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Il Prosciutto di San Daniele e le tre regole della perfetta bontà

Prosciutto di San Daniele

Ci vuole l’aria buona che soffia verso San Daniele. Qui i venti che scendono dalle Alpi Carniche si incontrano con quelli provenienti dall’Adriatico, portando sentori resinosi che si mescolano con quelli salmastri, in un ambiente dove umidità e temperatura sono regolati dalle terre moreniche e dalle acque del Tagliamento, uno degli ultimi fiumi europei a conservare il suo corso originario: il genius loci della capitale del prosciutto. Ci vuole l’alta qualità della materia prima: le cosce devono provenire esclusivamente da maiali allevati in dieci regioni del centro-nord Italia (Friuli Venezia Giulia, Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Abruzzo, Marche, Umbria). Ci vuole il rispetto della lavorazione ereditata da un’antica tradizione. Poichè è vietata qualsiasi forma di congelamento delle carni, le cosce fresche devono raggiungere rapidamente la cittadina del Friuli collinare per essere lavorate ricreando il ritmo naturale delle stagioni, con l’utilizzo del sale marino, senza l’aggiunta di additivi chimici o conservanti. E dopo la stagionatura (minima di 13 mesi) ecco un capolavoro di bontà riconosciuto “a naso” ancor prima che dal palato, quando si scioglierà dolcemente in bocca. Rosso rosato naturale, pochi grassi e molte proteine nobili, fa bene a tutti, anche ai bambini. Nel suo Guest Book: i Patriarchi d’Aquileia, I Dogi veneziani, i prelati del Concilio di Trento, poeti, scrittori e generali. Fregiandosi della denominazione DOP, tocca al Consorzio del Prosciutto di San Daniele (che riunisce tutti e 31 i produttori) promuoverlo e tutelarne il marchio.

www.prosciuttosandaniele.it