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Belluno

Baita Fraina

Situata in posizione incantevole, alle pendici del monte Faloria e ai margini del fitto bosco che circonda anche il locale Golf Club, Baita Fraina ha fatto la storia della ristorazione ampezzana. Della baita, in realtà, rimane solo il nome: si tratta infatti di un’accogliente casa di montagna che comprende, oltre al ristorante e alla terrazza panoramica vista Tofane, un bed&breakfast di sei camere. Tra tavoli e cucina si prodiga con passione un’intera famiglia e ai gestori, i fratelli Adolfo e Alessandro Menardi, si affianca oggi la nuova generazione: Luca (ai fornelli), Sara (in sala) e Simone (in cantina). Se la proposta della cucina resta imperniata su tradizione, semplicità e accurata selezione delle materie prime, non mancano però le novità: accanto ai piatti che hanno fatto la fama del locale, come i casunziei preparati secondo tradizione ampezzana, i torchiatelli di puccia (pane tipico) con ragù di speck e radicchio di Treviso o il filetto di cervo con composta di mirtillo rosso e aceto balsamico, compaiono piatti più moderni e altrettanto ben riusciti, come i tacos di canapa con carciofi scottati, robiola e crema di zucca e la pluma di maiale iberico cotta a bassa temperatura con chutney di mele. La cantina può soddisfare qualsiasi palato, spaziando dai piccoli produttori artigianali alle più prestigiose etichette italiane e francesi con un’ampia scelta di vecchie annate. Completano il quadro la familiare cortesia del servizio e un conto che si aggira sui 50 euro o poco più.

21 Settembre 2020
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Baita Piè Tofana

Il comprensorio delle Tofane si avvia a diventare il teatro dei più importanti eventi di sci alpino dei prossimi anni: i Campionati mondiali 2021 e le Olimpiadi invernali 2026, condivise tra Milano e Cortina. Sembrava impossibile che un ristorante con una posizione strategica come Baita Piè Tofana, proprio di fronte alla nuova pista “Vertigine” appositamente allestita, non fosse sulla cresta dell’onda, anzi fosse chiuso. È toccato a Michel Oberhammer, proprietario dell’azienda di distribuzione di vino La Cave, prendersi in carico il dovuto rilancio. Dopo una raffinata ristrutturazione e un periodo di assestamento a inizio 2019, questa baita tutta in legno con terrazza panoramica ha trovato la giusta quadratura. Merito anche della consulenza di uno chef esperto come Alessandro Favrin, che ne sta curando l’impostazione gastronomica. Dopo un imperdibile assaggio di speck prodotto dalla Malga Pretzhof, sfilano una serie di piatti aderenti al territorio ma rivisitati con eleganza come il salmerino alpino marinato con gel di sedano di montagna e insalatina di finocchio croccante e arancio, gli gnocchi di patate con “cicche” di coniglio, radicchio della Marca e crema di ricotta di bufala, e il cervo ai profumi del bosco. Servizio premuroso e sorridente. Carta dei vini di livello prevedibilmente molto alto con centinaia di etichette provenienti da tutto il mondo. Conto sui 60 euro, anche nell’esclusivo, richiestissimo tavolo attorno al “larin” (caminetto).

21 Settembre 2020
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SanBrite

Quella di Riccardo Gaspari e Ludovica Rubbini è una bella storia professionale. La loro avventura nel mondo della ristorazione inizia più di dieci anni fa nella fattoria Brite de Larieto (in lingua ladina “malga del bosco di larici”), un luogo incantato a metà strada tra Cortina e passo Tre Croci, e prosegue alle porte di Cortina, nella frazione Alverà. Qui, lasciata la gestione della fattoria ai genitori di lui, i due hanno aperto prima un caseificio artigianale, il Piccolo Brite, poi, nel 2017, una tavola gourmet, il SanBrite. La loro proposta si basa sulla valorizzazione dei prodotti della natura che li circonda, partendo dai latticini e dalle carni della fattoria per poi spaziare tra gli ingredienti vegetali che provengono dall’orto e dai boschi circostanti. Il piatto più rappresentativo della loro filosofia è “pino mugo” – spaghetti monograno Felicetti con olio di pino mugo e pane croccante –, ma anche la trota di montagna marinata con acqua di levistico e panna acida allo yogurt dimostra una forte aderenza territoriale. Nel loro repertorio ci sono anche proposte di impostazione più generalista, ma non per questo meno riuscite, come per esempio i ravioli ripieni di anatra con crema di pan brioche e burro bianco e la guancia di manzo brasata con cime di rapa e puré di patate. Tocca a Ludovica occuparsi della carta dei vini e guidare il servizio nella bella sala affacciata sulle Tofane. Due menu degustazione: “Germoglio” a 90 euro e “Sentiero” a 120 euro. Alla carta si sta sugli 80.

21 Settembre 2020
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Da Aurelio

Il Passo Giau si trova in uno scenario di incomparabile bellezza: nei giorni di bel tempo lo spettacolo si estende a trecentosessanta gradi permettendo alla vista di spaziare sulle cime delle Dolomiti. Questo scenario emozionante è a 2175 metri di altitudine e alla stessa quota è ospitato un luogo del gusto di grande fascino come il Rifugio da Aurelio, recentemente integrato nella sua struttura con una bellissima sala dalle ampie vetrate. Qui, in un ambiente caldo e accogliente, Luigi Dariz propone la sua moderna versione di cucina di montagna: grande attenzione alle erbe e ai fiori, di cui ormai il cuoco è diventato profondo conoscitore (tiene anche dei corsi), semplicità e concretezza per piatti che conquistano, come nel caso della frittatina al crescione del Giau con formaggio da Col e tartufo nero. Ancora tra gli antipasti, è molto buona anche la spuma di patate all’aglio orsino con finferli, sedano selvatico, fieno e fiori. I tortelli di camoscio, terra di porcini ed erbette lasciano il segno, così come l’ottimo orzetto mantecato al formaggio erborinato e ortica. Se ci si può aspettare, senza sbagliarsi, qualche buon piatto di carne, non mancano quassù gli omaggi al mare: ecco allora le delicate seppioline di Porto Santo Spirito con spuma di polenta. Ottima conclusione dolce con la deliziosa panna cotta al fieno con succo di cranberry e lichene. Molto ben fornita la carta dei vini, servizio cordiale e spesa sui 50 euro alla carta con un valido menu del territorio proposto a 58 euro.

21 Settembre 2020
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Al Camin

Cortina d’Ampezzo, località regina delle Dolomiti, tra glamour, mondanità e un paesaggio di una bellezza senza pari, ha anche i suoi angoli di confortevole tranquillità dove mangiare come si deve. È il caso del Camin, luogo intimo e accogliente che Fabio Pompanin ha saputo far crescere con professionalità e gusto. A partire da un’ottima cantina dalla quale scegliere etichette originali proposte con il giusto ricarico, per continuare con il calore di un’ospitalità sorridente. La cucina è quella che ci si aspetta da un ristorante del genere: saporita, concreta, fatta di piatti in cui la tecnica è al servizio di una genuinità mai banale. E allora vale la pena iniziare con la squisita tartare di daino battuta al coltello con nocciole e porcini oppure, per chi ama i gusti dal mare, con le ottime noci di capesante grigliate con scapece di zucchine e terra di anacardi. Tra i primi vale la pena assaggiare un grande classico come i casunziei di rape rosse all’ampezzana, ma non è da meno il risotto, perfettamente mantecato, al battuto di cervo con mirtillo, pane croccante e riduzione di Recioto della Valpolicella. Succulento lo scamoncino di agnello con carciofi, menta e crumble di aglio, riuscito anche il diaframma di vitello al pepe con scarola spadellata, emulsione di senape in grani e yogurt affumicato. Lasciare un posto per un dessert di gran gola come la crêpe tiepida alle mele con gelato alla cannella è d’obbligo. Si spendono volentieri sui 50 euro.

21 Settembre 2020
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Dolada

Situato in una posizione a dir poco privilegiata, con alle spalle l’imponente montagna da cui prende il nome e di fronte i dolci declivi dell’Alpago e il lago di Santa Croce, questo ristorante ha fatto la storia della gastronomia veneta dell’ultimo trentennio. Onore a Enzo e Rossana De Prà, che lo hanno reso un indirizzo di fama internazionale già negli anni Ottanta del secolo scorso, e apprezzamento per il lavoro che oggi svolgono i figli Benedetta, in sala, e Riccardo, al timone della cucina. Nei piatti nessun vincolo di confine, ma un occhio di riguardo per i prodotti del territorio incantato che circonda il locale. Le interpretazioni sono eleganti, concrete e moderatamente creative, come il salmone selvaggio affumicato in casa con burro di malga e rafano o con le lumache à la bourguignonne con funghetti ed erbe selvatiche; si continua con una divagazione marittima, gli spaghettini tiepidi con tartare di crostacei e primizie dell’orto, oppure con la golosissima carbonara di Riccardo, servita scomposta lasciando al cliente l’onere di mescolarne gli ingredienti. Da non perdere la sontuosa lepre alla Royale, di ispirazione transalpina. Si chiude con la torta rovesciata di pesche Impero e gelato al pistacchio di Bronte. La carta dei vini, in versione digitale, è ampia, ben costruita e propone diverse etichette al calice. Il servizio, governato dalle donne di famiglia, è cordiale e premuroso. “Menu gran degustazione Alpago” a 88 euro, “Menu dei Classici” a 62, alla carta sui 70.

21 Settembre 2020
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Locanda San Lorenzo

L’Alpago è una terra da scoprire, ai piedi di montagne forse meno note ma di grande bellezza e ricca di angoli di estremo fascino. È anche il mondo di un cuoco che quassù ha fatto del rispetto di territorio, stagioni e gusto una ragione di vita professionale, trasmettendo la sua sconfinata passione a tutta la famiglia. Ora infatti, mentre da sempre con lui lavora in sala la moglie Mara che con sé ha Angela, accanto a Renzo Dal Farra in cucina c’è anche il giovanissimo figlio Damiano. Ecco che allora uno stile inconfondibilmente legato alla tradizione e allo stesso tempo al passo con i tempi e aperto alle novità è diventato il segreto del meritatissimo successo di questa locanda dalla storia ormai centenaria. Se il piatto che non potrà mai mancare è una variazione di agnello dell’Alpago che manda in visibilio i palati più allenati, le proposte cambiano regolarmente e immancabilmente regalano soddisfazione. Conquistano le delicate note orientali della trota, affumicata e servita con guacamole e chutney di mango e peperone, anch’essa di queste parti. Notevole il risotto con ostriche, porcini, salsa al lemongrass, zenzero e finocchio, così come gli spaghetti freddi con scampi, seppie, gamberi crudi e caviale. Perfette anche le animelle di vitello dorate, servite con porcini, purea di patate e lemongrass. Tra i dolci è buonissimo il cremoso al cioccolato bianco con salsa di lime bruciato, yuzu, datteri e gelato al sesamo. La cantina, con ricarichi encomiabili, è di grande profondità. Si spendono 95 euro per il menu degustazione, sugli 80 alla carta.

21 Settembre 2020
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Tivoli

Si domina Cortina dalla “casa” di Graziano Prest che precede i tornanti in direzione del passo Falzarego, senza stancarsi mai dello spettacolo che riserva la bellezza senza tempo della conca ampezzana. Originario dell’Alpago, Prest è ormai un cortinese naturalizzato e il suo Tivoli è un’apprezzatissima tappa gastronomica: sarà per l’alto livello di accoglienza oppure per una carta dei vini di rara profondità. O ancora, semplicemente, perché qui si sta e si mangia davvero molto bene. La cucina è fatta di piatti di grande concretezza, ben eseguiti con materie prime di pregio sia locali sia di mare, come nel caso dell’ottima tartare di astice servita con avocado, pomodoro candito e crema tiepida al Riesling. Vale la pena assaggiare anche il goloso “McTivoli”: sandwich alla coscia d’anatra confit al rosmarino, dressing di scalogno, finferli e maionese ai lamponi. Tra i primi sono davvero buonissimi gli spaghetti dolomitici di patate con fonduta al Graukäse, salsa di foie gras, finferli, nuvola al rabarbaro e erbe di montagna disidratate. Difficile rinunciare all’agnello dell’Alpago in due portate arrosto, stufato, la pancia confit e poi i fegatini all’aceto balsamico e cipolla di Tropea, la costoletta dorata e le trippe. Degna conclusione il ricco “Dolce Verde” composto di mousse al sedano, crumble alle mandorle, sorbetto di lime e limone, mousse al basilico, macedonia di mela, kiwi e finocchio, salsa di yogurt e zenzero. Si spendono rispettivamente 95 o 125 euro per i menu degustazione, sui 100 alla carta.

21 Settembre 2020
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