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Belluno

Baita Piè Tofana

È passato un po’ di tempo ma è valsa la pena aspettare: Baita Piè Tofana a Cortina ha riaperto dopo una ristrutturazione davvero riuscita. Senza snaturare la semplicità di un rifugio di montagna, Michel Oberhammer, imprenditore appassionato, ha saputo realizzare un progetto di grande eleganza, nel quale prevalgono legno e sobrietà.

Tempo permettendo si può mangiare nel comodo dehors esterno, ma è l’intimità delle due sale a rendere il luogo così caldo e accogliente. A governare i fuochi è stato scelto, almeno per il periodo estivo, il piemontese Roberto Ottone, il quale, sebbene abbia elaborato un menu in cui non mancano la terra e i richiami ai monti, ama cucinare soprattutto il pesce. Così si può iniziare con le divertenti “cappesante e amatriciana”, evidente richiamo al piatto di pasta e proseguire con il morbido polpo di Santo Spirito con patate, colatura di burrata affumicata, cavolo viola, alghe e sbrisolona salata.

Tra i primi sono ottimi gli spaghettoni con Mozzarella di Bufala dop, limone di costiera, mandorle e ricci di mare, ma vale la pena assaggiare il risotto con acqua di pomodoro, astice, verdure in osmosi e olio extravergine di oliva, dalla perfetta mantecatura e di grande bontà. Ben eseguito anche il trancio di branzino al vapore con tortino di pomodoro al basilico e melanzane e zuppa di scamorza. Finale in dolcezza con il “ricordo di una vacanza a Sorrento” e le sue variazioni sul tema del limone. Bella carta dei vini, di cui Obehammer è grande esperto e servizio cordiale. Si spendono sui 65 euro alla carta.

27 Agosto 2019
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SanBrite

Sono riusciti a realizzare proprio una bella opera, Ludovica Rubbini e Riccardo Gaspari: coppia nella vita e sul lavoro, hanno saputo creare un luogo affascinante quassù, a debita distanza dalla frenesia cittadina della regina delle Dolomiti. Cortina e le Tofane sullo sfondo delle vetrate che lasciano ammirare un panorama che non stanca mai, per gustare un menu sempre in evoluzione, con piatti che il cuoco lega indissolubilmente al territorio elaborandoli con la sapienza di chi ha acquisito un’ottima tecnica.

Non bisogna dimenticare che Riccardo se ne intende di arte casearia, così qui, insieme all’ottimo pane, si assaggia un burro strepitoso. Si può iniziare con un classico di gola come la patata “primordiale”, cotta alla brace servita con purée di patate, beurre blanc e la sua buccia, oppure con il raffinato sedano rapa cotto al vapore con brodo di speck. Tra i primi difficile rinunciare a un cavallo di battaglia come gli spaghetti con olio al pino mugo e pane croccante, di balsamica suadenza. Ancora, sono buonissimi i ravioli con anatra selvatica, fegato grasso e crema di pan brioche.

Soddisfa anche la gallina, accompagnata da estratto di radici e sorbetto di senape. Interessante il nuovo corso con i dolci, tutti privi di zuccheri aggiunti, tra i quali spicca “Top inambur” riuscita proposta a base vegetale. Ben assortita la carta dei vini e servizio di cordiale professionalità al quale non manca il sorriso. 80, 100 o 110 euro per i menu degustazione, sui 75 alla carta.

27 Agosto 2019
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Da Aurelio

Il panorama sul comprensorio dolomitico che si gode dai 2236 metri di quota del Passo Giau è magnifico. Lo sguardo spazia dal Pelmo al Civetta, fino alla Marmolada. Al rifugio Piezza, a pochi tornanti dal passo, si può godere appieno di tanta bellezza sia dalla terrazza, quando la stagione lo consente, che dalla nuova, luminosa veranda tutta in legno e vetro.

Un ambiente elegante e confortevole, in cui gustare i piatti che Luigi Dariz, chef e proprietario del locale, propone selezionando con grande cura le materie prime e interpretando con personalità ricette del territorio. Il percorso gastronomico può essere aperto scegliendo l’ovetto morbido con crema di patate, finferli e formaggio da Col oppure lo speck cotto con mela e cren. Tra i primi si può optare per gli gnocchi di ricotta con tartufo nero, crumble e fonduta di formaggio oppure rifugiarsi nei classici tagliolini al burro di cirmolo e salmì di camoscio. Tra i secondi, il salmerino alpino con pane alle erbe e crema di patate al sedano selvatico è un’ottima alternativa al vitello con senape, miele, fondente di cipolla e coste.

Degna di nota anche la proposta di dolci fatti in casa, tra i quali spicca lo strudel di mele e crema. Il servizio, di grande gentilezza, mantiene il sorriso anche nei giorni di maggiore afflusso turistico e la carta dei vini è consistente e onesta nei ricarichi. Menù degustazione a 58 euro, alla carta poco più di 50. Per chi volesse prolungare la sosta sono disponibili anche due camere.

27 Agosto 2019
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Al Camin

La gran parte dei locali di Cortina, tarato il proprio lavoro su un turismo che dopo qualche anno di crisi ha ripreso a viaggiare a gonfie vele per queste valli, limita il periodo di apertura alle stagioni di maggiore afflusso, quella sciistica e quella estiva, con qualche sporadica eccezione nei week-end. Fa eccezione la tavola di Fabio e Lorena Pompanin, che non è solo richiestissima nei periodi affollati (per cena conviene prenotare con largo anticipo), ma si è guadagnata negli anni anche il ruolo di porto sicuro per la clientela locale nei mesi tranquilli.

Lorena accoglie con charme i clienti nella bella sala interamente rivestita in legno e nella terrazza con vista sulle Dolomiti. Fabio, al timone della cucina, da un lato interpreta con mano felice piatti della tradizione della conca come la tartare di daino con nocciole e porcini, i casunziei (ravioli ripieni di rape rosse), il filetto di manzo fasciato di speck con patate all’Ampezzana e la tagliata di controfiletto di cervo al lampone con cipolla rossa e finferli; dall’altro allarga lo sguardo a territori gastronomici più lontani come nel caso dei ravioli ripieni di carciofi con zucca e ricotta affumicata e della “pluma” di maialino iberico con radicchio di Treviso.

Il servizio mantiene alta l’efficienza in ogni situazione e la carta dei vini, di buono spessore, propone diversi abbinamenti al calice. Non meno gentili dei padroni di casa, i prezzi del menu: difficilmente si superano i 50 euro.

27 Agosto 2019
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Aga

Siamo sulla statale Alemagna, la direzione è Cortina D’Ampezzo, ma qui a San Vito di Cadore, proprio sotto il monte Pelmo, c’è un luogo gastronomico che merita la sosta. Aga, il locale di Oliver Piras e Alessandra Del Favero, si trova in una calda saletta rivestita di legno all’interno di un albergo.

Sono davvero pochi i tavoli riservati agli ospiti di questa giovane coppia, entrambi in cucina e tutti e due con importanti esperienze alle spalle, perciò vale la pena prenotare e vivere un’esperienza culinaria differente perché, si tratti della prima o dell’ennesima visita, ogni volta si troverà qualcosa di nuovo nei piatti, frutto dei viaggi di questi ragazzi alla ricerca del buono in tutto il mondo. Così lo stile nordico si ritrova abbinato a richiami alla cultura orientale, si fa un abbondante uso di concentratissimi brodi, non mancano le fermentazioni gestite ad arte e non semplici corollari di moda al piatto.

Prima di inoltrarsi nel menu va assaggiato uno dei migliori pani della ristorazione, accompagnato da un burro strepitoso. Poi si potranno gustare grandi proposte, tra le quali il delicato sashimi di muggine con brodo di pesce alla griglia, prezzemolo e agrumi o ancora gli squisiti tagliolini freddi in crema di burro e ostriche mantecati al momento prima di intingerli in un brodo tiepido di radici. Notevole anche la quaglia glassata alla melagrana con spuma di liquirizia, radicchio, crema di miso e ceci. Carta dei vini orientata ai naturali, servizio cordiale e menu degustazione da 80 o 105 euro.

27 Agosto 2019
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Dolada

Nella storia dell’alta ristorazione veneta e italiana da cinquant’anni, questo ristorante di famiglia ai piedi della montagna della quale porta il nome è ancora sulla cresta dell’onda. Merito di Riccardo De Prà che ha saputo, a suo tempo, prendere le redini da un grande cuoco moderno come Enzo e dalle due donne di casa, Rossana e Benedetta, che allo stesso modo si sono avvicendate in sala sempre con il sorriso sulle labbra. Così è ancora un grande piacere varcare la soglia della loro elegante, comoda, casa, per gustare piatti che, col passare degli anni, sono andati sempre più in una direzione classica e centrata sul gusto.

È il caso della tartare di vitellone nostrano con insalata croccante alle acciughe, omaggio al territorio da una stalla a chilometro zero servito alla giusta temperatura. Corroborante la zuppa di rosole con tarassaco, arricchita dal nobile tocco dei frutti di mare. Ancora, convincono gli ottimi ravioli ripieni di asparagi con spugnole, nepetella e fiori d’origano. Per restare su un’intramontabile specialità basta scegliere la carbonara secondo la ricetta di Riccardo. Tra i secondi meritano le perfette due cotture dell’alzavola farcita della sua “peverada”, di incredibile bontà.

Tra i dolci non deludono i canederli con lamponi e passion fruit, per terminare con gli intramontabili “golosessi”. La carta dei vini contiene tante interessanti etichette. Si spendono 62 o 88 euro per i menu degustazione, sui 75 alla carta.

27 Agosto 2019
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Locanda San Lorenzo

Un luogo di pace, fedele alla propria memoria anche nelle piccole cose: sulla strada che porta al Cansiglio, da dove venivano i legni per le navi della Serenissima, su un muro, è scritto ancora W Mercks, W Gimondi. La Locanda San Lorenzo è lassù nell’Alpago, un specie di terra di mezzo fra le montagne e il piano, con il grande dono del lago di Santa Croce, là in fondo.

Fondata il 7 gennaio del 1900 da Osvaldo Dal Farra, come locanda-osteria, è cresciuta a poco a poco nel tempo trasformandosi in un grazioso albergo con ristorante per gourmet. Ancora gestito, dopo un secolo abbondante, dalla famiglia Dal Farra. Ora Renzo, chef e patron, con a fianco il suo aiutante maggiore Paolo Speranzon, guida con grande mano una cucina che ha come mission quella di far volare alto il nome della sua terra e dei suoi prodotti, a partire dalla degustazione del mitico agnello dell’Alpago. Anche da solo vale sempre il viaggio.

La tartara di cervo compare in tavola con grande maestosità, seguita dall’avvolgente risotto di asparagi e foie gras. L’anguilla al profumo di alloro, purea di cavolfiore e riduzione di melograno suscita forti emozioni solo accarezzando il palato. Dolci voluttuosi a partire dal crumble salato, pistacchio, gelèe al limone, gelato di ricotta e yogurt e biscotto all’olio extravergine d’oliva. La cantina trabocca di oltre 800 etichette (con ricarichi corretti) e trasuda della passione con la quale paron Renzo l’ha curata anno per anno. Servizio gentile, premuroso e familiare. Una esperienza di fascino antico per un conto attorno ai 70 euro.

27 Agosto 2019
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Panevin

La zona di Feltre, bellissima da un punto di vista paesaggistico per non parlare dello splendido centro storico della cittadina, latita da sempre sul fronte gastronomico. Una delle poche eccezioni è il bel locale di Gianluca Campigotto. Questo ristorante si trova in una tranquilla frazione collinare e, nel corso del tempo, ha saputo consolidare la sua fama grazie a un cuoco patron con le idee chiare e un’ottima capacità di percepire i desideri del pubblico avvicinando i canoni dell’alta cucina a piatti ben articolati nella loro semplicità di fondo, sotto il segno di porzioni la cui abbondante sostanza non deborda mai nell’esagerazione.

Ci sono territorio e mare, una carta dei vini che inizia a diventare interessante e il servizio che alla professionalità abbina la gentilezza. Tra gli antipasti l’interessante millefoglie di foglie e radici oppure il goloso tris di coniglio in cui si assaggiano un croccante “rocher”, la cottura in porchetta e il fritto. A seguire, vale la pena gustare la cacio e pepe “delle Dolomiti” oppure i raffinati tortelli all’uovo ripieni di burrata liquida, gamberi e limone. Belle sfumature, tutte vegetali, nell’involtino di cavolo cappuccio con verdurine croccanti e umeboshi.

Succulenta, nella sua carnosità, l’anatra al vermouth con mele, formaggio caprino e funghi finferli. Si termina con una valida interpretazione del tiramisù al bicchiere con spuma e gelato al caffè, crumble al cioccolato, cremino al mascarpone. Si spendono, senza rimpianti, sui 50 euro.

27 Agosto 2019
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Tivoli

Si passa il centro di Cortina e si sale in direzione del passo Falzarego per incontrare questo ristorante-istituzione della conca ampezzana che Graziano Prest presidia con successo e savoir-faire. Un ambiente intimo, raccolto e caldo, di quell’eleganza che ci si aspetta in montagna. Una notevole carta dei vini, curata dall’esperto Kristian Casanova, completa l’opera di Prest in cucina. Il suo è uno stile classico, improntato com’è giusto alla soddisfazione della gola ma non privo di un’ottima tecnica e della necessaria pulizia esecutiva.

Ci si può divertire quindi con il ghiotto “Mc Tivoli”, raffinato sandwich alla coscia di anatra confit al rosmarino con dressing di scalogno, finferli e maionese ai lamponi. Non mancano bei piatti dal mare, come l’ottima tartare di astice con avocado e pomodoro candito e crema tiepida al Riesling. Tra i primi vale la pena di assaggiare i tortelli con agnello dell’Alpago, levistico, yogurt, rafano e porcini, ma anche gli spaghetti di patate “Dolomitici” con fonduta al Graukäse, salsa di foie gras, finferli, “nuvola” al rabarbaro ed erbe di montagna disidratate.

Difficile rinunciare, infine, al cervo con il suo spiedino arrosto, il filetto con spuma di polenta, foie gras e ricotta affumicata, goulash con soffice di patate e rafano. Riuscita conclusione dolce con lo strudel “in vetro”: semifreddo alle mele e cannella, zabaione al Marsala, uvetta fermentata, pinoli sabbiati, spuma di latte e mela croccante. Servizio di cordiale professionalità e spesa sui 90 euro alla carta.

27 Agosto 2019
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