel senso di “cibo di strada”. Qui, a due passi dal centro di uno dei più grandi comuni a est di Verona, una strada del gusto con proposte di alta cucina. Qui, dopo l’esperienza in piazza nella vicina Arcole, Matteo Grandi ha trasferito il suo DeGusto.

Si tratta di un ristorante frutto delle tante esperienze accumulate dal giovane chef all’estero e raccolte in un ambiente elegante ma non formale e per niente chic, ben arredato con composizioni verdi, una libreria e altri elementi di design. La cucina è a vista sia dall’interno che dall’esterno, sulla strada. È in questo ambiente che nascono piatti originali e innovativi, con un lavoro di ricerca che non si arresta mai e che viene proposto a tavola.

Da quello che ormai è diventato un grande classico, il fantastico uovo, a una delle ultime creazioni, i delicati ripiegati con capesante e branzino, cavolfiore e tartufo bianco, un matrimonio di sapori che si declina anche nella versione di carne con più intensi sapori di formaggio affumicato, ketchup, aglio orsino ed essenza di capretto. Cucina e sala vanno a braccetto in un servizio al tavolo che è impeccabile ed è curato dalla moglie Elena Lanza, attenta ad abbinamenti non scontati con i vini e le birre. Menù degustazione a 98 euro, menù à la carte da 55 euro (due portate) a 80 euro (quattro portate).

27 Agosto 2019
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Officina dei Sapori

Fabio Tammaro è il cuoco che ha deciso di portare un pezzo del suo mare da Napoli in quest’angolo di Verona, a due passi dal Teatro Romano e dal Ponte Pietra. È bene dirlo chiaramente: in questo locale pesce, crostacei e molluschi sono cosa seria, e regnano senza compromessi. Il racconto di questo mare inizia, naturalmente, dalla materia prima, selezionata con un occhio di riguardo non soltanto alla qualità, ma anche alla tutela dell’ecosistema marino.

La carta si apre su una selezione di crudi appena sfiorati dalla mano del cuoco o impreziositi da comprimari discreti, per poi proseguire lungo preparazioni più elaborate, che mostrano una bella padronanza delle cotture e una gestione intelligente degli abbinamenti. Non mancano vivaci puntate verso mete esotiche, come nelle capesante con guacamole e ricci di mare, dove dolcezza, acidità e spinta iodata trovano un felice equilibrio. Doverosi i tributi alla memoria gastronomica del cuoco, come lo spaghettone allo scoglio “fujuto” con bergamotto e lime, o la calamarata ripiena di melanzane, burrata e un concentratissimo estratto di teste di gambero. Ottima la cottura dell’ombrina, rinfrescata da un gazpacho allo zenzero.

Il capitolo dolci gioca sulla tradizione, con interpretazioni dei grandi classici della pasticceria napoletana (pastiera e babà) e un ottimo gelato al pistacchio. La carta vini è interessante e ben allineata a realtà contemporanee del vino naturale. Menu degustazione a 55, 65, 90 e 120 euro. Tra 45 e gli 85 euro alla carta.

27 Agosto 2019
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Il Desco

Il Desco è una meta gastronomica di grande prestigio da ormai tanti anni: non per questo la sua qualità ha subito cedimenti, anzi. Nel passaggio generazionale tra Elia e Matteo Rizzo si è, infatti, realizzata la necessaria evoluzione che ora vede il figlio ai fornelli e il padre perfetto padrone di casa, sempre presente nelle sale di questo bel palazzo storico del centro di Verona.

La linea di cucina è come il luogo, molto elegante; allo stesso tempo, però, non manca di piatti ben concepiti e con sfumature gustative azzeccate in cui si sentono gli adeguati contrasti. Si può partire con il carpaccio d’anatra “tra Veneto e Oriente” con insalatina di finocchi olio e limone, commistione di stili perfettamente riuscita, oppure con la freschezza di avocado, acqua di pomodoro, sorbetto di lime e zenzero profumato alla lavanda.

Tra i primi è molto bella la sensazione che regala la salsa concentratissima delle linguine con peperone rosso e zafferano caramellate al succo di peperone e pistilli di zafferano, ma conquistano anche i tortelli di baccalà con black lime e aglio nero. Il palato gode con l’animella alla senape, hummus di fagioli bianchi e pesto di maggiorana, secondo piatto di estrema finezza. Si può terminare con grande soddisfazione grazie a “orzo, limone e cardamomo”. Il servizio, ad alto tasso di professionalità, è giovane e spigliato. La carta dei vini offre eccellenti opportunità di scelta, anche al calice. Si spendono 150 euro per il menu degustazione, sui 110 alla carta.

27 Agosto 2019
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L’Artigliere

Le acque abbondanti fanno del territorio di Isola della Scala una delle zone di più antica tradizione risicola d’Italia, oggi legata a doppio filo al Vialone Nano IGP. È difficile immaginare un luogo più adatto a celebrare questa grande storia di una pila dei primi del ‘600, ristrutturata in modo da preservarne le strutture originarie e immersa nel cuore delle risaie.

Qui Davide Botta, bresciano d’origine e formazione, offre le sue interpretazioni del prodotto principe di queste terre, affiancato in sala dalla moglie Marina. La carta dei risotti conta ben dieci proposte, accomunate da bella tecnica e qualità della materia prima. Accostamenti rassicuranti e golosi (Grana Padano, fondente di cipolla e quaglia arrosto) si alternano a momenti di maggior creatività, come nel caso del risotto appena affumicato con crudo di gambero rosso, limone candito e caviale d’aringa.

Di grande godimento anche i secondi, come il “tiramisù” di coda di rospo, con pane tostato, pomodoro confit affumicato, olive e polvere di melanzana, o ancora il filetto di coniglio accompagnato da gamberi fritti in pasta kataifi, salsa alla carbonara e favette. Non manca, tra i dolci, qualche provocazione, come l’albicocca sciroppata accompagnata da un cremoso di zafferano e funghi e olio al prezzemolo. Carta dei vini di buona ampiezza, con diverse proposte al calice. Il servizio è cortese e discreto. Interessante il percorso degustazione “I Fantastici 4”: tre risotti a sorpresa e un dessert a 43 euro. Tra i 45 e i 75 euro alla carta.

27 Agosto 2019
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Dalla Rosa Alda

Dominato da una splendida pieve romanica altomedievale, il piccolo borgo di San Giorgio è certo uno degli angoli più affascinanti della Valpolicella: una manciata di case in pietra raccolte in cima a una collina, una tranquilla piazzetta dalla quale si gode un panorama spettacolare sui vigneti circostanti e, in lontananza, sul Lago di Garda.

Un luogo battezzato dalla saggezza popolare come “Ingannapoltron” perché, secondo un detto antico, ci si arriva dopo un cammino lungo e faticoso. I poltroni sono avvertiti. In realtà l’origine del nome va ricercata nel termine retico “in gand”, cioè “sulla roccia”. Che si ammira appunto “live” nel locale. Immersi nell’atmosfera antica e rilassata che domina il borgo, viene difficile immaginare un luogo più adatto a ospitare la trattoria Dalla Rosa Alda.

I Dalla Rosa si dedicano alla ristorazione, in questo angolo di Valpolicella, dal 1853: ingredienti locali lavorati con semplicità – erbe di campo, verdure coltivate in proprio, funghi e formaggi della Lessinia. La selezione di salumi e formaggi è gustosa, ma i primi piatti sono assolutamente da non perdere: i tortelloni al Buon Enrico (un’erba selvatica dal sapore simile allo spinacio) conditi con burro e salvia, come pure le golosissime pappardelle ai 40 tuorli con fonduta di formaggio Monte Veronese e tartufo; semplici e familiari i secondi, soprattutto di carne. Una menzione speciale per la carta dei vini, ricca e profonda, che rende piena giustizia alla tradizione vitivinicola di questo territorio. Tra i 30 e i 50 euro.

27 Agosto 2019
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Al Callianino

Questo locale interpreta alla perfezione il concetto di trattoria contemporanea. Un ambiente luminoso, informale, ma fine; un’offerta agile, tutta improntata alla qualità degli ingredienti, a preparazioni curate e non esibite; un servizio di sala cordiale e competente, che mette perfettamente a proprio agio il commensale. Se questo locale è passato in una manciata d’anni da promessa a certezza è soprattutto merito di Alberto Mori, giovane cuoco e patron, di sua moglie Ivana Firulesko e della squadra che dirigono.

Una storia fatta di impegno, serietà e fiducia in un ideale di ristorazione che faccia “di semplicità virtù”. E su questa semplicità, supportata da grande perizia tecnica, è improntata anche la cucina, fatta di prodotti stagionali di qualità e preparazioni vivaci. Tra gli antipasti, eccellente (e divertente!) la battuta di manzo “Neanderthal”, adagiata su un osso di manzo arrostito che la condisce con il suo midollo, ma anche il baccalà mantecato con verdure di stagione, molto ben presentato; leggeri e sempre concentrati i risotti, che variano “secondo stagione, mercato e umori generali”.

Ottimi anche i dessert, come la crème brulée allo zafferano e liquirizia. Alla carta classica si abbinano proposte più veloci, come burger e selezioni di affettati e formaggi, tutti accomunati dall’attenta ricerca di produttori. La carta vini è essenziale e privilegia piccoli produttori. Due i menu degustazione proposti: 4 o 6 portate, a 40 e 50 euro. Tra i 35 e i 50 euro alla carta.

27 Agosto 2019
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L’Oste Scuro

L’indirizzo è sicuro per chi ama la cucina di pesce. A poca distanza dal castello di Castelvecchio, il locale è schietto ed elegante. Il nome, retaggio di una tradizione dei tempi passati, non deve incutere timore: l’oste un tempo era detto “scuro” perché anticamente si riteneva custodisse dei segreti. Qualcuno sicuramente lo conosce anche oggi, perché la cucina di Simone Lugoboni è raffinata e fascinosa. E su questo giudizio convengono in parecchi, visti i diplomi e i riconoscimenti che espone all’interno del locale.

Il ristorante stesso ha un suo charme: non è particolarmente spazioso, ma i suoi muri in pietra e i mattoni a vista raccontano un pezzo di storia di Verona. Se è dal contrasto che nascono l’armonia e la bellezza, scegliere in una location così austera di proporre una cucina di pesce, significa esaltare i prodotti (che sono accuratamente scovati) e le preparazioni (che sono spesso innovative oltre che saporite). Sei specie di ostriche e cinque di caviale rappresentano la punta più alta degli antipasti, se non si preferisce sprofondare, con soddisfazione, nel sontuoso plateau royale, il trionfo del crudo.

Da sottolineare la zuppa di pesci e crostacei, nonché il risotto ai frutti di mare: più in generale, la cifra stilistica del locale è la pulizia del gusto delle sue portate, come gli spaghetti ai ricci di mare, la frittura con salsa chutney fino al “gran piatto” del locale a base di astice blu. Dolci assai curati. Cantina ricca e ben assortita. Conto sui 70 euro alla carta.

27 Agosto 2019
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