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Rovigo

Alla Busa

Enrico Blaresin suonava il piano sulle Dolomiti, nei ristoranti più famosi. Lo ha suonato per anni anche alla Rosa Alpina al tempo in cui l’amico Norbert Niederkofler ‘studiava’ da astro nascente della cucina. Blaresin ha danzato sui sogni seguendo la musica fino a incrociare il destino nel 1997, quando ha potuto riprendere la trattoria che fu del nonno materno Tullio Bernardinello. Una scommessa vinta. Quella dell’Osteria alla Busa di San Martino delle Venezze, a due passi da Rovigo, è la classica storia dell’evoluzione di un locale dall’anima popolare che, attraverso nuove sfide, si apre a orizzonti più ampi. Culturali e gastronomici. Seguendo la passione, imparando attraverso il confronto, creando cose nuove, Blaresin, la moglie Sabina (ostessa e sommelier) e il cognato cuoco Massimo Polonio alla Busa hanno realizzato un progetto di ristorazione importante, partendo dai mattoncini di una materia prima selezionata con rigore. Pesce soprattutto. Nei piatti si coglie una rivisitazione intelligente della tradizione, osando solo dove si può, senza nascondere mai i sapori primari dei prodotti scelti. Dalla prelibata ostrica rosa di Scardovari alle verdure dell’orto di casa. Curata la composizione dei piatti. Da segnalare, oltre ai richiestissimi crudi, la crema di zucca al pepe con code di gambero, i tagliolini con pioppini e capesante, i gamberoni alla ‘busara’. Carta dei vini in costante evoluzione, su profili qualitativi alti. Ambiente elegante. Conto sui 50 euro. Ah, il famoso pianoforte c’è ancora…

21 Settembre 2020
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In Marinetta

Entrando in questa palafitta, letteralmente a bagno nelle acque che dal Po si trasformano in Adriatico, si è immediatamente immersi nel fascino magnetico di questi luoghi, in delicato equilibrio tra uomo e natura, terra e acqua. In Marinetta nasce dall’ambizione di offrire una finestra sul complesso ecosistema del Delta, di raccontarne le storie, la fragilità e, soprattutto, i prodotti. Qui a dettare la carta sono le stagioni del mare, che da valli e lagune portano in tavola pesci, crostacei e molluschi prelibati. La sala è arredata con freschezza e la giusta dose di eleganza, la terrazza sull’acqua offre un’atmosfera particolarmente intima la sera, alla luce delle candele. Si inizia dalla “gioia del crudo”, una selezione di ciò che di meglio offre la giornata di pesca, appena sfiorato dalla mano del cuoco, che sa eclissarsi al momento giusto ma dimostra buona tecnica e istinto per gli accostamenti nelle preparazioni più elaborate. Bilanciati e davvero golosi i paccheri con ragù di coniglio, canocchie fritte, capesante e aglio nero; più tradizionale l’anguilla arrostita, accompagnata da polenta bianca, giardiniera di verdure locali. Non è da meno il capitolo dei dolci, improntati a tradizione e schiettezza, come la crema belga con coulis di lamponi e crumble di mandorle. La carta dei vini è ampia, con una interessante selezione di ‘vini del mare’, espressione del territorio costiero italiano. I prezzi alla carta si aggirano tra i 40 e i 90 euro.

21 Settembre 2020
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Osteria Arcadia

Arcadia è un nome greco che fa riferimento a una regione del Peloponneso conosciuta come una terra incontaminata e perciò idilliaca. Così può sembrare a un visitatore anche il Delta del Po. Se ci si allontana dai (pochi) centri abitati questo angolo della provincia di Rovigo si lascia contemplare da chi lo percorre in auto, a piedi oppure ne attraversa i canali con le imbarcazioni. Le vie d’acqua sono le “autostrade” preferenziali di questo territorio, che regala prodotti di eccellenza come la cozza Dop di Scardovari o, in anni più recenti, l’ostrica rosa di Tarbouriech. Sono due eccellenze che potete trovare da Arcadia, osteria con bottega a Santa Giulia di Porto Tolle, aperto al mattino per le colazioni con le torte fatte in casa, poi a pranzo e a cena. A guidarlo è una donna con piglio sicuro, Pamela Veronese. In cucina, invece, c’è mamma Arcadia, che ha dato il nome a questo locale, un ristorante di pesce che non disdegna i piatti di carne, soprattutto selvaggina. Il menu di mare, legato al pescato e alla stagione, tra maggio e giugno dedica grande spazio alle cozze, tanto che, più che un ristorante, possiamo parlare di una “cozzeria”. Tra i piatti segnaliamo gli antipasti con moeche o i moscardini in umido con polenta, i primi con gli spaghetti al ragù di vongole o i tagliolini neri con ragù di fasolari. E, fra i secondi, il fritto misto del pescato, un piatto che può cambiare ogni giorno. Scontrino medio fra i 35 e i 50 euro.

21 Settembre 2020
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