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Treviso

Seda

Ci si trova poco fuori Vittorio Veneto, nella frazione di Manzana. Qui, in una splendida zona collinare nel cuore dei vigneti della Docg del Prosecco, ha scelto di lavorare Alessandro Favrin dopo le sue esperienze cortinesi. Seda, nome dialettale della seta (da queste parti nel secolo scorso era tradizionalmente molto attiva la bachicoltura), è un ristorante, elegante e luminoso, che si trova all’interno di un piccolo accogliente relais di campagna, il Colonìa, con poche stanze e tutti i confort. In sala Sabina, moglie di Alessandro, accoglie gli ospiti con il sorriso. I piatti, improntati al rispetto di territorio e stagioni non senza un piccolo spazio per un’innovazione gestita con garbo, sono molto ben eseguiti e soddisfano. Si può partire con la freschezza del carpaccio di gamberi di Mazara del Vallo con sorbetto all’asparago ementa, gel di maggiorana e mandorle salate alla vaniglia, per proseguire con la perfetta cottura del vialone nano con piselli e sorbetto d’ostrica al gin, oppure ancora con gli ottimi tagliolini all’aglio orsino con battuta di seppioline di laguna, olio, limone e nocciole. Vale la pena assaggiare, tra le carni, il petto d’anatra servito con il fegato, albicocchee gel di Porto. Molto buono tra i dolci il cremoso bianco e mantecato al cioccolato salato con ciliegie e kirsch. Buona la proposta di vini, attenta alle etichette regionali e con la possibilità di abbinamento al calice. Si spendono sui 50 euro alla carta (a pranzo è disponibile un menu light).

21 Settembre 2020
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Noir

Due amici, due cuochi ancora molto giovani ma già ricchi di esperienza, si incontrano e tornano dalle parti di casa dopo soste professionali importanti fuori regione e anche all’estero. Noïr, due puntini sulla i che rappresentano graficamente la coppia di cuochi, è un bel locale poco distante da Treviso, arredato in stile moderno con arredi minimal ma non troppo, perché il calore non manca, grazie anche a un’accoglienza come si deve. Oltre che al tavolo, si può mangiare anche direttamente affacciati senza barriere sulla cucina a vista.I piatti sono molto coreografici, belli da vedere ma, questione sostanziale, anche molto buoni da mangiare: lo stile denota tecnica, equilibrio e attenzione al dettaglio, così le proposte risultano centrate e gustose. Dal ricco menu “Contrasto” (7 piatti a 65 euro) ecco allora “Funghi”, un’inconsueta combinazione in cui si ritrovano cannellini, porcini, ovoli e fiore di zucchina. Si continua con l’ottimo branzino, pomodoro, scapece di cozze e basilico, per poi passare ai riusciti ravioli con baccalà, cipolla di Tropea e alga spirulina. Molto buono anche il risotto con zafferano, ricotta, porcini e nocciole. Tra i secondi convince il coniglio con chutney di fichi e cicoria, così come è golosa la pancia di maialino al tè verde e mela acidulata. Conclusione dolce piccante con “The Hurtlocker”, al cioccolato bianco e wasabi. Oltre a questo menu, a 55 euro c’è “Armonia”, mentre alla carta si spendono circa 50 euro. Carta dei vini in evoluzione ma già ben assortita, servizio sorridente e cordiale.

21 Settembre 2020
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Marcandole

Il locale si chiama così perché ha preso il nome di un piccolo pesce di fiume che risaliva la corrente del Piave. Negli anni Cinquanta e Sessanta, dopo pescate le marcandole finivano fritte: e quel semplice “scartosso” accompagnava le serate danzanti sotto il pergolato. La struttura è rimasta la stessa aperta nel 1931, quella che sorge vicino all’argine del fiume sacro alla Patria: gli anni passano, ma l’anima del locale conserva la genuinità dei fondatori pur essendo naturalmente in linea con le attese di una clientela degli anni Duemila. A novant’anni di distanza, infatti, la gestione dei fratelli Alessandro e Roberta Rorato ha trasformato l’antica trattoria in un locale gourmand, l’immobile ha subito i necessari ammodernamenti, è diventato un punto di riferimento gastronomico del Trevigiano. Specializzato nella cucina di pesce e di mare, presenta un ricco menu: solo il piatto del crudo, articolato in undici assaggi (38 euro, 30 la declinazione in cotto) meriterebbe la visita. I piatti sono studiati e curati, d’effetto anche per gli occhi. La cucina ha una memoria antica (la “tecia” di veraci, cozze, scampi, frutti di mare e alici), ma offre sapori contemporanei, come ben dimostrano il risotto ai frutti di mare, salsa d’astice e foglie d’ostrica, i paccheri con gamberi rossi di Sicilia e burrata, gli gnocchi di baccalà, veraci e polvere di capperi. La cantina offre 600 etichette, con spazio soprattutto al territorio, ma l’offerta di vini al calice è consistente. Il conto è attorno ai 75 euro.

21 Settembre 2020
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Cardus

Il borgo di Serravalle ospita, a pochi passi dal Duomo e dall’antico Castello, questo locale dal gusto contemporaneo, tanto nell’atmosfera quanto nella proposta gastronomica. Lo ha voluto così il cuoco e proprietario Paolo Balbinot, un passato in Scozia (da qui il nome del ristorante) e una visione appassionata e curiosa della cucina, che si traducce in accostamenti originali, notevole varietà di tecniche e di cotture, ricerca di materie prime particolari, in particolare nel mondo vegetale. La proposta è limitata a due menu degustazione:“Introduzione”, composto da 3 pietanze a 39 euro, ed “Escursione”, 5 pietanze a 55 euro, entrambi arricchiti da diversi intermezzi ed entrambi variabili in base all’offerta del mercato. Così, può capitare di assaggiare due pesci azzurri in sequenza, la triglia scottata con finocchio, aceto di sambuco, cavolfiore marinato, polvere di pane alle erbe, centocchio e salicornia, e lo sgombro con spuma di patate, tartare di barbabietola, crema di rafano, ravanello fermentato e lamio. Oppure due piatti di selvaggina: conchiglioni al ragù di lepre con crema di barbabietola e semi di papavero e sella di lepre con asparago e scorzonera tostati, patate croccanti e centocchio. Si chiude in dolcezza (e in complessità) con gelato ai capperi e camomilla, cacao, topinambur croccante e sbrisolona. Il servizio cortese e decisamente competente e la carta dei vini a prova di esperto, non tanto per l’ampiezza, quanto per l’originalità e la ricercatezza delle scelte, completano il quadro.

21 Settembre 2020
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Osteria alla Chiesa

È una delle realtà gastronomicamente più interessanti di una provincia che ha sempre fatto fatica a concepire le cucine non solo di avanguardia, ma anche quelle appena fuori dal coro di una tradizione trita e senza cuore. Qui il cuore c’è tutto, anzi sono due, quelli di una coppia affiatata come Giada Bergamin e Claudio Gazzola, talentuosi ragazzi cresciuti che hanno portato a Monfumo, tra i magnifici colli asolani, una ventata di freschezza. Lei in sala con una gestione sorridente e una carta dei vini originale, lui in una cucina in cui progetta piatti nei quali a un gusto centrato corrispondono tecnica e fantasia mai sopra le righe, sebbene il cuoco stesso li definisca “impulsivi”. Allora si può iniziare con la fresca ghiottoneria delle sette varietà antiche di pomodori con ajo blanco, pan fritto, paprika e angostura, o con la “granchiella”, insalata di alghe, beurre blanc aromatizzato con garum di alici e limone. Tra i primi sono buonissimi i ravioli farciti di cuore d’asino (bestia antico amore di Claudio, alla quale un tempo veniva dedicato un intero menu) marinato nel chimichurri, latte di foglie di fico e tagete. Si continua a star molto bene con l’animella di cuore di vitello cotta nel brodo di cappone con latte, grappa, miele, arachidi tostate ed estratto di sedano antico. Si conclude in bontà e bellezza con la frolla di Rabarbaro Zucca, rabarbaro candito, gelato e caramella al rabarbaro, cacao e zucca. Coraggiosa ma sensata la scelta di eliminare la carta per proporre tre menu degustazione: “Ragione”, “Equilibrio” e “Istinto” a 55, 70 o 90 euro per 4, 6 o 8 portate.

21 Settembre 2020
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Perché

Un locale con una vela d’acciaio di colore bianco, premiato alla Triennale di Milano, una sala che ospita mostre d’arte, presentazione di libri e convegni. Ma il Perché, ristorante innovativo già nel nome, figuriamoci per la proposta, sulla Treviso-Mare, a pochi chilometri dal casello dell’autostrada, si è accreditato negli anni come punto di riferimento della cucina non solo trevigiana. Non è, come altri, un locale “attento al territorio”. Qui si mangia bene e basta. Interessante la proposta di pesce, dai plateaux di crudi di mare, declinati attraverso tre, cinque e sette tipi di pesce, alle paste fresche fatte in casa o ai secondi, fra cui segnaliamo la catalana di gamberi con insalata di verdure e frutta. Chi preferisce la carne troverà ampie alternative, tra cui citiamo il divertente hamburger goloso con manzo e maiale, bacon tostato, Asiago e pomodoro. Un capitolo a parte merita la pizza, che qui viene declinata in chiave gourmet con l’impasto che lievita per 30 ore. Ne esce un piatto soffice e croccante al tempo stesso, che ha pochi eguali anche tra le pizzerie più popolari. A guidare la brigata di cucina è Luca Boldrin, instancabile ricercatore di nuovi equilibri gustativi. In sala, anche nel giorno in cui c’è il sold out, la brigata di Francesco Salamon non sbaglia un colpo. Cantina ben fornita, anche la parte dedicata alle birre artigianali. Niente menu degustazione, scontrino medio sui 35 euro.

21 Settembre 2020
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Fraccaro Cafè

L’indirizzo giusto per buongustai e golosi di ogni età. All’ingresso si apre un universo di aromi e sapori che conquista a partire dalle 6 del mattino con la più ampia scelta di dolci da forno. Come, ad esempio, le brioche da farcire all’istante, i krapfen, i fagotti con crema alla nocciola, la pasticceria mignon. Il tutto accompagnato dalla specialità in tazza della caffetteria. Lo spazio, ampio e luminoso, è polifunzionale e racchiude, in un fluido open space, bar, ristorante, caffetteria e shop attivi fino a sera. Alla base di ogni preparazione c’è la ricerca degli ingredienti d’eccellenza che appaiono insieme alle varie stagioni. Per pranzo e cena si consulta il menu alla carta che, ogni giorno, si arricchisce di due piatti scelti dallo cuoco. Memorabile la lasagna di pasta fresca fatta in casa con trafile in bronzo al ragù e i bocconcini di vitello con agrumi e zenzero. L’elenco di piatti soddisfa anche vegetariani, vegani e presta particolare attenzione alle intolleranze. La pizza merita un discorso a parte: realizzata con il lievito madre che sfiora i 90 anni, accoglie sempre più consensi nelle sue mille varianti, dalle ricette della tradizione alle proposte gourmet. Il venerdì sera si rinnova l’appuntamento con la paella. La selezione di dolci e il gelato artigianale concludono l’esperienza, che può essere proseguita a casa grazie al curato servizio da asporto. Al personale, sempre molto disponibile, non manca mai il sorriso. Il conto del ristorante si aggira intorno ai 25-30 euro, che si abbassano se si sceglie la pizza.

21 Settembre 2020
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Le Beccherie

C’è già un motivo per visitarlo ed è naturalmente il tiramisù, che la tradizione vuole sia nato qui a metà anni Cinquanta. Da allora, a parte il dolce, molto è cambiato, praticamente tutto. Nel 2014 la famiglia Campeol, che per generazioni lo ha gestito, ha passato il testimone a Paolo Lai, titolare di altri locali a Treviso. La spinta innovativa c’è e si vede. È stata concepita una ristrutturazione complessiva, tanto degli ambienti quanto della cucina, che adesso punta a una fascia di palati gourmet interessati a sapori innovativi. Molto rame delle vecchie pentole alle pareti color verde petrolio e un wine-bar per lo spazio aperitivi, mentre il ristorante offre spazi pensati per creare un’atmosfera raffinata senza cadere nel lezioso. La cucina, guidata da Manuel Gobbo e Beatrice Simonetti, esprime una sua precisa personalità: i piatti sono frutto di una viva intelligenza che non diventa inutilmente eccentrica. I due cuochi valorizzano gli ingredienti grazie a una vena creativa che non diventa mai una strada senza uscita: le scelte risultano azzeccate e i gusti si rivelano pieni e morbidi. Un piatto come ostriche e fagioli, vale a dire nobiltà e miseria in cucina, è imperdibile; di grande qualità sono anche gli spaghetti al Raboso, i tortelli ai carciofi, la tartare. A proposito di tiramisù, il dolce è proposto anche in una versione “sbagliata” che lo interpreta con jelly al prosecco e polvere croccante. La cantina è adeguata al livello del locale, con proposte interessanti al calice. Menu degustazione da 65 o 70 euro, 55 alla carta.

21 Settembre 2020
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Casa Brusada

Se il nome “casa” è rimasto un motivo c’è e riguarda in primo luogo l’ambiente confortevole e l’accoglienza, curata e complice guida in ogni avventura alla scoperta del gusto. Alla base di tutto il territorio e la natura, che rappresentano il punto di partenza e la grande ispirazione per l’appassionato chef e titolare Marco Pincin. A tavola, spesso, parlano il Montello e la rigogliosa Marca trevigiana, riletti con rispetto, originalità e grande personalità. Erbette spontanee, asparagi, funghi, radicchio e tanti altri sapori scandiscono il ritmo delle stagioni, in una carta di qualità e ricerca che esalta le caratteristiche degli ingredienti in composizioni stilose, come il foie gras marinato, mazzancolla confit, ovoli al burro affumicato e gel di yuzu. I ravioli del plin, spuma di burrata, gel di basilico e finferli marinati sono un piatto equilibrato in cui il sapore è anticipato da un’aroma suadente. La crema di riso al nero di seppia, scampi al mojito, pomodorini confit e maionese di crostacei è un delizioso gioco di consistenze. Tra i secondi, una proposta classica che non può mai mancare è il guancialino di vitello al rosso di Venegazzù. Un’alternativa? Tataki di fassona, salsa alle prugne, purea di nocciole e tartufo nero. Al momento del dolce si indugia sulla sinfonia di cioccolato, ma la delizia di lampone è tentatrice. La cantina, grazie soprattutto alla presenza dell’enoteca, è ampia e variegata. Oltre alle etichette italiane, accoglie un’attenta selezione di etichette francesi. Il conto alla carta si aggira intorno ai 45/50 euro.

21 Settembre 2020
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Locanda Baggio

Quando lo vedete non potete non pensare al Grande Gigante Gentile del film di Spielberg, quello che è incaricato di catturare i sogni e di portarli ai bambini addormentati del mondo. Ermenegildo “Nino” Baggio è imponente ma non incute soggezione: la sua cucina è come la mano grande e possente che stringe la tua quando ti accoglie all’ingresso: sa essere delicata pur esprimendo energia. E, assieme alla moglie Nina Lunardi, irradiano questa atmosfera che si respira nel locale, una locanda aperta dal 1978 e oggi gestita assieme ai figli Enrico, Guido e Cristina. La loro creatività si materializza assicurando sempre misura e gusto. Potete assaggiare la crema di fagioli della Val Belluna e tartare di gamberi rossi come un risotto cacio e pepe, calamaretti spillo e canestrelli chioggiotti, per convincervi che la mano del cuoco è sapiente e delicata. Assaggiate il baccalà, l’anguilla del Sile oppure il germano reale e avrete la stessa sensazione. Spiegava il grande scrittore Anatole France: “Benché la bellezza derivi dalla geometria, solo attraverso il sentimento è possibile coglierne le forme delicate”. Nino Baggio e il suo gruppo sono capaci di trasmettere queste sensazioni con i loro piatti: il sentimento diventa gusto. Provate anche i “moscardini di Chioggia al vapore, crema di patate di Rotzo, caviale di trota, gocce ai ricci di mare, salicornia, nero di seppia e prezzemolo”. Dolci della tradizione e cantina con 200 etichette. Alla carta 60 euro, stessa cifra per il menu degustazione “Sensazioni” da sei portate.

21 Settembre 2020
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Trattoria Dalla Libera

L’appassionante storia della ristorazione di famiglia inizia nel 1966 e si intreccia con l’amore autentico per i valori di una cucina ricca, spontanea e ammaliatrice. Gli ingredienti principali sono portavoce del territorio, fonte di stimoli per lo chef Andrea Stella che ama studiare tecniche nuove e abbinamenti di sapori sorprendenti. Nelle ricette inserisce spesso le erbe aromatiche, anche spontanee, di cui conosce ogni peculiarità. Andrea è sommelier come il fratello Paolo che segue il servizio in sala e si interessa delle scelte dell’ampia cantina. Il terzo fratello, Luca, si occupa dell’amministrazione. La carta è in continua evoluzione. Patate, trombette (funghi) e carrè di vitello affumicato rappresentano un perfetto equilibrio di preparazioni e temperature. Il raviolo con latte, buccia di limone verdello siciliano e lemongrass è particolarmente gustoso, così come il riso con gambero imperiale e ostrica. Tra i secondi, la battuta di spalla di scottona con insalata di more e mirtilli e misto di erbe aromatiche dà autentica gioia al palato. Ci piace il “roast beef” (tagli diversi) di capriolo, olio d’oliva, limone, aglio, gocce di yogurt bianco. Squisito e soffice al palato il trancio di merluzzo accostato a gamberi al vapore e salsa di acciuga servita con il pepe arancio. Conclusione con la sfoglia di frolla che incontra il sorbetto di frutto della passione e la mora appena scaldata. Le degustazioni stagionali (tartufo, carciofo ecc.) sono proposte a 40 euro, mentre alla carta il conto resta sotto i 50 euro.

21 Settembre 2020
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Gellius

Non pretendo che abbiate letto la monumentale Storia di Roma di Theodore Mommsen, datata ma valida ancora oggi, ma se appena avete sbirciato le Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar o se, almeno, avete palpitato per il destino di Massimo Decimo Meridio nel Gladiatore, beh, uno dei tre suggerimenti, a scelta, vi può essere utile se decidete di andare qui a cena. È un’esperienza unica sedersi a tavola in un locale che è anche sede di un museo archeologico che negli Usa e in mezza Europa si possono solo sognare, ricco com’è di cimeli romani dai tempi di Augusto al quinto secolo. Tra questi c’è anche l’urna funeraria di Gaio Gellius, schiavo diventato libero, ecco spiegato il nome Alessandro Breda è cuoco di capacità conosciute, dall’anima ancestrale e dallo spirito rivoluzionario. Sapori impeccabili e bilanciati contrasti sono la sua filosofia. Per convincervene, provate il riso scalogno e caviale, gli spaghetti con ricci di mare e pistacchi. Oppure, se vi resta qualche dubbio, assaggiate il branzino grigliato con melanzane e pomodori verdi, o il piccione in casseruola con scaloppa di fegato grasso, pesca e passion fruit. Sui dolci, impossibile non citare “Uhhh…ovo” con zabaione, cioccolato Dulcey e cioccolato bianco. Cantina di 900 etichette, con spazio per le piccole realtà e possibilità di assaggio anche al calice. Alla carta 70 euro, con due menu degustazione: “Quinque” (85 euro) e “Septem” (110 euro). Il latino non è una lingua morta.

21 Settembre 2020
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Feva

Leggermente defilato rispetto all’interessante centro storico della città di Giorgione, il Feva di Nicola Dinato è una tappa di alta qualità in questo margine occidentale della Marca trevigiana. La struttura, con il suo ambiente elegante e accogliente disposto su due piani, ospitava anticamente un convento. Appena si entra si può notare la luminosa cucina a vista che fa bella mostra di sé con la brigataintenta tra pentole e fuochi. Il cuoco, la cui fama si è ormai consolidata anche in patria, vanta ottime esperienze internazionali che l’hanno portato a concepire uno stile di cucina moderno, leggero e soprattutto elegante. Piatti che convincono i suoi, quindi, come nel caso dell’equilibrata armonia che si ritrova nel baccalà mantecato con gratin di patate, nocciole tostate, pesto di origano e alici, ma pure nel “brasato crudo”, frutto di una storia divertente. Tra i primi vale la pena assaggiare i delicati tagliolini all’acqua di pomodoro con gamberi rosa, bottarga, fave e piselli, o gli ormai classici paccheri alla carbonara di canestrelli con pesto di ricci di mare e santoreggia.
Agnello in crosta, cecina, prugne bruciate e maialino “alla diavola” convincono entrambi. Per il finale dolce, l’immarcescibile “tiramigiù” oppure la più fresca, ma non meno buona, pesca caramellata con frutto della passione e liquirizia. Ben assortita la carta dei vini, con qualche proposta al calice; di cordiale professionalità il servizio. Si possono spendere rispettivamente 60, 70 o 80 euro per un menu degustazione, sui 70 alla carta.

21 Settembre 2020
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