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Il Piccolo | 26/09/2015

Cracco fa il pieno di pubblico e batte Parodi

DI Stefano Bizzi

Un bambino è riuscito ad infilarsi anche sotto la sedia dell’intervistatore. Nei numeri Carlo Cracco batte Benedetta Parodi. Per il giudice di Masterchef deve essere stata una grande soddisfazione perché, nel corso dell’incontro di piazza Sant’Antonio, ha scherzato sul dualismo con la conduttrice di “Bake off Italia”. «La signora che era qua ieri (giovedì, ndr) – ha detto con la solita tagliente ironia -, a me sta un po’ qua perché vende molti più libri di me. Per cui, teoricamente, è più brava. Ma non fa la cuoca». L’anfiteatro ride e applaude. Il bel tenebroso dei fornelli racconta e ammicca. Bilancia le pause e con una perfetta e spontanea tecnica oratoria. Tiene la platea in pugno. Le ragazze e le signore pendono letteralmente dalle sue labbra stringendo tra le braccia il libro “Dire fare brasare”. Il secondo atto del Salone del gusto” bissa e supera il successo del primo. Alla domanda di Luigi Costa, direttore di “Venezia a Tavola”, sulla necessità dei cuochi di raccontare i segreti del mestiere, lui spiega: «Non è che nei libri dai un segreto e poi la gente non ha più bisogno di te, anzi, è il contrario. Proprio perché tu gli hai detto un segreto magari si fida e ti ascolta di più. Una volta i cuochi mantenevano i segreti, poi quando andavano a un’altra vita nessuno più se ne ricordava e quel segreto rimaneva tale. Ma non è che fosse un beneficio. I segreti non servono a niente». Cracco spiega che cucinare significa darsi agli altri per farli stare bene, ma si sofferma anche sul business del cibo. «Una volta erano 5 le cucine importanti nel mondo e probabilmente lo sono anche oggi, ma dopo quelle, ce ne sono altre 25 che spingono come matte per salire. Non è una lotta per chi arriva primo, ma serve essere uniti, essere bravi, valorizzare i territori, perché i territori sono la nostra miniera», osserva, aggiungendo: «Dobbiamo cercare di preservare il territorio e i prodotti perché è con i prodotti che possiamo fare una grande cucina. Non è per dire noi siamo più bravi, più belli o più fighi. Abbiamo delle cose buonissime da nord a sud, da est a ovest dobbiamo solamente valorizzarle. Valorizzandole fai sì che nessuno si muova dal territorio, anzi tutti sono orgogliosi di rimanerci. Faccio l’esempio del vino, che qui è forse la cosa più unica che esista, ma non deve essere l’unica: deve esserci il contorno». Da qui l’invito a guardare lontano «Non bisogna fermarsi al fatto che abbiamo una terra unica per cui i frutti sono sempre buoni. Bisogna che chi lavora la terra, la lavori con soddisfazione e non che gli tirino sempre sul prezzo; che quello che compra vada sempre a ricercare la qualità, non solamente la convenienza. E poi serve chi trasforma. La gente gira per vedere il nostro patrimonio artistico, ma poi vuol mangiare e se gli dai da mangiare bene, sta più giorni. Se mangia male, va dove si mangia meglio».

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