-Soc. Agr. Coop. Fardjima
Tona Zaccaria
L’agnello dell’Alpago

L’agnello dell’Alpago ovvero il profumo delle erbe aromatiche. Ed è proprio così. Questa particolare razza, Presidio Slow Food, ha una carne tenerissima, che si scioglie dolcemente in bocca con un giusto equilibrio di grasso-magro, regalando l’aroma delle erbe aromatiche. Il suo regno si trova nella verde conca dell’Alpago, a mezza strada tra Venezia e Cortina. Da sempre è un sito ideale per la pastorizia, pilastro principale dell’economia dei comuni di Chies, Pieve, Tambre, Farra e Puos fino al secondo dopoguerra. E proprio l’Alpago ha dato il nome a questa razza ovina autoctona, dalla taglia medio-piccola, caratteristica che facilita il pascolo nelle terre impervie, dalla curiosa maculatura scura sulla testa priva di corna.

Con il progressivo abbandono della pastorizia anche l’Alpagota si è drasticamente ridotta e oggi si possono contare circa 3.000 capi. Una leggera ripresa rispetto agli anni ‘90 quando la specie fu inserita tra quelle minacciate di estinzione. Un tempo era preziosa sia per la carne sia per la produzione di latte e sia per la lana, oggi l’Alpagota è allevata quasi esclusivamente per l’ottima carne: saporita, tenera e soda. Piatti golosi con l’agnello valligiano sono in prima fila in molti locali del bellunese. È godibilissimo anche in abbinamento ai piatti poveri della tradizione locale come la ‘patora’ (zuppa di mais e legumi), oppure la ‘bagozia’ (una sorta di polenta fatta con patate, mais e legumi). La carne di agnello può trovare tutto l’anno ma i mesi ideali sono quelli tra dicembre e aprile.

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