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Trieste

Harry’s Piccolo Restaurant / Harry’s Bistrò

Sempre più elegante, un po’ più ampio, in una crescita qualitativa netta e percepibile sebbene già di base si trattasse di un ristorante con i fiocchi. Per non parlare del contesto in cui si trova: l’Harry’s Piccolo si affaccia infatti su una delle più belle piazze del mondo. Siamo a Trieste, in piazza Unità d’Italia, e qui, all’interno (nel dehors quando il tempo lo consente) del Grand Hotel Duchi D’Aosta, due sono gli assi a governare la cucina, tanto del ristorante gourmet quanto del Bistrò. Sono in gran forma, Matteo Metullio e Davide De Pra, giovani e giustamente ambiziosi cuochi, il cui sodalizio è di lunga data. A completare il quadro una sala che marcia con i ritmi giusti, in capo a Elena Brussa Toi che sceglie anche le etichette per una carta dei vini molto ben articolata.
I piatti sono come ci si aspetta da un luogo del genere, tecnicamente perfetti e con una calda anima di gusto che mette d’accordo tanto i palati sofisticati quanto quelli di chi vuole semplicemente passare qualche ora coccolato come si deve. Grassa suadenza per la ricciola con pesca, brûlé non brûlé di funghi secchi, latte di mandorla. Buonissima la fregola risottata in brodo di gallina e zenzero, astice, dragoncello, pepe rosa, e notevoli gli spaghettini freddi con olive verdi, capesante, corallo, caviale, cetrioli e fumo di castagno. “Piccione e anguilla andata e ritorno” è un doppio servizio strepitoso con i due elementi in perfetta armonia.
Si termina, senza scendere mai di tono, con pere, robiola, miele all’arancia e zafferano. Menu a 130 o 170 euro, sui 120 alla carta.

21 Settembre 2020
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Scabar

Il verde mantello della Val Rosandra cede un lembo all’alta periferia di Trieste che, dal 1967, eleva su un piedistallo roccioso il ristorante Scabar, da cui si gode di una splendida vista sul Golfo. Il locale, fresco di restauro, prevede due sale, arredate in stile contemporaneo, con alle pareti gigantografie dedicate al Porto Vecchio e musica classica in lieve sottofondo, capace di evocare un’atmosfera rilassata, in armonia con il passato. Nelle fredde giornate d’inverno, quando la bora soffia impetuosa, un grande camino centrale regala tepore, librando nell’aria il confortante suono della legna che arde.
La tradizione marinaresca della città rivive anche nel menu, che propone una gloriosa sfilata di pesci, molluschi e crostacei, in assonanza con le stagioni e, soprattutto, con i giorni. A reggere il timone della cucina è Ami Scabar, che nobilita le specialità ittiche del momento con manualità creativa, guidata da suggestioni mitteleuropee e orientali. E così, la naturale bontà del pescato si intreccia con note speziate e balsamiche di erbe aromatiche provenienti dal vicino orto. Il capitolo degli antipasti, sia crudi che cotti, si apre con un delizioso carpaccio di calamari e mandorle tostate, per poi proseguire con una trilogia di baccalà. Tra i primi, i ravioli con gamberi e zafferano si distinguono per gusto e raffinatezza, introducendo a generose portate di pesce fritto e alla griglia.
La sala è gestita con professionalità da Giorgio Scabar, che cura anche la ricca cantina dove alloggiano in prevalenza vini locali, con oltre 150 referenze. Sui 50 euro.

21 Settembre 2020
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La Bottega di Trimalcione

Era il 1980 quando Walter Zacchini, con una buona dose di coraggio e un pizzico di sana follia, maturò l’idea di prendere in mano le redini dell’attività di famiglia, arrivando, nel 1990, a trasformare una semplice trattoria in quello che oggi è un ristorante di tendenza, a un passo da Piazza Venezia, nella cornice nostalgica, e un po’ romantica, del capoluogo giuliano. Così, in un ambiente intimo e raccolto, con volte a vista e pavimento in cotto, va in scena, sui versi di Dante e altri grandi autori, un menu a base di pesce, che ha fatto della freschezza il suo credo.
Una proposta che cambia quotidianamente e dipende strettamente dalla generosità del mare, della quale ha pieno rispetto. Si può quindi iniziare con una raffinata e ricca crudité di pesce e molluschi, che è autentica e sincera celebrazione dei sapori del Golfo. A seguire, un delizioso e appagante spaghetto con vongole locali, o caperozzoli in dialetto triestino. Tra i secondi, invece, merita l’assaggio il polpo alla griglia su crema di Parmigiano.
Nonostante il pesce sia il re della tavola, non mancano serate dedicate alla carne, quella toscana in particolare. La cantina offre una buona selezione di vini locali e nazionali spaziando anche oltre confine (Collio sloveno e Malvasie istriane), serviti alla giusta temperatura e con proposte al bicchiere. Il servizio, di una simpatia coinvolgente, è cortese e puntuale. Il conto si aggira intorno ai 45 euro.

21 Settembre 2020
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Al Bagatto

Era infatti l’ormai lontano 1966 quando la famiglia Marussi aprì l’osteria proponendo i piatti tipici della cucina triestina. Di anno in anno sono stati apportati continui miglioramenti, poi nel 1980 il restyling dell’ambiente e il gran salto di qualità nella proposta, e sull’insegna all’esterno appare l’attuale Al Bagatto. La qualità, il pesce freschissimo e la gentilezza del personale guidano i buongustai, compresi i sempre più numerosi turisti, fino al locale a pochi passi da Piazza Unità d’Italia, dove si gusta il profumo e il sapore del mare vicinissimo. La terza generazione è passata attraverso Roberto Marussi fino al 2018, e poi ha passato il testimone e la gestione ad alcuni collaboratori, guidati da Marko Kutnjak e dalla famiglia Leonardi. Cucinare non significa solo leggere una ricetta, è una questione di sensibilità e di rispetto degli ingredienti, uniti ai tempi e alle tecniche di preparazione. Se a questo si aggiunge l’entusiasmo dei due chef Ned Jovic e Milos Milosevic, che hanno portato una ventata di creatività. In sala a dispensare preziosi consigli c’è Giorgia Paliaga, sempre prodiga nel proporre abbinamenti insoliti.I dessert sono sfiziosi e molto accattivanti. La cantina funziona anche come privé e accoglie gli ospiti a tavola, tutto intorno più di 300 etichette disponibili anche al calice. Per chi si vuol lasciare portare c’è un menu degustazione a 60 euro (con 20 euro gli abbinamenti dei vini del territorio). Se si sceglie la carta, il conto si attesta sui 60 euro.

21 Settembre 2020
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