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Padova

Ristorante Aldo Moro – la Cuisine

È una bella famiglia quella dei Moro. Una storia di accoglienza lunga ormai quasi ottant’anni nel centro storico della splendida cittadina di Montagnana vede tutti i membri della famiglia impegnati tra albergo e ristorante, la cui sala è stata ristrutturata di fresco e adesso è ancora più confortevole e luminosa. Regno di Silvia, ancora molto giovane ma ben affermata grazie a una ricca formazione, la cucina ha due anime: quella più inevitabilmente tradizionale in cui si ritrovano i piatti del territorio, dalle tagliatelle al ragù d’asino al tiramisù, e l’altra, più creativa e legata alle esperienze della cuoca, con il minimo comun denominatore dell’alta qualità abbinata alla ricerca.

Molte idee, tutte divertenti e ben riuscite, si susseguono un piatto dopo l’altro. A partire da un classico di grande sapore come “i due mondi, mare e terra” con calamaro, gambero e battuta di manzo serviti su un crumble salato. Ancora la freschezza di carota, coniglio e salsa Caprino. Meritano l’assaggio i golosi tortelli alla “sbirraglia” con pollo, birra, mele e lamponi così come il risotto alle radici con sedano e il bergamotto a mitigarne la dolcezza. Molto buono e cotto alla perfezione il succulento piccione “alla Rossini”. Tra i dolci vale la pena provare la sorpresa (che qui non possiamo ovviamente svelare) di “S-fidati”. Il servizio è solerte e sorridente, la carta dei vini ben articolata con una buona disponibilità al calice. Si spendono dai 50 ai 70 euro per i menu degustazione, sui 50 alla carta.

21 Maggio 2020
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UVA

La bella vetrina si affaccia in un angolo suggestivo della bella piazza-salotto di Padova. Ogni capoluogo veneto possiede la propria. Qui vale la pena di varcarne la soglia per un buon bicchiere di vino naturale (e magari anche per un buon tramezzino) e vi sembrerà di essere veramente cittadini d’Europa. L’ambiente elegante e informale nello stesso tempo, l’accoglienza franca ma garbata, la musica di sottofondo e lo stile ricordano i locali francesi e olandesi.

Poi le foto in bianco e nero alle pareti vi ricorderanno che siete nel cuore antico di Padova. L’atmosfera va a merito del “paron” Michele Birsig, gran cultore dei vini naturali nonché scopritore dei piccoli vignerons di qua e di là delle Alpi. La gola e la curiosità sulla fattura dei piatti saranno soddisfatte da Gianluca Battistin, cuoco di larga spalla, di formazione francofona e di molta attenzione alla qualità dei prodotti e alla cura e alla creatività con cui sono interpretati. Come dimostra l’insalata di daicon, rape rosse, nocciole e soia: un equilibrio virtuoso di aromi contrapposti. I maccheroncini ‘chilometro 5’ all’amatriciana gratificano il palato con eleganza, mentre i ravioli con rognone, creste di gallo, bruscandoli, asparagi, cardoncelli, limone e zenzero lo seducono con ostentata lussuria.

La chiusura opulenta è affidata alla grande tenerezza del filetto di bue grasso. Per i più virtuosi la certezza dei buoni piatti vegetariani. In cantina oltre trecento etichette, quasi tutte rare. Circa 50 euro. Piatti unici a 15/20 euro.

27 Agosto 2019
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Osteria FraSe

Sembra un romanzo rosa d’altri tempi. A cominciare dal nome: FraSe (acronimo dei nomi dei titolari Francesco e Serena) e Osteria, come luogo d’incontro e di ritrovo, un luogo dedicato al vino e al buon cibo. Le passioni da sempre dei due attori. L’amore per il vino è stato trasmesso a Francesco dal padre che gli ha “travasato” tutto il suo sapere all’interno dell’enoteca di famiglia. E galeotta fu l’enoteca anche per l’amore, fu sempre lì che incontrò e conobbe bene Serena lavorando assieme per due lustri.

E quando lei lascio l’enoteca per seguire un altro amore – quello per la cucina (un master con Gualtiero Marchesi e un altro sulla cucina vegetale con Simone Salvini) – fu gettato il seme da cui nacque l’Osteria FraSe. Un luogo dove poter mangiare bene ma anche bere un ottimo calice di vino e acquistare tutti i vini in carta a un prezzo ragionevole. Un ambiente luminoso e trasparente, in tutti i sensi. La vivace filosofia della cucina si divide tra terra e mare, con una simpatia più marcata per il pesce.

A partire dalle ostriche, la tartara di tonno o piuttosto le acciughe del cantabrico. Da ricordare i ‘bigoi’ in salsa cantabrica e il fragrante ‘bisateo’ fritto. Succulente costate ma, per i più morigerati, anche vegan-burger. ‘Zaeti’ e crema saranno la dolce chiusura. Il vino scelto a tavola è ricaricato di soli 5 euro rispetto al fornitissimo scaffale. Alla carta mediamente 50 euro (4 piatti).

27 Agosto 2019
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Osterie Moderne

C’era un tempo in cui il lunedì si faceva fatica a trovare un locale aperto. Dopo il weekend, tutti chiudevano per il turno settimanale. Così Luca Olivan pensò di posticipare il giorno di chiusura al martedì e di fissare ogni lunedì un appuntamento: bollicine italiane, vini francesi, i grandi rossi, i Supertuscan… I banchi d’assaggio, con una ventina di referenze, permettevano all’ospite di costruire degustazioni orizzontali o mini verticali. Mentre, dalla cucina, uscivano formaggi e salumi.

Ora moltissimi locali hanno cambiato giorno di chiusura, ma il lunedì è rimasto “il” giorno delle grandi degustazioni di Osterie Moderne, il locale a una quindicina di chilometri da Padova che il venerdì organizza serate con le birre artigianali e che d’estate apre il giardino disegnato, come gli interni, da Demo Ciavatti, l’architetto che aveva firmato il Cocoricò di Riccione, simbolo del divertimento degli anni d’oro sulla Riviera romagnola.

Dalla cucina, nelle mani di Platt Tomasz Jerzy, continuano a uscire ancora taglieri con salumi ricercati e formaggi tutti da scoprire. E poi piatti saporiti come i ravioli con ripieno di cacio e pepe, la picanha di sorana italiana su pietra ollare o la fiorentina di Black Angus scozzese. O ancora dolci come la “1000 foglie con crema chantilly”. Ma c’è una ricca proposta di pizze classiche e di pizze alte create da Chirita Nicolae Adrian. Al di là delle serate, il locale, oggi guidato da Luca Olivan e Novella Gioga, ha una cantina ricchissima perché Osterie Moderne è ristorante, enoteca e winebar.

27 Agosto 2019
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Valbruna

Davide Tangari è un altro giovane cuoco che entra in quella agguerrita pattuglia di giovani coraggiosi che cresce e si consolida in questo territorio delle Venezie dove la ristorazione ha raggiunto una fama internazionale. La tecnica, la passione e il cuore ci sono. Ma anche la scuola, visto che il giovane Davide si è formato presso i ristoranti con caratura stellare di Antonino Cannavacciuolo, Chicco Cerea e Giuseppe D’Aquino.

Valbruna è un moderno locale bifronte: il bistrot in prima fila, mentre il ristorante è più appartato, sia pur in un contesto luminoso e di eleganza minimalista. Questo è un luogo eclettico dove vengono sinteticamente riassunti i sapori del mondo che incrociano quelli locali, con i piatti più complicati nel nome che nei fatti. Vedi il cingalese emesha ashani (filetto di coda di rospo al curry, riso al cocco, piadina indiana e platano fritto) o altri incroci esotici pensati per il bistrot (circa 13 euro).

Da una carta tutta ancora in evoluzione il nostro percorso si è dipanato tra un ottimo prosciutto crudo di Mangalica dei Carpazi e un sapido Pata Negra, per passare poi alla “anatra al mare” adagiata su crema di noci e spume di ananas e di cocco. I tortelli ripieni di gallina padovana accompagnati da crema di mais, mezcal, crema di mandole, emulsione di pinoli e pannocchie arrostite erano opulenti, colorati e buoni, come anche la girella di pesce spatola e peperoni fritti. Buono il pane, buonissimi i dolci che sono stati il primo amore del cuoco. Carta dei vini già valida, ma in continua crescita. Circa 55 euro.

27 Agosto 2019
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Belle Parti

Ospitato in un bel palazzo storico del centro di Padova (Palazzo Prosdocimi), il ristorante Belle Parti è ormai diventato un preciso riferimento della ristorazione di classe di Padova. Infatti, nello storico cuore patavino, si raccolgono clienti affezionatissimi, nuovi appassionati della buona tavola e turisti interessati a provare il lato più elegante e nascosto di questa parte di Veneto.

La sala, preziosa e ricca di atmosfera, è improntata alla sobria raffinatezza delle grandi maison di un tempo; a guidarla c’è Stefania Martinato, che coordina con il savoir-faire che la contraddistingue una squadra giovane e disinvolta. Il grande protagonista del locale è il pesce dell’Adriatico (con qualche ‘ospitata’ di eccellenze estere, come il carbonaro dell’Alaska), che detta ritmi e offerta della carta. A trattarlo con competenza e mano sicura è il cuoco Daniele Doria, abile nel trovare l’equilibrio tra i ricordi della cucina classica e le opportune divagazioni contemporanee.

Non mancano, per ogni portata, un paio di proposte di terra, altrettanto centrate. Ormai classica, e richiestissima, la selezione di crudi di mare, che varia in base al mercato (eccellenti scampi e gamberi); ricchi e golosi gli spaghetti cacio, pepe e scampi; ottima la cottura del calamaro alla griglia con papaya e barbabietola. Ispirata alla tradizione la carta dei dessert, come la padovanissima torta pazientina. Carta dei vini che spazia tra le più blasonate etichette. Conto tra e i 55 e i 90 euro.

27 Agosto 2019
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La Posa degli Agri

Il quadro è incantevole: natura, campagna, tanto verde. Facile innamorarsene, come è successo ad Antonino e Nicola, gli imprenditori che hanno ambientato qui il loro sogno. La Posa degli Agri è vocata all’accoglienza, già a partire dalla cornice rilassante con orto, corte e frutteto. La perfetta sintonia tra stile tradizionale e design attuale si rispecchia nei piatti che riportano il palato alle migliori memorie, attraverso ricette creative e piatti d’impatto visivo sorprendente.

Alla base gli ingredienti freschi del momento, espressi in ogni loro sfumatura e con rispetto dallo chef Andrea Alan Bozzato: le carni, il pescato adriatico giornaliero, gli ortaggi locali, spesso dell’Orto degli Agri. Il menù è ricco di referenze green che raccontano estrosamente il territorio, come la tartare vegetale condita al tavolo con pane croccante di semi e, tra i primi, il risotto con melanzana affumicata, mandorle e pesto di fagiolini. Il pollo allevato a “Latte e Miele” con funghi e maionese alle erbe, petto cotto in foglia di fico, coscia marinata nel latticello e fritta è un’esperienza da provare. In alternativa la griglia con la selezione di Black Angus Veneto, frollatura dry aged, con verdure alla brace.

Oltre alla spettacolare degustazione di formaggi, il bigné esploso, crema al mascarpone, cereali soffiati, cacao e frutti rossi è la perfetta conclusione. Lo staff, in cucina e fuori, è giovane, dinamico e gentile. Menù degustazione a 45 e 60 euro, anche se si sceglie la carta il conto è giusto: circa 50 euro.

27 Agosto 2019
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Radici Terra e Gusto

L’asticella della qualità si è alzata ancora; l’offerta della cucina condotta con maestria da Andrea Valentinetti, con l’innesto di Andrea Rossetti – valente maestro d’erbe – sta battendo nuove strade di bontà gastronomica. Padova si sta risvegliando per merito, ancora una volta, di giovani appassionati come questi. Radici unisce eleganza, informalità e, soprattutto, ricerca, senza dimenticare la storia.

Come dimostra il menu ‘La Terra’ (75 euro) dove spiccano piatti come la gallina d’inverno o i ravioli di faraona, latte, miele e anice stellato. Merito di una cucina moderna che sa anche uscire dai canoni tradizionali, concettualmente semplice da capire anche se qualche piatto potrebbe sembrare spregiudicato come l’ottimo rombo, con porro, curry e molluschi dal menu ‘Il Mare e La Laguna’ (75 euro). Il premio “Ricerca e Innovazione” assegnato nel 2019 da questa guida è stato ampiamente meritato. Tutto frutto, appunto, di ricerca, lavoro e grande rigore. Nel pieno rispetto della stagionalità delle materie prime, di una dose di creatività ben calibrata e di una componente botanica sempre più presente.

E tutti i piatti lo confermano a partire dal riso, seppie e seppie, e cavolo di cappuccio viola o nel baccalà, patata, ceci, limone e camomilla dove la tecnica disegna il vestito ma il sapere dei giovani li riempie di contenuti. I dolci rivelano facilmente la mano felice di Valentinetti nella pasticceria. Cantina di valore e sala ben curata da Eleonora Piovesan. Circa 65 euro, sensibilmente meno (solo a pranzo) nell’attiguo bistro R2.

27 Agosto 2019
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19.94

Stefano Agostini con 19.94 – il locale del patron e amico Alessandro Rotolo, conservatore delle glorie vinicole di Mario Schiopetto (Collio Goriziano) e dei Volpe Pasini (Colli Orientali) – riallaccia il contatto con… la sua storia. E la scintilla che questo contatto genera riaccende un ricordo ancora vivo nei gourmet, non solo padovani: quello di Casa Vecia di Abano Terme quando, l’allora giovane cuoco, rivelò il suo talento cristallino.

Passando anche per l’esperienza di Godenda – locale di Padova che Agostini con i fratelli ha creato in seguito – Stefano continua il suo percorso evolutivo, con un punto fermo: una cifra stilistica personalissima. Nitida, ben definita. Una cucina di classe la sua, capace di semplificare anche le preparazioni più complesse e ad alto indice di difficoltà. Lo fa partendo da una materia prima scelta senza compromessi.

La qualità si rivela fin dai prodotti da forno, nella pasta, nelle verdure… In tutto ciò che lui sa rendere buon cibo con pochi sapienti tocchi. Tanta ricerca, fantasia, raffinatezza. Li ritroviamo nella tartare di cappesante, nella calamarata integrale con salsiccia, Castelmagno e cavolfiore (piatto che brilla per originalità), come pure nel branzino con ‘friarielli’, salsa al pimento e caviale. I menu degustazione a 60 e 85 euro, oltre a quelli in versione ridotta, sono un invitante approccio a questo locale, gradevole da vivere anche per il suo design contemporaneo. Cantina che raccoglie 500 etichette e che permette escursioni su vari territori anche internazionali, Francia in primis. Sui 70 euro.

27 Agosto 2019
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Storie d’amore

Storie d’amore è un luogo di gusto, di buon gusto e di armonia, dove la sicurezza nell’espressione è figlia di un’esperienza e una passione che spesso sconfinano nell’arte. Gastronomica e non solo. “Storie”, quelle di cui è protagonista lo chef Davide Filippetto (la cui certosinità creativa è così “piemontese” – come le sue origini – da rasentare la perfezione), che maturano lontano dalla ribalta, in una gioiosa e continua evoluzione.

Accanto a lui la passione di Massimo Foffani per i vini d’autore e, soprattutto, per l’accoglienza. Filippetto, seppur ancora giovane, è un cuoco saggio, che sa fare sintesi equilibrate e originali, al riparo dagli stereotipi di certa cucina show. Le sue doti nel saper esaltare le materie prime – anche quelle più semplici – si coniugano con capacità tecniche ed estro, sensibilità e (soltanto quando serve) audacia. Senza dimenticare il tocco artistico nella composizione dei piatti, alcuni dei quali sono effettivamente da immortalare in qualche foto.

La sua maturità la si coglie compiutamente nel sorprendente risotto al brodo di ‘go’ (un pesce della laguna, che un tempo c’era sempre nelle cassette dei pescivendoli), vongole e bergamotto, come pure nei più complessi e ‘arditi’ bottoni di coniglio al civet, estratto di cavolo nero, salsa e foie gras. Crudi e catalana restano dei must nel menu. La cantina, molto francese, messa insieme negli anni da Massimo Foffani, è enciclopedica per varietà e annate. Vari menu degustazione; alla carta il conto si aggira sui 65 euro.

27 Agosto 2019
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La Montecchia

Ai piedi dei Colli Euganei, con una terrazza panoramica che si affaccia sui campi da golf, il ristorante La Montecchia dal 2015 ha imboccato la strada della “Green revolution”: l’85 per cento delle proposte in menù è di origine vegetariana. Anche se nessuno si sognerebbe di togliere due piatti simbolo del ristorante, che ha festeggiato quest’anno i 25 anni dall’apertura: il primo è la tartare di Erminio, preparata davanti al cliente dal patron Erminio Alajmo, e il secondo è la coscia d’oca croccante con semi e germogli, crema di patate e finocchi allo zenzero, piatto creato da Massimiliano Alajmo e affidato alle mani esperte dello chef Simone Camellini, che guida la cucina de La Montecchia da un decennio.

L’eleganza del locale immerso nel verde, le cene a tema, le serate dedicate ai vini curate dal maître e sommelier Mauro Meneghetti ne fanno un locale ricercato per un’esperienza enogastronomica come poche. Lasciatevi tentare dal menù “Orto” con il carpaccio di zucchine, la millefoglie croccante di battuta di barbabietola e salsa gorgonzola o il risotto al pesto di basilico e dragoncello con macedonia di frutta.

Scoprirete che i piatti vegetali sono tutt’altro che inferiori a quelli di carne e pesce e che hanno sapori decisi e allo stesso tempo delicati. Per i vini avete a disposizione una cantina attenta alle aziende dei Colli Euganei e che spazia fra le chicche enologiche italiane e straniere. Menù degustazione da 55 a 95 euro.

27 Agosto 2019
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Le Calandre

Il rumore del traffico della trafficatissima strada regionale resta fuori, a Le Calandre pare quasi che l’orologio si possa fermare per un paio d’ore. Per vivere un’esperienza di altissimo livello come quella proposta qui da oltre vent’anni, bisogna concedere al tristellato Massimiliano Alajmo la possibilità di lasciarti guidare fra sentieri quasi inesplorati. Siamo in uno dei punti di riferimento dell’alta ristorazione italiana nel mondo, a Le Calandre si entra in profondità nei sapori per coglierne l’essenza.

Il grande lavoro di ricerca, che è stato riassunto in due bellissimi libri, è declinato attraverso tre proposte di degustazione. Una spazia dai grandi classici di Massimiliano, i “signature dishes” che lo hanno fatto conoscere, come il risotto allo zafferano e polvere di liquirizia, che troverete anche completato con aglio nero e bottarga. O l’ormai mitico cappuccino di seppie al nero e la sua più recente variante, il coloratissimo cappuccino murrina, con riccio di mare, alghe e barbabietola, uno scrigno prezioso e delicato di sapori. Poi ci sono altri due menù, ispirati ai gusti personali dei due fratelli, Max e Raf. Quello di Max si conclude con “Illusione” un’esperienza indimenticabile dedicata ai sapori dolci, un omaggio al cioccolato nato quasi per gioco nel 2002 e proseguito ogni anno con creazioni sempre diverse.

In sala Andrea Coppetta Calzavara guida una squadra giovane e affiatata, sempre col sorriso fra le labbra. Mille le referenze in cantina per un’esperienza di abbinamento e di degustazione da non dimenticare. Menù da 135 a 225 euro.

27 Agosto 2019
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Lazzaro 1915

A Pontelongo, placido paese in provincia di Padova, Piergiorgio Siviero guida con mano sicura uno dei luoghi di punta della cucina creativa veneta. Un’insegna contemporanea, ma forte di una secolare tradizione familiare inaugurata dal nonno Lazzaro, che rilevò assieme alla moglie il locale e l’annesso Albergo Trieste, e oggi esibita con orgoglio fin nel nome del ristorante.

La sala, guidata da Daniela, sorella del cuoco, coniuga cortesia e cordialità, offrendo all’ospite il contesto ideale per apprezzare una cucina all’insegna di garbate provocazioni e di un attaccamento non didascalico alle tipicità del territorio. A dominare è il pesce, declinato con sapienza in piatti che alternano momenti di grande golosità a tocchi più spinti e sperimentali. Come nel “cavalluccio marino”, carpaccio di cavallo marinato in acqua di mare e accompagnato da beurre blanc, uva e tartufi di mare, di straordinaria intensità, o nella rana pescatrice panata ai semi di oliva, con pera senapata e topinambur marinato, che stimola mente e palato grazie a note schiettamente amare. Non mancano preparazioni di carne, prima fra tutte l’oca, tipica della zona.

I dessert, affidati a Diletta Zenna, colpiscono per armonia e concentrazione, soprattutto in “Martinica”, biscotto al gianduia, ananas e cardamomo. La carta dei vini unisce ampiezza dell’offerta e ricarichi moderati. Due i percorsi degustazione, con possibilità di trarne singoli piatti: “Istantanee”, a 90 euro, e “Classici”, a 50; in media 80 euro. Molto interessante il pranzo di lavoro: 25 euro in 25 minuti (giorni feriali).

27 Agosto 2019
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Ai Navigli

L’hanno definito un locale glamour per quei suoi onirici svolazzi di veli e per quelle sue architetture di audace design. Eppure Ai Navigli – suggestivo locale che si trova lungo le rive cittadine del Piovego, poco lontano dall’antica Specola di Galileo – ha un’anima semplice e non hai mai anteposto la bellezza alla sostanza.

Della serie: scintillante il locale, ma belli e concreti anche i piatti che serve. Elena Bernardi ha costruito la sua esperienza in un’osteria storica di Dolo, di quelle con il banco pieno di “spuncioni” alla veneta: conosce bene il lavoro della cucina, sa scegliere e lavorare il pesce. La sua sensibilità di donna è alla base anche della sua crescita professionale, che è stata costante. La sua squadra, da oltre un anno e mezzo, è formata da giovani a cui lei stessa ha insegnato bene il mestiere.

La proposta di cucina è basata sui prodotti del mare e delle lagune. Presentati con fantasia, ma senza esagerare nella creatività per dar modo alla materia prima di esprimersi al meglio. I crudi cambiano ogni giorno, il millefoglie di baccalà è un classico, la calamarata con tartare di tonno, erba cipollina ed emulsione di vongole un piatto che sa stupire senza essere complicato. Tra i secondi imperdibile – specie per chi ama la tradizione – l’anguilla alle due cotture. Interessanti menu degustazione a 49 euro (sette portate) e a 59 (percorso di crudi). Carta dei vini stimolante poiché, oltre a presentare molte etichette – e tra esse tante bollicine –, propone qualche interessante novità. Conto sui 45-50 euro.

27 Agosto 2019
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Fuel – Ristorante in Prato

Il Fuel ha trovato in Davide Di Rocco, cuoco che seppur giovane vanta un passato di rango, una guida sicura. Lo storico locale – da qualche anno dei fratelli Greggio – affacciato con le grandi vetrate a catturare la luce e gli scorci dell’aristocratico Prato della Valle, continua nel suo originale percorso di ricerca e di crescita, senza mai allontanarsi troppo dalla rotta della tradizione.

Di Rocco è cuoco talentuoso e saggio: ha condotto la cucina del Fuel (dove è affiancato da Alberto Baù, collega giovanissimo con esperienze a Cortina) su sentieri rassicuranti connotati da equilibrio ed eleganza, riuscendo nel contempo a trovare una sintesi felice fra abbinamenti apparentemente complessi e l’esigenza di far emergere sempre – con nitidezza – il gusto delle ottime materie prime utilizzate. La cifra stilistica di espressione è alta e in costante “aggiornamento”.

Cucina che strizza l’occhio anche al territorio come nell’insalata di gallina tiepida e il suo consommé, nel baccalà cotto e crudo o nella faraona con zucca, capperi e olive. Un piatto sempre gettonato è lo spaghettone all’aglio orsino, olio e peperoncino e pure quello al burro, acciughe e tè affumicato. Da non perdere i dolci fatti in casa. Carta dei vini curiosa, ben presentata da Filippo Caporello. Tante bollicine, anche di maison poco note. La veranda con vista Prato e Santa Giustina accompagna piacevolmente l’esperienza a tavola. Conto sui 65 euro.

27 Agosto 2019
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