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Udine

Ilija Ristorante

La millenaria foresta di Tarvisio, al confine con l’Austria e la Slovenia, fa da splendida cornice al ristorante che si affaccia su un superbo campo da golf. Durante la bella stagione la terrazza esterna offre un magnifico panorama sulla piana del Priesnig. Quando, invece, le temperature si irrigidiscono e il manto bianco della neve ricopre tutto, le calde e accoglienti sale interne offrono un riparo confortevole e consentono uno sguardo inedito e privilegiato sul Generale Inverno.

Sin dalle prime pagine del menu spiccano prepotentemente le variegate e golose proposte di pesce. Ilija, cuoco con i natali in Croazia, con creatività e coraggio ha deciso di proporre i sapori e i profumi del mare – prezioso patrimonio della sua memoria – in un inusuale contesto montano. Il pesce fresco arriva quotidianamente dal Golfo di Trieste e viene esaltato con naturale semplicità, con qualche leggiadro tocco di spezie orientali e bontà locali, come i lamponi e il burro di malga.

La deliziosa tartare di ricciola e maionese Lustock (porro selvatico, tipico del tarvisiano) può essere una leggiadra partenza per poi proseguire con il conchiglione al ragù di verdure e salsa ai quattro pomodori. Tra i secondi, molto buono il filetto di gallinella camouflage. I dolci sono tutti golosi, in particolare la caprese al cioccolato. La cantina è ben fornita e offre una ricca scelta di vini bianchi non solo locali. Il servizio è sorridente e premuroso. Menu degustazione a 5 e a 7 portate, rispettivamente a 60 e a 75 euro; se si sceglie alla carta ne bastano 55.

27 Agosto 2019
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Trattoria Al Paradiso

Una cucina rigorosamente territoriale, legata alle materie prime e alle stagioni, arricchita da diverse “contaminazioni” legate alle tradizioni gastronomiche mitteleuropee, slovene e mediterranee. Nel territorio non mancano erbe spontanee, svariate radici, funghi, tartufi (Muzzana), zafferano (Flambruzzo), farine (mulino Zoratto), trote e anguille dello Stella: un ambiente ideale per Matteo Contiero, 39 anni, padovano di nascita con solide esperienze alle spalle maturate in Alto Adige, che basa la sua filosofia di cucina sul rispetto e l’esaltazione delle materie prime.

Questo suggestivo “fogolar della tradizione”, già conosciuto con il nome di “Ostarie al Paradiis”, (ri)nasce nel 1972 per la passione di Anna Maria e Aurelio Cengarle e continua la sua missione per merito della figlia Anna, animata dallo stesso spirito, fin da bambina. Un caseggiato che risale al 1500, un bel giardino e sale accoglienti: in quella del camino, con il tradizionale “fogolar” friulano (simbolo di cultura e tradizioni), intima e raccolta, potrete gustare piatti scanditi dal ritmo delle stagioni.

Dopo aver resistito, invano, alla soppressa di Aurelio, ecco un variegato antipasto a base di asparagi delle risorgive cotti e crudi, uova su uova, zuppetta di caprino, polvere di olive e tapioca soffiata piuttosto che a base di funghi autunnali. Non mancano mai i saporiti cjarsonos alle erbe di campo e limone salato, seguiti dal profumato agnello di Cherso o dal succulento carrè di cinghiale alle erbe aromatiche. Cantina che rappresenta generosamente il Friuli, e non solo. Circa 55 euro.

27 Agosto 2019
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1883 Restaurant & Rooms

Nel 1600 era un convento, nel 1883 diventò una rivendita vini e l’insega lo ricorda. Dal 2016 tre giovani coraggiosi formano il team che ora gestisce la moderna locanda. Chiara Nemaz (per tutti Kiara la triestina), triestina d’origine, Stefano Arban (ai fornelli) e Marco Chiarotto (maître e sommelier) operano insieme da oltre una decina d’anni, pur avendo superato da poco la “trentina”.

Il tocco estroso che ha ispirato il restauro dei locali viene percepito immediatamente: invece della “solita” tovaglia troverete un runner di carta dove è stata ritagliato il 1883 per evidenziare il legno dei tavoli. Ma ogni dettaglio è stato studiato con cura. La cucina non ha confini: i tortelli di stracotto saporito di pollo, velluto di salsa di osso, peperoncino e curry, si ispirano a una zuppa orientale; insolita anche la tartare di cervo all’aglio nero fermentato, servita con stracciatella di bufala affumicata, pomodorini secchi e spinacini.

La fantasia esplode ancora con i dessert dove spicca il cremoso allo yogurt di capra, gelato al whisky torbato e fave di cacao. La cantina, dotata di spesse mura e umidità costante, è governata, con molta competenza, da Marco che vi consiglierà i giusti abbinamenti. La carta è molto ben curata con un’attenzione particolare a piccole realtà del territorio, che consentono belle esperienze a prezzi molto contenuti. Due i menu: “Impariamo a conoscerci… ma senza impegno” a 50 euro, Menu Gourmet (a base di pesce) a 64 euro. Alla carta circa 50.

27 Agosto 2019
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Da Toni

Storia, arte e cultura gastronomica a Varmo, e nella piccola accogliente Gradiscutta, sono di casa e si respirano di gusto al ristorante Da Toni dove Aldo Morassutti riceve il pubblico presentando la migliore essenza della tradizione friulana. L’ambiente è ideale, rilassante, con lo storico fogolar che riscalda l’atmosfera delle giornate più fredde. Immerso nella campagna, il locale è circondato da un bel giardino che si gode particolarmente d’estate, pasteggiando sotto al portico.

Dal 1928 a oggi, il ristorante, nato come osteria e trattoria, è celebrato per l’attuale attenta rilettura della tradizione locale: piatti saporiti che nascono dall’unione di ingredienti freschi e genuini con i saperi di cucina. Le verdure di stagione arrivano dall’orto di casa, la carne e i salumi sono quanto di più schietto possa offrire il territorio. Erbette, primizie, asparagi e funghi appaiono nella carta quando è il momento giusto.
Minestra di basilico e orzo, cjalsons e pasta fatti in casa, risotti di stagione, la lista di delizie è notevole e culmina con l’anatra allo spiedo, uno dei punti di forza del menù.

Mostarde e confetture di produzione propria accompagnano un’accurata selezione di formaggi da applauso. E, arrivati al dolce, tra sorbetti, tortini e sfoglie, trionfa un tiramisù da non perdere. La carta racchiude vini di ottimo livello, sia che si tratti di etichette friulane, che quando spazia nelle migliori aree vocate d’Italia e viaggia oltre confine. Il conto è sempre corretto: intorno ai 50 euro.

27 Agosto 2019
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Vitello d’Oro

Citato per la prima volta in un documento del 1847, è uno dei locali più antichi della città. Si trova nel cuore di Udine, a due passi dall’incantevole Piazza San Giacomo, un tempo luogo per il mercato cittadino. L’arredamento in legno rende calde e accoglienti le quattro sale interne. I tavoli sono raccolti attorno a un tipico “Fogolar Furlan” che in inverno è sempre acceso. Durante la bella stagione, invece, si può mangiare all’aperto, nel bel giardino di proprietà.

I fratelli Sabinot hanno seguito le orme del padre Antonio che per primo propose una cucina di pesce nel entroterra, sfruttando la generosità del Mar Adriatico. Oggi il menu continua a prediligere il pesce, ma non trascura le verdure di stagione e le carni. Si può iniziare con la delicata tartara di tonno e avocado per poi passare alle deliziose linguine con asparagi e acciughe. Tra i secondi, è molto buono il pesce spada con bufala e pomodoro fresco; inno alla semplicità e alla tradizione mediterranea.

I dolci sono ricchi e goduriosi, da provare la crema al cioccolato e nocciole caramellate. Il servizio è premuroso e sorridente. Antonio Sabinot vi guiderà nell’abbinamento dei vini, attingendo da una cantina ben fornita: un’ampia scelta di vini bianchi friulani in sintonia con la cucina, intervallati da ottime etichette di rossi. Si spendono 70 euro per il menu degustazione grande e 58 euro per quello piccolo; sui 65 euro alla carta.

27 Agosto 2019
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Osteria Altran

In questa accogliete cascina spersa nella campagna della Bassa Friulana non ci si arriva per caso. Ma lo sforzo sarà ripagato perché, una volta abbandonata la trafficatissima A4, scoprirete una dimensione fatta di piccoli borghi, silenzio, rottura netta con la società tecnologica. Magari il cellulare vi abbandonerà ma, in questa nuova dimensione, è quasi un vantaggio.

Questa è una nobile e bucolica dimora contadina dove ci si sente a proprio agio e, nei mesi più freddi, ci sono sempre i caminetti accessi a rendere l’atmosfera calda e avvolgente. E, a fine cena, ci si può abbandonare sulle poltrone davanti al fuoco a concludere la bella esperienza con gli aromi di un ottimo distillato. La cucina è sempre nelle solide mani di Alessio Devidè, un cuoco di poche parole che contrasta con la personalità estroversa di Guido Lancellotti, il “patron” che ora osserva (e governa) da dietro le quinte.

Ma questa “strana coppia” ha saputo dare vita a un locale che soddisfa lo spirito oltre che la gola: qui prevalgono i fatti (buoni). La cucina ha una chiarissima impronta territoriale, ma è interpretata con una inappuntabile tecnica moderna. Carni e pesce si alternano, ma forse, a sedurre di più, sono i prodotti della terra. La campagna può essere generosa: su tutti l’agnello con crema di capperi e aglio nero. La partenza fresca e seducente arriva dal mare con la ceviche ai percebes; il risotto al baccalà, pomodoro, capperi e olive risponde a tutti i sacri crismi. La selezione dei dolci conquista i palati più golosi. Cantina bella e generosa. Circa 75 euro.

27 Agosto 2019
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Elliot

Il ristorante si trova immerso in un’affascinante oasi di pace nel cuore dei Colli Orientali del Friuli con una splendida vista sui vigneti della vicina Abbazia di Rosazzo. Il locale domina la sommità della collina nei pressi dell’abitato di Manzano e la sua ampia terrazza, nei mesi più caldi, si trasforma in un’oasi di freschezza, un punto di ritrovo molto trendy. Nell’attiguo boutique hotel, sempre più meta di buongustai richiamati dalla fama del giovane cuoco e della sua squadra, ci sono bellissime camere arredate con gusto e classe.

In pochi anni il ristorante ha scalato i vertici della ristorazione friulana grazie alle grandi capacità tecniche della brigata di cucina unite a passione e fantasia. Ma il territorio è protagonista assoluto delle proposte della cucina. L’atmosfera è serena e la cucina è gratificante, con piatti che onorano tradizioni e territorio, ma con sguardo attento al mondo che cambia, grazie ad abbinamenti coraggiosi e grande pulizia dei sapori. Come nella tartara di cervo, con zucca in agrodolce e foglie di senape, oppure nell’anguilla affumicata al legno di melo, con acqua di mozzarella di bufala e coriandolo. L’anguilla è anche il primo attore nel buonissimo risotto.

I dolci e il pane sono peccaminosi. Il servizio è puntuale, preciso e mai invadente, grazie ad Andrea Sbrizzo che, dopo essere stato a New York alla corte dei Bastianich, è rientrato nel suo amato Friuli. La cantina dei vini è ben fornita in particolare con etichette di piccoli produttori emergenti, con prezzi equi. Alla carta circa 60 euro.

27 Agosto 2019
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Al Ferarut

Il Parco dello Stella, i grandi alberi e i generosi corsi d’acqua fanno da sfondo a un paesaggio agreste e la terra della bassa pianura friulana fa da ideale cuscinetto fra la montagna e il mare, dove gli elementi della natura convivono in una pace serena. Territorio, tradizioni, sapori ancestrali sono il bagaglio culturale di Alberto Tonizzo, già allievo di Igles Corelli.

Qui la filosofia della cucina attinge autenticamente e abbondantemente dalla memoria, dai frutti della terra arrivando fino al mare: le stagioni e la qualità dei prodotti sono i cardini portanti. L’atmosfera è calda e rassicurante, merito dell’accoglienza schietta e gentile di Annamaria e dei fiori freschi che sempre ingentiliscono le sale. Il cuoco (e paron) interpreta anche i piatti più classici con tecnica precisa e con abbinamenti curiosi e golosi come potrete verificare con la “medusa alle seppie sporche”, un bel gioco tra seppie, ricci di mare, capperi di Pantelleria e alghe condite.

Nella saletta che racchiude il tipico fogolar friulano o nella sala più grande ed elegante sarete gratificati dai freschi sapori del mare e dai sapidi profumi della terra ferma come negli gnocchi di pesche tabachine, caviale friulano, ricotta agli agrumi e salsa d’aneto. Di lussuriosa bontà l’anguilla al salto con pelle soffiata. Per i carnivori impenitenti c’è la tenera vitellina alle erbe profumate. Dolci soavi e delicati. Nel caveau della ricca cantina (che spazia nel mondo) sono allineate oltre 600 etichette famose per nome ed età. Il servizio al bicchiere è ottimo. Circa 80 euro.

27 Agosto 2019
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Agli Amici

La cucina di Emanuele Scarello e della sua brigata richiama appassionati da ogni angolo d’Europa. Non a caso la bandiera della famiglia Scarello sventola da ben 130 anni nel ristorante di Godia, che si merita la definizione di centro dell’enogastronomia friulana, pur trovandosi nella periferia di Udine. La sorella Michela accoglie con professionalità gli ospiti in sala, consigliando gli abbinamenti e cominciando con gli aperitivi, dalle classiche bollicine, ai miscelati, per continuare poi con i pregiati vini della cantina. Da una carta che seleziona produttori italiani di nicchia e altri di fama mondiale.

I due fratelli hanno saputo dare un’invidiabile impronta moderna a un luogo storico, ereditato dai genitori Ivonne e Tino che ancora oggi, pur avendo fatto un passo indietro, non lesinano consigli e anche qualche rimprovero, quando serve. Tanti i menu: “Quello che è nuovo è indimenticabile” (e non si dimentica la quaglia sul carbone, zabaione alle erbe e salsa alle olive) proposto a 120 euro. Nel “Go green”, ovviamente per vegetariani e non, spiccano i tagliolini alle nocciole, salvia pratensis e pepe nero (95 euro).

Dalle cappesante, brodo di citronella, zenzero e yuzu che dominano il menu “Storia e cuore cartoline del mondo” (100 euro) si comprende come gli sguardi della cucina siano rivolti all’infinito. Molto assortita la scelta dei formaggi e, per chi a fine pranzo ha ancora spazio, i dolci sono buonissimi. La cantina è ricca e senza ricarichi da brivido. Alla carta circa 90.

27 Agosto 2019
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Ai Tre Canai

A dare il nome al ristorante è “la bocca dei tre canai” percorsa dai pescherecci locali. La tradizione è onorata in pieno con il “bisato in speo” ovvero l’anguilla allo spiedo. La tradizione maranese dei pescatori è rispettata in pieno anche nel boreto, tanto che Giorgio Dal Forno ha vinto la sfida tra i ristoranti dell’Alto Adriatico svoltasi a Fano.

Per quanto riguarda il “bisato” (anguilla), invece, viene tagliato a tocchetti di circa 10 centimetri, infilzati in uno spiedo alternati da foglie di alloro e posizionati a 50/70 cm dalle braci, avvicinando lo spiedo mano a mano che il calore diminuisce. Una cottura perfetta si ottiene dopo oltre tre ore, ma talvolta ne sono necessarie anche cinque. La pelle resta croccante e la polpa morbida e gustosa. A dare un tocco particolare è la scelta della legna: nocciolo, ciliegio, rosa, alloro e altro, secondo la tradizione dei casoni dei pescatori che si tramanda da secoli. Tale prelibatezza non può essere messa in carta tutti i giorni, per ovvie ragioni, ma è sempre disponibile su prenotazione.

Un’altra specialità che è difficile trovare in altri ristoranti sono le alghe fritte, ovvero la lattuga di mare. Nei mesi più freddi non mancano mai le ‘canocie’ (le cicale di mare), tanto che un celebre detto marinaro locale sostiene che “a Santa Caterina è meglio una canocia che una gallina”. La cucina si diletta anche nella realizzazione di splendidi dessert. La cantina è governata dalla signora Claudia che propone il meglio della produzione regionale. Circa 40 euro.

27 Agosto 2019
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Ristorante Laite

Arrivare a Sappada è sempre impegnativo, in inverno come d’estate. Se lo facciamo dal Veneto, oltrepassata la galleria che una volta segnava il confine col Friuli Venezia Giulia, scopriremo questa perla dolomitica da due anni in provincia di Udine. Si tratta di una isola linguistica di matrice tedesca, divisa in 15 borgate. Quella denominata Hoffe si trova a meno di un chilometro dal centro. Fra le case tipiche della zona, su una piazzetta, troviamo il Laite, che nella lingua sappadina significa “prato al sole”.

La piazzetta è una terrazza naturale verso le montagne innevate d’inverno o verdissime d’estate. Bisogna pensare al paesaggio che sta intorno al Laite per capire Fabrizia Meroi, friulana di Cividale, protagonista di una cucina di confine che non smette mai di sperimentare e di ricercare nuovi gusti e nuove sensazioni al palato. Prendete il menù “lungo”, il “Plissn”, per assaporare il coregone, gelato ai cereali, finocchio selvatico, bergamotto o la tartare di agnello, fieno, clorofilla di ribes, frutti rossi fermentati. In cucina Fabrizia Meroi tratta sia la carne che il pesce (rigorosamente “povero”) e ha un uso attento e geniale delle erbe di stagione. Il ristorante, all’interno, è come una casa sappadina, calda e accogliente, con due stube del Seicento e dell’Ottocento.

Per i vini affidatevi al marito Roberto Brovedani, già Sommelier dell’anno della guida “I ristoranti d’Italia dell’Espresso”. Affidatevi alla sua passione e conoscenza per provare esperienze di abbinamento uniche. Tre menù degustazioni da 80 a 120 euro.

27 Agosto 2019
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La Taverna

Il ristorante è stato ricavato dalle pertinenze di un castello trecentesco, già dimora dei Visconti di Mels, ristrutturato fedelmente dopo il terremoto. La marcia vincente de La Taverna parte nel lontano 1979, quando Matilde e Piero Zanini rilevano quella che era una vecchia osteria di paese. Ora la bella e ampia sala che accoglie gli ospiti viene riscaldata dal fuoco del caminetto, durante le fredde giornate invernali. Per contro, un bel giardino dove si può cenare, offre il giusto refrigerio nelle calde sere d’estate.

Ai fornelli opera Ivan Bombieri, veneto di nascita e friulano per adozione, con una filosofia di cucina concreta e coerente, caratterizzata da qualche azzardo culinario ben riuscito. Il menu rispetta le stagioni e i prodotti del territorio; gli ortaggi e le erbe aromatiche provengono in gran parte dall’orto di casa. Tra gli antipasti spicca la battuta di pezzata rossa con cipolla all’aceto di lamponi e burrata. Si può proseguire con un fumante e saporito piatto di garganelli ai crostacei dell’Istria e asparagi come preludio al sontuoso carré di agnello con crema di fave al cardamomo, un piatto di equilibrata arroganza.

Da provare i golosi dessert del cuoco come il soufflé ghiacciato alle fragole e gelatina al balsamico. La carta dei vini è curata e offre un’eccellente selezione di etichette locali e non, con ricarichi equilibrati. La cantina, considerata una delle più fornite in regione, merita senz’altro una visita. Il servizio è premuroso e cortese. Si spendono 90 euro per il menù degustazione e circa 70 alla carta.

27 Agosto 2019
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