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Venezia

Villa Goetzen

Questa villa in riva al Brenta, con tanto di pontile per l’approdo delle barche (che con la bella stagione diventa un suggestivo dehors), ci racconta la storia della Riviera. Lo stile barocco, che la rende quasi una bomboniera, testimonia i fasti della Serenissima; il nome invece il passato austriaco (fino al 1866). Villa Goetzen è il sogno realizzato da Paolo Minchio, oste e ristoratore di lungo corso della Riviera. Ad aiutarlo in questo progetto, che da 25 anni è un’affermata realtà, è stata la famiglia: la moglie Paola e i due figli, Cristian e Massimiliano, che con passione hanno preso il testimone, rispettivamente, in sala e in cucina. Villa Goetzen è un ristorante (con locanda) dall’ambiente intimo e curato nei dettagli, forte di una cucina che con audacia ha percorso i sentieri della ricerca senza mai perdere di vista il valore della tradizione. Prova ne sia che il piatto più identitario resta la “zuppa di Papà Paolo”, fatta con tanti ingredienti e con una lavorazione particolare, di cui l’anziano genitore non ha mai svelato il segreto. Il crudo, invece, è l’apertura di orizzonte dei figli: dal tris di carpacci alla tartare di gamberi rosa. Tra i primi più originali il risotto con carciofi, gamberi e spuma di castagne. Sorprende la croccantezza dal cuore morbido dei fritti. Carta dei vini decisamente ricca di proposte, soprattutto in tema di bianchi e di bollicine, come si conviene in un ristorante di pesce. Il servizio è un punto d’onore dell’elegante locale. Circa 65 euro.

21 Settembre 2020
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Osteria Plip

La caratteristica principale di questo luogo è la libertà di interpretazione. Già prima di entrarci sappiamo che è un’osteria nata laddove, in tempi passati, c’era una centrale del latte, la Plip per l’appunto. E che ospita una pizzeria, ma può essere l’ambientazione ideale per un aperitivo, un meeting point e un cocktail tra amici. Insomma ciò che mette in connessione la tipica osteria e il ristorante gourmet, senza bisogno di etichette, anche se quelle di vino e birra sono molte e fanno parte integrante dell’arredo. David Marchiori è un cuoco preparato e creativo, con un istinto innato per la ricerca. La sua verve si rispecchia nel menu, ampio e rispettoso di ogni tipo di dieta. Le ricette scelgono prodotti locali e sapori che arrivano da lontano. Lo spiega Stefano Titone che racconta piatti come la battuta di manzo con zabaione di parmigiano e chips di prosciutto crudo; gli spaghetti aglio olio peperoncino mantecati al Castelmagno; il filetto di spada con cipolla caramellata e crumble di olive nere, oppure il filetto di maiale in crosta di guanciale con crema speziata di arachidi. In alternativa le pizze artigianali con impasto a lenta maturazione, oppure i sostanziosi burger. Lo staff è preparato e puntuale, dal momento dell’aperitivo ai dessert come la meringata di cioccolato bianco e peperoncino. Buona la proposta di cocktail che si possono assaporare a tutto pasto. La cantina accoglie circa 150 etichette e una settantina di birre artigianali selezionate. Il conto alla carta si aggira intorno ai 35 euro. Scende se si opta per burger oppure pizza.

21 Settembre 2020
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La Tavernetta

Luogo esclusivo il Lido di Venezia! E la Tavernetta conquista sia chi ci vive che i turisti, numerosi durante la Mostra del Cinema. Il locale, a pochi passi dal Casinò e di fronte all’Excelsior è, in quei giorni, uno dei punti di ritrovo per vip e addetti ai lavori. Un’istituzione fin dal 1996 quando Riccardo, chef toscano, lo rileva con la moglie Adriana, veneziana doc. Ora è il figlio Ottavio, sommelier esperto, a tenere saldamente le redini del ristorante. La cucina, guidata da Adriana, unisce suggestioni toscane e veneziane in una gustosa sinfonia di tradizione e piacevoli novità. In spazi che, nei colori, richiamano l’ambiente lagunare, si presentano piatti scenografici dai gusti ben definiti come il wafer croccante al caramello ripieno di mousse di baccalà mantecato, pistacchi di Bronte, lime e zafferano in emulsione. Il palato sorride incontrando la spuma di stracciatella con alici di Sciacca, pinoli tostati, pesto al basilico e menta. Si assapora volentieri anche il mini hamburger di Chianina con pan brioche al latte con sesamo, cheddar di capra e pomodoro confit. Presenti tutto l’anno i panciotti fatti a mano ripieni di gamberi e capesante. Un dolce iconico è l’ortomisù: nel vaso da fiori ci sono vari strati in cui affondare il cucchiaio. Tra cioccolato e pistacchi spuntano due piantine di timo e basilico. La cantina è tra le più attente e ampie, una selezione italiana ed estera da applauso, frutto della continua ricerca di Ottavio. Il conto? Sui 50 euro per la carta che aumentano a 60 per il percorso di degustazione.

21 Settembre 2020
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Club del Doge

Cenare al Gritti, nella terrazza sul Canal Grande aperta da aprile a ottobre, dà un po’ la sensazione di immergersi in una cartolina. Bacino San Marco, isola di San Giorgio, Punta della Dogana, basilica della Salute, ponte dell’Accademia. Sono tutti luoghi che si possono vedere in pochi secondi, alzando lo sguardo dal piatto. In inverno, invece, quando le condizioni meteo non consentono di cenare all’esterno, gli occhi si riempiono della bellezza raffinata e non sfarzosa di uno dei più belli hotel di Venezia. Daniele Turco, chef trevigiano, ha studiato a fondo nei libri dell’Archivio di Stato la cucina della Serenissima, rivisitando alcuni piatti che comparivano nelle cronache e nei ricettari del XVI° secolo. Ma lo chef non volge lo sguardo solo al passato, si guarda letteralmente attorno e approfitta della ricchezza delle isole della laguna per coltivare un orto che, in un palazzo sul Canal Grande, non sarebbe possibile. Così, da Mazzorbetto, nella tarda primavera fa arrivare le castraure, che vengono presentate quasi a tutto pasto e sono esaltate in un piatto con pesto di menta e basilico, gel di lime e spuma allo yogurt greco. Mentre in autunno propone menù a base di tartufi. In carta anche i classici della cucina italiana richiesti dai turisti stranieri, sempre con un tocco di venezianità. Cena sui 100 euro, notevole la carta dei vini che spazia dalle grandi etichette italiane e straniere.

21 Settembre 2020
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Il Glam

Palazzo Venart è uno spendido edificio del ’500, situato sul Canal Grande quasi di fronte al Casinò di Venezia, a cui una profonda ristrutturazione ultimata nel 2016 ha regalato ambienti interni di grande eleganza. Per la ristorazione la scelta della proprietà è caduta su uno dei più abili cuochi-manager del momento, il toscano Enrico Bartolini, che tra le sue doti migliori ha quella di circondarsi di collaboratori talentuosi. Ecco spiegata la posizione di executive-chef di Donato Ascani che in questo palcoscenico, grazie alla totale autonomia che gli viene riconosciuta, sta dimostrando non solo talento e creatività, ma anche competenze tecniche di primissimo piano. Lo dimostra il benvenuto con cui la cucina accoglie i commensali: sette piccoli assaggi tanto belli da vedere quanto buoni da mangiare. Il passo rimane sicuro addentrandosi nel menu: “acquadelle in salse”, piccoli pesci fritti abbinati a salse ed erbe diverse; seppia affumicata al mirto, piatto-firma dello chef; agnello delle Dolomiti lucane con peperone e dragoncello. Si chiude con un omaggio a Venezia, il “Marocchino”. Il servizio è giovane, professionale e cortese. La carta dei vini, ben strutturata, non si limita alle scelte convenzionali, ma spazia tra piccoli produttori artigianali. Due i menu degustazione: “Arte, orti e laguna” a 150 euro, e “Natura e origini”, un menu a sorpresa comprendente nove portate ‘istintive’, a 180 euro. Alla carta si spende intorno ai 160.

21 Settembre 2020
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Al Portico

Ha una lunga storia l’antica trattoria che, dapprima, era negozio di alimentari e piccola osteria di paese. Già allora si distingueva per la bontà di salumi e formaggi. Dal 1938 a oggi siamo alla terza generazione della famiglia di Giovanni Vegro. Lo chef ha ereditato la passione per la cucina dai genitori Tiziano e Maruzzella, alla quale ha aggiunto il talento e la sua piacevole chiave di lettura attuale dei piatti della tradizione locale, che siano carni, pesci e ortaggi. Chi, venendo qui, è alla ricerca di un legame con il passato, troverà ancora un prosciutto da favola a lunga stagionatura e sarà conquistato dal menu di stagione spiegato al tavolo. I piatti convincono e raccontano molto del territorio, a iniziare dall’interpretazione del gustoso baccalà alla vicentina. Ampia la scelta di antipasti sfiziosi con affettati selezionati e verdure sottolio che stuzzicano tante memorie nel palato. Tra i primi spiccano risotti, gnocchi di patate e tagliatelle all’uovo, tutto fatto in casa. E il seguito è un tripudio di carni, spesso grigliate: per la brace si usa legna italiana. Un dolce tra tutti? L’eterea pasta sfoglia con crema chantilly e fragole. Il servizio in sala, guidato da Francesca, è scrupoloso e accogliente. In cantina trovano posto principalmente vini locali, veneti ed etichette cercate in altre regioni come Piemonte e Toscana. La pizzeria gourmet conquista. Da provare la pizza con la tartare di Angus. Al momento del conto si spendono circa 40 euro al ristorante, che scendono a 20 nel caso si scelga la pizzeria.

21 Settembre 2020
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Da Omar

Non più di cento metri da via Bafile, la passeggiata più frequentata del Lido di Jesolo che ospita una miriade di pizzerie, gelaterie, birrerie senza pretese, dove il turista distratto può cibarsi a buon mercato. Omar Zorzetto ha creato proprio qui una delle migliori tavole di mare dell’Adriatico settentrionale, grazie alla bravura nel rintracciare materie prime di altissima qualità e alla perizia nel trasformarle esaltandone la fragranza. Gli amanti del pesce crudo possono scegliere tra il “roast-beef di tonno con salsa al pistacchio e cavolo viola” e la “Grande Crudità: tutto il crudo di giornata”, nove diversi assaggi di pesci e crostacei. Per chi invece preferisce i piatti cucinati, ecco la passatina di patate con baccalà mantecato e bottarga e la “parmigiana” al pesto di basilico e volpina (cefalo). Tra i primi brillano le linguine con zotoli, seppia e piselli e il risotto con molluschi, zucchine e menta. Difficile non cedere alla tentazione del fritto, fragrante e leggero, ma, se si capita nella breve stagione in cui sono disponibili, non si può rinunciare alle seppioline di barena con la polenta morbida. Lo stesso Omar, coadiuvato dal sommelier Gabriele Cosco, si occupa del servizio e di una carta dei vini ben strutturata, che privilegia i settori delle bollicine e dei vini bianchi, con scelte particolarmente centrate tra i grandi produttori friulani. Per il menu degustazione (6 portate a sorpresa) si spendono 90 euro, poco meno scegliendo dalla carta.

21 Settembre 2020
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Chat qui rit

Una volta sarebbe stato difficile mangiar bene come accade oggi a Venezia, specialmente a due passi da Piazza San Marco. Ora i locali che valgano davvero la pena non sono tantissimi, ma tra questi c’è sicuramente il Chat qui rit, un ristorante che fa della bellezza dell’ambiente e del calore dell’accoglienza due pilastri fondanti, insieme all’eccellente cucina. Merito di Giovanni Mozzato, perfetto patron e padrone di casa che sa come coccolare gli ospiti, il quale ha trasformato una vecchia mensa in locale storico d’Italia e ha reclutato due ottimi cuochi come Davide Scarpa e Leonardo Bozzato, i quali sono impegnati in tandem ai fuochi con edamame (soia) in brodo dashi. Buonissimi anche i ravioli ripieni di maiale thay con crudo di gamberi rossi e Tom Yam di pollo. Riuscita, per cottura e sapori, l’ombrina con anguilla affumicata e laccata, salsa Tasazu e porro. Molto interessante anche il petto d’anatra con salsa di go, umeboshi e cavolo marinato. Si termina in dolce originalità con quella che qui chiamano “idea di piña colada”. Bella e ampia la carta dei vini, fornita di etichette italiane e internazionali con un’ampia disponibilità di proposte al calice. Si spendono 90 euro per il menu degustazione di 6 portate, sugli 80 alla carta.

21 Settembre 2020
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Riviera Ristorante per Onnivori

È fuor di dubbio un personaggio originale, GP Cremonini. Musicista e giramondo, uomo di grande cultura ed estrema sensibilità, si è convertito a ristoratore e impeccabile uomo di sala. Questo accade a Venezia, in un posto che si chiama Riviera e mette dell’umore giusto fin dal suo “sottitolo”, Ristorante per Onnivori. A Dorsoduro, lungo le Zattere, durante la bella stagione si può mangiare all’aperto in uno scenario tanto defilato quanto affascinante. All’interno l’ambiente è elegante e raccolto, senza mai cadere nell’eccesso di formalità. Allo stesso modo non è formale lo stile di cucina, affidata al giovane Samuele Silvestri, cuoco di notevoli doti tecniche e con un estro creativo ben espresso, il quale crea piatti che cambiano di frequente in base al mercato, e a un impatto estetico riuscito uniscono un gusto calibrato e originale. Dalla freschezza di antipasti come il “moscardino va in montagna” al carpaccio di manzo frollato con mandorle tostate e “profumi”, si passa agli ottimi gnocchi di stracchino alla guancia brasata di manzo con mostarda di frutta. Molto buono, tra i secondi, “lo sgombro al pascolo in Laguna”. Interessanti i dolci, a partire dai nomi divertenti: ecco allora il “tirame su” (coi dei) e l’eccellente “la mucca e le api”, con gelato allo yogurt e garum di polline. Ben articolata anche la carta dei vini, con buone proposte al calice, tutta concentrata sulle regioni del Triveneto. Si spendono 98 euro per le 8 portate del menu “Piccolo Mercato” o 135 per le 12 del “Gran Mercato”.

21 Settembre 2020
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Zanze XVI

Diventato ormai uno dei punti di riferimento della moderna cucina veneziana, l’insegna nata dallo slancio imprenditoriale di Nicola Dinato e Nicola Possagnolo sembra porsi oggi un obiettivo ancor più ambizioso: diventare una fucina di giovani talenti, uno spazio in cui cuochi emergenti possano sviluppare la propria personale interpretazione del concetto di ‘osteria elegante’, alla base del locale. Il nuovo capitolo è affidato a Stefano Vio, che conferma la cifra stilistica contemporanea e il gusto per le contaminazioni internazionali, come a ricordarci che non esiste Venezia senza la sua anima cosmopolita e aperta a influssi che arrivano da lontano. La carta varia spesso, in funzione del mercato e dell’ispirazione, i piatti sono improntati a eleganza ed equilibrio, e offrono una prospettiva inedita sui prodotti e le tradizioni che hanno fatto grande la laguna. La tartare di pescato con gazpacho di cetriolo e rapanelli rappresenta la perfetta apertura di un pasto, fatta di freschezza e acidità ben dosate; opulento e di grande intensità il risotto di mare. Belle sorprese arrivano dai secondi, basati sulla selezione giornaliera di pesci, carni e verdure dell’orto. Il capitolo dolci si distingue per modernità ed equilibrio, come nella bavarese al mango, accompagnata da pesche, cocco e gelato di noccioli di pesca. Carta dei vini interessante e di ampiezza adeguata. Servizio cordiale e competente. Menu “Anima” (7 portate a sorpresa) a 80 euro, “Taste of Venice” (5 classici reinterpretati) a 65. Tra i 45 e gli 80 euro alla carta.

21 Settembre 2020
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Oro

Un’immersione nelle emozioni suscitate dal più squisito stile veneziano, timeless e unico al mondo. Il ristorante Oro, progettato dal celebre architetto d’interni Adam D. Tihany, interpreta, negli spazi raffinati, le più emozionanti suggestioni della città. Siamo nell’isola della Giudecca, in una location da sogno, ricca di glamour e fascino. Il prestigioso Belmond Hotel Cipriani accoglie anche il Cip’s Club, il Giudecca 10 e il Porticciolo a bordo piscina, altre mete di gusto eleganti e panoramiche. A capo della brigata di cucina, preparata e professionale, c’è Davide Bisetto che si esprime in modo personale e all’avanguardia. Le ricette sono frutto di ricerca ed esperienze importanti. Il suo tocco distintivo si esprime nei piatti inseriti nella carta, sempre sorprendenti. Il percorso di sapori puri è coinvolgente, può iniziare dalla bruschettina di mandorla, schie e caviali e proseguire con la fregola risottata con gransoporo e finocchietto. Nel menu spiccano anche il branzino cotto in argilla con bovoetti e ponzu veneziano, e la saporita anatra speziata in due servizi. La presentazione sul piatto trascende la perfezione. Chiusura in dolcezza con il clafoutis ai fichi. Accoglienza, servizio attento e mise en place sono impeccabili e contribuiscono a rendere indimenticabile l’esperienza. La cantina accoglie etichette celebri e vini molto importanti. Tre i percorsi di degustazione: “Oro 1” proposto a 180 euro, “Oro 2” (150 euro) e “Oro 3” (210 euro) ma, volendo, si possono selezionare 3 piatti (145 euro) oppure 4 (165 euro).

21 Settembre 2020
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Local

Gli ingredienti arrivano dalla laguna di Venezia. Le ricette arrivano dalla tradizione dei pescatori, che riuscivano a cucinare piatti saporiti utilizzando materie prime non pregiate, perché quelle andavano vendute ai mercati di Chioggia o di Rialto. Local richiama la storia della cucina veneziana, terra di contaminazioni ma che aveva una cucina autoctona di grande personalità. “Local” è anche lo chef, Matteo Tagliapietra di Burano, “local” sono i fratelli che lo gestiscono, Luca e Benedetta Fullin. Il mestiere l’hanno imparato dai genitori che gestiscono la pensione Wildner in Riva degli Schiavoni (con vista sull’isola di San Giorgio), dove il Local si è trasferito in estate per un Pop Up. Nel 2015 Luca e Benedetta si sono messi in gioco aprendo un ristorante molto luminoso con arredi di design. Sulla provenienza della materia non transigono, mentre lasciano allo chef campo libero sulle tecniche di cottura e su accostamenti di ingredienti più contemporanei. Così, ad esempio, nel risotto di go, l’ospite potrà trovare un tocco orientale con alga nori e katsuobushi. I ravioli di barbabietola, nella stagione autunnale, vengono serviti con formaggio Morlacco e finferli, l’anguilla con mais e Wasabi. Perché Venezia è al tempo stesso “chilometro zero” e contaminazione. Anche sui vini i fratelli Fullin hanno le idee chiare, in carta solo vini
naturali. Menu da 3 a 1i portate con cicchetti, da 85 a 150 euro.

21 Settembre 2020
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San Martino

Dare ali ai sogni non è impresa facile, specie se la strada che si lascia è stata lastricata di soddisfazioni. Dare ali ai sogni è stato l’istinto che a un certo punto del cammino ha cambiato la vita professionale di Raffaele Ros, cuoco, e di Michela Berto, responsabile di sala e figlia del fondatore della trattoria. Cornice di questo sogno realizzato, ovvero quello di trasformare una schietta trattoria di paese in un ristorante di alto profilo, è Rio San Martino. Un paese piccolo, una frazione di Scorzè, il comune reso famoso da una primaria azienda che produce acqua minerale. La metamorfosi del San Martino è stata rapida e poderosa, come l’impennata di un ciclista che scatta verso la vetta. Ros, vocazione adulta ma convinta, a un certo punto ha sciolto ogni vincolo e ogni inibizione creativa, iniziando a esprimersi con un lessico nuovo in cucina, in modo naturale e disinvolto. Tracciando una iperbole lontana sempre di più dai luoghi comuni, sospinta dall’energia generata da un confronto dinamico con le nuove correnti di pensiero gastronomico. Il San Martino oggi è l’esempio di una ristorazione dai contenuti trasparenti, non condizionata da ansie di prestazione. Il biscotto di sarde e i tortelli di caprino alla ‘busara’ di pesce sono delle belle intuizioni. Come le capesante arrostite su ristretto di tonno e funghi. Rivela identità di territorio il piccione con la cicoria. Carta dei vini di ampio respiro e frutto di ricerca. Una nota di merito anche sul design del locale, essenziale e di effetto. Senza eccedere. Conto sui 75 euro.

21 Settembre 2020
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Venissa

È la cosiddetta Venezia Nativa quella che si incontra nella piccola incantevole Mazzorbo, isoletta della laguna nord collegata a Burano. Proprio qui sorge Venissa, un resort che è anche ostello, vigneto, ristorante e osteria, voluto e creato dai Bisol, che di questo magnifico posto e delle sue uve si sono innamorati. Dal ristorante sono passati molti cuochi: ora in cucina c’è una coppia d’assi, perché a Chiara Pavan si è affiancato in pianta stabile anche Francesco Brutto, dopo la chiusura di Undicesimo Vineria a Treviso. I due sono, va da sé, in perfetta sintonia, a partire da quella che dev’essere una filosofia che affianca il piatto al territorio in modo coerente, scegliendo di lavorare concentrandosi su un concetto spesso abusato (qui non accade, però) come quello di sostenibilità e rispetto assoluto per l’ambiente.
Tre sono gli orti da cui attingono Chiara e Francesco, tutti lagunari e con prodotti caratterizzati da quella peculiare sapidità che qui è netta. Tanti vegetali quindi e pochissime proteine animali, come nel caso della volpina che, servita con burro di kefir, foglie e fiori di barbabietola e fiori di aglio, cede il ruolo di protagonista. Ecco gli spaghetti “all’oro” cotti in brodo dashi e mantecati in un garum di sarde e nespola fermentata, di grande intensità gustativa. Davvero notevole il “masurin” con cipolle glassate alla kombucha di miele, piatto che non si dimentica. Molto buona anche la parte dessert. Bella carta dei vini, servizio di grande cordialità. Da 110 a 175 euro i menu degustazione.

21 Settembre 2020
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Il Ridotto

Il Ridotto, che tale è di nome e di fatto, visto che i coperti sono davvero pochi e rendono indispensabile la prenotazione, è la punta di diamante del “sistema” gastronomico creato da Gianni Bonaccorsi, che comprende anche un bacaro (il celebre Aciugheta), una pizzeria e, ultima nata, una gelateria artigianale. Da sempre affiancato da cuochi di grande talento, Gianni quest’anno ha trovato collaborazione in Andrea Rossetti, fresco di stage in Brasile al Dom di Alex Atala. Non è però questa la novità più importante, bensì il rientro del figlio Niccolò dopo due anni trascorsi a perfezionarsi nelle cucine di Niko Romito e Massimiliano Alajmo. Restano in carta i piatti che hanno fatto la storia e la fama del locale, come gli spaghetti neri con ricci di mare, peperone candito e friggitelli, i tubetti in ristretto di “go” ed erbe di laguna, il rombo al ginepro, mandarino e puntarelle. Ma per ingranare una marcia in più occorre lasciare mano libera alla cucina, e scegliere il menu da 9 portate di cui 4 vegetariane, due di pesce, due di carne e un dessert, che cambia in base al mercato e all’estro di Niccolò. La carta dei vini ampia, articolata e costruita con passione e il servizio sorridente e professionale completano il quadro. Oltre al menu da 9 portate (150 euro) si può optare per i menu da 7 (120 euro) oppure da 5 (95 euro). Alla carta si spende sui 100 euro. Solo a pranzo è proposta una formula light che comprende tre tapas e il piatto del giorno a 35 euro.

21 Settembre 2020
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Harry’s Bar

I profumi, i gusti e il racconto ininterrotto di Venezia sono caratteristiche che accompagnano l’Harry’s Bar fin dalla sua fondazione, nel 1931, per opera di Giuseppe Cipriani. Sono innumerevoli le memorie che accostano personaggi famosi a gente comune, incontri inusuali, sempre speciali. Arrigo Cipriani ne ha narrati alcuni nei libri in cui parla della “stanza”, il pianterreno del locale disposto su due livelli. Tra i più celebri frequentatori dell’Harry’s Bar, oltre ad aristocratici e regnanti: Ernest Hemingway, Katharine Hepburn, Orson Welles, Truman Capote, Woody Allen. Questo luogo è sicuramente tra le mete più ambite di molti viaggiatori del gusto che approdano in laguna. Spesso, iniziano l’esperienza gourmet sorseggiando il mitico “Bellini”. Il menu del celeberrimo locale, testimone di novant’anni di vita veneziana, è ricco di suggestioni. Piatti iconici come il carpaccio alla Cipriani, la pasta e fagioli, i tagliolini con le seppie, i filetti di sogliola alla Casanova, il fegato alla veneziana, gli scampi alla Thermidor. Oltre a insalate, zuppe, specialità alla griglia. E poi sandwiches, selezioni di formaggi italiani, a iniziare da burrata e bufala Cipriani, e salumi scelti. Insieme a mousse, gelati, sorbetti e crèpes, tra i dessert si trovano alcune squisitezze dell’Harry’s Dolci. Il servizio è all’altezza delle aspettative, preparato e attento. I vini e i cocktail sottolineano ogni momento. ​I menu degustazione sono proposti a partire da 65 euro, mentre se si sceglie la carta il conto può raggiungere i 150 euro.

21 Settembre 2020
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Hotel Monaco & Grand Canal

Bastano pochi passi da Piazza San Marco per scorgere l’ingresso di questo palazzo, in passato appartenuto alla famiglia Dandolo e oggi tra gli alberghi di maggior confort e prestigio della città. L’atmosfera vagamente retrò, di grande eleganza, che si respira attraversando la hall, è la stessa che si ritrova nelle sale interne del ristorante. Se la stagione lo permette, però, vale sicuramente la pena di prenotare un tavolo nella terrazza, tra le più belle di Venezia, posata a pelo d’acqua sul Canal Grande, con una vista impagabile che spazia dalla Basilica della Salute a Punta della Dogana, fino all’isola di San Giorgio. La cucina descrive i costumi gastronomici regionali dello Stivale, proponendo piatti collaudati e rassicuranti come il vitello tonnato con insalatina croccante, il risotto con scampi, pomodorini e origano fresco, il baccalà fondente con crema di pappa al pomodoro. L’occhio di riguardo, come ci si aspetta, è per la tradizione delle Venezie, rappresentata in menu dagli immancabili “bigoli in salsa”, dalla pasta e fagioli “alla veneta” e dal fegato di vitello “alla veneziana” con polenta. Si chiude con una pasticceria di impronta classica: da non perdere l’amaretto allo zabaione e la torta al cioccolato “Gran Canal”. Il servizio, condotto con esperienza e savoir faire, fa sentire a proprio agio tanto l’habituè quanto il turista che visita Venezia per la prima volta. La carta dei vini è ben assortita, con ricarichi adeguati al contesto. Conto intorno ai 100 euro.

21 Settembre 2020
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CoVino

Cosa ci fa un locale di gusto francese a due passi da Piazza San Marco, nel cuore del sestiere di Castello? Da quasi dieci anni, ormai, l’avventura di Andrea Lorenzon (oste e anima di CoVino, nonché figlio d’arte di uno dei più attenti ristoratori in città) e Cesare Benelli, patron dello storico Covo, sta imprimendo un’interessante spinta alla proposta gastronomica veneziana. L’ispirazione arriva da un viaggio a Parigi e in particolare dalle suggestioni dell’allora nascente “bistronomie”: atmosfera conviviale, sorretta da una proposta gastronomica di alto profilo, basata su ingredienti stagionali, etici e di comprovata qualità. Questa la filosofia che tutto muove al CoVino: dal menu, semplice e in continuo cambiamento; alla carta dei vini originale e dedicata esclusivamente a produzioni piccole e artigianali; al servizio, spigliato, divertito e divertente. La cucina, orientata alla valorizzazione della materia prima, propone piatti golosi e ben eseguiti: è il caso, per esempio del coniglio di Carmagnola, servito in panzanella con verdure croccanti e pane ammollato. O ancora della pappa al pomodoro arricchita con spezie di gusto orientale. Eccellenti gli spaghettoni alle vongole e bottarga, vero e proprio “patrimonio dell’umanità”, come recita il menu. Semplici e di buona fattura i dolci. Due formule – anch’esse di stile francese – una a 40 euro, che comprende 2 piatti e dessert; una a 30 euro, con piatto principale e dessert. A 45 il menu alla cieca.

21 Settembre 2020
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Quadri

In piazza San Marco, nel cuore di Venezia, i fratelli Alajmo presentano un sontuoso punto di riferimento per i viaggiatori del gusto. A iniziare dal Gran Caffè Quadri dove la storia si vive direttamente in piazza, nell’intima sala interna e grazie a uno dei dehors più celebri del mondo. Il Quadrino è un bistrot altrettanto famoso e accogliente: qui si pasteggia avvolti da una scenografia antica e ricca di memorie. L’esperienza si completa salendo al piano nobile del Gran Caffè, dimora del Ristorante Quadri, restaurato nel 2018 da Philippe Starck. La cucina, guidata da Silvio Giavedoni insieme a Sergio Preziosa, legge la tradizione italiana attraverso le materie prime stagionali offerte dalla laguna. Lo stile Alajmo trova a Venezia nuove e stimolanti espressioni. Come il cappuccino di laguna; la focaccia veneziana con baccalà mantecato, latticini di seppia e garusoli alle erbette; gli spaghettoni al nero di seppia con le ostriche; il cuore di costata con salsa di alghe alle erbe e speck, patatine infornate e fagiolini scottati; la “pipa Bellini” al basilico (dedicata a Cipriani). Oltre alla selezione di formaggi, il gran gelato alla nocciola e la nuvola di tiramisù sono autentici piaceri di fine pasto. La cantina ampia e importante accoglie oltre 700 vini. I due menu degustazione sono percorsi di gusti che non si scordano. Il “Classico” e il “Quadri”, di 9 portate ciascuno, sono proposti a 225 euro, oppure nella versione “estrazione” di 5 portate (185 euro). Se si scelgono 3 oppure 2 pietanze, il conto ammonta rispettivamente a 160 e 120 euro.

21 Settembre 2020
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Amo
AMO nasce dall’incontro tra i fratelli Alajmo e il designer Philippe Starck e e si concretizza in un accogliente e vivace salotto nell’atrio del raffinato T Fondaco dei Tedeschi, oggi meta dello shopping di lusso. L’ambientazione è molto elegante: caffetteria e ristorante animano la corte scenografica, dove ci si accomoda per un’esperienza gastronomica di alto livello. La cucina è diretta dallo chef Silvio Giavedoni. La carta sottolinea le caratteristiche principali degli ingredienti d’eccellenza, sono ricette autentiche e salutari, contraddistinte da una 
piacevole leggerezza. Le composizioni sul piatto conquistano i sensi. Ci sono i crudi di pesce, carne e vegetali, classici firmati Alajmo, sapori memorabili. Si possono gustare autentiche delizie come la tartare di verdure con focaccia croccante di riso nero, i tagliolini con guazzetto di laguna e salsa di pistacchi, lo scartosso de pesse e ortaggi di stagione con salsa tartara al pepe verde. E poi la pizza in tre declinazioni: al forno, croccante oppure farcita. I golosi trovano ampia soddisfazione anche nell’AMO burger. Il gelato alla crema accompagnato dalle specialità di AMO può rappresentare un’ottima chiusura, insieme a un caffè espresso preparato a regola d’arte. Il servizio professionale accompagna con garbo l’esperienza nel gusto. La passione ispira anche la cantina che compie un viaggio attraverso etichette da annotare. Il bar è affidato alla professionalità di Lucas Kelm. Il conto alla carta parte da 60 euro.
21 Settembre 2020
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Al Cjasal

Chi si ricorda delle leggi di Keplero dell’astronomia? Basta tenere a mente la prima per capire anche questo locale, che del casale ha solo il ricordo ancestrale di una mensa fatta di pietanze gustose e genuine. Keplero spiegava che il sole splende in uno dei due fuochi dell’orbita ellittica che ogni pianeta disegna nel suo moto di rivoluzione attorno alla stella. Al Cjasal è proprio così: i due giovani Stefano e Mattia Manias, che da cinque anni, assieme a Elena Falliero ai dolci, hanno preso in mano il locale dai genitori, hanno destrutturato tutta la carta. Non esiste differenza tra antipasti, primi e secondi: tutto è diventato un sistema planetario di portate che si possono assaggiare per intero, a mezza porzione e come cicchetto. È stata mantenuta, però, la centralità della cucina attorno a un punto fondamentale, che nella nostra metafora è il “fuoco” dell’orbita, vale a dire la fedeltà ai sapori puliti e agli ingredienti semplici. Ma la fantasia è comunque al potere: l’hanno portata i tre giovani mettendo a frutto le esperienze di lavoro da Enrico Bartolini e da Massimiliano Alajmo. Volete pane (fritto) e ragù come si usava per assaggiare il sugo? Serviti. Lo spaghettone è tutt’altro che banale, presentato com’è alle seppie, caviale, salsa di vongole e crema di fagiolini. I calamaretti spillo non sono solo fritti, ma impreziositi da spuma di patate affumicate, cipolla ai frutti rossi e polvere di tè. Se ordinate i gamberetti rosa dimenticate gli anni Ottanta: qui li servono con latte di cetriolo, curry, salsa di avocado e mandorle. Insomma, il casale è una macchina del tempo: il futuro è già servito in tavola. Bella cantina, conto fra i 50 e 60 euro.

21 Settembre 2020
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Antinoo’s Lounge & Restaurant

La location è già impareggiabile, di raro fascino anche per una città come Venezia che offre suggestioni a ogni angolo: un antico palazzo sul Canal grande, costruito nel 1892 per la famiglia genovese Trigomi Mattei, situato fra la Peggy Guggenheim Collection e la chiesa della Salute. Oggi l’edificio ospita il lussuoso hotel Sina Centurion. Durante i lavori di restauro fu trovata una moneta romana che riproduceva Antinoo, l’adolescente di cui si innamorò l’imperatore Adriano e che divinizzò dopo la morte avvolta nel mistero. Da qui il nome del ristorante dell’albergo, le cui sale, una rossa e una bianca, rivelano un amore per il design raffinato che avvolge tutto l’hotel. Sei tavoli sono collocati sul pontile per chi cerca un’atmosfera ancora più esclusiva e romantica.
Alla guida della cucina c’è l’Executive Chef Giancarlo Bellino, giovane cuoco di indubbie capacità, pugliese di origine trapiantato a Venezia: propone dei piatti secondo una linea classica con interessanti spunti di creatività. Naturalmente nel menu c’è molto spazio per il mare: basta assaggiare i tagliolini all’uovo con salsa ai frutti di mare; il branzino al forno con patate e salicornia, la classica frittura di pesce e verdure. Spuntano ogni tanto i ricordi del Sud, come negli spaghetti al pomodoro giallo vesuviano con ricotta sarda affumicata. Per chi preferisce la carne, non manca il filetto alla piastra con pak choi. Fra i dessert, da segnalare il tiramisu e la mousse al cioccolato Domori. Cantina variegata che esplora molti territori, soprattutto il Veneto. Conto sui 90 euro.

21 Settembre 2020
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Antica Osteria Cera

Dall’antica osteria di Campagna Lupia all’elegante ristorante di Lughetto il concetto di base è essenziale: tutto gira intorno al sapore degli ingredienti, in una sinfonia che ne celebra ogni caratteristica. È questa la straordinaria semplicità a cui si punta, con passione, da più di 50 anni.​Un viaggio in cui la tradizione è in continua evoluzione e sceglie chiavi sempre attuali per risvegliare la memoria dei sapori. Dalla cucina alla sala è un movimento fluido che coinvolge diverse professionalità. Lionello, Daniele, Lorena e Simonetta invitano all’esperienza del gusto che si concretizza nelle ricette, declinate nell’azzurro del mare e nel verde della natura dell’orto e del campo. Tra i piatti più identificativi, gli otto crudi che riassumono i più affascinanti “Colori del mare”, l’equilibrato e suadente fritto di calamaretti, acquadelle, scampi e gamberetti, lo scorfano “in tecia”. Nel menu si aggiungono altre piacevoli sensazioni come i ravioli di zuppa di pesce con vongole alla brace, e il risotto di scampi… come una pizza. Dolci spettacolari, come la meringata agli agrumi gialli con cappero e camomilla, ideati e creati da Sara e Luca, affiatata copia di pasticceri. La cantina accompagna ogni momento con più interpretazioni, si può scegliere o lasciarsi convincere da Nicolò: la selezione coinvolge circa 1500 vini scelti con passione. Due i menu degustazione “Azzurro” e “Oppure”, entrambi a 175 euro. Il conto alla carta si attesta intorno ai 120 euro. “Solo a Mezzogiorno” è la colazione d’affari proposta dal martedì al venerdì (60 euro).

21 Settembre 2020
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Zona d’Ombra

Il centro storico di Jesolo è un salotto accogliente e lo Zona d’Ombra è, sicuramente, una delle sue attrattive principali. Roberto Bergamo, l’oste di casa, e Gavina Cuccu, dinamica e creativa, guidano il team del locale che offre ben tre soluzioni. Lo si vive all’interno, una fucina di idee e conversazioni, nel plateatico coperto riparato anche nella stagione fredda, oppure nell’esclusiva terrazza privé da cui si osserva il Sile. La filosofia si esprime in un’instancabile ricerca che si concretizza, in primo luogo, nella scelta del vino italiano e straniero, tra nobili etichette e stimolanti piccoli produttori emergenti. Lo si degusta anche in mescita: 80 calici oltre a 10 etichette preziose che si stappano a rotazione mensile, incluso il Sassicaia. Ostriche e crudité trionfano sui piatti d’estate ma, tutto l’anno, la carta accoglie la battuta al coltello della Granda (prestigiosi bovini piemontesi) e gli hamburger di Black Angus di Mister Beefy. L’assortimento di formaggi compie un giro d’Italia per intenditori e include più di quaranta accurate selezioni che si distinguono, così come i salumi, a iniziare dal prosciutto di Onesto Ghirardi (36 e 60 mesi di stagionatura), servito in abbinamento al pane che arriva da Matera. Al momento del dolce spunta la tradizionale sbrisolona affogata al vino liquoroso Vecchio Samperi. Nel dopocena non manca mai un bicchierino di autentico Mirto sardo, ma si può anche partire alla scoperta dell’attenta selezione di gin. Il servizio è rapido e attento e il conto, in media, è sui 30 euro.

21 Settembre 2020
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Osteria Ai Do Campanili

Una scenografia teatrale che sembra costruita ad hoc, con quei due campanili che, rassicuranti, sembrano vegliare sulla vecchia osteria. C’è il genius loci della laguna – e anche un po’ di storia serenissima – nelle pietre e nei mattoni di quel rustico del ’600 che oggi fa da guscio all’osteria. Osteria che per il valore dei suoi piatti è diventata il desco più apprezzato di Cavallino – Treporti, penisola protesa sulla laguna, famosa per i suoi ghebi, i suoi orti e i suoi grandi campeggi sotto gli alberi. Martino Scarpa ha dato anima a questo piccolo-grande luogo, facendo parlare della sua osteria grazie a creazioni brillanti. Ispirate alla laguna, certo, ma in grado di esprimere un linguaggio nuovo. L’anno in cui vinse il Festival Triveneto del Baccalà, Scarpa colpi per la sua capacità di giocare con le materie prime, abbinandole e scombinandole all’occorrenza, senza timori reverenziali. L’Osteria Ai Do Campanili naturalmente è anche per sua natura luogo di cicheti: piazza Santissima Trinità fa da giusta cornice al rito dell’aperitivo in salsa lagunare. Ecco alcuni piatti che ben rappresentano lo spirito dello chef: l’insalatina di granchio reale con royale di foie gras e vin brulé bianco; il risotto di go con caviale di aringa; ravioli di baccalà con porcini, panna al fieno e fava di Tonka. Anche il pre-dessert, con le micro creazioni di pasticceria, la dice lunga sullo stile personalissimo di Scarpa. Nicola Bacciolo, maître e sommelier, sa aprire ventagli preziosi quando si tratta di consigliare il vino giusto. Conto sui 65 euro.

21 Settembre 2020
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