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Venezia

La Tavernetta

Il Lido di Venezia ha un fascino molto diverso da quello della città. Si tratta di un luogo tranquillo che si anima e diventa incredibilmente glamorous quand’è il momento della Mostra del Cinema, in un turbinio di personaggi del jet set e mondanità per poi tornare alla sua pace romantica. Qui non è così facile trovare da mangiar bene, ma praticamente di fronte a quell’istituzione che è l’Hotel Excelsior si trova il locale che Ottavio Venditto conduce insieme alla mamma Adriana, cuoca.

Subentrato alla gestione dopo la scomparsa del padre, prima in cucina, questo giovane abile padrone di casa è anche un titolato sommelier che ha compilato una carta dei vini in linea con le sue approfondite conoscenze, per cui vale la pena lasciarsi consigliare un ottimo calice. La cucina, invece, si muove dalla Toscana all’Adriatico con proposte semplici ma molto ben realizzate, a partire dai tre assaggi della cucina veneziana, per passare alla dadolata di cappesante crude con mousse di piselli, menta e basilico, di convincente freschezza.

Molto buono anche il carpaccio di gamberi rosa della Dalmazia con agrumi, burrata e pistacchi. Tenero e saporito il polpo con mousse di patate al rosmarino con lime e olive taggiasche. Tra i primi sono ricchi e ghiotti i panciotti fatti a mano con il loro ripieno di gamberi e cappesante. A chiudere un dolce classico come la terrina di cioccolato gran cru con coulis di frutti rossi e uvetta disidratata. 60 euro per il menu degustazione, sui 50 alla carta.

27 Agosto 2019
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Osteria Plip

Dall’aperitivo prima di pranzo alla cena: qui si ha solo l’imbarazzo della scelta. Osteria Plip è un’osteria contemporanea ricavata dall’ex centrale del latte igienicamente preparato (altrimenti detta Plip).

In cucina c’è David Marchiori, cuoco poliedrico che, attraverso la sua cucina, è riuscito a creare l’anello di congiunzione tra osteria tradizionale e ristorante gourmet. Il menu è variegato, adatto ai vegani e agli amanti della carne. Tra i must: la battuta di manzo con zabaione di parmigiano e chips di prosciutto crudo; gli spaghetti di farro con pistacchio di Bronte e pepe di Penja; il roast beef di agnello con panzanella senza pane; le linguine con sugo di scampi con buzara di ‘nduja. Nutrita anche la carta dei burger (il Norma Burger e il Plip Burger tra i più richiesti), generosi nelle dimensioni. Il pane è preparato dalla casa, come tanti altri ingredienti. Anche solo per l’aperitivo avrete una scelta al calice tra cinquanta aziende vinicole da accompagnare con mozzarelle in carrozza, baccalà mantecato, polpette di baccalà con salsa Aioli.

In sala Stefano Titone vi accompagnerà nella scelta del vino tra una cantina di 150 etichette e 70 birre artigianali. Alla carta circa 45 euro. E se si ha voglia di pizza artigiana c’è la Pizzeria Plip. Le pizze sono preparate con due tipologie d’impasto: il classico, con una maturazione che varia da un minimo di 60 a un massimo di 72 ore; la pala tonda, con doppia lavorazione e doppia cottura. Da 6 a 11 euro.

27 Agosto 2019
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Club del Doge

Sta in fronte alla Madonna della Salute. Ci sono passati musicisti (Stravinskij), scrittori (Maugham), dive (Garbo, Kelly, Bacall, Taylor) e divi (Chaplin, Bogart, Newman, Mastroianni). È uno degli hotel più famosi di Venezia: The Gritti Palace. Sopra il bar – dove abbondantemente consumava – Hemingway teneva una suite fissa con quadrifora su campo Santa Maria del Giglio e vista gondole.

Alla cucina del ristorante – oggi ribattezzato Club del Doge – lo scrittore americano aveva accesso libero quando chiedeva di cuocersi un risottino agli scampi come recupero “leggero” dopo gli eccessi. La ricetta hemingwayana – sempre in menù – sta ben incorniciata nella sala dove lo chef Daniele Turco fa scuola di alta gastronomia lagunare, insegnando a ospiti di mezzo mondo i segreti dei suoi manicaretti, serviti col bel tempo sulla terrazza sul Canal Grande o, quando il sole non aiuta, nei saloni vigilati dai ritratti di Andrea Gritti, doge cinquecentesco.

La cucina di Turco è nitida e con ingredienti sempre ben individuati (il mare delle pescherie di Rialto, erbe e verdure dell’orto privato sull’isola di Mazzorbetto, i formaggi in arrivo da Valsassina, Colli Berici e Vezzena). In menù “cichéti” veneziani, carpaccio, pasta-e-fagioli e tiramisù, ma anche classici per la clientela internazionale: caviale con i blinis russi, Caesar salad, pesca Melba. Il Menù del Doge, di recente introduzione, propone seppia con fave e cipolla rossa, risotto di erbette primaverili con fonduta di robiola Roccaverano, saòr di colombini, pollo alla Gritti profumato di orientale cannella e trionfo di frutta e crema fritta con spuma di zabaglione. Prosecco Docg, Amarone e una speciale sezione Champagne caratterizzano la carta vini da 400 etichette. Circa 130 euro. A pranzo si spende meno nella bellissima Gritti Terrace.

27 Agosto 2019
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Il Glam

Un piccolo, elegantissimo hotel in un palazzo del ‘500 a Venezia. La premessa, di per sé, invoglia; quando in un luogo del genere c’è un ristorante che si ritrova ai fornelli quello che probabilmente è il cuoco più in forma della città, allora il cerchio si chiude. Donato Ascani è stato qui il prescelto da Enrico Bartolini, chef e imprenditore che ha una particolare predisposizione per lo scouting.

Così al giovane laziale che governa la cucina del Glam è stata data un’autonomia decisionale pressoché totale: da qui piatti che ne rispecchiano talento e carattere, oltre che una tecnica sopraffina che si rivela a partire dall’altissima qualità dei numerosi amuse bouche. Si può iniziare con la sapidità iodata dell’alga al wasabi e limone, rapa fermentata e dattero, per proseguire con un capolavoro, anche dal punto di vista della presentazione, come le acquadelle accompagnate da diverse salse che fanno gustare ogni volta un boccone differente.

Notevoli le mezzemaniche “fegato e fegati”, così come è difficile resistere alla seducente aromaticità del risotto al ginepro e cicoria arricchito dalla guancia di agnello. Tra i secondi spicca la perfetta cottura del piccione con salsa di alloro e carciofo. Si chiude con la dolce freschezza di latte, fichi, maggiorana e noce moscata. La carta dei vini, molto ben fornita, presenta circa seicento etichette. Con un servizio all’altezza, cortese e professionale, si spendono 120 o 150 euro per il menu degustazione, sui 150 alla carta.

27 Agosto 2019
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Da Omar

Esistono pochi luoghi del gusto che si conoscono da tanto tempo e non deludono mai. Uno di questi è Da Omar a Jesolo Lido, cittadina che d’estate si riempie del caotico andirivieni dei turisti e durante la calma invernale ha il fascino del mare fuori stagione.

“Tris” di spaghetti di seppia cruda (alla carbonara, all’amatriciana e con il pesto al basilico, ma quand’è il momento ci si può trovare sopra anche una grattata di tartufo bianco). Non da meno il classico antipasto veneziano con cappasanta al forno, moscardini, sarde in saor, latticini di seppia e baccalà mantecato. Di estrema golosità, tra i primi, gli spaghettoni con aglio, olio, peperoncino e la nota inconfondibile del fegato di seppia. Ancora, è molto buono il risotto con molluschi e radicchio. I gourmand appassionati di fritto qui non mancheranno di apprezzarne l’alta qualità in termini di leggerezza e croccantezza. Allo stesso modo è ben fatto il branzino al forno con patate, verdure e olive taggiasche.

Si può terminare con un buon sorbetto agli agrumi o con l’apprezzabile gelato allo yogurt con salsa di cachi e zenzero. Il servizio è di cordiale professionalità e la carta dei vini offre ottime opportunità di scelta con bei calici a disposizione. Menu degustazione a 80 euro, sui 75 alla carta.

27 Agosto 2019
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Al Portico

Giovanni Vegro, una vita da… terzino. Lo chiamavano Maldini quando giocava al calcio, perché è uno bravo, umile e altruista. Lo chiamano Maldini anche ora che allena i Giovanissimi della Virtus Agna. Se oggi è un giovane cuoco da podio (vedi il premio Adamo Digiuno – patrocinato da Venezie a Tavola e creato dal ristorante Perché di Roncade – vinto lo scorso 31 gennaio) lo deve soprattutto a mamma Maruzzella al papà Tiziano e, certamente, anche al suo talento e alla sua passione. Papà Tiziano non ha mai smesso di ricercare materie prime di eccellenza e, nella saletta originaria, si respira ancora un’atmosfera d’altri tempi.

Ma è lui il futuro – anzi il presente – del ristorante “Al Portico” di Conetta di Cona, uno dei locali tradizionali più longevi del Basso Veneto. Famoso fin da quando distribuiva un prosciutto da favola a chi tornava dalle spiagge di Sottomarina e Rosolina. Prosciutto che ancora oggi è uno dei must del ristorante: un ‘Parma’ stagionato 36 mesi. Giovanni nel frattempo ha avuto per maestro anche Sergio Mei del Four Season di Milano, dal quale ha imparato che la creatività è un’arte da esprimere più con misura ed eleganza che con audacia.

Il ristorante Al Portico, oggi come ieri, propone la migliore tradizione del territorio: la pasta e fagioli fatta come dio comanda; il baccalà mantecato; le seppie in umido e la carne in tutte le declinazioni. Il locale si è arricchito di recente di una pizzeria gourmet – intitolata alla nonna Elide – che ha portato al recupero della parte anni ’60 del ristorante. La storia continua…

27 Agosto 2019
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Local

Nato dalla visione imprenditoriale di Luca e Benedetta Fullin, già fondatori dell’azienda di distribuzione di vini naturali Meteri, il Local mostra un lato di Venezia autentico e, al contempo, non convenzionale, geograficamente defilato e concettualmente lontano dai grandi flussi del turismo. L’ambiente, elegante ma essenziale, e l’eccellente servizio di sala creano una felice sinergia con la cucina di Matteo Tagliapietra, che interpreta efficacemente l’essenza profonda del microcosmo lagunare, fatto di tradizione ma anche di secolari contaminazioni.

Le portate riflettono un approccio intelligente alla materia prima, mai snaturata e anzi resa protagonista in modi non scontati. Rassicuranti e ben eseguiti gli gnocchi con germano reale e cavolo nero; più spinti, ma altrettanto armonici, gli spaghetti con burro affumicato, ostriche e bergamotto. Tra i secondi, particolarmente eleganti la quaglia con lamponi, porro e cacao, e il merluzzo con broccoli di Custoza e bagnacauda.

Una menzione meritano anche i dessert, golosi e talvolta provocatori, come nel “Sedano in 3D”: variazione dolce di sedano rapa, sedano verde e levistico. Com’è lecito attendersi, la carta dei vini è ampia e molto ben costruita. Due i menu degustazione: “Identità”, 7 portate a 110 euro, e “Local”, 5 portate a 85 euro. Tra i 65 e i 130 euro alla carta. A pranzo, infrasettimanale, anche una formula a 48 euro.

27 Agosto 2019
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Zanze XVI

Un’osteria allo stesso tempo antica e moderna. L’edificio che la ospita, a pochi passi alle due principali porte d’ingresso della città, la stazione e Piazzale Roma, è infatti carico di storia. Al contrario, è attuale e di taglio internazionale il modello di ristorazione scelto dai due proprietari, Nicola Possagnolo, padovano, imprenditore nel settore dell’information technology, e Nicola Dinato, noto alle cronache gastronomiche come chef e patròn del ristorante Feva a Castelfranco Veneto.

Non c’è una carta da cui scegliere, ma tre diversi menu degustazione che cambiano di continuo in base a ciò che il mercato propone. Dalla cucina, guidata da Marco Galtarossa, escono piatti accattivanti e tecnicamente impeccabili ispirati alla tradizione veneziana, intesa come una miscellanea di consuetudini e culture gastronomiche: dal benvenuto, uno squisito cannolo di mais e liquirizia e baccalà mantecato, si passa alle tagliatelle di aglio nero, tartufo nero e nocciola e alla lingua di vitello “alla mediterranea“, per concludere con un dolce complesso tanto nei sapori quanto negli aromi: cioccolato amaro, tea lapsang souchong e pepe lungo indiano.

Il servizio è svelto e lieve e la carta dei vini strizza l’occhio, come molte altre nella città sull’acqua, al mondo dei cosiddetti “naturali”. Conto tutt’altro che impegnativo: il menu “Terra” costa 50 euro, “Mare” 70 e “Creazione” 80. Non manca, poi, la conveniente scorciatoia del pranzo di lavoro a 25 euro.

27 Agosto 2019
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Riviera Ristorante per Onnivori

GP (non solo un acronimo ma un soprannome quasi necessario, visto che i nomi di battesimo sono ben quattro: Giovanni, Pietro, Francesco, Maria) Cremonini è un personaggio dalle mille sfaccettature. Dopo un lungo periodo trascorso a Parigi tra musica e gastronomia, decide di tornare a Venezia, dove era cresciuto, e di prendere in gestione il Riviera, ristorante affacciato sul Canale della Giudecca e dotato di uno splendido plateatico di fronte all’imponente Mulino Stucky. Oggi, dopo qualche anno, il locale gira come un orologio assecondandone perfettamente la filosofia.

Già leggendo il menu ci si rende conto che qui il territorio è protagonista: risi e bisi e ostrica, “fior di granseola”, “fiammella di Santa Capa” (capasanta, Montasio e frutta). Ma non mancano piatti di estrazione geografica diversa: interessante “non è ‘na carbonara”, interpretazione del piatto romano con un tocco di venezianità (al posto del guanciale ci sono le alici affumicate e lo scalogno); coreografica e perfettamente riuscita “quasi una zuppa di pesci”, il cui brodo viene trattato al sifone e servito al tavolo sotto forma di spuma leggerissima. Impeccabile nelle cotture il “piccione a tre tempi”.

Carta dei vini ricercata ma a corto raggio: le scelte sono limitate alle Tre Venezie, dal Lago di Garda all’Istria. La sala è guidata con professionalità e charme dallo stesso padrone di casa. Tre menu degustazione allo stesso prezzo (105 euro): “sott’acqua”, “terra emersa”, “di qua e di là”. Scegliendo dalla carta si pagano 65 euro per due portate e 85 euro per tre portate.

27 Agosto 2019
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Oro

Il lussuoso Belmond Hotel Cipriani occupa l’intera propaggine settentrionale dell’Isola della Giudecca. Gli approdi gourmet dell’albergo sono quattro: il tradizionale Cip’s Club sulla riva affacciata verso piazza San Marco, il Giudecca 10, il Porticciolo a bordo piscina, aperto solo a pranzo nella bella stagione, e il raffinato “fine dining” Oro, circondato dal tratto di laguna che guarda all’Isola di San Giorgio e al Lido di Venezia. Al timone della cucina di quest’ultimo il trevigiano Davide Bisetto, capace di mescolare con eleganza diverse culture gastronomiche, da quella francese che ne ha caratterizzato parte della carriera, a quella orientale, fino alle tradizioni locali.

Il percorso gastronomico può essere aperto con lo “asparago dipinto” o con cannocchia, garusoli, peperone verde e combavas, per poi continuare con i ravioli di bietola alla cenere e ristretto affumicato di faraona o con il risotto con birra scura e conchiglie, e chiudere con il branzino cotto nell’argilla e ponzu di melanzane o con il piccione marinato al bergamotto e cotto alla brace con pepe nero.

La numerosa brigata di sala si muove con professionalità e precisione. La cantina è importante e presenta ricarichi adeguati al luogo. I menu degustazione sono tre, chiamati con semplicità “Oro 1” (180 euro) “Oro 2” (150 euro) e “Oro 3” (210 euro); tra i piatti che li compongono se ne possono scegliere tre a 145 euro o quattro a 165. Disponibile, per chi lo preferisse, anche un menu interamente vegetariano.

27 Agosto 2019
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Chat qui rit

Centralissimo, ma fuori dai consueti e brulicanti percorsi dei turisti vocianti. Anche per vocazione: quella di rimanere estraneo alla (comoda) cucina national popolare che impera a Venezia. Giovanni Mozzato, ex rugbista ed ex uomo di finanza, ha dato una nuova anima a questo Locale Storico d’Italia. Spalle larghe e forti, come si addice a un atleta, unite alla gioia e alla passione per il convivio, è riuscito a saldare la buona cucina lagunare con un’atmosfera confortevole e verace.

Questo bel locale, raffinato, accogliente e ristrutturato con grande perizia, è andato a rinforzare quella brillante pattuglia di ristoratori che non vuole arrendersi all’omologazione della cucina veneziana contribuendo alla rinascita gastronomica della città di San Marco. La cucina è governata a quattro mani, un tandem formato da Davide Scarpa, cuoco di lungo corso, e dal giovane bravo e creativo Leonardo Bozzato. Entrambi lagunari doc.

I prodotti, sia di terra che di mare, sono selezionati con grande cura, privilegiando quelli del territorio, dando vita a un menu goloso e di coraggiosa struttura. A partire dalla piovra alla diavola con l’nduia calabra, un piatto che splende come il sole. I paccheri con scampi e cotechino provocano fin dal nome, ma rassicurano il palato con un connubio virtuoso. Vibranti e succulenti sia la tartare di gamberi rossi su trippa di vitello, sia il petto d’anatra cotto a bassa temperatura su salsa teriyaki con bieta e prugne fermentate all’aceto. Carta dei vini che conta 500 referenze selezionate con competenza e passione. Circa 100 euro.

27 Agosto 2019
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San Martino

La passione per il proprio lavoro è evidente quando si osservano all’opera Raffaele Ros e Michela Berto, marito e moglie, alla guida rispettivamente della cucina e della sala di questa antica osteria di paese divenuta un ristorante elegante e ambizioso. Anno dopo anno, l’offerta gastronomica non smette di crescere, consolidando la fama acquisita senza mai snaturare una cucina solida, basata su tecnica sicura, garbata creatività, attenta selezione dei prodotti e rispetto delle stagioni.

Si aprono le danze con il cocktail di gamberetti con gelato alle erbe e soffice di patata calda, oppure con la terrina di bollito di carne con frutta piccante e purea di cavolfiore, per poi farsi accarezzare il palato dai delicati gnocchi di patata con quinto quarto d’oca e, infine, scegliere il trancio di spigola del mercato di Caorle “che guarda a oriente” oppure uno dei piatti-percorso in cui lo stesso ingrediente viene preparato in diversi modi, come, ad esempio, la variazione di piccione, petto e foie gras, coscia confit, pralina di aletta e ragù alla finanziera.

La bella (e visitabile) cantina, gestita con competenza da Michela, è ben fornita di etichette italiane, francesi e non solo, la gran parte delle quali proposte a prezzi decisamente invitanti. Si può bere molto bene anche al calice. I menu degustazione sono tre: “espressione del territorio veneziano in terraferma” a 65 euro, “Caorle e Marano Lagunare” a 85 euro, “tra crudo e cotto in zona FAO 37.2.1” a 100 euro. Alla carta sugli 80 euro.

27 Agosto 2019
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Venissa

La Venezia più pura e incontaminata si incontra nell’isola di Mazzorbo, collegata alla Burano dei merletti attraverso un ponte. La famiglia Bisol ha recuperato la vigna murata con l’autoctona Dorona e ristrutturato una tenuta agricola realizzando il wine resort Venissa con le camere, l’osteria e il ristorante stellato aperto dal 2010. L’isola preziosa racchiude colori, aromi e sapori della laguna, sapientemente dosati a tavola.

La cucina è giovane e all’avanguardia. Dal 2017, alla guida della dinamica brigata ci sono i talentuosi Francesco Brutto e Chiara Pavan che coniugano in armonia esperienze, intuizioni e gusto per la tradizione. Le ricette scelgono il pesce della laguna, i prodotti dell’orto della tenuta e le erbe spontanee raccolte tra i filari del vigneto. La carta è l’espressione tangibile di una qualità eccellente, citiamo la “seppa rosta”, seppia cotta e cruda, agretti e alghe affumicate; gli spaghetti alla chitarra di clorella, vongola, angelica e crescione; la sogliola “punk”.

Conto medio: 110 euro. Altissimo livello anche nei “tasting menu” percorso 5 e 8 (rispettivamente 110 e 150 euro), ma il top dell’esperienza è il percorso 10 (175 euro) in cui si assapora la cucina d’avanguardia, affidandosi totalmente alla creatività degli chef, senza spoiler sui piatti. L’esperienza è avvolgente anche grazie al servizio attento, ma mai invadente. La cultura gastronomica è ben supportata dalle scelte di una cantina sapiente che include la selezione dei vini Venissa e Bisol, tra piccole produzioni di charme ed etichette celebri.

27 Agosto 2019
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Harry’s Bar

Più che un ristorante, il locale è un pezzo di storia e, soprattutto, dell’anima di Venezia. Per due motivi. Primo, perché ai suoi tavolini in 88 anni si sono seduti scrittori, attori e vip celebri in tutto il mondo. Qualche nome: Orson Welles, Ernest Hemingway (che durante il suo soggiorno veneziano nei primi anni Cinquanta scrisse “Di là dal fiume, tra gli alberi”), Sinclair Lewis, il principe Ranieri di Monaco, Woody Allen (che una volta rimproverò una sua vicina di tavolo: “Signora, la smetta di fissarmi”), Maria Callas.

Secondo: perché da questo locale è partito il lancio del “made in Italy” gastronomico che ha fatto fortuna nel mondo con il marchio “Cipriani”. Piatti e prodotti ormai conosciuti ovunque li trovate nel menu del ristorante, a iniziare dal cocktail “Bellini” fino al “Carpaccio”, due pittori diventati sinonimo di gusto; e poi gli scampi alla Thermidor, i tagliolini gratinati, il fegato alla veneziana… sono solo alcune delle pietanze di una lista lunghissima, ricca di suggestioni.

Lui, Arrigo Cipriani (over 80), mantiene saldo nelle mani il timone del ristorante: o meglio della “stanza”, come la chiama. In verità il locale si articola su due livelli, con un’atmosfera più intima a piano terra e più emozionate al primo, grazie a uno splendido panorama di Venezia, in particolare sulla chiesa della Salute. Il conto per toccare con mano il mito può facilmente arrivare a 150 euro: ma i menu degustazione (dai 65 ai 95 euro) soccorrono a trasformare il desiderio in realtà.

27 Agosto 2019
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Il Ridotto

Ormai, da qualche anno, anche a Venezia la situazione, per quel che riguarda il mangiar bene, è migliorata. Merito anche di ristoratori come Gianni Bonaccorsi che, ormai dal 2006, è al timone di questo elegante locale con pochi tavoli a due passi da Piazza San Marco, il cui nome si ispira all’antico piccolo teatro veneziano. Una cucina di alta qualità che privilegia ingredienti freschi dal mercato e impreziosita da un tocco di creatività che non si spinge mai oltre il necessario contraddistingue piatti di bell’impatto gustativo e altrettanto convincenti alla vista.

Si può, quindi, iniziare con la suadente consistenza del carpaccio di manzo con rapa rossa, prugne e maionese di quercia, oppure con la bilanciata acidità di sarde, kiwi, canapa e lattuga e poi scegliere, tra i primi, gli spaghetti neri con ricci di mare, peperone candito e cavolo nero dalla perfetta cottura al dente. Da assaggiare anche gli interessanti ravioli di faraona con panna acida, agrumi e mole. Eccellente, tra i secondi, l’intensa seppia servita con funghi, il suo fegato e lenticchie nere.

Molto buona, tra i dolci, la crema fredda alla ricotta con pistacchio, arancia e cioccolato. La carta dei vini è di ottima profondità e offre la possibilità di bere bene anche al calice. Il servizio, a cui il sorriso non manca, è di estrema cortesia. I menu degustazione sono 3, rispettivamente a 95, 110 e 140 euro, alla carta la spesa è sui 110, ma a pranzo 3 tapas e un piatto del giorno sono proposti a 35 euro.

27 Agosto 2019
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Hotel Monaco & Grand Canal

Nel palazzo che fu dei Dandolo continua ad aleggiare molta della magia di questa incredibile città. Fuori dal tempo, differente da qualunque altra meta, Venezia sprigiona il suo incanto eterno a dispetto delle orde di turisti all’assalto e dell’italica endemica incuria per le città d’arte. Varcando la soglia di questo fascinoso albergo si passa attraverso un’atmosfera di eleganza ovattata per arrivare alla meravigliosa terrazza del ristorante sul Canal Grande con la sua vista sulla Basilica della Salute e l’isola di San Giorgio.

Camerieri tanto inappuntabili quanto agili e una cucina, quella di Sandro Traini, non troppo spinta verso l’originalità ma basata su una tecnica solida e materie prime di ottimo livello. L’obiettivo (raggiunto) è quello di sedurre i palati della clientela internazionale, ma anche quelli dei più smaliziati gastronomi dell’area lagunare. La freschezza e la bontà dell’insalata di scampi e zucchine sono rassicuranti come la golosa sostanza del più mediterraneo polpo scottato in panzanella.

I primi piatti celebrano il territorio veneto-lagunare con i delicatissimi spaghetti alle vongole e prezzemolo. Poi tutto il meglio del pesce dell’Adriatico a partire dall’ineccepibile fritto misto con salsa tartara fino agli scampi sgusciati al curry e riso pilaf. E non manca mai il classicissimo fegato alla veneziana. In estate un singolare tiramisù ghiacciato. Carta dei vini molto selettiva e con ricarichi in linea con Venezia. Conto di almeno 110 euro, ma è compreso anche lo spettacolo offerto dalla terrazza.

27 Agosto 2019
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Antinoo’s Lounge & Restaurant

La facciata aristocratica dell’Hotel Centurion Palace e le bricole del suo pontile sul Canal Grande: in quante foto sono state immortalate per la loro bellezza onirica! Bello il contenitore, ma bello è pure il contenuto: l’Hotel – restaurato con gusto artistico – e il Lounge & Restaurant Antinoo’s. Dove il recente passaggio di testimone fra il cuoco che lo ha lanciato e il suo vice è avvenuto nel segno della continuità.

C’è un nuovo governatore nei fornelli, dunque nella cucina dell’Antinoo’s, ma l’indirizzo intrapreso resta nel solco tracciato negli ultimi anni, conservando una cifra stilistica alta. Un’evoluzione equilibrata, ispirata senza compromessi alla tradizione veneziana. Tradizione che gli ospiti si aspettano nel piatto e che l’Antinoo’s valorizza, peraltro, con un menu dedicato (110 euro, vini inclusi). L’ambiente è esclusivo – vista sul Canal Grande da ogni sala – e il servizio si distingue per professionalità.

Nel piatto c’è l’anima dell’Adriatico e qualche sapore dell’entroterra, parte della memoria storica del territorio. In una parola c’è il senso delle radici, anche di quelle più umili. I piatti rivelano, poi, la buona tecnica del giovane cuoco. Da suggerire il risotto al baccalà; l’anguilla con shiso e sorbetto al balsamico (croccante fuori e morbida dentro); le linguine al lime con crudo di mazzancolle e salicornia. Invitante il polpo all’origano e olive. Dessert originali e “divertenti”. Carta dei vini variegata, che esplora più territori, soprattutto il Veneto. Conto sui 120 euro. Decisamente meno al Bistrot aperto dalle 12 alle 19.

27 Agosto 2019
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CoVino

Nel Sestiere Castello, al di fuori dell’affollatissimo circuito Rialto-San Marco, un minuscolo locale (5 tavoli) sta cambiando il concetto di “bacaro”. O forse, più propriamente, ne sta interpretando la formula secondo parametri qualitativi inconsueti. Non ci sono solo laguna ed entroterra veneziano nelle idee dell’oste Andrea Lorenzon, è l’Italia intera il mercato da cui approvvigionarsi, purché si rispettino le tradizioni di ogni territorio, si scelgano solo produzioni piccole e i fornitori siano veri artigiani.

Così la carta dei vini, pur non sterminata, è un esempio di lungimiranza e di sensibilità ambientale e il menu un campionario di ottime materie prime trattate con rispetto e accostate con semplicità: il “saor” di verdure di stagione e polenta di Mais Biancoperla è preparato con la Cipolla Ramata di Montoro; la battuta di manzo di Bianca Piemontese è accompagnata da stracciatella e Nocciola d’Alba; nei paccheri al ragù di Mamma Liviana è protagonista la “gratinata” di manzo e maiale con besciamella all’olio E.V.O. e Parmigiano Reggiano Vacche Rosse; il “cagnoeto” (palombo), infine, è servito con minestrone primaverile e Fagioli Ballarossa della Valbelluna.

Il servizio è vivace e il conto benevolo: si paga intorno ai 40 euro, con un “finale” sempre incluso. Da non perdere, tra questi, la cassata: crema di ricotta di bufala con Mandorle di Noto, Pistacchi di Bronte, frutta candita, cioccolato, caffè e marmellata di stagione fatta in casa.

27 Agosto 2019
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Antica Osteria Cera

C’era, negli anni ‘60, una vecchia osteria in quel di Campagna Lupia. Con la buona cucina del pesce e con l’atmosfera che ricordava i casoni della laguna veneta catturava gli amanti del pesce e gli esigenti buongustai. Più di 50 anni di storia per questo monumento all’italica cucina del pesce. I piatti erano semplici e straordinari: già allora testimoniavano la grande conoscenza e il profondo rispetto per il mare e i suoi prodotti.

Il trasferimento a Lughetto, nel lussuoso ristorante dall’eleganza minimalista che ora conosciamo, non ha cambiato questa filosofia. Rimane sempre una serena oasi del gusto. L’affiatato equipaggio, Lionello, Daniele, Lorena e Simonetta, continua a dominare il mare, sia calmo che impetuoso, sbarcando velocemente e in perfetto stile nell’olimpo della grande cucina del pesce. Solo con i “colori del mare”, piatto storico ma inamovibile, si possono catturare appieno le emozioni che esplodono in bocca con il crudo declinato in una scala di 8 sapori.

Anche gli accostamenti che possono sembrare complessi sono governati con semplicità: limpidi e appaganti come l’insalata di erbette; “risi e bisi coe cappelonghe” o le “canocie in tecia” con carciofi. Il fritto di calamaretti, acquadelle, scampi e gamberetti è tanto saporito quanto etereo. I dolci non richiamano il mare ma sono leggiadri; la cantina è ricchissima di bollicine italiane e francesi, circa 1500 referenze governate da Nicolò Bau. In sala il servizio da premio di Simonetta. Due menu: “Laguna” a 150 euro; “Oppure” a 165; alla carta sui 120 euro. Nei giorni feriali, la “colazione d’affari” a 60 euro.

27 Agosto 2019
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Quadri

Sono tre gli approdi che i fratelli Alajmo possono vantare in piazza San Marco: il leggendario Grancaffè Quadri che vive tutte le fasi della giornata nella piccola sala interna e nell’ampio dehors, dal primo caffè del mattino all’ultimo drink del dopocena; il Quadrino, bistrot informale in cui pranzare o cenare a un prezzo che sembra non tenere affatto conto della posizione unica al mondo di cui gode; e infine il ristorante Quadri, situato al primo piano, dove attingere a piene mani dalla fantasia e dalla creatività di Massimiliano Alajmo, qui coadiuvato dall’executive chef Silvio Giavedoni.

A quest’ultimo spetta il compito di mettere in tavola capolavori come il “cappuccino di laguna”; i paccheri piccanti con cannolicchi, cozze e vongole all’aglio nero e basilico con crema fredda di ricotta; i ravioli di burrata, vongole, seppie, gamberetti, filetti di pomodoro e origano; la triglia croccante allo zenzero con sugo di folpetti in tecia e salsa ai carciofi; la coscia di agnello con purè alla curcuma e spezie.

Piatti che concorrono a rendere indimenticabili i menu degustazione “Classico” e “Quadri” (entrambi a 225 euro, ma si possono scegliere due piatti a 120 euro o tre a 160 euro). Il percorso più entusiasmante è però il menu “Quattro Atti” (250 euro), ovvero quattro sequenze di quattro piccoli assaggi ciascuna. Ampia e intelligente la carta dei vini, proposta esclusivamente in versione elettronica; professionale ed elegante, ma mai avaro di sorrisi, il servizio.

27 Agosto 2019
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Al Cjasal

Poco distante da Bibione, sulla riva destra del Tagliamento, veneziani e friulani si trovano d’accordo a tavola, nel ristorante che nasce dalla sapiente ristrutturazione di un tipico casale d’inizio ‘900. Spazi accoglienti, arredati con gusto e giardino rilassante. La cucina è una fucina di idee all’insegna di qualità, sapori autentici, esperienze e ricerca.

Sono una gran bella famiglia, i Manias! Enzo e la moglie Rosellina accolgono gli ospiti e narrano piatti e vini, supportati dallo staff, mentre i figli Stefano e Mattia accrescono la somma delle loro importanti esperienze in cucina. Ne nascono piatti inediti e stagionali, sapori di terra e mare che risvegliano la memoria, e gusti sorprendenti, realizzati con tecnica impeccabile, molta eleganza e ingredienti che arrivano da fornitori locali e dall’orto di proprietà. La carta essenziale consente di scegliere porzioni intere, mezze o cicchetti e così si aprono infiniti percorsi di degustazione. Il “cannolo veneziano” è un must: ripieno di baccalà mantecato, olive, cipolla e rapa rossa agrodolce.

Altri punti fermi sono il “pane e ragù”, un bombolone di pane fritto ripieno al ragù e polvere di latte, e la cjalda di mais con fagiolini o altre verdure di stagione, seppia cruda, schie e nocciola. La pasticceria si deve al tocco soave di Elena Falliero: la tartelletta ai quattro cioccolati è paradisiaca. La cantina racconta un centinaio di belle storie, vini “parlanti” anche al calice. Conto tra i 50 e i 60 euro.

27 Agosto 2019
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Amo

Nell’atrio dell’elegante T Fondaco dei Tedeschi, AMO trova la giusta scenografia, circondato da quattro piani di colonnati. Il concept originale del locale, gestito dalla famiglia Alajmo, abbina caffetteria e ristorante ed è aperto anche oltre l’orario dello shopping. Philippe Starck firma il design degli spazi, mentre la figlia Ara affresca le pareti.

La raffinatezza contraddistingue l’offerta e, in particolare, le specialità realizzate dal giovane Marco Danelli, giunto qui dopo l’esperienza a Le Calandre e a La Montecchia e supervisionato da Silvio Giavedoni. Il pubblico si accomoda nella corte su comodi divani in pelle dall’alto schienale, mentre, a centro tavola, il giovane e attento staff serve i piatti realizzati con ingredienti freschi, da condividere con i commensali, creando sempre nuovi giochi di sapori e occasioni di gustose conversazioni.

L’AMO burger è l’ideale per un fugace, ma saporito, break di mezzogiorno, oltre alle insalate e ai piatti del giorno; la sera si approfondisce l’esperienza scegliendo piatti come il cappuccino di ragù di coniglio con pesto alle erbe mediterranee o gustando la pizza Margherita croccante al forno con pomodoro, mozzarella di bufala, basilico e origano calabrese. Omaggia Venezia lo scartosso di triglia, fiori di zucchina, seppie, latterini, anelli di cipolla rossa, salsa estragone. Tiramisù tra i dessert? Sì, ma al pistacchio. La carta dei vini dà molte soddisfazioni, la gestione del bar è affidata a Lucas Kelm. Due menù degustazione (65 e 80 euro), alla carta il conto base può partire da 50 euro.

27 Agosto 2019
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Zona d’Ombra

Ha festeggiato i suoi primi 15 anni di attività il locale che si affaccia nella piazza del centro storico, sempre pronto a celebrare il connubio tra i piatti di eccellente qualità e il vino selezionato nelle sue migliori espressioni, in Italia e all’estero. La scelta di calici è incomparabile: agli oltre 80 se ne aggiungono 10 di pregio, incluso il Sassicaia, proposti a rotazione mensile.

Qui si stappa sempre volentieri e il pubblico si accomoda all’interno del locale, nel plateatico esterno coperto e negli sgabelli alti della terrazza privé. Lo staff, guidato dall’Oste Roberto Bergamo e dalla vulcanica Gavina Cuccu, è rapido, professionale e preparato, soprattutto quando è il momento di sposare ai piatti proposti dalla carta, la bottiglia ideale. È un autentico piacere gustare le ostriche e gli altri sapori del mare declinati in crudo, la tartare di tonno, le sarde in saor e le specialità a base di carne che sanno distinguersi, come la battuta al coltello della prestigiosa razza bovina piemontese La Granda oppure l’hamburger di Black Angus griffato Mister Beefy, realizzato da tagli nobili di animali allevati in modo naturale nell’azienda agricola veronese.

Nella selezione di salumi, spicca il prosciutto di Onesto Ghirardi, stagionato 36 e 60 mesi, da gustare con il pane che arriva da Matera leggermente scaldato. Un altro punto di forza del locale è la ricca e studiata selezione di formaggi, più di 40 italiani e stranieri. I dolci sono squisitamente fatti in casa. Il conto medio si aggira intorno ai 25 euro.

27 Agosto 2019
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Osteria Ai Do Campanili

La lingua di terra che collega Jesolo e Punta Sabbioni arrivando quasi a toccare il Lido di Venezia vive due realtà opposte: sulla sponda adriatica l’affollato litorale del Cavallino, su quella lagunare piccoli borghi circondati da una natura rigogliosa. Ai Do Campanili, la miglior tavola della zona, si trova nel centro della cittadina di Treporti: al piano terra l’osteria per gli aperitivi e i “cicheti”; al primo piano la graziosa sala del ristorante.

La cucina sfrutta a fondo la ricchezza di materie prime della barena senza però negarsi qualche escursione verso terre lontane. Il “crudo e cotto di seppie di laguna”, per esempio, affianca due diversi concetti di cucina di mare: il crudo è abbinato a limone candito, maionese di soia e piselli novelli, mentre il cotto “al nero” con le interiora, secondo i dettami della tradizione, viene servito con cialde di polenta e crema di piselli. La piovra viene cotta a bassa temperatura e abbinata a crema di carciofi, nocciole, ristretto di miso (condimento di origine giapponese a base di soia fermentata) e alga kombu.

I ravioli ripieni di patate e pesto si sposano con un gel di pomodoro Piccadilly e con il branzino declinato in “fumetto”, carpaccio e bottarga. Il servizio è gentile e competente, la carta dei vini cresce di anno in anno, con particolare attenzione per le piccole aziende artigianali e diversi nuovi inserimenti nel settore dei cosiddetti vini “naturali”. Menu degustazione a 65 e 80 euro, alla carta sui 70.

27 Agosto 2019
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