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La “buona” rosa dell’Isonzo

Il radicchio tipico dell’Isontino ha un sapore gradevolmente amaro e croccante, si presenta di colore rosso intenso con sfumature, indice del suo altissimo contenuto di antociani che, assieme alla presenza di triptofano, apportano benefici al sistema nervoso e riducono l’insonnia e i rischi di malattie all’apparato cardiovascolare rinforzando i capillari. Una ricetta “segreta” per la sua conservazione ci consente di consumarlo anche fuori stagione. La “Rosa dell’Isonzo”, questo il suo nome, ora attira anche i cuochi che stanno “lassù”. Come Roberto Franzin de il Tarabusino di Grado. Non solo un cuoco di successo ma un vero e proprio promotore di una cultura anti-spreco, che dimostra con il suo impegno quotidiano con il progetto Ethos per una cucina di alto livello ma ecosostenibile. Il progetto Rosa dell’Isonzo che coinvolge gli studenti dell’istituto agrario Brignoli di Gradisca e i produttori del territorio isontino continua a conquistare la fiducia del mercato e il palato dei consumatori più attenti. Sono più di una ventina i produttori coinvolti fra Isontino e Bassa Friulana. Per ora, ma l’obiettivo punta molto più in alto, mirando un fatturato potenziale stimato in 650 mila euro l’anno. Il progetto punta ad essere il capofila di una filiera per la produzione di nuove varietà di radicchio rosso e giallo patendo da ecotipi autoctoni. Il prodotto finito sarà protetto tramite un marchio depositato e la filiera produttiva sarà assoggettata ad un disciplinare per uniformare la qualità della produzione

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